Volume: il riso

Sezione: coltivazione

Capitolo: parassiti animali

Autori: Luciano Suss, Daniela Lupi, Sara Savoldelli

Introduzione

Il riso è colpito da diverse specie di parassiti animali che possono attaccare la coltura sia in campo sia in magazzino. Tra gli insetti del riso fino a qualche anno fa si citavano in particolare: gli afidi Sypha glyceriae e Rhopalosiphum padi, il secondo dei quali è in grado di trasmettere il virus del giallume al riso; i chironomidi, le cui larve attaccano i semi germinati e le plantule; il dittero Hydrellia griseola e il coleottero Donacia dentata, che saltuariamente attaccano il riso in quanto normalmente infeudati ad altre piante spontanee. Diversa invece la situazione attuale, dopo la recente segnalazione di artropodi dannosi al riso nuovi per le risaie italiane. In particolare si ricorda il rinvenimento del punteruolo acquatico del riso Lissorhoptrus oryzophilus, coleottero chiave della coltura in America e in Asia, dell’emittero Trigonotylus caelestialium, che in Giappone è uno dei più importanti agenti della macchia della cariosside, dei lepidotteri Ostrinia nubilalis e Mythimna unipuncta, del decapode Procambarus clarkii e del roditore Myocastor coypus. Da non dimenticare neppure il nematode Aphelenchoides besseyi, organismo da quarantena (portato dal seme) che mette a rischio le produzioni direttamente in campo. Occorre sottolineare che la macchia della cariosside, dovuta all’introduzione di funghi e batteri durante l’attività trofica di numerose specie di emitteri, è un danno qualitativo in aumento a livello mondiale e che, in alcune zone, gli insetti agenti della macchia sono diventati il maggior problema entomologico del riso.

Parassiti animali di campo

Afide verde scuro (Rhopalosiphum padi) (Homoptera: Aphididae)
È considerato l’afide più dannoso per il riso, non tanto per i danni diretti ma in quanto è il principale vettore del virus del giallume del riso (YDV, yellow dwarf virus). La forma attera presenta una lunghezza di 1,2-2,5 mm. È di colore verde più o meno scuro con una sfumatura rossastra in prossimità dei sifoni. Si tratta di specie cosmopolita. Presenta come ospite primario Prunus padus e come ospiti secondari numerose poacee e ciperacee. In mancanza dell’ospite primario, nelle zone risicole del Nord Italia la specie può svernare come neanide sulle radici di ospiti secondari quali per esempio Poa annua. Verso la fine di marzo, raggiunto lo stadio adulto, si trasferisce dapprima sulla parte aerea di numerose piante spontanee di ripa e in seguito su riso, dove la maggior densità di popolazione si riscontra verso la seconda metà di giugno. Successivamente abbandona progressivamente la risaia.

Afide italiano del riso o afide verde del riso (Sipha glyceriae) (Homoptera: Chaitophoridae)
È frequentementente associato al riso. È specie comune in gran parte dell’Europa e diffusa ovunque nel nostro Paese. Si tratta di una specie di colore verdastro, a ciclo monoico, che vive sulla parte aerea di numerose piante (poacee e ciperacee) spontanee associate a corsi d’acqua, paludi, canali e in risaia, in quanto predilige i luoghi umidi. In Italia tra gli ospiti si annoverano anche frumento e mais. L’insetto sverna come uovo durevole, deposto a novembre sulla pagina superiore delle foglie in corrispondenza delle nervature di piante spontanee presenti sulle rive dei canali. Dalla metà di marzo alla metà di aprile le uova schiudono. Si susseguono alcune generazioni partenogenetiche attere. Quando il riso emerge dall’acqua iniziano a nascere le prime forme alate che lo colonizzano. A partire da maggio sul riso si osservano delle coloniole di afidi atteri nella porzione apicale delle foglie. Analogamente a R. padi le colonie afidiche raggiungono il massimo sviluppo verso la seconda metà di giugno e abbandonano la risaia per trasferirsi nuovamente sulla vegetazione spontanea alla fine dell’estate. Il danno su riso è di carattere economico solo quando l’afide è presente in numero molto elevato: le sue punture di alimentazione causano tipiche striature necrotiche trasversali alle lamine fogliari, che possono portare al disseccamento dell’apice delle foglie.

Miride del riso (Trigonotylus caelestialium) (Hemiptera: Miridae)
Si tratta di un Emittero Miride recentemente individuato anche in Italia come uno tra i maggiori responsabili della macchia nera della cariosside. Specie diffusa in tutta l’Asia, l’Europa e l’America settentrionale, presenta come ospiti numerose poacee, tra cui, oltre al riso, Poa annua, P. pratensis, Agrostis spp. e Digitaria spp. L’adulto è lungo 5-6 mm, di colore verde chiaro, con antenne rossastre. L’insetto, che può compiere più generazioni l’anno (in Giappone 3), sverna allo stadio di uovo sulle erbe spontanee. Dopo la schiusura, a primavera, rimane sulle erbe spontanee fino a giugno, quando si trasferisce sul riso, e vi rimane fino a settembre. Su riso si nutre dapprima delle giovani foglie sulle quali effettua punture di suzione. Quando le foglie si distendono evidenziano piccole aree trasparenti disposte perpendicolarmente alle nervature fogliari. Successivamente, dalla fioritura in poi, T. celestialium attratto dalla pannocchia vi si trasferisce e sugge le cariossidi in formazione. In particolare si alimenta dall’apertura lasciata dalla saldatura imperfetta di lemma e palea o dalla fessura all’apice delle spighette. Con le punture di alimentazione, favorisce l’ingresso di funghi e batteri che alterano il colore e danno avvio alla formazione della macchia della cariosside con perdite qualitative.

