Volume: il pesco

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: pesco nel mondo

Autori: Carlo Fideghelli

Introduzione

La produzione attuale di pesche e nettarine supera abbondantemente i 17 milioni di tonnellate e, negli ultimi anni, ha avuto un trend positivo molto netto, pari a +65%. L’Asia, da sola, produce più della metà (55,3%) della produzione totale, seguita dall’Europa con il 26,2%, dal continente nordamericano (7,8%), dal Sud America (5,4%), dall’Africa (4,6%) e, con una quota molto modesta (0,7%), dall’Oceania. I Paesi asiatici sono anche quelli che hanno visto il maggior incremento complessivo (+167,8%), seguiti dai Paesi africani (+129,6%), da Sud America e Oceania con incrementi quasi uguali, rispettivamente del 29,6 e del 29,4%. Il Nord America ha visto, nello stesso periodo, un aumento della produzione dell’11,2%, mentre la produzione europea è rimasta stabile (–0,2%). Dei principali 22 Paesi produttori solo quattro hanno diminuito la loro produzione nell’ultimo decennio; tre di questi sono in Europa (Francia, Grecia e Italia), il quarto è il Giappone. Gli incrementi più significativi hanno riguardato l’Egitto, l’Iran, la Cina e l’Algeria, ma anche l’India, il Pakistan, la Corea del Sud, il Brasile, la Tunisia, il Messico, la Spagna e l’Australia. L’incremento delle superfici è stato inferiore rispetto alle produzioni (+10,6%), con variazioni molto diversificate da continente a continente: l’Oceania ha fatto registrare l’incremento maggiore (+45%), seguita dall’Asia (+35,2%), dal Sud America (+13,9%) e dall’Africa (+4,1%). Le superfici a pesco, in Europa, sono diminuite del 23%, nel continente nordamericano del 2,1%. Interessanti sono i dati relativi alle produzioni per ettaro che, anche se viziati da una certa approssimazione della statistica di diversi Paesi, evidenziano come l’innovazione varietale e il progresso delle tecniche di coltivazione e la migliore professionalità abbiano indotto un netto miglioramento delle rese unitarie soprattutto in Africa e in Asia (da 7,5 a 11,8 t/ha come media mondiale nell’ultimo decennio). Solamente l’Oceania ha visto diminuire le rese unitarie, per due ordini di fattori: il forte aumento delle superfici a pesco in Australia, in particolare in aree subtropicali dove vengono coltivate cultivar precocissime notoriamente meno produttive delle cultivar di tempo, e la concomitante diminuzione della peschicoltura neozelandese, basata proprio su cultivar di stagione. L’Europa è il continente con le maggiori rese produttive (superiori a 15 t/ha), seguita da Nord America (12 t/ha), Asia (11,2 t/ha), America del Sud (10,2 t/ha) e, infine, Africa (9,2 t/ha) e Oceania (5,5 t/ha). I forti incrementi unitari di Africa e Asia si possono spiegare, oltre che con il rinnovamento varietale e il miglioramento della tecnica di coltivazione, con l’entrata in produzione di importanti nuove superfici a pescheto impiantate negli anni precedenti.

Peschicoltura nei principali Paesi produttori

Asia
Il continente asiatico è dominato dalla produzione cinese che, da sola, copre quasi l’80% della produzione totale e con Turchia e Iran si arriva a poco meno del 90%. Peso minore hanno gli altri Paesi, come la Corea del Sud, l’India e il Giappone.

