Volume: il melo

Sezione: ricerca

Capitolo: portinnesti

Autori: Reinhold Stainer

Introduzione

A causa della scarsa capacità rizogena del melo non è possibile ottenere piante autoradicate da talea e le piante autoradicate in vitro hanno caratteri di giovanilità tali (per es. ritardo nella fruttificazione) che le rendono poco adatte per i frutteti moderni. Inoltre, la moltiplicazione per seme non offre la possibilità di produrre piante con le stesse caratteristiche della pianta madre. È quindi da molto tempo (più di 2000 anni) che si ricorre alla combinazione di due bionti avvalendosi della tecnica dell’innesto. Con questo metodo si unisce la varietà prescelta (detta nesto, cioè la porzione aerea della pianta) alla parte sotterranea al livello del colletto (portinnesto, cioè l’apparato radicale). La maggior parte di portinnesti proveniva dal seme, e soltanto dopo l’inizio del 1900 sono stati selezionati diversi semenzali dal “Paradiso giallo” e dalle varietà “Metz” e “Dolcino” originariamente coltivati nei giardini delle abbazie francesi. Presso la Stazione Sperimentale di East Malling in Inghilterra è stata selezionata una serie di portinnesti facili alla radicazione e con differenti livelli di vigorie, contrassegnati con la sigla EM (East Malling) seguita da un numero romano di selezione da I a XXVII. A partire dagli anni ’70 la nomenclatura è cambiata in quanto si iniziò a usare la M (per Malus) seguita sempre da un numero in arabo. Così è stata creata una serie di portinnesti, moltiplicabili per via agamica, in cui tutte le piante discendenti sono identiche all’unica pianta di partenza. Alcuni di questi portinnesti si sono diffusi in tutto il mondo in base al loro adattamento a svariate condizioni pedo-climatiche. Nel mondo sono in corso diversi programmi di miglioramento genetico per trovare i portinnesti più adatti alle nuove esigenze di produzione sostenibile.

Caratteristiche del portinnesto

Controllo del vigore della chioma
Scegliendo il tipo di portinnesto è possibile avere a disposizione un ampio spettro di dimensione della chioma, rapporto da 1:8, confrontando il portinnesto più debole (M27) con quello più forte (franco). I due bionti, parte radicale e marza, possono differire geneticamente anche in maniera molto evidente e quindi dall’interazione reciproca risultano livelli di vigore variabili. Le cause dell’influenza sul vigore finora non sono state studiate a fondo ma possono essere riassunte nelle seguenti ipotesi: – il volume ridotto delle radici (per es. M27, M9) produce anche un minor livello di sostanze ormonali le quali regolano la vigoria della chioma. Meno radici hanno anche minor capacità di assorbire acqua e sali minerali che servono per la nutrizione della chioma. L’apparato radicale superficiale riesce a esplorare una quantità più limitata di terreno e quindi la pianta è più sensibile a periodi di siccità. L’effetto di un volume radicale ridotto è, infatti, sfruttato in frutticoltura impiegando la cosiddetta “potatura radicale” per controllare l’eccessivo vigore di un frutteto: – i portinnesti nanizzanti inibiscono sia la produzione che il trasporto di auxine verso le radici; – il punto d’innesto rappresenta una barriera alla continuità dei vasi, allo scambio del flusso di sostanze ormonali, di assimilati e di sali minerali. Inserendo un terzo bionte con l’innesto intermedio l’effetto si accentua. L’altezza del punto d’innesto e la lunghezza dell’intermedio incidono notevolmente sul vigore della pianta. Più sono lunghi il tronco del portinnesto o l’intermedio, minore sarà il volume della chioma; – a livello del colletto sono presenti sostanze inibitrici della crescita, che bloccano la trasmissione degli ormoni; è possibile osservare questo fenomeno in maniera più evidente quando sul colletto sono presenti abbozzi radicali; – Il materiale “vf” (virus free) risanato da virosi e fitoplasmosi generalmente esprime un vigore mediamente superiore di un 10-15% rispetto a materiale infetto.

