Volume: gli agrumi

Sezione: ricerca

Capitolo: portinnesti

Autori: Eugenio Tribulato

Come per le altre colture arboree da frutto, il successo dell’agrumeto dipende molto dalla combinazione portinnesto-varietà; la scelta sbagliata di uno dei due comporta un danno economico all’azienda. L’esperienza insegna che occorrono diversi anni per verificare se sono state fatte scelte giuste, tenendo conto anche della natura dell’ambiente: terreno e clima. Il primo aspetto da considerare è l’affinità tra i due individui che vengono “accoppiati”. Con affinità si intende un’unione efficiente e duratura. Negli agrumi sono pochi i casi di disaffinità dal punto di vista anatomico, mentre molto più grave è la reazione (o meglio suscettibilità) della combinazione di innesto agli attacchi di patogeni, in particolare il virus della tristeza (CTV, Citrus Tristeza Virus). I portinnesti finora disponibili per gli agrumi hanno seri limiti di adattamento alle condizioni non favorevoli sotto i profili bioagronomico e fitosanitario. Non esiste, pertanto, un portinnesto universale. Ovviamente, in terreni con buone caratteristiche fisiche e chimiche tutti i portinnesti svolgono bene il loro lavoro; i risultati cambiano quando l’ambiente presenta fattori limitanti: calcare, salinità, elevata umidità ecc. Pertanto, una conoscenza approfondita del profilo del portinnesto da scegliere e l’esperienza acquisita nello specifico ambiente sono determinanti per il risultato economico dell’agrumeto. La propagazione dei portinnesti degli agrumi avviene quasi sempre per seme che, essendo poliembrionico, assicura la massima uniformità dei semenzali e, quindi, delle piante innestate.

Nel passato

Fino alla prima metà del XIX secolo le piante di arancio dolce erano ottenute direttamente dai semi, franche di piede (dette un tempo piante di ariddu), che per la poliembrionia riproducevano i caratteri della pianta madre. L’arancio dolce era utilizzato anche come portinnesto di altre specie agrumicole. Il suo abbandono è stato determinato dalla sua suscettibilità al marciume radicale e alla gommosi del colletto da Phytophthorae. Man mano che gli agrumi venivano coltivati anche in terreni meno ricchi di sabbia, con maggiore percentuale di limo e argilla, la moria delle piante su arancio dolce aumentava sensibilmente. Lo stesso fenomeno avveniva nei limoneti poiché le piante venivano propagate sia per seme sia per talea di limone. L’arancio amaro o melangolo (Citrus aurantium), noto da tempo immemorabile nel bacino del Mediterraneo, costituì l’alternativa all’arancio dolce per la sua tolleranza al marciume radicale. Pertanto questa specie divenne il portinnesto più impiegato nel mondo, mentre prima era apprezzato per la marmellata ottenuta con i suoi frutti e per le alberate delle città secondo una tradizione araba. È un portinnesto che possiede numerosi aspetti positivi, capace di tollerare condizioni di terreno non favorevoli come calcare, salinità, umidità elevata; inoltre conferisce al nesto una produttività quantitativamente e qualitativamente di buon livello. L’arancio amaro è stato considerato il migliore portinnesto degli agrumi prima della diffusione del CTV; la sua suscettibilità a questo virus ha costretto il mondo agrumicolo al suo abbandono. In combinazione con arancio dolce, pompelmo e mandarino-simili è soggetto alla virosi; si salva solo quando è innestato con il limone.

