Volume: gli agrumi

Sezione: coltivazione

Capitolo: parassiti animali

Autori: Santi Longo, Pompeo Suma

Introduzione

L’agrumeto è caratterizzato da una componente vegetale sempreverde, costituita dalle piante di agrumi e da oltre 200 specie di infestanti, il cui sviluppo dipende dalle pratiche agronomiche. La componente animale include alcune decine di specie fitofaghe, più o meno nocive, che sono soggette all’azione limitante di numerosi parassiti e predatori. Dell’artropodofauna nociva originaria dei nostri ambienti, solo un limitato numero di specie fitofaghe si è adattato a vivere a spese delle esotiche rutacee: è il caso, per esempio, delle polifaghe cocciniglie Planococcus citri e Ceroplastes rusci. Meno frequenti, e spesso localizzate in particolari microambienti, sono le pullulazioni della cimicetta verde (Closterotomus trivialis) e del ragnetto rosso (Tetranychus urticae), mentre di esclusivo interesse biologico è l’allofagia delle larve della ninfa del corbezzolo (Charaxes jasius) osservata negli ambienti italiani e nordafricani in cui gli agrumi hanno occupato le aree a macchia mediterranea ove vegeta il corbezzolo, tipica pianta ospite del lepidottero. Ben più numeroso e importante è il contingente di specie fitofaghe esotiche, accidentalmente introdotte sia dalle aree di origine sia da quelle in cui gli agrumi sono stati posti a coltura. Numerose specie entomofaghe indigene hanno trovato nei fitofagi introdotti nuovi ospiti, contribuendo a limitarne le pullulazioni. Il ruolo equilibratore degli entomofagi è spesso fondamentale nel prevenire le infestazioni grazie alla distruzione dei primi nuclei di colonizzazione dei fitofagi, quali, per esempio, le prime forme alate degli afidi, ovvero gli stadi giovanili di varie cocciniglie. L’incidenza di tali, poco appariscenti, meccanismi è difficilmente valutabile in quanto occorre quantificare popolazioni disperse che sfuggono ai comuni rilievi. Le problematiche connesse con il controllo demografico dei fitofagi differiscono in rapporto all’origine, alle loro strategie riproduttive e al contesto socio-economico; tuttavia le alterazioni ai vari organi infestati, soprattutto ai frutti, spesso si traducono in danni economici e pertanto dal razionale controllo demografico dei fitofagi dipendono i risultati economici della coltura. L’agrumeto è l’agrosistema nel quale sono state messe a punto e realizzate le prime concrete applicazioni di lotta biologica classica basate sull’impiego gestito di limitatori naturali di organismi nocivi. Tale situazione non è casuale ma scaturisce dalle peculiari caratteristiche dell’agrosistema stesso, la cui componente animale della biocenosi include poche decine di specie fitofaghe, soggette all’azione parassitaria di varie entità entomofaghe sia indigene sia esotiche, particolarmente efficaci nei confronti delle specie sedentarie, quali cocciniglie e aleirodi, che annoverano molte entità nocive alla coltura. I raggruppamenti zoologici cui afferiscono i parassiti animali degli agrumi sono quelli dei Nematodi, dei Molluschi Gasteropodi, degli Artropodi (Acari e Insetti) nonché dei Mammiferi Roditori, Soricomorfi e Lagomorfi.

Nematodi

Delle varie specie di nematodi che infestano le radici degli agrumi, soprattutto in vivaio, solo il nematode degli agrumi arreca danni di una qualche entità in pieno campo.

Nematode degli agrumi (Tylenchulus semipenetrans)
La specie semi-endoparassita è diffusa negli agrumeti mediterranei, dove risulta particolarmente dannosa in terreni limosi e ad alta salinità. Le infestazioni, i cui effetti dipendono molto dal portinnesto adottato, causano un indebolimento delle piante e la diminuzione della produzione. In agricoltura biologica possono essere impiegate formulazioni commerciali del fungo Paecilomices lilacinus, antagonista di diverse specie di nematodi. La lotta chimica può essere effettuata con i nematocidi autorizzati in Italia (Etoprophos). L’uso di piante certificate ed esenti dal nematode è la pratica più efficace da adottare nei reimpianti di agrumeti. I portinnesti di arancio trifogliato e i suoi ibridi (citrange) manifestano una valida resistenza al nematode.

Acari

Su agrumi sono segnalate una dozzina di specie fitofaghe nocive: alcune sono del tutto occasionali, altre, quale l’acaro dell’argentatura (Polyphagotarsonemus latus) e l’eriofide rugginoso, sono praticamente scomparse da tempo. Attualmente, le più importanti e diffuse nei nostri ambienti sono l’acaro delle meraviglie e i ragnetti rossi. In condizioni ecologiche normali le loro pullulazioni sono tenute a freno da numerose specie acarofaghe (Stigmeidi, Chelidi, Fitoseidi).

Acaro delle meraviglie (Aceria sheldoni)
L’adulto ha il corpo ialino, lungo 0,16-0,18 mm; vive nelle gemme delle piante infestate o sotto la rosetta dei frutti. In condizioni favorevoli una generazione si svolge in 15-18 giorni. La diffusione nell’agrumeto, soprattutto nei limoneti, avviene principalmente a opera del vento e mediante marze prelevate da piante infestate. Le alterazioni di rametti, foglie, fiori e frutti sono connesse all’attività trofica dell’acaro all’interno delle gemme che, in percentuali elevate, vengono devitalizzate. Da quelle colpite che riescono a sviluppare deriveranno rametti con portamento cespuglioso, foglie con lembo più o meno ridotto e alterato, fiori con varie anomalie e spesso incapaci di allegare o che daranno luogo a frutti deformati, indicati con il termine di “meraviglie”. Efficaci sono i trattamenti a base di oli minerali bianchi al 2%, effettuati in inverno a gemme ferme.

