Volume: la fragola

Sezione: coltivazione

Capitolo: parassiti animali

Autori: Davide Dradi

Introduzione

Le piante di fragola si trovano spesso nella condizione di essere le più appetibili in una campagna dove le altre colture lo sono molto meno o hanno lasciato sul terreno solo stoppie inospitali. Dal punto di vista della difesa delle piante questo significa che la maggior parte dei fitofagi che possiamo osservare sulla fragola è polifaga e per questo motivo la prevenzione e il monitoraggio andrebbero estesi anche alle colture circostanti il fragoleto e in secondo luogo gli interventi di difesa devono essere spesso ripetuti per contrastare le ricolonizzazioni dall’esterno.

Ragnetto rosso (Tetranychus urticae)
Infesta un elevato numero di piante, sia coltivate sia spontanee, con una particolare predisposizione per le piante erbacee e ortive di cui attacca tutte le parti aeree. Nella fragola la colonizzazione inizia di solito dalla pagina inferiore delle foglie, mentre sulla pagina superiore si vedono piccole punteggiature decolorate, più o meno raggruppate, che col progredire dell’infestazione confluiscono tra loro e fanno assumere alla foglia un colore verde sbiadito, con tonalità variabili dal giallognolo al giallo ocra con sfumature bronzee, mentre i margini del lembo fogliare tendono a disseccare. In seguito i ragnetti colonizzano anche la pagina superiore delle foglie e ricoprono le piante infestate di un’abbondante e finissima tela sericea che al suo interno ospita i vari stadi dell’acaro; per nutrirsi perforano le cellule svuotandole del contenuto e provocandone la morte. Viene così alterata la normale attività fisiologica delle piante con ripercussioni negative sull’attività fotosintetica e, di conseguenza, sulla loro produttività. La presenza del parassita può avere effetto anche sulla salute del personale che opera a contatto con le piante infestate in quanto l’acaro è in grado di provocare irritazioni e allergie.

Tarsonemide della fragola (Phytonemus pallidus)
L’acaro pallido è diffuso in taluni ambienti a coltivazione intensiva al Sud, mentre al Nord è stato riscontrato specialmente nel materiale vivaistico. Di colore giallo-bruno, nelle femmine, più grandi dei maschi, l’ultimo paio di zampe sottili è allungato e con un lungo pelo all’estremità mentre nel maschio è più robusto e a forma di forcipe; le uova sono ellittiche e piuttosto grandi rispetto agli adulti. Le forme giovanili, molto più chiare, presentano nella parte posteriore del corpo un allargamento triangolare e divengono adulte dopo una fase immobile di subpupe; le forme svernanti sono rappresentate da femmine adulte, di solito fecondate, anche se durante l’anno la specie si riproduce per partenogenesi. I siti di svernamento sono le foglie morte, le gemme e la base dei piccioli. Dal momento della ripresa vegetativa, una volta presenti nel fragoleto, i tarsonemidi possono trasferirsi da pianta a pianta lungo le file oppure essere trasportati da api, o altri insetti, da uccelli, o dagli operatori durante le pratiche colturali. Sulla fragola i sintomi variano in funzione dell’epoca di attacco, dello stato vegetativo e della suscettibilità della varietà. Sulle foglie parzialmente sviluppate i tessuti colpiti arrestano la crescita, mentre quelli indenni, continuando a crescere, provocano distorsioni e increspature. Le foglie infestate rimangono piccole, rugose o increspate, e tendono a scolorire e ispessire, divenendo fragili. Anche picciolo e peduncoli risultano poco sviluppati, mentre i fiori possono subire deformazioni e aborti. I frutti attaccati tardivamente divengono rugginosi. In generale, le piante colpite nell’autunno precedente il raccolto sono stentate, cespugliose, nanizzate e fruttificano in ritardo. Le strategie di controllo devono essere indirizzate verso l’uso di piante certificate, libere dall’acaro, e basilari sono i controlli sulla vegetazione per evitare diagnosi tardive e danni irreparabili. I focolai debbono essere distrutti prima che si diffondano.

