Volume: gli agrumi

Sezione: coltivazione

Capitolo: vivaismo

Autori: Luigi Catalano

Cenni storici

Com’è accaduto di sovente nella storia della moderna frutticoltura, l’innovazione dei processi produttivi è diretta conseguenza di momenti di crisi che hanno richiesto cambiamenti radicali che sono poi stati la base della futura evoluzione delle colture. In seguito alle forti epidemie di Phytophthora spp., agente della malattia nota come “mal della gomma” o “gommosi del colletto”, verificatesi in Italia verso la fine del XIX secolo e che colpirono arancio dolce, limone e cedro, i vecchi sistemi di propagazione vengono abbandonati e si inizia a evolvere l’arte dell’innesto su arancio amaro, specie che mostra resistenza a questa malattia. Fino a quel momento, la propagazione degli agrumi viene effettuata con radicazione diretta di talee poste a dimora nel luogo dell’impianto per cedro e limone, o attraverso la semina diretta per le altre specie, arancio dolce e mandarino, da utilizzarsi come tali, senza passare attraverso la fase vivaistica. La pratica dell’innesto era nota esclusivamente come arte amatoriale nel settore del giardinaggio e non come tecnica di propagazione generalizzata per piante da impiegare negli impianti commerciali. La necessità di risolvere la situazione di emergenza provocata dalla Phytophthora e di produrre piante idonee alla realizzazione di nuovi impianti anche in altri Paesi spinge i vivaisti siciliani di Mazzarrà Sant’Andrea e Castroreale a una nuova organizzazione del vivaio, che comprende al suo interno differenti strutture specializzate (semenzaio, nestaio, piantonaio), tracciando così la via al vivaismo agrumicolo moderno. Questo modello è poi velocemente adottato in altre zone dell’isola. Successivamente, nel periodo compreso tra le due guerre mondiali, l’attività vivaistica si sposta sul continente, interessando dapprima, in Calabria, le piane di Gioia Tauro e Lamezia Terme, sul versante tirrenico, e le aree di Corigliano e Rossano sulla costa ionica; in seguito la fascia ionico-metapontina in Basilicata e la provincia di Taranto in Puglia. Pionieri di tale espansione sono sempre vivaisti di origine siciliana. Altri distretti vivaistici, seppur di minore importanza, si sviluppano in Campania, Sardegna e Toscana, specialmente per gli agrumi ornamentali, rinnovando così le antiche tradizioni rinascimentali dei giardini medicei. Il metodo maggiormente utilizzato è l’innesto a gemma, nelle varianti a gemma vegetante e a gemma dormiente, ricorrendo al secondo nei mesi estivi, nel caso di mancato attecchimento del primo, effettuato durante il periodo primaverile. Le piante, allevate in piena terra, sono vendute a radice nuda, di più anni di età e solo in inverno, nel periodo di pieno riposo vegetativo. Negli anni ’40, al fine di allungare la stagione di commercializzazione, inizia la produzione di piante zollate, con il pane di terra, che permettono un allungamento della stagione commerciale.

L’evoluzione tecnica

Un altro ammodernamento del settore si realizza grazie ai cospicui investimenti finanziari del Piano Agrumi, i cui interventi esordiscono nel 1973. Si riscontra, infatti, la necessità di una rapida conversione della piattaforma varietale nazionale, contraddistinta da varietà a frutto pigmentato – ecotipi Sanguigni, Sanguinello, Moro, Tarocco – con varietà a polpa chiara, bionda, tipo Navel, molto richieste dal mercato. Prende così avvio il progetto “Piano di attuazione delle misure di miglioramento della produzione e commercializzazione degli agrumi”. Sono istituite le “sezioni incrementali” (centri di moltiplicazione costituiti da piante madri valide per 1-2 anni), innestate con marze fornite direttamente dall’allora Istituto Sperimentale per l’Agrumicoltura di Acireale. Le marze, così moltiplicate, incrementate (con rapporto da 1:8 a 1:15 secondo le varietà), sotto il controllo di una commissione tecnica formata da tecnici del suddetto Istituto, del Ministero e delle Regioni, sono distribuite ai vivaisti che provvedono alla produzione di piantoni delle nuove varietà. Un’ulteriore rivoluzione tecnica che interessa il settore avviene all’inizio degli anni ’80, quando s’iniziano a produrre piantoni di agrumi fuori suolo, in contenitore, vaso o fitocella. Se da un lato, grazie a tali innovazioni, si avvia una razionalizzazione del ciclo produttivo e dell’organizzazione vivaistica, poiché si deve operare nel rispetto di un definito disciplinare tecnico, dall’altro si può affermare che alla garanzia della corrispondenza varietale non corrisponde altrettanta attenzione per gli aspetti fitosanitari, specie verso quegli organismi nocivi che si trasmettono proprio con il materiale di moltiplicazione. Negli anni 2000, a causa della crisi strutturale del settore e di problematiche fitosanitarie causate dalla diffusa epidemia del virus della tristeza degli agrumi (CTV, Citrus Tristeza Virus), si assiste a un forte ridimensionamento del vivaismo orientato alla produzione di piante professionali, con un numero di vivaisti che si assottiglia sempre più. Di contro, il numero di operatori e di strutture dedicate alla produzione di agrumi ornamentali è in continuo aumento, considerati i positivi riscontri di mercato per questa tipologia di prodotto.