Ragnetto rosso (Tetranychus urticae)
La femmina adulta misura 0,5-0,6 mm ed è di colore rosso aranciato. L’uovo è di forma sferica, liscio, bianco traslucido dopo la deposizione e giallo rosato prima della schiusura. L’acaro è polifago, ma attacca soprattutto il limone causando tipiche bollosità giallastre, filloptosi e rugosità con necrosi nella parte umbonale, nota come “nasca di ferro”. Su aranci e mandarini gli attacchi sono meno marcati. Le pullulazioni sono favorite dal clima caldo e umido, dai sesti di impianto troppo stretti, dallo scarso arieggiamento delle piante e da concimazioni azotate squilibrate, nonché dalle consociazioni con piante ortive. In condizioni favorevoli il ragnetto completa una generazione in 10-12 giorni ovvero in circa 2 mesi, per un totale di oltre 10 generazioni annue. Le pullulazioni possono essere conseguenti agli effetti secondari di trattamenti applicati contro altri fitofagi (mosca, cocciniglie, tignola). Di norma le popolazioni sono controllate dai vari nemici naturali (acari fitoseidi e stigmeidi, Stethorus punctillum e Orius spp.) che mantengono una soglia accettabile di dannosità, superata la quale si possono impiegare gli acaricidi autorizzati.

Panonico (Panonychus citri)
La femmina è di colore rosso scuro e leggermente più piccola (0,38-0,44 mm) rispetto a quella di T. urticae; l’uovo ha forma di cipollina. I periodi di maggiore pullulazione sono quello primaverile (marzo-maggio) e quello autunnale (settembre-novembre), durante i quali può rendersi necessario intervenire con azoto-solforganici di sintesi o con oli minerali. Sulle foglie i sintomi consistono in decolorazioni con aspetto bronzeo e con puntini gialli diffusi; nei casi di forti infestazioni si ha filloptosi e i frutti attaccati precocemente assumono colorazione argentea e possono cadere.

Insetti

Includono il gruppo più numeroso di specie fitofaghe viventi a carico degli agrumi, cui si contrappone un numero ancora più elevato di insetti entomofagi.

Tisanotteri
Comunemente noti come tripidi, sono ritenuti i principali responsabili delle scarificature sui frutti di agrumi: alterazioni dell’epicarpo che assumono struttura, forma e distribuzione variabili, rese evidenti dalla formazione di tessuto cicatriziale suberificato. In Sicilia la specie attualmente più diffusa e abbondante è Pezothrips kellyanus, seguito da Frankliniella occidentalis, Thrips tabaci e da altre specie secondarie quali Thrips flavus. Raro è il tripide delle serre Heliothrips haemorrhoidalis, noto come agente della ruggine bianca dei limoni.

Tripide di Kelly (Pezothrips kellyanus). L’adulto ha il corpo lungo 2-3 mm, di colore nero, mentre gli stadi giovanili sono di colore giallastro. È presente e attivo nel corso dell’intero anno; nel periodo invernale frequenta i fiori di piante spontanee e in primavera si trasferisce sugli agrumi. Sui frutti appena allegati le popolazioni si localizzano sotto la rosetta oppure nella zona di contatto tra frutti o tra foglie e frutti. È stata evidenziata una stretta correlazione tra la percentuale di frutti infestati, a partire dalla fase di caduta dei petali, e le scarificature alla raccolta. Il monitoraggio, effettuato con trappole cromoattrattive, consente di determinare l’epoca più adatta per avviare i campionamenti diretti sui fiori. I trattamenti anticoccidici con oli minerali bianchi tengono sotto controllo le popolazioni. Nei casi di infestazioni superiori al 30% dei fiori da parte di P. kellyanus, il controllo chimico può essere effettuato con i formulati autorizzati indicati a fine capitolo.

Rincoti
È l’ordine cui afferisce la maggior parte delle specie chiave degli agrumi.

Aleirodi (mosche bianche). Delle 5 specie presenti nei nostri agrumeti (Bemisa afer, Dialeurodes citri, Parabemisia myricae, Aleurothrixus floccosus e Aleurocanthus spiniferus), tutte originarie delle aree intertropicali e introdotte nei nostri agrumeti dalla fine del secolo scorso, solo le ultime due rivestono importanza fitosanitaria di rilievo in alcune aree del nostro paese. L’aleirode fioccoso (Aleurothrixus floccosus) è una specie polifaga di probabile origine sudamericana, che nei nostri ambienti infesta quasi esclusivamente gli agrumi. Gli adulti hanno il corpo lungo 1-1,5 mm, di colore giallastro, ricoperto da cera granulare bianca. Le uova vengono deposte in ovature circolari. Gli stadi giovanili (neanidi) sono di colore giallo paglierino, con abbondante secrezione cerosa di colore bianco; quest’ultima spesso ricopre la pagina inferiore delle foglie infestate formando fitte incrostazioni con melata e fumaggini, che ostacolano gli scambi gassosi con gravi conseguenze sulla fisiologia delle piante. Lo sviluppo delle popolazioni è pressoché continuo, con un certo declino delle infestazioni nei mesi più freddi e piovosi. Tra i limitatori naturali, il più diffuso è il calcidoideo afelinide Cales noacki, introdotto in California, Europa, Nord Africa e ormai ampiamente diffuso in tutte le aree agrumicole. La femmina dell’afelinide parassitizza tutti gli stadi giovanili dell’aleirode, escluse le neanidi neonate. Il suo sviluppo viene rallentato dalle elevate temperature estive, soprattutto in assenza di piogge, che favoriscono lo sviluppo dell’aleirode. In mancanza di entomofagi, su piante giovani, possono essere effettuati trattamenti con oli minerali (1-1,5%). È utile la preliminare irrorazione delle piante con acqua e saponi per rimuovere lo strato di melata e cera che ricopre e protegge le neanidi. Gli adulti dell’aleirode nero degli agrumi (Aleurocanthus spiniferus) misurano 2-3 mm e sono rivestiti di cera polverulenta di colore grigiastro; gli stadi giovanili sono di colore nero con numerose piccole spine dorsali. Originario del continente asiatico, è attualmente presente in varie zone dell’Africa e dell’Oceania. In Italia, è stato segnalato nel 2008 in Puglia. Le forme giovanili infestano la pagina inferiore delle foglie e sui loro escrementi zuccherini si sviluppano dense fumaggini. Tale effetto, abbinato alla sottrazione della linfa, causa il disseccamento della vegetazione attaccata. Il controllo biologico dell’aleirode è svolto da numerosi nemici naturali tra cui i parassitoidi Amitus hesperidum ed Encarsia smithi. Gli interventi con oli leggeri vanno effettuati contro le forme giovanili.