Grillotalpa (Gryllotalpa gryllotalpa)
L’adulto, di color giallo bruno, vellutato, vagamente cilindrico, lungo 30-40 mm, presenta un protorace scudiforme ben sclerificato; le ali anteriori sono piccole, quelle posteriori molto più sviluppate; le due zampe anteriori sono molto robuste, fossorie e denticolate. Sverna come neanide nel terreno e compie una generazione di durata biennale nell’arco di 3 anni solari. Gli accoppiamenti avvengono in maggio-giugno e la femmina depone le uova entro una cavità sferoidale nel terreno, a 10-20 cm di profondità. Dopo circa 20 giorni d’incubazione le neanidi conducono, per un periodo, vita gregaria, quindi si disperdono in gallerie circostanti. Passano l’inverno in terza età e nell’estate successiva divengono strutturalmente adulte, raggiungendo la maturità sessuale nella primavera del terzo anno solare dalla nascita. Il grillotalpa passa la maggior parte della vita interrato ma può emergere di notte, specialmente dopo piogge o irrigazioni. Onnivoro ma prevalentemente zoofago, si nutre di una vasta gamma di invertebrati del suolo come pure di radici, tuberi, fittoni; nella fragola, oltre a ferire le radici, può raggiungere i frutti adagiati al suolo provocandovi erosioni.

Tipula degli orti (Tipula oleracea) e tipula dei prati (T. paludosa)
La tipula, o zanzarone degli orti, appartiene all’ordine dei ditteri, sottofamiglia Tipuloidea. Adulto di grillotalpa L’adulto di T. oleracea (chiamato mosca gru) è di grandi dimensioni (15-16 mm), di colore bruno, con torace attraversato da bande longitudinali sfumate, con lunghe zampe e antenne formate da 14-15 articoli; l’addome delle femmine ha l’estremità appuntita mentre quello dei maschi, più snelli, è a forma di zoccolo. Le larve possono raggiungere i 30-35 mm e sono di colore grigio o grigio giallastro, mentre le pupe sono grigio bluastre. Le larve hanno un odore sgradevole e presentano il capo retraibile nel torace. Svernano allo stadio di larva e compiono due generazioni l’anno, in aprile-maggio e in settembre-ottobre. Prediligono gli ambienti umidi e vivono su moltissime specie coltivate, tra cui la fragola. Lo stadio dannoso è quello larvale, normalmente presente su sostanze organiche dove si nutre di radichette e germogli. Nelle fragole possono causare lesioni sui frutti appoggiati al terreno i quali non sono più commercializzabili. Tipula paludosa è simile alla precedente, con femmine lunghe 2025 mm e maschi 16-18 mm. Le larve (35-40 mm), apode, sono di colore grigio con capo nero affossato nel torace. Le pupe di 20-25 mm sono grigio-brunastre. A differenza della specie precedente, compie una sola generazione l’anno. In settembre, gli adulti, che vivono alcune settimane, si accoppiano e le femmine lasciano cadere le uova in volo o le depongono nel terreno tramite l’ovodepositore, in numero di 300-500 circa. L’incubazione dura alcune settimane e l’attività delle larve si protrae anche in inverno. Queste due specie di tipule presentano alcuni antagonisti naturali fra cui gli uccelli (Montifringilla nivalis o fringuello alpino), o i chirotteri vespertilionidi (pipistrelli: Myotis mystacinus, Pipistrellus pipistrellus, Eptesiscus nilssonni) per i quali possono rappresentare un elemento fondamentale della dieta. Possono essere predati anche da coleotteri carabidi, mentre tra i parassitoidi si annoverano alcuni ditteri Tachinidae quali Bucentes crestata, B. geniculata.

