Volume: gli agrumi

Sezione: coltivazione

Capitolo: nutrizione e concimazione

Autori: Massimo Tagliavini, Ana Quinones

Introduzione

L’applicazione di elementi minerali (in seguito anche indicati come “nutrienti”) nell’agrumeto in forma di concimi (in seguito anche definiti “fertilizzanti”) minerali o a matrice organica è una pratica quasi sempre necessaria allo scopo di consentire all’albero di assorbire i nutrienti indispensabili per completare con successo il ciclo vegetativo e riproduttivo e ottenere rese produttive soddisfacenti dal punto di vista quali-quantitativo. Se si esclude l’ossigeno, il carbonio e l’idrogeno, assorbiti da acqua e atmosfera, gli elementi minerali indispensabili sono 14 e, di norma, si trovano nel suolo sotto diverse forme chimiche, alcune delle quali disponibili per essere assorbite dalla radice. Nelle situazioni colturali in cui la disponibilità di alcuni nutrienti nel suolo è elevata rispetto alle esigenze dell’albero, si può temporaneamente sospendere la loro restituzione. I nutrienti assorbiti in misura maggiore sono definiti macronutrienti e la loro concentrazione nei tessuti dell’albero è nell’ordine di qualche unità o decimi di unità percentuale sulla sostanza secca, mentre i microelementi sono assorbiti in quantità minori e la loro concentrazione nell’albero è nell’ordine di decine o centinaia di parti per milione (ppm). L’assorbimento avviene di norma attraverso le radici, soprattutto tramite quelle fini, che realizzano una superficie di contatto con il suolo relativamente elevata. Come in altre colture, anche negli agrumi le foglie sono in grado di assorbire direttamente i nutrienti presenti sulla lamina stessa e pertanto, in particolari situazioni, si ricorre a una loro applicazione mediante irrorazioni di una soluzione fertilizzante direttamente sulla chioma (concimazione fogliare). Nel suolo gli elementi minerali sono presenti in forme organiche o inorganiche, più o meno solubili e disponibili per l’assorbimento da parte delle radici degli alberi. Le argille costituiscono una riserva di nutrienti (quali K, Ca, Mg, Fe, Mn e Zn) che solo in minima parte e attraverso reazioni chimico-fisiche vengono a essere disponibili per l’assorbimento nella frazione liquida del suolo. Le riserve di azoto, fosforo e zolfo si trovano spesso associate alla frazione organica del suolo che, grazie all’attività dei microrganismi, si trasforma in forme minerali suscettibili di essere assorbite dalle piante. Per razionalizzare la tecnica della fertilizzazione nell’agrumeto occorre disporre di informazioni relative 1) alle quantità di nutrienti che l’albero deve assorbire per crescere e produrre in modo ottimale, 2) alla disponibilità di nutrienti nel suolo e 3) alle quantità di nutrienti che entrano nell’agrumeto attraverso l’acqua di irrigazione, attraverso le deposizioni atmosferiche, attraverso la fissazione biologica delle essenze leguminose presenti nel prato ecc. In aggiunta a ciò, le crescenti preoccupazioni relativamente al rilascio di elementi minerali derivanti da concimi nelle falde (per lisciviazione) o in atmosfera (per volatilizzazione) fanno sì che ora più che mai occorra calibrare la fertilizzazione in modo non solo da massimizzare del reddito, ma anche da minimizzare o eliminare le perdite di nutrienti nell’ambiente.

