Volume: il mais

Sezione: coltivazione

Capitolo: parassiti animali

Autori: Aldo Pollini

Introduzione

In tutti gli ambienti italiani di coltivazione, il mais è esposto agli attacchi di una nutrita schiera di insetti, in parte indigeni e altri acquisiti per accidentale importazione (l’ultimo esempio riguarda Diabrotica virgifera virgifera che, importata dagli USA alla fine del secolo scorso, rappresenta ora uno degli insetti più dannosi). Attualmente, alcuni fitofagi presentano un notevole livello di temibilità negli ambienti in cui la coltura ha raggiunto un’elevatissima specializzazione, soprattutto ove è stato, in tutto o in parte, abbandonato l’avvicendamento con altre colture per lasciar posto alla monocoltura. Nei confronti delle suddette avversità è necessario ricorrere a tecniche di difesa atte a ridurre le perdite produttive e a contenere, sotto i limiti di legge, la presenza di micotossine che si formano in seguito dall’attività metabolica di microrganismi fungini. Essendo la granella destinata, per oltre il 70% dell’intera produzione mondiale, all’alimentazione degli animali e direttamente o indirettamente all’uomo, con consumo dilazionato nel tempo, la suddetta deve possedere elevati livelli di sanità al momento dello stoccaggio e deve essere preservata, per l’intero periodo di conservazione, dagli attacchi di insetti e microrganismi fungini che possono portare a inaccettabili perdite qualitative e quantitative (ingenti nei Paesi meno evoluti), nonché allo sviluppo di micotossine dannose agli animali e all’uomo. Si segnala inoltre che il mais, durante le varie fasi di coltivazione, può essere seriamente danneggiato anche dall’attività di roditori e uccelli.

Piralide (Ostrinia nubilalis) Lepidottero Pyraustidae di origine europea, dall’inizio del secolo scorso fu introdotto accidentalmente negli Stati Uniti, probabilmente dall’Italia, attraverso l’importazione di saggina per la fabbricazione di scope, divenendo con il termine European corn borer l’insetto più temibile per la maiscoltura americana. Il lepidottero è ampiamente diffuso in tutto l’emisfero boreale, in ambienti assai diversi, dai temperati ai tropicali. Il livello di suscettibilità delle piante all’attacco della piralide cresce con il loro sviluppo e con la conseguente diminuzione del contenuto fogliare del glucoside a effetto insetticida DIMBOA [2,4-diidrossi-7metossi 2H-1,4 benzossazin-3 (4H)-one]. Quando la pianta raggiunge lo stadio di 7-9 foglie, il contenuto del suddetto composto scende a valori non più in grado di svolgere azione inibitoria verso l’insetto. Le larve durante la loro attività fitofaga perforano le foglie avvolte in cartoccio, scavano gallerie nello stocco, danneggiano l’infiorescenza maschile, minano il peduncolo della spiga ed erodono i semi. Le spighe con il peduncolo minato si disarticolano e cadono al suolo durante la trebbiatura. Le erosioni interessanti la granella portano a perdite in peso fino al 20%. In seguito all’attacco larvale a carico delle spighe si sviluppano muffe appartenenti al genere Fusarium, dalla cui attività metabolica si formano micotossine (fumonisine) temibili per la salute degli animali e dell’uomo. Su mais dolce gli attacchi causano forti perdite del valore commerciale delle spighe. La monosuccessione colturale e la mancata aratura delle stoppie, per lasciare posto alla semina su terreno non lavorato, favoriscono lo sviluppo della piralide. Mentre nel sud-est asiatico questo lepidottero riesce a compiere più generazioni all’anno (fino a 5-6), in Europa svolge una sola generazione oltre il 46° parallelo di latitudine nord e due sotto questo limite, con popolazioni delle due generazioni che finiscono per sovrapporsi. Il voltinismo (numero di generazioni) non è tuttavia ben netto in quanto alla suddetta latitudine coesistono razze (biotipi) uni e bivoltini. Le uova sono deposte in ovoplacche sulla pagina inferiore delle foglie. Le larve mature si incrisalidano sulle piante danneggiate. Lo svernamento avviene con larve all’interno dei resti degli stocchi rimasti in campo.

