Volume: il riso

Sezione: coltivazione

Capitolo: tecnica colturale

Autori: Marco Romani

Sistemazioni e lavorazioni del terreno

Gli appezzamenti destinati alla coltivazione del riso, definiti “camere” per la caratteristica delimitazione da argini deputati al contenimento dell’acqua di sommersione, hanno subito nell’ultimo ventennio sostanziali modificazioni nell’aspetto. Innanzitutto, la necessità di disporre di adeguate superfici per l’impiego di macchine operatrici sempre più potenti e l’ampliamento della dimensione delle aziende risicole hanno determinato un aumento dell’estensione delle singole camere, raggiungendo valori medi di 3-4 ha. Un ulteriore allargamento sarebbe sconsigliabile in quanto arrecherebbe difficoltà nella gestione dell’acqua, incrementando i tempi per la sommersione e l’asciutta degli appezzamenti. La rapidità con cui tali pratiche vengono eseguite risulta determinante nell’ottenere la massimizzazione dell’efficacia degli erbicidi e dei fertilizzanti azotati. Dal punto di vista operativo, ciò è stato reso possibile dall’introduzione della tecnica di livellamento dei terreni con lama a controllo laser. La pratica, attuata di routine, in successione all’aratura, consente l’ottenimento di superfici assolutamente piane e, quindi, l’instaurarsi di livelli dell’acqua di sommersione uniformi su ampie aree. Ogni camera, o gruppo di camere, è collegata alla rete irrigua di adduzione ed è solitamente servita anche da canali esterni di scolo, posti a quota altimetrica inferiore. L’ottenimento di superfici prive di irregolarità e pendenza ha permesso, inoltre, la riduzione del numero di scoline interne alle camere, necessarie per lo sgrondo delle acque di sommersione durante il ciclo colturale. Tali strutture, che rappresentano delle tare produttive, si rendono ancora indispensabili nei terreni più compatti e poco bibuli, diffusi maggiormente nel territorio risicolo vercellese. Occorre, tuttavia, sottolineare la funzione delle scoline anche nella fase di immissione dell’acqua nelle risaie, al fine di permettere una graduale e contemporanea sommersione dell’intera camera. La tecnica utilizzata per la loro formazione si differenzia a seconda delle zone di coltivazione. Nei terreni meno drenanti del Vercellese è ancora diffusa la modalità di aratura a colmare e scolmare, che consente di per sé la creazione di scoline longitudinali. Invece, in Lomellina e nel Novarese è più comune l’aratura alla pari, rimandando l’eventuale costruzione delle scoline successivamente al livellamento e impiegando appositi scavafossi rotativi. Un’altra opzione per la costruzione delle scoline è costituita dall’assolcatore denominato “siluro”, che opera su terreno fangoso, in genere, con coltura in atto. Le scoline longitudinali delimitano zone di terreno chiamate “piane” di larghezza variabile in relazione alla permeabilità del terreno e non arrivano mai a interessare la capezzagna. Una o più scoline trasversali fungono da collegamento per assicurare il passaggio dell’acqua alla rete esterna di scolo. Nel caso dei terreni più bibuli è diffusa la costruzione di un’unica scolina, posta in diagonale al lato lungo dell’appezzamento. La manutenzione e la costruzione degli argini perimetrali delle camere e della rete di scoline, così come la pulizia dei fossi adacquatori e colatori, richiedono un notevole impegno da parte dei risicoltori. Si tratta di lavorazioni effettuate nei mesi autunnali o di inizio primavera. Tra le macchine operatrici utilizzate si annoverano i diffusissimi scavafossi rotativi, gli aratri monovomere, i rulli costipatori per argini e i caricatori/scavatori.

Lavorazioni del terreno
Oltre alle funzioni comuni a tutte le colture, come il controllo delle infestanti, l’incorporazione dei fertilizzanti e dei residui colturali, l’incremento della porosità e dell’aerazione, l’ottenimento di un’opportuna profondità per la crescita dell’apparato radicale, le lavorazioni della risaia, prevalentemente condotta in monosuccessione, devono porre particolare attenzione a un’adeguata gestione dell’acqua.

Aratura. Nonostante le alternative, vantaggiose dal punto di vista energetico e dei tempi di lavoro, l’aratura rappresenta ancora oggi la lavorazione principale della risaia. L’evoluzione dell’aratro e della trattrice e l’introduzione della livella a controllo laser hanno in parte eliminato gli svantaggi che l’operazione presentava. Il raggiungimento di superfici orarie sempre maggiori, le ridotte necessità di non provocare irregolarità nel piano del campo per il successivo livellamento e le modifiche agli apparati deputati all’interramento dei residui colturali o degli eventuali erbai da sovescio (avanvomere e versoio) sono gli elementi che hanno consentito la modernizzazione della pratica. Riguardo alla gestione dei residui colturali, che ha visto la graduale sostituzione della loro bruciatura con l’interramento, solitamente preceduto da una trinciatura (con trinciapaglia abbinato alla mietitrebbiatrice), occorre richiamare alcuni cenni sulla trasformazione della sostanza organica in ambiente prevalentemente asfittico. Ricercatori americani hanno dimostrato come la somministrazione di residui ligneo-cellulosici in risaia coltivata in monosuccessione conduca, da un lato, a un aumento dei contenuti di carbonio organico nel terreno ma, d’altro canto, intervenga un sostanziale decadimento della qualità delle materie umiche prodotte, responsabili delle proprietà agronomiche della sostanza organica. Oltre a ciò, è stato evidenziato come il metabolismo anaerobico della risaia porti a un’immobilizzazione dell’azoto in composti organici recalcitranti, riducendo di fatto l’efficienza della concimazione azotata. Infine, è noto il processo di fermentazione dei composti organici freschi in presenza dell’acqua di sommersione. Il fenomeno può arrecare un danno diretto alla coltura, per gli effetti fitotossici degli acidi grassi volatili ai germinelli, o indiretto, per il consumo della già ridotta quantità di ossigeno presente a livello della rizosfera. Nelle fasi conclusive del ciclo colturale tale condizione, insieme alla formazione di composti ridotti dello zolfo, origina la malattia fisiologica denominata akiochi o declino autunnale della coltura. Nella situazione agronomica delineata, l’aratura può svolgere un ruolo importantissimo nel consentire una rapida trasformazione del residuo carbonioso nei pochi mesi in cui la risaia permane in regime di asciutta. A questo proposito l’incorporazione delle paglie già nel periodo autunnale permetterebbe l’avvio dei processi di decomposizione fisico-meccanica e biologica. La distribuzione della biomassa su tutto il profilo interessato dall’operazione è, altresì, norma importante al fine di instaurare una buona attività microbica. Infine, intervenire in presenza di terreno “in tempera”, o, perlomeno, in assenza di un eccesso di acqua, favorirebbe un’ottimale ossigenazione dello strato arato. Se, da un lato, l’epoca autunnale di lavorazione risulta vantaggiosa per l’incremento della fertilità del terreno, oltre che propizia per l’azione disgregante del gelo e disgelo, l’esecuzione prima dell’inverno è, d’altro canto, fortemente penalizzante per la presenza delle infestanti nella stagione successiva. Dal punto di vista malerbologico, l’aratura è imputata di accrescere la banca semi delle principali infestanti della coltura e, in particolare, del riso crodo. Il posizionamento dei semi a profondità variabile determina un’emergenza scalare e il mantenimento del potenziale infestante per diversi anni, considerate le capacità della graminacea di permanere vitale nello stato di dormienza. Un altro fattore determinante per la scelta dell’epoca di aratura riguarda la velocità di asciugatura dei terreni dopo gli eventi piovosi. In condizioni di estrema lentezza nel raggiungimento di un giusto grado di umidità, si propende per un’aratura primaverile, che faciliti la perdita di acqua rispetto a un terreno che è stato esposto tutto il periodo invernale all’azione degli agenti atmosferici. Le modalità operative prevedono, in generale, l’attuazione di un’aratura alla pari, con l’ausilio di aratri reversibili quadri o pentavomere. Come ricordato, solo nel Vercellese è possibile ancora osservare la tipica aratura a colmare e scolmare, per le esigenze di sgrondo delle acque. Relativamente alla profondità di esecuzione, la tendenza è quella di eseguire operazioni sempre più superficiali (15-25 cm), che stimolano la germinazione precoce delle infestanti, favorendone la loro distruzione successiva. L’innovazione delle caratteristiche del versoio verso forme elicoidali ha permesso la realizzazione di aratura anche a 12 cm di profondità, senza compromettere il buon interramento dei residui vegetali.

