Volume: il grano

Sezione: coltivazione

Capitolo: parassiti animali

Autori: Aldo Pollini

Introduzione

Il frumento è colpito da diverse specie di insetti che possono attaccare la coltura in campo, la produzione stoccata in magazzino e i suoi derivati. Le infestazioni in campo di taluni insetti riescono a ridurre significativamente la resa produttiva; altre specie (per esempio le cimici), pur non causando apprezzabili perdite produttive, compromettono le caratteristiche qualitative del grano e, conseguentemente, delle farine, rendendole inadatte alla panificazione e alla pastificazione. Dopo la raccolta, durante il periodo di stoccaggio in magazzino, il grano è esposto agli attacchi di diversi insetti che, se non adeguatamente contenuti, causano perdite produttive e, inquinandolo con i loro resti, determinano scadimenti merceologici molto importanti.

Tignola del culmo e della spiga (Ochsenheimeria bisontella)
Si tratta di un lepidottero appartenente alla piccola famiglia Ochsenheimeriidae che si riscontra sempre più di frequente nelle coltivazioni di frumento dell’Emilia-Romagna, della Toscana e delle Marche. L’insetto si sviluppa anche su graminacee spontanee. La larva attacca la parte terminale della spiga e, penetrando all’interno delle spighette, divora le cariossidi neoformate. Successivamente scende fra la guaina fogliare e penetra nella parte distale del culmo, minando la parte midollare. In seguito all’attacco è distrutta la parte terminale della spiga e, per le erosioni compiute sulla porzione distale del culmo nascosta dalla guaina fogliare, l’intera spiga avvizzisce e dissecca. Le notizie sul comportamento dell’insetto sono ancora note solo in parte. Lo svernamento avviene allo stato larvale sulle radici del frumento e, probabilmente, anche di altre graminacee spontanee. Nella fase di levata-spigatura la larva sale sulla parte aerea e penetra nelle spighette poste all’apice della spiga per poi penetrare, più tardi, nella parte terminale del culmo. Completato lo sviluppo, la larva matura scende nel terreno per compiere la metamorfosi e dare origine ad adulti alla fine di giugno o più tardi. Considerata l’epoca di sfarfallamento e quella di semina del frumento, si ritiene che le larve si sviluppino sulle piante avventizie di frumento, nate dai semi lasciati in campo durante la trebbiatura, e su graminacee spontanee. Le infestazioni sono favorite dal ristoppio del frumento in quanto le larve sopravvissute sulle piante avventizie riescono a trasferirsi agevolmente su quelle di frumento.

Mosche minatrici (Agromyza ambigua e A. mobilis) e mosca frit (Oscinella frit)
Sono piccole specie di mosche comuni in tutta l’Europa e presenti anche nelle coltivazioni cerealicole italiane. Le larve di A. ambigua e A. mobilis scavano mine nella parte distale delle foglie; quelle della prima scavano mine individuali che poi confluiscono per formare un’ampia mina ampollosa che contiene fino a una dozzina di larve; le mine di A. mobilis sono invece occupate da 2 o al massimo 4 larve. Le larve di O. frit si insediano nella parte centrale della pianta causando il disseccamento della foglia centrale. Le piantine con 1-2 foglie muoiono; quelle con 3-4 foglie, perdendo l’asse centrale, reagiscono ed emettono culmi secondari, con conseguenti ritardi nello sviluppo delle piante e perdite di produzione; le piante con 5-6 foglie subiscono danni limitati in quanto interessano i germogli laterali. All’epoca della spigatura le larve penetrano nelle spighette per divorarne il fiore e la cariosside in formazione. Le due mosche minatrici compiono una sola generazione l’anno e svernano con pupari nel terreno. Gli adulti compaiono tra la fine di marzo e la metà di aprile e le femmine depongono le uova inserendole entro i tessuti della parte distale delle foglie. Le larve completano lo sviluppo nel volgere di una settimana per poi fuoriuscire dalle foglie minate e impuparsi nel terreno. La mosca frit compie più generazioni all’anno, con il primo volo di adulti in aprile-maggio e larve della prima generazione che danneggiano la foglia centrale. Le larve della seconda generazione si sviluppano danneggiando le spighette. In luglio-agosto si ha un terzo volo di adulti e le larve della terza generazione attaccano le piante avventizie di grano nate nelle stoppie o quelle di graminacee infestanti cresciute in mezzo ad altre colture. Con la lavorazione del terreno, le larve di O. frit presenti sulle piante avventizie di frumento e sulle graminacee infestanti rimangono nel terreno per poi attaccare le piantine di frumento.

