Volume: gli agrumi

Sezione: coltivazione

Capitolo: raccolta e post-raccolta

Autori: Salvatore Spezziga D'Aquino, Mario Schirra

Raccolta

La raccolta rappresenta la voce più importante dei costi colturali, per cui grande attenzione è costantemente posta per agevolarne e razionalizzarne tutte le fasi. Le operazioni di raccolta comprendono: a) distacco dei frutti dalla pianta e deposizione in speciali ceste a sacco o panieri (anticamente in vimini con imbottitura, oggi in plastica); b) travaso dei frutti in cassette o cassoni; c) movimentazione aziendale. Lo stacco può essere eseguito manualmente, mediante la rotazione del frutto attorno al peduncolo e il successivo strappo, o con l’ausilio di speciali forbici. Nel primo caso è necessario provvedere alla successiva rimozione del peduncolo con forbicine. Oggigiorno si preferisce raccogliere i frutti direttamente con le forbicine, per prevenire i danni meccanici causati dal peduncolo e il rischio di infezioni fungine. Per particolari mercati i frutti vengono raccolti con una porzione di rametto con foglie. La raccolta meccanizzata si effettua principalmente sugli agrumi da destinare all’industria e si basa sull’impiego di elementi scuotitori di diverse tipologie o di aria ad alta pressione che agiscono sulla chioma, oppure di scuotitori a vibrazione da applicare direttamente al tronco. L’impiego di sostanze in grado di indebolire la forza di attacco del peduncolo si è sviluppato parallelamente alla meccanizzazione, al fine di migliorarne l’efficienza. Tuttavia, gran parte dei prodotti testati (etephon, prosulfuron, metsulfuronmethyl, 5-chloro-3-methyl-4-nitro-1H-pyrazole), in misura più o meno accentuata, causa effetti dannosi sia ai frutti (dermatosi, minore resistenza alle manipolazioni, maggiore suscettibilità ai marciumi) sia alle piante (filloptosi, disseccamento di rami, minori produzioni). L’impiego di 1-metilciclopropene in combinazione con prodotti che sviluppano etilene (ethephon) può ridurre notevolmente il fenomeno della filloptosi.

Fisiologia post-raccolta

A differenza di quanto accade nei frutti climaterici, negli agrumi il raggiungimento della maturazione fisiologica non è caratterizzato da rapidi cambiamenti del colore, della consistenza, dell’acidità e degli zuccheri, e l’attività respiratoria diminuisce gradualmente dall’allegagione sino alla morte dei tessuti. Rapidi incrementi dell’attività respiratoria o della produzione di etilene avvengono solo in seguito a stress di natura fisica (sbalzi termici, squilibri idrici, improvvisa disidratazione, danni meccanici) o ad infezioni fungine. Tali cambiamenti in genere sono transitori se le cause che li hanno determinati sono di lieve entità, ma persistono sino alla morte dei tessuti nei casi in cui le alterazioni sono molto gravi. Appena il frutto è staccato dalla pianta il processo di maturazione si interrompe e il frutto si avvia alla senescenza, che è accompagnata da un graduale declino degli acidi organici, della vitamina C, degli zuccheri e dell’attività respiratoria. A seconda delle varietà e dell’intensità dell’attività metabolica, tale declino può essere molto rapido (clementine, mandarini) o più lento (limoni, pompelmi, certe varietà di arancia). La temperatura di conservazione può rallentare o accelerare questi processi e quindi incidere significativamente sulla durata della vita post-raccolta. La conservabilità dei frutti è inoltre fortemente influenzata dalle condizioni igrometriche dell’ambiente di conservazione, da cui dipende in parte l’attività traspiratoria. Un’eccessiva traspirazione può portare al raggrinzimento della buccia, alla perdita di consistenza, al distacco della rosetta e accelerare i processi di senescenza.