Livellamento. Il livellamento del terreno è un’operazione essenziale per mantenere la perfetta orizzontalità del piano di coltivazione. Tale pratica è oggi molto facilitata dall’impiego delle livellatrici a controllo laser. Un raggio laser scandisce il piano orizzontale di riferimento e fornisce le giuste indicazioni a un meccanismo di controllo automatico che fa alzare o abbassare la lama dell’attrezzatura. Lo strumento presenta una costante strumentale di errore di 0,5 cm di quota alla distanza di 300 m. Attualmente l’intervento viene ripetuto ogni anno, in primavera, su terreno arato e assume principalmente il compito di eliminare le irregolarità lasciate dall’aratura. Diversamente, quando i dislivelli da colmare superano i 10-15 cm (interventi straordinari), si preferisce l’utilizzo di ruspe trainate (scrapers) che, lavorando su strisce alterne nelle parti di prelievo degli appezzamenti, evitano l’asportazione totale dello strato superficiale più fertile del terreno. Le livellatrici a controllo laser sono, quindi, entrate stabilmente nel parco macchine delle aziende risicole. Sono trainate da potenti trattrici e assumono una larghezza di lavoro variabile dai 4 ai 6 m. Dal loro utilizzo sono derivate notevoli variazioni nella tecnica di preparazione del letto di semina. Innanzitutto, è stato completamente sostituito il livellamento in acqua con l’ausilio dell’asse spianone. Il costipamento provocato dai numerosi passaggi della livella ha, inoltre, ridotto la capacità di infiltrazione delle camere, rendendo meno necessarie le operazioni di intasamento, tradizionalmente eseguite con differenti tipologie di erpice o con rulli costipatori. La disponibilità di terreni completamenti piani e meno bibuli ha permesso l’attuazione della coltivazione con semina interrata a file e sommersione allo stadio di 3a-4a foglia. Nonostante gli innumerevoli aspetti positivi che la tecnica annovera, alcune problematiche sono state evidenziate da esperti del settore. L’Istituto di Meccanizzazione Agricola del CNR sezione di Vercelli ha dimostrato come i ripetuti passaggi con la livella a controllo laser sul terreno, che è stato preventivamente arato, determina un sensibile compattamento dello strato superficiale (0-15 cm) e l’entità del compattamento è direttamente correlata alle caratteristiche fisiche e all’umidità del suolo. In genere, la resistenza alla penetrazione passa da valori medi intorno ai 4-5 kg/cm2 a 10-15 kg/cm2. Il compattamento, dopo la sommersione, tende a ridursi spontaneamente. È sufficiente un periodo di due mesi, affinché si annulli totalmente nei terreni limosi e argillosi, mentre, nel caso di tessitura più grossolana, tende a esistere sino alla raccolta. In tali condizioni, una lavorazione energica successiva al livellamento, che interessi tutto lo strato costipato, risulta indispensabile. Esperienze condotte nei terreni più sciolti della Lomellina hanno riportato un effetto di costipamento molto negativo, che spesso si traduce in problemi di sviluppo della coltura e di declino autunnale precoce, quando l’operazione viene eseguita su terreni troppo umidi. Di maggiore entità, invece, sono gli effetti negativi arrecati alla fertilità del terreno qualora gli spianamenti coinvolgano volumi di terreno elevati e siano condotti interessando solo lo strato superficiale del terreno. Uno studio condotto nelle risaie dell’Arkansas ha illustrato come il livellamento di un appezzamento, che presentava zone poste a 15 cm di dislivello, creava apprezzabili riduzioni del contenuto di sostanza organica, azoto totale e di alcune proprietà biologiche dei primi 10 cm del terreno. Anche la variabilità spaziale delle principali caratteristiche chimiche e biologiche veniva profondamente alterata.