Miridi fitofagi (Calocoris norvegicus e Lygus rugulipennis)
Tra i miridi fitofagi che possono provocare danni alla fragola L. rugulipennis, polifago, è decisamente il più importante. Segnalato su più di 400 ospiti, è molto diffuso sulle piante erbacee. In Italia compie tre-quattro generazioni all’anno e trascorre l’inverno come adulto. Verso la fine di marzo, gli adulti svernanti, in prevalenza femmine, escono dai ricoveri invernali e migrano su graminacee coltivate e piante spontanee dove si nutrono e si moltiplicano. Quando le piante ospiti sono raccolte, o divengono inospitali, l’insetto colonizza nuove piante, moltiplicandosi per tutta l’estate. È nei mesi di agosto e settembre che la popolazione di questi miridi raggiunge il culmine, periodo in cui nei campi le uniche piante appetibili sono quelle di fragola su cui il fitofago tende a concentrarsi, rendendo ardua la difesa per le continue ricolonizzazioni. Come il precedente, anche C. norvegicus è ampiamente polifago, ma al contrario del primo ha un ciclo biologico monovoltino e sverna come uovo infisso su cortecce di alberi e su legno morto. In marzo nascono le neanidi che colonizzano, camminando, le aree circostanti i siti di svernamento. Sono appunto queste forme giovanili che si spostano sulla fragola, procurando danni in genere pesanti ma limitati ai bordi dell’appezzamento, in prossimità di siepi e filari di piante arboree. Al termine dello sviluppo gli adulti abbandonano la coltura per spostarsi su graminacee spontanee o coltivate. Ambedue le specie si possono nutrire di tutte le parti aeree della pianta, ma il danno è evidente soprattutto a carico delle fragoline: la puntura degli acheni arresta lo sviluppo del ricettacolo nella zona circostante il sito di alimentazione, creando il cosiddetto muso di gatto (cat-facing per gli anglosassoni), cioè la deformazione provocata dalla compressione sull’asse longitudinale delle fragole e da infossamenti e gibbosità alla loro estremità distale. Il danno è molto simile a una mancata impollinazione, ma si distingue da questa perché ai margini degli infossamenti dovuti alle punture del fitofago si ammassano acheni di dimensioni normali, mentre nel caso di mancata allegagione gli acheni risultano atrofici.

Sputacchina (Philaenus spumarius)
La sputacchina è un emittero estremamente polifago, la cui livrea è caratterizzata da variazioni cromatiche che passano dal giallo al giallo bruno al cenerognolo, con bande e tacche di varia ampiezza. Caratteristica dell’insetto è la capacità di crearsi un nido di schiuma: infatti i giovani di questa specie sono in grado di secernere un fluido schiumoso (da cui il nome di sputacchina), con cui creano nidi di bolle che li proteggono dalla disidratazione e nei quali rimangono nascosti. Da tale ricovero gli insetti maturi sfarfallano nel mese di giugno terminando la generazione annuale. Gli adulti passano l’estate nutrendosi e accoppiandosi e in autunno depongono le uova destinate a svernare nei tessuti delle piante che ospiteranno i giovani l’anno successivo. Il danno è determinato principalmente da neanidi e ninfe che succhiano la linfa e imbrattano la vegetazione con la schiuma, determinando, nei casi più gravi, deperimenti della vegetazione e deturpamenti dei frutti.

Mosca bianca delle serre (Trialeurodes vaporariorum)
Originaria delle zone tropicali, è diffusa in tutto il mondo. Viene chiamata mosca bianca per l’aspetto degli adulti (circa 0,7-1 mm di lunghezza) dal corpo giallastro e dalle ali bianche, ricoperte da uno strato ceroso, pruinoso e polverulento, diffuso anche sulle altre parti del corpo, con il quale, assieme alla melata, imbratta la vegetazione. La riproduzione avviene frequentemente per partenogenesi arrenotoca e telitoca per la presenza di due distinte razze biologiche, rispettivamente destinate a dare appunto solo maschi o solo femmine. La fecondità varia in funzione delle condizioni ambientali e dell’ospite e varia entro un intervallo che va dalle 100 alle 500 uova per femmina. Le uova vengono deposte nella pagina inferiore della foglia e le neonate che ne sgusciano, dopo un breve periodo di mobilità, si fissano di nuovo sulla stessa pagina effettuandovi tre mute finché, giunte alla quarta età, dalle pupe sfarfallano gli adulti. Questi insetti, che si nutrono attraverso il rostro (apparato buccale pungente succhiante), determinano ingiallimenti fogliari e indeboliscono le piante che, ricoperte di melata, vanno soggette (frutti compresi) a sviluppo di fumaggine. Durante l’estate, soprattutto nell’Italia meridionale, infestano anche colture all’aperto. In serra le generazioni sono continue, senza interruzioni e con cicli di circa 30 giorni, rallentando nei periodi più freddi. L’aleurodide viene indicato come potenziale vettore di due virus che interessano la fragola: Beet pseudo-yellows virus (BPYV) presente in Europa e Strawberry pallidosis associated virus (SPaV) per ora limitato al Nord America, entrambi appartenenti al gruppo dei Crinivirus, trasmessi con la modalità della semipersistenza.