Afidi
Delle 10 specie afidiche segnalate su agrumi solo l’esotica Aphis spiraecola e l’indigena Aphis gossypii sono attualmente quelle di interesse fitosanitario; diffuso è l’afide nero (Toxoptera aurantii) mentre non risulta presente l’afide Toxoptera citricidus, che è il più efficace vettore del virus della tristeza degli agrumi (CTV, Citrus Tristeza Virus). I danni diretti causati dagli afidi, soprattutto in primavera, derivano dalla notevole sottrazione di umori vegetali, con conseguente abbondante produzione di melata e successivo sviluppo di fumaggini.

Afide verde degli agrumi (Aphis spiraecola). Su agrumi pullula a partire dalla primavera e la sua densità di popolazione cresce di pari grado con lo sviluppo dei germogli. In estate si ha una diminuzione degli attacchi, che riprendono in autunno e scompaiono in inverno. Nei climi più favorevoli può svolgere fino a 40 generazioni annue. Le alterazioni dei germogli infestati, l’increspatura e l’accartocciamento delle foglie, dovuti alla saliva tossica inoculata, possono compromettere l’accrescimento di giovani piante e reinnesti. Inoltre elevate infestazioni possono provocare colatura dei fiori e dei frutticini. È ritenuto un blando vettore del CTV. Le equilibrate concimazioni azotate concorrono a limitarne le pullulazioni. I trattamenti fitosanitari con aficidi specifici (vedi tabella alla fine del capitolo) vanno effettuati quando, visivamente, risultano attaccati il 5-10% dei germogli (soglia d’intervento).

Afide del cotone e delle cucurbitacee (Aphis gossypii). La specie è attiva durante tutto l’anno, con generazioni continue di femmine partenogenetiche che seguono l’evolversi dei cicli vegetativi delle numerose piante ospiti. Le maggiori pullulazioni, su agrumi, si verificano in primavera in coincidenza con la fioritura; meno importanti sono quelle estivo-autunnali. L’afide, cosmopolita e polifago, infesta principalmente malvacee (cotone, ibisco ecc.) e cucurbitacee (zucca, cetriolo, anguria, melone). Occasionali sono le infestazioni su limone, frequenti su arancio e clementine, sui quali causano modeste alterazioni dell’apparato vegetativo; le foglie non presentano deformazioni del lembo, ma i germogli infestati sono meno sviluppati. L’afide è un discreto vettore del CTV; l’efficacia della sua trasmissibilità è correlata a varie circostanze ambientali e al “ceppo” del virus. Le concimazioni equilibrate, soprattutto quelle azotate, ostacolano le pullulazioni ma la lotta insetticida, spesso necessaria, va effettuata ricorrendo agli aficidi autorizzati (vedi tabella alla fine del capitolo).

Cocciniglie
Le cocciniglie segnalate su agrumi sono oltre 180 specie, una ventina delle quali sono presenti in Italia. Le specie più nocive nelle nostre aree sono, attualmente, lo pseudococcino Planococcus citri, i coccini Saissetia oleae e Ceroplastes rusci, nonché varie cocciniglie “scudettate” la più importante delle quali è Aonidiella aurantii. Altre specie, quali le cocciniglie basse (Coccus hesperidum e C. pseudomagnoliarum) e la “bianca-rossa” (Chrysomphalus dictyospermi), non rivestono interesse applicato mentre inquietanti sono, in prospettiva, le segnalate presenze dei diaspini Unaspis yanonensis e Aonidiella citrina (in Calabria) nonché di Chrysomphalus aonidum e del coccino Protopulvinaria pyriformis, in fase di espansione in Sicilia.

Cocciniglia cotonoso-solcata degli agrumi (Icerya purchasi). Originaria dell’Australia, si è diffusa in tutte le regioni temperate, tropicali e subtropicali e nelle serre dei paesi freddi. In Italia è stata segnalata nel 1900. I periodi di maggiore schiusura delle uova ricadono in giugno e settembre. I danni diretti (sottrazione di linfa, ferite della corteccia, deformazioni, emissione di gomma) e indiretti (produzione di melata e formazione di fumaggine) sono in genere molto gravi. Il coleottero coccinellide Rodolia cardinalis è il predatore più attivo ed efficace in tutte le aree in cui è stata introdotta la cocciniglia.

