Volume: il riso

Sezione: utilizzazione

Capitolo: usi cosmetici

Autori: Agnese Pellegrini

Bellezza nella storia

Da sempre le donne hanno attribuito al proprio aspetto fisico un’importanza fondamentale, considerandolo una marcia in più attraverso la quale veicolare la propria identità e parlare di sé stesse. Apparire (prima di essere un diktat imposto dalla cultura dell’immagine nella quale, purtroppo, oggi siamo immersi) ha sempre significato, essenzialmente, il proprio modo di essere e di esprimersi. Per questo, cercare di valorizzare il proprio aspetto, correggendo o eliminando le piccole imperfezioni, ha sempre rappresentato un’attività alla quale le donne, indipendentemente dalla loro condizione sociale e dall’età, si sono sempre dedicate, con notevole impiego di energie, di tempo e di mezzi. Parallelamente, anche gli uomini, seppur nel riserbo imposto loro da una distorta concezione del vigore e della mascolinità, hanno apprezzato e fatto uso dei vari preparati della cosmetica che, nel corso del tempo, sono stati compagni e alleati del fascino umano. Ovviamente, nei secoli storici, tecniche e preparati erano alquanto rudimentali e, per lo più, si basavano su quanto la Natura donava. E non c’è da stupirsi: quelle società antiche che erano abituate a servirsi di quanto spontaneamente la terra offriva hanno saputo far tesoro e mettere a profitto ogni piccola cosa. Come l’esperienza insegna, non sempre semplicità e naturalezza sono sinonimi di scarsa validità. E così, quei preparati che le sagge donne dei secoli antichi realizzavano con quanto di più genuino reperivano nella loro quotidianità oggi sono stati rivalutati come rimedi efficaci e oltremodo salutari. Anche il riso, che nell’antichità era spesso sinonimo di bellezza, ai nostri giorni sta recuperando tutto il suo valore cosmetico. E, mettendo in pratica il noto proverbio antico secondo il quale si è belli fuori soltanto se altrettanta bellezza la possediamo dentro di noi, è facile affermare che, oltre a farci stare bene perché un’alimentazione a base di riso ci rende sani e quindi belli, il chicco bianco contribuisce anche a ridare splendore al nostro aspetto, oggi sempre più appesantito dagli ineliminabili problemi di stress e inquinamento. Così, a far belle le donne, ci pensa il riso. Tra trucco e trucchi di bellezza, è possibile utilizzare il riso per essere belle… quasi da mangiare! Oggi, la bio-cosmetica rappresenta il nuovo indirizzo, e l’ultima sfida, delle aziende che si occupano di bellezza. L’obiettivo è quello di realizzare prodotti che sfruttano le proprietà di piante e vegetali. Ovviamente, il nocciolo duro delle case cosmetiche rimane costituito dai ritrovati chimici e dalle ultime acquisizioni della ricerca scientifica e tecnologica, che però vengono considerati “elementi estranei” rispetto alla naturale conformazione del nostro corpo. Invece, la cosiddetta “cosmesi verde” – che appunto sfrutta le proprietà e i principi delle piante per realizzare creme, oli o lozioni – sta facendo registrare, negli ultimi anni, un fatturato altamente positivo, destinato ad aumentare nel prossimo futuro. Fin dall’antichità, del resto, le donne hanno sempre utilizzato le piante come principale rimedio per “farsi belle”, per conservare, curare e mantenere la bellezza del corpo. Valorizzare e risaltare il proprio aspetto estetico, coprendo inestetismi e asimmetrie, è sempre stata un’incombenza alla quale dame e matrone, ma anche semplici ragazze del popolo, hanno rivolto attenta e scrupolosa attenzione. E se oggi torna di moda parlare di cosmesi verde, è opportuno ricordare che le fondamenta di questa scienza affondano davvero nella notte dei tempi (preparazioni cosmetiche sono attestate già nel 4000 a.C.), tra i segreti dei ginecei greci e delle stanze da letto delle matrone latine. Che, tra i loro segreti di bellezza, avevano appunto il riso. Nell’antico Stato coreano dell’Ublu, per esempio, sono state scoperte “pomate” che, tra gli ingredienti, annoveravano grasso di maiale. Erano costituite da un bistro di riso tostato, un colore scuro