Volume: gli agrumi

Sezione: alimentazione

Capitolo: usi in medicina

Autori: Mariangela Rondanelli, Annalisa Opizzi

In tutte le cultivar di agrumi studiate sono state identificate concentrazioni significative di numerose molecole bioattive che in diverse ricerche scientifiche hanno dimostrato di possedere effetti benefici sulla salute umana. Gli agrumi rappresentano, infatti, una fonte molto importante di fitonutrienti, in particolare flavonoidi e terpenoidi. Tuttavia, esistono differenze in relazione al contenuto di questi composti bioattivi tra le diverse cultivar. Questi fitonutrienti sono i responsabili dell’azione protettiva esercitata dagli agrumi.

Flavonoidi

I flavonoidi fanno parte della famiglia dei polifenoli e costituiscono un gruppo che comprende più di 4000 composti naturali presenti nelle piante: sono, infatti, pigmenti prodotti soltanto dai vegetali. Solitamente in natura si trovano sotto forma di glicosidi: il flavonoide (chiamato genina o aglicone) è, cioè, legato a una oppure due o tre molecole di zucchero (glicone). I glicosidi flavonoidi vengono idrolizzati da specifici enzimi della flora batterica intestinale che li separano dallo zucchero: questo permette l’assorbimento dell’aglicone che rappresenta, quindi, la parte biologicamente attiva. Negli agrumi sono stati identificati diversi tipi di flavonoidi: flavanoni, flavoni, flavonoli e anche antocianine, ma solo nelle arance rosse. I flavonoidi contenuti in maggiore quantità negli agrumi sono i flavanoni, come l’esperidina, la naringina e la neoesperidina. Tuttavia i flavoni come la diosmina, l’apigenina e la luteolina presentano una maggiore attività biologica, anche se sono presenti in concentrazioni molto più basse. I flavonoidi degli agrumi hanno manifestato, in vitro e in vivo, attività antitumorale, antinfiammatoria e di protezione cardiovascolare. Gli studi epidemiologici hanno, infatti, dimostrato che un’assunzione regolare di flavonoidi è associata a un ridotto rischio di malattie cardiovascolari perché gli effetti protettivi dei flavonoidi includono capacità antitrombotiche, antischemiche, antiossidanti e vasorilassanti. Si ritiene che la riduzione del rischio di patologie coronariche sia dovuto principalmente a tre azioni: miglioramento della vasodilatazione coronarica, diminuzione dell’aggregazione piastrinica e prevenzione dell’ossidazione delle lipoproteine a bassa densità (LDL, Low Density Lipoproteins). Le proprietà antinfiammatorie sono invece dovute all’inibizione dell’attività di sintesi di diversi mediatori proinfiammatori, principalmente i derivati dell’acido arachidonico, le prostaglandine E2, F2 e il trombossano A2. La diosmina e la rutina hanno dimostrato un’attività come agenti venotonici e sono, infatti, presenti in molti prodotti farmaceutici. L’apigenina e i suoi glicosidi hanno dato prova di una buona attività antinfiammatoria senza gli effetti collaterali presentati da altri prodotti antinfiammatori. L’evidenza suggerisce che le azioni biologiche dei flavonoidi siano probabilmente legate alle loro interazioni con i principali enzimi regolatori coinvolti nell’attivazione cellulare. Tra tutti i composti degli agrumi studiati (flavonoidi, limonoidi, acidi fenolici e acido ascorbico) i flavonoidi hanno dimostrato di possedere in vitro la maggiore capacità di inibizione dell’attività dell’enzima glicogeno sintasi chinasi-3 beta portando di conseguenza a una riduzione della crescita delle cellule dei tumori pancreatici. Tra tutti i flavonoidi la molecola più rappresentata negli agrumi e la più studiata è l’esperidina. Il contenuto di esperidina varia nelle diverse specie di agrumi: nelle arance i livelli sono compresi tra 397 e 552 mg/l, mentre mandarini e clementine presentano livelli superiori, rispettivamente 767 e 754 mg/l. L’esperidina è un glicoside flavonone costituito da una parte zuccherina, il disaccaride rutinosio, legata all’aglicone esperitina. La microflora del colon idrolizza l’esperidina per generare il corrispondente aglicone. I succhi di agrumi più comunemente utilizzati (per esempio arancio e pompelmo) contengono quantità elevate di esperidina con, però, una considerevole variazione interindividuale nella