Afide setoloso della fragola (Chaetosiphon fragaefolii)
La specie è monoica, legata alla fragola e raramente nociva ad altre Rosacee. Generalmente anolociclica, sebbene in talune situazioni sia stata rilevata una parziale generazione anfigonica (olociclo). Questo afide vive sulla pagina inferiore delle foglie, sui peduncoli fiorali e sul calice. La femmina attera, virginopara, è di dimensioni esigue (1,2-1,5 mm), di colore giallo verdognolo; il corpo è ornato di setole capitate, i sifoni allungati arrivano quasi all’estremità della codicola. Le pullulazioni maggiori si rilevano in primavera e in autunno, mentre col caldo tendono a ridursi. Il danno consiste in sottrazione di linfa, produzione di melata, sviluppo di fumaggini. Poiché le formiche non raccolgono da questa specie, la melata è molto appariscente sulle piante e sulla pacciamatura allarmando gli agricoltori. È documentata la trasmissione di un’ampia gamma di agenti patogeni di natura virale per cui la lotta nei campi di moltiplicazione deve essere particolarmente curata. Tra i virus più diffusi si ricordano Strawberry crinkle virus (SCV) e Strawberry mild yellow edge-associated virus (SMYEV) trasmessi nella modalità persistente, Strawberry mottle virus (SMoV) e Strawberry vein bending virus (SVBV) trasmessi nella modalità semipersistente.

Afide delle cucurbitacee (Aphis gossypii)
Specie cosmopolita e polifaga, si riproduce attraverso paracicli e anolocicli e svolge numerose generazioni nel corso di un ciclo colturale. Le pullulazioni più ricche si osservano nel periodo primaverile-estivo. La femmina attera, virginopara, è di colore variabile dal giallo ocra al verde nerastro, o dal verde al bruno, al bruno bluastro. Il corpo, di 1,6-2 mm, presenta sifoni corti e neri, leggermente rastremati all’estremità. All’inizio dell’attacco le popolazioni si rinvengono sugli apici vegetativi e sulla pagina inferiore delle foglie, ma con l’aumentare della densità degli individui si espandono su gran parte della vegetazione aerea non risparmiando i fiori e i frutti appena allegati. I danni consistono nella sottrazione di linfa, con indebolimento della pianta, e nella contaminazione da fumaggini sviluppate sulla melata. Le punture ai tessuti non differenziati provocano parziali alterazioni morfologiche delle lamine e dei lembi. Elevate infestazioni comportano l’arresto vegetativo, che su piantine giovani può determinare l’avvizzimento e sulle adulte gravi ripercussioni sulla produzione. Questo afide risulta essere implicato nella trasmissione di virus quali Strawberry mottle virus (SMoV) e Strawberry pseudo mild yellow edge virus (SPMYEV) in maniera semipersistente.

Afidone della patata (Macrosiphum euphorbiae)
Specie cosmopolita e polifaga. La femmina attera, virginopara, di forma allungata, di colore variabile (verde, giallo, rosa o rossastro), presenta sifoni subconici, lunghi due volte la codicola, chiari alla base, reticolati e imbruniti nella parte distale. Il ciclo si affida a forme olocicliche e anolocicliche. L’olociclo si svolge tra un ospite primario, appartenente a diversi generi (Rosa, Euphorbia ecc.), e vari ospiti secondari tra cui anche la fragola. La forma anolociclica è frequente ed è contraddistinta in inverno da femmine virginopare. Le maggiori pullulazioni si osservano in primavera e in genere tendono a ridimensionarsi dopo la fioritura. L’afidone della patata infesta soprattutto i germogli e le giovani foglie nonché i fiori e i frutti appena allegati. Sottrae linfa ed emette melata con sviluppo di relative fumaggini. L’alta densità di popolazione deprime la vegetazione, causa avvizzimenti agli organi infestati; le punture agli apici vegetativi e alle giovani foglie provocano deformazione dei lembi. La specie è ritenuta responsabile della trasmissione di agenti virali.