Leccariso o vermi rossi (Diptera: Chironomidae)
Le specie considerate dannose al riso specialmente nelle zone temperate appartengono per lo più ai generi Chironomus e Cricotopus. Sono insetti legati all’ambiente acquatico (laghi, fossati con acque ferme, acquitrini, pozzanghere e risaie) che generalmente si nutrono, durante la vita larvale, di sostanza organica. Gli adulti, il cui aspetto generale ricorda molto le zanzare, non si nutrono. Le larve possono raggiungere i 2 mm in funzione della specie. I danni su riso sono generalmente determinati dall’attività delle larve sui semi in germinazione in quanto, nutrendosi dell’embrione, uccidono la pianta. Possono inoltre cibarsi dei germinelli e delle foglie delle plantule sommerse provocando a volte danni notevoli. Infine si possono nutrire delle foglie sul pelo dell’acqua. In questo caso si notano piccoli fori sulla superficie fogliare che talvolta possono interessare l’intera lamina. I danni risultano raramente di carattere economico. Svernano come larva matura nei tessuti marcescenti di piante acquatiche o nella fanghiglia. A febbraio sfarfallano i primi adulti. Seguono numerose generazioni, fino a dicembre. Colonizzano la risaia già durante le fasi di preparazione. Pullulazioni di questi insetti sono associate a risaie che utilizzano acque ricche in sostanza organica.

Hydrellia griseola (Diptera: Ephydridae)
La specie è associata al riso nello stadio larvale. Gli adulti, di 2-3 mm di lunghezza, sono grigiastri con una macchia verde bluastra e riflessi metallici sull’addome. Il danno su riso è arrecato appunto dalla larva, che scava sulle foglie piccole mine irregolari che spesso abbandona durante il suo sviluppo per costituire una nuova mina. Le foglie attaccate assumono un aspetto punteggiato e possono andare incontro a marcescenza. La pianta risponde all’infestazione riemettendo foglie basali. Sverna come pupa o come adulto. Sul riso sembra possa compiere 2 generazioni l’anno, mentre su altre poacee spontanee può compiere un numero imprecisato di generazioni. H. griseola viene normalmente controllata da numerosi limitatori naturali ma può avvantaggiarsi dal verificarsi delle seguenti condizioni: monocoltura, presenza di piante spontanee di ripa, acque alte dove il riso cresce filato, uso indiscriminato di prodotti chimici.

Punteruolo acquatico del riso (Lissorhoptrus oryzophilus) (Coleoptera: Erirhinidae)
Originario del Nord America, è attualmente presente in gran parte del Sud-Est asiatico e in Italia. Nel nostro Paese è oggi presente in molti degli areali risicoli di Lombardia e Piemonte con popolazioni di sole femmine partenogenetiche. La lunghezza dell’adulto è compresa tra i 3,3 e i 3,7 mm. Di colore bruno rossastro, ma con tegumento ricoperto da squame bruno chiare sui lati di pronoto ed elitre, che diventano più scure nella parte dorsale, dove formano una chiazza di estensione variabile. La larva, di 8 mm a maturità, è di colore bianco latte con capo bruno chiaro; presenta sul dorso 6 coppie di uncini, collegati al sistema respiratorio, che inserisce nel parenchima aerifero delle piante ospiti. Le prime indagini effettuate in Italia hanno dimostrato che nei nostri areali L. oryzophilus compie una generazione l’anno. Sverna come adulto alla base di piante arboree, tra la vegetazione spontanea, cespi di poacee e ciperacee, stoppie di riso, nella lettiera e in zone boscose in prossimità della risaia. A primavera l’insetto esce dai ricoveri e si sposta sulle erbe spontanee adiacenti per nutrirsi per poi trasferirsi sulle piantine di riso. Ogni femmina depone in media 75-78 uova. Condizione indispensabile affinché avvenga l’ovideposizione è che le piantine siano sommerse. Le femmine scendono infatti sotto la superficie dell’acqua e depongono le uova singolarmente nell’epidermide delle guaine delle foglie sommerse. La larva sguscia; nutrendosi dapprima della guaina della foglia basale e, successivamente, delle radici, dove continua ad alimentarsi fino all’impupamento. Il danno è causato principalmente dalle larve che con la loro attività trofica compromettono la funzionalità dell’apparato radicale, con conseguente crescita stentata delle piante e decremento quali-quantitativo delle produzioni. In casi estremi, se l’attacco avviene molto precocemente e l’apparato radicale è notevolmente danneggiato, il vento può causare lo sradicamento delle piante con conseguente morte delle stesse.