che si otteneva con il nero-fumo del legno di faggio mescolato al riso tostato. Successivamente, la polvere ottenuta veniva impastata con il grasso del suino e le donne coreane se ne servivano come cosmetico, per ombreggiare gli occhi e proteggere la pelle del viso dai rigori del freddo. In tutto il mondo, il riso non è mai stato soltanto un alimento: è società, cultura, politica, ma anche economia e bellezza. Esso è, insomma, vita. Il riso è prima di tutto cibo, naturalmente, ma anche un protagonista principale nei riti nuziali e nelle festività religiose. Un rapido excursus: “Nel riso è sostanza e letizia”, affermano i Veda, sacri testi indiani risalenti al II-I millennio a.C., e Budda, addirittura, disse che “Chi offre il riso dà la vita”, intendendo che esso è un alimento fondamentale per la sopravvivenza. È facile capire, allora, che tutti i popoli, secondo le proprie esigenze, hanno utilizzato il cereale bianco in maniera diversa, oltre naturalmente a servirsene per uso alimentare. È risaputo che in India, quando nasce un bambino, gli si introduce in bocca un pizzico di riso in polvere, mentre l’estremo omaggio ai defunti è un mucchietto di bianchi granelli. Ma c’è di più: la sposa, secondo molte tradizioni, il giorno del matrimonio deve compiere tre giri intorno all’altare e, ogni volta, le si pone sul palmo della mano un pugnetto di riso. Poi lo si versa sul capo degli sposi, come augurio di fecondità e di gioia. In altri riti matrimoniali, durante l’ultimo giorno delle cerimonie nuziali gli sposi celebrano il sacrificio del soma (pianta asclepiadacea dell’India dal succo inebriante), gettando nel fuoco riso unto di burro. Addirittura, per le donne sterili o afflitte da malattie all’apparato riproduttivo, si offre agli dei del riso allo zafferano, al fine di avere un figlio o per guarire. E quando nasce una bambina in India, il padre, fatte uscire le donne, le pone sulla testa del riso tinto di rosso, valido antidoto al malocchio. Allo stesso modo, quando si attribuisce il nome a un bambino appena nato, lo si depone su un lenzuolo coperto di riso, che viene scosso a lungo per far impregnare il bambino dell’energia spirituale dei chicchi, al fine di una vita migliore. Continuando il nostro viaggio tra le righe della Storia, possiamo anche ritrovare esempi molto significativi di come il riso venisse impiegato per la bellezza femminile. Pioniera della cosmesi artigianale fu l’affascinante imperatrice Poppea (30/32-65 d.C., seconda moglie dell’imperatore Nerone) – già nota per i suoi bagni nel latte di asina – che inventò la ricetta della prima maschera di bellezza, realizzata con riso macinato. Cereale che, successivamente, continuò a essere utilizzato nei secoli a seguire, ma che aveva largo impiego anche nei primi secoli dell’Impero Romano. Ce lo ricorda Publio Ovidio Nasone (Sulmona 42 a.C. – Tomi 17 d.C.), poeta abruzzese più famoso per i suoi racconti d’amore che per le ricette di cosmesi. Dalla sua penna proviene uno dei primi, e forse più importanti, riferimenti al riso, già considerato come componente fondamentale dei prodotti di bellezza. Probabilmente, alle donne di oggi, impegnate nella travolgente quotidianità, la ricetta non sembrerà molto semplice da realizzare. Tuttavia, a detta degli antichi, il risultato che se ne otteneva era davvero eccellente. Tanto che, molti secoli dopo, la polvere di riso veniva ancora impiegata, soprattutto per rendere candide le parrucche dei nobili che, nel ’700, erano il simbolo della moda francese. Del resto la cipria, il più diffuso e antico belletto del mondo, un tempo non era altro che polvere di riso. Addirittura, negli anni dell’Illuminismo, il pallore del volto era considerato segno irrinunciabile di distinzione, anche tra gli uomini. Da allora, la cosmesi sfrutterà sempre più intensamente, ma anche industrialmente, i principi attivi del chicco bianco e, soprattutto, del suo amido, proponendo su larga scala creme, unguenti e saponi da bagno dalle proprietà emollienti e nutritive, in grado di contribuire a mantenere l’elasticità della pelle.