Tripide americano (Frankliniella occidentalis)
Tisanottero di origine nordamericana, fino agli anni ’60 la sua presenza era limitata al Nord America da cui, probabilmente a causa dei trasporti internazionali di materiale vegetale, ne è cominciata la diffusione in ogni parte del mondo. Ha colonizzato Asia, Africa, Sud America e Oceania. In Europa è stato riscontrato per la prima volta in Olanda (nel 1983) e in Italia, dove le prime segnalazioni sono avvenute nel 1987 su colture ornamentali. Attualmente è il tripide più diffuso in molte zone coltivate a clima temperato e tropicale. Le uova sono opache e reniformi, difficilmente visibili sia per le esigue dimensioni sia perché infisse nelle parti verdi della pianta. Il suo ciclo di sviluppo passa attraverso due stadi di neanidi, uno di prepupa (dotata di abbozzi alari) e uno pupale che precede l’adulto. La colorazione dell’insetto maturo è molto variabile in base alla stagione e alla zona geografica; in genere le forme primaverili sono più chiare con striature o punteggiature nella parte dorsale, mentre le forme svernanti sono brunastre. Svolge diverse generazioni l’anno; a 18 e 25 °C il ciclo si completa rispettivamente in 27 e 12 giorni, con una soglia minima di sviluppo attorno ai 12 °C. I danni che provoca sono notevoli, tanto da farlo considerare come il fitofago chiave in molte aree fragolicole italiane. Il danno di neanidi e adulti consiste nelle punture sui giovani tessuti dei vari organi epigei (apici vegetativi, foglie, bottoni fiorali, fiori e frutti), con inoculo di saliva tossica e svuotamento dei contenuti cellulari. Ciò porta alla comparsa sulle foglie di aree depigmentate di colore argenteo, che ingialliscono e giungono allo stadio conclusivo di necrosi. In questo caso il problema è dovuto alla riduzione della superficie fotosintetizzante dei tessuti verdi. Sintomi tipici sugli organi riproduttivi sono distorsioni dei margini dei petali, depigmentazioni dei lembi e necrosi di varia forma, con ripercussioni negative sull’allegagione e sullo sviluppo dei frutti, che non presentano deformazioni ma imbrunimenti dell’epicarpo e acheni anneriti. Sulla fragola si possono trovare anche altre specie di tripidi come Thrips fuscipennis, T. tabaci, Frankliniella intonsa, le cui popolazioni sono legate prevalentemente agli ospiti erbacei dei prati, dai quali migrano verso la rosacea allorché questi divengono inospitali. I danni non sono dissimili da quelli provocati dal tripide americano.

Eulia (Argyrotaenia pulchellana)
È un tortricide diffuso in molte aree dall’Europa, all’Asia Minore, all’America settentrionale, dove vive su ornamentali, orticole, erbacee, frutticole e fragola. L’insetto misura 12-17 mm ad ali aperte e la larva, verde o giallastra a seconda del tipo d’alimentazione, raggiunge i 15-18 mm. Le ali anteriori, di color ocra, sono attraversate da una banda basale, una mediana e una preapicale suddivisa. Le ali anteriori sono grigio argentee. L’eulia svolge 3 generazioni l’anno e sverna come crisalide a terra o in altri ricoveri. In Italia settentrionale gli adulti compaiono da fine marzo-inizio aprile con sfarfallamenti che si protraggono per circa un mese. A una settimana dall’accoppiamento le femmine depongono 25-50 uova sulle foglie. Queste, discoidali, sono disposte in ovature embricate di colore giallastro. Le larve nascono dopo 2-4 settimane d’incubazione per localizzarsi nella pagina inferiore delle foglie e nutrirsi in superficie su queste o sui frutti, coperte da fili sericei. Gli adulti della seconda e terza generazione compaiono da metà giugno ai primi d’agosto e dalla prima decade d’agosto alla seconda di settembre. Le larve di quest’ultima generazione si nutrono fino ai primi freddi per incrisalidarsi e superare l’inverno. Le infestazioni vicine al suolo sono spesso parassitizzate da Colpoclypeus florus, imenottero calcidoideo.