Lema (Oulema melanopus)
La lema è diffusa su un’ampia area geografica comprendente gran parte dell’Europa, la Siberia centro-meridionale, il Caucaso e l’Africa settentrionale. In Italia è comune in tutte le coltivazioni di cereali. L’insetto vive non solo sul frumento, ma anche sugli altri cereali, su graminacee spontanee e foraggere. Adulti e larve danneggiano le foglie, sulle quali compiono erosioni longitudinali rispettando l’epidermide superiore e le nervature. Danneggiate sono soprattutto le foglie poste nella parte terminale del culmo, per cui la loro attività fotosintetica è penalizzata con conseguenti ripercussioni negative sulla resa produttiva. L’insetto sverna con adulti riparati alla superficie del suolo e fuoriesce in primavera per poi deporre le uova sulla pagina inferiore delle foglie, incollandole in modo isolato o a coppie lungo gli spazi compresi fra le nervature. Il periodo di ovodeposizione si prolunga per un mese e mezzo, fino alla fine di maggio e oltre. Le larve, ricoperte di muco ed escrementi verdastri, si nutrono sul lato inferiore delle foglie e a completo sviluppo abbandonano la parte aerea della pianta per interrarsi e compiere la metamorfosi. I nuovi adulti compaiono in piena estate e fino all’autunno si nutrono su piante avventizie di cereali, graminacee spontanee e foraggere, quindi si riparano per superare l’inverno.

Cimici (Aelia rostrata, Eurygaster maura)
Le due principali specie di cimici che attaccano il frumento sono A. rostrata ed E. maura. La prima è diffusa in gran parte dell’Europa, tranne l’estremo nord, nell’Asia occidentale e nel Nordafrica. La seconda cimice è diffusa in tutta l’Europa meridionale, nel bacino del Mediterraneo e in Asia Minore. In Italia sono presenti ovunque, anche se le maggiori popolazioni sono state riscontrate in Sicilia e nelle regioni settentrionali. In queste ultime è predominante E. maura. Adulti e forme giovanili pungono culmo, foglie e spighe, ma è su queste ultime che causano danni. Le foglie sbiancano nella parte posta distalmente alle punture e si ripiegano a uncino; sul culmo compaiono strozzature e necrosi dei tessuti. Le punture compiute sul rachide delle spighe causano l’aborto delle spighette sovrastanti; quelle compiute sulle spighette raggiungono le cariossidi causandone lo striminzimento. La saliva iniettata nelle cariossidi durante la fase di maturazione cerosa riesce a demolire le sostanze proteiche, per cui diminuisce la percentuale proteica della granella. Con appena il 5% delle cariossidi punte dalle cimici si ottengono farine di pessima qualità, non idonee alla panificazione né alla produzione di paste alimentari. Entrambe le specie compiono una sola generazione all’anno e trascorrono la stagione avversa con adulti interrati o nascosti alla superficie del suolo, in mezzo alle foglie secche, alla base dei cespugli e in altri luoghi riparati. Essi fuoriescono all’inizio della primavera e raggiungono le coltivazioni di frumento, coprendo talora ragguardevoli distanze se inizio di maggio avvengono gli acc3 file, mentre quelle di A. rostrata sono composte di 12 unità di colore testaceo. I nuovi adulti compaiono verso la metà di giugno e alla trebbiatura si rinvengono spesso in mezzo alla granella.