Costituenti “belle” del riso

I benefici cosmetici del riso derivano dalla costituzione stessa del chicco bianco che, nella sua essenza, contiene già una significativa presenza di proteine, fibra grezza, vitamine e sali minerali, oligoelementi e acidi grassi essenziali, enzimi e biostimoline. Le diverse composizioni, alla base dei numerosi prodotti di bellezza, non fanno altro che isolare e sviluppare tali principi, essenziali per il mantenimento della salute. Sfogliando un chicco di riso dal suo strato più esterno, appaiono in nuce tutte le proprietà. Infatti, già il pericarpo è ricco di proteine, sali minerali, vitamine, fibra, biostimoline e oligoelementi. Anche gli strati successivi – ovvero lo spermoderma e l’endosperma (o albume) – sono ricchi di sali minerali, vitamine, proteine. A sua volta, l’albume è suddivisibile in due sottostrati, denominati il primo aleurone, che contiene il germe, e il secondo tessuto, ricco di amido. Entrambi questi elementi hanno un impiego molto vasto nei vari prodotti cosmetici. Alcune di queste componenti vengono utilizzate in maniera maggiore. L’olio di crusca di riso, o più correttamente olio di pula di riso, viene aggiunto in particolare a numerosi prodotti cosmetici, perché ne accresce le proprietà schermanti. Inoltre, assicura anche un’azione emolliente e rinfrescante, garantita dalla presenza di aleurone. L’olio di crusca si ottiene per spremitura della crusca di riso fresca, al contrario del più utilizzato e pregiato olio di germe di riso, che si ricava invece dalla spremitura della gemma germinata del riso. L’impiego in cosmesi dell’olio di crusca di riso trova origine in Giappone. Oggi sappiamo che, se sottoposto a idrogenazione, fornisce la cosiddetta cera di riso, per questo spesso viene considerato un prodotto intermedio per ottenere cere e saponi ed è, quindi, impiegato come componente cerosa in stick labiali e unguenti. L’amido di riso è altrettanto importante per le industrie cosmetiche. Si ottiene dai chicchi rotti e ha una grande efficacia curativa, oltre a possedere proprietà emollienti, rinfrescanti, nutritive e rimineralizzanti. Si tratta di una sostanza in forma di polveri più o meno fini, contenuta nel riso per il 75%, che si estrae attraverso un procedimento chimico abbastanza complesso e laborioso. Tecnicamente, è un composto polimerico cristallino ottenuto dai grani, che viene impiegato soprattutto per ottenere il glicerolato d’amido, una sostanza utilizzata come ammorbidente e addolcente in preparati per le mani. L’amido era conosciuto già nell’antica Grecia, dove veniva preparato nell’isola di Chio. Ne fa menzione, tra i primi, Dioscoride – medico del primo secolo d.C., autore di un importante trattato di medicina – che lo chiama àmulon, perché si può ottenere senza l’uso della macina (alfa privativa – mule). L’amido, in particolare, è molto utile per evitare fenomeni di macerazione nelle pieghe inguinali, perché mantiene la pelle asciutta e in questo modo previene gli arrossamenti. In generale, possiede un potente potere antinfiammatorio e viene anche impiegato per trasmettere un senso di freschezza, per assorbire l’eventuale eccesso di sebo (soprattutto nei casi di pelli grasse), ma anche per idratare le pelli troppo secche, attività che svolge grazie al suo contenuto di saccaridi, amidi e amilopectine. Tra le altre caratteristiche, possiede un notevole corredo vitaminico e contiene in buona concentrazione la vitamina E, da tutti riconosciuta indispensabile all’organismo per il suo alto valore antiossidante e la particolare funzione di lotta all’invecchiamento, grazie alla capacità di prevenire i danni causati dai radicali liberi. Secondo alcuni studi l’amido di riso stimola la produzione di acido ialuronico, cioè una sostanza che pelle e tessuto connettivo producono per mantenersi idratati, sodi e lisci. Oggi, l’industria cosmetica lo utilizza nella realizzazione di numerose creme, unguenti e saponi da bagno. Il gamma oryzanolo è una delle componenti del riso diventata familiare alla maggioranza dei consumatori, perché tanto magnificata dalla pubblicistica e dal marketing della salute. Indica una miscela di sostanze presenti nell’olio