Nottua gamma (Autographa gamma)
Questo lepidottero compie numerose generazioni l’anno e sverna in tutti gli stadi, con adulti presenti in campo per quasi tutto l’anno, anche se le maggiori presenze si riscontrano d’estate. Hanno costumi prevalentemente notturni, a riposo tengono le ali grigie ripiegate a coppo su cui è facile distinguere il disegno bianco a forma di γ che dà il nome alla specie. La femmina depone da 300 a 500 uova, singolarmente o in gruppi di pochi elementi, sulle foglie e talvolta sui piccioli. Le larve che, appena uscite, si spostano con tipica andatura a compasso (come accade per i Geometridi) sono di colore verde chiaro e sono solitarie. Sulla fragola i primi stadi larvali si nutrono a spese di un solo strato epidermico mentre i successivi attaccano l’intero lembo fogliare risparmiando però le nervature principali; raramente e solo in caso di elevati attacchi l’attività trofica può interessare anche i fiori. La specie può infestare la fragola in diversi momenti del ciclo colturale, ma è l’attacco alle giovani piante messe a dimora da poco nei mesi estivi a risultare particolarmente pericoloso.

Nottua mediterranea (Spodoptera littoralis)
Specie nota per la regione mediterranea, l’area medio-orientale e parte del continente africano, polifaga e polivoltina. In opportune condizioni ambientali la nottua si riproduce tutto l’anno, completa un ciclo in circa un mese e svolge, in ambiente protetto, fino a 7 generazioni. La maggiore presenza di adulti si osserva nei mesi autunnali quando alle popolazioni locali si aggiungono quelle migranti provenienti dai territori africani. La specie sverna fondamentalmente come crisalide nel terreno e gli adulti sfarfallano a fine inverno, si accoppiano e iniziano a ovideporre dopo 1-3 giorni. La femmina depone sulla pagina inferiore delle foglie e sui piccioli centinaia, talora migliaia, di uova organizzate in ovature di qualche decina di elementi rivestiti di squame piliformi. Dopo qualche giorno d’incubazione, sgusciano le larve che inizialmente vivono gregarie sulla pagina inferiore delle foglie, dove producono leggeri ricami sull’epidermide, e in seguito passano alla fase solitaria durante la quale sono attive di notte, riparandosi durante il giorno nel terreno o in ricoveri di varia natura, tipicamente sotto la pacciamatura. Gli stadi larvali maturi sono particolarmente voraci ed erodono lembi fogliari, fiori e frutti nelle varie fasi di sviluppo.

Nottua meticolosa (Phlogophora meticulosa)
Nel Nord Italia svolge due generazioni all’anno, con voli in marzoaprile e in settembre, mentre in Campania svolge tre generazioni l’anno, con il primo volo di adulti in marzo-aprile, il secondo a metà giugno e il terzo in autunno; sverna nel terreno allo stato di larva e di crisalide. Nella Pianura Padana il nottuide è nocivo alla fragola sia in primavera sia in autunno. I primi stadi larvali producono deboli ricami sulla superficie fogliare che li ospita, mentre i successivi erodono consistentemente i lembi risparmiando soltanto le nervature principali. Su giovani impianti l’attacco può comportare un serio danno.