Caratteristiche e requisiti del materiale di propagazione

Più di altre specie, la produzione vivaistica degli agrumi in Italia è sempre stata oggetto di grande attenzione da parte del legislatore, ancor più della vite, per la quale vige un sistema di certificazione obbligatorio sin dal 1969. Basti pensare alle prescrizioni riguardanti l’utilizzo di determinati volumi dei contenitori, o il diametro minimo e l’altezza al colletto dei portinnesti per poter eseguire l’innesto, al fine di evitare e limitare i problemi fitosanitari che, per questa specie, hanno un diretto effetto sulla qualità e quantità delle produzioni, oltre che sulla vita stessa degli agrumeti. Le norme sulla lotta obbligatoria contro il CTV (DM 22/11/1996) prescrivono:
1) le modalità di conduzione dei campi di piante madri e la gestione delle piante fonti di approvvigionamento del materiale di propagazione; 2) gli schemi per il monitoraggio in campo del CTV da parte delle autorità preposte; 3) i metodi utilizzabili per la diagnosi di laboratorio e per i saggi biologici differenti nel caso di piante presenti in diversi ambienti e aventi funzioni specifiche: piante madri, piantoni destinati alla vendita, agrumeti commerciali, esemplari ubicati in collezioni, giardini ecc.; 4) l’obbligo per chiunque metta a dimora piante di agrumi di utilizzare piante certificate esenti da CTV.
Attualmente, il materiale vivaistico degli agrumi ricade in due differenti categorie: CAC e Certificato.

Categoria CAC

Essa è regolamentata dal DM 14/4/1997 “Norme tecniche sulla commercializzazione dei materiali di moltiplicazione delle piante da frutto destinate alla produzione di frutto” che, recependo norme di origine comunitaria, ha sancito l’obbligo per tutti i vivaisti (ovvero i fornitori) dell’Unione Europea di produrre materiale di propagazione che soddisfi i requisiti minimi di uguale qualità CAC (Conformitas Agraria Communitatis), da garantire e controllare per i seguenti aspetti:
1) l’origine nota del materiale; 2) lo stato sanitario; 3) la corrispondenza varietale.
Per gli agrumi, considerati i livelli sanitari che devono essere garantiti, è di fatto istituita una certificazione obbligatoria. L’obiettivo principale di tale categoria è stato quello di definire una comune “qualità obbligatoria” che permettesse la libera circolazione, all’interno del territorio comunitario (ormai senza più le barriere doganali e fitosanitarie tra gli stati membri). La categoria CAC prescrive al vivaista l’obbligo di rispettare tali norme, mentre all’agricoltore è sancito il diritto di pretendere materiale garantito sia per quanto riguarda gli aspetti sanitari sia per la certezza varietale. Sostanzialmente si tratta di una certificazione di processo. Dopo circa un ventennio dalla prima emanazione, a partire dal 2008 a livello comunitario sono stati avviati i lavori per la revisione e l’adeguamento di tali norme, che vedranno la loro piena attuazione entro il prossimo decennio.

