Volume: il pesco

Sezione: ricerca

Capitolo: portinnesti

Autori: Filiberto Loreti

Introduzione

L’uso del portinnesto è una pratica molto antica e risale all’epoca in cui è stata applicata la tecnica dell’innesto. Gli obiettivi perseguibili con l’impiego del portinnesto sono molteplici, tra i quali rivestono particolare importanza il controllo dello sviluppo vegeto-produttivo degli alberi e la resistenza agli stress biotici e abiotici. Le caratteristiche richieste a un buon portinnesto sono diverse anche se, per ovvi motivi, non si possono riscontrare tutte in un medesimo soggetto. Premesso quindi che non esiste un portinnesto “ideale”, che possa cioè soddisfare le molteplici esigenze richieste da una moderna frutticoltura, è necessario orientarsi verso quei soggetti che possono esprimere al meglio le loro caratteristiche. Notevoli progressi sono stati raggiunti grazie al lavoro di miglioramento genetico svolto da diverse istituzioni scientifiche che, attraverso complessi programmi di incrocio e selezione, o più semplicemente mediante selezione clonale, o con avanzate tecniche di mutagenesi, si sono posti sempre l’obiettivo di ottenere materiale genetico che rispondesse ai requisiti richiesti da una moderna frutticoltura. La ormai maturata convinzione dei vantaggi conseguibili dal punto di vista tecnico-economico con l’uso di appropriati soggetti, selezionati sotto il profilo sia genetico sia sanitario, ha fatto sì che la loro richiesta aumentasse non solo considerevolmente, ma si orientasse su materiale con caratteristiche sempre più pregevoli. La gamma dei portinnesti del pesco, piuttosto limitata fino a qualche decennio fa, è attualmente aumentata sensibilmente grazie anche alle moderne tecniche di propagazione, quali soprattutto le colture in vitro. Pertanto, considerata l’ampia disponibilità di soggetti sul mercato vivaistico internazionale, è divenuta indispensabile la conoscenza delle caratteristiche bioagronomiche di ciascuno di essi in modo da agevolare tecnici e frutticoltori nel sempre non facile compito di effettuare una loro appropriata scelta. Allo scopo di facilitare tale scelta, si ritiene opportuno riportare la descrizione dei portinnesti più conosciuti o per lo meno di quelli che, attraverso la recente sperimentazione, hanno fornito i risultati più interessanti.

Principali portinnesti

Franco
Ottenuto da cultivar prevalentemente destinate all’industria di trasformazione, dà origine a piante eterogenee. Spesso vengono preferiti i semenzali ottenuti da Persica sylvestris, detti anche “franco jugoslavo”, di origine balcanica e caratterizzati da una minore eterogeneità e da noccioli più piccoli. Presentano, però, un tasso di infezione virale del 5-10%. Il franco possiede una germinabilità dei semi variabile dal 60% all’80%, preferendo terreni fertili, freschi e ben drenati, nei quali sviluppa un apparato radicale esteso e profondo. Induce una buona vigoria e precoce messa a frutto. La produttività risulta da media a elevata anche sui terreni siccitosi, sebbene non tolleri quelli umidi, pesanti e calcarei (massimo 6-8% di calcare attivo). Tale portinnesto viene sempre meno utilizzato per nuovi impianti, cedendo il posto alle più recenti selezioni che, oltre a essere geneticamente omogenee, presentano caratteristiche più interessanti.

Selezioni del franco
Comprendono soggetti che si differenziano tra di loro per diverse caratteristiche bioagronomiche e grado di suscettibilità a differenti fitopatie. Di queste alcune vengono sempre meno utilizzate, come il GF 305, altre, invece, si stanno sempre più diffondendo come alcune della serie P.S. dell’Università di Pisa e altre recentemente costituite in Francia, come il Montclar®.

GF 305. È un portinnesto vigoroso, caratterizzato da un’elevata omogeneità di sviluppo delle piantine in vivaio. È affine con tutte le varietà di pesco e nettarine, sulle quali induce un’elevata vigoria. A causa dell’eccessiva sensibilità ad Agrobacterium, Phythophthora, nematodi galligeni e alle virosi, anche in Francia viene, attualmente, sempre meno utilizzato.

Serie P.S. È stata costituita dal Dipartimento di Coltivazione e Difesa delle Specie Legnose “G. Scaramuzzi” dell’Università di Pisa, attraverso la selezione di oltre 1300 semenzali di peschi spontanei provenienti da varie regioni italiane e da altri Paesi. Le selezioni più interessanti, per le loro caratteristiche bioagronomiche, sono P.S. A5, P.S. A6, P.S. A7 e P.S. B2, selezionati principalmente per la loro omogeneità e per la diversa vigoria indotta sul nesto, risultando il P.S. A6 il più vigoroso (simile al franco slavo), mentre il P.S. B2, il P.S. A7 e il P.S. A5 sono rispettivamente del 10-15%, 15-20% e del 20-25% meno vigorosi del P.S. A6 e per i quali si ritiene opportuno riportare qui di seguito una sintetica descrizione.

P.S. A5. Caratterizzato da un’elevata uniformità dei semenzali, presenta un buon sviluppo dell’apparato radicale e un rapido accrescimento in vivaio. È compatibile con tutte le varietà di pesco, nettarine e percoche e ha mostrato un buon comportamento anche con l’albicocco. Induce una vigoria inferiore del 20-25% rispetto al franco comune e al P.S. A6, uno sviluppo molto uniforme, un’elevata produttività e un’ottima efficienza produttiva. Inoltre anticipa l’entrata in produzione delle piante, migliorando la qualità dei frutti, sia come contenuto zuccherino e pezzatura sia come colorazione. Rispetto al franco è leggermente più resistente all’asfissia radicale, mentre presenta la medesima tolleranza al calcare ed è resistente anche alle tracheomicosi. In definitiva, si può affermare che il P.S. A5 rappresenta un ottimo portinnesto per il pesco, da preferire per i terreni fertili e cultivar anche vigorose e/o precoci, per costituire impianti con densità medio-elevate.