Preparazione del letto di semina. Successivamente al livellamento del terreno, la risaia viene preparata per la semina attraverso l’erpicatura. Prima dell’avvento della livella a controllo laser, tale lavorazione assumeva prevalentemente il compito di frantumazione delle zolle lasciate dall’aratro e di pareggiamento della superficie. Attualmente, la principale funzione dell’erpicatura è quella di ripristinare la sofficità dello strato superficiale in modo da permettere la crescita degli apparati radicali. Particolare attenzione deve essere riposta nel grado di zollosità lasciata al termine dell’operazione. L’eccessiva polverizzazione, frequente nei terreni sciolti, risulta estremamente negativa in quanto porta a un rapido compattamento degli strati superiori del terreno e non permette la creazione di quelle piccole irregolarità nella superficie che evitano lo spostamento del seme per effetto del moto ondoso dell’acqua. Occorre specificare come la dotazione di particolari accorgimenti dell’erpice (rulli a spirale), o il passaggio del rullo cambridge, favorisca la creazione di solchetti o alveoli nei quali il seme va a ricadere, rendendo ancora meno probabile un loro movimento anche in condizioni ventose. Nei terreni più sciolti la formazione di questi canalicoli prima della sommersione tende a essere vanificata da una loro repentina chiusura al momento dell’immissione dell’acqua. Risulta così necessario procrastinare l’operazione di “rigatura” successivamente alla sommersione, in condizioni di terreno fangoso e con dispositivi appositi collocati sull’asse spianone. Nei letti di semina preparati troppo energicamente, inoltre, si corre il rischio di un ricoprimento del seme da parte di materiale terroso portato in sospensione dall’acqua. Ne deriva una possibile riduzione della germinazione dei semi o di un incremento della fitotossicità di erbicidi applicati in pre-semina. Nella semina interrata a file la presenza di aggregati troppo fini può portare alla formazione di temibili croste, negative per una buona e regolare emergenza delle plantule. La presenza di aggregati di grosse dimensioni, invece, non consente un regolare investimento della coltura e riduce l’efficacia degli erbicidi residuali applicati in pre-semina, nel caso della semina in acqua, o di preemergenza, nella semina in asciutta. Si considera una zollosità ideale quando la dimensione degli aggregati tende a 2-5 cm. Un’altra funzione fondamentale dell’erpicatura riguarda l’interramento dei fertilizzanti. Quasi la totalità dei concimi applicati in pre-semina viene distribuita su terreno livellato o dopo una prima erpicatura. Diversamente l’incorporazione con l’aratro, oltre a un eccessivo posizionamento in profondità degli elementi nutritivi per l’azione dell’avanvomere, condizionerebbe l’uniformità di distribuzione per l’azione successiva di spostamento del terreno con il livellamento. È noto come l’efficienza della concimazione azotata sia decisamente migliorata da un buon interramento nel terreno, in conseguenza alla diminuzione del fenomeno di volatilizzazione dell’ammoniaca. Anche il fosforo va opportunamente distribuito all’interno del profilo del terreno, per la sua ridotta mobilità, ma, soprattutto, allo scopo di non stimolare la proliferazione delle alghe, responsabili dell’eutrofizzazione delle acque superficiali. Considerando l’epoca di intervento, occorrerebbe operare più a ridosso possibile alla sommersione e alla semina e immediatamente dopo la distribuzione dei concimi minerali azotati. Spesso tali esigenze di ottimizzazione della pratica si rivelano problematiche per l’organizzazione del lavoro aziendale. Risulta importante operare in condizioni di umidità del terreno favorevoli alla creazione di un letto di semina soffice, avendo cura di evitare il fenomeno di impastamento. Le soluzioni operative sono molteplici e si differenziano in maniera sostanziale nelle specificità delle proprie funzioni. L’erpice rotante, molto diffuso in risaia, offre il vantaggio principale di realizzare un adeguato affinamento, in considerazione della presenza, in gran parte della area risicola italiana, di terreni a tessitura di medio impasto tendente allo sciolto. La lavorazione interessa i primi 10 cm di suolo e non crea effetto suola. L’attrezzo presenta una limitata capacità di interramento dei fertilizzanti e una media efficacia nella distruzione delle infestanti. Le fresatrici-zappatrici svolgono un affinamento eccessivo nella maggior parte delle condizioni operative. Rispetto all’erpice rotante, riescono a operare sino a 20 cm di profondità e consentono un buon interramento dei fertilizzanti e la distruzione delle infestanti (a eccezione delle rizomatose di cui favoriscono la propagazione). Sono ancora adatte per terreni argillosilimosi, non livellati, dove risulta difficoltosa la disgregazione della zollosità lasciata dall’aratro. Nei terreni arati e livellati trovano impiego gli erpici combinati provvisti di ancore rigide e/o elastiche, di dischi dentati e/o lisci, di barre livellatrici, di rulli (packer, a spuntoni, a gabbia, a spirale ecc.). Gli interventi vengono realizzati a velocità abbastanza elevata (8-10 km/h) e appaiono quindi tempestivi e legati a un’elevata capacità operativa. Si realizza un considerevole contenimento dei tempi di lavoro, del consumo di carburante e del calpestamento del terreno. Operano un buon arieggiamento, estremamente necessario in successione al livellamento, e, a seconda dell’equipaggiamento dei diversi dispositivi, sono decisamente efficaci nell’incorporazione dei fertilizzanti nel terreno e nel controllo delle infestanti. Con tali attrezzature, è opportuna una regolazione in modo da non incorrere nell’inconveniente di portare in superficie residui colturali. Per quanto riguarda gli erpici a dischi, il loro utilizzo nella preparazione del terreno è pressoché posizionato in successione all’aratura, quando la zollosità è eccessiva per un uso razionale della livella a controllo laser. Le maggiori esigenze di arieggiamento, rispetto al rimescolamento, del terreno livellato hanno ridotto la loro diffusione a favore dei coltivatori.

Operazioni di intasamento. La natura del suolo e del sottosuolo di molti terreni coltivati a riso li rende eccessivamente bibuli. Nei casi in cui anche con il compattamento derivante dalle operazioni di livellamento non si raggiunga una limitata permeabilità, si interviene con le operazioni di intasamento, eseguite successivamente alla sommersione delle camere. Si tratta di una serie di lavorazioni, condotte con trattrici munite di ruote in ferro dentate o a gabbia, atte a eliminare più del 90% della macroporosità esistente attraverso la rottura degli aggregati e la formazione di particelle in sospensione, che, depositandosi, rendono il terreno impermeabile. Solo terreni che contengono almeno un minimo di argilla sono idonei a subire tale processo. Oltre alla riduzione delle perdite di acqua per percolazione, la diminuzione della conduttività idraulica permette un aumento dell’efficienza della concimazione azotata e potassica. Gli aspetti negativi della pratica, invece, annoverano nell’aumento delle condizioni anaerobiche della risaia la possibilità dell’insorgenza di malattie fisiologiche causate da composti ridotti dello zolfo o del ferro. Le condizioni ottimali di permeabilità, infatti, prevedono un grado di infiltrazione stimato in circa 1 cm al giorno, raggiungendo un compromesso tra le esigenze di risparmio idrico e riduzione delle perdite di nutrienti e la necessità di dilavamento di sostanze tossiche. Le macchine utilizzate per l’intasamento sono rappresentate dai classici erpici a dischi o stellari, da speciali rulli costipatori o dal tradizionale erpice a lame rigide, detto anche erpice zappatore. Nei terreni più sciolti del Pavese è stato ideato un particolare rullo sottocostipatore. Un altro metodo per ridurre la permeabilità della risaia, anch’esso utilizzato nel Pavese e in alcune aree della Lomellina, riguarda il calpestamento del terreno con pesanti trattrici da effettuarsi prima dell’erpicatura finale.