Donacia dentata (Coleoptera: Chrysomelidae)
Coleottero crisomelide le cui larve possono arrecare danni all’apparato radicale del riso. L’adulto, di 6-8 mm di lunghezza e di colore verde ramato, possiede sul ventre dei peli idrofughi che consentono all’insetto di accumulare aria e di utilizzarla quando è immerso sott’acqua. Le larve oligopode, di colore bianco, sono adattate a vivere sott’acqua in quanto posseggono sull’ottavo segmento addominale due processi spinosi che inseriscono nei canali aeriferi delle piante acquatiche e che sono collegati al sistema respiratorio dell’insetto. Pare abbia una sola generazione per anno, anche se alcuni autori riportano che le larve possono sopravvivere 2 anni. La deposizione avviene sulle porzioni sommerse delle piante acquatiche. La larva si fissa al parenchima aerifero e si ciba della radice. La presenza di 1-6 larve sulle radici del riso a fine maggio può portare alla totale distruzione dell’apparato radicale e di conseguenza alla morte delle piante. Una volta raggiunta la maturità, la larva costruisce, con del fango, una celletta pupale entro cui si impupa.

Specie minori

Piralide del mais
(Ostrinia nubilalis) (Lepidoptera: Crambidae)
La piralide del mais è un insetto estremamente polifago, che annovera fra le piante ospiti numerose monocotiledoni e dicotiledoni, spontanee e coltivate. L’adulto ha un’apertura alare di 3 cm; presenta colorazione bruno chiara con tipiche striature più scure nella femmina; bruno scura con striature più chiare nel maschio. Su riso le larve, che si nutrono dapprima delle foglie e forano successivamente il fusticino, divorano i tessuti dall’interno. Se la pianta è attaccata dopo la fioritura, la pannocchia appare biancastra, secca, con spighette vuote, e, se sfilata delicatamente dalla guaina della foglia paniculare, esce facilmente, mostrando il culmo forato o roso, di colore brunastro e marcescente. Se l’attacco è massiccio, tale attività trofica può risultare estremamente dannosa.

Idrocampa (Elophila nymphaeata sub. Nymphula) (Lepidoptera: Crambidae)
L’adulto ha un’apertura alare di 22-26 mm e presenta colorazione biancastra con bande serpentiformi brunastre. La larva è polipoda e raggiunge i 20-25 mm di lunghezza. Racchiusa in un riparo, costituito da foglie di riso tagliate, si sposta e si alimenta delle foglie e si diffonde nella risaia. La larva rinnova periodicamente l’astuccio ogni qualvolta questo ingiallisce e marcisce. Infatti, se le pareti sono verdi, l’acqua in prossimità della larva viene arricchita di ossigeno e l’insetto ne trae giovamento. Presenta 4-5 generazioni per anno e solo le prime due su riso.

Pentatomidi o cimici dei campi (Carpocoris pudicus, Nezara viridula, Aelia rostrata, Eurigaster spp.) (Heteroptera: Pentatomidae)
I Pentatomidi sono insetti estremamente polifagi che annoverano tra le specie ospiti anche il riso. Il danno è arrecato da tutti gli stadi di sviluppo che si nutrono con il loro apparato boccale pungente succhiante della linfa della pianta perforando tutti gli organi verdi, comprese le cariossidi in fase di sviluppo. Proprio l’attività trofica su queste ultime è la responsabile dell’insediamento di funghi che causano la macchia nera della cariosside.

Tipule (Tipula maxima, T. oleracea) (Diptera: Tipulidae)
Sono ditteri di dimensioni piuttosto grandi (Tipula maxima raggiunge i 4 cm di apertura alare), con zampe molto lunghe che si staccano con grande facilità. Le femmine lasciano cadere le uova sul terreno, prediligendo luoghi con acque ferme e abbondante sostanza organica. Le larve, generalmente con apparato boccale masticatore, si nutrono in prevalenza di sostanze vegetali in decomposizione e possono attaccare l’apparato radicale di alcune piante acquatiche, compreso il riso. Quanto più le piante sono giovani e l’apparato radicale è ridotto tanto maggiore sarà il danno. Talvolta le piante ingialliscono o, se l’attacco è grave, possono essere sradicate dall’acqua. Sverna come larva nel terreno. L’adulto si trova in estate in folti gruppi sia lungo gli argini sia nei pressi degli acquitrini.

Nottue (Spodoptera littoralis e Mythimna unipuncta [= Pseudaletia] unipuncta) (Lepidoptera: Noctuidae)
Questi lepidotteri nottuidi sono segnalati solo sporadicamente come dannosi per il riso, anche se le loro pullulazioni possono risultare significative per i danni provocati dalle larve. Gli adulti di S. littoralis hanno un’apertura alare di 35-40 mm con ali anteriori di colore grigio-bruno con caratteristici disegni a linee e ali posteriori biancastre con riflessi violacei e parte marginale scura. Le larve, brune a maturità, mostrano strisce dorso laterali gialle. M. unipuncta presenta adulti con un’apertura alare di 40-50 mm, ali anteriori giallastre o rossastre, con un netto puntino bianco nella porzione distale e ali posteriori grigie. La larva, che a maturità raggiunge i 4 cm di lunghezza, presenta fasce longitudinali grigio chiare e grigio scure spesso interrotte e una linea gialla che decorre nella zona al di sotto degli stigmi. Presenta un’ampia diffusione nei vari continenti, Europa compresa, dove fu segnalata per la prima volta negli anni ’50. Entrambe le specie sono estremamente polifaghe. Il danno su riso è causato dalle larve che si alimentano delle foglie, divorandone i margini; talvolta l’attacco può avvenire direttamente sulla pannocchia, che viene recisa alla base. Compiono più generazioni l’anno e svernano come larva nel terreno.

Gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii) (Malacostraca: Decapoda: Cambaridae)
Vive in tutte le acque dolci, ma preferisce quelle stagnanti o debolmente correnti (paludi, risaie, canali ecc.), anche soggette a completo o parziale prosciugamento durante i mesi meno piovosi. Può sopravvivere per diversi mesi fuori dall’acqua, purché vi sia un elevato tasso di umidità. L’adulto raggiunge una lunghezza massima di 15 cm e assume una colorazione bruno rossiccia che lo rende facilmente riconoscibile. Le forme giovanili presentano una colorazione brunogrigiastra. Può diventare dannoso in risaia per i danni diretti su semi germinanti e plantule di riso ma soprattutto per l’abitudine di scavare delle gallerie più o meno complesse nei campi e negli argini, che causano instabilità degli argini stessi e perdite d’acqua. I freddi mesi invernali sono trascorsi in quiescenza, per lo più in tane, anfratti naturali e nicchie ben riparate. Nei nostri ambienti il periodo riproduttivo è piuttosto ampio, tra la primavera e l’autunno; la specie è in attività da marzo a novembre, con il massimo nella stagione tardo-primaverile ed estiva (maggio-settembre). La femmina è in grado di deporre 200-700 uova per volta.

Coppetta (Triops cancriformis) (Branchiopoda: Notostraca: Triopside)
Crostaceo Brachipode di 4-5 cm reperibile nelle risaie. T. cancriformis presenta un notevole adattamento alla siccità, in quanto le uova sono in grado di conservarsi per decenni in assenza di acqua e schiudono non appena si trovano in condizioni di elevato rifornimento idrico. T. cancriformis è specie termofila, presente anche nel Sud-Est asiatico, in Giappone, Africa ed Europa. Si alimenta di alghe, plancton e prede più grandi come anellidi, larve di zanzare o persino girini, che trova scavando nel terriccio fangoso. Proprio questa attività di ricerca, che provoca sollevamento di terra dal fondo e intorbidisce l’acqua, può risultare dannosa al riso nelle fasi di germinazione e può determinare fallanze.

Topolino delle risaie (Micromys minutus) (Mammalia: Rodentia: Muridae)
Vive tra le erbe degli incolti marginali, in particolare quelle che ricoprono le sponde dei fossi e dei canali. Da questi passa facilmente nelle colture cerealicole prossime a maturazione, divorando una gran quantità di cariossidi, arrampicandosi lungo il culmo ed estraendole, una dopo l’altra, dalle spighe. L’attività è sia diurna sia notturna. Il nido di riproduzione è costruito a 30-80 cm dal suolo, tra gli steli delle erbe alte, intrecciando foglie e altre erbe sottili in modo da formare una struttura subsferica (8-10 cm di diametro) con un foro di accesso laterale. Ogni nido serve per l’allevamento di una sola figliata a causa del rapido accrescimento delle erbe alle quali è appeso. Il periodo riproduttivo va da maggio a settembre e una femmina, che ha una gestazione di 18 giorni, porta a termine ogni anno fino a 3 figliate, ciascuna con mediamente 4 piccoli.

Nutria (Myocastor coypus) (Mammalia: Rodentia: Myocastoridae)
È un roditore di grande taglia, di origine sud-americana, allevata in alcune parti del mondo come animale da pelliccia che in seguito a fughe accidentali è oggi presente allo stato selvatico, oltre che in Italia, in diversi Paesi europei. Il peso dell’adulto varia tra 7 e 10 kg e il corpo misura complessivamente 60 cm circa. Il mantello è marrone-rossastro con peli ruvidi che proteggono un sottopelo soffice e vellutato di colore ardesia scuro. Le femmine hanno la particolarità di avere i capezzoli localizzati nella parte alta dei fianchi, così da consentire ai piccoli di nutrirsi mentre la madre, nuotando, li trasporta sul dorso. La presenza delle nutrie in prossimità dei canali di irrigazione e degli invasi artificiali rappresenta un problema per la creazione di pericolosi punti di infiltrazione e frattura.