Nel presente

I successori dell’arancio amaro sono diversi soggetti, dei quali i più diffusi nell’area mediterranea risultano i citrange ibridi tra arancio dolce e poncirus (Citrus sinensis × Poncirus trifoliata); i più noti sono il Troyer e il Carrizo, costituiti nel 1909 in California con l’obiettivo di ottenere piante di arancio più resistenti alle basse temperature. Mentre i loro frutti non sono idonei al consumo, ottengono grande diffusione per la loro tolleranza alla tristeza. Prima della diffusione del CTV i citrange erano utilizzati nei reimpianti, in successione all’arancio amaro, al fine di superare la sindrome della stanchezza del terreno che si instaura quando non si sostituisce il portinnesto. Oggi il Carrizo viene preferito al Troyer per la sua maggiore tolleranza ai nematodi. Al primo si attribuisce anche una maggiore produttività del nesto. Comunque, entrambi inducono elevata qualità dei frutti e, per le arance pigmentate, contenuti di antocianine maggiori dell’arancio amaro. Tuttavia, rispetto a quest’ultimo i citrange sono più sensibili al calcare e ai sali. Un citrange di successiva costituzione è il C35 che ha la prerogativa di indurre alla pianta una dimensione più ridotta, circa un quarto di quella delle piante sui due precedenti citrange. Il C35 è un ibrido tra un arancio a polpa rossa e il poncirus, costituito in California e rilasciato nel 1987. È un soggetto interessante, ma l’alta sensibilità al calcare ne limita la diffusione. Il poncirus, noto anche come arancio trifogliato, ha un profilo bioagronomico molto interessante per cui è molto diffuso in Cina e Giappone. È un agrume a foglia caduca, carattere che induce tolleranza alle basse temperature e che si trasmette anche al nesto. Le piante con questo soggetto danno un prodotto quantitativamente e qualitativamente elevato. È tollerante al marciume radicale e ciò lo rende più indicato di ogni altro portinnesto per gli impianti in terreni soggetti a eccessi di umidità. Per contro, non tollera i terreni calcarei e quelli contenenti anche modeste quantità di sali, aspetto che riduce notevolmente, sia in Italia sia in altri paesi, la possibilità del suo impiego. Del poncirus esistono diverse selezioni, distinte per la grandezza dei fiori: a fiore grande e a fiore piccolo. Un tempo si riteneva che le selezioni a fiore piccolo determinassero una riduzione della taglia degli alberi; in realtà questo risultato si ottiene con il Flying Dragon [Poncirus trifoliata var. monstruosa (T. Ito) Swingle], che si caratterizza per i rami e le spine curvilinei da cui deriva il nome “drago volante”. Il suo comportamento bioagronomico è simile a quello del poncirus, eccettuata la notevole riduzione della taglia delle piante (oltre il 50%), sicché si può impiegare per impianti ad alta densità. I citrumeli sono ibridi tra pompelmi e poncirus (Citrus paradisi × Poncirus trifoliata). Il più noto è lo Swingle (CES4475), mentre altri ibridi sono Sacaton, CES1452. Sono soggetti molto vigorosi che inducono al nesto quantità e qualità di frutta elevate. Lo Swingle è resistente al freddo e alle Phytophthorae. La sua diffusione tuttavia è proponibile soltanto nei terreni con basso contenuto di calcio, perché è soggetto alla clorosi ferrica più del citrange. L’Alemow (Citrus macrophylla), originario dell’isola di Cebu, nelle Filippine, presenta caratteristiche della pianta e del frutto che richiamano quelle del limone. Mediante marcatori molecolari è stato accertato, da Nicolosi et al., che si tratta di un ibrido tra cedro e Citrus micrantha. Sebbene un tempo sia stato proposto anche come soggetto del clementine, perché consentiva una produzione notevolmente maggiore di altri portinnesti, la sua suscettibilità al CTV oggi ne restringe l’impiego soltanto al limone, cui conferisce rapida entrata in produzione, buona affinità e vigore, quantità di frutti certamente maggiore di quella ottenibile su soggetto arancio amaro. Un aspetto positivo dell’alemow è anche la tolleranza al calcare e alla salinità del terreno. Il suo punto debole è la sua suscettibilità alla xiloporosi, oltre che al CTV. Oltre a quelli precedentemente descritti nei diversi paesi agrumicoli sono stati utilizzati (e in parte lo sono tuttora) numerosi altri portinnesti, alcuni dei quali valutati e proposti dalle istituzioni di ricerca, altri in base all’esperienza locale. Il mandarino Cleopatra (Citrus reshni Hort. ex Tan.), originario dell’India, è marginalmente utilizzato in alcuni paesi del Mediterraneo. Ha un buona tolleranza ai sali e al calcare. Gli si attribuisce una fruttificazione irregolare, sebbene la qualità sia buona. Il limite principale di questo soggetto è la sua sensibilità alla gommosi del colletto e al marciume radicale. Il limone Volkameriano (Citrus volkameriana Pasq.) è un ibrido tra arancio amaro e cedro, stando a quanto accertato da Nicolosi et al. Fondamentalmente è stato proposto come portinnesto del limone, cui conferisce precoce messa a frutto e alta produttività. Quando viene innestato con arancio, pompelmo e mandarinosimili il vigore della pianta è notevole ma la qualità dei frutti non è soddisfacente. Essendo soggetto alla gommosi del colletto, non è proponibile nei terreni con livelli elevati di umidità. Tra i portinnesti richiamati dalla letteratura mondiale ricordiamo la lima dolce di Palestina e la lima di Rangpur, nonché generi diversi dai Citrus, come Severinia, Microcitrus, Citropsis, Eremocitrus e altri, che sono stati saggiati principalmente per ottenere piante di taglia ridotta (effetto nanizzante).

Nel futuro

Come precedentemente detto, non esiste ancora un portinnesto universale che si adatti alle diverse condizioni in cui si coltivano gli agrumi nel mondo. Come per il miglioramento genetico delle varietà, anche per i portinnesti la ricerca non ha raggiunto traguardi definitivi, ma punta a ottenere nuovi soggetti con caratteristiche sempre meglio rispondenti alle esigenze del comparto. Pertanto, si riportano alcuni risultati di ricerche svolte in California, Spagna e Italia. L’Università della California nel 2008 ha rilasciato tre ibridi, Bitters, Carpenter e Furr, ottenuti da incroci tra mandarino Sunki (Citrus sunki Hort. ex Tan.) e Poncirus trifoliata. Le piante innestate su Bitters hanno una taglia ridotta, producono frutti di buona qualità e in quantità e presentano un eccellente comportamento nei terreni calcarei. Carpenter e Furr comportano uno sviluppo medio delle piante, tolleranza al calcare e alle Phytophthorae. In Spagna dall’IVIA sono stati costituiti due ibridi: Forner-Alcaide n. 5 e Forner-Alcaide n. 418. Il primo deriva dall’incrocio del mandarino Cleopatra con il poncirus, il secondo dall’incrocio del citrange Troyer con il mandarino comune. Sotto il profilo agronomico, Forner-Alcaide n. 5 presenta tolleranza al calcare, ai sali e all’asfissia radicale, ed è considerato seminanizzante. Il FornerAlcaide n. 418, cui è attribuita pure tolleranza al calcare e ai sali, è un soggetto idoneo per gli impianti ad alta densità essendo particolarmente nanizzante. In Italia nel 1969 dal CRA-ACM di Acireale è stata avviata una ricerca con l’obiettivo di costituire nuovi portinnesti impiegando il Citrus latipes (Swing.) come genitore femminile e il poncirus, l’arancio amaro e il limone Volkameriano come genitori maschili. Nello studio del comportamento produttivo degli ibridi ottenuti si sono distinti finora tre ibridi tra C. latipes e poncirus, che lasciano sperare in un impiego futuro; essi sono contraddistinti dalle sigle F5P12, F6P12 e F6P13.


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