Le fasi di lavorazione

Dopo la raccolta, i frutti devono essere manipolati con cura per evitare o ridurre al minimo i danni meccanici (lesioni, abrasioni ecc.). All’arrivo in centrale normalmente i frutti sono sottoposti a trattamenti post-raccolta per ritardare la senescenza, controllare le alterazioni fisiopatologiche e/o migliorare l’aspetto. Di seguito saranno brevemente discusse le principali fasi di lavorazione post-raccolta degli agrumi, alcune delle quali, a seconda del tipo di frutto, dell’epoca di maturazione e della destinazione, possono non essere praticate.

Ricevimento
In molti paesi la frutta, appena arrivata in centrale, è sottoposta a un primo trattamento fungicida per poi essere collocata in appositi ambienti in attesa di essere avviata alla lavorazione. A seconda che i frutti siano stoccati in ambienti idonei con temperatura controllata o in ambienti non controllati, tale sosta può avere effetti positivi (leggera disidratazione della buccia con conseguente riduzione dei danni meccanici nelle fasi di lavorazione) o favorire il progredire di infezioni in atto e il verificarsi di nuove.

Alimentazione della linea di lavorazione
Le operazioni di lavorazione cominciano con l’alimentazione della linea. La frutta contenuta in cassette da 20 kg o cassoni (sino a 300 kg) è scaricata, manualmente o (più frequentemente) mediante l’ausilio di carrelli a forche, su trasportatori a rulli. Questa operazione deve essere condotta con la massima cura perché gli urti cui vanno incontro i frutti possono causare lesioni e ammaccature che rappresentano la via di accesso per i patogeni da ferita. In alcuni paesi i frutti vengono rovesciati in voluminose vasche piene d’acqua per ridurre gli impatti e consentire una sorta di prelavaggio. In tal caso, per prevenire il rischio d’infezione per l’accumulo di spore nell’acqua di lavaggio è necessario aggiungere agenti sanitizzanti o fungicidi. In questa fase è opportuno effettuare una prima selezione per scartare i frutti che presentano evidenti alterazioni, marciumi e pezzatura ridotta.

Lavaggio e spazzolatura
Il lavaggio può essere realizzato in linea o facendo sostare per qualche minuto i frutti in grosse vasche. La prima alternativa è più diffusa perché rende le operazioni più rapide e riduce il rischio di contaminazione favorendo il continuo allontanamento delle spore dai frutti e dalle spazzole. In genere è sempre prevista una prima bagnatura che serve ad allontanare la sporcizia più grossolana e a inumidire le incrostazioni. Il lavaggio vero e proprio è realizzato dall’azione di una serie di spazzolatrici le cui setole agiscono sui frutti man mano che avanzano. Tra le spazzolatrici sono collocati degli ugelli che erogano acqua addizionata di cloro o altri agenti sanitizzanti (ortofenilfenato sodico, carbonati) e detergenti. Una doccia di acqua potabile serve per risciacquare i frutti e ripulirli dai residui dagli agenti sanitizzanti, che possono provocare dermatosi. Se il trattamento con fungicidi residuali non è associato alla ceratura, può essere eseguito subito dopo il risciacquo bagnando i frutti con appositi erogatori. Alla fine del lavaggio l’acqua in eccesso viene rimossa facendo avanzare i frutti su rulli ricoperti di spugne in lattice, da cui l’acqua assorbita è allontanata da barre metalliche o di altro materiale, contro le quali le spugne vengono strizzate quando ruotano sotto il piano di lavoro. L’operazione di lavaggio dura 20-30 secondi. Recentemente sono stati sviluppati sistemi di lavaggio in linea con ugelli capaci di erogare acqua a elevate pressioni (100-800 psi) per favorire una più rapida ed efficace rimozione della sporcizia e delle incrostazioni, in particolare di melata associata a fumaggine. Il lavaggio dei frutti con acqua a elevate pressioni può comportare alcuni svantaggi quali la disintegrazione dei frutti marci con il rischio di contaminazione di quelli sani, la rimozione parziale della cera dalla buccia e un transitorio incremento della produzione di etilene, soprattutto se il trattamento è prolungato.