Difesa dai parassiti animali in campo

Relativamente alla lotta agli insetti di campo, bisogna sottolineare che attualmente sono pochi i prodotti autorizzati per l’impiego in risaia. Si ricordano per esempio un prodotto a base di triclorfon autorizzato per l’uso su coppette, chironomidi e idrocampe e un prodotto aficida a base di alfacipermetrina. Tale situazione è dovuta al fatto che, fino all’introduzione di specie esotiche più dannose per le produzioni, le pullulazioni determinate da parassiti animali erano sporadiche. Soprattutto gli insetti, venivano normalmente tenuti a freno da numerosi limitatori naturali o erano risolvibili con pratiche agronomiche. Basti ricordare che per molte specie si può operare indirettamente, controllando gli ospiti alternativi. Per i chironomidi una lotta indiretta può essere effettuata prosciugando gli acquitrini, sgrondando le risaie, eventualmente anche con l’effettuazione di arature autunnali ed evitando la presenza di residui vegetali in risaia; nel caso di Hydrellia griseola bisogna controllare il livello dell’acqua. Anche per il crostaceo Triops cancriformis (coppetta) i danni possono essere limitati praticando un’asciutta. Uno dei maggiori problemi entomologici attualmente presente in Italia è rappresentato dal punteruolo acquatico del riso nei riguardi del quale non vi sono ancora formulati disponibili ma sono in atto procedure di registrazione che fanno supporre una disponibilità futura di alcuni prodotti. Anche per il contenimento di questo insetto possono essere di aiuto tecniche agronomiche, quali la pratica di asciutte programmate, la scelta di varietà meno suscettibili all’attacco o l’effettuazione di diserbi, finalizzati all’eliminazione degli ospiti alternativi.

Parassiti da magazzino

La conservazione di tutti i cereali è pratica difficile, tanto è vero che spesso si devono lamentare perdite dovute ad attacchi parassitari. È un gravissimo errore considerare i cereali come un materiale inerte: le cariossidi infatti sono organismi vivi, seppure in stato di quiescenza. Per una corretta conservazione è necessario conoscere innanzitutto le caratteristiche della materia prima, nonché il magazzino ove le cariossidi stazionano per tempi più o meno lunghi. Anche le condizioni ambientali esercitano un ruolo molto importante, divenendo elemento più o meno favorevole alla moltiplicazione di insetti e acari; per quanto si riferisce al riso, ciò vale in modo rilevante: si pensi che gran parte della coltivazione avviene in Paesi tropicali e subtropicali, in cui diverse specie di insetti infestanti questo cereale nei depositi possono svilupparsi pure in pieno campo. I magazzini, poi, spesso non sono affatto adeguati, consentendo una rapida moltiplicazione dei parassiti infestanti. L’importazione di riso grezzo di tali Paesi deve essere considerata come una fonte di rischio di possibile introduzione di organismi dannosi anche in Italia. Infine, se sottoposto in riseria a trattamenti termici (riso parboiled), viene sicuramente disinfestato con tale pratica e, successivamente, solo in rari casi è suscettibile di ulteriori attacchi parassitari. Il risone a volte può essere immagazzinato con elevata umidità, il che lo rende ancora più soggetto a infestazioni di insetti micetofagi e di acari. Infatti, se viene insilato riso ancora umido, in presenza di temperature elevate, è possibile che si sviluppino ammuffimenti, e nel contempo si verifica un aumento di anidride carbonica nella massa, con incremento di umidità e di temperatura, il che provoca un più rapido sviluppo degli insetti infestanti “primari”, che a loro volta aprono la via agli organismi “secondari”, detriticoli, e ai micetofagi, definiti anche come insetti e acari “terziari”.

Punteruoli o Sitophilus spp.

Si tratta di coleotteri appartenenti alla superfamiglia Curculionoidea, trasferiti dalla famiglia dei Curculionidi a quella dei Dryophthoridae.

Calandra o punteruolo del riso (Sitophilus oryzae)
Diffuso in tutto il mondo, causa ingenti perdite di riso durante la conservazione. I danni sono provocati sia dalle larve sia dagli adulti che si nutrono delle cariossidi, svuotandole completamente o riducendole in polvere. L’infestazione può avere inizio anche in pieno campo perché S. oryzae è in grado di volare e raggiungere le risaie, deponendo le uova nelle cariossidi ancora sulla pannocchia. Oltre al riso è in grado di attaccare anche altri cereali nonché le paste alimentari e le leguminose da granella. Gli adulti, lunghi 2-3 mm, sono di color bruno scuro, con 2 macchie rosso mattone su ciascuna elitra. Il capo è prolungato in un rostro alla cui estremità si trovano le appendici boccali, idonee a rodere e forare le cariossidi. Le femmine depongono le uova individualmente in fori scavati nelle cariossidi per un totale di 300400 uova in 40-50 giorni. La larva, apoda e biancastra, si alimenta dell’endosperma fino a maturità, impupandosi pure all’interno della cariosside. In un anno si possono avere 3-4 generazioni e lo svernamento avviene di solito allo stadio adulto, negli strati più interni della massa dei cereali.

Calandra o punteruolo del grano (Sitophilus granarius)
È cosmopolita, ma molto più abbondante nei climi temperati. L’adulto, di colore bruno, è lungo 3-5 mm. I danni, come nel caso di S. oryzae, sono sulle cariossidi intere dei cereali o sulle paste alimentari. Morfologicamente è simile a S. oryzae, da cui si differenzia per l’assenza delle macchie rosso mattone sulle elitre e per le ali atrofizzate, che lo rendono incapace di volare, anche se risulta un ottimo camminatore. Ogni femmina è in grado di deporre 50-250 uova in un periodo di 3-5 mesi. Nei nostri ambienti si possono avere 2-3 generazioni l’anno. Sverna come adulto negli strati più profondi della massa del cereale o nelle fessure delle pareti; in altri casi sverna la larva all’interno della cariosside.