Precocità d’entrata in produzione, alternanza e qualità della frutta
I portinnesti nanizzanti (M27, M9, M26) favoriscono la differenziazione di gemme a fiore. L’equilibrio fisiologico, punto cardine per ottenere una fruttificazione elevata e regolare, è raggiunto già al secondo-terzo anno d’impianto. Per i portinnesti medi o forti (M7, MM111, M25, Franco) l’equilibrio è raggiunto solamente dopo 6-10 anni dall’impianto. Il forte vigore dei rami di un anno inibisce la messa a fiore delle gemme. Gran parte degli assimilati è utilizzata per la formazione della chioma e dei rami grossi, quindi non sono più disponibili per la produzione di frutti. La proporzione di parti della chioma più o meno esposte al sole varia con l’aumento del volume totale della pianta, quindi aumenta anche la tendenza all’alternanza. I frutti cresciuti all’ombra sono di qualità inferiore. Direttamente correlata alla scelta del portinnesto è la scelta della densità dell’impianto, fattore estremamente importante per il successo economico di un frutteto. Con i portinnesti di vigore simile a M9 è possibile allestire impianti ad alta densità, ovvero 2500-4000 piante per ettaro. Gli impianti fitti necessitano di pochi interventi di potatura e il volume produttivo ombreggiato risulta minimo; ciò garantisce ogni anno la produzione di frutti esposti al sole, di alta qualità.

Radicazione e affinità
Uno dei criteri di selezione dei portinnesti è la loro attitudine alla riproduzione con le tecniche comunemente utilizzate: per via gamica per i franchi ottenuti da seme e attraverso la tecnica della margotta di ceppaia oppure mediante propaggine di trincea per i portinnesti clonali. Franco: i semi danno origine a piantine particolarmente eterogenee; è possibile ridurre l’eterogeneità usando come donatori di semi piante madri selezionate, per es. Grahams Jubiläumsapfel o Bittenfelder Sämling, che producono piantine relativamente omogenee e uniformi. 60-80 kg di semi stratificati producono ca. 360.000 franchi per ettaro. La domanda per il franco è drasticamente scesa perché esso è utilizzato solamente per piante ornamentali e per i centri di moltiplicazione di marze per innesti. Il franco garantisce il maggior grado d’affinità.
Portinnesti clonali: al giorno d’oggi quasi il 100% dei portinnesti deriva dalla moltiplicazione vegetativa. La produzione di talee radicate avviene in una ceppaia per propaggine di trincea la quale richiede una distanza d’impianto di 1,20-1,40 m × 0,25 -0,30 m con un investimento di 18.000-25.000 piantine per ettaro. La capacità rizogena è legata al tipo di portinnesto e può variare notevolmente tra i diversi “subcloni”. Questa differenza, nella maggior parte dei casi, non è legata alla diversità genetica, ma spesso è dovuta al differente grado di giovanilità la quale si conserva lungo tutta la vita di una ceppaia perché ogni anno le barbatelle ripartono dalla pianta madre in prossimità della radice, sede della giovanilità. Il criterio di selezione predominante per il vivaista è la resa sia in ceppaia sia in vivaio. Così sono nati i vari “subcloni” di M9, con comportamento giovanile ovvero con capacità rizogena maggiore, vigore più elevato e caratteristiche nettamente distinguibili. Oltre che per la resa di barbatelle, i portinnesti differiscono anche per la fragilità delle radici, che è correlata al vigore. M27 produce le radici più fragili che rendono difficoltoso il lavoro d’estirpazione e la cernita delle barbatelle. Si dovrà fare attenzione al grado di lignificazione delle radici, mentre per i portinnesti di vigore medio come per esempio M7 non si riscontrano problemi di questo tipo. Cloni con maggior giovanilità producono un elevato numero di barbatelle con laterali spinosi, la cui eliminazione richiede maggiore manodopera in ceppaia. Le ferite procurate alla barbatella aumentano il rischio di disseccamento durante la conservazione. La compatibilità tra i due bionti può variare a seconda del tipo di portinnesto. M9 e i suoi “subcloni” danno segni d’incompatibilità molto evidenti al punto d’innesto, formando ingrossamenti ben visibili senza però creare ulteriori inconvenienti, sono quindi tollerabili. L’incompatibilità di M26 invece si esprime in una scarsa saldatura dell’unione e, sotto sforzo meccanico, con rotture del punto d’innesto; questo fenomeno si osserva in frutteti di Golden Delicious, Elstar e Imperatore. La compatibilità può essere migliorata sia attraverso la tecnica dell’innesto a scudetto “chip budding”, sia con l’impiego di materiale risanato “vf”.