Cina. Come è noto, il pesco, come specie botanica, è originario della Cina e la sua coltivazione è praticamente presente in tutte le province, le principali delle quali sono: Henan, Hubei, Shandong, Shanxi, Shenxi, Kiangsu, LiaoNing, Chejiang, Sinkiang, Sichuan, oltre le municipalità di Pechino e Shanghai. Le cultivar cinesi tradizionali sono classificabili nei seguenti gruppi: – varietà del Nord: sono a polpa bianca non fondente e caratterizzate da un albero a portamento assurgente, resistente alla siccità e al freddo invernale; – varietà del Sud: sono a polpa bianca fondente, con un albero a portamento espanso e un fabbisogno in freddo medio-basso (400-600 h di freddo); – varietà a polpa gialla: sono tipiche della provincia di Kansu, caratterizzate dalla polpa spicca; – varietà piatte o pan-tao: presenti, tradizionalmente, nella municipalità di Shanghai e nella provincia di Chejiang, sono a polpa bianca fondente, sensibili alla monilia e con basso fabbisogno in freddo; – nettarine: sono tradizionali del Sud della provincia autonoma del Sinkiang, caratterizzate da polpa bianca e dimensioni del frutto contenute; – varietà invernali o tung-tao: cultivar a polpa bianca, di dimensioni un po’ piccole e a maturazione molto tardiva, da ottobre a dicembre. Da una ventina di anni la Cina si è progressivamente aperta agli altri Paesi e il panorama varietale è stato arricchito da cultivar sudcoreane, giapponesi e occidentali; in quest’ultimo caso con particolare riguardo alle nettarine californiane ed europee. I portinnesti prevalenti sono il franco di P. persica e il franco di P. davidiana che, in misura più o meno uguale, coprono l’80-90% della produzione. La forma di allevamento è il vaso, tenuto molto basso per poter eseguire le operazioni manuali da terra, sia con la tecnica della potatura sia con l’uso di fitoregolatori.

Turchia. La peschicoltura turca ha una grande potenzialità di espansione finora non completamente sfruttata, avendo, i frutticoltori, preferito concentrarsi su altre specie come il melo, l’albicocco, il ciliegio. Le principali aree peschicole sono, in ordine di importanza, la regione Marmara sul Mar Nero, la regione Egea nell’Ovest del Paese e la regione mediterranea, lungo la riva meridionale. La regione mediterranea è caratterizzata da due sottoregioni, una precoce a livello del mare (Bursa) e una tardiva sulle montagne del Taurus a 1400 m s.l.m. Dal punto di vista varietale la peschicoltura turca è stata fortemente condizionata dal miglioramento genetico americano degli anni ’60 e ’70 e, più di recente, dagli orientamenti europei (Italia e Francia in testa). Il portinnesto tradizionale è il franco di P. persica, ma il GF 677 e anche gli altri portinnesti utilizzati in Italia e Francia come il Cadaman, l’Mr. S. 2/5 e altri si stanno rapidamente affermando. L’allevamento tradizionale è il vaso alla distanza di 5-6 x 3-6 m che, nelle aree più dinamiche, è diventato il vasetto ritardato messo a punto in Italia. Di una certa importanza è la coltivazione sotto serra fredda protetta da film plastici nella regione mediterranea per anticipare la raccolta dei frutti che inizia ai primi di maggio e si completa a settembre avanzato.

Iran. È il Paese asiatico che ha fatto registrare il maggiore incremento produttivo nell’ultimo decennio, superiore perfino a quello cinese, raggiungendo la produzione turca. Le principali aree produttive sono tutte concentrate nella parte orientale del Paese, e precisamente nelle province di Gorgan e Goubad, Tehran, Zanjan, Khorasan, Ghazvin e Dasht, Ardebil Mazandaran, Azarbaijan. Le varietà locali o di origine americana (Elberta, Hale, Redhaven ecc.) sono prevalentemente a polpa gialla e destinate al consumo fresco. Prevalgono nettamente le pesche rispetto alle nettarine e sono tradizionalmente coltivate anche alcune varietà piatte a polpa bianca. Il portinnesto utilizzato è il franco ottenuto da noccioli di varietà coltivate localmente disponibili o anche il mandorlo utilizzato nei terreni più calcarei e siccitosi. La sola forma di allevamento è il vaso alla distanza di 5-6 x 5-6 m. Grazie anche al successo commerciale, nel Paese c’è un grande interesse per il rinnovo della coltura e si intensificano i contatti con il vivaismo europeo per poter aggiornare varietà, portinnesti e tecniche colturali.