Agrocola (Agrochola lychnidis)
Specie largamente polifaga, può svolgere una o due generazioni all’anno: in entrambi i casi sverna in diversi stadi (uovo, larva e crisalide) ma nel caso di bivoltinismo l’adulto sfarfalla in primavera-estate per dare una generazione estiva, mentre in quello di monovoltinismo la larva passa l’estate come larva matura nel terreno e gli adulti sfarfallano in autunno. La massima deposizione di uova è stata osservata in novembre-dicembre. Le larve sgusciano in marzo e dopo circa 2 mesi costruiscono un bozzolo pergamenaceo nel terreno dove, in maggio, si trasformano in eupupe ed entrano in diapausa fino all’autunno, quando si trasformeranno prima in crisalidi e poi rapidamente in adulti. Talora una parte delle femmine adulte supera l’inverno e continua la deposizione in primavera. In autunno all’interno dei bozzoli compaiono le crisalidi. Il danno consiste in erosioni a carico dei giovani germogli e dei bottoni fiorali, ma non colpisce le parti ipogee anche se di giorno la larva trova ricovero sotto la pacciamatura. Numerose altre specie sono attirate dalla fragola e tra queste vanno ricordate le nottue terricole Agrotis ipsilon e A. segetum in genere presenti nei trapianti estivi, dove può insediarsi pure (per fortuna raramente) la nottua del pomodoro Heliothis armigera, che mostra lo sgradito comportamento di penetrare all’interno della corona della pianta, spesso accecando la gemma centrale. In autunno si possono trovare varie nottue fogliari, in ordine di apparizione Lacanobia oleracea, Mamestra brassicae e Mamestra suasa, il cui danno invece si limita a erosioni sulle foglie.

Oziorrinco della fragola (Otiorrhynchus rugosostriatus)
e oziorrinco dell’olivo (Otiorrhynchus cribricollis)
Queste specie sono note nell’intera regione mediterranea e sono nocive a diverse piante coltivate, arboree ed erbacee, tra cui la fragola, in pieno campo e in serra. Questi curculionidi svolgono una generazione l’anno e gli adulti sono presenti nei mesi caldi, in genere da aprile a ottobre, anche se nei mesi estivi più caldi riducono la loro attività. Hanno abitudini notturne, si riparano durante il giorno nel terreno a pochi millimetri di profondità o sotto ricoveri vari (crepe del suolo, sassi, pacciamatura ecc.) e si portano di notte sulle piante per nutrirsi delle foglie producendo le tipiche erosioni semilunari. L’ovideposizione avviene dalla tarda estate all’autunno inoltrato e lo svernamento è assicurato dagli stadi larvali nel terreno: in primavera, raggiunta la maturità dopo aver attraversato 10 successive età larvali, si impupano entro una celletta terrosa, per circa un mese, dalla quale fuoriescono gli adulti. Anche le larve si nutrono a spese della fragola danneggiando le radici e scavando nella corona, all’altezza del colletto, profonde nicchie che possono ferire la pianta fino a portarla alla morte.

Rinchite della fragola (Rhynchites germanicus)
Il piccolo coleottero, lungo 2-3 mm, è blu scuro con le elitre leggermente più chiare e con zampe e antenne nere. Compie un’unica generazione e sverna nel terreno come larva matura all’interno della cella pupale. Fuoriesce da marzo ad aprile e si nutre di foglie non ancora sviluppate. Dopo l’accoppiamento la femmina depone le uova, distribuendole su piccioli fogliari, peduncoli fiorali, germogli e stoloni, in modo singolo e in numero di 1-4 per organo. Esegue poi una serie di piccoli fori trasversali, atti a rallentare l’afflusso della linfa e a garantire la sopravvivenza alle larve che nasceranno dopo qualche settimana. Le infestazioni si notano bene perché nei siti colpiti gli steli o i piccioli, pur lunghi e robusti, con l’azione del vento, ancora prima di appassire, si spezzano.

Ferretti (Agriotes spp.)
I ferretti sono coleotteri che allo stato adulto risultano di colore variabile da marrone a grigio scuro e hanno una lunghezza compresa tra 9 e 13 mm. Possono infestare numerosi vegetali sia coltivati sia spontanei. Le larve, giallastre, sono lunghe dai 16 ai 22 mm mentre le uova sono molto piccole e di colore biancastro. Svolgono attività parassitaria allo stadio di larva, che può permanere nel terreno per 3-4 anni. Il comportamento biologico varia da specie a specie: alcune (Agriotes brevis, A. obscurus, A. lineatus, A. sordidus, A. sputator) diventano adulte dalla tarda primavera all’estate o rimangono nelle celle pupali fino alla primavera successiva. A. litigiosus, raggiunta la maturità attraverso 8 mute, s’impupa in estate per fuoriuscire adulto dopo alcune settimane, accoppiarsi e ovideporre. Per A. ustulatus le larve nate precocemente possono divenire adulte in 3 anni, mentre le altre attendono la primavera successiva. I fragoleti sono danneggiati saltuariamente; in generale le infestazioni sono limitate ai bordi, nei vivai o in nuovi impianti dove sono stati in precedenza coltivati cereali, solanacee o medicai.