P.S. A6. Dotato di un’elevata uniformità genetica, manifesta una rapida crescita in vivaio. Induce una vigoria elevata che, nei terreni dotati di scarsa fertilità, è risultata leggermente inferiore al GF 677. Fornisce un’elevata produttività, risultata soddisfacente anche in terreni poveri o in assenza di irrigazione, grazie allo sviluppo dell’apparato radicale che possiede un ottimo ancoraggio.

P.S. A7. Anche questa selezione si contraddistingue per un’elevata uniformità dei semenzali che hanno mostrato un rapido accrescimento in vivaio. Come gli altri franchi teme i terreni umidi, pesanti e non drenati, mentre è adatto per quelli freschi, di media o elevata fertilità. Induce una vigoria di circa il 15-20% inferiore rispetto al franco comune, una buona produttività, associata a una soddisfacente qualità dei frutti. Per la media vigoria indotta nel nesto, il P.S. A7 potrebbe consentire l’adozione di sesti di impianto leggermente più ridotti anche in terreni freschi e fertili o con cultivar vigorose.

P.S. B2. Soggetto che ha mostrato un buon accrescimento in vivaio, ma anche una certa sensibilità all’oidio. L’apparato radicale è ben sviluppato e possiede un ottimo ancoraggio. Si propaga anche per talea legnosa mediante la tecnica del riscaldamento basale, previo trattamento con IBA a 1000 ppm. Con la micropropagazione, i migliori risultati (90% di radicazione) sono stati ottenuti con il substrato MS per l’allungamento e WPM per la radicazione. Sensibile all’asfissia radicale e al calcare come gli altri peschi franchi, ha mostrato di risentire meno della stanchezza del terreno, probabilmente per la maggiore resistenza al Pratylenchus vulnus. È adatto anche per i terreni compatti, purché non siano soggetti a ristagni idrici. Induce una vigoria medio-elevata, comunque inferiore del 10-15% rispetto al franco jugoslavo. Anche la produttività è risultata elevata, anticipando di qualche giorno la maturazione dei frutti, che sono risultati di ottima qualità.

Rubirà. Semenzale di Prunus persica, così denominato per il colore rosso delle foglie che consentono di distinguere facilmente le fallanze in vivaio. Le piante madri sono molto produttive. I semenzali sono molto omogenei, vigorosi, con un rapido sviluppo in vivaio; sono leggermente sensibili all’oidio, ma resistenti all’afide Myzus persicae. Induce una vigoria inferiore di circa il 15-20% rispetto al GF 305, una precoce messa a frutto e una buona produttività. Per tali motivi, viene consigliato per cultivar vigorose che entrano in produzione più tardi, nonché per aumentare le densità di piantagione. Questo soggetto, rispetto agli altri franchi, ha mostrato una minore sensibilità all’Agrobacterium tumefaciens e al Pratylenchus vulnus, è risultato sensibile, invece, ai nematodi Meloidogyne incognita e arenaria. Inoltre, su tale soggetto, è stata segnalata, sia in Francia sia in Italia, una moria di piante che si manifesta già al 3°-4° anno dall’impianto.

Higama. Soggetto selezionato da una popolazione di semenzali introdotti dal Giappone nel 1960 e caratterizzato da piante madri molto produttive (fino a 500 kg di noccioli/ha). Induce una elevata vigoria e viene ritenuto adatto per cultivar precoci caratterizzate da un’elevata produttività. Manifesta una spiccata sensibilità alla clorosi e all’Agrobacterium tumefaciens, mentre risulta piuttosto tollerante ai nematodi Meloidogyne javanica e incognita.

Montclar® Chanturge. Anche questo soggetto presenta caratteristiche simili al precedente per l’elevata produttività delle piante madri, per l’omogeneità e il vigore dei semenzali in vivaio, nonché per l’elevata vigoria indotta sulle piante innestate. Si differenzia dall’Higama per la maggiore resistenza alla clorosi e alle carenze di Fe e Mg nel terreno. È il portinnesto maggiormente usato, in Francia, per i nuovi impianti di pesco.

Siberian C. Soggetto caratterizzato da semenzali molto omogenei che manifestano un’elevata resistenza al freddo, indotta anche sulle piante innestate. Induce una vigoria media o medio-scarsa e una rapida entrata in produzione. Anche la produttività e l’efficienza produttiva sono risultate soddisfacenti. Induce, inoltre, un leggero anticipo di maturazione dei frutti e una minore sensibilità delle piante al cancro da C. leucostoma.

Soggetti derivanti dal susino e sue selezioni
Appartiene a questo gruppo una vasta gamma di soggetti, tuttavia relativamente pochi sono quelli che hanno trovato una larga diffusione commerciale. In generale, rispetto al franco, offrono il vantaggio di essere più resistenti all’asfissia radicale, alla clorosi da calcare, ai terreni affetti da stanchezza, nonché ad alcuni patogeni. D’altra parte, bisogna sottolineare che questi soggetti sono spesso più esigenti dal punto di vista nutrizionale, manifestano uno sviluppo più irregolare, una più o meno accentuata attività pollonifera e una frequente disaffinità di innesto. Queste caratteristiche negative, presenti in misura più o meno accentuata in quelli che possiamo definire soggetti “storici”, come Akerman, Brussel, Common Plum, Common Mussel, Pershore ecc., con l’intenso lavoro di miglioramento genetico, sono quasi completamente scomparse. Pertanto, nell’ambito di questo gruppo, verranno presi in considerazione i soggetti più conosciuti e quelli che possiedono caratteristiche di un certo interesse.