Nottua delle graminacee [Pseudaletia (=Mythimna) unipuncta]

Specie di origine americana, è divenuta comune in tutta Europa, Italia compresa, con popolazioni generalmente disperse su svariate piante ospiti comprendenti graminacee coltivate e spontanee, foraggere, ortive, bietola, tabacco, pomodoro ecc. Le larve compiono erosioni a carico delle foglie e riescono a distruggere l’apice vegetativo. Per quest’ultima modalità di attacco sono oltreoceano conosciute come budworms (vermi della gemma). Più raramente riescono a compiere erosioni sulle brattee delle spighe. Saltuariamente può comparire con ingenti popolazioni larvali derivanti da masse migratorie di adulti, sviluppatesi inizialmente su graminacee spontanee presenti all’interno delle coltivazioni o lungo i fossi e migranti sul mais alla ricerca di nuove fonti alimentari, dopo che piante ospiti spontanee sono state soppresse con operazioni di diserbo. I danni alle coltivazioni di mais sono operati principalmente dalle larve della prima generazione e interessano piante in accrescimento. Si tratta di una nottua con un lungo periodo di volo, dalla fine di febbraio-primi di marzo a tutto ottobre e con massime presenze da maggio a luglio e in settembre-ottobre. Nel corso dell’anno riesce a svolgere 3-4 generazioni, svernando prevalentemente come larva nel terreno oppure allo stato di crisalide. Le uova (fino a 100-1500 per femmina) sono deposte in caratteristiche masse agglutinate, nastriformi, comprendenti in genere alcune centinaia di elementi. Lo sviluppo larvale procede celermente (in un paio di settimane o poco più nelle condizioni più favorevoli), per cui anche l’attività distruttiva è molto rapida, e a completo sviluppo le larve scendono nel terreno per imbozzolarsi entro una cella terrosa.

Crambide (Angustalius malacellus)

Si tratta di un lepidottero della famiglia Crambidae che compare saltuariamente nelle coltivazioni di mais della Pianura Padana. È una specie vivente abitualmente su graminacee spontanee e foraggere, che si sposta sul mais in seguito a operazioni di diserbo che sopprimono gli ospiti originari. Interessate dagli attacchi sono soprattutto le coltivazioni di mais dolce di secondo raccolto. Le larve attaccano le giovani piante al colletto e penetrano all’interno del cartoccio fogliare. Le piante maggiormente danneggiate avvizziscono e disseccano, le altre reagiscono con l’emissione di culmi secondari, ma il loro sviluppo è comunque compromesso in quanto difficilmente riescono a produrre le spighe. L’insetto sembra svolgere tre generazioni l’anno, delle quali la seconda è quella che è in grado di compiere danni sul mais. Gli adulti del primo volo, sfarfallati dalle crisalidi originate dalle larve mature che hanno svernato nel terreno, compaiono in primavera e depongono le uova alla superficie del suolo, generalmente in prossimità di graminacee spontanee e foraggere, sulle quali le larve riescono a completare lo sviluppo in circa tre settimane per poi incrisalidarsi nel terreno. Sul mais le larve della seconda generazione compaiono tra la metà di luglio e quella di agosto, ma per la loro disetaneità sono attive fino a tutto agosto. Gli adulti dell’ultimo volo sono presenti fino alla prima decade di settembre e le larve dell’ultima generazione concludono lo sviluppo su graminacee prative, prima dell’arrivo dei primi freddi, per poi imbozzolarsi e trascorrere l’inverno.

Nottua delle messi (Agrotis segetum)

È una nottua ad habitat terricolo con un’ampia distribuzione eurasiatica, presente anche nel continente africano e nella fascia subsahariana di coltivazione del mais, dove è superata, per importanza, dalla indigena Busseola fusca. In Italia è diffusa in tutte le aree maidicole, con popolazioni autoctone che abitualmente sono numericamente ben più comuni e superiori a quelle dell’affine nottua dei seminati (Agrotis ipsilon). Le larve compiono erosioni e perforazioni al colletto delle giovani piante, causandone la morte, rendendosi pertanto responsabili di fallanze che, nei casi di maggiore gravità, richiedono operazioni di risemina. I danni interessano prevalentemente le colture di mais da granella e quelle di secondo raccolto di mais dolce, realizzate dopo colture di pisello e di frumento. Contrariamente all’affine Agrotis ipsilon è una specie sedentaria, nonostante le sue popolazioni di adulti siano in grado di compiere importanti spostamenti, soprattutto in estate, alla ricerca di terreni investiti con colture di secondo raccolto (per esempio fagiolo e mais dolce) e irrigati. Gli adulti, caratterizzati da abitudini notturne, sono presenti in campo dal mese di marzo all’inizio di ottobre, con punte massime durante i mesi di luglio e agosto. La separazione dei voli delle singole generazioni (generalmente due) è difficoltosa per l’accavallamento dei diversi stadi di sviluppo preimmaginale (uova, larve di diverse età, crisalidi) e per la presenza, anche in inverno, di crisalidi, larve di diverse età senza diapausa in temporanea inattività e perfino di adulti.

