Volume: il mais

Sezione: coltivazione

Capitolo: parassiti da magazzino

Autori: Luciano Suss

Introduzione

Tutti i cereali immagazzinati sono caratterizzati da una situazione di equilibrio con l’ambiente circostante. Influiscono su una buona conservazione umidità e temperatura, nonché la presenza o meno di insetti, acari, roditori e muffe. Gli attacchi parassitari provocano un aumento di anidride carbonica e di umidità nella massa, favorendo così un più rapido sviluppo degli organismi infestanti, sia di origine animale sia vegetale. Per quanto si riferisce agli infestanti, le diverse specie di insetti e acari che si possono rinvenire in numerosi casi presentano comportamenti tra loro simili, in altri si differenziano nettamente. Basti pensare che alcuni insetti sono in grado di attaccare direttamente le cariossidi, ragion per cui vengono definiti come “infestanti primari”, mentre altri si sviluppano solo sui cereali spezzati, sminuzzati o già trasformati in semola o farina, venendo considerati quindi come “secondari”, anche se frequentemente la loro importanza, nel contesto globale di una infestazione, risulta sicuramente fondamentale. È possibile che i cereali siano già infestati non appena raccolti, nei magazzini degli agricoltori, in cui stazionano le mietitrebbie non adeguatamente pulite e disinfestate dopo i precedenti raccolti, oppure sui mezzi di trasporto (navi, vagoni ferroviari, autocarri); il successivo insilaggio, anche in ambienti particolarmente idonei, vedrà il moltiplicarsi in tempi brevi degli insetti primari, a cui seguirà la colonizzazione dei detriticoli infestanti secondari. Diverse decine di specie, appartenenti in particolare agli ordini dei Coleotteri e dei Lepidotteri, sono da considerare come frequenti infestanti di tutti i cereali immagazzinati, risultando diffuse in tutto il mondo. Alcune specie inoltre sono, al momento attuale, in via di progressiva espansione, a causa degli scambi commerciali, partendo da ambienti ove precedentemente si erano sviluppate a spese di piante spontanee, per passare alle cariossidi non appena in quegli areali l’uomo ha introdotto la coltivazione dei cereali.

Specie più frequenti nel mais immagazzinato

Anche il mais immagazzinato, conseguentemente, non sfugge agli attacchi parassitari, a opera di lepidotteri, coleotteri e acari. Vengono qui illustrate le caratteristiche essenziali delle specie che più frequentemente si possono rinvenire.

Tignola fasciata (Plodia interpunctella)

L’adulto è caratterizzato da ali anteriori biancastre nella metà basale e rosso rame lucente, rigato da fasce nero plumbeo nell’altra metà. La larva, di colore biancastro o carnicino, misura a maturità circa 20 mm. L’adulto sfarfalla entro maggio e, dopo l’accoppiamento, la femmina ovidepone sui cumuli di granella, isolatamente, 100-300 uova. Le larve attaccano i chicchi preferendo anzitutto quelli rotti. Nelle cariossidi entrano per nutrirsi, poi escono e secernendo fili sericei legano due o tre chicchi creando così una nicchia di annidamento, che ampliano progressivamente, con più spesse bave sericee. Approssimandosi alla maturità, necessitano oltre che di amido anche di grassi: attaccano così decisamente l’embrione. Vivendo nello strato superficiale dei cumuli, raggiunta la maturità escono dal groviglio di semi e fili e cercano un posto riparato per incrisalidarsi. Di solito si trasferiscono sulle pareti dei magazzini, entro crepe o fessure. L’insetto compie di solito 3-4 generazioni, che si accavallano, per cui in caso di fitte invasioni si possono ritrovare adulti tutto l’anno. La tignola fasciata sverna di solito come larva e può vivere anche all’aperto. È specie polifaga per eccellenza, in quanto, oltre al mais in granella o nella semola, infesta una grandissima quantità di sostanze alimentari secche di origine vegetale.