San Giuliano A. Anche se con il termine di San Giuliano si comprende una popolazione di susini riferibili alla specie P. insititia, nell’ambito della stessa si riscontrano genotipi che, per caratteri morfologici, sono più assimilabili al P. domestica. Si tratta di popolazioni geneticamente complesse, probabilmente derivate da incroci naturali di varie specie. Motivo, questo, della grande variabilità dei semenzali che si ripercuote negativamente sull’eterogeneità di sviluppo indotta sul nesto, nonché sull’affinità di innesto. Per questo motivo presso la ex Stazione Sperimentale di East Malling sono stati selezionati diversi cloni (A, B, C, G, J, K), tra i quali il più interessante e quello che ha trovato maggiore diffusione è il San Giuliano A. Questo clone si moltiplica piuttosto bene per propaggine di trincea, ma anche per talea in pieno campo, dando una soddisfacente percentuale di radicazione. Manifesta un buon sviluppo in vivaio ed è affine con le principali cultivar di pesco. Per la sensibilità ai terreni clorosanti, alle basse temperature e a diversi parassiti attualmente viene utilizzato poco.

San Giuliano GF 655/2. Si propaga per propaggine di trincea e per talea legnosa (fino all’80% di radicazione); buoni risultati sono stati ottenuti anche con la micropropagazione. Possiede un apparato radicale piuttosto superficiale e pertanto poco idoneo per i terreni siccitosi; tollera abbastanza bene i terreni calcarei, pesanti, asfittici e stanchi, ma in minor misura rispetto al GF 1869. Prove sperimentali, condotte su terreni reimpiantati con pesco, hanno dimostrato che il GF 655/2 presenta una mortalità sensibilmente inferiore a quella del GF 677 e del franco. Induce una vigoria media-bassa, una precoce fruttificazione e una produttività ed efficienza produttiva soddisfacenti. Per tali caratteristiche, questo soggetto risulta idoneo per costituire impianti a densità medio-elevata anche in terreni caratterizzati da un’alta fertilità. L’attività pollonifera è inferiore a quella del GF 1869 e si può contenere senza difficoltà con il diserbo chimico lungo il filare. Questo soggetto è risultato piuttosto resistente ad Agrobacterium tumefaciens e a Stereum purpureum.

GF 43. Portinnesto clonale che si propaga bene in vitro mentre per margotta di ceppaia e talea legnosa ha dato risultati poco soddisfacenti (circa 40-50% di radicazione). Dotato di un apparato radicale profondo ed espanso, questo soggetto manifesta una buona tolleranza ai terreni leggermente calcarei, umidi e pesanti e pertanto anche all’asfissia radicale, sostituendo, in tali condizioni, efficacemente il franco. Induce un’elevata vigoria (paragonabile al franco) e un’ottima affinità con tutte le cultivar saggiate. Tuttavia è stata rilevata una più lenta entrata in produzione, una maturazione dei frutti piuttosto scalare e un’efficienza produttiva degli alberi spesso insoddisfacente. Rispetto agli altri cloni di susino (GF 1869 e GF 655/2), è quello che manifesta la minore attività pollonifera, che risulta molto limitata. Questo soggetto ha manifestato di essere relativamente sensibile alla stanchezza del terreno e piuttosto suscettibile al chlorotic leaf spot (CLSV), che può determinare disaffinità di innesto. È indispensabile, pertanto, usare materiale esente da virus.

Tetra. È un Prunus domestica ottenuto per libera impollinazione della cultivar Regina Claudia Verde. Si propaga facilmente sia in vitro sia per talea legnosa con trattamenti a base di IBA a 2000 ppm. Le piante in vivaio sono vigorose, omogenee e facilmente innestabili sia a gemma sia a marza. L’apparato radicale, uniformemente distribuito, garantisce un ottimo ancoraggio; si adatta a ogni tipo di terreno ed è resistente sia al calcare, nella stessa misura del GF 677, sia all’asfissia radicale. È un portinnesto perfettamente affine con pesco, nettarine, albicocco e susino; prove sperimentali hanno dimostrato una perfetta affinità anche con il mandorlo e un ritardo nella fioritura di 5-6 giorni rispetto al GF 677. Non presenta attività pollonifera. Sul pesco e sulle nettarine induce uno sviluppo della pianta del 15-20% in meno del GF 677; sull’albicocco e sul susino induce dimensioni simili al Mirabolano 29C. Migliora la colorazione della buccia dei frutti di pesco e nettarine, specialmente sulle cultivar a maturazione precoce, e un anticipo di maturazione di 3-4 giorni; l’efficienza produttiva è uguale a quella del GF 677 o a quella di un pesco franco. Questo soggetto è risultato tollerante ai nematodi galligeni (Meloidogyne ssp.); inoltre, dalle prime indagini sperimentali, è risultato resistente a Phytophthora cinnamomi e tollerante ad Armillaria mellea.

Penta. Come il precedente, è un Prunus domestica ottenuto, però, per libera impollinazione della cultivar Imperial Epineuse. Presenta le stesse caratteristiche del Tetra, ma differisce da quest’ultimo per la capacità di indurre una vigoria leggermente superiore, simile al GF 677, e di non anticipare la maturazione dei frutti. Come Tetra è tollerante a Meloidogyne ssp. e resistente a Phytophthora ssp.; inoltre è risultato resistente anche a Verticillium dahliae.

