Volume: il pero

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: pero nel mondo

Autori: Carlo Fideghelli

Introduzione

Con oltre 19 milioni di tonnellate prodotte nel 2005 il pero è la seconda specie da frutto dei climi temperati dopo il melo (quasi 60 milioni di tonnellate) e prima del pesco (poco meno di 16 milioni di tonnellate). Complessivamente, sia la superficie coltivata che la produzione, negli ultimi 10 anni, sono aumentate ma a ritmi molto diversi: la superficie a poco meno del 2% l’anno, la produzione al 6% l’anno. I due diversi valori si possono spiegare con il miglioramento della tecnica colturale e della professionalità dei frutticoltori, la scelta di varietà e di portinnesti meglio rispondenti alle condizioni pedoclimatiche del territorio, l’abbandono delle aree marginali. Diretta conseguenza dei due dati appena commentati è l’aumento delle rese per ettaro che globalmente sono aumentate da 8,7 a 11,1 t con una grande variabilità da continente a continente e da Paese a Paese. I dati sono solo largamente indicativi, sia per la incertezza delle cifre fornite dai diversi Paesi, sia perché il dato riferito alle superfici non tiene conto degli impianti giovani non ancora in produzione, che nei Paesi con il più elevato tasso di crescita sono molto estesi. Le produzioni dei vari Paesi si differenziano anche per le differenti specie botaniche coltivate che, sostanzialmente, si dividono in pero europeo (Pyrus communis e P. nivalis) e peri orientali (P. pyrifolia, P. x bretschneideri, P. ussuriensis e alcune altre di importanza minore). Il pero europeo è praticamente l’unico coltivato in Europa, Africa, America, Oceania e Asia occidentale, con poche eccezioni di produzioni locali di peri orientali; al contrario, le specie orientali dominano nei quattro principali Paesi orientali: Cina, Giappone e le due Coree. Anche in questi Paesi sono presenti coltivazioni limitate di cultivar appartenenti al P. communis.

La pericoltura nei principali

Asia
L’Asia orientale è il distretto più importante del mondo con una produzione di pere che rappresenta più del 90% dell’intero continente, con la Cina dominante su tutti gli altri Paesi produttori.

Cina. È già stato ricordato come la Cina produca, da sola, il 57% della produzione mondiale. Hebei è la provincia più importante, ma anche le altre province della parte centro-nord-orientale come Shandong, Shaanxi, Anhui, Hubei, Sichuan, Liaoning, Jiangxi e Hunan sono importanti aree di produzione. Le varietà coltivate appartengono prevalentemente alle specie P. pyrifolia, P. ussuriensis, P. x bretschneideri, ma anche a P. x sinkiangensis e P. communis. Ya-li (Yali, Ya-Li), che alcuni autori riportano come appartenente alla specie P. x bretschneideri e alcuni alla specie P. x sinkiangensis, insieme con Su Li sono le cultivar più diffuse. Altra cultivar della stessa specie è Pingo-li, mentre Sian-sui-li e An-li appartengono al P. ussuriensis. Le cultivar giapponesi Nijisheiki, Hosui, Kosui ecc., appartenenti alla specie P. pyrifolia, sono anche coltivate in Cina. La varietà di P. communis più importante è la cultivar autoctona Xiang, coltivata nella provincia nord-occidentale dello Xinjang; Bartlett è la più importante delle cultivar europee introdotte in Cina dall’Occidente. Come portinnesti vengono utilizzate diverse specie: P. ussuriensis, P. betulaefolia e P. x bretschneideri per la resistenza al freddo, P. salicifolia per le zone caldo aride, P. kawakamii per le aree subtropicali, P. pashia nelle province himalayane.

Cina-Taiwan. Nell’isola cinese di Taiwan prevalgono le cultivar di P. pyrifolia Shinseiki (3/4 della produzione), Shoko, Hosui e Kosui. Particolare è la cultivar Heng-shan, nativa di Taiwan, coltivata franca di piede.