di crusca di riso, tra cui steroli e acido ferulico. È contenuto naturalmente nell’olio di crusca ed è in grado di bloccare le radiazioni solari UVB e UVA, svolgendo un’efficace azione antiossidante e prevenendo, in questo modo, i più dannosi effetti del fotoinvecchiamento cutaneo. È indicato specificatamente per pelli a grana fine, tendenzialmente secche. La polvere o farina di riso è sempre stata, nel corso dei secoli, impiegata per la sua azione assorbente, protettiva e detergente. Oggi, le donne la utilizzano specialmente in caso di couperose, ma è anche particolarmente utile per ritoccare il trucco, soprattutto se si ha la pelle lucida. Disponibile in erboristeria, è facile anche da stendere, infatti basta semplicemente tamponare il viso con un batuffolo precedentemente impregnato di questa polvere. Nel linguaggio scientifico, la farina di riso è una polvere libera, espressione propria di scienziati e ricercatori per specificare la caratteristica di non stratificare, come invece accade per la cipria compatta, e quindi di non creare l’effetto “polveroso”. È un’ottima base per gli ombretti e, in particolare, se viene stesa sotto gli occhi contribuisce a stabilizzare il correttore. A volte, questa polvere è utilizzata anche per fissare il rossetto. Come è facile immaginare, la farina di riso ha un colore molto chiaro e, anche per questo motivo, non viene utilizzata tanto per coprire, quanto piuttosto per levigare e compattare. Inoltre, può anche essere impiegata insieme ad altri “ingredienti”, per realizzare prodotti più specifici. Infatti, impastata con l’acqua, è un ingrediente indispensabile per medicamenti dall’effetto ammorbidente o antinfiammatorio, grazie al contenuto di sali minerali e vitamine. Per questa caratteristica, è spesso utilizzata nella preparazione di maschere nutritive per pelli secche e arrossate. Dalla storia, sappiamo che le prime donne a servirsene in cosmetica furono le orientali, che la impiegavano per rendere la propria pelle chiara come la porcellana. Gli uomini, invece, la adoperavano come cicatrizzante e dopobarba. La cera di riso è una cera vegetale che si ricava dalla lavorazione del riso. Per la presenza di acidi grassi polinsaturi e grazie al fatto che è per lo più insaponificabile, possiede anche ottime proprietà emollienti, tonificanti, rinfrescanti e protettive. Per questo, le industrie cosmetiche la utilizzano soprattutto per la realizzazione di lipstick, rossetti ed emulsioni per labbra. È particolarmente ricca di tocoferoli e tocotrienoli, per questo non si ossida e, quindi, il suo impiego conferisce stabilità ai preparati. L’olio di germe di riso, infine, si ottiene attraverso una complessa operazione di germinazione del germe contenuto nel seme. Si tratta di un olio limpido e leggero, particolarmente ricco in tocoferoli e lecitina, come del resto lo sono anche gli altri olii di semi germinati (come quelli di grano o di mais). Ha proprietà emollienti, restitutive e vitaminizzanti, per questo viene impiegato nella realizzazione di oli e creme specifiche per pelli con rughe e screpolature. Contiene acido miristico, linoleico, oleico, palmitico, arachico e stearico e possiede anche un elevato contenuto in tocoferoli e tocotrienoli. Grazie a questi principi, l’olio di germe di riso è dotato di ottime proprietà emollienti e seborestitutive, rinfrescanti, nutrienti, antisettiche e astringenti. Oggi, le industrie cosmetiche e farmaceutiche lo utilizzano per la sua eccellente dermocompatibilità e per la stabilità che il suo impiego conferisce a creme, emulsioni, pomate e unguenti. Tra le altre caratteristiche, contribuisce a mantenere l’elasticità della pelle e viene impiegato spesso nei solari, dal momento che l’acido ferulico e il gamma oryzanolo gli donano proprietà antiossidanti e protettive nei confronti dei raggi UVA. In base a tali qualità, questo olio risulta in grado di filtrare la parte nociva dei raggi solari che agiscono sulla pelle ogni giorno, e non soltanto quando ci si espone al sole per l’abbronzatura. Tra le altre sostanze contenute, è importante la presenza di proteine, amidi, amilopectine, acidi grassi essenziali, minerali, vitamine, inositolo.