Cocciniglie cotonose. Delle 4 specie di pseudococcidi segnalate su agrumi in Italia (Planococcus citri, Pseudococcus calceolariae, Ps. affinis e Ps. longispinus) solo la prima è di interesse fitosanitario negli agrumeti in cui si creano condizioni di temperatura e umidità ottimali per le sue pullulazioni (sesti di impianto stretti, specie e cultivar con frutti in contatto). Il cotonello degli agrumi (Planococcus citri) compie 4-5 generazioni nell’Italia meridionale e 2-3 più a nord. Le pullulazioni si verificano a fine estate e autunno. Le femmine, capaci di partenogenesi occasionale, depongono da 300 a 600 uova in ovisacchi fioccosi. Le neanidi, sugli agrumi, costituiscono dense colonie localizzandosi di preferenza sotto la rosetta del peduncolo dei frutti o nei punti in cui sono a contatto. Le folte colonie producono abbondante melata, richiamano le formiche e causano fumaggine. L’ingiallimento e la cascola dei frutti vengono accelerati dai venti caldi e secchi. Dei numerosi entomofagi che vivono a spese del cotonello, sono attivi vari neurotteri predatori del genere Sympherobius, ditteri del genere Leucopis spp. nonché coccinellidi dei generi Scymnus e Cryptolaemus montrouzieri. Tra i parassitoidi, efficaci sono gli imenotteri encirtidi indigeni Anagyrus pseudococci e Leptomastidea abnormis, nonché l’esotico Leptomastix dactylopii, da introdurre annualmente quando le temperature minime non scendono sotto i 15 °C. In passato la lotta veniva effettuata con getti d’acqua sulle colonie e con la spazzolatura meccanica dei frutti. Buoni risultati possono essere ottenuti impiegando, in presenza del 10% di frutti infestati, i formulati autorizzati (vedi tabella alla fine del capitolo). La femmina della cocciniglia mezzo grano di pepe (Saissetia oleae) ha il corpo semisferico lungo 3-5 mm. L’uovo, di colore rosa o rossastro, è lungo 0,3 mm. Gli stadi giovanili (neanidi) hanno il corpo di colore giallastro. Questa cocciniglia svolge da 1 a 2 generazioni annue e ciascuna femmina depone fino a 2500 uova, che schiudono dopo 15-60 giorni; le neanidi si disperdono sulla chioma, fissandosi sulle parti più riparate per sfuggire ai raggi solari e alle piogge, ovvero si lasciano trasportare dalle correnti aeree per raggiungere altre piante. Esse divengono adulte tra fine aprile e i primi di luglio. Notevolmente polifaga, la specie vive su piante erbacee (carduacee) e arboree, spontanee e coltivate (olivo, oleandro, agrumi, pero ecc.). Gli entomofagi predatori sono rappresentati da coleotteri coccinellidi dei generi Chilocorus ed Exochomus e dal lepidottero nottuide Eublemma scitula. Importante, inoltre, è l’azione svolta dagli imenotteri pteromalidi Scutellista cyanea e Moranila californica, nonché da calcidoidei parassitoidi dei generi Metaphycus, Diversinervus e Coccophagus. Il corpo delle giovani femmine della protopulvinaria degli agrumi (Protopulvinaria pyriformis) è trasparente, “piriforme”, depresso, con l’estremità cefalica acuta e quella caudale arrotondata. La femmina matura produce un ovisacco stretto e ceroso al di sotto del quale depone circa 200 uova. Gli stadi giovanili hanno il corpo di colore giallo paglierino. È specie polifaga, ovipara e partenogenetica che compie più generazioni annue, particolarmente temibile per i danni diretti e indiretti causati ad agrumi, avocado e a varie ornamentali. Tra i limitatori naturali più attivi si segnala il dittero cecidomiide predatore Mycodiplosis moznettei e gli imenotteri parassitoidi Encyrtus infelix e Metaphycus spp. Le concimazioni equilibrate e le potature razionali concorrono a frenarne le pullulazioni. I trattamenti con oli minerali bianchi, all’1-2%, sono efficaci contro le neanidi e le giovani femmine.

Ceroplasti. Delle 4 specie del genere Ceroplastes segnalate su agrumi in Italia (C. rusci, C. japonicus, C. floridensis e C. sinensis) solo la prima riveste importanza fitosanitaria generalizzata. La femmina adulta della cocciniglia del fico o “rogna del fico” (Ceroplastes rusci) ha il corpo lungo 4-5 mm coperto da 9 piastre cerose di colore grigiastro (8 marginali e una dorsale), che nella fase ovideponente si fondono tra loro. Le uova ocracee vengono deposte, in numero medio di 2000 circa, sotto il corpo della femmina e schiudono in maggio-giugno e in luglio-agosto. Attivi entomofagi sono i coccinellidi Chilocorus bipustulatus ed Exochomus quadripustulatus, il lepidottero nottuide Eublemma scitula e gli imenotteri pteromalidi (Scutellista cyanea e Moranila californica) nonché l’imenottero calcidoideo Tetrastichus ceroplastae.

Parlatorie. Il follicolo femminile di Parlatoria pergandei è di colore grigio, più o meno ovale o piriforme; quello di P. ziziphi è nero con un evidente rilievo a forma di π (p greco). Diffuse in tutte le aree agrumicole del mondo, attaccano in modo particolare l’arancio. Svolgono da 3 a 5 generazioni annue svernando da femmine adulte che depongono una decina di uova. I maschi sono sensibili agli abbassamenti di umidità. Le popolazioni si stratificano principalmente sui rami, ma possono infestare anche foglie e frutti; su questi ultimi tendono a insediarsi nelle depressioni dell’epicarpo. L’attività di vari coccinellidi predatori e di imenotteri parassitoidi dei generi Encarsia e Aphytis spesso non risulta efficace ed è pertanto necessario effettuare interventi fitosanitari con oli minerali bianchi all’1-2%, che non danneggiano gli entomofagi.