Giappone. La produzione è costituita per il 90% da cultivar della specie P. pyrifolia e il 10% da cultivar di P. communis. Gli espianti, in effetti, riguardano solamente il pero orientale, mentre le varietà europee sono in aumento. Nijisheiki, che è stata a lungo la cultivar più importante, è oggi preceduta da Kosui con il 32% della produzione e da Hosui con il 21%. Tutte le cultivar sono maliformi, Kosui e Hosui, con buccia marrone, rugginosa, Nijisheiki giallo-verde. Il principale problema fitosanitario è dato dalla Alternaria kikuchiana Tanaka che ha determinato la crisi di Nijisheiki, particolarmente sensibile.

Corea del Sud. Dopo la Cina, la Corea del Sud è il Paese che ha registrato il maggiore incremento produttivo nell’ultimo decennio e questo fatto ha recentemente creato qualche problema di sovrapproduzione e di crisi di mercato. La pericoltura coreana è praticamente monovarietale con la cultivar Niitaka (P. pyrifolia) che rappresenta l’86% del totale. Il successo di questa cultivar è dovuto alla produttività, alle grosse dimensioni del frutto e alla serbevolezza. La seconda cultivar per importanza è Chojuro, vecchia varietà della stessa specie presente in tutti i Paesi orientali.

India. La coltura del pero, in India, è in leggera espansione (+4,5% della superficie coltivata, dal 1995). La pericoltura indiana si può distinguere in tre aree: la prima, più elevata, nei distretti di Kullu, Shimba e Kimour dove sono coltivate le cultivar europee come Bartlett, Conference, MaxRed Bartlett, Starkrimson e Early China. La seconda area, a media altezza, dove si coltiva sia la Bartlett che varietà di P. pyrifolia come Gola e Patharnakh. Infine nell’area di pianura si coltiva solamente il P. pyrifolia. Come portinnesto si utilizzano sia i franchi di P. pashia (cultivar Kainth) che di P. pyrifolia (cultivar Shiara); recentemente con intermedio di cotogno.

Europa
L’Unione europea produce circa l’85% della produzione europea e le principali varietà sono, nell’ordine, Conference (30%), William (11%), Abate Fétel (11%), seguite da Blanquilla, Decana del Comizio, Coscia, Guyot, Kaiser, Passa Crassana, con percentuali minori.

Italia. L’Italia è il secondo Paese produttore in assoluto e il primo produttore di pere di tipo europeo. La superficie coltivata a pero è diminuita drasticamente dagli anni ’70 fino al 1980, per riprendere leggermente fino a metà degli anni ’90 e successivamente è diminuita costantemente fino agli attuali 42.661 ha. La produzione ha avuto un andamento analogo, anche se non esattamente parallelo: la diminuzione, iniziata negli anni ’70, è continuata fino a metà degli anni ’80 e successivamente ha oscillato tra 1 milione e 900.000 t. La coltivazione del pero è fortemente concentrata in Emilia-Romagna nel triangolo formato da Ferrara, Modena e Bologna, dove sono presenti il 61% della superficie e il 68% della produzione. La seconda regione è il Veneto con 4556 ha e 103.900 t e la terza è la Sicilia con 3570 ha e una produzione di poco meno di 60.000 t. Produzioni di una certa importanza provengono anche dalla Lombardia, dal Piemonte e dalla Campania. La produzione italiana è caratterizzata dalla forte incidenza della cultivar Abate Fétel pari al 30%, seguita da William (19-20%) e Conference (16-17%). Con percentuali minori seguono Decana del Comizio (7%), Coscia (6,5-7%), Kaiser (6%), Max Red Bartlett (3-4%), Passa Crassana (2,5%). Le cultivar precoci che maturano prima di William costituiscono circa il 12% della produzione totale e sono rappresentate da Precoce di Fiorano, Guyot, Santa Maria, Spadona e poche altre, frutto del miglioramento genetico italiano recente, come Etrusca, Tosca, Carmen, prodotte principalmente in Sicilia, Campania e nelle altre regioni centro-meridionali. Il portinnesto dominante in Italia è il cotogno (MA, MC, Sydo, BA29), più recente è l’impiego dei cloni di franco OHxF.