Corea del Sud. Il territorio coreano, che è contiguo con quello cinese, è anche Paese di origine del pesco e questa coltura è, da sempre, molto importante. Le caratteristiche della peschicoltura coreana sono molto simili a quelle cinesi: cultivar in prevalenza a polpa bianca, sia fondente sia non fondente, larga maggioranza delle pesche rispetto alle nettarine (85% le prime, 15% le seconde), tutte a sapore subacido. Il clima monsonico, soprattutto all’inizio dell’estate, crea molti problemi di marciumi e la stagione produttiva inizia tardi, tra la fine di giugno e l’inizio di luglio. La forma di allevamento è il vaso e i portinnesti utilizzati sono il franco di P. persica e il franco di P. davidiana. Diffusa è la pratica dell’insacchettamento dei frutti per proteggere gli stessi dalla pioggia e dagli attacchi parassitari.

Giappone. Il Giappone è un Paese a lunga tradizione peschicola e la coltivazione è diffusa su tutto il territorio nazionale, a eccezione dell’isola di Hokkaido, la più settentrionale dell’arcipelago. Le maggiori province peschicole sono: Yamanashi (la pianura intorno alla città di Kofu, non lontana da Tokio), Fukushima nell’isola di Honsu, Nagano, Yamagata e Okayama (lungo le coste che separano l’isola di Honsu dall’isola di Shikoku).

India. In India, rispetto alle dimensioni del territorio e della popolazione, il pesco ha un’importanza limitata, ma nel prossimo futuro la produzione peschicola è destinata ad aumentare nettamente, soprattutto per la disponibilità di cultivar a basso fabbisogno in freddo che consentono la coltivazione in aree subtropicali dove le vecchie cultivar danno risultati agronomici molto modesti. Le regioni più tradizionali di coltivazione, nel Nord dell’India, vanno da un’altitudine di 500 fino a 3000 m s.l.m. e sono Jammu e Kashmir, Himachal Pradesh, Uthar Pradesh, gli Stati del Nord-Est, Nilgiri Hills e le Pianure del Nord-Ovest. Più recente è l’espansione della peschicoltura nel Punjab, proprio grazie alle cultivar a basso fabbisogno in freddo della Florida e del Texas (Flordasun, Flordastar, Vallegrande, Earligrande, Tropic Sweet, Tropic Snow ecc.), che stanno sostituendo le cultivar locali. La maturazione dei frutti inizia a metà aprile nelle aree più precoci del Punjab e termina a settembre inoltrato nelle aree più settentrionali. La tecnica colturale è molto tradizionale e basata sull’uso del franco come portinnesto e dell’allevamento a vaso; spesso il pesco è in consociazione con colture orticole annuali.

Europa
La peschicoltura del vecchio continente riguarda, per oltre l’80%, i Paesi che si affacciano sulla riva settentrionale del Mediterraneo: Italia, Spagna, Grecia e Francia sono di gran lunga i più importanti.