Vera tignola del grano (Sitotroga cerealella)

Le ali anteriori sono di colore paglierino luccicante, quelle posteriori plumbeo chiaro; entrambe sono fortemente frangiate. La larva neonata è di colore arancio, divenendo biancastra verso la maturità. I primi adulti compaiono in maggio; subito dopo l’accoppiamento, la femmina inizia a deporre 200-250 uova sullo strato superficiale delle granaglie immagazzinate o, in pieno campo, anche sui cereali in via di maturazione, da cui è fortemente attratta. Se le uova vengono deposte in campo sulle spighe, le larve riescono facilmente a penetrare nel germe, data la sua ancora scarsa resistenza, mentre in magazzino la penetrazione nelle cariossidi è ostacolata dalla loro secchezza e durezza (è per questo che quasi sempre il grado di infestazione nel magazzino è in relazione all’attacco avvenuto in campo). La tignola depone sempre le uova negli strati superficiali di cariossidi in magazzino; lo sfarfallamento è pressoché impossibile anche a pochi cm all’interno della massa di cereale. La larva neonata attacca subito le cariossidi, penetrandovi e divorandone l’endosperma; quando si avvicina la maturità, corrode in prossimità della superficie della cariosside stessa una piccola porzione circolare, così che sul chicco si può notare un dischetto di pericarpo sottilissimo, di color grigio, che non viene rotto. L’adulto, per sfarfallare, spinge col capo il dischetto, lo rompe e fuoriesce dalla cariosside. Può compiere sino a 5 generazioni, ma se è costretto all’interno dei magazzini, data la difficoltà delle larve a penetrare nei semi, arriva solo a 3-4 generazioni, svernando come larva nel mais. Colpisce tutti i cereali. Nel caso del mais danni elevati si possono verificare in magazzini piani (data l’ampia superficie esposta all’ovideposizione), o nel caso di conservazione delle spighe in “pile” verticali, ingabbiate (metodo della tradizione contadina).

Ahasverus advena

L’adulto è di piccole dimensioni (1,5-2 mm) con corpo ovale, di colore bruno-rossastro chiaro La femmina depone le uova isolatamente sul substrato; le larve si nutrono preferibilmente su partite di derrate ammuffite. L’adulto si può riscontrare tutto l’anno nei depositi, è molto attivo e longevo (anche 300 giorni). L’insetto si sviluppa in natura su detriti vegetali, ma è soprattutto nei locali di conservazione di derrate che si mostra come ospite frequente, specialmente su cereali piuttosto umidi e ammuffiti. È frequente sul mais in granella non bene essiccato e può divenire vettore per contatto di muffe.

Punteruolo del grano (Sitophilus granarius)

L’adulto è di colore bruno uniforme più o meno scuro, lungo 3-5 mm. Il capo è dotato di un lungo rostro, alla cui estremità sono localizzate le appendici boccali, con le quali è in grado di rodere e forare le cariossidi. Le ali sono atrofizzate; risulta pertanto incapace di volare, ma è ottimo camminatore. La larva è apoda, tozza, di colore bianco perlaceo, con capo bruno e mandibole più scure, lunga 2,5-3 mm. Gli adulti vivono preferibilmente negli strati interni della massa dei cereali. La femmina depone un solo uovo per cariosside, praticandovi un foro con il rostro; può deporre fino a 5 uova al giorno, per un totale di 50-250 in un periodo di 3-5 mesi. La larva si ciba della cariosside, senza mai uscire; dopo 20-40 giorni si impupa all’interno della cariosside stessa; lo sviluppo pupale dura 5-20 giorni, cui segue un periodo di alcuni giorni di permanenza nella celletta dell’adulto ormai completamente differenziato, che quindi si apre un varco nel tegumento della cariosside stessa grazie all’apparato boccale, per sfarfallare. Nei nostri ambienti, può avere 2-3 generazioni annuali. I danni sono causati principalmente dalle larve, che divorano la parte interna della cariosside; tuttavia non vanno trascurate anche le perdite prodotte dagli adulti. Infesta tutti i cereali.

Punteruolo del riso (Sitophilus oryzae)

L’adulto è di colore bruno-rossastro, lungo 2-3 mm circa; il capo è allungato, simile a quello di S. granarius. Il pronoto è arrotondato, più lungo che largo, con caratteristica punteggiatura leggermente elittica. Le ali anteriori sono bruno-rossastre, con 4 macchie non ben circoscritte rosso mattone, talvolta più o meno sfumate, ma estese. Le ali sono sviluppate, per cui è possibile il volo, sia in magazzino sia all’aperto. La specie pertanto è in grado di infestare i cereali anche in campo, deponendo le uova all’ interno delle cariossidi ancora nella spiga. Dimensioni, conformazione e colore della larva sono pressoché simili a quelle di S. granarius. La femmina depone mediamente 8 uova al giorno all’interno delle cariossidi, per un totale di circa 300-400 uova, in un periodo medio di 40-50 giorni, con la stessa tecnica descritta per S. granarius. La larva raggiunge la maturità in 20-40 giorni, poi si impupa all’interno della cariosside. L’adulto neoformato staziona per 3-5 giorni nella granella; successivamente sfarfalla. Durante l’annata può completare 3-4 generazioni. Lo svernamento avviene solitamente allo stato di adulto, negli strati più interni della massa di cereali. I danni sono similari a quelli di S. granarius.