Calandra o punteruolo del mais (Sitophilus zeamais)
Inizialmente descritto come una varietà di S. oryzae, risultò poi specie a sé stante. È meno comune di S. oryzae e, poiché resiste poco al freddo, è più attivo nelle regioni tropicali dove può infestare il riso anche in pieno campo. Sembra che S. zeamais sia in grado di svilupparsi sul riso più velocemente di S. oryzae. A 30 °C e con il 70-80% di UR il ciclo di sviluppo si completa in 25-27 giorni. L’adulto, di color bruno-nerastro, normalmente misura 3-4 mm. Le elitre sono generalmente più lucenti che in S. oryzae e presentano 4 macchie rosso mattone ben evidenti e delimitate, quasi a configurare una croce di S. Andrea.

Cappuccino dei cereali (Rhyzopertha dominica)
È un coleottero appartenente alla famiglia dei Bostrichidi, comunemente conosciuto come cappuccino dei cereali a causa del capo che è interamente nascosto nel protorace, che lo ricopre come un cappuccio. Cosmopolita, è di origine tropicale. L’adulto è di colore bruno-rossastro, lungo 2,5-3 mm. I danni sono causati dalle larve e dagli adulti che attaccano le cariossidi intere o spezzate ma anche la farina e le paste alimentari. La femmina può deporre dalle 200 alle 500 uova isolatamente o in piccoli gruppi sulla superficie dei cereali o in gallerie precedentemente scavate. Le larve, per addentrarsi nelle cariossidi, sfruttano fratture o aperture già esistenti, nutrendosi della farina derivante dall’alimentazione degli adulti. Il ciclo di sviluppo varia in funzione delle condizioni ambientali e può durare solo 30 giorni in condizioni ottimali (34 °C), mentre nella stagione fredda si prolunga fino a 6 mesi; gli adulti sono molto longevi e superano in nocività le larve, in quanto sono i maggiori responsabili delle gallerie scavate nei prodotti attaccati. In un anno si possono registrare 4-5 generazioni.

Tignola fasciata (Plodia interpunctella)
È un piccolo lepidottero cosmopolita, appartenente alla famiglia dei Piralidi. È comunemente nota con il nome di tignola fasciata in quanto le ali anteriori sono per metà biancastre e per metà di colore rosso rame lucente, rigate da fasce nere. L’apertura alare è di 15-16 mm. Specie polifaga per eccellenza, infesta una grandissima quantità di sostanze alimentari, tra cui i cereali. I danni sono causati dalle larve che si nutrono delle cariossidi in cui entrano più o meno parzialmente. Secernono abbondanti fili sericei coi quali legano insieme i chicchi, creando una nicchia di annidamento che progressivamente ampliano. Vivono nello strato superficiale delle cariossidi immagazzinate e quando raggiungono la maturità escono dal groviglio di fili e semi e cercano un posto riparato per incrisalidarsi. Di solito si trasferiscono sulle pareti dei magazzini, entro crepe e fessure. L’insetto compie in genere 3-4 generazioni l’anno, a seconda delle caratteristiche ambientali, ma in caso di forti infestazioni le generazioni si accavallano e si possono trovare adulti tutto l’anno. La tignola fasciata sverna di solito come larva e in estate si può trovare anche all’aperto.

Vera tignola dei cereali (Sitotroga cerealella)
Insetto cosmopolita tra i maggiori infestanti del riso, considerato, come importanza, secondo solo a Sitophilus spp. L’adulto è una piccola farfalla, appartenente alla famiglia dei Gelechidi, dall’apertura alare di 13-17 mm. Le ali sono fortemente frangiate: quelle anteriori di color paglierino luccicante, quelle posteriori plumbeo chiaro. Le uova (in media 200-250 per femmina) possono essere deposte direttamente in campo, sulle spighe. Le larve neonate riescono a penetrare facilmente nella cariosside, mentre in magazzino ciò è più difficile a causa della maggior secchezza e durezza dei granelli. La larva attacca e divora l’endosperma e quando si avvicina la maturità rode in prossimità della superficie della cariosside una porzione circolare per agevolare lo sfarfallamento dell’adulto. Sul chicco si può notare un dischetto di pericarpo sottilissimo che sarà rotto con il capo dall’adulto pronto a uscire dalla cariosside. In campo l’insetto può compiere 1-2 generazioni, mentre all’interno dei magazzini arriva a 3-4 generazioni. Sverna come larva dentro le cariossidi.

Tignola del riso (Corcyra cephalonica)
Lepidottero di origine subtropicale, probabilmente asiatica, può divenire un importante infestante in magazzini mal tenuti. L’adulto ha apertura alare di 14-24 mm, con ali anteriori bruno-grigiastro o giallastro e ali posteriori color crema. La femmina depone sino a 400 uova in screpolature di muri impolverati, o direttamente nelle cariossidi. Il ciclo di sviluppo è completato di solito in 3-4 mesi. Le larve producono una discreta quantità di seta, con cui inglobano detriti alimentari e cariossidi; formano così un astuccio sericeo in cui si annidano per incrisalidare.