Emissione di abbozzi (burrknots) e polloni radicali
I portinnesti di facile radicazione (per es. M7, MM111, M9 RN29, Pajam2) garantiscono un elevato numero di barbatelle per metro lineare in ceppaia, ma spesso questa attitudine positiva si traduce in emissioni di polloni radicali originati dal colletto o dalle radici superficiali nel frutteto, fenomeno fastidioso e non gradito dato che l’eliminazione dei polloni richiede molta manodopera. Se non vengono eliminati, possono essere delle porte d’ingresso per Erwinia amylovora, o siti di insediamento di colonie d’afide lanigero. Inoltre, questi portinnesti sono più soggetti all’emissione di abbozzi radicali. Gli abbozzi radicali (burrknots) sono emissioni di radici a livello del colletto del portinnesto. Possono assumere dimensioni tali da coprire anche il 100% della superficie del colletto. Impediscono il flusso regolare della linfa nel floema e portano a una crescita molto irregolare e difforme del frutteto, compromettendone la resa. Le piante affette sono anche più sensibili alle rigide temperature invernali. Gli abbozzi radicali rappresentano inoltre delle porte d’entrata per malattie (per es. Nectria galligena) e insetti dannosi (Sesia myopaeformis) che possono causare deperimento o moria delle piante. Attraverso gli abbozzi radicali sono assorbibili anche i principi attivi dei diserbanti che danneggiano le piante. Le forme adulte (per es. M9 T338) non ravvisano questo problema ma stentano a radicare in ceppaia. Si ottiene un compromesso accettabile utilizzando cloni intermedi (T337, Burgmer 984, RN (Nic)19 e Pajam1).

Resistenza-tolleranza a malattie e insetti
Una frutticoltura sostenibile richiede piante meno sensibili a malattie e/o insetti dannosi. Il marciume al colletto (Phytophthora cactorum) e il colpo di fuoco (Erwinia amylovora) rappresentano seri problemi che possono compromettere la sopravvivenza della pianta o addirittura del frutteto. Fra i portinnesti più usati M9 mostra una buona resistenza alla Phytophthora cactorum, mentre M26 e M106 sono talmente sensibili da potere essere coltivati solamente in ambienti poco favorevoli alla malattia (bassa umidità, terreni asciutti e ben drenati). La particolare suscettibilità di M106 è stata la causa della sua scomparsa dalle ceppaie in Italia. M7 e MM111 sono meno sensibili e possono essere coltivati accompagnandoli con adeguati trattamenti fungicidi. Il colpo di fuoco può provocare grosse perdite, anche di piante intere, dove il portinnesto sensibile viene infettato attraverso una cultivar particolarmente sensibile come Gala, Braeburn e Cripps Pink. L’infezione può avvenire anche attraverso i polloni radicali. I portinnesti maggiormente utilizzati nelle nostre aree frutticole, M9 e M26, sono purtroppo molto sensibili, quindi il rischio di perdere le piante può diventare insostenibile in combinazione con le cultivar sensibili. Pertanto saranno richiesti portinnesti tolleranti o resistenti alla malattia. In circostanze particolari, l’agrobatterio (Agrobacterium tumefaciens) può creare problemi a livello di vivaio con formazioni di tumori che deprimono la crescita dell’astone. Non esistono portinnesti resistenti al patogeno: M9 reagisce con tumori di elevate dimensioni (3-8 cm di diametro) che deprimono la crescita anche del 30% mentre M7 produce tumori piccolissimi del diametro di alcuni millimetri senza influenza visibile sulla crescita. La virulenza variabile dei diversi ceppi di agrobatterio permette una convivenza accettabile. Se il materiale derivato da micropropagazione o da termoterapia viene a contatto per la prima volta con A. tumefaciens la reazione sarà più energica e compromettente. Nell’emisfero sud con condizioni pedoclimatiche favorevoli quali elevate temperature, terreni secchi e inverni miti, l’afide lanigero (Eriosoma lanigerum) può causare danni seri a livello delle radici, bloccando la crescita della pianta. Per questo motivo l’M9, particolarmente sensibile, non si è diffuso in queste zone climatiche. Mancano tuttora portinnesti nanizzanti adatti a queste particolari condizioni.