Cocciniglia virgola (Lepidosaphes beckii) e cocciniglia serpetta (L. gloverii). Il follicolo che ricopre il corpo della femmina di L. beckii è castano grigiastro, allungato (2-4 mm), ricurvo e appuntito all’estremità cefalica; quello maschile è più piccolo e più stretto del precedente. Il follicolo femminile di L. gloverii è di colore castano, serpentiniforme, lungo 3,5-4 mm. La seconda specie, oltre agli agrumi, infesta pure magnolia, evonimo e palme. Gli esemplari di entrambe le specie si fissano su tutti gli organi epigei della pianta; sui rami possono formare dense incrostazioni. Le due specie svolgono da 3 a 5 generazioni annue, con ovideposizioni da marzo a novembre. Oltre a causare deperimenti e disseccamenti a seguito della sottrazione di linfa e dell’immissione di saliva tossica, la presenza di follicoli sui frutti ne provoca il deturpamento e la svalutazione commerciale. Attivi sono i coleotteri coccinellidi predatori C. bipustulatus e Rhizobius lophantae, nonché gli imenotteri afelinidi Aphytis lepidosaphes ed Encarsia citrina; nei confronti della cocciniglia serpetta è efficace Encarsia herndoni.

Unaspide (Unaspis yanonensis). Il follicolo che ricopre il corpo della femmina è mitiliforme, di colore marrone; quello maschile è costituito da secrezioni cerose bianche, tricarenato, lungo 1,31,6 mm. In Giappone svolge 3 generazioni e sverna da femmina adulta fecondata o da neanide di seconda età. Ciascuna femmina depone 150-200 uova. Di origine orientale, è presente sulla Costa Azzurra, in Liguria e in Calabria. I rametti infestati deperiscono mentre le foglie, oltre a presentare ampie macchie decolorate intorno ai punti di insediamento, successivamente vanno incontro a distacco. Il pericarpo dei frutti infestati dissecca. Interventi con oli minerali bianchi o con esteri fosforici, in caso di elevate infestazioni, forniscono buoni risultati.

Cocciniglia bianca del limone (Aspidiotus nerii). Nelle aree temperate svolge da 3 a 5 generazioni annuali e sverna prevalentemente come femmina adulta. Le neanidi compaiono in aprilemaggio, giugno-luglio e agosto-settembre. Infesta tutti gli organi, comprese le radici e, a causa delle fitte incrostazioni, può determinare il deperimento delle piante. I danni più frequenti su limone e cedro sono di tipo estetico. I punti di insediamento sui limoni maturi restano verdi e meno sviluppati. Numerosi entomofagi predatori (coleotteri coccinellidi: C. bipustulatus, E. quadripustulatus, R. lophantae, Scymnus spp.) e parassitoidi (Encarsia citrina, Aphytis spp.) sono attivi. Gli interventi fitosanitari vanno effettuati al superamento delle soglie economiche (presenza di un esemplare per centimetro di rametto e/o di 4 individui per frutto).

Cocciniglia della Florida (Chrysomphalus aonidum). Il follicolo femminile, di forma circolare (2 mm), è di colore bruno violaceo con fascia marginale più chiara ed esuvie rossastre. Il follicolo maschile è di forma ovale (0,7 × 2 mm). Svolge 3-4 generazioni annuali e sverna nei vari stadi. Nei nostri ambienti temperati la specie viene spesso introdotta con piante ornamentali e agrumi; tuttavia, finora non si è diffusa in pieno campo, presumibilmente a causa delle maggiori esigenze termiche. Originaria dell’Asia orientale, è presente in tutte le regioni tropicali e subtropicali. Vive su numerose piante ornamentali (dracena) e coltivate; in alcune aree del Mediterraneo (Israele, Algeria, Egitto) e in Mozambico è molto dannosa per gli agrumi. In Israele il controllo biologico del diaspino è stato efficacemente realizzato con l’introduzione del parassitoide Aphytis holoxanthus.