biodisponibilità una volta ingerito l’alimento. Nei lavori di ricerca clinica sull’uomo vengono utilizzati mediamente 800 mg di esperidina, in quanto 1) tale dosaggio corrisponde al 95° percentile di consumo giornaliero nelle popolazioni occidentali, 2) la forma glicosidica è quella presente negli agrumi e 3) la storia dei consumi si ricava da studi pubblicati e pertanto è possibile determinare le dosi utilizzabili, senza problemi di sicurezza. L’esperidina viene utilizzata come terapia coadiuvante nel trattamento delle varici, delle complicanze flebitiche delle emorroidi e di quelle legate a stati di fragilità capillare (effetti capillarotropici): riduce la permeabilità e la fragilità delle pareti capillari mentre ne aumenta la resistenza, e condivide, in tal senso, l’azione con altre sostanze vegetali, come la diosmina (anch’essa presente negli agrumi). Nel contempo, questo bioflavonoide vanta notevoli proprietà antiossidanti e antiflogistiche, mentre in studi preliminari sono state dimostrate le proprietà non solo ipotensive, ma anche ipoglicemizzanti e di modulazione dei livelli plasmatici dei lipidi (effetto ipolipidemizzante) con aumento dei livelli di lipoproteine ad alta densità (che svolgono un’azione antiaterogena) e diminuzione dei livelli di lipoproteine a bassa densità e di trigliceridi (che svolgono un’azione proaterogena) nei modelli animali con diabete mellito di tipo 1 e 2. L’esperidina è, inoltre, considerata un fitoestrogeno (attività similestrogenica); sembra infine avere un potere anticancerogeno e di miglioramento dell’immunocompetenza. Un altro flavone presente negli agrumi è la diosmina, isolata per la prima volta nel 1925 e utilizzata come agente terapeutico dal 1969. La diosmina viene trasformata da enzimi specifici della microflora intestinale nell’aglicone diosmetina e come tale assorbita. Presenta attività antiossidante e antinfiammatoria: agisce, infatti, come potente inibitore delle prostaglandine e del trombossano A2 e, interferendo con l’attivazione dei leucociti, inibisce la cascata infiammatoria provocando una forte diminuzione della permeabilità capillare. La protezione contro il danno vascolare è mediata anche dall’inibizione dell’attivazione dei neutrofili e dalla diminuzione dei livelli sierici delle proteine di adesione endoteliale. Studi effettuati su modelli animali hanno dimostrato che la diosmina migliora il tono venoso e la microcircolazione e protegge i capillari, soprattutto riducendo lo stress ossidativo. Infatti, viene usata da molti decenni per le sue proprietà capillarotrope e vasotoniche. Diversi importanti studi clinici hanno dimostrato che è efficace nel trattamento dei sintomi acuti e cronici delle emorroidi. Per quanto riguarda il sistema linfatico, la diosmina agisce aumentando il flusso linfatico e la pressione oncotica della linfa. In uno studio è stata utilizzata una miscela di diosmina ed esperidina per il trattamento del linfedema degli arti superiori secondario alla terapia convenzionale per il cancro al seno. I risultati hanno mostrato un miglioramento dei sintomi e una riduzione del volume degli arti superiori. L’assunzione di diosmina è, inoltre, associata al miglioramento delle complicanze diabetiche in quanto può normalizzare il tasso di filtrazione capillare e prevenire l’ischemia nei pazienti diabetici. Infine, questa sostanza prolunga l’effetto vasocostrittore della noradrenalina a livello delle pareti venose incrementando il ritorno venoso e riducendo, pertanto, l’ipertensione arteriosa. Anche la diosmina, come l’esperidina, è considerata un fitoestrogeno, seppur con debole attività. La struttura della diosmina è del tutto simile a quella della genisteina e della daidzeina. La genisteina e la daidzeina sono isoflavoni e in particolare sono due tra i principali fitoestrogeni, ovvero sostanze di origine vegetale che hanno proprietà ormonali di tipo estrogenico, in quanto funzionalmente e, in parte, strutturalmente assimilabili al 17-beta estradiolo.

Terpenoidi

I terpenoidi sono prodotti della combinazione di un numero progressivo di unità isopreniche a 5 atomi di carbonio. Si dividono in: monoterpeni, sesquiterpeni, diterpeni, triterpeni e tetraterpeni.