Adattabilità al clima e al terreno
I portinnesti maggiormente diffusi sono stati selezionati in Inghilterra dove le condizioni climatiche sono influenzate dalla corrente del golfo e quindi caratterizzate da temperature invernali piuttosto miti. M9 può subire gravi danni in territori a clima continentale, come per esempio l’Est europeo e alcune zone alpine, con temperature particolarmente basse in assenza di uno strato nevoso protettivo e inverni estremamente rigidi. Danni causati da temperature basse possono verificarsi anche quando il mese di febbraio è particolarmente mite e la parte del tronco esposta a sud-ovest è riscaldata da forti irradiazioni solari, perché M9, P22 e M27 tendono al risveglio vegetativo anticipato. Se, di seguito, le temperature si abbassano nuovamente, la corteccia si spacca lungo il tronco, danneggiando irreversibilmente tratti del cambio. M26 non risente del risveglio anticipato. La resistenza al freddo invernale dei portinnesti è l’obiettivo di molti programmi di miglioramento genetico nei Paesi con inverni rigidi (Polonia, Russia, Canada). Sia i portinnesti della serie P (Skierniewice, PL) sia quelli Bud (Budagowskij, Russia) si sono rivelati altamente resistenti al freddo invernale dei climi continentali. Trasferite in climi mediterranei alcune di queste selezioni, quali P22, P16, Bud9, in presenza di temperature elevate durante l’autunno, rimangono in vegetazione, subendo gravi danni dovuti alle prime gelate. Il danno si verifica a livello della chioma con rami avvizziti e, di seguito, schiusura stentata o moria completa della pianta durante la primavera successiva. M26 e Mark non risentono di questi fenomeni. Particolarmente sensibili a periodi di siccità prolungata sono i portinnesti nanizzanti M27, P22, M9 e Mark, mentre M25 e il franco sono particolarmente resistenti alla siccità. Il vigore di un portinnesto può variare da troppo debole a troppo forte a seconda del tipo di terreno. La tessitura, la capacità drenante, la profondità, il pH e la disponibilità di sali minerali influiscono notevolmente sulla crescita e lo sviluppo dell’apparato radicale. Terreni compatti, soggetti a ristagni d’acqua provocano asfissia radicale alla quale M9 è estremamente sensibile. Anche il complesso di fenomeni di reimpianto incidono negativamente sulla crescita delle piante, anche qui M9 risulta più sensibile rispetto a M26. La scelta di un clone più vigoroso (Pajam2 o RN29) può ovviare, in parte, a questo inconveniente.

Nuove condizioni creano nuove esigenze per il portinnesto

Condizioni climatiche modificate


L’aumento del periodo di vegetazione (di circa 1-2 settimane, rispetto a 30 anni fa), la mancanza di periodi di transizione sia primaverili sia autunnali danno origine a un eccessivo accrescimento dei frutti non sempre desiderato. Il risultato è un’elevata produzione di frutti di sopramisura, invendibili, soprattutto usando portinnesti nanizzanti (M9) in combinazione con cultivar a frutto grosso (per es. Fuji, Jonagold). La comparsa di autunni con temperature quasi estive è sempre più frequente e per alcuni portinnesti (M9, P22, M27) questo comporta una stentata entrata in dormienza, di conseguenza le piante possono essere colpite da gelate precoci, dato il legno immaturo, e quindi essere sensibili ai danni da freddo della chioma. L’aumento di eventi temporaleschi con grandinate più frequenti costringono all’uso di reti antigrandine. Questo comporta il reimpianto sullo stesso filare aumentando i problemi di stanchezza del terreno. Venti di burrasca più frequenti e intensi richiedono una affinità e un ancoraggio migliori del portinnesto, periodi di siccità sempre più lunghi richiedono irrigazioni di soccorso sempre più intense.

Nuovi sistemi di produzione per una frutticoltura sostenibile
Una frutticoltura sostenibile con gestione organica prevede un minore impiego di agrochimici, quindi i portinnesti saranno esposti a maggiore concorrenza con le erbe infestanti e dovranno sopportare le lavorazioni del terreno per l’eliminazione meccanica delle malerbe. Nella produzione organica o biologica emerge anche il problema dei danni provocati da insediamenti di topi. Comparsa di malattie epidemiche Le malattie quali marciume del colletto (Phythophthora cactorum), cancro rameale (Nectria galligena), colpo di fuoco batterico (Erwinia amylovora) e scopazzi (Apple Proliferation) possono compromettere la coltura se non vengono attentamente prevenute. Alcuni programmi di miglioramento genetico hanno come obiettivo la creazione di portinnesti tolleranti o resistenti a questi agenti biotici.