Asportazioni di nutrienti da parte degli agrumi

Se si considera il destino dei nutrienti assorbiti, occorre definire come asportazioni nette la frazione di nutrienti il cui destino è quello di lasciare il sistema: si tratta delle asportazioni annuali di nutrienti contenuti nei frutti e della quota di nutrienti che è annualmente immobilizzata negli organi permanenti, che lascerà anch’essa l’agrumeto quando quest’ultimo verrà espiantato. La rimanente quota di nutrienti, quella contenuta nelle foglie e nel materiale di potatura, ritorna al suolo, dove formerà una lettiera che nel tempo verrà decomposta e rilascerà una parte dei nutrienti in essa contenuti. Negli impianti adulti, ai fini del calcolo della dose di fertilizzanti si possono considerare le sole asportazioni nette, mentre in impianti giovani, nel cui suolo probabilmente non si è ancora instaurato un adeguato ciclo di mineralizzazione delle foglie abscisse e del legno di potatura, è meglio utilizzare le asportazioni totali. Se si analizza l’albero dopo la raccolta dei frutti, ci si rende conto che la maggior parte della biomassa e dei nutrienti risiede negli organi legnosi. Durante la stagione vegetativa, invece, i nutrienti assorbiti vengono indirizzati soprattutto verso i germogli in crescita e verso i frutti. Il calcio è l’elemento assorbito in quantità maggiori, soprattutto tramite le foglie abscisse, ma il suo destino è quello di ritornare al suolo. L’azoto rappresenta il secondo elemento in termini di quantità che l’albero assorbe. Una parte consistente dell’azoto assorbito ritorna al suolo, mentre le quantità asportate dai frutti dipendono molto dall’entità della produzione stessa. Diversamente da altre colture arboree da frutto, le asportazioni di potassio negli agrumi sono sensibilmente minori di quelle di azoto e calcio, anche in relazione a una sua minore concentrazione nel frutto rispetto a quanto avviene, per esempio, nella mela, nell’uva o nella pesca. Considerando che durante la stagione vegetativa la maggior parte dei nutrienti assorbiti viene indirizzata verso i germogli e i frutti in accrescimento, è possibile seguire la dinamica di assorbimento attraverso le variazioni del loro contenuto in questi organi. Nel caso dell’azoto e del fosforo, si assiste a un loro rapido accumulo che dalla primavera prosegue fino all’autunno. Il potassio tende ad accumularsi rapidamente nei germogli in primavera, mentre durante l’estate migra preferibilmente verso i frutti. In relazione ai flussi interni di potassio dalle foglie ai frutti, il contenuto di questo elemento nella parte aerea dell’albero non subisce significativi cambiamenti durante l’estate.

Criteri operativi per eseguire la concimazione

Per passare dalla teoria alla pratica della concimazione, occorre considerare che solo una parte del fertilizzante impiegato sarà assorbito dalle radici. Si parla in questo caso di efficienza d’uso del nutriente (NUE, Nutrient Use Efficiency) derivato dal fertilizzante, che esprime quella percentuale del nutriente distribuito che è realmente assorbita dall’albero. La NUE del fertilizzante dipende da molti fattori e diminuisce all’aumentare del divario tra la capacità di assorbimento delle radici e le quantità di nutrienti distribuite. Il tipo di concime, la modalità della loro distribuzione, nonché il tipo di suolo e il regime idrico influenzano anch’essi la NUE. La quantità di fertilizzanti da applicare nell’agrumeto può venire calcolata moltiplicando i valori relativi alle esigenze annuali dei singoli elementi (definite sopra in kg/ha) per l’efficienza d’uso dei fertilizzanti e per un coefficiente che considera il rapporto tra i singoli elementi (per es. N, P, K, Mg) e le rispettive unità fertilizzanti considerate nei concimi (N, P2O5, K2O e MgO):
Dose annuale = Esigenze annuali × F1 × F2