Afidi (Schizaphis graminum, Sitobion avenae, Rhopalosiphum padi, Metopolophium dirhodum)
S. graminum, S. avenae sono diffusi in tutti gli areali di coltivazione del frumento; R. padi, di origine paleartica, è pressoché cosmopolita, mentre M. dirhodum è a diffusione olartica. Nelle coltivazioni italiane predominano S. avenae e R. padi. Le perdite produttive causate dagli afidi possono rivelarsi ingenti potendo interessare il 7-30% della produzione. Per S. avenae sono comuni perdite del 7% circa con infestazioni di appena 9-10 afidi per spiga. Perdite ingenti, riguardanti talora quasi l’intera produzione, sono registrate in Africa e in America in seguito a forti infestazioni di S. graminum. Gli afidi sono inoltre dannosi come vettori di virus (nanismo giallo dell’orzo = Barley yellow dwarf virus). Importanti attacchi autunnali da parte di R. padi avvengono nei campi realizzati in successione al mais, sul quale l’afide è riuscito a svilupparsi nel corso della stagione vegetativa. Le infestazioni sono favorite dalla primavera fresca e umida e dalla presenza di graminacee spontanee nella coltivazione o nei fossi e nelle cavedagne, che funzionano in tal modo come fonti d’infestazione. Gli afidi infestano anche altri cereali (orzo, avena, segale) e graminacee spontanee (festuca, avena selvatica). Essi si riscontrano nelle coltivazioni fin dall’autunno. S. avenae e S. graminum svernano con uova, ma se non fa troppo freddo riescono a superare l’inverno con forme attere localizzate sulla parte aerea; R. padi sverna su Prunus padus con uova durevoli, per poi migrare in primavera sui cereali. Dove manca il suddetto ospite, questo afide sopravvive in inverno con forme attere in grado di sopportare temperature fino a –10 °C, mentre con temperature più basse si ripara in mezzo alle radici. M. dirhodum, assai meno comune delle altre specie, svolge la prima parte del ciclo su alcune specie di rosa, sulle quali sverna con uova resistenti ai rigori invernali, per poi migrare su cereali (frumento, orzo, avena) e graminacee spontanee (avena selvatica, bromo, loglio, festuca, falaride, erba mazzolina, poa ecc.). Le maggiori popolazioni afidiche si riscontrano durante la spigatura, quando soprattutto S. avenae invade preferibilmente le spighe.

Zabro gobbo (Zabrus tenebrioides)
Lo zabro è diffuso in gran parte dell’Europa ed è presente in tutte le aree cerealicole italiane, soprattutto nelle coltivazioni collinari delle regioni settentrionali. Le larve vivono nel terreno e, risalendo nella loro galleria che sfocia in superficie vicino ai culmi, afferrano le foglie e le tirano fino all’apertura della suddetta per poi divorarne il parenchima, lasciando intatte le sole nervature e formando, con i resti sfilacciati, un groviglio alla base dei culmi stessi. I danni più evidenti si notano in primavera, periodo durante il quale le larve della terza età sono particolarmente voraci. Gli adulti riescono ad arrampicarsi lungo il culmo e di notte raggiungono le spighe, nutrendosi delle cariossidi nello stadio di maturazione lattea. Ora le infestazioni sono assai meno frequenti, con popolazioni notevolmente più basse rispetto al passato. L’insetto compie una sola generazione all’anno con adulti che, in funzione delle condizioni ambientali, compaiono tra la fine di maggio e quella di giugno. Essi si nutrono delle cariossidi immature delle spighe del frumento e raggiunta la maturità depongono le uova nel terreno. Le larve, nate in autunno, vivono all’interno di gallerie che si approfondiscono fino a 5 cm nel terreno. Esse risalgono poi verso la superficie per afferrare le foglie e trascinarle all’imboccatura della galleria e nutrirsene; continuano l’attività anche in inverno per poi intensificarla durante la primavera, al raggiungimento della terza età di sviluppo. A maturità compiono la metamorfosi nel terreno per poi dare i nuovi adulti.