Minima lavorazione
Questa tecnica, più diffusa all’estero che in Italia, ha nel risparmio dei costi e nella tutela dell’agroecosistema i principali obiettivi. Rispetto alla maggior parte delle colture in cui la minima lavorazione si è diffusa, per il riso coltivato in semina in acqua risulta particolarmente importante il buon interramento dei residui colturali, spesso abbondanti e di difficile degradazione. Altra condizione problematica riguarda la presenza delle sconnessioni del terreno provocate dal passaggio dei mezzi meccanici durante le operazioni di raccolta, che frequentemente avvengono su terreno reso fangoso dalle piogge autunnali. L’eventuale presenza di malerbe che si riproducono da rizoma richiede la distribuzione di un erbicida ad azione totale e assorbimento fogliare prima della semina. Considerando le attrezzature a disposizione, troviamo gli erpici a dischi, a denti elastici, a lame rigide o, tra le macchine operatrici azionate dalla presa di potenza, le fresatrici. Ovviamente, le attrezzature elencate possono essere combinate in vario modo e completate con utensili accessori. Si tratta in genere di una minima lavorazione superficiale, con profondità compresa tra i 10 e i 15 cm, svolgendo, in media, due passaggi. A volte il primo intervento viene effettuato prima dell’inverno, in modo da favorire la degradazione delle paglie, mentre il secondo in prossimità della semina. Una sperimentazione specifica di confronto tra la tecnica convenzionale (aratura ed erpicatura) con varie alternative di minima lavorazione, condotta dal Centro Ricerche sul Riso a inizio anni ’90, ha dimostrato la validità della tecnica con lavorazione ridotta, riportando prestazioni produttive del tutto simili all’aratura. È stata verificata una maggiore difficoltà di radicamento e di penetrazione delle radici nel terreno, da cui consegue uno sviluppo vegetativo inferiore alla lavorazione convenzionale. Con tale pratica colturale è consigliato un aumento della quantità di seme. Un’alternativa alle modalità di minima lavorazione descritte, specifica per la lotta al riso crodo, è rappresentata dalle rotolame. Agiscono su terreno parzialmente sommerso, disgregando i residui colturali e attuando anche il loro interramento. La preparazione del letto di semina si realizza con due o tre passaggi e interessa solo pochi centimetri di profondità. Tale tecnica è stata presto abbandonata per la limitazione delle capacità produttive della coltura, legate a una cattiva degradazione dei residui colturali e quindi a effetti fitotossici delle sostanze di derivazione.

Semina su sodo. Sempre nell’ottica del contenimento dei costi di produzione un certo interesse è stato dimostrato per la semina su sodo, su terreno asciutto. Si utilizzano seminatrici specifiche a righe, in grado di gestire il residuo colturale attraverso azioni di taglio, spostamento e sollevamento. Queste azioni possono essere svolte da utensili specifici o da utensili chiamati a realizzare anche altre funzioni. Sono sempre presenti, invece, organi assolcatori (in genere a dischi), per l’apertura del solco e la deposizione del seme, e dispositivi per chiudere il solco e far aderire il terreno al seme. A livello sperimentale, è stata rilevata un’ottima performance della coltura seminata su terreno indisturbato, ottenendo risultati produttivi di poco inferiori al convenzionale. L’appropriata regolazione della profondità di semina è risultato l’elemento decisivo nel conseguire un adeguato investimento e il successo della coltivazione.

Sistemi di coltivazione del riso e pratiche irrigue

I sistemi di coltivazione del riso differiscono in relazione all’utilizzo dell’acqua di irrigazione. Le differenti tipologie di gestione dell’acqua di irrigazione sono rese possibili dalle peculiarità di adattamento della pianta di riso sia ad ambienti edafici asciutti sia sommersi. In Italia, il sistema di coltivazione tradizionale prevede la semina in acqua e la sommersione continua per gran parte del ciclo colturale. A partire dagli anni ’90 si è diffusa, soprattutto in Lombardia, la tecnica di semina a file interrate e sommersione a inizio accestimento. Nel 2007 la superficie destinata alla semina in asciutta ha superato i 50.000 ha, più del 20% del totale. Una variante di tale metodo prevede la non sommersione, gestendo la coltura con irrigazioni turnate da cui consegue un notevole risparmio idrico. Le tecniche a disposizione presentano vantaggi e svantaggi tali da offrire al risicoltore l’alternativa più idonea alla propria situazione colturale.

Semina in acqua e sommersione permanente
La coltivazione del riso in Italia si colloca, per la maggior parte, in prossimità del 45° parallelo Nord, cioè quasi in prossimità del limite di coltivazione, situato al 47° parallelo. Le esigenze termiche del cereale hanno favorito la diffusione del sistema di coltivazione in sommersione continua, beneficiando dell’effetto di volano termico svolto dalla coltre di acqua. Tale ruolo risulta molto importante nelle prime fasi del ciclo colturale, quando le differenze termiche tra il giorno e la notte sono considerevoli e la sensibilità della coltura è maggiore. Dalla sommersione dei terreni deriva uno stato di riduzione dovuto a carenza di ossigeno. Nel giro di pochi giorni dall’immissione dell’acqua l’ossigeno presente viene rapidamente consumato e il suolo resta praticamente privo di ossigeno molecolare, mentre quello che proviene dalle acque risulta appena sufficiente a mantenere aerobico un sottile orizzonte superficiale. La diffusione dell’ossigeno dalle radici del riso rende, però, il sistema risaia complesso, con un’alternanza di zone a prevalente metabolismo anaerobico e altre dove è possibile ritrovare processi ossidativi. La sommersione ha effetti nutrizionali favorevoli, che esulano dagli adattamenti fisiologici del riso. L’assimilabilità del fosforo e del potassio aumenta notevolmente. Sono maggiormente disponibili silicio, ferro e manganese. Talvolta, questi due ultimi elementi possono addirittura causare problemi di tossicità per l’elevata concentrazione. Il prevalente grado di anossia aiuta, inoltre, ad aumentare l’efficienza della concimazione azotata per la riduzione dei processi di nitrificazione a carico dell’azoto ammoniacale. Dal punto di vista malerbologico la semina in acqua svolge un’azione di contenimento della germinazione dei semi di riso crodo interrati in profondità e una sostanziale riduzione della pressione delle infestanti graminacee riproducibili mediante seme. Fanno eccezione i biotipi di giavone “bianchi”, particolarmente adatti all’ambiente sommerso. Per contro, sono presenti le tipiche specie acquatiche appartenenti alle famiglie delle Pontederiacee, Ciperacee, Alismatacee e Butomacee. Considerando gli aspetti ambientali, le condizioni riducenti della risaia in sommersione limitano fortemente il rischio di inquinamento da nitrati delle falde e delle acque superficiali, mentre sarebbero penalizzanti per i processi di formazione del metano e di altri gas a “effetto serra”, che devono però essere quantificati anche in relazione ad altri elementi dell’agrotecnica, in particolare alla gestione dei residui colturali. Rispetto alle colture “in asciutta”, risultano maggiori i rischi di contaminazione delle acque da erbicidi. Tuttavia, la legislazione vigente in Italia, i provvedimenti regionali e la disponibilità di nuovi principi attivi, dotati di profili ambientali eccellenti, permettono il pieno controllo del problema. Infine, per quanto riguarda la salubrità delle produzioni di riso, la presenza nel terreno di un potenziale elettrochimico negativo per gran parte del ciclo colturale consente l’ottenimento nella granella di contenuti decisamente bassi del metallo pesante cadmio, considerato uno dei principali elementi di alterazione delle proprietà nutrizionali del riso.