Prospettive

Molte industrie private e istituzioni (per es. università, centri di ricerca) sono coinvolte in programmi di miglioramento genetico del portinnesto del melo. L’obiettivo varia secondo l’esigenza particolare di una determinata zona frutticola. Si rende ben difficile riunire tutte le esigenze in un unico soggetto. Ottime prospettive esistono per i nuovi portinnesti con resistenza alle malattie e alla stanchezza del terreno quali quelli rappresentati nella serie G o CG di Geneva (USA), mentre adattabilità pedo-climatiche molto buone si segnalano nelle ultime selezioni di East Malling (siglate AR). La nuova serie di Skiernewice (P60 a P67) riunisce efficienza produttiva con buon ancoraggio, rusticità e resistenza al freddo. I programmi di miglioramento genetico del CIV Italia (FG e G) puntano su un ottimo comportamento sia in vivaio sia nel frutteto in funzione della qualità della frutta. Un altro programma promettente che impiega selezioni con portinnesti apomittici, che offrono resistenza o tolleranza agli scopazzi, è condotto ad Ahrensburg/Neustadt (GER) con prospettive positive per la resistenza alla fitoplasmosi ma con comportamento agronomico ancora incerto. In Giappone, il miglioramento genetico (JM 1 e JM 7, derivati da incroci con Malus prunifolia) mira a ottenere resistenza all’afide lanigero e al marciume del colletto, a ottime prestazioni produttive collegate a una facile propagazione anche per talea. Dai vari programmi europei sono stati licenziati ben 10 portinnesti nel periodo 2000-2004.

Descrizione di alcuni portinnesti di melo più diffusi e promettenti

M27 (Indice di vigore = 60). Vigore decisamente debole, crescita non regolare e uniforme, ancoraggio scarso, sensibile alla siccità, radici molto friabili, affinità mediocre, facile rottura al punto d’innesto, pochi abbozzi radicali, sensibile ai freddi invernali in vivaio, suscettibile a Erwinia amylovora e Nectria galligena, tollerante a Phytophthora cactorum, produttività elevata, migliore colorazione dei frutti, calibro inferiore di M9. Adatto per impianti fitti con cultivar a frutto grosso su terreni fertili.

AR 6 72-1 (Indice di vigore = 60). Vigore simile a M27, calibro e produttività migliore, potrebbe sostituire M27, mancano esperienze sulla resistenza al freddo e sull’adattabilità ai diversi tipi di terreno.

P22, Last Minute® (Indice di vigore = 70). Vigore debole, calibro inferiore a M9, produttività elevata, particolarmente sensibile alla siccità, emette polloni radicali, radici friabili e sensibili al disseccamento se fuori terra, crescita pendente in vivaio e ceppaia, sensibile a Erwinia amylovora, tollerante a Phytophthora cactorum e Nectria galligena e ai freddi invernali in vivaio, adatto per impianti fitti su terreni fertili, senescenza dell’impianto dopo 7-8 anni (cloni derivati da micropropagazione hanno un comportamento molto differente, con meno precocità d’entrata in produzione e maggiori emissioni di polloni radicali).

G89 (Indice di vigore = 75). Vigore decisamente inferiore a M9, elevata capacità rizogena, precocità e capacità produttiva elevate, calibro leggermente inferiore a M9, da verificare l’adattamento alle diverse realtà pedoclimatiche.

P16 Lizzy® (Indice di vigore = 85). Vigore tra M27 e M9, molto variabile in base alla natura del terreno, buona resa in ceppaia, emissioni di polloni radicali, privo di abbozzi radicali, affinità buona, produttività elevata, calibro dei frutti migliore di M27 e P22, colorazione buona, sensibile a Phytophthora cactorum e a Erwinia amylovora, necessita terreni fertili. Non si evidenziano vantaggi rispetto a M9.

P60 (Indice di vigore = 90). Vigore e produttività leggermente inferiore a M9, precocità e calibro identico a M9, resistente al freddo invernale nei climi continentali, tollerante ai periodi siccitosi. L’emissione di abbozzi radicali e polloni è un grosso limite per un impiego in frutteti industriali.