Nottua dei seminati (Agrotis ipsilon)

Come l’affine Agrotis segetum è una nottua con habitat terricolo. Pur essendo cosmopolita trova condizioni più favorevoli per il suo sviluppo nelle regioni tropicali e subtropicali. Notevoli sono i danni che si verificano nelle annate in cui i territori maidicoli italiani (soprattutto quelli della Pianura Padana e, marginalmente, quelli marchigiani) sono invasi da popolazioni migratorie di adulti che, costretti a interrompere il loro volo per sopraggiunte avverse condizioni atmosferiche, si soffermano nei territori raggiunti. La generazione di larve che ne deriva è a volte così numerosa che riesce a distruggere in pochi giorni intere coltivazioni di mais. Agrotis ipsilon è una specie con comportamento migratorio, in virtù del quale masse di adulti si spostano in primavera dai Paesi caldi africani (Egitto, Sudan), dall’Arabia e dall’Iran verso l’Europa meridionale, dove le condizioni di elevata umidità del suolo e dell’aria sono assai favorevoli alle ovodeposizioni (fino a 2500 uova per femmina). Voli migratori inversi avvengono in autunno e anche in tale periodo, quando sono interrotti da avverse condizioni atmosferiche, le femmine riescono a sgravarsi delle uova nei territori che hanno raggiunto. L’elevata umidità del terreno è molto favorevole per le ovodeposizioni e, conseguentemente, per lo sviluppo di forti infestazioni larvali. Dannose alle coltivazioni del mais si rivelano le popolazioni larvali che hanno svernato nel terreno in diversi stadi di sviluppo e quelle derivanti da ovodeposizioni di individui autoctoni emersi dalle crisalidi svernanti, alle quali si aggiungono, periodicamente, le larve derivanti dalle uova deposte dalle femmine dei voli migratori. Ne deriva che all’inizio della primavera le coltivazioni subiscono danni da parte di larve di diverse età, soprattutto da parte di quelle derivanti dalle ovodeposizioni primaverili di femmine del volo migratorio.

Diabrotica (Diabrotica virgifera virgifera)

Questo insetto indigeno dell’America, conosciuto come verme occidentale del mais o western corn rootworm, è il più importante rappresentante degli insetti del terreno (corn rootworm) del Corn Belt occidentale degli Stati Uniti. La sua comparsa in Europa risale all’anno 1992, in seguito a catture di adulti avvenute nelle vicinanze dell’area aeroportuale di Belgrado. Fino al 1998 è rimasto localizzato nelle aree del bacino del Danubio per poi comparire nello stesso anno in appezzamenti di mais prossimi all’aeroporto Marco Polo di Venezia. Nel 2002 l’insetto si è diffuso nelle coltivazioni maidicole lombarde a nord di Milano ma considerato che presenze di adulti, in progressivo aumento, sono state successivamente riscontrate in varie province dell’Italia settentrionale, è temibile un ulteriore allargamento dei territori colonizzati dall’insetto. Le larve si nutrono dell’apparato radicale, troncando le radichette e scavando gallerie in quelle più grosse. Le piante colpite deperiscono e, male ancorate al terreno, si inclinano o si allettano e il loro fusto tenta di riprendere la posizione eretta assumendo la caratteristica conformazione a “collo d’oca” (goosenecked plants). Gli adulti si nutrono delle foglie e delle sete della spiga impedendo in tal modo l’impollinazione. L’insetto, pur compiendo una sola generazione all’anno, è notevolmente insidioso per le coltivazioni maidicole. Le larve, nate da uova svernanti in diapausa nel terreno, compaiono scalarmente da metà maggio a giugno inoltrato mantenendosi in attività fino a quasi tutto il mese di luglio, completando tre stadi di sviluppo. Gli adulti emergono dal terreno dalla fine di giugno alla metà di ottobre con massime presenze in piena estate (dalla metà di luglio a metà agosto). In seguito agli accoppiamenti, dalla metà di luglio avvengono le ovodeposizioni (mediamente 400 uova per femmina), che si mantengono elevate per tutto agosto per poi diminuire gradualmente e terminare alla fine di settembre.