Modalità operative. L’immissione dell’acqua nelle camere avviene da qualche giorno a circa un mese (nel caso della lotta al riso crodo con erbicidi antigerminello) prima della semina. Ormai sostituite le operazioni di slottatura e di livellamento con asse spianone dall’utilizzo delle livelle a controllo laser, un intervallo di 4-7 giorni tra la sommersione e la semina si rende comunque necessario per favorire la selettività dell’applicazione dell’erbicida a base di oxadiazon. Tale pratica è indispensabile per il controllo dell’infestante Heteranthera reniformis, presente su quasi tutto il territorio risicolo. Nel caso, sempre più frequente, di applicazione del prodotto in asciutta e sommersione successiva, la pratica più diffusa prevede, invece, la distribuzione su terreno allagato. In tal caso, il periodo di tempo può essere ridotto a 1-2 giorni, venendo a mancare l’esigenza dell’attesa che la molecola si depositi sul terreno dopo essere stata in sospensione nell’acqua di sommersione. La semina avviene a spaglio con riso precedentemente ammollato, mantenendo un livello dell’acqua di sommersione di circa 5 cm. Un’alternativa è rappresentata dalla semina su terreno asciutto con seme trattato con bagnante, indispensabile per evitare il galleggiamento all’atto della sommersione, operazione eseguita immediatamente terminata la distribuzione del seme. Il sistema offre il vantaggio di non utilizzare trattrici munite di ruote metalliche, ma risulta di fondamentale importanza procedere con una sommersione repentina, pena la predazione dei semi da parte dei numerosi uccelli granivori, sempre più numerosi. In generale, la riduzione dell’intervallo sommersione-semina permette di limitare al minimo il problema delle alghe, la competizione delle malerbe acquatiche e gli effetti di intorbidamento dell’acqua provocati da vermi e crostacei. Inoltre, è vantaggioso limitare al minimo il periodo di tempo tra le operazioni di preparazione del letto di semina e la sommersione, al fine di impedire la germinazione precoce delle infestanti. Quando il riso seminato ha sviluppato una piumetta di circa 1,5-2 cm si procede all’asciutta di radicamento. Lo stadio viene raggiunto in circa 8-10 giorni per le semine di aprile, mentre occorrono 5-7 giorni nelle semine di maggio. L’intervallo è dipendente, oltre che dall’andamento termico, anche dal vigore precoce della varietà considerata. Genotipi a profilo japonica, in particolare quelli appartenenti al gruppo merceologico dei risi utilizzati per la preparazione del risotto, detengono una maggiore velocità di crescita iniziale. L’asciutta di radicamento, oltre a consentire l’affrancamento delle plantule, risulta spesso indispensabile per il controllo della proliferazione delle alghe, per eliminare eventuali fermentazioni o fenomeni di fitotossicità da erbicidi applicati in pre-semina. Durante l’asciutta di radicamento, la coltura, non beneficiando dell’effetto di termoregolazione dell’acqua di sommersione, è particolarmente sensibile agli abbassamenti termici. Nella fase colturale successiva il livello dell’acqua di sommersione segue progressivamente la crescita della coltura sino all’asciutta, programmata per l’esecuzione dei trattamenti erbicidi a cui segue, solitamente, la prima concimazione azotata in copertura. La durata di tale asciutta è strettamente legata alla strategia di diserbo utilizzata. Varia da pochi giorni, nel caso di un unico intervento con prodotti ALS inibitori (azimsulfuron, penoxulam, bispyribacsodium) o graminicidi (profoxydim, cyhalofop-butile) addizionati con erbicidi che completino lo spettro d’azione sulle “foglie larghe”, a circa 15 giorni nel caso si preveda il doppio passaggio con propanile. Tutta una serie di altre opzioni di diserbo richiede gestioni intermedie ai due casi citati. La prima concimazione azotata in copertura viene eseguita al termine delle operazioni di diserbo, su terreno asciutto, prima di risommergere la risaia. Ciò permette di ridurre al minimo le perdite di volatilizzazione dell’ammoniaca, sfruttando la penetrazione dell’acqua per portare negli strati sottosuperficiali l’azoto applicato, in genere, ureico. In alternativa, specialmente quando si utilizzano erbicidi non dotati di perfetta selettività nei confronti dell’apparato radicale del riso, è preferibile posticipare la somministrazione del concime azotato di circa una settimana rispetto all’intervento fitoiatrico, rendendo più contemporanea la disponibilità del nutriente e la capacità di assorbirlo. Nella fase di accestimento il livello dell’acqua di sommersione viene mantenuto intorno ai 5-10 cm. Livelli bassi consentono un maggiore accestimento delle piante madri e un irrobustimento dei culmi, indispensabile per evitare problemi di allettamento nelle varietà a taglia alta. Con il sopraggiungere delle alte temperature risulta utile aumentare il ricircolo dell’acqua all’interno delle camere, stante una buona disponibilità della risorsa idrica. All’inizio della fase di levata, in molte situazioni colturali è vantaggioso ricorrere a un ulteriore periodo di asciutta. Lo scopo dell’operazione è prevalentemente legato alla funzione di eliminazione di composti ridotti (acido solfidrico, ferro e manganese ridotti, acidi grassi volatili ecc.). Inoltre, lo stress provocato alla coltura impedisce la formazione di accestimenti tardivi (negativi ai fini produttivi) e migliora la resistenza all’allettamento, favorendo una ripresa della crescita degli apparati radicali e la lignificazione dei culmi. Per ottemperare agli obiettivi sopra esposti è di fondamentale importanza che l’asciutta si protragga per un periodo sufficiente a raggiungere condizioni aerobiche nel terreno. In media tale stato si ottiene in 10-15 giorni, essendo legato al tipo di terreno, alla sistemazione della risaia e all’andamento climatico. La copertura del terreno da parte della coltura è ormai in grado di scongiurare eventuali nascite di infestanti graminacee. In fase riproduttiva, in particolare durante la fase di microsporogenesi, la pianta di riso è molto suscettibile agli abbassamenti termici sotto i 15 °C, che causano il fenomeno della sterilità della pannocchia. In altri ambienti temperati di coltivazione del riso (Australia), dove, però, gli abbassamenti termici notturni sono seguiti da temperature medie giornaliere anche di 40 °C, viene attuata la tecnica di innalzamento dell’acqua, in modo da mantenere la pannocchia in formazione completamente sommersa. Il livello dell’acqua può raggiungere anche i 25 cm. Nel nostro ambiente la pratica andrebbe, prima, valutata sperimentalmente, sia per verificarne l’efficacia sia per escludere possibili effetti negativi riconducibili a una riduzione della quantità di ossigeno alla rizosfera. Infatti, come precedentemente affermato, la gestione dell’acqua raccomandata per il periodo in questione prevede bassi livelli e un buon ricircolo. La gestione dell’acqua si conclude con la decisione del momento più opportuno per intervenire con l’asciutta di pre-raccolta. Lo scopo è quello di permettere l’esecuzione delle operazioni di raccolta in modo veloce, di massimizzare la produzione e la qualità della granella e di evitare la formazione di ampie e profonde carreggiate in conseguenza del passaggio dei potenti mezzi impiegati per la raccolta. La situazione ottimale prevede il mantenimento della sommersione sino al termine della fase di maturazione cerosa. Tuttavia, alla decisione concorrono tutta una serie di condizioni pedologiche, colturali e climatiche, che devono essere valutate congiuntamente. Varietà a ciclo lungo, semine tardive o colture lautamente fertilizzate completano il ciclo con andamenti termici più freschi, posticipando così la fase di asciutta. Le capacità drenanti del terreno e la predisposizione della rete di scoline interna alle camere sono da considerare in quanto modificano la velocità di asciugatura. Se l’asciutta avvenisse troppo anticipatamente, oltre ad avere un calo produttivo, si incorrerebbe in un abbassamento della resa alla lavorazione e in un aumento dei granelli gessati. Viceversa, con asciutte ritardate rispetto all’epoca ottimale, l’umidità della granella alla raccolta potrebbe risultare troppo bassa con rischi di microfessurazioni in caso di eventi piovosi. In alcune condizioni colturali, il mantenimento prolungato dell’acqua di sommersione accelera la senescenza della pianta, che chiude anticipatamente il ciclo. Asciutte precoci si rendono necessarie nel caso della presenza di riso allettato.