Italia. I 93.000 ettari attualmente impiantati a pescheto sono per il 65% pesche e per il 35% nettarine. Guardando all’esperienza californiana si può prevedere che le nettarine continueranno a crescere fino a raggiungere l’importanza delle pesche e su questi valori si stabilizzeranno anche i prezzi delle due categorie commerciali. Due sono le regioni più importanti: EmiliaRomagna con il 28,8% della superficie totale e Campania con il 22,7%. Seguono, in ordine decrescente, Piemonte (7,4%), Sicilia (7,2%), Veneto (5,9%), Puglia (5,1%), Basilicata e Calabria (4,0%) e Lazio (3,4%). L’Emilia-Romagna è anche la regione dove le nettarine superano nettamente le pesche (56% contro il 44%); in tre regioni (Piemonte, Veneto e Basilicata) le due tipologie di mercato si equivalgono, in tutte le altre le pesche sono prevalenti. In termini di produzione totale le differenze tra Nord e Sud sono molto meno nette per due principali ragioni: al Nord prevalgono cultivar di media stagione molto più produttive delle cultivar precoci che prevalgono al Sud, dove invece la percentuale di impianti giovani non ancora in piena produzione è superiore rispetto al Nord. Inaspettatamente la Calabria risulta la regione con la maggiore resa produttiva e ciò si giustifica con l’eccellente livello tecnico raggiunto dai peschicoltori della valle del Crati (Cosenza), all’avanguardia nella scelta delle varietà, dei portinnesti, della forma di allevamento (in buona parte a Y) e della tecnica colturale. La produzione italiana è prevalentemente destinata al consumo fresco e anche una quota importante di percoche trova sbocco su mercati al consumo dell’Italia meridionale. Il portinnesto più importante è, nonostante alcuni difetti, il GF 677, con circa il 60% del mercato, seguito dal franco (cloni selezionati) con un altro 20%, dai susini (Mr. S. 2/5, Penta, Tetra, Adesoto), dagli ibridi pesco x davidiana (Cadaman, Barrier 1) e dall’ibrido complesso Ishtara. L’Italia è la patria delle forme di allevamento; nell’ordine, le più importanti sono quelle a parete verticale (palmetta, fusetto e varianti), in volume (vasetto ritardato), a doppia parete inclinata (Y e V). Le colture sotto serra, che negli anni ’70 e ’80 avevano una certa importanza, soprattutto in Campania, sono state molto ridimensionate per la crescente concorrenza delle produzioni di aree più meridionali e più calde come l’Andalusia e il Nord Africa

Spagna. La Spagna è l’unico Paese europeo che, nell’ultimo decennio, ha visto aumentare sia le superfici coltivate sia le produzioni, e l’unico limite a un’ulteriore espansione della peschicoltura è quello dell’acqua, la cui disponibilità è oggi nettamente più critica che in Italia. Così come in Italia, il pesco è presente praticamente in tutte le regioni, anche se le maggiori produzioni si concentrano in Catalogna (22%), Murcia (20%), Aragon (19%), Comunità Valenciana (15%), Andalusia (13%) ed Estremadura (3-4%). La forte crescita della peschicoltura spagnola è stata alimentata da una crescente esportazione verso i mercati europei, da cui è derivato il nuovo orientamento nella scelta varietale, che si è allineata con quella dell’Italia e della Francia, basato prevalentemente su pesche e nettarine a polpa gialla di origine californiana, italiana e francese. Del tutto particolare è la peschicoltura dell’Andalusia, e in parte anche di Murcia, basata sulle cultivar precocissime a basso fabbisogno in freddo provenienti in particolare dalla Florida, che maturano in pieno campo già da metà aprile. La stagione peschicola spagnola continua poi fino a ottobre, con le percoche delle regioni settentrionali. Tra i portinnesti, il franco con le diverse selezioni (Monclar, Siberian C., GF305, Rubira ecc.) è il più diffuso, con oltre il 50% della produzione vivaistica. Al secondo posto vengono i susini, tra i quali primeggiano alcune selezioni del Pollizo di Murcia e, infine, gli ibridi pesco x mandorlo (GF 677, Adafuel ecc.). Come in Italia, sono presenti sia le forme in volume (vaso tradizionale, a 6-5 x 6-5 m, oggi sempre meno preferito al vaso basso a 6-5 x 3-4 m) sia le forme a parete verticale (il fusetto o asse centrale preferito alla palmetta) e le forme a doppia parete inclinata (Y).