Ceratura
Con il termine di cera oggi si intende qualsiasi sostanza che possieda proprietà cosmetiche, ma anticamente si faceva riferimento esclusivamente alla cera d’api. Le cere attualmente utilizzate sono costituite in prevalenza da miscele di sostanze di origine vegetale (carnauba, candelilla, resine ecc.), di escrezione di insetti (shellac) o di derivati dei prodotti petroliferi (paraffine, polietilene ecc.). L’applicazione di cere compensa la perdita di quelle naturali rimosse durante il lavaggio e conferisce ai frutti maggiore lucentezza. Una pratica diffusa, specie in Italia, è di associare il trattamento fungicida con la ceratura, con il vantaggio di ridurre le operazioni lungo la catena di lavorazione. Ciò però rende meno efficaci i fungicidi per la loro parziale immobilizzazione nella cera e per la minore distribuzione sulla superficie del frutto, soprattutto in corrispondenza delle ferite o nelle parti apicale e basale, che sono le principali vie d’infezione. L’applicazione di cere poco permeabili può ridurre fortemente gli scambi gassosi e stimolare il metabolismo anaerobico. Alla ceratura segue normalmente la fase di asciugatura, che consiste nel passaggio dei frutti in un tunnel all’interno del quale è generato un flusso di aria calda.

Selezione e calibratura


La selezione è indispensabile per rimuovere i frutti non commerciabili a causa di danni meccanici, difetti di forma o presenza di marciumi non rilevati nella preselezione. La selezione può essere fatta manualmente o con sistemi automatizzati in cui l’integrazione di sofisticati dispositivi elettronici e ottici consente di raggiungere buoni risultati, anche se a tutt’oggi la loro efficienza è inferiore a quella della selezione manuale. La calibratura può essere realizzata meccanicamente. I sistemi moderni si basano sull’analisi delle immagini e, oltre alla calibrazione, possono effettuare la selezione in funzione della forma, del peso e del colore.

Imballaggio e confezionamento
Dopo la selezione, i frutti possono essere convogliati su diverse macchine confezionatrici a seconda delle richieste del mercato e della loro caratteristica commerciale. Le varietà pregiate possono essere etichettate e sistemate manualmente, mentre quelle meno pregiate possono essere destinate al riempimento di cassette alla rinfusa. Il confezionamento con film plastici è poco diffuso in Italia. Normalmente è eseguito nei magazzini di stoccaggio dei supermercati prima di inviare il prodotto sui banchi di vendita. In altri paesi l’applicazione di pellicole plastiche è praticata non solo per ragioni di marketing, ma anche per l’effetto fisiologico che queste possono avere sul frutto. In tal caso la scelta del film è condizionata: a) dalla permeabilità al vapore acqueo; b) dalla permeabilità ai gas; c) dalla brillantezza e dalla capacità di aderire al frutto. La scelta ottimale di un film plastico può ridurre l’attività metabolica, le perdite di peso, l’invecchiamento e consentire la conservazione a temperatura ambiente anche per periodi prolungati.