Semina interrata a file e sommersione in 3a-4a foglia
Il vantaggio principale offerto dalla semina interrata riguarda l’ottenimento di investimenti adeguati e uniformi in condizioni di terreno sciolto, in cui si hanno le maggiori difficoltà di radicamento, quando si adotta la semina in acqua, o dove sono frequenti avversità come le fermentazioni, la proliferazione delle alghe e i danni da parassiti acquatici. Il maggior sviluppo dell’apparato radicale e una taglia leggermente più ridotta rispetto alla semina in acqua, rendono meno problematico il fenomeno dell’allettamento, molto frequente nelle varietà a taglia alta tipiche per la produzione del risotto. Dal punto di vista ambientale, la tecnica offre la possibilità di una minore contaminazione delle acque superficiali da parte degli erbicidi. Per contro, le perdite di azoto in forma nitrica nelle falde assumono maggiori entità, specialmente nei casi di laute concimazioni in pre-semina. Le operazioni colturali relative alla preparazione del letto di semina e la semina risultano, con il metodo della semina in asciutta, fortemente condizionate dall’andamento pluviometrico. Oltre alle difficoltà di trovare un terreno in condizioni di umidità idonee all’ottenimento di un giusto grado di zollosità attraverso l’erpicatura finale, indispensabile a consentire la germinazione dei semi, evitando la formazione di crosta in caso di pioggia, occorre prevedere quale sarà l’andamento delle precipitazioni in modo da definire correttamente la profondità di semina. In caso di precipitazioni successive alla semina, la profondità va limitata al minimo. Diversamente, nei casi delle semine di maggio, con minori rischi di precipitazioni e temperature più elevate, si deve arrivare a posizionare il seme nella zona umida, pena la necessità di un’irrigazione successiva. La rullatura successiva alla semina aiuta a preservare maggiormente l’umidità del terreno. Con il metodo della semina interrata a file, il ciclo colturale viene allungato di qualche giorno, specialmente per le semine precoci. Tuttavia, sono sconsigliate semine troppo anticipate, che espongono il seme a condizioni meteorologiche avverse a una pronta germinazione, favorendo, invece, una rapida e competitiva infestazione malerbologica. Sono così da ritenersi più adatte varietà a ciclo medio o medio-precoce, che godono di una maggiore flessibilità dell’epoca di semina. Il contenimento del riso crodo, rappresenta, infatti, una delle principali limitazioni all’impiego della coltivazione con semina in asciutta. In tali condizioni l’emergenza dell’infestante raggiunge percentuali elevatissime, essendo interessati anche i semi interrati in profondità. La varietà Clearfield, resistente agli erbicidi appartenenti alla famiglia degli imidazolinoni, efficaci su riso crodo, è risultata particolarmente adatta alla coltivazione in semina interrata, pur manifestando qualche problema per la lunghezza del ciclo colturale. L’esigenza di anticipare le semine a inizio aprile ha esposto le semine interrate ai rischi legati agli eccessi di precipitazioni e agli abbassamenti termici, tipici del periodo. Considerando i consumi idrici, con la semina interrata si ha un ritardo di circa un mese della sommersione. A fronte di un logico risparmio dei quantitativi di acqua utilizzati, anche se le perdite per percolazione sono in genere superiori rispetto alla tecnica in sommersione, si presentano, però, maggiori difficoltà per il forte fabbisogno idrico in stagione già avanzata, quando la disponibilità è più ridotta e si aggiungono le esigenze irrigue del mais. Spesso, per la sommersione dei campi, sono necessarie portate elevatissime in modo da favorire la distribuzione dell’acqua, riducendo l’infiltrazione in profondità. Occorre ricordare che la sommersione delle risaie in epoca tradizionale (metà di aprile) permette altresì l’innalzamento delle falde, che limita la capacità drenante dei terreni, e alimenta una rete di acqua di colatura, di cui si avvantaggiano le zone più estreme dei consorzi di irrigazione. In definitiva, a fronte di un risparmio idrico a livello di singolo appezzamento, la gestione dell’acqua a livello comprensoriale viene resa più problematica. Dal punto di vista parassitario, è stato ampiamente osservato che nella semina interrata, rispetto a quella in acqua, si hanno maggiori rischi di infestazione dal nematode Aphelenchoides bessey. Ciò avviene in conseguenza della stretta associazione, nel caso della semina interrata, dello sviluppo del parassita con quello della pianta. Al contrario, quando il seme viene distribuito in acqua, la carica iniziale di nematodi viene decisamente ridotta per un effetto di dispersione nell’acqua di sommersione. Per quanto concerne le varietà, quasi tutti i genotipi sono adattabili alla tecnica di semina in asciutta e sommersione in 3a-4a foglia. Le maggiori difficoltà si presentano per varietà a limitato vigore iniziale (per es. Thaibonnet) e per quelle che manifestano una certa lentezza al cambiamento fisiologico da coltura “in asciutta” a coltura “sommersa”. Particolarmente adatte si sono dimostrate le varietà molto vigorose appartenenti al gruppo merceologico dei risi utilizzati per la preparazione del risotto.