Cocciniglia rossa forte (Aonidiella aurantii). Il follicolo femminile è di forma circolare (1,7-2,2 mm), di colore nocciola più o meno scuro. Dorsalmente reca le esuvie centrali di colore rossastro. Il velo ventrale è robusto. Il corpo della femmina è fortemente sclerotizzato e parzialmente incollato sia al follicolo sia al velo ventrale. Il follicolo maschile è di forma ovale (0,8-1,2 mm), di colore nocciola. Il maschio adulto è di colore giallastro. Le neanidi neonate sono di colore giallo; esse, dopo una breve fase di torpore, abbandonano il follicolo materno e si spostano in varie direzioni per poi fissarsi, entro 24 ore, sugli organi della stessa pianta, ma possono anche essere trasportate dal vento a notevoli distanze. Appena fissate al substrato diventano circolari e si ricoprono di un secreto bianco. I picchi di presenza, in Italia meridionale, si hanno in maggio-giugno, agosto-settembre e ottobre-novembre. Dopo circa 4-6 settimane dalla nascita si formano le giovani femmine che emettono un feromone sessuale attrattivo per i maschi i quali, nel loro unico giorno di vita, possono volare controvento per oltre 100 m. La specie, diffusa nelle regioni tropicali e subtropicali, è tra le più dannose agli agrumi in Australia, Stati Uniti, Centro e Sud America, Nord e Sud Africa e nel bacino del Mediterraneo. In Italia il diaspino è ormai presente nelle principali aree agrumicole, dove causa danni di entità tale da richiedere specifiche misure di lotta. Ampiamente polifaga e ripartita in diversi biotipi o razze biologiche, la specie vive su tutti gli agrumi, nonché su vite, pero e carrubo, determinando deperimenti più o meno pronunciati (sino a defogliazione e disseccamento dei rami) a seguito dell’inoculo di saliva tossica e della sottrazione di linfa. Con densità medie di 6-8 esemplari/foglia si ha una riduzione di crescita della pianta. La presenza di esemplari del diaspino sui frutti determina deprezzamento commerciale. È necessario effettuare interventi fitosanitari al superamento della cosiddetta “soglia d’intervento”, definita dalla presenza di 4 esemplari per frutto o di un individuo per centimetro di rametto, rilevata su 40 cm di rametti prelevati dal 5% delle piante; ovvero dall’esame visivo di 20 frutti/pianta sul 5% delle piante. In commercio è disponibile il feromone sessuale di sintesi della cocciniglia, che consente (tramite il conteggio dei maschi catturati con apposite trappole) sia una migliore sincronizzazione dei trattamenti, sia l’individuazione dei primi focolai. Inoltre è possibile stabilire i periodi di maggiore presenza delle giovani femmine, che sono lo stadio preferito dal parassitoide A. melinus.

Lotta alle cocciniglie
Può essere effettuata con vari mezzi. Tra quelli agronomici, o colturali, sono ben noti gli effetti delle concimazioni sulle popolazioni della cocciniglia virgola e della cocciniglia rossa forte; la prima pullula su piante vegetanti in terreni ricchi di azoto ed è favorita da eccessive concimazioni azoto-potassiche, mentre la seconda specie è più abbondante nei terreni sabbioso-calcarei deficienti in azoto e potassio. Le potature agiscono sia direttamente, eliminando le popolazioni presenti sugli organi asportati, sia indirettamente, creando condizioni di habitat non favorevoli agli stadi giovanili molto sensibili all’azione letale dei freddi e dei raggi solari. I mezzi biologici forniscono, in genere, risultati efficaci e duraturi. È noto che la lotta biologica classica, basata sull’antagonismo tra organismi, è stata messa a punto nell’agrumeto alla fine dell’Ottocento per controllare la cocciniglia australiana I. purchasi con l’introduzione del coleottero coccinellide R. cardinalis. A tale fortunata applicazione ha fatto seguito l’impiego del coccinellide C. montrouzieri contro i cotonelli dei generi Planococcus e Pseudococcus. Più recente è l’introduzione dell’imenottero encirtide L. dactylopii per il controllo di P. citri. Tali metodologie, che sono ormai consolidate a livello applicativo in vaste aree, conseguono risultati validi solo se vengono rispettate le esigenze biologiche degli entomofagi e vengono controllate le formiche simbionti delle cocciniglie. Un parziale successo è stato conseguito nel controllo della cocciniglia rossa forte con introduzioni “aumentative” dell’imenottero Aphytis melinus che, di norma, raggiunge livelli di parassitizzazione del 20-30% delle giovani femmine del diaspino. Numerosi sono i casi di introduzione di predatori e di parassitoidi che si sono acclimatati con validi risultati nel controllo di specie nocive. Tra essi ricordiamo vari Metaphychus contro S. oleae, nonché E. herndoni, attivo contro L. gloverii. Pertanto, nell’attuazione di strategie di lotta integrata, è importante proteggere e potenziare l’attività entomofaga di tali antagonisti, che spesso passano inosservati, ma che sono i più efficaci fattori di contenimento delle popolazioni delle cocciniglie. Solo quando, in rapporto al loro elevato potenziale biotico, le popolazioni di una specie superano determinate densità e possono causare danni, è necessario effettuare interventi fitoiatrici con formulati anticoccidici. Questi vanno impiegati contro gli stadi giovanili più vulnerabili in quanto meno protetti da secrezioni di cera o dai follicoli, presenti in molte specie, che ostacolano o addirittura impediscono il contatto dei formulati con il corpo delle cocciniglie. Per A. aurantii, gli eventuali interventi possono essere programmati monitorando i voli dei maschi mediante trappole a feromoni sessuali e registrando contemporaneamente le temperature minime e massime giornaliere, utili per calcolare la somma dei gradi giorno necessari per completare una generazione. Ciò consente di individuare i periodi di accoppiamento e la successiva presenza di neanidi contro le quali effettuare gli interventi. Nel contesto della lotta integrata un ruolo importante rivestono anche le modalità di distribuzione, nonché la formulazione dei principi attivi anticoccidici; queste devono essere mirate alla riduzione delle quantità di prodotto commerciale distribuite nell’unità di superficie. Gli anticoccidici di più largo impiego in agrumicoltura sono gli oli minerali che, in relazione al loro principale meccanismo di azione, risultano meno tossici per gli ausiliari. Tuttavia il loro esclusivo impiego consegue risultati poco efficaci nei confronti delle cocciniglie scudettate, soprattutto se presenti in alte densità di popolazione. Va ribadita, infine, l’importanza della lotta alle formiche che, seppur simbionti di specie produttrici di melata, deprimono notevolmente l’attività degli entomofagi di diaspini e di altre entità che non emettono escreti zuccherini, rendendo spesso vani i programmi di lotta biologica nell’agrumeto.