Deverdizzazione

La deverdizzazione si effettua mediante trattamenti post-raccolta con etilene per accelerare la degradazione della clorofilla nelle varietà precoci che presentano le dovute caratteristiche di qualità interna, quando la buccia non ha raggiunto la completa pigmentazione. Il trattamento viene effettuato all’interno di celle nelle quali si mantengono livelli di etilene compresi tra 2 e 10 ppm. La presenza di anidride carbonica rallenta il processo di degradazione della clorofilla sino a bloccarlo del tutto quando supera il 4%. Al contrario, la presenza di ossigeno accelera la degradazione della clorofilla e favorisce una più omogenea colorazione dei frutti. Per questo motivo si utilizzano miscele di etilene con elevate concentrazioni di ossigeno. Per i mandarino-simili la temperatura ottimale per la deverdizzazione è intorno a 20 °C, mentre per le arance è di circa 25 °C. Temperature più elevate accelerano la degradazione della clorofilla ma portano allo sviluppo di una colorazione meno intensa; al contrario, temperature più basse migliorano la colorazione ma rallentano la scomparsa della clorofilla. In tutti i casi è necessario assicurare valori di umidità relativa del 90-95%, per ridurre l’indebolimento dei tessuti, l’eccessiva traspirazione, il distacco della rosetta e favorire la cicatrizzazione delle ferite. I frutti da sottoporre a deverdizzazione devono aver raggiunto un buon grado di maturazione e presentare nella buccia i pigmenti responsabili della colorazione tipica; frutti raccolti troppo in anticipo non sviluppano una buona colorazione. Il trattamento con etilene rende i frutti più suscettibili all’attacco di alcuni funghi, le cui spore si trovano quiescenti sulla buccia o alla base della rosetta (antracnosi, marciume basale). Per questo motivo in molti paesi la deverdizzazione è preceduta da un trattamento fungicida in combinazione con l’acido 2,4-diclorofenossiacetico (2,4-D), se ne è consentito l’uso.

Principali alterazioni patologiche

Numerose sono le alterazioni microbiologiche che possono interessare gli agrumi dopo la raccolta. Tuttavia molte di esse compaiono solo sporadicamente e rivestono un interesse più scientifico che pratico. Altre, invece, sono universalmente diffuse e causano ingenti danni economici se non opportunamente controllate. Di seguito sono descritte quelle di maggior interesse economico. In Italia, a differenza di molti altri paesi agrumicoli, i fungicidi consentiti pre-raccolta sono molto limitati.

Muffa verde e muffa azzurra
La muffa verde (Penicillium digitatum) e la muffa azzurra (Penicillium italicum) rappresentano le alterazioni microbiologiche più diffuse a livello mondiale. Sono funghi da ferita che necessitano vie di accesso, anche di piccole dimensioni, per infettare il frutto. Le spore sono trasportate dal vento e possono sopravvivere anche per lunghi periodi prima di germinare. Lo stadio iniziale dell’infezione si manifesta con un rammollimento di forma più o meno circolare a carico dei tessuti della buccia e di quelli sottostanti, che assumono un colore marrone chiaro. Con l’avanzare dell’infezione quest’area si allarga e dal centro compaiono prima il micelio di colore bianco e successivamente le spore, che sono di colore verde olivastro (P. digitatum) o azzurro (P. italicum). La temperatura ottimale per lo sviluppo dei due agenti è di 20-28 °C; in queste condizioni 2-3 giorni dopo l’infezione si può notare la comparsa delle spore. La muffa verde a temperatura ambiente si sviluppa più rapidamente della muffa azzurra. Lo sviluppo di entrambi i funghi rallenta al diminuire della temperatura, sino ad arrestarsi a 0-1 °C. In condizioni refrigerate (5-10 °C) lo sviluppo della muffa azzurra prevale sulla crescita di quella verde. I due funghi possono svilupparsi anche contemporaneamente sullo stesso frutto. La muffa verde generalmente non attacca i frutti vicini, ma la fuoriuscita di liquidi dai frutti marci e l’abbondanza di spore prodotte possono diffondersi sui frutti sani adiacenti, alterandone l’aspetto estetico. Lo sviluppo di questi funghi può essere controllato mediante trattamenti postraccolta con ortofenilfenato di sodio, tiabendazolo o imazalil.