I monoterpeni sono formati dalla condensazione di due unità isopreniche e pertanto hanno sempre 10 atomi di carbonio. Sono i componenti principali degli oli essenziali, responsabili dell’aroma caratteristico di molte piante: il limonene, appartenente alla famiglia dei monoterpeni, è il principale responsabile delle caratteristiche aromatiche degli agrumi (almeno 80% del totale). L’attività farmacologica fondamentale dei monoterpeni è il potere antisettico nei confronti di batteri patogeni, compresi alcuni resistenti ai comuni antibiotici, e di alcuni funghi. Come molti terpenoidi, sembrano agire interferendo con la cascata dell’acido arachidonico anche a livello delle lipossigenasi, inibendo la sintesi di leucotrieni proinfiammatori e di trombossani. Il limonene e alcuni altri monoterpeni hanno anche dimostrato nei modelli animali attività chemiopreventiva contro alcuni tipi di cancro (in particolare mammario e gastrico). Diversi meccanismi d’azione possono spiegare le attività antitumorali dei monoterpeni (compreso il limonene): essi, probabilmente, stimolano gli enzimi che metabolizzano le sostanze cancerogene.

 

I triterpeni sono, invece, una vasta classe di composti strutturalmente diversi, ma tutti derivati dallo squalene. I triterpeni degli agrumi vengono chiamati limonoidi e sono responsabili dell’amarezza ritardata dei succhi di agrumi. Anche molti steroidi vegetali fanno parte di questa classe di sostanze. Questa classe di composti ha dimostrato diverse proprietà benefiche, comprese quella antiossidante, ipocolesterolemizzante, antivirale, insetticida e anticancerogena. Limonina, nomilina e obacunone sono i principali limonoidi presenti negli agrumi. Infine, anche moltissimi tetraterpeni e terpenoidi superiori sono sostanze interessanti farmacologicamente, come il licopene, la vitamina A e molti steroidi. Queste molecole sono spesso utilizzate nella cura di patologie infiammatorie e, esistendo una correlazione tra infiammazione cronica e sviluppo di tumori, le sostanze capaci di interferire con questo fattore potrebbero rallentare o arrestare il processo di infiammazione e la progressione delle malattie neoplastiche. Studi epidemiologici suggeriscono infatti che i limonoidi offrano una protezione da alcuni tipi di neoplasie maligne, come il cancro del colon. Per questo motivo i terpenoidi sono considerati un immenso serbatoio di potenziali molecole bioattive, su cui la ricerca si sta concentrando soprattutto nello sforzo di comprenderne il meccanismo di azione. Negli agrumi sono stati identificati anche diversi carotenoidi (oltre 115), pigmenti tetraterpenici che forniscono il colore arancionerosso alla frutta e alla verdura. I carotenoidi sono potenti antiossidanti che hanno effetti terapeutici in diverse malattie croniche, come nelle malattie cardiovascolari e nell’osteoporosi, e possono anche proteggere contro l’infiammazione e il cancro. Tra questi i più rappresentati negli agrumi sono risultati essere il beta-carotene, la luteina, la zeaxantina, la beta-criptoxantina, la violaxantina e il licopene. Il beta-carotene è stato ampiamente studiato, ma esistono ancora alcune controversie. Alcuni studi indicano che può ridurre il rischio di cancro e malattie cardiovascolari. Gli studi clinici suggeriscono che anche la luteina abbia un potenziale per prevenire varie malattie, ma la conclusione finale attende ancora ulteriori prove. La zeaxantina è un isomero strutturale della luteina. Zeaxantina e luteina, gli unici carotenoidi presenti nella retina, hanno effetti terapeutici analoghi, specialmente nella protezione dell’occhio contro la degenerazione maculare senile e la cataratta, probabilmente grazie alla loro capacità antiossidante. La beta-criptoxantina è un antiossidante che svolge un ruolo importante nella prevenzione e nel trattamento di alcune malattie, in particolare di alcuni tipi di tumori. Gli studi epidemiologici suggeriscono, inoltre, un potenziale ruolo della beta-criptoxantina nel miglioramento della salute delle ossa nell’uomo ed essa potrebbe, quindi, rappresentare un fattore osteogenico nella prevenzione dell’osteoporosi. Il licopene è un potente antiossidante, con attività maggiore rispetto alla vitamina E, e può prevenire l’attacco dei radicali liberi durante lo stress ossidativo. Presenta quindi un positivo effetto a livello cardiovascolare; secondo uno studio condotto in Europa assumerne buone quantità riduce del 50% il rischio di una crisi cardiaca. Merito della capacità del licopene di opporsi all’ossidazione del colesterolo LDL (quello cattivo) che causa la formazione delle placche aterosclerotiche sulle pareti dei vasi.

 


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