Categoria Certificato

Un livello più elevato di garanzie, su scala volontaria, è istituito per le produzioni sviluppate nell’ambito del Servizio Nazionale di Certificazione Volontario del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali (Mipaaf). Lo schema di certificazione nazionale, così come oggi conosciuto e applicato, è il frutto dell’evoluzione di un percorso avviato sin dal 1987, data del primo provvedimento legislativo che introduceva la certificazione in Italia. Ciò è la diretta conseguenza delle ampie competenze assegnate alle Regioni in materia di controlli, della comparsa di nuovi organismi nocivi da considerare, oltre che dell’evoluzione dei metodi di diagnosi fitosanitaria. Pertanto, dal 2003 al 2006 sono state approntate nuove regole che sovraintendono al programma di certificazione, che si articola come schematizzato. Le produzioni che si sviluppano in tale ambito prevedono il coordinamento e la supervisione del Mipaaf e le attività ispettive e di controllo da parte dei Servizi fitosanitari regionali, che certificano la corrispondenza varietale e le garanzie fitosanitarie, realizzando di fatto una certificazione sia di processo, sia di prodotto, relativamente alle 113 fonti primarie iscritte nel registro nazionale del materiale in certificazione, in rappresentanza delle varietà più richieste dal mercato per le diverse specie. Per completare il quadro nelle norme che disciplinano la produzione di materiale vivaistico degli agrumi, è ancora valido il DM 17/4/1998 “Disposizioni sulla lotta contro il mal secco degli agrumi Phoma tracheiphila”, che ribadisce precedenti provvedimenti del 1950 sulla lotta obbligatoria a questo patogeno. Per le specie suscettibili (per esempio il limone), c’è la prescrizione di sviluppare l’attività vivaistica sotto apposite strutture di copertura.

Il ciclo produttivo

Quello considerato e illustrato è il ciclo di produzione di materiale di propagazione nell’ambito dello schema di certificazione, basato sulla discendenza diretta dalla fonte primaria registrata e ufficialmente riconosciuta.

Centro di Conservazione per la Premoltiplicazione (CCP) e Centro di Premoltiplicazione (CP)
Prima di entrare nella disponibilità e sotto diretta gestione e responsabilità del vivaista, il materiale è conservato e allevato in condizioni di completo isolamento, in specifiche strutture: serre a doppia parete con rete a prova d’insetto, provviste di vestibolo in entrata e altri specifici artifizi tecnici, atti a evitare qualsiasi contaminazione del materiale conservato. Queste precauzioni, comprese quelle riguardanti la produzione di piante madri certificate, sono necessarie e obbligatorie in considerazione della trasmissibilità ad opera di vettori alati (afidi e cicadellidi) di alcuni organismi nocivi (virus e spiroplasma), inseriti nei protocolli di certificazione. Esse riguardano anche l’isolamento dei contenitori utilizzati per l’allevamento delle piante dal piano di calpestio, per evitare qualsiasi contaminazione del substrato di crescita da parte di patogeni e/o parassiti (funghi terricoli e nematodi). Il CCP è il luogo dove avviene la conservazione del materiale di pre-base che rifornisce poi le fasi successive nelle quali si articola lo schema di certificazione. Nel CP, invece, vengono praticati conservazione e allevamento del materiale di base (che discende direttamente dallo stadio precedente, CCP) al fine di un suo utilizzo per la produzione delle piante madri. Secondo una puntuale tempistica e precise modalità di saggio indicate dal disciplinare tecnico di produzione (DM 20/11/2006), le piante presenti in tali strutture sono annualmente sottoposte ad accertamenti diagnostici per la verifica dello stato sanitario.