Marciume acido (Geotrichum candidum)
È un’altra alterazione microbiologica da ferita diffusa in tutte le aree agrumicole, soprattutto nelle annate particolarmente piovose. Il fungo si diffonde dal terreno per frammentazione delle ife, che originano piccole catene di artrospore. Sebbene difficilmente trasportate dal vento, gli organi di diffusione possono contaminare i frutti della parte bassa della chioma su cui sono veicolate dagli schizzi di acqua provocati dalle piogge. Vettori del fungo sono pure numerosi insetti, soprattutto del genere Drosophila, attratti dai frutti marci. In Italia i fungicidi autorizzati per il post-raccolta degli agrumi non sono attivi contro l’agente del marciume acido. Per ridurre il rischio d’infezione è importante manipolare i frutti delicatamente al fine di abbassare l’incidenza di microferite durante la raccolta e le successive operazioni e trattare i frutti con acqua addizionata di cloro appena arrivano in centrale. La temperatura ottimale per lo sviluppo del fungo è compresa tra 20 e 30 °C; temperature inferiori a 5 °C bloccano l’attività del fungo, che riprende a crescere rapidamente in seguito al trasferimento dei frutti a temperatura ambiente.

Marciume nero (Alternaria citri)
È un fungo molto diffuso in tutte le aree agrumicole. Generalmente l’infezione avviene in campo, dove le spore sono portate dal vento. Il fungo può rimanere quiescente per lunghi periodi nei tessuti della rosetta per poi penetrare e svilupparsi lungo l’asse carpellare durante la frigoconservazione, in seguito al distacco o alla perdita parziale di vitalità della rosetta. In campo la penetrazione può interessare tutta la buccia, ma solitamente avviene dalla parte stilare, specie nelle varietà del gruppo Navel; in tal caso è ben evidente una caratteristica tacca di colore marrone chiaro. Normalmente i frutti colpiti colorano prima per la produzione di etilene, indotta dal fungo, e cascolano prematuramente. Quando l’infezione si sviluppa all’interno del frutto i primi tessuti a essere attaccati sono quelli dell’asse carpellare. I tessuti colpiti assumono una caratteristica colorazione nera. Il più delle volte, specie in frigoconservazione, l’infezione si sviluppa all’interno del frutto senza manifestare alcun sintomo esterno. Per la scarsa efficacia dei fungicidi autorizzati nei trattamenti post-raccolta la lotta deve essere effettuata in campo.

Marciume bruno (Phytophthora spp.)
Può arrecare gravi perdite nelle annate particolarmente piovose. Il fungo vive soprattutto nel suolo, dove in seguito a piogge abbondanti e durature differenzia sporangi e zoospore. Gli schizzi d’acqua causati dalle piogge trasportano le zoospore sulla superficie dei frutti, specie se le piante sono allevate basse. La buccia dei frutti infetti assume una colorazione marrone scura e una consistenza cuoiosa. L’odore emanato dai tessuti alterati è tipico e inconfondibile. L’infezione può avvenire in campo e manifestarsi dopo la raccolta, ma anche verificarsi in centrale o durante il trasporto. Nessun fungicida tra quelli registrati per il post-raccolta è efficace contro il marciume bruno. Dopo la raccolta, l’immediata immersione dei frutti in acqua calda (45-52 °C) per 2-3 minuti può bloccare lo sviluppo della malattia. Trattamenti eseguiti in campo con fosfonati e sali di rame al terreno e alla parte bassa della chioma e con metalaxil al terreno, unitamente a una corretta conduzione agronomica dell’agrumeto (inerbimento, mantenimento di una minima distanza della parte bassa della chioma dal suolo), sono sufficienti a tenere sotto controllo la malattia.

Antracnosi (Colletotrichum gloeosporioides)
Fungo non molto pericoloso, può diventarlo in seguito a prolungati periodi di esposizione a elevate concentrazioni di etilene durante la deverdizzazione, che causano un eccessivo invecchiamento dei tessuti e creano le condizioni ideali per lo sviluppo del fungo.

Altri agenti di marciumi
Numerosi altri patogeni possono causare marciumi, soprattutto in seguito a lunghi periodi di conservazione refrigerata. Tra essi, Botrytis cinerea, Aspergillus niger, Septoria spp., Diplodia natalensis, Phomopsis citri, Fusarium spp., Rhizopus stolonifer, e l’agente della piticchia batterica, Pseudomonas syringe pv syringe.