Dalla teoria alla pratica: il maquillage di riso oggi

Le proposte delle case cosmetiche sono, oggi, sempre più varie e diversificate. Basta, infatti, un rapido esame dei tanti cataloghi in circolazione per rendersi facilmente conto di come i più moderni “produttori di bellezza” inseriscano continuamente, tra le loro offerte, composti specifici che sfruttano le proprietà e le componenti del riso, ma anche di altre sostanze vegetali. Tentare un censimento del mercato attuale sarebbe, pertanto, pressoché impossibile, oltre che inutile, dal momento che, appunto, queste proposte aumentano ogni giorno. Possiamo però, a grandi linee, generalizzare i prodotti e individuarli sulla base delle peculiarità del cereale che vengono sfruttate. – Crema all’amido di riso. Sono diverse le aziende cosmetiche che propongono creme per il viso che si avvalgono dei salutari effetti dell’amido del riso. Si tratta di prodotti ideali per pelli secche, creati per ammorbidire l’epidermide, che sfruttano l’effetto-seta proprio dell’amido. Questa sostanza, infatti, poiché ha una specifica azione disarrossante, risulta ideale da impiegare nella realizzazione di preparati per pelli sottili. - Crema al gamma oryzanolo. Come la crema all’amido di riso, anche quella realizzata con gamma oryzanolo svolge un’efficace prevenzione dell’arrossamento cutaneo e un’adeguata protezione della pelle dai danni provocati dall’esposizione ai raggi solari. - Crema alla crusca di riso. La crusca di riso difende la pelle dall’invecchiamento, sia quello che deriva dal trascorrere del tempo, sia quello causato da smog e stress. Per questo, viene impiegata in prodotti specifici per prevenire la formazione delle rughe, oppure per attenuare quelle già presenti, conferendo al contempo anche notevole idratazione e luminosità all’epidermide. - Bagnodoccia all’olio di riso. La presenza dell’olio di riso assicura proprietà lenitive ai prodotti. Per questo, viene utilizzato per realizzare bagnodoccia a elevato potere addolcente e nutriente. - Creme all’amido di riso profumato. L’amido di riso, proposto spesso in versione profumata, ha proprietà assorbenti e vellutanti; per questo, tamponato sulla pelle, conferisce un piacevole effetto rinfrescante ed emolliente. Inoltre, mantiene la pelle asciutta, prevenendo gli arrossamenti. Per questa sua caratteristica, spesso è indispensabile per preparare creme per le pieghe inguinali, specie quelle dei neonati. - Shampoo all’amido di riso. Gli shampoo, soprattutto quelli secchi che vengono utilizzati in mancanza di acqua, sono essenzialmente a base di riso. Sono, infatti, composti da una miscela di polveri – tra le quali predomina, appunto, l’amido – destinate ad assorbire il sebo e a venire, dopo l’impiego, facilmente eliminate, mediante un’energica spazzolatura. In Thailandia, è stato addirittura realizzato uno shampoo anti-caduta che sfrutta i principi del riso rosso e che possiede anche la proprietà di scurire i capelli. È stato ottenuto in seguito a un puntuale lavoro di ricerca, coordinato da uno scienziato del luogo e i cui risultati sono stati confermati dal National Centre for Genetic Engineering and Biotechnology’s Dna Laboratory. Secondo il direttore dell’istituto, Khun Somwongse Trakoonrung, il potere “rigeneratore” dello shampoo è dato proprio dal riso aromatico Khao Hom Nil. Tale varietà, originaria appunto del Sud-Est asiatico, contiene un’elevata quantità di pigmenti antocianini, che sono i diretti responsabili del colore delle piante e che hanno addirittura la capacità di rendere scuri i capelli bianchi. Inoltre, insieme agli antocianini, il riso rosso contiene anche concentrazioni più elevate di ferro, proteine e vitamina B, una miscela che ottiene risultati notevolmente positivi per la salute della cute. – Balsamo di riso. Le proteine del riso, in particolare, vengono utilizzate nella preparazione di balsami nutrienti per capelli lunghi o trattati oppure, semplicemente, per la cura di quelli sfibrati.

Riso e cosmesi, le esperienze “nostrane”