Pumiselect® (Rhenus 2). Selezionato in Germania dal Prunus pumila. È un portinnesto compatibile con la maggior parte delle cultivar di pesco. È resistente a Meloidogyne javanica, tollerante ai terreni sabbiosi e siccitosi, mentre è suscettibile a quelli umidi, clorosanti e ad Armillaria tabescens. La pezzatura dei frutti tende a essere più piccola rispetto ad altri portinnesti del pesco.

Adesoto 101. Deriva da una popolazione ottenuta per libera impollinazione del Pollizo de Murcia (Prunus insititia). È un portinnesto clonale usato per pesco, susino e mandorlo, avendo mostrato una buona compatibilità con circa 30 varietà di pesche e nettarine, nonché con diverse varietà di mandorlo, susino europeo e cino-giapponese. Si propaga bene per talea legnosa, soprattutto quando il materiale viene prelevato all’inizio dell’autunno, e mediante micropropagazione. Si adatta bene ai terreni calcarei (fino al 10-11% di calcare attivo), compatti e asfittici. Induce una vigoria inferiore al pesco franco o al GF 1869 e un anticipo dell’epoca di maturazione da 3 a 7 giorni. Anche l’efficienza produttiva e la pezzatura dei frutti è risultata uguale o superiore rispetto ai suddetti portinnesti. Adesoto 101 è risultato resistente a Meloidogyne arenaria, Meloidogyne incognita e Meloidogyne javanica. È moderatamente tollerante a Pratylencus vulnus. Per le sue positive caratteristiche è uno dei soggetti che si sta maggiormente diffondendo in Spagna.

Monpol (Albinia 6) e Montizo (Albinia 8). Derivano da una popolazione di semenzali del susino Pollizo de Murcia (Prunus insititia). Si propagano bene per talea legnosa prelevando il materiale nel mese di novembre. L’innesto in vivaio deve essere eseguito precocemente. Sulle varietà innestate Montizo induce una vigoria media, mentre Monpol è leggermente più vigoroso; entrambi conferiscono una buona produttività e una precoce entrata in produzione. Sono due soggetti polivalenti poiché sono risultati compatibili con pesco, mandorlo e albicocco. Presentano un apparato radicale piuttosto superficiale e hanno, finora, mostrato una ridotta attività pollonifera. Attualmente non si dispone in Italia di una sufficiente esperienza sul loro comportamento ed è pertanto difficile esprimere un giudizio più preciso.

Soggetti ottenuti per ibridazione tra varie specie di Prunus
I soggetti più importanti appartenenti a questo gruppo sono gli ibridi rappresentati da pesco x mandorlo e pesco x davidiana, che hanno contribuito a risolvere i gravi problemi dovuti alle infestazioni di nematodi, alla clorosi ferrica, purtroppo molto frequente in numerose zone peschicole europee, nonché a tutti gli aspetti legati a varie anomalie del terreno, come per esempio eccessi o carenze di acqua, salinità, stanchezza o, infine, per la loro minore suscettibilità ad alcuni patogeni. Tra questi il soggetto che finora ha trovato la maggiore diffusione nei paesi peschicoli europei è l’ibrido pesco x mandorlo GF 677, mentre in quelli americani, sia del Nord sia del Sud America, è l’ibrido pesco x davidiana Nemaguard. Interessanti risultati sono stati prospettati da numerosi ibridi costitutiti recentemente, per alcuni dei quali si conosce già il comportamento bioagronomico; per altri, invece, sono in corso prove di valutazione.

GF 677. Ibrido naturale di Prunus persica x Prunus amygdalus selezionato in Francia presso la stazione INRA di Bordeaux. Si moltiplica bene per talea erbacea (con la nebulizzazione) e per talea legnosa autunnale, ma, attualmente, viene propagato esclusivamente in vitro (con la micropropagazione). Portinnesto molto vigoroso (superiore al franco del 10-15%), è provvisto di un apparato radicale dotato di un ottimo ancoraggio che si adatta a terreni poco fertili e siccitosi, purché permeabili. Presenta un’elevata resistenza alla clorosi, fornendo buoni risultati produttivi anche in terreni con calcare attivo superiore all’8-10%. Grazie alla sua elevata vigoria, consente di superare abbastanza bene i problemi legati alla stanchezza del terreno. Per le suddette caratteristiche e per la buona affinità mostrata con tutte le cultivar di pesco e nettarine coltivate commercialmente, è il portinnesto che in Italia, ma anche in altri paesi del bacino del Mediterraneo, ha trovato la maggiore diffusione dopo il franco e le sue selezioni. Nonostante questi pregi non bisogna dimenticare, però, i numerosi difetti che esso presenta, tra i quali l’eccessiva vigoria indotta sulle piante innestate, la ritardata entrata in fruttificazione, la negativa influenza sulla produttività (spesso inferiore a quella del franco) e sulle caratteristiche qualitative dei frutti (minor pezzatura e scarsa colorazione). Questi difetti tendono a scomparire quando le piante hanno raggiunto l’equilibrio vegeto-produttivo e sono entrate in piena produzione. Per tali motivi, questo portinnesto è da sconsigliare in terreni molto fertili e per impianti a elevata densità. Altri inconvenienti sono rappresentati dal fatto che il GF 677 non tollera i terreni argilloso-limosi e soggetti a ristagni idrici, in quanto è sensibile all’asfissia radicale. Inoltre la sua suscettibilità ad Armillaria mellea, ad Agrobacterium tumefaciens, a Phytophthora cactorum e a Stereum purpereum è risultata piuttosto elevata, mentre intermedia, tra quella del mandorlo e del pesco, è la sensibilità al Verticillium albo-atrum.