Minatrice serpentina degli agrumi (Phyllocnistis citrella)
Gli adulti, che hanno attività crepuscolare, durante il giorno si rifugiano nelle zone più riparate delle piante. Le femmine vivono circa 20 giorni, nel corso dei quali depongono un centinaio di uova. In relazione all’andamento climatico e alla disponibilità di tenera vegetazione, la minatrice può compiere da 5 a 13 generazioni annue, con un arresto, o rallentamento, dello sviluppo nei periodi più freddi. Oltre ai Citrus, può infestare altre rutacee. Le larve scavano mine serpentiniformi nello strato epidermico delle foglie e dei germogli rispettando il tessuto parenchimatico. Le cellule epidermiche vengono distrutte e di esse rimane solo la parete esterna che, insieme alla cuticola, ricopre le mine. In relazione alla fase di sviluppo in cui vengono attaccate, le foglie presentano malformazioni più o meno pronunciate, con ripiegamenti longitudinali e i lembi parzialmente arrotolati verso il basso. Le foglie colpite da più mine si deformano, ingialliscono e disseccano. Nelle piante adulte il danno è pressoché irrilevante ai fini produttivi; al contrario in vivaio, nei giovani impianti, su reinnesti e su agrumi ornamentali i danni possono essere gravi. Oltre 40 specie di entomofagi, afferenti principalmente agli imenotteri eulofidi, vivono a carico della minatrice, costituendo, nei paesi asiatici di origine, il fattore chiave di controllo. Nelle aree in cui il fitofago è stato introdotto, vari predatori (crisopidi, formiche, ragni ecc.) e imenotteri parassitoidi dei generi Pnigalio, Sympiesis e Cirrospilus, non specifici, si sono adattati a vivere a spese del nuovo ospite senza tuttavia risultare determinanti per il suo controllo biologico. Maggiore efficacia manifestano i parassitoidi Ageniaspis citricola, Quadrastichus sp., Semielacher petiolatus e, soprattutto, Citrostichus phyllocnistoides, spontaneamente insediatosi nei nostri agrumeti. Le pratiche agronomiche in grado di influenzare l’attività vegetativa delle piante (irrigazioni, concimazioni, potatura) interferiscono con lo sviluppo dell’insetto, tendenzialmente omodinamo. I mezzi di esclusione meccanica (copertura delle giovani piante e dei reinnesti con reti antinsetto) rappresentano un ulteriore strumento di buona efficacia. Interessanti risultati, limitatamente ai vivai e alle piante in vaso, sono stati ottenuti con l’uso di agrofarmaci sistemici somministrati al terreno con l’irrigazione, ovvero spennellati ai tronchi (vedi tabella alla fine del capitolo).

Tignola della zagara (Prays citri)
La specie, negli ambienti più favorevoli, su agrumi rifiorenti quali il limone, può compiere fino a 11 generazioni annue. Lo svernamento avviene nei vari stadi, con prevalenza di quelli larvali. Originaria dell’Asia orientale, è diffusa nel bacino mediterraneo, in Africa e in California. Gli attacchi sono temibili, soprattutto, su piante con scarsa fioritura e su piante di limone sottoposte a forzatura per ottenere i verdelli. Le larve penetrano nei bocci fiorali e ne divorano gli organi interni. Nei casi di forti infestazioni e scarsa fioritura, le larve attaccano le foglioline, rodono le gemme, minano l’asse dei germogli e i frutti appena allegati; più raramente, scavano gallerie nell’albedo dei frutti in accrescimento. I frutticini attaccati emettono gomma dai fori di penetrazione delle larve, ingialliscono e cadono. Nei limoneti sottoposti a forzatura, la rottura anticipata della secca (anticipo dell’irrigazione in modo che la fioritura avvenga entro agosto) consente di sfuggire ai massicci attacchi di fine estate. Il controllo dei voli dei maschi, con le trappole a feromoni sessuali di sintesi, consente di individuare i periodi di sfarfallamento e di gestire la tecnica della forzatura nei vari ambienti. Gli interventi fitosanitari sono giustificati in presenza di scarse fioriture e con infestazioni superiori al 50% nei primi fiori.

Coleotteri
I coleotteri segnalati su agrumi includono una trentina di specie fitofaghe afferenti alle famiglie degli scarabeidi, curculionidi, bostrichidi e cerambicidi, perlopiù di secondario interesse fitosanitario, nonché una ventina di specie predatrici che rivestono un ruolo di rilevante importanza nel controllo biologico di fitofagi dannosi alla coltura. A spese del legno di piante morte, o deperite, sviluppano specie xilofaghe quali il cerambicide Trichoferus griseus e il bostrichide Apate monachus; le larve di quest’ultimo vivono a spese di varie essenze arbustive spontanee. Gli adulti, attivi da giugno a ottobre, danneggiano le piante arboree vetuste scavando nei fusti e nei rami gallerie più o meno lineari, di lunghezza e diametro variabili. Maggiore interesse applicato hanno varie specie di curculionidi del genere Otiorhynchus. Tra gli oziorrinchi (Otiorhynchus cribricollis, O. aurifer, O. armatus, O. rhacusensis), la specie più comune e dannosa è O. cribricollis, il cui adulto presenta il corpo di colore bruno lucente lungo 6-8 mm, con le elitre (ali anteriori) saldate tra loro. Le uova sono bianche, oblunghe (1,2 × 0,4 mm di diametro). Le larve sono di colore bianco, lunghe circa 12 mm a maturità, prive di zampe, con capo scuro e lucido. Gli adulti sono attivi di notte e spesso si raggruppano a centinaia su singole piante di agrumi o di olivo, causando caratteristiche erosioni a carico dei germogli e dei margini fogliari. Le larve vivono nel suolo causando seri danni alle radici di agrumi in vivaio. Fasce di lana di vetro legate ai tronchi impediscono la risalita degli adulti.