Elateridi (Agriotes litigiosus, A. sordidus, A. ustulatus, A. brevis, A. lineatus ecc.)

Agriotes brevis e A. sordidus sono presenti in tutte le aree maidicole del nord; A. ustulatus è distribuita soprattutto nella parte nord-orientale della Pianura Padana; A. litigiosus è adattata maggiormente ai terreni argillosi e di medio impasto; A. lineatus è presente invece in aree circoscritte. I danni causati dalle larve sono fortemente influenzati dalla coltura precedente e si riscontrano con maggior frequenza nelle coltivazioni in successione al medicaio o al prato polifita. Le larve sono attive all’inizio della primavera, durante le prime fasi di sviluppo del mais (in particolare dalla germinazione fino alla 3ª-5ª foglia), quando il livello di umidità degli strati superficiali del terreno è favorevole all’attività larvale. Fattore di attrazione delle larve è l’anidride carbonica emessa dai semi in germinazione e dall’apparato radicale delle piante. Le larve attaccano dapprima i semi in geminazione e più tardi compiono erosioni sulla parte interrata del culmo con conseguente appassimento della foglia centrale e, successivamente, dell’intera pianta. Il ciclo di sviluppo degli elateridi dura più anni. Gli adulti di Agriotes litigiosus e A. ustulatus compaiono nella tarda primavera e vivono in genere circa un mese per cui non riescono a svernare; quelli di Agriotes sordidus e A. brevis svernano all’interno delle celle in cui si sono formati e compaiono in primavera per poi vivere molti mesi o addirittura un anno. Le uova sono deposte in gruppi nel terreno fresco e umido e si schiudono in una quindicina di giorni. Le larve completano lo sviluppo dopo numerose mute (8-10 per A. sordidus e A. brevis, 11-13 per A. litigiosus e A. ustulatus), superando due inverni. La metamorfosi di Agriotes sordidus e A. brevis si compie nel corso dell’estate, per cui gli adulti neoformati svernano all’interno delle loro celle; quella di Agriotes litigiosus e A. ustulatus si svolge nella tarda primavera.

Nottua gialla del pomodoro [Helicoverpa (= Heliothis) armigera]

È una specie presente in gran parte del mondo, escluse le Americhe, dove è sostituita dall’indigena Helicoverpa zea, somaticamente simile. Nei nostri ambienti è prevalentemente diffusa nelle regioni meridionali su piante ortive, ma crescenti infestazioni sono comparse nelle regioni settentrionali, soprattutto nelle zone tipiche di coltivazioni del pomodoro da industria, che costituisce la pianta ospite di elezione, e in quelle in cui si realizzano coltivazioni di mais dolce. Trattasi di una specie assai polifaga, ben conosciuta per i danni che compie su svariate ortive (pomodoro, peperone, cucurbitacee, leguminose, insalate), su cotone e mais nei Paesi tropicali e subtropicali, nonché su fiori (garofano), tabacco ecc. Su mais sono compiute erosioni a carico delle foglie unite in cartoccio, ma i danni maggiori sono quelli che interessano le spighe durante le fasi di maturazione lattea e cerosa, nelle quali le larve penetrano per divorarne i semi della parte distale. I danni più importanti riguardano le coltivazioni di mais dolce di secondo raccolto. Helicoverpa (= Heliothis) armigera compie più generazioni all’anno (generalmente 3, fino a 4 negli ambienti più favorevoli), trascorrendo l’inverno nel terreno allo stato di crisalide in diapausa. Il periodo di volo si estende dall’inizio di maggio a tutto ottobre, con massime presenze in piena estate. Su mais le uova sono deposte sulle foglie e, più frequentemente, sulle sete delle spighe. Le larve nascono dopo un breve periodo d’incubazione (appena 2-3 giorni in estate) per poi attaccare il cartoccio fogliare o, più spesso, le spighe. Nelle prime fasi dello sviluppo larvale due o più larve possono convivere all’interno della medesima spiga, ma dopo la quarta età prevalgono istinti cannibaleschi, soprattutto a spese delle larve più giovani, per cui all’interno di una spiga finisce per completare lo sviluppo una sola larva, che poi l’abbandona per incrisalidarsi nel terreno.