Serie I.S. Si tratta di una serie di cloni che derivano da semenzali ottenuti per libera impollinazione dell’ibrido pesco x mandorlo GF 577, selezionati dal Dipartimento di Coltivazione e Difesa delle Specie Legnose “G. Scaramuzzi” dell’Università di Pisa. Presentano molte caratteristiche comuni tra di loro e al GF 677, ma si differenziano, soprattutto, per il diverso grado di vigoria indotto sul nesto. I cloni più interessanti sono, in ordine crescente di vigoria, Sirio, Castore e Polluce.

Sirio. Clone selezionato con la sigla I.S. 5/22, è dotato di scarso potere rizogeno, si propaga difficilmente mediante margotta di ceppaia e propaggine per trincea, mentre ha fornito discreti risultati con la moltiplicazione per talea in pieno campo previo trattamento rizogeno con IBA a 2000 ppm. Si propaga, invece, bene in vitro con la micropropagazione. Dotato di un buon apparato radicale, si adatta ai terreni fertili e permeabili, dove si ottiene un buon controllo dello sviluppo vegetativo dando luogo a piante ben equilibrate. Presenta una buona resistenza alla clorosi, risultata leggermente inferiore al GF 677. Rispetto a quest’ultimo le piante innestate su Sirio hanno mostrato una vigoria ridotta di circa il 40%, un anticipo nell’entrata in produzione, una più elevata efficienza produttiva, una maggiore pezzatura e migliore colorazione dei frutti. È affine con le principali cultivar di pesco, nettarine e percoche commercialmente coltivate. Per la ridotta vigoria indotta sul nesto e per la resistenza al calcare è idoneo per costituire impianti a elevate densità anche nei terreni fertili e clorosanti, dove non è possibile adottare il GF 677, con il quale si ottengono piante molto vigorose che richiedono pertanto sesti di impianto più larghi. Non è idoneo per i terreni “stanchi”.

Castore. Clone selezionato con la sigla I.S. 5/19, è dotato di un basso potere rizogeno, dando risultati insoddifacenti con la propagazione per talea (inferiori al 50% di radicazione) e negativi con la propaggine per trincea. Buoni risultati sono stati ottenuti, invece, con la micropropagazione. Preferisce i terreni fertili e freschi, mentre non è idoneo per quelli pesanti e soggetti a ristagni idrici per i quali è necessario effettuare un buon drenaggio. Questo soggetto consente di ottenere un buon controllo della vigoria che, rispetto al GF 677, è risultata inferiore di circa il 30%. Induce una buona produttività e un’elevata efficienza produttiva, calcolata come rapporto della produzione cumulata, sia con la sezione del tronco, sia del legno asportato, con la potatura verde e invernale. Positiva risulta anche l’influenza sulla qualità dei frutti, che ha mostrato un elevato contenuto in solidi solubili, un buon rapporto zuccheri/acidi, ed una intensa colorazione antocianica. Inoltre, si adatta bene anche in condizioni di terreno poco fertile, dove ha mostrato un buon accrescimento vegetativo e un’efficienza produttiva simile a quella del GF 677. Pertanto, si può affermare che questo portinnesto rappresenta una valida alternativa al GF 677 e al pesco franco in terreni molto fertili dove l’elevato sviluppo indotto da questi soggetti non consente di aumentare le densità di impianto e l’adozione di forme di allevamento gestibili dal suolo.

Polluce. Selezionato con la sigla I.S. 5/8, anche questo clone, per il limitato potere rizogeno, si propaga diffìcilmente per talea legnosa, poiché da varie prove eseguite con la tecnica del riscaldamento basale e trattamenti con acido indol butirrico (IBA) a varie concentrazioni è stata ottenuta una radicazione inferiore al 30%. Risultati negativi si sono avuti, poi, con la propaggine per trincea, mentre, con la micropropagazione, sia la proliferazione sia la radicazione sono stati soddisfacenti. Analogamente agli altri ibridi pesco x mandorlo, non è idoneo per i terreni umidi, pesanti e non ben drenati, mentre è adatto per quelli freschi, di media o elevata fertilità. Induce, sul nesto, una vigoria inferiore di circa il 20% rispetto al GF 677, una buona produttività e un’elevata efficienza produttiva. Anche le caratteristiche qualitative dei frutti sono influenzate positivamente, determinando una buona colorazione epidermica e un più elevato rapporto zuccheri/acidi. In definitiva, questo soggetto, per la minore vigoria indotta rispetto al GF 677, consente di raggiungere precocemente un buon equilibrio vegetativo delle piante, le quali hanno mostrato una buona produttività, una maggiore efficienza produttiva e ottime caratteristiche qualitative dei frutti. Anche questo portinnesto potrebbe rappresentare, pertanto, una valida alternativa al GF 677, soprattutto in terreni dotati di media-elevata fertilità dove, rispetto a quest’ultimo soggetto, potrebbe consentire una riduzione dei sesti di impianto e degli interventi di potatura, effettuati prevalentemente da terra. In terreni dotati di scarsa fertilità ha indotto una sensibile riduzione dell’accrescimento pur mantenendo buoni livelli produttivi.

Hansen 2168 e Hansen 536. Cloni selezionati nell’ambito di una popolazione di semenzali ottenuti dall’incrocio del pesco x mandorlo. Si propagano per talea legnosa nel periodo autunnale, ma hanno dato buoni risultati anche con la micropropagazione. Soggetti di notevole vigore, superiore a quello del GF 677, inducono una produttività analoga a quella del franco e dello stesso GF 677. Presentano entrambi un’elevata resistenza al calcare e sono immuni ai nematodi Meloidogyne incognita, varietà acrita e M. javanica. L’Hansen 2168 è, inoltre, moderatamente tollerante nei confronti della Phytophthora. Ambedue risultano, invece, sensibili ad Agrobacterium tumefaciens che, dalle prime osservazioni, sembra attaccare maggiormente Hansen 536. La recente introduzione in Italia di questi soggetti non consente di poter formulare ancora un giudizio definitivo sul loro comportamento, anche se dalle prime osservazioni non sembrano essere molto promettenti.