Centro di moltiplicazione (CM)
Questa struttura ospita i campi di piante madri che forniscono marze e semi, utilizzati per la successiva produzione di portinnesti nel vivaio. Il materiale prodotto in tali strutture è di livello Certificato. I campi di piante madri possono essere costituiti all’aperto, in piena terra, in aree che siano state dichiarate esenti da organismi nocivi da quarantena da parte del Servizio fitosanitario regionale competente per territorio. Hanno una durata limitata nel tempo, a garanzia del materiale certificato prodotto per gli aspetti genetici (corrispondenza varietale) e sanitari. I campi di piante madri marze possono durare al massimo 20 anni, quelli portasemi non più di 30 anni. Per questo motivo è prescritta una serie di precisi accorgimenti tecnici per preservare l’integrità e l’autenticità del materiale moltiplicato. Anche queste piante sono sottoposte annualmente ad accertamenti sanitari e ad accurate verifiche pomologiche per verificare l’eventuale insorgenza di mutazioni per cultivar di alcuni specifici gruppi varietali come Navel, Valencia e Tarocco, nei quali questi fenomeni sono alquanto frequenti. In molti casi, seppure obbligatoriamente, si realizzano condizioni d’isolamento allevando le piante madri in screen house o serra, oppure allestendo strutture a doppia rete che proteggono le piante madri allevate in piena terra. Così si intende sia assicurare una maggiore garanzia del materiale prodotto, in considerazione della diffusa presenza di tristeza, sia tutelare i cospicui investimenti realizzati. Come nelle fasi precedenti, qualsiasi intervento cesorio (potatura, raccolta del materiale di propagazione, eliminazione di succhioni o polloni) avviene per mezzo di attrezzi da taglio preventivamente sterilizzati con una soluzione di ipoclorito di sodio (o potassio) al 10% per evitare la possibile trasmissione di viroidi. I semi, dopo l’estrazione dai frutti, praticata meccanicamente o manualmente, la separazione da polpa e mucillagini attraverso ripetuti lavaggi in acqua corrente, sono sottoposti a bagno termostatico a 52 °C per 10 minuti. Successivamente sono immersi in una soluzione di idrossichinolina solfato all’1% per 5 minuti, lasciati asciugare, conciati con un fungicida, confezionati in buste di polietilene e conservati a 5-6 °C prima del loro utilizzo. Così facendo, si ottiene l’eliminazione di eventuali patogeni fungini che possono gravemente e irrimediabilmente danneggiarli. Di solito 1 kg contiene circa 5000 semi.

Sezioni incrementali
Queste strutture – nell’ambito dei CM – possono essere attivate per sopperire all’insufficiente disponibilità di materiale di propagazione di determinate varietà. Infatti, dalla richiesta di piante madri al CP, fino al loro pieno utilizzo nei CM, dopo i controlli che accertano la corrispondenza varietale alla fonte primaria di riferimento, passano parecchi anni.

Vivaio

Sotto la responsabilità del vivaista è assemblato il materiale di propagazione prodotto nei CM (marze provenienti da piante madri per marze, portinnesti provenienti da semi prodotti da piante madri portaseme). Il vivaio si articola in diverse sezioni, specializzate per i differenti stadi di formazione e crescita delle piante.

Semenzaio
E' la parte destinata alla semina e all’allevamento dei semenzali. Di solito sono destinate apposite aree protette (serre, tunnel) dove la semina avviene in letti di semina realizzati sul piano di calpestio o su bancali, in seminiere o contenitori alveolari. Talvolta la semina è effettuata direttamente nei vasi o fitocelle dove le piante cresceranno durante tutto il ciclo produttivo. In questo caso, dopo l’emergenza, quando siano stati seminati più semi, oppure per il fenomeno della poliembrionia, i semenzali vengono diradati, lasciandone uno solo per favorire un buon accrescimento del portinnesto fino al momento dell’innesto. I substrati utilizzati sono diversi (terricci di sabbia e torba o altra matrice di natura organica, agriperlite, fibra di cocco ecc.) e non contaminati da organismi nocivi (funghi e nematodi), così come specificato nei protocolli tecnici. L’importante è che essi assicurino un perfetto drenaggio e aerazione, al fine di favorire un ambiente idoneo allo sviluppo delle radici. La semina avviene di solito in primavera, utilizzando seme fresco dell’anno, considerato che la germinabilità dei semi di agrumi decresce rapidamente dopo poche settimane. La germinazione, di solito scalare, incomincia dopo 3-4 settimane, mentre la crescita ottimale avviene a 24-25 °C. Rispetto al passato, quando la totalità dei portinnesti utilizzati in Italia era riferita ai soli arancio amaro e limone, oggi il panorama dei portinnesti offerti dal vivaismo professionale è totalmente cambiato. C’è un massiccio utilizzo di portinnesti tolleranti al CTV e di altri che permettono l’insediamento degli agrumeti anche in aree un tempo a torto ritenute non vocate. In ordine decrescente d’importanza oggi si utilizzano prevalentemente Citrange Carrizo, C-35, Citrange Troyer, Poncirus trifoliata, Limone volkameriana, Citrumelo Swingle, Citrus macrophylla, Arancio amaro.