G 65 (Indice di vigore = 95).Vigore leggermente inferiore o uguale a M9 a seconda del tipo di terreno, tollerante alla stanchezza del terreno e al freddo invernale, abbozzi radicali, radicazione difficile in ceppaia, produttività simile a M9, ma calibro del frutto inferiore, elevata resistenza a Erwinia amylovora e Phytophthora cactorum. È ancora in fase di sperimentazione, ma per la bassa resa in ceppaia non offre buone prospettive.

M9 T337 (Indice di vigore = 100).Vigore debole, necessita di sostegni, elevata produttività e precocità, elevata adattabilità alle diverse condizioni pedoclimatiche, sensibile alla stanchezza del terreno, calibro del frutto maggiore, frutti con discreta colorazione, scarsa radicazione in ceppaia, assenza di spine, sensibile all’asfissia radicale, alla siccità e alla concorrenza delle erbe infestanti, ai freddi invernali e ai roditori, sensibile a Erwinia amylovora, tollerante a Phytophthora cactorum. Scarsa emissione di abbozzi e polloni radicali. Portinnesto largamente diffuso.

AR 680-2 (Indice di vigore = 100).

Vigore simile o leggermente inferiore a M9; produttività, precocità e calibro del frutto superiore, più promettente della nuova serie di EM, ma mancano informazioni su resistenze e comportamento nei diversi ambienti.

 

J-OH-A (Indice di vigore = 110). Vigore leggermente più forte di M9 T337, elevata resa in ceppaia, emissioni di polloni radicali, sfogliatura della corteccia al colletto, buona resa produttiva, vigoria irregolare nel frutteto.

G16 (Indice di vigore = 120). Vigore simile a M9 Pajam2, elevata resa in ceppaia, buon comportamento in vivaio, senza emissioni di polloni e abbozzi radicali, produttività e precocità simile a M9, resistente a Erwinia amylovora e Phytophthora cactorum. Buona prospettiva come alternativa a M9 in zone problematiche per stanchezza del terreno e colpo di fuoco batterico, sensibile alle virosi latenti.

CG 3041 (G41) (Indice di vigore = 120). Vigore simile a M9 Pajam2, moltiplicazione e radicazione in ceppaia difficile, elevata produttività e maggiore calibro del frutto, angolo d’inserzione aperto, affinità buona, resistente ai freddi invernali, non sensibile alla stanchezza del terreno, senza abbozzi e polloni radicali, affinità problematica con Gala, resistenza elevata a Erwinia amylovora e Phytophthora cactorum, potrà sostituire M9 in zone problematiche per il colpo di fuoco batterico se viene migliorata la tecnica di moltiplicazione.

J9 (Indice di vigore = 120). Vigore maggiore di M9 T337 nei primi 3-4 anni d’impianto, successivamente simile a M9, affinità buona, meno sensibile alla siccità, produttività e calibro dei frutti simile a M9, colorazione dei frutti inferiore a M9, emissione di molti abbozzi radicali, molto sensibile a Erwinia amylovora, nel complesso non sufficiente per sostituire l’M9.

Mark® (Indice di vigore = 125).Vigore tendenzialmente maggiore di M9, molto variabile a seconda del tipo di terreno, buona resa in ceppaia, precocità e produttività buone e simili a M9, maturazione del legno anticipata, maggiore colorazione dei frutti; dopo 5-6 anni si verificano depressioni di crescita del frutteto, con viraggio delle foglie verso il giallo dovuto a una proliferazione incontrollata di radici in prossimità del colletto, sotto terra, per cause sconosciute che portano a una strozzatura, impedendo così lo scambio regolare delle sostanze nutritive; ciò è causa dell’abbandono di questo portinnesto.

G11 (Indice di vigore = 125). Vigore tendenzialmente maggiore di M9, produttività e calibro simili a M26, buona resa in ceppaia, qualche emissione di abbozzi e polloni radicali, tollerante a Erwinia amylovora similmente a M7, resistenza elevata a Phytophthora cactorum, sensibile alla stanchezza del terreno. Buona alternativa a M26 per cultivar con crescita compatta e in zone problematiche per il colpo di fuoco batterico.

B9 Budagovskij (Indice di vigore = 125). Vigore tra M9 e M26, moltiplicazione e radicazione in ceppaia difficili, elevata produttività, buon ancoraggio, sensibile ai danni da freddo in vivaio, nei climi mediterranei insufficiente maturazione del legno.