Adafuel. È un ibrido mandorlo x pesco, selezionato da una popolazione di semenzali ottenuti per libera impollinazione della cultivar di mandorlo Marcona. Si propaga facilmente per talea legnosa, dando percentuali di radicazione superiori al GF 677. Le piante madri sono vigorose, con un accrescimento semi-eretto. I germogli manifestano un’elevata dominanza apicale, con pochissimi rami anticipati, consentendo così una facile esecuzione dell’innesto in vivaio. È un soggetto molto vigoroso, adatto per terreni calcarei purché leggeri e ben drenati. Ha mostrato una buona affinità con le più comuni cultivar di pesco e di mandorlo diffuse commercialmente, inducendo sulle piante innestate uno sviluppo e un’efficienza produttiva simile a quelle su GF 677. Saggi effettuati in vivaio hanno messo in evidenza che Adafuel è resistente a Sphaeroteca pannosa, Tranzschelia pruni-spinosae e a Corineum beijerinckii; è molto sensibile ad Agrobacterium tumefaciens e ai nematodi Meloidogyne spp.

Adarcias. Come il precedente, è un ibrido mandorlo x pesco selezionato da una popolazione di semenzali liberamente impollinati. Si propaga facilmente per talea legnosa, ma anche in vitro con la tecnica della micropropagazione. Le piante madri sono mediamente vigorose e presentano un portamento assurgente. Si adatta bene ai terreni calcarei purché siano sciolti e ben drenati. Adarcias induce una vigoria inferiore rispetto ad Adafuel e a GF 677, ma una maggiore efficienza produttiva e una migliore qualità dei frutti. Risulta, pertanto, idoneo per ridurre l’eccessivo sviluppo delle piante e di conseguenza i costi per la loro gestione. Consente, inoltre, di aumentare le densità di piantagione. Ha mostrato una buona affinità con numerose cultivar di pesche e nettarine e con le cultivar di susine cino-giapponesi finora saggiate. Prove condotte in vivaio hanno evidenziato che Adarcias è resistente a Corineum beijerinckii e a Tranzschelia pruni-spinosae.

Nemaguard e Nemared. Tra i soggetti selezionati per la resistenza ai nematodi, il Nemaguard è senza dubbio quello che ha trovato maggiore diffusione sia nel Nord sia nel Sud America. Si tratta di un presunto ibrido naturale tra Prunus persica x Prunus davidiana. Oltre che per seme, si moltiplica bene anche per margotta di ceppaia. I semenzali sono piuttosto omogenei e presentano un buon accrescimento in vivaio. Ha mostrato una buona affinità con tutte le cultivar di pesco e nettarine saggiate. Le piante innestate su questo soggetto hanno manifestato una buona vigoria, ma la produttività è risultata, almeno in Italia, inferiore a quella ottenuta con altri soggetti franchi. Manifesta una buona resistenza a Meloidogyne javanica e M. arenaria, anche se recentemente è stato accertato che un nuovo biotipo di M. javanica può proliferare sulle radici del Nemaguard. La resistenza a M. incognita var. acrita è eterozigotica per cui il 25% dei semenzali può presentare lesioni radicali. È risultato sensibile ai danni da freddo, al Pratylenchus vulnus, al marciume radicale, al Verticillium, alla clorosi e all’asfissia radicale. Tra i soggetti fin qui descritti, è quello che ha mostrato di essere il più tollerante ad Agrobacterium tumefaciens. Questo portinnesto può essere utilmente impiegato nei terreni coltivati precedentemente a pesco, dando luogo a piante più vigorose del franco comune. Per i numerosi difetti che questo soggetto manifesta, si può ritenere valido soltanto per i terreni che presentano forti infestazioni da nematodi galligeni e ha trovato una scarsa diffusione sia in Italia sia in altri paesi europei. Il Nemared, invece, è stato selezionato dall’USDA, a Fresno in California, da piante provenienti da incroci della terza generazione di Nemaguard x semenzali di pesco a foglia rossa. Questo portinnesto, rispetto al Nemaguard, induce una vigoria leggermente superiore e una maggiore tolleranza a Meloidogyne incognita e javanica. Le foglie di colore rosso rendono facilmente distinguibili le fallanze in vivaio. I semenzali sono molto uniformi e provvisti di un minor numero di rami anticipati che facilitano le operazioni di innesto.

Guardian® BY520. Messo in commercio nel 1993, Guardian è un portinnesto che presenta molte caratteristiche simili al Nemaguard. Le principali differenze sono rappresentate da una minore germinazione dei noccioli, una minore resistenza ai nematodi galligeni (M. incognita, M. javanica, M. arenaria), una maggiore tolleranza a Mesocriconema xenoplax, al cancro batterico e a Peach tree short life. Queste ultime caratteristiche lo hanno reso popolare nel sud-est degli USA, dove viene largamente impiegato.