Sanitizzazione

L’igiene degli ambienti di lavorazione è di fondamentale importanza per il buon controllo dei marciumi, specie di quelli causati dai penicilli, le cui spore si diffondono facilmente nell’aria e possono restare vitali per molto tempo. Un buon programma di sanitizzazione parte dalla progettazione dei locali. Di fondamentale importanza è, per quanto possibile, prevedere ambienti separati per le diverse operazioni (stoccaggio, celle frigorifere, preselezione, locali di deposito per cassette per la raccolta, locali per il confezionamento) perché ciò facilita le pulizie e costituisce un ostacolo alla diffusione delle spore. La sanitizzazione si basa su alcune regole fondamentali come: a) allontanare giornalmente dagli ambienti di lavoro e dalle macchine tutti i frutti marci, le foglie, i rami e la sporcizia; b) evitare di lasciare i frutti marci a contatto con l’aria durante la selezione, depositandoli in contenitori richiudibili e avendo cura di allontanarli quanto più frequentemente dai locali; c) non accatastare frutti marci, residui di rami e foglie negli spazi attorno alla centrale in attesa di rimuoverli periodicamente; d) pulire periodicamente l’ambiente di lavoro, le macchine, le attrezzature, le cassette ecc. con vapore caldo o con opportuni agenti sanitizzanti (ipoclorito di sodio, sali quaternari, acido iperacetico); e) educare il personale a lavarsi le mani ogniqualvolta rientra al lavoro e a non toccare i frutti sani se è venuto a contatto con frutti marci.

Agenti sanitizzanti

Il cloro è l’agente sanitizzante più utilizzato per le sue proprietà disinfettanti. Il suo impiego, oltre che come agente sanitizzante per la disinfezione dei locali e delle macchine, è consentito anche per la sanitizzazione dell’acqua di lavaggio e per abbassare la carica microbica sulla superficie dei frutti per il largo spettro di azione che lo caratterizza. La sua attività si limita solo alle spore presenti sulla superficie dei frutti; non è in grado di agire contro le infezioni già in atto per l’incapacità di penetrare nei tessuti. In commercio sono disponibili ipoclorito di sodio, ipoclorito di calcio e cloro allo stato gassoso; le prime due forme sono facilmente utilizzabili, mentre l’ultima richiede dispositivi di sicurezza specifici essendo molto rischiosa per gli operatori. I sali quaternari rappresentano una buona alternativa per mantenere l’igiene degli ambienti di lavoro e delle macchine operatrici, ma il loro impiego non è ammesso sui prodotti alimentari; per cui bisogna evitare che nella linea di lavorazione e nelle superfici che vengono a contatto con i frutti restino residui. L’acido iperacetico, oltre a poter essere utilizzato per la pulizia degli ambienti di lavoro, si presta a essere impiegato per la sanitizzazione dell’acqua di lavaggio dei frutti. Promettente appare anche l’impiego dell’ozono per la sanitizzazione dell’acqua di lavaggio dei frutti.