Spagna. In Spagna la coltura del pero è concentrata nella valle dell’Ebro e Lerida ne è la capitale. La pericoltura spagnola vive una fase di ristrutturazione che vede l’abbandono delle aree marginali con una conseguente riduzione delle superfici coltivate che sono passate dai 40.000 ha del 2000 agli attuali 35.500. Per contro, la produzione, nell’ultimo decennio è aumentata del 25% per merito della migliorata tecnica colturale e del cambiamento della base varietale che vede diminuire le cultivar estive, meno produttive, e l’aumento delle cultivar autunnali come la Conference e l’Abate Fétel, più produttive. La diffusione di quest’ultima è recente ed è motivata dal successo che la cultivar ha avuto in Italia. Blanquilla, cultivar estiva di origine spagnola, è la principale varietà con circa il 40% del totale, seguita da Conference con il 17%, Guyot (conosciuta in Spagna come Limonera) con l’11% e da Ercolini (sinonimo di Coscia) con il 7%.

Germania. La pericoltura tedesca è più o meno stazionaria. Le aree di maggiore coltivazione sono la Sassonia (centro-est) e il sud-ovest, mentre è in forte crisi l’area di Amburgo che un tempo era importante. In Germania hanno ancora un ruolo importante i frutteti familiari e le piante sparse, anche se la tendenza è verso una pericoltura specializzata. Nelle aree centro-settentrionali prevalgono gli impianti con Conference (30%), Alexander Lucas (27%), Fondante de Charneux (17%), Favorita di Clapp (12%), mentre nelle aree meridionali le cultivar più significative sono William, A. Lucas, Conference e Decana del Comizio. Il portinnesto dei frutteti familiari è ancora il franco, mentre nei frutteti intensivi è utilizzato il cotogno, in particolare l’MC, e anche i franchi clonali OHxF.

Francia. La pericoltura francese è, da tempo, in forte crisi ed è in atto un ridimensionamento sia delle superfici sia delle produzioni. Le principali zone di produzione sono la Valle della Loira, il SudOvest, l’Aquitania e Rhone-Alpes. La William è la cultivar più importante con il 35% della produzione, seguita da Guyot con il 26%, in forte calo, Conference (9%), Decana del Comizio (8%) e Passa Crassana. In particolare in Bretagna hanno una certa importanza le pere da sidro appartenenti soprattutto alla specie P. nivalis, ma anche alla specie P. cordata. Localmente, franchi di queste specie sono usati come portinnesti seminanizzanti, ma il cotogno, con i vari cloni del Cotogno di Provenza e del Cotogno di Angers, è il portinnesto standard della pericoltura francese.

Belgio e Olanda. A differenza della Francia la cui pericoltura è in crisi, Belgio e Olanda hanno visto incrementi importanti sia di superfici sia di produzioni. In questi due Paesi c’è oggi la pericoltura più intensiva non solo d’Europa, ma del mondo intero, con densità di impianto che arrivano facilmente a 3000-4000 piante per ettaro e oltre. Questi sono anche i due Paesi europei con la più alta produttività per ettaro (29-30 t), se si esclude il dato anomalo dell’Austria che produrerebbe 41 t/ha. La forte intensificazione è dovuta all’adozione di cloni di cotogno molto nanizzanti come MC e Adams, che si sono poi diffusi anche in altri Paesi europei. La specializzazione varietale è molto spinta ed è basata sulla Conference che rappresenta il 90% della produzione belga e il 70-75% di quella olandese. Altre cultivar importanti sono Decana del Comizio, Durondeau (in Belgio), Giese Wilderman e Alexander Lucas (in Olanda).

Portogallo. La situazione portoghese è analoga a quella spagnola: diminuiscono le superfici e aumenta la produzione grazie a una razionalizzazione della coltura. La produzione portoghese è basata quasi completamente su varietà estive e la cultivar Rocha, da sola, copre il 75% della produzione.

Nord America
La produzione nordamericana coincide, in pratica, con quella statunitense che rappresenta il 98% del totale.