Cecidomia equestre (Haplodiplosis marginata)
Si tratta di un piccolo dittero cecidomide noto in Italia da oltre 70 anni e diffuso in gran parte dell’Europa, soprattutto in quella centro-occidentale. Più di recente, importanti attacchi furono riscontrati circa un trentennio fa in Emilia-Romagna; da allora l’insetto è comparso occasionalmente e con infestazioni di scarso interesse. L’insetto, noto anche come H. equestris, attacca il frumento e gli altri cereali (orzo, avena, segale). Le larve vivono, in gruppi, fra la guaina e il culmo. In seguito alla loro attività determinano, sulle porzioni del culmo in cui si sono insediate, la formazione di caratteristiche depressioni a “sella”. In seguito all’attacco, i danni maggiori si riscontrano nelle colture ristoppiate e ancor più in quelle ripetute per tre anni consecutivi. La cecidomia compie una sola generazione all’anno. Gli adulti, lunghi appena 3-5 mm, compaiono nel periodo aprile-giugno e depongono gruppi di uova, comprendenti fino a una quarantina di elementi, alla base delle ultime foglie. Le larvettine neonate scivolano fra la guaina e il culmo e iniziano a nutrirsi, causando la reazione dei tessuti del culmo e la formazione di una depressione longitudinale nella quale è alloggiata la larva. Ciascun internodo può ospitare diverse decine di larve con conseguente formazione di altrettante “selle”. Raggiunta la maturità, le larve risalgono verso la base della foglia per abbandonare la pianta e lasciarsi cadere al suolo dove, a qualche centimetro di profondità, formano una celletta e trascorrono un lungo periodo in diapausa, attendendo la primavera per impuparsi. È tuttavia frequente un prolungamento della diapausa per cui le larve attendono più di due anni prima di compiere la metamorfosi.

Tentredine fogliare (Dolerus gonager)
Si tratta di un imenottero tentredinide che si riscontra occasionalmente nelle coltivazioni. Le larve vivono aggrappate lungo il bordo delle foglie terminali, sul quale compiono erosioni; vivono isolate e sono presenti nelle coltivazioni con basse popolazioni. I danni arrecati rivestono scarso interesse economico in quanto non incidono sulla produttività delle piante. Gli adulti, quasi interamente neri e lunghi 10-15 mm, compaiono in aprile-maggio. Le femmine depongono le uova in modo isolato, inserendole entro i tessuti fogliari. Le larve, lunghe fino a 2 cm, si sviluppano divorando il lembo fogliare. Raggiunta la maturità in giugno, si interrano fino a una trentina di centimetri di profondità, chiudendosi all’interno di una celletta terrosa, e trascorrono un lungo periodo in diapausa per poi compiere la metamorfosi all’inizio della primavera.

Gli insetti del grano immagazzinato

Diversi insetti sono specializzati nel danneggiare la granella immagazzinata. Sulle cariossidi già attaccate dai suddetti e su quelle spezzate per cause meccaniche si insediano poi insetti detriticoli. In seguito all’infestazione, la massa del cereale si inumidisce e si riscalda, favorendo lo sviluppo di muffe produttrici di micotossine. Diverse specie continuano a svilupparsi dopo la macinazione del grano su farine, semole e prodotti trasformati (paste e biscotti). I resti degli insetti finiscono poi per inquinare le farine e i relativi derivati (pane, paste e biscotti). Fra i principali insetti che infestano le derrate immagazzinate si segnalano: tra i coleotteri, Sitophilus granarius e S. oryzae (calandre), Rhyzopertha dominica (cappuccino), Tenebroides mauritanicus (struggigrano) e Trogoderma granarium (trogoderma dei cereali); tra i lepidotteri, Sitotroga cerealella (vera tignola del grano), Nemapogon (= Tinea) granella (falsa tignola del grano), Plodia interpunctella (tignola fasciata).