Al giorno d’oggi, trovare una casa cosmetica che, oltre a vendere prodotti a base di riso, sappia anche, nello specifico, identificare e raccontare i diversi passaggi di lavorazione della spiga, è quasi impossibile. E questo perché, nell’epoca della settorializzazione e della frammentazione, solitamente quasi tutte le aziende acquistano già pronte e parzialmente lavorate le varie componenti del riso, direttamente da centri e istituti di ricerca che sono specificatamente addetti a separare dal chicco proteine, olio e amido, per rivenderli poi singolarmente. Sempre più spesso, queste componenti, già divise, arrivano da oltremare, dove del resto fioriscono anche gli studi sugli ultimi ritrovati in materia. Per questo, a intervistare i responsabili delle aziende specializzate in bellezza per capire i meccanismi di realizzazione di un prodotto finito partendo dalle sue componenti, si fa quasi sempre un buco nell’acqua. I marchi cosmetici nostrani, soprattutto quelli grandi e di grande richiamo pubblicitario, si limitano spesso semplicemente ad assemblare e miscelare i tanti estratti del chicco di riso, se non addirittura a rivendere prodotti già finiti e confezionati altrove. Al contrario, è possibile riscontrare maggiore “naturalezza” in gruppi e aziende relativamente più piccoli e artigianali, che non di rado si occupano di tutti i processi di esecuzione di un cosmetico. In Italia, una bella testimonianza in questo senso è quella offerta da una ditta cosmetica locale, che da anni ha intrapreso un percorso tecnologico integrato al territorio. In base a tale progetto, recentemente l’azienda ha immesso sul mercato una linea cosmetica contenente “estratto di riso biologico” proveniente esclusivamente da coltivazioni del Delta del Po. Questo progetto è stato intrapreso proprio nel 2004, proclamato dalla FAO come anno internazionale del riso, e il programma ha come slogan “il Riso è Vita”. Le linee guida, che hanno ispirato l’iniziativa di questa nostrana casa cosmetica, le traccia Filippo Montesion, cosmetologo: “L’alimentazione più sana e tecniche terapeutiche più efficaci hanno consentito di prolungare la vita media dell’individuo. Da quando questo progresso vitale è in corso, è stata intrapresa una straordinaria sfida in campo cosmetico, alla ricerca di integratori e di sistemi atti a rallentare i sintomi e le manifestazioni dell’invecchiamento, anche a livello estetico. L’investigazione di molecole biogenetiche, supertecnologiche e frutto delle più sofisticate sintesi chimiche, ha messo in ombra quella che, secondo noi, è la priorità assoluta, ovvero ottenere una ricerca tecnologica senz’altro avanzata, e quindi attenta a tutte le scoperte più recenti, ma anche in armonia con la Natura e con il suo habitat più integrale”. È grazie a questo approccio “sensibile” e alla collocazione territoriale oltremodo privilegiata dell’azienda, che è stato intrapreso un percorso di studio, analisi e trasformazione delle diverse componenti del riso. “Ci siamo accorti – spiega ancora il ricercatore – che intorno ai nostri laboratori avevamo quella pianta che, più di ogni altra, ci avrebbe fornito molti degli elementi di cui avevamo bisogno per costruire un progetto di bellezza alternativo”. In questo modo, dopo decennali studi sul grano, che hanno rappresentato la base di molte scoperte in campo cosmetico, l’azienda ha deciso di spostare l’attenzione concentrandosi sul riso che, grazie a una maggiore complessità del suo patrimonio genetico, “ci ha impegnati per molti mesi, durante i quali lo abbiamo sviscerato in tutte le sue componenti e, grazie ad accurate associazioni, abbiamo ottenuto formulazioni capaci di somigliare, nella struttura, al modello idrolipidico