Stati Uniti. Nonostante un leggero calo di superficie coltivata e di produzione, gli Stati Uniti sono ancora il secondo paese produttore di pere di tipo europeo. La pericoltura statunitense è concentrata sulla costa occidentale negli Stati di Washington, California e Oregon, che complessivamente coprono il 97% della produzione. La varietà più importante è la Bartlett, che è praticamente l’unica in California, insieme con il mutante Red Bartlett in Oregon e Washington. Più del 50% della Bartlett viene trasformato (sciroppati, succhi, essiccato). La seconda cultivar è la Anjou e il suo mutante a buccia rossa Red Anjou. Di una certa importanza sono anche Kaiser (il clone Golden Russet) e Decana del Comizio. In California, dove è presente una importante comunità asiatica, si coltivano anche alcune cultivar di P. pyrifolia, la più importante delle quali è la Nijisheiki, originaria del Giappone. Il più importante portinnesto utilizzato negli Stati Uniti è il franco di William, Old Home, Farmingdale. L’incrocio di queste due ultime cultivar ha dato origine ai franchi clonali OHxF che stanno sostituendo il franco da seme; poco diffuso è l’uso del cotogno che, come è noto, non è affine con Bartlett.

America del Sud
La pericoltura del continente sudamericano è concentrata in due Paesi: Argentina e Cile che, da soli, coprono il 91% della produzione.

Argentina. L’Argentina è un paese a forte vocazionalità nella produzione di pere, favorita anche dall’assenza del fuoco batterico e della psilla, come dimostra la produzione unitaria, tra le più elevate in assoluto. Anche in Argentina, nonostante dal 1995 al 2005 la superficie a pero sia diminuita, seppure di poco, la produzione è fortemente aumentata (+42%), a testimonianza di un miglioramento della tecnica colturale e della concentrazione della coltura nelle aree più vocate. William, compreso il mutante rosso Max Red Bartlett, rappresenta oltre il 50% della produzione; Packam’s Triumph è la seconda varietà con il 26-27% della produzione complessiva; Anjou completa il quadro varietale, molto ristretto. Il portinnesto utilizzato è una selezione di P. communis individuata nell’ambito di una popolazione di peri spontanei derivati dalle prime pere portate dagli europei.

Cile. A differenza della pericoltura argentina, quella cilena è in recessione, sia come superficie sia come produzione; la sola varietà in espansione, per i buoni risultati sui mercati all’esportazione, è la Coscia, portata in Cile da frutticoltori di origine italiana. Le altre cultivar importanti sono Packam’s Triumph, Kaiser e Max Red Bartlett; per mercati di nicchia c’è anche una certa produzione di cultivar giapponesi come Nijisheiki, Hosui e Kosui.

Africa
Le due aree di produzione del pero nel continente africano sono l’Africa del Sud e la riva sud del Mediterraneo, dove tutti i Paesi rivieraschi sono produttori di pere e l’Algeria è il più importante.

Sud Africa. Il Sud Africa è, da lungo tempo, il principale Paese africano produttore di pere, con un elevato standard di produttività (26 t/ha) e di qualità; il 45% della produzione viene trasformato. La pericoltura è presente in due aree: la più importante è la Western Cape Province, la seconda è la Eastern Cape Province. Le due cultivar più importanti sono William e Packam’s Triumph con circa il 30% ciascuna; seguono Forelle (16%), Rosemarie (6%), Kaiser (5%), Decana del Comizio (5%).

Oceaniabr /> L’Oceania è il più piccolo dei continenti e il pero non è tra le specie da frutto più importanti; negli ultimi dieci anni sono diminuite sia la superficie coltivata sia la produzione, concentrate per tre quarti in Australia.

Australia. La maggior parte dei pereti australiani ha più di 30 anni e sono caratterizzati da bassa densità di impianto, portinnesti franchi vigorosi, forme di allevamento espanse. La coltivazione è concentrata negli stati di Victoria e Western Australia nel sud del Paese. William con il 44-45% e Packam’s Triumph con il 34% dominano la produzione. La terza cultivar è Kaiser, preferita alle precedenti nei pochi nuovi impianti. William è destinata prevalentemente alla trasformazione industriale.

 


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