Volume: il grano

Sezione: utilizzazione

Capitolo: usi non alimentari

Autori: Salvatore Moscaritolo

Impiego del grano per la produzione di energia

Fino a ora, la stabilità economica e la ricchezza di un Paese risiedevano nella capacità di garantire l’autosufficienza alimentare della popolazione; a questo si è affiancata oggi la necessità di garantire l’autosufficienza energetica. Il continuo processo di industrializzazione che ormai sta avvenendo in tutto il globo fa sì che ogni anno la domanda energetica sia sempre maggiore e tale richiesta ha effetto sia sul costo dell’energia sia sulla drastica diminuzione delle riserve energetiche di origine fossile, fonti non rinnovabili da cui deriva la quasi totalità dell’energia utilizzata nei Paesi maggiormente industrializzati. L’utilizzo di tali materiali in quasi un secolo ha portato a una molteplicità di problematiche, che vanno dalla dipendenza economica di molte nazioni verso quei Paesi detentori di giacimenti petroliferi fino ai cambiamenti climatici. Da ciò nasce la necessità di ricorrere a fonti di energia alternative, come quelle rappresentate dall’utilizzo delle biomasse per lo sviluppo di biocombustibili, che insieme alle attuali energie eoliche e solari potrebbero diventare un’alternativa realistica ai combustibili fossili. I vantaggi ottenibili dall’utilizzo delle biomasse non sono solo economici, in quanto esse, oltre a essere fonti di energie rinnovabili, avranno effetti positivi a livello sia sociale sia ambientale. Il biossido di carbonio emesso dagli impianti termici alimentati a biomasse è equivalente a quello assorbito dai vegetali durante il processo fotosintetico e pertanto i vantaggi rilevabili vanno dalla riduzione dell’effetto serra alla riduzione delle piogge acide, dato che le matrici organiche presentano un basso tenore di zolfo. Ulteriori opportunità derivanti dall’utilizzazione delle biomasse consistono nell’impiego dei residui di lavorazione come ottimo fertilizzante, nell’abbondanza della matrice organica a disposizione, nella facilità di estrazione energetica e soprattutto nella possibilità di utilizzare aree marginali o inutilizzate. A oggi, dalle biomasse si ricava in media il 15% circa degli usi energetici primari nel mondo. L’utilizzo di tale materia prima mostra però un forte grado di disomogeneità. I Paesi in via di sviluppo utilizzano maggiormente questa fonte energetica mediante la combustione di legno, paglia e rifiuti animali, per un totale di bioenergia pari al 38% del proprio fabbisogno totale. Differente è invece l’utilizzo delle bioenergie da parte dei Paesi industrializzati, che contribuiscono appena con il 3% degli usi energetici primari. Le attuali stime indicano che gli USA ricavano il 3,2% della propria energia dalle biomasse, l’Europa il 3,5%, con punte del 18% in Finlandia, 17% in Svezia, 13% in Austria, mentre l’Italia ne utilizza soltanto il 2,5%. Forte è stato l’impegno della Commissione Europea nell’incentivare l’utilizzo di tali risorse, sia sovvenzionando molti progetti di ricerca per lo sviluppo di nuove biotecnologie sia varando misure di sostegno atte a incentivarne l’uso, come per esempio la Direttiva CE 2003/30 che impone di utilizzare il 2% di biocarburanti in miscela con i normali carburanti, prevedendo di raggiungere il 5,75% entro il 2010. Molte sono le materie prime utilizzate per la produzione di bioenergie, come i materiali lignocellulosici, i rifiuti urbani, le eccedenze agricole, nonché i residui delle coltivazioni e delle lavorazioni di aziende e industrie agroalimentari. Particolare importanza rivestono le coltivazioni delle oleaginose e dei cereali tra cui il frumento, in quanto già sperimentate e utilizzate per la produzione di energia elettrica e di biocarburanti per il riscaldamento e per l’autotrazione. Tra i diversi biocarburanti sperimentati quelli maggiormente utilizzati sono l’etanolo e il biodiesel. Il primo è utilizzabile nei motori a benzina e proviene dal processo di fermentazione alcolica dei prodotti zuccherini e amidacei come grano, mais, canna da zucchero, sorgo e patate, mentre il secondo, utilizzato nei motori diesel, deriva principalmente dalle colture oleaginose come colza, soia e girasole, e prevede sia un processo di estrazione sia uno di fluidificazione. I biocarburanti vengono già utilizzati in alcuni Paesi del Sudamerica, sia in miscela ai normali carburanti sia puri in motori precedentemente tarati; nell’Unione Europea la maggior parte dei veicoli in circolazione è in condizione di usarli senza alcun problema, purché in miscela con gli attuali carburanti. Le tecnologie industriali per la produzione di bioetanolo e biodiesel sono note già da tempo, ma il principale ostacolo alla loro diffusione sono i costi di produzione della materia prima, che con gli attuali processi in uso risultano più elevati rispetto a quelli ordinari di origine fossile. Tale divario potrà essere superato grazie agli aiuti fiscali da parte dei singoli Paesi, con interventi mirati su tutta la filiera agroenergetica, in modo da far sviluppare filiere agricole non alimentari totalmente destinate alla produzione di bioenergia, utilizzando principalmente le aree marginali o addirittura in disuso.

 


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