della cute e che, a motivo di questa affinità biochimica, rappresentano il meglio che si possa oggi immaginare nel trattamento della pelle”. In base a queste ricerche, tutti i derivati del riso come proteine, oli, vitamine, sali minerali e gamma oryzanolo sono stati estratti, stabilizzati e concentrati, ricavando una serie di trattamenti contro le manifestazioni del tempo. Nasce così la linea “Progetto riso-bellezza” che, come rimarca Solange Enza Canato, direttore tecnico, è stata testata presso la Scuola di Cosmetologia dell’Università di Ferrara ed è risultata indicata per la pelle secca, stanca e segnata da rughe, grazie appunto ai suoi componenti che risultano efficaci per donare alla pelle un aspetto levigato e luminoso. In particolare, tra le produzioni esclusive, spicca l’estratto biologico secco di riso, realizzato con l’utilizzo di riso integrale non perlato, proveniente da coltivazioni biologiche. Altra esperienza nostrana che si distingue nel panorama della cosmetica per la capacità di realizzare, in tutti i suoi processi, prodotti finiti, è quella che arriva da Novara, dove vengono prodotti derivati dal riso per il settore igienico/cosmetico, utilizzando l’olio di crusca di riso e l’amido nei saponi solidi tradizionali, nei detergenti liquidi e nelle creme per il viso e per le mani. “Naturalmente, per ottenere risultati validi dal punto di vista qualitativo – spiega Giuseppe Bignoli, direttore tecnico e contitolare dell’azienda piemontese – è necessario utilizzare materie prime particolarmente pure, quindi di grado cosmetico/farmaceutico”. Più nel dettaglio, Bignoli specifica che “l’olio di crusca di riso deve presentare caratteristiche fisico-chimiche paragonabili al prodotto alimentare (acidità massima dello 0,06%, insaponificabile max 0,8%, gamma oryzanolo minimo 0,8%, valore di perossidi max 0,6%), tali da poterlo impiegare con la garanzia che le sue proprietà benefiche siano presenti nel cosmetico finale. Analogamente, per ciò che riguarda l’amido, si ricorre a un prodotto la cui purezza è espressamente indicata dalla Farmacopea Ufficiale”. L’azienda realizza, nello specifico, tre tipologie di prodotti partendo dal chicco di riso. – Saponi tradizionali solidi. In questi prodotti, l’olio di crusca di riso e l’amido vengono addizionati (in percentuali fino al 2%) ad altri ingredienti, quali vitamina E e acido citrico che, oltre a migliorare le qualità del cosmetico finale, contribuiscono a evitare l’ossidazione dell’olio e la perdita di alcune sue proprietà. In particolare, si adotta un tipo di lavorazione tale per cui l’olio di crusca di riso, l’amido e gli altri ingredienti vengono aggiunti al sapone di base mediante una lavorazione esclusivamente meccanica di mescolazione e omogeneizzazione, senza apporto di calore, perché l’elevata temperatura potrebbe pregiudicare le qualità del prodotto finale, andando soprattutto a danneggiare i delicati derivati del riso. – Detergenti liquidi (bagno-doccia, shampoo). In questi prodotti, i tecnici introducono l’olio di crusca di riso in fase di lavorazione/ mescolazione (sempre a freddo), unitamente alle altre materie prime. Ovviamente, le percentuali presenti non possono eccedere, per non incorrere in problemi di separazione e disomogeneità del cosmetico. – Creme viso-mani. Questa categoria di cosmetici esalta particolarmente le note proprietà dell’olio di crusca di riso (bassa untuosità, ottimo tatto, presenza di antiossidanti, elevate capacità UV assorbenti) che, associato ad altri ingredienti quali vitamina E, liposomi e bisabololo, consente di ottenere creme dalle ottime caratteristiche emollienti e vellutanti, senza provocare quelle fastidiose sensazioni di unto e appiccicoso.