Grecia. La Grecia è, dopo la Francia, il Paese che ha maggiormente ridimensionato la peschicoltura nell’ultimo decennio. Negli ultimi anni la peschicoltura greca ha fortemente diminuito la coltivazione delle percoche per l’industria e ha ripreso a investire su pesche e nettarine per il consumo fresco. La base varietale è strettamente legata all’evoluzione varietale negli altri Paesi europei, con qualche difficoltà in più di aggiornamento per l’insufficiente applicazione della protezione dei brevetti vegetali; ciò rende gli editori delle novità brevettate restii a renderle disponibili in quel Paese. Il GF677 è oggi il portinnesto più diffuso (60% e oltre) per la sua resistenza alla clorosi ferrica e per la buona vigoria che conferisce alle piante anche in caso di ristoppio. Il franco, più o meno selezionato, è il secondo portinnesto, con circa il 30% degli impianti. La forma di allevamento più diffusa è il vaso, ma anche le forme a parete verticale come la palmetta e il fusetto, importate dall’Italia, sono piuttosto diffuse.

Francia. La coltivazione del pesco è concentrata nella parte mediterranea del Paese, a eccezione della valle della Gironda vicino a Bordeaux dove tradizionalmente è coltivata questa specie. Le principali aree di coltivazione sono, oggi, la bassa valle del Rodano, la Provenza, il Roussillon e i Pirenei orientali. La peschicoltura francese è in continuo ridimensionamento (–22% negli ultimi 10 anni), nonostante l’alta efficienza (è il Paese con la più elevata produttività per unità di superficie) e la qualità della sua produzione. La carenza di mano d’opera e il suo costo elevato, nonché precisi limiti climatici (minore precocità rispetto a Italia e Spagna e difficoltà a produrre pesche tardive per la piovosità di fine estate), hanno progressivamente eroso la competitività della peschicoltura francese. La base varietale è del tutto simile a quella italiana ed è costituita prevalentemente da cultivar californiane di cui i vivaisti francesi sono gli esclusivisti per l’Europa, ma anche da cultivar francesi e italiane. Prevale ancora la produzione di pesche (circa il 60%) sulle nettarine. Tra le pesche, le percoche hanno un peso molto modesto e sono esclusivamente utilizzate dall’industria di trasformazione. L’incidenza delle cv a polpa bianca, sia tra le pesche sia tra le nettarine, è superiore a quella riscontrabile in Italia e Spagna e si attesta intorno al 20%. Il breeding francese, soprattutto quello privato, è fortemente cresciuto negli ultimi venti anni e oggi compete con quello americano e italiano. Il miglioramento genetico pubblico francese ha dato alla peschicoltura europea i migliori portinnesti del secondo dopoguerra: varie selezioni di franco (Montclar, GF 305, Rubira) sono le più diffuse (70%), seguite da GF 677 (15-20%), dai susini (Julior, Jaspi), dall’ibrido pesco x davidiana Cadaman e dall’ibrido complesso Ishtara. Con variazioni e interpretazioni locali, le forme di allevamento sono le stesse presenti in Italia: vaso, parete verticale (prevale il fusetto sulla palmetta) e, in misura modesta, la doppia parete inclinata.

Nord America
Due sono i Paesi importanti del continente nordamericano: Stati Uniti e Messico.