dove F1 = coefficiente che considera l’efficienza d’uso del fertilizzante (per es. 1,25 in caso di efficienza pari all’80%) e F2 = fattore di conversione da nutriente a unità fertilizzante, pari a 1, 2,3, 1,2 e 1,7, rispettivamente per N, P, K e Mg. Le dosi di fertilizzante ottenute dai calcoli sopra indicati si riferiscono a situazioni ottimali in cui, attraverso la concimazione, si intende ripristinare la fertilità del suolo. In suoli poveri o in quelli assai dotati di nutrienti, la dose ottimale di fertilizzanti può essere modulata in considerazione dei livelli di nutrienti nel suolo (determinati ogni 2-3 anni) o nelle foglie. In pratica, a seconda dei livelli di concentrazione fogliare di un determinato nutriente, potrebbe essere opportuno aumentare (nel caso il nutriente sia carente) o diminuire (nel caso sia eccessivamente presente) la dose di fertilizzanti derivata dalla formula riportata. Quando le analisi del suolo indicano un’elevata fertilità e l’eccessiva disponibilità di un nutriente, la sua somministrazione attraverso il concime dovrebbe essere temporaneamente sospesa. In tal caso occorre comunque effettuare regolari analisi fogliari per evitare che nel tempo si instaurino situazioni di carenza. Per impianti con produzioni diverse da quelle a cui ci si riferisce nella tabella di pagina 186 (22 t/ha), le asportazioni nette annuali si possono utilmente approssimare moltiplicando la produzione di frutti attesa (in tonnellate di peso fresco/ha) per un coefficiente pari a 1,5 per l’azoto, 0,2 per il fosforo, 1,0 per il potassio, 0,7 per il calcio e 0,1 per il magnesio. In generale, le asportazioni di nutrienti dipendono anche dall’età dell’impianto, come si evince dalla tabella sopra.

 

La clorosi ferrica degli agrumi

Molte zone di produzione degli agrumi nel Mediterraneo insistono su suoli alcalini o calcarei, in cui la solubilità del ferro è molto bassa. In tali situazioni si manifesta frequentemente la clorosi ferrica, una fisiopatia nutrizionale che determina una riduzione della vita economica del frutteto e sensibili perdite quali-quantitative della produzione. I costi legati al controllo della fisiopatia sono elevati. La clorosi ferrica si presenta visivamente con un ingiallimento internervale delle foglie apicali. Nei casi più gravi, l’ingiallimento può estendersi alle foglie più vecchie ed essere seguito da necrosi e abscissione precoce. La tolleranza ai suoli calcarei è di tipo genetico e dipende dal portinnesto utilizzato. Sebbene vi siano portinnesti tolleranti il calcare e che consentono di evitare la clorosi ferrica, non esistono al momento genotipi che combinino tale carattere con la resistenza al virus della tristeza e alla Phytophthora. Promettenti a questo riguardo sono le selezioni di appositi programmi di miglioramento genetico (per le quali si rimanda al capitolo “Portinnesti”). Il mezzo più diffuso per il controllo della clorosi ferrica negli agrumi è rappresentato dall’applicazione al suolo di chelati di ferro sintetici. Le applicazioni alla chioma hanno in genere un’efficacia inferiore. I chelati di ferro hanno un costo abbastanza elevato e sono potenzialmente dannosi per l’ambiente. L’esigenza di attuare pratiche agronomiche a basso impatto ambientale ha suggerito lo sviluppo e l’adozione di strategie ecocompatibili di controllo della clorosi ferrica, che nel contempo siano durature ed economicamente sostenibili. Tra di esse, si ricordano i seguenti tipi di intervento:
1. aumento del livello di sostanza organica nel suolo, la cui efficacia dipende dall’aumento della frazione del ferro che viene complessata da molecole organiche e che pertanto si rende disponibile per l’assorbimento; 2. applicazione di vivianite (Fe3(PO4)2 · 8H2O), un fosfato ferroso scarsamente cristallino esistente in natura e che può essere preparato in azienda, dissolvendo in acqua solfato ferroso eptaidrato e fosfato monoammonico (o biammonico); 3. applicazioni fogliari di una miscela di solfato ferroso e acido citrico. Alcune evidenze pratiche indicano che l’aggiunta di acido citrico determina un inverdimento più uniforme; 4. utilizzo del CULTAN, che consiste nel rimuovere parte dell’originario suolo calcareo e nel sostituirlo con torba acidificata, arricchita con solfato ferroso e inibitori della nitrificazione. Tale intervento potrebbe essere realizzato interrando la torba ai lati del filare in piccole trincee; 5. la nutrizione ferrica degli agrumi si avvantaggia della consociazione con specie graminacee, le quali sono in grado, mediante la secrezione radicale di composti Fe-chelanti (fitosiderofori), di aumentare la disponibilità di ferro nel suolo convertendo le forme di ferro insolubili in forme solubili.