Cadaman® Avimag. È un portinnesto ottenuto in Ungheria per ibridazione interspecifica di Prunus persica x Prunus davidiana e introdotto in Francia dall’INRA. Si propaga facilmente per talea erbacea o semi-legnosa. Induce una vigoria simile al GF 677, che tende a diminuire a partire dal 4°-5° anno di età. Anche la produttività è equivalente o superiore a quella ottenuta dalle piante innestate sul GF 677, rispetto al quale, però, anticipa leggermente l’entrata in produzione, dando frutti di maggiore pezzatura. È stato rilevato, tuttavia, che, rispetto al GF 305 e a Julior® Ferdor, ritarda la maturazione dei frutti rispettivamente di 1-2 o 3-5 giorni. Ha manifestato una buona resistenza ai terreni asfittici ed è tollerante alla clorosi e alla stanchezza del terreno. È resistente a Meloidogyne incognita, ma sensibile a Meloidogyne javanica. In definitiva, Cadaman® Avimag, rispetto al GF 677, presenta diverse caratteristiche positive, quali: rapida formazione della struttura dell’albero, buon comportamento al reimpianto, buona tolleranza alla clorosi e soprattutto all’asfissia radicale. Per l’elevata vigoria indotta sulle piante innestate non si presta per l’intensificazione delle distanze di impianto, che restano quelle adottate per il GF 677.

Barrier 1. Ibrido interspecifico di Prunus davidiana x Prunus persica, induce una vigoria pari o superiore al GF 677, con un apparato radicale molto espanso e profondo, dotato di ottimo ancoraggio. Si propaga bene sia per talea legnosa nel periodo autunnale sia mediante la tecnica della micropropagazione. Si adatta bene a vari tipi di terreno, compresi quelli clorosanti, asfìttici e affetti da stanchezza. Ha manifestato una buona resistenza anche ai nematodi galligeni. Inoltre, induce una produttività e pezzatura dei frutti superiori al GF 677. Pertanto questo soggetto può essere utilmente impiegato in terreni che avevano precedentemente ospitato il pesco dove, per problemi di asfissia radicale, non è possibile utilizzare gli ibridi pesco x mandorlo.

Mr.S. 2/5 e Mr.S. 2/8. Questi soggetti sono stati selezionati nell’ambito di una popolazione di mirabolano liberamente impollinato. L’origine dell’Mr.S. 2/5 è incerta in quanto si tratta di un ibrido pentaploide (2n = 40) spontaneo, probabilmente riferibile al Prunus cerasifera x Prunus spinosa. I due cloni presentano molte caratteristiche in comune come: la facile propagazione per propaggine di trincea, per talea legnosa in campo e in vitro (micropropagazione), metodo, quest’ultimo, con il quale ambedue i cloni vengono propagati commercialmente. Per ottenere un elevato attecchimento delle piante innestate a occhio dormiente, rispetto ad altri soggetti, è necessario anticipare l’esecuzione degli innesti di 10-15 giorni, in quanto le barbatelle cessano di vegetare piuttosto precocemente; in caso contrario la percentuale di attecchimento può essere sensibilmente compromessa. Inoltre, i semenzali hanno mostrato di essere sensibili alla ruggine. L’affinità di innesto è risultata ottima con le cultivar di pesco e nettarine finora saggiate; la vigoria indotta sulle piante innestate è risultata del 10-15% inferiore al franco e del 25-30% inferiore al GF 677; l’attività pollonifera è molto modesta. Entrambi i soggetti hanno manifestato, inoltre, di indurre un’elevata produttività ed efficienza produttiva, un’ottima pezzatura e un’intensa colorazione dei frutti che, nelle piante innestate con Mr.S. 2/5, hanno mostrato di anticipare la maturazione di alcuni giorni. Le differenze riscontrate tra i due cloni consistono soprattutto nel fatto che l’Mr.S. 2/5 ha manifestato una maggiore resistenza ad Agrobacterium tumefaciens, al calcare e all’asfissia radicale, potendo vegetare bene in prolungate condizioni di ridotta disponibilità di ossigeno nel terreno. Ciò sembrerebbe legato, oltre che alla resistenza genetica, anche alla possibilità di emettere facilmente radici avventizie dal colletto che vanno a sostituire quelle sottostanti, risultate eventualmente danneggiate. Infine, questo soggetto ha manifestato una buona attitudine a essere utilizzato nei terreni affetti da stanchezza, in quanto riesce a indurre una buona attività vegetativa anche nei primi anni dopo l’impianto.

Myran® Yumir. È un ibrido interspecifico di Prunus cerasifera x Prunus salicina. Si propaga bene per talea legnosa e semilegnosa in autunno. Le varietà di pesco e mandorlo innestate su questo soggetto hanno mostrato una buona affinità e a esse conferisce una vigoria medio-elevata, soprattutto durante i primi anni di vegetazione. Il grado di vigoria definitivo, su piante in piena produzione, è superiore al Damasco 1869 ma inferiore al GF 305. Anche la produttività delle piante, a partire dal 4°-5° anno, è risultata superiore al Damasco 1869, ma inferiore al GF 305. L’epoca di maturazione, la pezzatura e la colorazione dei frutti sono del tutto simili a quelle ottenute da piante innestate su franco comune. Questo soggetto non è pollonifero; è sensibile alla clorosi calcarea, ma tollerante all’asfissia radicale, alle infezioni di Armillaria mellea, nonché ai nematodi del genere Meloidogyne.

Citation® Zaipime. È stato ottenuto per libera impollinazione della cultivar di susino Red Beaut. Si tratta di un ibrido interspecifico di Prunus salicina x Prunus persica. Soggetto clonale a foglia rossa, si propaga facilmente per talea erbacea e legnosa, nonché per micropropagazione. Da recenti prove, condotte in diverse aree peschicole italiane, sembra essere disaffine con il pesco, se non altro con la cultivar Springcrest. Questo potrebbe essere il motivo della minore vigoria indotta sulle piante innestate con tale soggetto, risultata inferiore del 40-50% rispetto al franco e del 15% rispetto al GF 655/2. Induce, inoltre, una precoce maturazione del legno e un’anticipata caduta delle foglie. Non è pollonifero, sembra resistente all’asfissia radicale e tollerante verso i marciumi. Ha, inoltre, mostrato fenomeni di disaffinità con la cultivar Mirabelle. Per i vistosi fiori rosa, generalmente gimnosterili, e per la colorazione rossa delle foglie, viene utilizzato anche come pianta ornamentale. È un soggetto polivalente che ha fornito, invece, buoni risultati con il susino.