Detritivori

Psocotteri

Numerose sono le specie che possono risultare infestanti: tra le più comuni si ricordano Liposcelis bostrychophila e L. divinatorius. Questi insetti sono caratterizzati da minutissime dimensioni (0,8-2 mm), colore generalmente grigio pallido, presenza o assenza di ali, a seconda della specie. Si nutrono di detriti, sia di origine animale sia vegetale, oppure di micelio fungino. Ubiquitari, depongono decine di uova e lo sviluppo sino ad adulto si completa in 20-40 giorni, in relazione alla specie e alle condizioni ambientali. A volte si osservano imponenti infestazioni nei silos di cereali, con colonie di migliaia e migliaia di individui.

Triboli delle farine (Tribolium confusum e T. castaneum)
Sono coleotteri appartenenti alla famiglia dei Tenebrionidi che si alimentano per lo più di cariossidi spezzate e di detriti. Si trovano di frequente anche nella crusca di riso. Gli adulti delle due specie, di color bruno scuro, lunghi 3-4 mm, si differenziano per la conformazione delle antenne che in T. confusum si ispessiscono progressivamente dalla base all’apice, mentre in T. castaneum gli ultimi 3 antennomeri formano una clava ben distinta. Ogni femmina è in grado di deporre dalle 200 alle 500 uova, isolatamente per un periodo di 150-200 giorni. A 30 °C e con il 70-90% di UR il ciclo più breve è di 40 giorni per T. castaneum e di 25 giorni per T. confusum. Le sostanze attaccate tendono ad assumere un odore sgradevole, causato dalla secrezione ghiandolare di diversi chinoni, che le altera irreparabilmente.

Silvano (Oryzaephilus surinamensis)
È un minuto coleottero della famiglia dei Silvanidi. Cosmopolita, causa seri danni ai cereali, soprattutto al riso. L’adulto, molto agile, è di color bruno più o meno scuro e raggiunge i 2,5-3 mm di lunghezza. I silvani sono caratteristici per avere il pronoto con 6 dentelli su ogni lato, di cui il primo particolarmente lungo e appuntito, mentre la superficie dorsale presenta tre creste longitudinali. Sia le larve sia gli adulti si alimentano delle cariossidi conservate, divenendo un grosso problema, soprattutto se il riso è umido o è già attaccato da altri insetti. Le uova (200-300 per femmina) sono deposte direttamente sulle cariossidi. Il ciclo di sviluppo dipende sensibilmente dalla temperatura e dall’umidità: a 27 °C e con il 7090% di UR si completa in 24-27 giorni. Di solito nei nostri ambienti presenta da 2 a 4 generazioni all’anno, ma quando le infestazioni avvengono in ambienti caldo-umidi possono anche essere 8.

Oryzaephilus mercator

Molto simile alla specie precedente, con la quale è spesso confuso. Predilige semi oleaginosi e loro derivati, nonché frutta secca. È molto meno importante come infestante del riso rispetto a O. surinamensis. Si distingue da quest’ultimo per il capo più allungato e per la conformazione del bordo dietro agli occhi, che in O. mercator è sporgente con un dente traverso e lungo la metà del diametro dell’occhio, mentre in O. surinamensis il dente è lungo quanto il diametro dell’occhio.

Criptoleste (Cryptolestes spp.)
Sono piccolissimi coleotteri appartenenti alla famiglia dei Cucuidi, caratterizzati da corpo appiattito e sottile e lunghe antenne filiformi. Le specie che infestano le derrate sono per lo più detriticole e si trovano come infestanti secondari dei cereali immagazzinati. Le specie più comuni sono C. ferrugineus e C. pusillus. Gli adulti, di colore bruno-rossastro, sono lunghi 1,5-1,8 mm con antenne lunghe circa la metà del corpo. Sono cosmopoliti e nei nostri climi possono compiere fino a 3 generazioni all’anno. Il ciclo a 25 °C e con il 75% di UR si completa in 5-6 settimane. Sono in grado di creare grossi problemi quando trovano condizioni di umidità e temperatura favorevoli (i cosiddetti “punti caldi” nella massa di cereali immagazzinati) che consentono lo sviluppo di popolazioni con numerosissimi individui.

Latheticus oryzae

Frequente nei Paesi tropicali, può rinvenirsi in partite di riso importate. Si tratta di specie detriticola, ragion per cui è più frequente su riso spezzato o sul germe. L’adulto, dal corpo appiattito e di colore bruno-giallastro, è lungo 2,5-3 mm. Essendo di origine tropicale predilige temperature e umidità elevate. Con tali condizioni, a 25 °C e con il 75% di umidità relativa, completa un ciclo in circa 2 mesi.

Anobio del tabacco (Lasioderma serricorne)
Questo minuto coleottero della famiglia degli Anobidi (mm 2,53), affine morfologicamente e per costumi alimentari a Stegobium paniceum, è specie cosmopolita, polifaga per eccellenza. Nelle riserie si insedia, così come S. paniceum, in ambienti con abbondanti detriti, di cui si nutre. La femmina depone sino a 100 uova; il ciclo di sviluppo si completa in circa 4 mesi. Le due specie sono monitorabili con trappole a feromone. Per l’aspetto complessivo, gli adulti possono essere confusi con T. stercorea, ma quest’ultima specie presenta il corpo rivestito di fitta peluria, mentre i due Anobidi summenzionati hanno elitre glabre.