Sesamie (Sesamia cretica, Sesamia nonagrioides)

Trattasi di due lepidotteri nottuidi con adulti molto simili, il primo dei quali è diffuso in tutta l’area circummediterranea, nelle Canarie, in Arabia, Turkestan, e in gran parte dell’Africa, escluse le parti meridionale, orientale e occidentale, dove è sostituita dall’affine Sesamia calamistis. In Italia S. cretica si trova ovunque (Sardegna compresa), pur predominando nelle regioni centro-meridionali. Sporadica è la sua presenza nelle aree maidicole settentrionali della Penisola. Sesamia nonagrioides si sovrappone, in alcuni areali circummediterranei, alla S. cretica, prevalendo su questa in Spagna, Sardegna e, ancor più nettamente, in Sicilia. Le due nottue si sviluppano, non solo a spese del mais, ma anche su sorgo (specie preferita da S. cretica) e diverse graminacee (cannuccia di palude, canna comune, panico, setaria). Delle due specie S. nonagrioides è più polifaga per cui attacca anche altre piante (cotone, asparago, solanacee, gladiolo ecc.). Nel mais le larve scavano gallerie nello stocco, nell’asse delle pannocchie e penetrano nelle spighe per scavarvi gallerie o per divorarne le cariossidi. Contrariamente alla piralide attaccano anche le giovani piante, causandone la morte. Le piante minate nel culmo si indeboliscono e finiscono per stroncarsi in occasione di violenti temporali. Entrambe le specie svernano con larve riparate all’interno dei residui degli stocchi rimasti in campo. Gli adulti compaiono all’inizio della primavera e, contrariamente alla piralide, le femmine depongono le uova sotto le guaine fogliari, talora all’esterno (isolate, in coppie, talora in file di 1-2 decine di elementi nel caso di S. cretica; in gruppi di decine di elementi per la seconda specie). La fecondità delle due specie è notevole (fino a 800 uova). Le larve mature si incrisalidano all’interno o all’esterno degli organi danneggiati, protette all’interno di un esile bozzolo costituito da fili di seta inglobanti granelli di rosume. Nel corso della stagione vegetativa del mais, S. cretica compie di norma due generazioni (talora una terza nelle regioni meridionali), mentre S. nonagrioides riesce a svolgerne 4.

Afidi (Rhopalosiphum padi, Rhopalosiphum maidis, Sitobion avenae)

Rhopalosiphun padi è la specie che si riscontra con maggiore frequenza nelle coltivazioni maidicole italiane e ad essa si accompagna, saltuariamente, Sitobion avenae. Rhopalosiphum maidis è una specie diffusa nelle aree maidicole calde in quanto, essendo caratterizzato da maggiori esigenze termiche, non riesce a sopravvivere negli ambienti con forti freddi invernali. La prima specie è caratterizzata da un ciclo dioico, con ospiti primari rappresentati da alcuni Prunus (padus, spinosa, virginiana), sui quali è deposto l’uovo durevole e si svolge la prima parte del ciclo. Gli ospiti secondari sono rappresentati dal mais e da diversi altri cereali (orzo, avena, segale), nonché da graminacee spontanee e piante appartenenti alle famiglie Cyperaceae, Typhaceae, Juncaceae e Iridaceae. Negli ambienti maidicoli italiani Rh. padi si sviluppa ininterrottamente sugli ospiti erbacei in quanto riesce a sopravvivere a temperature che scendono fino a –10 °C. Sitobion avenae svolge l’intero ciclo su cereali e graminacee spontanee, svernando con uova durevoli con inverno freddo e con piccole colonie nelle annate o negli ambienti con miti temperature invernali. Gli afidi infestano foglie, pannocchie e spighe con popolazioni che, soprattutto per Rhopalosiphum padi, raggiungono spesso un’elevate densità. Le popolazioni di Sitobion avenae si insediano in genere sulle sole foglie. Con le loro punture di suzione gli afidi penalizzano l’attività vegetativa delle piante, soprattutto quando gli attacchi sono precoci. Assai temibili, soprattutto nei campi di produzione di materiale sementiero, sono i danni conseguenti alla trasmissione, operata in maniera persistente, dei virus del mosaico e del nanismo del mais.