Fungicidi

Il mezzo più efficace per ridurre le alterazioni microbiologiche è l’impiego di fungicidi in post-raccolta. Tuttavia la loro efficacia è condizionata dallo stato dei frutti al momento della raccolta: in partite provenienti da campi con elevata pressione dei patogeni sarà molto difficile controllare opportunamente i marciumi dopo la raccolta. È necessario, pertanto, adottare opportune misure profilattiche durante il ciclo produttivo. Adeguati interventi di potatura, che riducano il rischio di danni meccanici per lo sfregamento dei frutti contro i rami, equilibrate concimazioni azotate e alcuni trattamenti di campo con sali di rame a fine autunno-inizio inverno possono efficacemente contenere l’incidenza dei marciumi post-raccolta, specie in annate particolarmente favorevoli allo sviluppo dei patogeni. In Italia gli unici fungicidi consentiti per il post-raccolta sono l’ortofenilfenato sodico (SOPP), il tiabendazolo (TBZ) e l’imazalil (IMZ). Il SOPP è molto solubile in acqua. In soluzione acquosa dà origine all’ortofenilfenato (OPP) e all’ortofenifenolo (HOPP). L’equilibrio dei due composti dipende dal pH della soluzione e dalla concentrazione di SOPP disciolta in acqua. La forma indissociata (HOPP) possiede un ampio spettro di azione ed è letale per molti microrganismi alla concentrazione di 200-400 ppm. Sotto questa forma è in grado di penetrare rapidamente nei tessuti, superando la cuticola, ma può dare origine a gravi fenomeni di fitotossicità, in particolare se la temperatura della soluzione è elevata e i tempi di contatto prolungati. Al contrario, l’OPP è meno attivo ma anche meno fitotossico; non è in grado di superare la cuticola, ma entra attraverso le ferite legandosi ai tessuti danneggiati, in cui, in presenza di acidi organici, si trasforma nella forma indissociata (HOPP). Il risciacquo con acqua fresca rimuove quasi tutto l’OPP e l’HOPP presenti sulla superficie del frutto ma lascia gran parte dell’OPP venuto a contatto con le ferite. Grazie a questi aspetti particolari il trattamento con SOPP garantisce una buona sanitizzazione della superficie dei frutti e assicura una certa protezione anche dopo il risciacquo. La somministrazione dei fungicidi come doccia sui frutti appena giunti in centrale, ancora sistemati in cassette o in cassoni palettizzati, è diffusa in molti paesi. La sospensione può essere erogata senza recupero o essere riutilizzata, in tal caso è importante aggiungere un agente con funzione sanitizzante per devitalizzare le spore dei funghi verso cui il fungicida non è attivo. In Florida, per esempio, il TBZ è impiegato in associazione con il cloro. In alternativa alla somministrazione del fungicida sotto forma di doccia, le unità palettizzate possono essere immerse in voluminosi vasconi. Nel caso si intenda associare uno o più prodotti bisogna sempre verificarne la compatibilità (l’IMZ, per esempio, non è compatibile con il cloro). La sospensione fungicida somministrata anche per nebulizzazione direttamente nei magazzini di stoccaggio o nelle celle frigorifere è una valida alternativa al trattamento per doccia e all’immersione per la sua facilità di applicazione, anche se meno efficace. La nebulizzazione si presta anche per sanitizzare le celle frigorifere.

Mezzi di difesa fisici

I mezzi fisici per il controllo dei marciumi suscitano molto interesse per il fatto che non lasciano residui sui frutti, tuttavia il loro trasferimento a livello commerciale stenta ad affermarsi per i maggiori costi rispetto a quelli chimici. L’impiego delle radiazioni ionizzanti e dei raggi ultravioletti è ampiamente sfruttato in molti settori del sistema agroalimentare, ma trova scarsa applicazione nel post-raccolta degli ortofrutticoli. Il condizionamento termico mediante esposizione dei frutti a temperature di 36-38 °C in ambiente saturo di umidità per periodi di 2-3 giorni ha dato risultati interessanti nel controllo dei marciumi causati dai penicilli, riducendo la vitalità delle spore e facilitando la cicatrizzazione delle ferite. Il condizionamento termoigrometrico può migliorare la tolleranza dei tessuti alle basse temperature. Tuttavia in alcune prove sperimentali è stata riscontrata una maggiore suscettibilità dei frutti nei confronti degli agenti responsabili del marciume bruno. I trattamenti per immersione dei frutti per 2-3 minuti in acqua riscaldata a 50-53 °C sono efficaci per ridurre e/o rallentare lo sviluppo dei penicilli. L’uso combinato dei fungicidi con acqua calda consente di esaltare l’efficacia dei principi attivi e di ridurne le concentrazioni (sino a 4-5 volte) rispetto ai trattamenti a temperatura ambiente. I trattamenti con acqua calda trovano applicazione in quei paesi in cui è previsto un prelavaggio dei frutti per immersione, come in California, in cui all’acqua calda sono aggiunte sostanze, come i carbonati, ad azione detergente e/o fungicida/ fungistatica. L’applicazione non corretta della termoterapia (condizionamento termico o immersione in acqua calda) può causare effetti fitotossici sui frutti (imbrunimento, ustioni, disidratazione).