Calandre (Sitophilus granarius e S. oryzae) sono dei curculionidi distinguibili per le loro dimensioni (3-5 mm per S. granarius, 2-3 per S. oryzae) e per la punteggiatura del pronoto (punti rotondi infossati e fitti in S. oryzae, ellittici e radi in S. granarius). Gli adulti vivono a lungo (fino a 12-14 mesi per S. granarius) e depongono le uova dentro fori compiuti con il rostro nelle cariossidi. La larva si sviluppa divorando la parte interna delle suddette, entro le quali compie la metamorfosi per formare il nuovo adulto che poi fuoriesce aprendosi un foro. Nei nostri ambienti compiono diverse generazioni all’anno (2-3 per S. granarius, 3-4 per S. oryzae) con accavallamento dei diversi stadi di sviluppo. La temperatura ottimale per lo sviluppo è intorno ai 30 °C per S. granarius e ai 28 °C per S. oryzae. Sotto i 12-15 °C e oltre i 31 °C per S. granarius e i 34 °C per S. oryzae la riproduzione non avviene.

Cappuccino (Rhyzopertha dominica) è un bostrichide originario dell’Asia tropicale, che attaccava preferibilmente i legnami e che è divenuto poi l’insetto più distruttivo dei cereali da granella. Le femmine ovidepongono sia all’interno che all’esterno delle cariossidi, mentre lo sviluppo post-embrionale viene completato all’interno di queste. La cariosside viene totalmente svuotata. In un anno compie 4-5 generazioni, che trovano condizioni favorevoli di sviluppo intorno a 34 °C.

Struggigrano (Tenebroides mauritanicus), appartenente alla famiglia Ostomatidae, è un coleottero di origine africana divenuto cosmopolita. Gli adulti si nutrono abitualmente di altri insetti delle derrate e più raramente compiono qualche rosicatura sul cereale, nel qual caso la fecondità delle femmine subisce una notevole diminuzione. Gli adulti vivono a lungo, talora anche un paio d’anni, durante i quali la femmina riesce a deporre fino a un migliaio d’uova. Le larve, nonostante riescano ad attaccare anche cariossidi integre, prediligono quelle già spezzate o danneggiate da altri insetti.

Trogoderma dei cereali (Trogoderma granarium) è un coleottero dermestide le cui larve hanno il corpo interamente ricoperto di setole. Le larve sono le maggiori responsabili dei danni in quanto gli adulti si alimentano di detriti vari o comunque di cariossidi già attaccate dalle prime. Quelle appena nate si alimentano sulle cariossidi già interessate da lesioni, mentre nelle età successive compiono profonde erosioni su quelle integre. Il ciclo dell’insetto è fortemente influenzato dalle condizioni ambientali. Con temperature ottimali intorno ai 33 °C sono richiesti 30-40 giorni, ma in ambienti freddi il ciclo si allunga notevolmente, fino a 10 mesi.

Vera tignola del grano (Sitotroga cerealella) è un lepidottero gelechide i cui adulti compaiono in maggio e depongono le uova sulle spighe. La larva neonata penetra nelle cariossidi dal solco o dall’apice piumato e divora dapprima l’embrione, per poi attaccare la massa amidacea, lasciando integro il solo tegumento esterno della cariosside. A maturità fuoriesce aprendosi un netto foro circolare per poi incrisalidarsi entro un rado bozzolo sericeo. Sul grano immagazzinato si svolgono altre generazioni, la cui durata è influenzata dall’età della granella (su grano vecchio si allunga sensibilmente, fino a un anno), dalla temperatura (quella ottimale è intorno ai 25-28 °C) e dall’umidità del cereale (il 10% è il limite di sviluppo). In seguito all’attacco il grano subisce forti perdite di peso e un notevole scadimento qualitativo. Nella massa infestata trova poi favorevoli condizioni di sviluppo l’acaro Pediculoides ventricosus, predatore delle larve del lepidottero, in grado di causare fastidiose dermatiti al personale addetto alla movimentazione del cereale.