FG35 (Indice di vigore = 130). Vigore maggiore di M9 con angolo d’inserzione delle branche aperto, con elevata produttività e calibro del frutto uguale a M9, adatta per cultivar con portamento compatto; da verificare l’adattamento alle diverse realtà pedoclimatiche.

Pi80, Supporter 4 (Indice di vigore = 130). Vigore leggermente inferiore a M26, regolare, buona resa in ceppaia, assenza di spine, senza polloni e abbozzi radicali (non vale per i ceppi provenienti da micropropagazione), resistente ai freddi invernali, buona produttività e uniformità d’impianto, calibro del frutto migliore di M26, ottima affinità, buona alternativa per le varietà di tipo spur.

M26 (Indice di vigore = 135). Buona resa in ceppaia, crescita irregolare per l’emissione di molti abbozzi radicali (quasi assente nelle linee di moltiplicazione NAK-T e LASPAVE), problemi di affinità d’attecchimento della gemma e facile spaccatura al punto d’innesto a seconda della cultivar, maturazione del legno più precoce, buona resistenza ai freddi invernali, crescita stentata in terreni compatti, particolarmente sensibile alla stanchezza del terreno, con vigoria inferiore anche a M9 EMLA, sensibile a Erwinia amylovora. I frutti maturano in anticipo e sono di colorazione buona, calibro buono e forma regolare con produttività elevata. È un portinnesto troppo vigoroso per impianti fitti.

G202 (Indice di vigore = 140). Vigore superiore a M26, elevata capacità produttiva superiore a M26, resiste alla stanchezza del terreno, resistente a Erwinia amylovora e Phytophthora cactorum, resistente anche all’afide lanigero. Una valida alternativa a M26 per le zone con problemi di questo tipo.

G30 (Indice di vigore = 155). Vigore simile a M7, produttività elevata e calibro grosso, buona adattabilità al terreno e al clima, resistente a Erwinia amylovora, tollerante ai freddi invernali, resiste bene alla stanchezza del terreno, affinità problematica con la cultivar Gala. Data la spinescenza eccessiva sulle barbatelle, la moltiplicazione in ceppaia risulta difficoltosa e costosa.

M7 (Indice di vigore = 160). Vigore medio, pari a circa il 40% di quello del franco, produttività e precocità buone nel segmento dei portinnesti con medio vigore, ottima resa in ceppaia, molto pollonifero in frutteto, tollerante a Erwinia amylovora e Phytophthora cactorum, buona adattabilità ai terreni più sensibili ai freddi invernali rispetto a M9, ancoraggio al terreno buono, adatto per impianti meno intensivi e nella produzione biologica.

MM 106 (Indice di vigore = 170). Vigore medio, pari al 40-45% rispetto al franco, ottima resa in ceppaia, non pollonifero in frutteto, produttività e precocità maggiore di M7, forma del frutto allungata, calibro del frutto inferiore a M9, largamente utilizzato per la combinazione con varietà di tipo spur. In terreni poco drenati dà grossi problemi, inoltre l’elevata suscettibilità al marciume del colletto (Phythophthora cactorum) non ne permette più l’impiego.

MM111 (Indice di vigore = 185). Vigore sensibilmente maggiore di M106, di precocità inferiore ma buona produttività quando la pianta è adulta, buona radicazione ed efficienza in ceppaia, buon ancoraggio al terreno, emissione di polloni e abbozzi radicali, buona resistenza al freddo invernale.

M25 (Indice di vigore = 250). Vigore molto elevato e leggermente inferiore al franco, buona resa in ceppaia, produttività elevata, particolarmente tollerante alla siccità, buon ancoraggio al terreno, pertanto non necessita di sostegni per l’impianto.

Franco Grahams Jubiläumsapfel (Indice di vigore = 400). Vigore elevato, stentata e lenta entrata in produzione, volume della chioma molto elevato, parte ombreggiata all’interno della chioma elevata, con frutti meno colorati e sviluppati, calibro del frutto decisamente più piccolo dei parametri clonali, esente da virosi, di facile radicazione, affinità buona, ancoraggio buono, non richiede sostegni d’impianto, resistente al freddo invernale, buona adattabilità alle diverse condizioni pedoclimatiche.


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