Trapianto dei semenzai e costituzione del nestaio
Di solito quest’operazione avviene a un anno di distanza dalla semina, anche se la tendenza attuale è di anticiparla per ridurre complessivamente il ciclo produttivo fino al raggiungimento della taglia commerciale dei piantoni di agrumi. Il trapianto delle piantine dal semenzaio avviene quando queste hanno raggiunto dimensioni sufficienti per distinguere quelle di origine gametica (più vigorose) da quelle nucellari. Lo scarto riguarda anche i semenzali che mostrano sviluppo insufficiente, collo d’oca al colletto, anomalie fogliari. Dopo la riduzione del fittone radicale e un alleggerimento della parte aerea, i lotti sono selezionati in maniera omogenea per il successivo trapianto nelle fitocelle e la costituzione del nestaio. Grande importanza riveste l’ambiente di coltivazione, che deve essere provvisto di uno strato drenante sul quale disporre fitocelle e vasi, protetto da strutture a rete con funzione antiafide, o sotto reti ombreggianti e antigrandine. Anche l’acqua per gli usi irrigui è fondamentale, in quanto deve essere di buona qualità e libera da organismi nocivi (funghi e nematodi). Molti vivai sono dotati di moderni impianti di filtrazione e di osmosi inversa per eliminare l’eccesso di sali. Di solito l’irrigazione si effettua con impianti a goccia, permettendo anche la pratica della fertirrigazione con l’apporto mirato di elementi nutritivi.

Innesto e costituzione del piantonaio
Il prelievo delle marze dalle piante madri del CM o della sezione incrementale avviene nel periodo che precede la ripresa vegetativa delle piante, al fine di una miglior resa del materiale di propagazione. Una volta raccolte le marze, sono eliminate le foglie lasciando una porzione di picciolo a protezione della gemma. Quindi si passa al loro diretto utilizzo o, come avviene di solito, alla frigoconservazione in buste di polietilene alla temperatura di 6-8 °C. In questo caso bisogna porre particolare attenzione alle condizioni di conservazione, monitorando la corretta temperatura della cella frigorifera, avendo altresì cura di eliminare i piccioli disarticolati che, se rimanessero negli involucri, andrebbero incontro a marcescenza, con effetti negativi sulla qualità e sanità del materiale di propagazione. Nel vivaismo professionale gli agrumi sono innestati a corona o a gemma, quando i portinnesti sono in piena vegetazione, da febbraio a giugno. L’innesto a corona si esegue su portinnesti che a 30-40 cm dal colletto hanno un diametro di almeno 6 mm. Al fine di evitare le costose operazioni colturali per la pulizia dei germogli laterali che crescono lungo il fusto del portinnesto dopo l’esecuzione dell’innesto, si usa coprire il fusto con una guaina costituita da una manichetta di polietilene o da specifiche protezioni rigide in policarbonato che hanno la funzione di accecare le gemme, oltre a proteggere il fusto dall’insolazione quando il piantone è messo a dimora nell’agrumeto e a favorirne la crescita in senso radiale. Dopo l’inserimento della marza con 2-3 gemme, dalle quali si formerà la futura chioma, l’innesto viene coperto con un sacchetto di polietilene che ha la funzione di evitare l’evapotraspirazione della superficie del taglio e della marza stessa. Questo poi è protetto da un ulteriore sacchetto di carta, con l’obiettivo di evitare l’insolazione e il danneggiamento dell’innesto. Dopo 2-3 settimane l’attecchimento della marza è completato e i sacchetti possono essere rimossi quando i germogli hanno raggiunto la lunghezza di qualche centimetro. L’innesto a gemma viene eseguito nelle due varianti, secondo l’epoca di esecuzione. è a gemma vegetante quando è eseguito in primavera e la gemma, dopo circa 2 settimane, inizia a vegetare e sviluppare il germoglio. Quando questo arriva a 4-5 cm di lunghezza, si provvede alla rimozione della parte del portinnesto sopra il punto d’innesto. Se l’innesto a gemma si esegue in estate o autunno, la gemma si svilupperà nella primavera successiva e la tecnica viene indicata come “innesto a gemma dormiente”. Le fase successiva di allevamento del piantone richiede una serie di cure specialistiche che hanno lo scopo di produrre piante che potranno superare facilmente le verifiche di qualità da parte delle autorità preposte a rilasciare la certificazione del prodotto. Esse consistono in un’attenta protezione fitosanitaria; una corretta nutrizione per facilitare un bilanciato sviluppo di apparato radicale e chioma, oltre alla giusta lignificazione degli organi epigei; il controllo delle infestanti, che possono pericolosamente competere con lo sviluppo della pianta e le opportune cimature per favorire lo sviluppo di una chioma in maniera armoniosa e ben distribuita entro il suo intero volume.

 


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