Punteruolo del mais (Sitophilus zea-mays)

Di colore variabile dal bruno-nerastro al bruno-rossastro. L’adulto è lungo 3-4 mm. Complessivamente simile a S. oryzae; le caratteristiche differenziali più sicure tra le due specie si notano dall’esame degli organi genitali maschili. La larva è molto simile a quella di S. oryzae. Il comportamento biologico è da ritenersi identico a quello di S. oryzae. I danni maggiori sono da imputare allo stadio larvale. Infesta tutti i cereali.

Cappuccino dei cereali (Rhyzopertha dominica)

L’adulto è di colore bruno-rossastro chiaro, lungo 2,5-3 mm. Il capo è globoso nascosto dal protorace che lo ricopre, da cui il nome di “Cappuccino dei cereali”. La larva, biancastra, a maturità misura 2,8-3 mm. Specie cosmopolita, di origine tropicale. La femmina depone 200-500 uova isolatamente sulla superficie delle cariossidi o entro gallerie scavate precedentemente. Lo stadio larvale dura 30-58 giorni, l’impupamento 6-7 giorni. Il ciclo evolutivo nel suo complesso è fortemente variabile; in condizioni ottimali può durare solamente 30 giorni, mentre nella stagione fredda si protrae anche per 6 mesi. In un anno si possono verificare 4-5 generazioni. L’insetto ancestralmente attaccava preferibilmente il legno, che può quindi infestare tuttora (in particolare paratie di contenimento di cumuli di cereali, vecchi impianti in legno di magazzini e molini) si riscontra nei magazzini dei cereali nonché nelle farine, nelle paste alimentari, nei biscotti. Gli adulti, assai longevi, superano in nocività le larve, risultando i maggiori responsabili per le gallerie scavate nei prodotti attaccati. Rhyzopertha dominica deve essere considerata uno tra i principali flagelli per tutti i cereali in magazzino.

 

Tribolio della farina (Tribolium confusum)

L’adulto misura 3-4 mm, ed è di colore rosso-bruno. La larva raggiunge i 6-7 mm a maturità, è bianca, con macchiettature gialle, capo e superficie dorsale leggermente più scuri. Sull’ultimo segmento addominale sono ben evidenti due appendici. Si tratta di specie molto longeva allo stadio di adulto, essendo in grado di vivere fino a 6-7 mesi. La femmina depone da 200 a 500 uova isolatamente, per un periodo di 150-200 giorni. Il ciclo evolutivo più breve è di 40 giorni, a 30 °C con UR 70-90%. La specie sopporta bene l’ambiente secco; è possibile il suo sviluppo anche ad UR 10% con temperatura di almeno 25 °C. Ricerca preferibilmente le derrate immagazzinate polverulente e ricche di amidi, quali farine, semola e crusca. Gli adulti possiedono ghiandole secernenti, la cui attività determina un odore nauseabondo. Morfologicamente simile a T. confusum, è il Tribolium castaneum da cui si distingue essenzialmente per la struttura delle antenne. L’adulto è lungo 3-4 mm, di colore rosso brunastro. Gli stadi giovanili, i danni e il ciclo di sviluppo sono pressoché uguali a quelli di T. confusum.

Silvano(Oryzaephilus surinamensis)

L’adulto è di colore bruno più o meno scuro; la sua lunghezza varia da 2,5 a 3,0 mm. La larva, allungata, è bianca alla nascita, diventa in seguito giallastra, con due macchie rettangolari simmetriche, un poco più scure nell’area dorsale di ciascun segmento. A maturità è lunga da 3 a 4 mm. La femmina depone da 200 a 300 uova. Di solito in Italia la specie presenta 2-4 generazioni all’anno. La larva procura a volte danni elevati. Infesta qualsiasi derrata di origine vegetale (frumento, orzo, riso, mais, farine, paste alimentari, biscotti, frutta secca ecc.).

Criptoleste (Cryptolestes ferrugineus)

L’adulto è lungo da 1,5 a 1,8 mm ed è di colore bruno-rossastro, con antenne lunghe più della metà del corpo nel maschio, meno della metà nella femmina. Presenta normalmente tre generazioni all’anno. La femmina depone sino a 300 uova e il ciclo si completa in 5-6 settimane. Predilige cereali, farine, cruscami. Va considerata specie detriticola, in quanto sia la larva che gli adulti sono incapaci di intaccare semi o cariossidi integre. Pertanto, sebbene sia un fitofago “secondario”, viene spesso considerato di primaria importanza, per la presenza di un gran numero di individui, dovuta a preesistenti colonizzazioni, a opera delle Calandre.