Disinfestazione

Gli agrumi destinati ai mercati esteri devono essere soggetti a disinfestazione contro gli insetti della frutta, specialmente la mosca. Nel passato la disinfestazione dei frutti era eseguita mediante fumigazioni con bromuro di metile o di etilene, ma a causa della loro tossicità il loro uso non è più consentito. Attualmente la disinfestazione dei frutti viene eseguita mediante trattamenti con flussi di aria umida riscaldata o vapore riscaldato o mediante trattamenti di quarantena a regime di freddo. In tutti i casi si deve operare secondo protocolli internazionali per assicurare la completa devitalizzazione di tutti gli stadi degli insetti da quarantena. Per esempio, gli agrumi possono essere disinfestati sottoponendoli a un flusso di aria calda a 44 °C per 100 minuti, dopo che il centro del frutto avrà raggiunto l’equilibrio termico. Non tutte le cultivar sono tolleranti ai trattamenti a caldo per cui è importante verificarne la risposta prima di ogni trasferimento a livello commerciale.

Frigoconservazione

La vita post-raccolta degli agrumi è limitata dallo sviluppo dei patogeni, dai cambiamenti dei parametri di qualità interna (riduzione dell’acidità, degli zuccheri, della vitamina C ecc.) per effetto dell’attività respiratoria e dalla perdita di peso e dalla comparsa di alterazioni visive indotte dalla traspirazione. Riducendo la temperatura nell’ambiente di conservazione si creano condizioni sfavorevoli per lo sviluppo dei patogeni e si abbassa l’attività respiratoria e la traspirazione, effetti che si traducono in un prolungamento della vita post-raccolta. Tuttavia, come in tutti i prodotti ortofrutticoli, basse temperature di conservazione possono causare danni da freddo. Le potenzialità di vita post-raccolta e la risposta alla frigoconservazione dipendono da molti fattori, come la varietà, l’area geografica, le particolari condizioni pedoclimatiche, le pratiche colturali e l’andamento climatico stagionale. Per esempio, le arance prodotte in Florida possono essere conservate per diversi mesi a 0-1 °C, mentre le temperature consigliate per le stesse varietà prodotte in California sono di 3-5 °C; allo stesso modo, i pompelmi prodotti in Florida sono più tolleranti alle basse temperature di quelli californiani. Il grado di maturazione al momento della raccolta è un altro fattore che ne condiziona la risposta alle basse temperature; normalmente più avanzato è il grado di maturazione, minore è la potenziale vita post-raccolta, anche se la suscettibilità alle basse temperature è più marcata nei frutti raccolti a inizio e a fine stagione. Le arance bionde e gran parte dei mandarino-simili sono meno sensibili ai danni da freddo e sono conservati a 5-6 °C e 90-95% UR, anche se possono sopportare temperature di 1-2 °C. La risposta delle arance pigmentate alle basse temperature è molto variabile, anche perché esistono numerosi cloni con caratteristiche fisiologiche ben differenziate, soprattutto per quanto riguarda il Tarocco. Le condizioni suggerite sono di 8-10 °C e 90-95% UR, anche se in varie prove sperimentali non è stata osservata comparsa di danni da freddo in seguito a prolungati periodi di esposizione a 1-2 °C. Limoni, limette e pompelmi sono le specie più suscettibili, in cui temperature inferiori a 10 °C possono causare gravi danni a livello sia di epicarpo sia dei tessuti dell’endocarpo; le condizioni di conservazione suggerite sono di 10-12 °C e 90-95% UR.

 


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