Difesa dagli insetti

Per salvaguardare il rendimento economico della coltura e ottenere produzioni di elevata qualità è necessario adottare tutti quei provvedimenti in grado di minimizzare i danni causati in campo dagli insetti e di ridurre conseguentemente le perdite produttive, sia quantitative che qualitative. Nell’ambito dei provvedimenti agronomici è importante l’avvicendamento della coltura, anche se adesso è sempre più frequente il ristoppio. Questo è da evitare nei terreni che hanno ospitato mais colpito da Diabrotica virgifera virgifera. La sfibratura degli stocchi e il loro sotterramento con una profonda aratura consentono di ridurre le popolazioni di insetti che attaccano il fusto (Ostrinia nubilalis, Sesamia cretica e S. nonagrioides), nei cui resti riescono poi a superare l’inverno. La scelta di varietà adatte agli ambienti di coltivazione, la semina su terreni ben preparati, il diserbo, razionali concimazioni e irrigazioni consentono di porre le piante in buone condizioni vegetative e di superare meglio gli attacchi degli insetti. Il miglioramento genetico consente l’ottenimento di varietà con fattori (geni) di resistenza verso alcuni insetti (per esempio piralide e diabrotica), tali da non rendere più necessari interventi insetticidi verso questi fitofagi. La difesa con insetticidi chimici e microbiologici è utile, per non dire necessaria, per contrastare diversi temibili fitofagi e salvare conseguentemente la redditività della coltura. Spesso si ricorre alla concia del seme al fine di proteggere lo stesso durante la germinazione nonché le giovani piante dagli attacchi di alcuni insetti quali i “ferretti”, le larve delle nottue terricole e la diabrotica. Alla semina si possono poi somministrare preparati insetticidi geodisinfestanti che, interrati lungo la fila di semina, consentono di combattere popolazioni larvali di “ferretti”. Durante le prime fasi di sviluppo delle piante può essere necessario intervenire contro le larve delle nottue terricole (Agrotis segetum e A. ipsilon) e del lepidottero crambide Angustalius malacellus, onde evitare il rischio di gravi diradamenti della coltura. Contro questi insetti si ricorre a preparati (per esempio piretroidi) con debole tossicità per l’uomo e che vengono degradati rapidamente da parte dei microrganismi presenti nel terreno. Su piante sviluppate è emersa l’importanza della lotta agli afidi e soprattutto alla piralide per limitare le perdite produttive e per contenere lo sviluppo di micotossine prodotte da funghi che si sviluppano sulle spighe danneggiate dal suddetto insetto. Con la disponibilità di attrezzature semoventi montate su trampoli per l’esecuzione dei trattamenti e di adeguati preparati ovicidi e larvicidi è ora possibile ottenere buoni risultati e, soprattutto, una granella il cui contenuto in micotossine è inferiore ai limiti di legge. Metodi di lotta biologica contro la piralide, in fase di studio e di sviluppo, si basano sull’impiego di insetti antagonisti (per esempio i minuscoli Trichogramma spp., parassitoidi delle uova), del fungo Beauveria bassiana e del protozoo Nosema pyraustae. Ai suddetti metodi di lotta contro la piralide potrebbe aggiungersi quello basato sull’impiego di feromoni sessuali di sintesi per l’applicazione della tecnica della “confusione sessuale”, con la quale è inibito l’incontro dei due sessi. La protezione del raccolto consente di evitare le perdite causate dagli attacchi degli “insetti di magazzino”.

Concia del seme

Uno dei primi presupposti per ottenere colture sane e alte rese produttive è il ricorso a sementi sane o accuratamente conciate. La concia chimica delle sementi è un trattamento protettivo effettuato con sostanze chimiche che vengono applicate in dosi di poche decine di grammi per quintale di semente. Il trattamento avviene all’interno di attrezzature che, per rotazione o gravità, permettono alla sostanza conciante di ricoprire accuratamente l’intera superficie del seme. Tale tecnica ha lo scopo di eliminare eventuali microrganismi patogeni nonché fitofagi presenti sul seme e di contenere i danni che vari parassiti possono arrecare al seme, sia nella fase di germinazione, sia nei primi stadi di sviluppo della piantina. Attualmente la somministrazione al seme di insetticidi sistemici è largamente utilizzata nella difesa del mais per contenere gli attacchi di insetti, in particolare afidi, elateridi, nottue e diabrotica. È inoltre molto importante difendere il seme e la pianta di mais nelle prime fasi di sviluppo, per ottenere l’investimento di piante programmato, al fine di massimizzare le rese produttive. L’utilizzo della concia del seme presenta numerosi vantaggi: migliore protezione del seme dagli attacchi dei principali parassiti terricoli, emergenza migliore sul campo, nonché minor impatto ambientale rispetto alle tecniche tradizionali di geodisinfestazione con prodotti insetticidi granulari.


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