Stati Uniti. La peschicoltura statunitense si può classificare in due principali categorie: quella californiana e quella atlantica. La produzione californiana è di gran lunga la più importante (circa il 70% del totale) e rifornisce i principali mercati di tutto il Paese, mentre la peschicoltura atlantica (Georgia, Nord e Sud Carolina, Florida, Maryland, New Jersey) è destinata ai mercati locali: spesso le pesche sono vendute lungo le strade (roadside market) o direttamente in azienda secondo la modalità del pick-your-own (raccogli tu stesso). Le differenze sono dovute a ragioni climatiche, ideali per il pesco in California (suoli profondi e di medio impasto, clima caldo e asciutto d’estate, non troppo freddo in inverno, grande disponibilità d’acqua), più difficili sulla costa atlantica (suoli acidi o subacidi, ritorni di freddo a fine inverno, elevata umidità estiva). In California, pesche e nettarine si equivalgono e le percoche destinate alla trasformazione industriale hanno una produzione analoga a quella complessiva di pesche e nettarine. Dal punto di vista varietale, la produzione californiana è ancora in una fase di cambiamento, iniziata negli anni ’90, rappresentata dal progressivo incremento di cultivar a polpa bianca (soprattutto nettarine) e di cultivar a sapore subacido, sia gialle sia bianche. Più di recente anche le cultivar piatte (a polpa bianca) stanno assumendo una sempre maggiore importanza. Le ragioni principali di tale cambiamento di gusto sono legate all’aumento dei consumatori di origine asiatica orientale e di quelli di origine ispanica, che notoriamente preferiscono il sapore dolce a quello dolce-acidulo. Le varietà della costa atlantica sono in prevalenza pesche a polpa gialla selezionate per la resistenza alla batteriosi da Xanthomonas pruni e alla monilia. In Florida si è affermata una peschicoltura subtropicale grazie al miglioramento genetico dell’Università dello Stato, che ha selezionato cultivar a basso fabbisogno in freddo a maturazione estremamente precoce (aprile-maggio). Il portinnesto, quasi esclusivo, utilizzato in California è il franco Nemaguard, resistente ai nematodi galligeni, mentre negli stati orientali il franco Lovell e, più recentemente, il franco Guardian, sono i più tolleranti al fenomeno denominato tree short life, che è causa di elevata mortalità per un insieme di concause (pH del suolo, nematodi, danni da freddo ecc.). Ovunque, la forma di allevamento dominante è il vaso a media o bassa densità (300-400 piante/ha), solo di recente affiancato da forme a parete verticale con densità di 500-600 piante per ettaro.

Messico
La peschicoltura messicana è legata, in larga parte, alle varietà portate dagli spagnoli durante la colonizzazione europea. Si tratta di varietà a polpa gialla, non fondente e aderente al nocciolo, che erano e sono le varietà preferite dagli spagnoli. Da queste varietà iniziali sono state selezionate, nei vari stati del Messico, tipologie molto simili tra loro per caratteristiche pomologiche e diverse solo per epoca di maturazione che, a seconda di latitudine e altitudine, maturano a partire da aprile fino a ottobre. Sono denominate criollos e sono state propagate per secoli per seme e pertanto con un elevato grado di omozigosi. In ordine di chilling (freddo invernale) crescente, la peschicoltura del Messico è presente nei seguenti stati: Oaxaca e Morelos da 50 a 200 ore, Puebla e Mexico DF 200-300 ore, Jalisco e Guanajuto, Tlaxcala, Zacatecas, Aguascalientes 450-650 ore, Durango e Chihuahua 600-900 ore. Chihuahua e Durango sono gli stati dove i “criollos” sono poco o nulla importanti e dove il modello (varietà e tecnica colturale) è quello californiano. I criollos, di piccola pezzatura ma di elevate caratteristiche qualitative, sono i frutti preferiti sui mercati interni, ma gradualmente sono sostituiti da varietà californiane e della Florida per il mercato di esportazione verso gli Stati Uniti. Il solo portinnesto, quando utilizzato, è il franco, ma presso i piccoli produttori delle aree interne montagnose è ancora molto diffusa la propagazione per seme, che dà buoni risultati grazie all’elevata omozigosi e all’assenza di giovanilità in questa specie. La sola forma di allevamento è il vaso.

Sud America
Il pesco è presente in tutta l’America del Sud, ma i Paesi più rilevanti sono il Cile, l’Argentina e il Brasile.