Modalità operative. Il livellamento degli appezzamenti risulta estremamente necessario, sia per evitare zone di accumulo di acqua durante il periodo in asciutta sia per consentire un livello uniforme dell’acqua nelle prime fasi dopo la sommersione. Infatti, il mantenimento della coltre di acqua a un’altezza adeguata rispetto allo sviluppo della pianta (il riso deve rimanere sommerso per circa un terzo della sua altezza) risulta indispensabile per superare velocemente la fase critica di transizione da coltura asciutta a sommersa. Il livellamento eseguito con livella a controllo laser crea, altresì, un certo costipamento che, se non eccessivo, risulta utile al fine di limitare il drenaggio dopo la sommersione. Tuttavia, quando il livellamento viene eseguito su terreno non bene asciutto, il grado di compattamento diviene negativo e spesso si presentano problemi di declino autunnale della coltura, nella seconda parte della stagione. Dopo le operazioni di preparazione del letto di semina, si procede con la semina. Si adottano normali seminatrici da frumento, in genere ad azionamento meccanico. Per quanto riguarda la concimazione azotata, la diversa gestione dell’acqua di sommersione necessita di alcune variazioni nelle dosi e nel frazionamento, rispetto alla tecnica tradizionale. La concimazione in pre-semina va limitata a soddisfare le esigenze di una buona partenza della coltura. In condizioni aerobiche i processi di nitrificazione assumono intensità ragguardevoli, per cui gran parte del fertilizzante andrebbe perso al momento della sommersione, con un duplice danno economico e ambientale. Fanno eccezione gli inibitori della nitrificazione e dalla calciocianamide, caratterizzati da una migliore performance in condizioni di asciutta. L’applicazione a inizio accestimento, programmata in pre-sommersione, risulta di fondamentale importanza per il superamento della fase di cambiamento fisiologico della pianta. Viene utilizzato, in genere, azoto ureico, dotato di notevole solubilità, in modo da favorire una certa penetrazione dell’elemento nel terreno, preservandolo dalle perdite per volatilizzazione dell’ammoniaca. Occorre non ritardare oltre i 2-3 giorni dalla concimazione la sommersione delle camere, altrimenti gran parte del concime andrebbe perso in atmosfera. In questa fase si può distribuire sino al 50% del fabbisogno totale di azoto, prestando particolare attenzione alle varietà suscettibili all’allettamento e al brusone. Infine, una quota che varia dal 30 al 40 % viene distribuita nella fase di differenziazione della pannocchia. Considerando le dosi totali di azoto, la tecnica della semina interrata e sommersione in 3a foglia richiede circa il 20% in più rispetto alla semina in acqua e sommersione continua.

Semina interrata a file e irrigazione turnata
Si tratta di una variante alla semina interrata e sommersione in 3a foglia, adottata nelle zone confinanti con i centri abitati e in situazioni di carenza idrica. È maggiormente diffusa in Lombardia, a est del fiume Ticino, nel consorzio d’irrigazione e bonifica Villoresi. Offre potenziali produttivi ridotti rispetto alle altre due tecniche, in quanto la coltura è sottoposta a maggiori stress ambientali. L’esperienza maturata ha evidenziato una maggiore sensibilità agli sbalzi termici, con conseguente aumento della percentuale di sterilità delle spighette e un incremento della suscettibilità al mal del collo e al brusone fogliare causati dal fungo Pyricularia grisea. Il miglioramento genetico specifico al problema, sviluppato dal Centro Ricerche sul Riso dell’Ente Nazionale Risi, ha selezionato agli inizi degli anni ’80 la varietà Prometeo. Dalle prove agronomiche condotte, ha dimostrato una buona produttività in condizioni di irrigazione turnata. La riduzione dei consumi idrici, prospettata dalla tecnica, ha suscitato negli ultimi anni un notevole interesse da parte degli organismi responsabili della pianificazione dell’attività agricola. La sperimentazione condotta dall’Ente Nazionale Risi intorno alla metà degli anni ’80 ha permesso di quantificare i fabbisogni irrigui, indicando i consumi e i turni irrigui. Operando con irrigazioni per scorrimento, i turni irrigui in condizioni di terreno sciolto sono stati di 10-12 giorni, mentre si allungavano a 14-16 nei suoli compatti. I volumi irrigui necessari risultavano approssimativamente di 1500 m3/ha e 1000 m3/ha nelle due condizioni pedologiche. Infine, il numero degli interventi variava da 3 a 6, a seconda delle precipitazioni e del tipo di terreno. Considerando, invece, il metodo per aspersione, su terreno sabbioso il turno ottimale è stato identificato in 8 giorni, adottando volumi di adacquamento di 300 m3/ha. Mediamente, sono stati necessari 8-10 interventi per stagione colturale. A fronte di un considerevole risparmio idrico, la tecnica risulta estremamente rischiosa per il problema di accumulo di cadmio nella granella. Anche con contenuti limitatissimi del metallo nel terreno (0,3-0,4 mg/kg), in condizioni di aerobiosi continua è possibile superare il limite ammesso per il contenuto nella granella di riso (0,2 mg/kg). Le maggiori perdite azotate e la mancanza dell’effetto della sommersione sull’emergenza e la crescita di alcune temibili malerbe richiedono un incremento dei mezzi di produzione. Inoltre, la maggiore suscettibilità della coltura alla piriculariosi favorisce un uso più intenso dei trattamenti fungicidi. Per contro, la coltura risulta maggiormente resistente agli attacchi del fitofago Lissorhoptrus oryzophilus, di recente introduzione in Italia. Il temibile coleottero curculionide, infatti, necessità delle condizioni di risaia sommersa per la deposizione delle uova e la crescita delle larve, che rappresentano lo stadio più pericoloso per i danni inferti all’apparato radicale.