Tecniche di concimazione

La concimazione prima della messa a dimora degli alberi, quando si prepara il terreno o la buca d’impianto, è in molti casi fondamentale per il successo dell’impianto, anche se non sempre le si attribuisce adeguata attenzione. Di norma con la concimazione pre-impianto si apporta sostanza organica (letame o ammendante compostato) ed elementi poco mobili come potassio, calcio, magnesio e fosforo, negli strati di suolo più profondi, ma comunque sempre interessati dalla colonizzazione delle radici. Questi apporti si rendono necessari soprattutto quando le analisi del suolo dimostrano un’insufficiente disponibilità di un elemento della fertilità, quando la tipologia del suolo fa prevedere una scarsa mobilità verticale dei concimi apportati in superficie. La concimazione, che di norma si effettua annualmente durante la vita dell’impianto, può avvenire tramite applicazioni al suolo oppure epigee. Nelle aree mediterranee, attraverso questa modalità di distribuzione sono frequenti concimazioni annuali con 240, 80, 160, 180 e 1,25 kg ha-1 di N, P2O5, K2O, MgO e Fe, rispettivamente. Gli apporti fogliari di fertilizzanti in genere non sono in grado di soddisfare le necessità dell’albero in termini di macroelementi, mentre nel caso dei microelementi (forse con l’eccezione del ferro) possono spesso sostituire del tutto gli apporti al suolo. L’efficienza delle concimazioni epigee dipende da fattori interni all’albero e alle foglie, dalle condizioni ambientali, dal tipo di concime e dalle modalità di distribuzione. Se le condizioni ambientali sono favorevoli, l’assorbimento fogliare è rapido e già entro le prime 48 ore può dirsi completo, raggiungendo efficienze che almeno per l’azoto oscillano tra il 75 e il 90%. I concimi fogliari devono essere solubili in acqua e venire applicati a dosaggi che non causino fitotossicità. Il pH della soluzione nutritiva, che ha un effetto sulla solubilità dei vari elementi minerali, dovrebbe essere indicativamente compreso tra 5,5 e 8,5, sebbene i valori ottimali varino in funzione dei nutrienti e dei sali utilizzati. La concimazione epigea viene spesso realizzata con volumi variabili tra 150 e 1500 l/ha. Quando i concimi sono applicati insieme a prodotti fitosanitari (insetticidi, fungicidi ecc.), occorre verificarne la miscibilità. Nei moderni impianti, la distribuzione dei concime avviene spesso tramite fertirrigazione.

Un esempio pratico di fertirrigazione
In un impianto adulto di Washington Navel su citrange Carrizo si ipotizzi di dover distribuire annualmente 358, 107, 204, 264 e 1,65 g albero-1 di N, P2O5, K2O, MgO e Fe, rispettivamente, attraverso un impianto di fertirrigazione. A seconda dei risultati dell’analisi fogliare si rendono necessarie alcune correzioni della dose, in base alle quali le nuove dosi sarebbero 251, 171, 61 e 264 g albero di N, P2O5, K2O e MgO, rispettivamente. Le analisi dell’acqua d’irrigazione indicano però che essa contiene azoto in forma nitrica alla concentrazione di 125 ppm e magnesio alla concentrazione di 30 ppm. Pertanto, considerando un volume irriguo complessivo pari a 5000 m3 ha-1 e una densità di 416 alberi/ha, si ipotizza che attraverso la sola irrigazione, in presenza di un’efficienza dei nutrienti provenienti dall’acqua pari al 60% e di un fattore di insolubilizzazione del Mg del 50%, vengano distribuiti circa 203 g/albero di N e 180 g/albero di MgO. La dose di N da restituire tramite fertilizzante scende pertanto a 48 g/albero e quella di MgO a 84 g/albero. Per assecondare le richieste di nutrienti nel corso della stagione si decide di restituire le unità fertilizzanti (g/albero) secondo il seguente schema mensile.

 


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