Cile. La peschicoltura cilena è fortemente orientata all’esportazione, soprattutto verso gli Stati Uniti, e, più di recente, anche verso l’Europa. Per questo motivo le varietà e il modello di coltivazione sono quelli californiani, favoriti anche da un clima e da condizioni ambientali del tutto simili a quelli della valle centrale della California (clima caldo e secco d’estate, giustamente freddo d’inverno, elevata disponibilità di acqua d’irrigazione). Il pesco è prevalentemente coltivato nell’area metropolitana di Santiago e nella regione di Rancagua a sud di Santiago. Anche il vivaismo e l’organizzazione commerciale sono di primordine, a sostegno di una frutticoltura competitiva a livello internazionale. Il portinnesto dominante è il Nemaguard, e le forme di allevamento sono sia il vaso sia la parete verticale, discostandosi in ciò, in parte, dal modello californiano.

Argentina. La peschicoltura argentina, che alimenta quasi esclusivamente il mercato interno, ha sofferto delle vicissitudini economiche del Paese degli ultimi 20-30 anni e solo recentemente ha avviato un processo di rinnovamento aprendosi alle varietà più moderne e a una tecnica colturale meno tradizionale.

Brasile. Lo sviluppo di varietà a basso fabbisogno in freddo, sia importate (Florida e Texas) sia selezionate presso la Stazione di Pelotas nello stato di Rio Grande do Sul, hanno dato grande impulso alla peschicoltura brasiliana, che può coltivare questa specie solo nelle aree più meridionali e in altitudine. Per oltre la metà, la produzione viene dallo stato di Rio Grande do Sul, seguito da San Paolo (20%), da Santa Caterina (15-16%) e dallo stato di Paranà (10%). Oltre al basso fabbisogno in freddo (200-400 h), le cultivar brasiliane devono essere anche molto tolleranti alla monilia, a causa di un clima caratterizzato da elevata umidità estiva. Come in Messico, i mercati locali preferiscono le percoche (polpa gialla, soda, dolce) e le varietà più diffuse rispondono a questo requisito (Esmeralda, Turmolina, Precocinho, Merciel ecc.). Il periodo di raccolta, limitato rispetto al calendario italiano, va da inizio ottobre a fine dicembre. Il portinnesto utilizzato è il franco e la forma di allevamento è il vaso.

Africa
La peschicoltura africana è limitata ai Paesi mediterranei e, all’altro capo del continente, al Sud Africa, anche se nelle statistiche ufficiali cominciano a entrare Paesi nuovi, come Camerun, Kenya, Madagascar, La Réunion e Zimbabwe. I Paesi più importanti sono Egitto, Tunisia, Algeria e Sud Africa.

Egitto. Lo sviluppo della peschicoltura egiziana è coinciso con l’espansione dell’irrigazione nel Delta del Nilo, dal Cairo verso Alessandria, e con la disponibilità delle nuove cultivar della Florida a basso fabbisogno in freddo. Il clima, favorevole alla estrema precocità, consente di iniziare la raccolta in piena aria già a metà aprile, e la produzione viene esportata quasi totalmente in Europa o verso i Paesi ricchi della Penisola Arabica. La peschicoltura egiziana sta creando problemi di concorrenza rispetto alla produzione spagnola dell’Andalusia, molto meno rispetto a quella italiana che, in buona parte, ne è complementare. Data la forte presenza di nematodi galligeni nei terreni sabbiosi del Delta, il Nemaguard è il portinnesto franco più diffuso; la forma di allevamento più comune è il vaso.

Tunisia. La peschicoltura tunisina ha tradizioni molto più antiche di quella egiziana ed è presente in più governatorati: a Nord nei governatorati di Ben Arous e Ariana (oltre il 40% della produzione), al Centro in quelli di Kairouan e Kasserine (12-13% della produzione), a Sud-Est a Monastir, Madia e Sfax (20-22% della produzione). Circa il 40% della coltura è in asciutto e in tal caso il portinnesto utilizzato è il franco di mandorlo, il 60% è in irriguo. L’irrigazione ha consentito l’impiego dei portinnesti GF 677 e GF 557, che hanno rapidamente sostituito il franco precedentemente utilizzato ma che aveva seri problemi di clorosi ferrica per la natura calcarea dei suoli. Il Cadaman è utilizzato dove ci sono problemi di nematodi. Il vivaismo tunisino ha stretti legami con quello italiano e anche con quello spagnolo e francese, ragione per la quale il panorama varietale più recente di quel Paese è molto simile a quello europeo, a partire dalle cultivar a basso fabbisogno in freddo (Flordastar, Maravilha ecc.) che, al Sud, maturano da metà aprile, fino alle cultivar più tardive di settembre.