Ditteri
Trascurabile interesse fitoiatrico riveste la cecidomia della zagara (Contarinia citri) che svolge 3 generazioni a carico dei fiori di limone e arancio. I fiori infestati dalle larve si disarticolano e cadono e spesso tale cascola viene imputata all’acaro delle meraviglie o ad altre avversità. Ben più gravi, su alcune specie e in molte aree, sono i danni causati dalla mosca della frutta.

Mosca mediterranea della frutta (Ceratitis capitata). Specie a sviluppo continuo, nelle zone a inverni miti, sverna da adulto su piante sempreverdi, o da larva nei frutti di arancio, ficodindia ecc. Nelle località più fredde sverna da pupa nel terreno. I maschi si accoppiano di norma più volte ed emettono un feromone di richiamo sessuale che attrae le femmine, e altri maschi. L’ovideposizione inizia quando le temperature superano i 15-16 °C. La femmina, con l’ovopositore di sostituzione, scava nell’epicarpo una cavità dove depone fino a 10-15 uova. La durata della vita larvale varia da 9 giorni (a 29 °C) a un anno (a 8-12 °C) anche in relazione al tipo di frutto; su agrumi completa lo sviluppo solo in quelli con albedo sottile. La larva matura si lascia cadere al suolo, dove si sposta compiendo movimenti a scatto. Lo stadio pupale dura in media 10 giorni in estate e circa un mese in inverno. Al di sotto della soglia termica inferiore (11 °C) si verifica un’elevata mortalità. La durata di una generazione oscilla dai 20 giorni in estate ai 3 mesi in inverno. Tipica specie a strategia riproduttiva di tipo “r”, in condizioni ottimali, raggiunge in breve elevate densità di popolazione. È ampiamente diffusa nel bacino del Mediterraneo e nel Vicino Oriente, in Arabia, Centro e Sud America, Australia occidentale e Hawaii. Le larve possono vivere nei frutti di oltre 250 specie di piante con preferenza per quelli a polpa tenera e zuccherina (albicocche, pesche, fichi, fichidindia, kaki, fragole, mele, pere, nespole del Giappone ecc.). La puntura di ovideposizione, dalla quale può gemere un liquido gommoso, si presenta ampia e di colore giallastro su arance verdi, verde giallastro e poi marrone rossastro su arance mature. Sui frutti di agrume le punture di ovideposizione causano un’accelerazione del cambio del colore dell’epicarpo e la loro cascola, anche a seguito dell’insediamento di coleotteri carpofili. Nel bacino del Mediterraneo il controllo biologico avviene a opera di microrganismi e di occasionali predatori (formiche e coleotteri carabidi e stafilinidi) attivi al suolo contro larve e pupe. In Africa sono noti il braconide Psyttalia concolor e Pachyneuron vindemiae, presenti anche in Italia. Per impedire l’introduzione della mosca mediterranea negli Stati Uniti, in Giappone e in vari altri paesi, la frutta infestata o potenzialmente tale viene respinta se non è stata mantenuta a bassa temperatura (2 settimane a 1 °C), per uccidere tutti gli stadi presenti nei frutti. Per ostacolare lo sviluppo del dittero è necessario evitare le consociazioni di fruttiferi ospiti, eliminare i focolai d’infestazione e distruggere i frutti infestati (cascolati o pendenti). Per monitorare i voli degli adulti vengono utilizzate trappole cromoattrattive di colore giallo (tipo Rebell). Le femmine sono inoltre attratte da sfere del diametro di 7-10 cm, il cui profilo, in controluce, funge da richiamo visivo. Largo impiego hanno le trappole chemiotropiche, innescate con Trimedlure (miscela di esteri attivi nei confronti dei maschi), rilasciato alla dose di pochi nanogrammi al giorno da dispensatori che si mantengono attivi per circa 10 settimane. La lotta chimica può essere effettuata con l’impiego di insetticidi attivi per contatto (Deltametrina) contro gli adulti; validi risultati forniscono gli interventi con formulati a base di Spinosad. Negli agrumeti, per limitare gli effetti negativi sugli insetti utili si fa ricorso all’applicazione localizzata di esche proteiche. La soglia d’intervento adottata nell’agrumeto è di 3-4 adulti/trappola/settimana.

Imenotteri
La stragrande maggioranza degli imenotteri presenti negli agrumeti ha prevalente attività parassitaria e svolge un’importante funzione di contenimento delle specie dannose, contribuendo in maniera determinante al mantenimento degli equilibri biologici dell’agrumeto. Numerose sono le specie di formiche in grado di arrecare sia danni diretti, nutrendosi delle parti più tenere della nuova vegetazione, sia danni indiretti, instaurando rapporti di simbiosi antagonistica o mutualistica con insetti dannosi (per es. i succhiatori di linfa e produttori di melata). Negli agrumeti le specie attualmente più diffuse sono: Lasius alienus, Tapinoma nigerrimum, Camponotus nylanderi, Pheidole pallidula, Formica cunicularia. Invece la formica argentina (Linepithema humile) e la formica piega-addome (Crematogaster scutellaris), che nidifica nel legno alterato di piante annose, sono poco frequenti.

La gestione fitosanitaria

Per la razionale gestione della difesa fitosanitaria degli agrumeti è necessario fare riferimento ai protocolli messi a punto dai Servizi fitosanitari delle principali regioni agrumicole italiane, ai quali si rimanda (per esempio http://www.regione.sicilia.it/agricolturaeforeste/assessorato/ServizioFitosanitarioRegionale.htm).

 


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