Semina del riso

Semina in acqua
La semina in acqua viene effettuata su risaie sommerse con circa 5 cm di acqua. Sono di norma utilizzati spandiconcimi centrifughi a singolo o doppio piatto, portati o trainati da trattrici munite di ruote in ferro. La larghezza di lavoro va dai 12 ai 24 m. La dotazione alla trattrice del controllo satellitare di posizione permette, oggi, di evitare sovrapposizioni o fallanze di seme tra una passaggio e l’altro. Anche la disponibilità di camere di ampie e regolari dimensioni ha reso l’operazione sempre più precisa e veloce. Il seme deve essere precedentemente ammollato in acqua, onde impedire il galleggiamento una volta distribuito. Infatti, il risone da seme viene confezionato in sacchi di nylon (da 50 kg o, più diffusamente, da 400 kg), che permettono il passaggio dell’acqua una volta posti in vasche o corsi irrigui, senza deteriorarsi. Per quanto riguarda l’epoca di semina, deve considerare la lunghezza del ciclo delle varietà. L’obiettivo è quello di raggiungere la fase di maturazione con andamenti climatici ottimali a un regolare riempimento delle cariossidi. Livelli termici troppo elevati, specialmente notturni, favorirebbero una senescenza precoce e un irregolare accumulo dell’amido, con conseguenze negative sulla produzione e sulla qualità merceologica del risone. Diversamente, se l’epoca di maturazione avvenisse a stagione inoltrata, in presenza di frequenti precipitazioni, oltre alla difficoltà operativa nella raccolta, aumenterebbero notevolmente i rischi di microfessurazioni del granello. A eccezione della tecnica, che prevede l’utilizzo di erbicidi ad azione antigerminello, più è prolungato il periodo della falsa semina maggiore è il controllo della temibile infestante. In genere, con la semina in acqua, si può intervenire dalla metà di aprile sino alla fine di maggio. Le semine dopo il 10 di maggio riguardano le risaie in cui si è proceduto a una falsa semina per la lotta al riso crodo. Considerando la dose di seme, tutta una serie di condizioni concorrono alla decisione finale. Innanzitutto, la quantità di semente impiegata è dipendente all’investimento iniziale desiderato. A seconda della varietà, risultano adeguati investimenti di 200-400 plantule/m2. Occorre precisare come la capacità di accestimento sia legata alle caratteristiche genetiche della varietà, ma sia altresì dipendente dall’investimento iniziale. L’ottenimento di un’adeguata densità di pannocchie per unità di superficie può avvenire, perciò, attraverso un alto numero di piante madri e una bassa percentuale di culmi secondari, oppure con una prevalenza di accestimenti. La prima opzione è preferibile con varietà a bassa capacità di accestimento, con epoche di semina ritardate (si riduce la lunghezza della fase di accestimento) e in condizioni colturali difficili nel periodo iniziale (per es., la presenza di una forte competizione di malerbe). Densità di semina troppo elevate aumentano il rischio di allettamento della coltura, incrementano la suscettibilità agli attacchi di malattie fungine e riducono il numero di spighette per pannocchia. Sono, quindi, sconsigliate nelle varietà a taglia alta e sensibili al mal del collo. La percentuale di affrancamento dei semi è dipendente dalle caratteristiche genetiche della varietà (vigore iniziale), dalla qualità della semente (percentuale di germinabilità ed energia germinativa) e dalle condizioni agroambientali e climatiche. La quantità di ossigeno disciolto nell’acqua risulta importantissima al fine di una rapida germinazione dei semi. A tal proposito, livelli troppo elevati dell’acqua di sommersione, un limitato ricircolo dell’acqua e temperature sopra i 30 °C riducono la presenza dell’ossigeno nell’acqua. La presenza di materiale fangoso in sospensione, così come l’attività di intorbidamento dell’acqua da parte di vermi e crostacei, sono altri fattori di riduzione della percentuale di affrancamento delle plantule. L’eventuale fitotossicità da erbicidi di pre-semina e il rischio di proliferazione di alghe vanno attentamente controllati per evitare ingenti perdite di germinelli. In alcune aree ove è diffusa la rotazione colturale, con aziende non estremamente specializzate alla coltivazione del riso, risulta comodo procedere alla distribuzione del seme, trattato con tensioattivi, sul terreno asciutto e sommergere immediatamente. Il vantaggio è rappresentato dalla possibilità dell’utilizzo di trattrici gommate, molto più versatili per altri impieghi. Infine, è da ricordare il sistema di semina su terreno fangoso con la seminatrice tipo “Cabrini e Mocchi”. La tecnica, praticata solo su pochi ettari, consente investimenti regolari e una riduzione della perdita di germinelli. La seminatrice a tramoggia dotata di slitte dispone il seme sulla sommità di un “cavallotto” largo circa 4 cm. Il riso risulta così seminato a file distanziate di circa 18-30 cm. L’estrema lentezza dell’operazione è stato il motivo della mancata diffusione della pratica.

Semina interrata a file
La semina interrata a file prevede l’impiego delle stesse seminatrici utilizzate per il frumento. Il letto di semina deve essere preparato adeguatamente in modo da creare le condizioni per un regolare approfondimento del seme, senza favorire la formazione di crosta superficiale (particolarmente temibile nei terreni limosi). La profondità di semina si aggira sui 2-3 cm, ma può essere leggermente aumentata per le semine tardive o in caso di previsioni meteorologiche di assenza di pioggia. Occorre, infatti, scongiurare di dover irrigare per garantire l’umidità necessaria al processo di germinazione. L’irrigazione post-semina presenta l’inconveniente di indurire il terreno una volta asciugato, rendendo difficoltosa la crescita dell’apparato radicale. In molte situazioni pedologiche si ha poi, come conseguenza della prima irrigazione, la necessità di frequenti interventi irrigui per limitare gli effetti negativi del compattamento. Inoltre, è di fondamentale importanza che l’acqua non permanga nelle camere per più di 1-2 giorni, altrimenti si incorrerebbe nel fenomeno della moria dei germinelli per carenza di ossigeno. Nel caso, invece, di semine troppo profonde e andamenti climatici piovosi e freddi è frequente una riduzione della percentuale di emergenza, soprattutto nei terreni poco sciolti. Solo in condizioni di terreno molto asciutto e mancanza di piogge imminenti può essere utile una rullatura postsemina. L’operazione presenta il grosso inconveniente di indurire il letto di semina, di favorire la formazione di crosta superficiale nei terreni limosi, ma facilita l’emergenza in caso di limitata umidità del terreno e favorisce una maggiore efficacia degli erbicidi residuali applicati in pre-emergenza. I difetti citati si riducono di entità con l’utilizzo del rullo cambridge, rispetto al classico rullo liscio.

 


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