Algeria. La peschicoltura algerina, che ha una tradizione legata al periodo di colonizzazione francese, è rimasta a lungo tagliata fuori dai processi di rinnovamento che hanno riguardato tutti gli altri Paesi nordafricani, a causa delle vicende politiche dell’ultimo ventennio del secolo scorso. Il pesco è presente in diversi distretti settentrionali del Paese: Tlemeen, Orono, Algeri, Tizi Auzon, Costantine e Annaba. La migliorata situazione politica sta gradualmente aprendo il Paese all’Europa e, così come in Tunisia, è presente il vivaismo europeo che porta le varietà, i portinnesti e le tecniche che hanno avviato un processo di rinnovamento. L’Algeria è il Paese nordafricano con le maggiori potenzialità di sviluppo frutticolo di tutta la riva meridionale del Mediterraneo, potenzialità che, fino a oggi, sono rimaste inespresse.

Sud Africa. Il Sud Africa è stato, e in parte lo è ancora, un importante Paese produttore di pesche sciroppate, la cui principale varietà è Kakamas. Negli anni ’90 la crisi di questa produzione ha indotto i peschicoltori di quel Paese a riorientare la produzione verso varietà, di pesche e nettarine, per il mercato fresco, in parte per soddisfare la crescente domanda interna, in parte per alimentare il mercato d’esportazione verso il Regno Unito, ma anche verso altri Paesi africani dove le pesche non possono essere coltivate. La peschicoltura è concentrata nel territorio che va da Città del Capo a Porth Elisabeth ed è sostenuta da un buon sistema di ricerca pubblica e da un’industria vivaistica di eccellente livello tecnico. Il portinnesto utilizzato è il franco e la forma, quasi esclusiva, è il vaso.

Oceania
Il pesco è coltivato sia in Australia sia in Nuova Zelanda, ma in quest’ultimo Paese la coltura è secondaria rispetto al melo e al kiwi ed è in regresso ormai da qualche anno.

Australia. La peschicoltura australiana, grazie alla vastità del territorio e alla diversità dei climi, è presente in diversi stati, in prevalenza in quelli a clima temperato (Victoria, New South Wales e South Australia) ma anche a clima subtropicale (Queensland). L’area tradizionale più importante è la Valle di Goulbourn a Nord di Melbourne, mentre il Queensland ha aumentato molto il proprio peso grazie all’introduzione delle nuove cultivar a basso fabbisogno in freddo dalla Florida e dal Texas. In Queensland sono presenti, tradizionalmente, le cultivar a frutto piatto, originarie della Cina meridionale. La più importante categoria commerciale delle pesche australiane è stata, a lungo, quella delle percoche per l’industria, la cui varietà più rappresentativa è ancora oggi Golden Queen. Proprio per le percoche da industria è stato messo a punto il sistema di allevamento a doppia parete inclinata denominato Tatura trellis, dal nome della Stazione sperimentale di Tatura nello stato di Victoria. Le percoche stanno perdendo importanza e sono sostituite da cultivar di pesche e nettarine prevalentemente californiane. Il portinnesto, in larga maggioranza, è il franco, ma anche il GF 677 ha una buona diffusione, pari a circa il 20% del totale; a parte una modesta superficie a Tatura trellis, la forma di allevamento è il vaso, alla densità di 300-400 piante per ettaro.


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