Micetofagi

Tifea (Typhaea stercorea)
Si tratta di un tipico infestante di cereali ammuffiti, apparentemente della famiglia dei Micetofagidi. L’adulto, lungo 2,5-3 mm, di colore bruno-rossastro, è caratterizzato da una densa e finissima pubescenza. Si riscontra in magazzini con elevata umidità; il ciclo di sviluppo, a 22 °C e con l’80% di UR, si completa in circa 1 mese.

Ahasverus advena

Coleottero Silvanide, cosmopolita, di color bruno-rossastro chiaro, lungo 1,5-2 mm. L’importanza di questo infestante è relativamente scarsa in quanto si alimenta delle muffe che crescono sul riso umido e non delle cariossidi in quanto tali. Per questo motivo A. advena non può svilupparsi sul riso brillato o sul riso a basso contenuto di umidità.

Alfitobio (Alphitobius diaperinus)
Questo tenebrionide coleottero colonizza sostanze organiche in putrefazione e può rinvenirsi in magazzini ove è conservato risone molto umido; pertanto la sua presenza deve essere considerata come indicatrice di cattive condizioni di stoccaggio. L’adulto, lungo 5-6 mm, è di colore nero brillante, mentre la larva, dapprima bianco crema, approssimandosi alla maturità assume colore giallo-brunastro. L’insetto completa una generazione in 6-7 settimane a 30 °C.

Acari

Numerose specie di acari possono infestare i cereali immagazzinati, quando l’umidità della massa è elevata. Caratterizzati da dimensioni minute (0,5-0,6 mm), possono completare una generazione in 2-3 settimane. La femmina depone di solito 20 o più uova. Diverse specie sono in grado di sopravvivere in uno stadio quiescente, detto ipopiale, qualora le condizioni ambientali non siano favorevoli allo sviluppo. Vengono trasferiti nei magazzini a opera di uccelli o roditori, che li ospitano su piume e pelo, o addirittura vengono trasportati dal vento. Gli attacchi determinano un odore acre nella massa, con rapida alterazione delle caratteristiche organolettiche di quanto infestato. La loro presenza può provocare anche fenomeni allergici alle persone che ne vengono in contatto.

Difesa dai parassiti da magazzino

Le possibilità di proteggere dagli attacchi parassitari il riso nei magazzini vanno considerate sotto diversi aspetti. Inizialmente si può procedere a immagazzinare il risone, che può essere trattato, attualmente, con piretroidi di sintesi, ad azione contatticida, durante la fase di stivaggio o, nel caso di già accertata infestazione, con idrogeno fosforato (fosfina). Nell’utilizzo di tale gas tossico bisogna avere l’avvertenza che il magazzino sia a buona tenuta e che il risone non sia eccessivamente umido, per evitare pericoli di incendio della massa. Sulla superficie del risone così stivato può essere effettuato un trattamento di copertura, con impiego di deltametrina formulata come polvere secca. Come alternativa all’utilizzo della fosfina o degli insetticidi di contatto si può prevedere l’impiego di mezzi fisici, in particolare della CO2 (con una concentrazione del 60-65%) o attuando la frigoconservazione. Mentre per la CO2 è richiesto il mantenimento dell’atmosfera controllata per almeno 10 giorni, ed è necessario avere sili a perfetta tenuta stagna, la frigoconservazione, a 10 °C, determina solo l’arresto dello sviluppo degli insetti, ma non la loro morte: questa tecnica quindi deve essere considerata come un metodo di mantenimento, ma non eradicante. Inoltre è possibile effettuare la frigoconservazione in impianti con buona ventilazione, per evitare fenomeni di condensa, cui inevitabilmente seguono ammuffimenti. Ciò consente lo sviluppo di insetti e acari micofagi (infestanti terziari). Nella conservazione in magazzino è opportuno monitorare assiduamente l’eventuale presenza di ospiti indesiderati, mediante trappole a feromone sessuale (per i lepidotteri Plodia interpunctella e Sitotroga cerealella) e a feromone di aggregazione per diversi coleotteri (Sitophilus spp., Rhyzopertha dominica, Tribolium spp.). È pure possibile utilizzare trappole “a caduta” (pitfall trap): sono in commercio infatti alcuni modelli di tali trappole, costituiti da piccole sonde, provviste di numerosi fori sui lati, da posizionare immediatamente sotto la superficie del risone; gli insetti vi si annidano, ma non riescono più a uscirne. Se si ha a che fare con riso grezzo o brillato, le possibilità di disinfestazione sono più limitate, venendo a mancare la protezione offerta da glume e glumelle, ragion per cui il rischio di contaminazione con residui di antiparassitari utilizzati diviene più elevato. D’altra parte, quando il riso è ormai lavorato, risulta più suscettibile all’attacco di insetti primari o secondari (detriticoli), mentre di solito scompare la possibilità di disinfestazione da acari o da insetti micetofagi. Il riso lavorato, inoltre, viene conservato in sili o in sacconi: questi ultimi, nelle pieghe di cucitura, possono raccogliere polvere e consentire l’annidamento di insetti. Le pratiche di prevenzione (pulizia accurata e disinfestazione dei magazzini o dei reparti produttivi vuoti) sono analoghe a quelle previste per il risone. Anche il monitoraggio deve essere effettuato nello stesso modo; è evidente però che, se il riso è conservato in sacconi, ci si limita a un monitoraggio esterno a questi involucri.

 


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