Falsa tignola del grano (Nemapogon = Tinea granella) è un lepidottero tineide che attacca non solo i cereali, ma anche i prodotti trasformati e una svariata gamma di substrati di origine vegetale e animale (pannelli d’estrazione, legumi, frutta secca, funghi essiccati, farine di latte, croste di formaggi, ecc.). Sul grano immagazzinato le larve si nutrono della parte esterna della cariosside, divorandone il germe e la massa amidacea. Le cariossidi vengono legate da fili sericei, tanto che la superficie della massa infestata assume un aspetto biancastro e spugnoso. Compie 1-4 generazioni all’anno, in funzione delle condizioni ambientali e del substrato, con cicli che nelle condizioni più favorevoli richiedono almeno una quarantina di giorni e che si allungano notevolmente in quelle sfavorevoli.

Tignola fasciata (Plodia interpunctella) è un lepidottero che si sviluppa su svariate derrate, caratterizzato da adulti con le metà prossimali delle ali color rame lucente. Le larve compiono erosioni sulla parte esterna dei semi, legandone alcuni con fili sericei per formare nicchie in cui si annidano. L’attacco si svolge alla superficie della massa del cereale, sulla quale le larve formano una notevole quantità di fili sericei. L’insetto compie più generazioni all’anno (2-4), con cicli di circa un mese con temperature ottimali comprese tra 18 e 34 °C.

Difesa dai parassiti animali

Per il contenimento in campo delle infestazioni di diversi insetti e per limitare efficacemente i relativi danni, vengono normalmente attuati interventi di carattere agronomico quali: rotazione della coltura, lavorazione del terreno, semine anticipate o ritardate e soppressione delle infestanti attraverso la pratica del diserbo. Per esempio attraverso le concimazioni possono essere contenute le infestazioni, seppur ormai sporadiche, della cecidomia del culmo e della tignola del culmo e della spiga. Con la lavorazione del terreno e il diserbo è possibile eliminare graminacee spontanee possibili ospiti di alcuni insetti (per es. Oscinella frit, Oulema melanopus, ecc.). La semina anticipata favorisce gli attacchi del virus del nanismo giallo dell’orzo trasmesso dagli afidi, mentre con la semina ritardata l’emergenza delle piantine avviene quando sono terminati i rischi di attacco da parte delle larve di O. frit. I trattamenti insetticidi sono realizzati occasionalmente in spigatura per contenere gli attacchi degli afidi e, soprattutto, delle cimici, le cui infestazioni sono sempre più diffuse in numerose coltivazioni. Per questi interventi si ricorre di norma all’impiego di preparati (per esempio piretroidi) che subiscono una rapida degradazione e non lasciano residui alla trebbiatura. La protezione del cereale in magazzino dagli attacchi degli insetti è necessaria dato il lungo periodo di conservazione della granella. I silos e i magazzini per la conservazione devono essere innanzitutto correttamente puliti, onde evitare che insetti già presenti finiscano per infestare il grano, e dotati di adeguate protezioni atte a impedire l’entrata di insetti dall’esterno. È inoltre indispensabile che il cereale immagazzinato sia assolutamente sano. L’eventuale disinfestazione dei cereali può essere eseguita nebulizzando la granella all’atto dell’immagazzinamento con specifici preparati (grain protectans). In alternativa si può intervenire, alla fine delle operazioni d’immagazzinamento, distribuendo compresse che liberano nell’ambiente, adeguatamente sigillato, sostanze fumiganti (per esempio fosfina gassosa). In entrambi i casi, con l’apertura dei locali in cui è avvenuta la disinfestazione e la successiva movimentazione dei cereali trattati, i residui dei prodotti impiegati non destano preoccupazioni da un punto di vista tossicologico. Tecniche nuove per la conservazione, peraltro con costi decisamente più elevati in quanto presuppongono la disponibilità di locali di stoccaggio con adeguate caratteristiche, sono rappresentate da: refrigerazione, conservazione con azoto, conservazione con anidride carbonica.

 


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