Prostefano (Prostephanus truncatus)

L’adulto è lungo 3,5-5 mm, con aspetto simile a Rhyzopertha dominica. L’insetto, originario dell’America centrale, si è diffuso in questi anni in Africa equatoriale e la sua introduzione nei magazzini dell’Europa è gravemente temuta. L’optimum termico è di 37-42 °C; in tali condizioni compie una generazione in circa un mese. Vive in particolare nelle cariossidi del mais, danneggiandole irreparabilmente e producendo, in conseguenza dell’attività trofica, detriti polverulenti finissimi. È considerato un insetto pericoloso e diffusibile, ragion per cui le partite di mais in arrivo via mare devono essere accuratamente controllate.

Difesa del mais immagazzinato

Esistono diverse possibilità per impedire che gli attacchi di insetti provochino nei magazzini danni irreparabili al mais. Innanzitutto, ovviamente, è necessario che gli ambienti in cui il cereale verrà stoccato siano accuratamente ripuliti e, eventualmente, trattati con insetticidi di contatto, in particolare con piretroidi e fosforganici, sia distribuiti mediante atomizzatore, che con termonebbiogeni o impiegando gli appositi candelotti fumogeni. Dopo aver provveduto allo stivaggio del cereale, sia in magazzini piani che nei silos, si dovrà provvedere a organizzare un adeguato monitoraggio, utilizzando trappole a feromone, per i Lepidotteri Plodia interpunctella e Sitotroga cerealella e per alcuni coleotteri (Sitophilus, Rhizopertha, Oryzaephilus). In diversi casi possono essere impiegate trappole a caduta (PITFALL TRAP); si tratta di piccole sonde, forate ai lati, in grado di consentire agli insetti di entrarvi, ma non di uscirne. In questo caso non è necessario utilizzare attrattivi particolari, in quanto gli insetti tendono a rifugiarsi in quegli spazi in cui è maggiore la quantità di ossigeno. Nel caso infine in cui si rendesse necessario intervenire per disinfestare il mais immagazzinato, può essere previsto l’impiego di mezzi fisici, o di sostanze chimiche. Per quanto riguarda i mezzi fisici, si può attuare la frigoconservazione o l’anidride carbonica (CO2). Con la frigoconservazione (che deve essere considerata essenzialmente un metodo di mantenimento, ma non eradicante) si mantiene la massa di cereale a una temperatura di 9-10 °C, valore che determina l’arresto nello sviluppo degli insetti, ma non la loro morte. Viene utilizzata solo in impianti forniti di adeguata ventilazione, evitando così, tra l’altro, fenomeni di condensa e conseguenti ammuffimenti. La CO2 risulta tossica per gli insetti quando si supera la concentrazione del 60%. È necessario però avere strutture a tenuta ermetica. Nell’ambito della lotta con mezzi chimici, l’idrogeno fosforato, o fosfina, è al momento attuale il gas tossico più utilizzato, in tutto il mondo, per disinfestare i cereali in granella immagazzinati. Il suo impiego però richiede che i magazzini siano perfettamente sigillati; è da ricordarsi che l’impiego generalizzato di questo gas, ormai da lungo tempo, ha determinato la selezione di ceppi di insetti resistenti al trattamento. Nel caso di utilizzo di insetticidi di contatto, per periodi di immagazzinaggio sino a 12 mesi, è consigliabile l’impiego di pirimiphos-metile o deltametrina, possibilmente in miscela tra loro, usando le dosi indicate nelle istruzioni d’uso, in grado di combattere la generalità delle specie infestanti. Sulla superficie della massa di cereale può essere effettuato un “trattamento di copertura” utilizzando pure pirimiphos-metile o deltametrina, nelle formulazioni in polvere secca. Infine, nel caso di un trattamento su cereali biologici, è utilizzabile solo del piretro. Data la sua ridottissima persistenza, i risultati non possono essere che molto limitati. È quindi proponibile, per il mais “biologico” ricorrere alla frigoconservazione o alla disinfestazione con CO2. È infine da tener presente che, al momento attuale, è in corso una profonda revisione dei principi attivi insetticidi da parte delle autorità competenti. Per diversi è stata disposta la revoca all’utilizzo. Non è quindi da escludere che, anche nel settore della difesa antiparassitaria del mais immagazzinato, prodotti ora impiegabili non siano più disponibili nei prossimi anni.


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