Studi scientifici sulla cosmesi a base di riso

Secondo un’analisi condotta nel 2001, c’è stato un notevole incremento dell’utilizzo del riso per realizzare gel, creme, unguenti e formulazioni per bambini, proprio perché questo cereale ha notevoli proprietà ipoallergeniche, alle quali si aggiunge l’assenza totale di coloranti. Lo studio evidenzia il valore delle due componenti più importanti del riso, cioè presenti in maggiore concentrazione, e che sono le proteine e l’amido con, rispettivamente, l’8% e l’80% di presenza. Dato l’alto potere nutritivo, questi elementi vengono estratti e impiegati soprattutto nell’industria cosmetica, non soltanto per creme e unguenti, e anche in ambito farmaceutico. In maniera molto analitica, lo studio prende quindi in esame tutte le metodologie di separazione del corredo proteico del chicco, che consiste di quattro componenti con differenti caratteristiche: albumina (water-soluble), globulina (salt-soluble), glutelina (alkali-soluble) e prolamina (alcohol-soluble). In particolare, la globulina (che rappresenta circa il 12%) e la glutelina (circa l’80%) sono le proteine con maggiore concentrazione, mentre l’albumina (circa 5%) e la prolamina (intorno al 3%) sono le meno presenti. Attraverso complessi procedimenti chimici, che si basano principalmente sulle proprietà termiche e fisiche delle diverse componenti, le proteine possono, partendo dalle loro caratteristiche e differenze di solubilità, essere estratte. “Semplicemente”, esse vengono fatte reagire, a seconda dei casi, con i rispettivi solventi, ovvero acqua, sale, soluzioni alcaline o alcoliche. In questo modo, i vari principi possono poi essere utilizzati e amalgamati con gli altri ingredienti che compongono i diversi cosmetici, secondo una proporzione stabilita per ogni miscuglio. Nella preparazione dei cosmetici, sono particolarmente importanti i cosiddetti policosanoli, sostanze composte da otto alcoli alifatici, i cui tre principali sono octacosanolo, triacontanolo ed esacosanolo. I chimici li definiscono, tecnicamente, alcoli primari a catena aperta, e sono di origine esclusivamente vegetale. Vengono estratti, infatti, principalmente dalla canna da zucchero, ma anche da alcuni sottoprodotti ricavati dalla lavorazione dei cereali (germi di grano, cera di riso). Secondo alcuni studi, i policosanoli del riso hanno una rilevante funzione antiossidante, per questo sono utilizzati principalmente come integratori, energetici e tonificanti. Si ricavano dalla cera di riso, attraverso un processo di estrazione mediante ultrasuoni. Altre ricerche scientifiche, invece, riguardano la composizione, l’estrazione e l’uso dell’amido di riso, la cui domanda è cresciuta in termini esponenziali, soprattutto in seguito al suo impiego in cosmesi. Per questo, sono stati di pari passo incoraggiati anche gli studi in materia e, contemporaneamente, si cercano ogni giorno metodi più efficaci per isolare l’amido dal chicco. Una nuova proposta è giunta dall’America Latina, dove un gruppo di scienziati ha recentemente pubblicato un’indagine approfondita per evidenziare le ultime tecniche di estrazione dell’amido. Si tratta di procedimenti oltremodo complessi e specialistici, che richiedono peraltro notevoli investimenti economici, ma che dimostrano chiaramente quale importanza rivesta la separazione delle singole componenti del riso, in seguito utilizzate per un mercato dal business sempre più florido. Anche sulla crusca di riso, impiegata con efficacia per il trattamento di dermatiti, fioriscono gli studi scientifici. Su questo argomento, pionieri della ricerca sono stati i coreani, autori di una dettagliata analisi che spiega in maniera minuziosa come viene realizzato un prodotto cosmetico idoneo per le pelli affette da dermatiti o da allergie, proprio partendo da crusca di riso amalgamata, in parti rigorosamente stabilite, con polvere di granturco e di frumento, così da realizzare una miscela efficace che è alla base del prodotto finito. Le ricerche, se si sono intensificate negli ultimi anni, impegnano comunque già da decenni gli scienziati che si occupano di cosmesi. Nel 1994, uno studio giapponese aveva ben delineato gli effetti positivi degli acidi grassi della crusca di riso, indispensabili per proteggere e idratare pelle e capelli. Un’altra analisi più recente, pubblicata nel 2006 da un gruppo di ricercatori americani, prende invece in esame tutti i componenti del chicco, dall’olio alle proteine, dalla crusca all’olio di germe, offrendo in questo modo un’ampia analisi delle loro proprietà cosmetiche, analizzate alla luce di sofisticati test allergologici. Sulle virtù idratanti ed elasticizzanti del riso, si segnala una riflessione coreana del 2006, mentre dalla Virginia arriva uno studio per spiegare le ultime metodologie impiegate nella realizzazione di soluzioni specifiche per la cura della pelle. A proporlo – nel 2007 – è Matthew Galumbeck, che analizza le composizioni realizzate con ingredienti in grado di inibire i processi di infiammazione e di invecchiamento della pelle, attuando barriere protettive grazie alle loro componenti e ai principi attivi contenuti. Per esempio, una crema per il contorno occhi rigenerante contiene, tra gli altri elementi, anche proteine idrolizzate del riso, miscelate per ricavare, appunto, un composto rivitalizzante. Infine, tra le tante ricerche scientifiche proposte, appare degna di nota anche un’analisi condotta dalla romena Imola G. Zigoneanu, che prende in esame le metodologie di estrazione della vitamina E dalla crusca di riso e le sue proprietà a uso cosmetico, soprattutto in relazione alla prevenzione di alcune malattie della pelle e al suo valore antiossidante di contrasto ai radicali liberi, da tutti riconosciuti causa dei processi di invecchiamento. L’olio di crusca di riso contiene circa lo 0,1-0,14% di vitamina E, insieme a una componente di oryzanolo, la cui quantità varia tra lo 0,9 e il 2,9%, una concentrazione elevata e per questo di grande valore. L’articolo riporta informazioni molto accurate, ma anche molto specialistiche che, se sono interessanti più per gli addetti del mestiere che per i singoli fruitori dei prodotti, forniscono però, anche al lettore meno competente, un ricco bagaglio di informazioni e la consapevolezza di come, dietro a una crema o a uno shampoo a base di riso, ci sia tutta una letteratura ad hoc che prova con evidenza inconfutabile ogni singola proprietà e caratteristica.

 


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