Limacce

I danni interessano i germogli, i fiori e, soprattutto, i frutti. Si nutrono attaccando il substrato con la radula, una struttura definibile come una lingua retrattile, un nastro chitinoso, ricoperto da varie file di dentelli duri e ricurvi, poggiate su una base cartilaginea che permette all’animale di asportare o di triturare il cibo. Questi molluschi hanno abitudini notturne: entrano in attività verso sera, uscendo dai rifugi sotto il fogliame o nel terreno, si spostano sulla vegetazione per nutrirsi e quindi si riparano nuovamente al sorgere del sole. La loro attività è massima nelle stagioni intermedie, primavera e autunno. Il corpo, più o meno molle, è caratterizzato da un altissimo contenuto idrico, ragione per cui sono molto sensibili al tenore dell’umidità ambientale. Sono organismi ermafroditi insufficienti: nella maggior parte delle specie gli individui sono provvisti di organi sessuali sia maschili sia femminili ma, pur essendo possibile l’autofecondazione, si riproducono accoppiandosi e fecondandosi reciprocamente. Le specie presenti appartengono a vari generi: Deroceras, Limax, Tandonia e Arion. Gli ultimi due sono i più pericolosi perché sono onnivori e si possono trovare anche su materiali in decomposizione e su escrementi e ciò li rende potenziali vettori di germi patogeni anche per l’uomo. La colonizzazione del fragoleto da parte delle lumache inizia di solito sui lati, in prossimità di zone incolte, delle rive inerbite di fossi e canali di scolo, quindi è buona norma eliminare tutti i possibili siti ove le lumache possono rifugiarsi, mantenendo pulite le aree adiacenti agli impianti.

Topi

Durante i mesi invernali, i fragoleti sono spesso soggetti alla colonizzazione da parte dei topi. Questi piccoli mammiferi in genere provengono dalle rive dei fossi, da siepi, scarpate di strade, zone incolte o talora anche da coltivazioni come frutteti inerbiti e medicai. Si tratta in genere di arvicole, genere Microtus, dette anche topi dalla coda corta, spesso dannose anche nei frutteti e in altri ambienti coltivati. Spesso sono spinte da periodi particolarmente rigidi o da piogge che rendono inospitali i loro ripari. Nel fragoleto trovano rifugio e nutrimento, scavando gallerie sotto la pacciamatura e nutrendosi delle radici e della corteccia della corona. Alla ripresa vegetativa le piante danneggiate stentano e ai primi caldi, se il danno è consistente, cominciano a collassare, mentre tra le sopravvissute si osserva comunque un decurtamento produttivo. Durante il periodo della raccolta invece si può notare un altro tipo di danno dovuto all’attività trofica dei topi a carico degli acheni che vengono asportati dalle fragole, talora totalmente, senza che la polpa venga minimamente intaccata.

Danni da volatili (ballerine, passeri, verdoni)
I danni causati da passeracei o altri uccelli sono saltuari e legati all’andamento stagionale, che può spingerli verso ambienti protetti e a una dieta alimentare ricca che li stimola a “beccare” fiori peduncoli e piccioli fogliari. In località rivierasche del Sud si assiste a momentanee soste d’uccelli (fra cui insettivori come le ballerine) di rientro dalle migrazioni, probabilmente affamati e assetati dopo il lungo volo. Le varietà di fragole predilette sono quelle a maturazione precoce. In post-impianto le lesioni a piccioli, peduncoli dei fiori, si osservano in vicinanza di coltivazioni come sorgo e girasole. L’allontanamento dei volatili è praticato con i comuni cannoncini esplodenti o la posa di fettucce o banderuole luccicanti mosse dal vento, palloni ecc., che funzionano per un tempo limitato. Molto spesso la distribuzione di contenitori d’acqua, o la realizzazione di pozzanghere con film plastico, per consentire agli uccelli di abbeverarsi, sono sufficienti per prevenire le “beccate” ai frutti. La posa di reti sugli impianti non sempre fornisce risultati soddisfacenti.

 


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