Isthara® Ferciana. È un ibrido interspecifico complesso (Prunus cerasifera x Prunus salicina) x (Prunus cerasifera x Prunus persica). È un soggetto polivalente di media vigoria, che può essere usato per pesco, albicocco e susino. Con il pesco ha mostrato una buona affinità d’innesto e una ridotta attitudine pollonifera. Si adatta bene alle diverse situazioni pedoclimatiche pur mostrando di essere sensibile sia ai terreni asfittici sia a quelli clorosanti. Nei terreni freschi e fertili dà i migliori risultati, contribuendo a ridurre la taglia degli alberi e a migliorare la qualità dei frutti, soprattutto sulle cultivar precoci. Questo soggetto, da una pluriennale sperimentazione, tuttora in corso in varie regioni peschicole italiane, ha fornito risultati molto interessanti, sia sotto il profilo produttivo sia qualitativo dei frutti. È, inoltre, opportuno mettere in evidenza che ritarda di 4-7 giorni l’epoca di fioritura e di maturazione, almeno sulla cultivar Suncrest.

Julior® Ferdor. Ibrido interspecifico di Prunus insititia x Prunus domestica, è affine con pesco, susino e albicocco. Si propaga bene per talea legnosa o per micropropagazione. È un soggetto di media vigoria, superiore al GF 655-2, in grado di contenere lo sviluppo delle piante anche in terreni molto fertili. Presenta una buona resistenza all’asfissia radicale, ma è sensibile alla clorosi calcarea già a un pH 8,2. Ha mostrato un’elevata eterogeneità di comportamento nei diversi ambienti pedoclimatici, una lenta entrata in produzione delle piante e un’elevata attività pollonifera sin dai primi anni d’impianto.

Jaspi® Fereley. Soggetto ottenuto dall’incrocio di Prunus salicina x Prunus spinosa. È un portinnesto polivalente, ma più indicato per albicocco e susino che per il pesco. Induce una vigoria inferiore del 20% rispetto al franco. Si adatta, però, ai terreni difficili, grazie alla resistenza mostrata per quelli asfittici, calcarei e affetti da stanchezza. Pur mostrando questi caratteri interessanti, Jaspi® Fereley è un portinnesto da sconsigliare per i gravi problemi di disaffinità mostrati con le cultivar di pesco.

Nuovi portinnesti

L’intenso lavoro di miglioramento genetico dei portinnesti degli alberi da frutto, intrapreso in questi ultimi anni da varie istituzioni scientifiche e/o da breeder privati a livello mondiale, ha sensibilmente aumentato il numero delle accessioni che potranno presto rendersi disponibili per vivaisti e frutticoltori. Anche per il pesco, i portinnesti che sono stati recentemente segnalati sono piuttosto numerosi: una parte è in fase avanzata di selezione, mentre di altri non si conosce neppure il comportamento. Tra le novità, alcuni soggetti di origine spagnola sembrano sollevare un certo interesse. Si tratta dei cloni mandorlo x pesco Monegro, Garnem e Felinem della Unidad de Frutticoltura SIADGA di Saragoza ottenuti dall’incrocio di Mandorlo Garfi x Nemared. Questi soggetti, a foglia rossa, presentano una buona attitudine rizogena, elevata vigoria (superiore al GF 677), resistenza al calcare e ai nematodi galligeni. Dal Centro de Investigation y Desarollo Agroalimentario della Murcia, invece, è stato licenziato il Mayor, ibrido mandorlo x pesco di elevata vigoria, idoneo per terreni poveri, calcarei e siccitosi, ma molto suscettibile ai nematodi galligeni. Dalla Romania è stata segnalata una serie di soggetti selezionati quasi tutti dal Prunus persica che si differenziano tra di loro, fondamentalmente, per il grado di vigoria indotto sul nesto, come Tomis 1, Tomis 79, T 16, P1, Oradea 1, De Baltic. Anche presso la Krymsk Breeding Station di Krasnodar (Russia) è stata selezionata dal Prunus spp. una serie di soggetti caratterizzati da un diverso grado di vigoria, facile propagazione per talea e una buona adattabilità a varie condizioni pedoclimatiche, come Adaptil e Misofer. Inoltre, dalla stessa Stazione Sperimentale, le selezioni VVA-1, VSV-1 e Kubah 86 sono state licenziate rispettivamente con il nome Krymsk® 1, Krymsk® 2 e Krymsk® 86. Anche in Cina è stata iniziata la selezione dei portinnesti per la resistenza a varie malattie, in diverse zone geografiche, senza però essere state, finora, licenziate in altri paesi. Il miglioramento genetico dei portinnesti del pesco per il controllo della vigoria è stato recentemente affrontato anche in California, sia attraverso la libera impollinazione di Prunus bessey x Prunus salicina, sia mediante l’incrocio di Prunus salicina x Prunus dulcis. Nel Sud Carolina, invece, è stata posta notevole attenzione verso la selezione di soggetti resistenti alla sindrome del Peach tree short life (PTSL), che rimane ancora uno dei problemi non completamente risolti per la peschicoltura delle regioni calde del Sud-Est degli Stati Uniti. Di questi e altri soggetti, posti recentemente all’attenzione degli sperimentatori, non si dispone, però, di sufficienti informazioni.


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