Volume: il pomodoro

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: normativa comunitaria

Autori: Lorenzo Bazzana

Normativa comunitaria del pomodoro

Il settore del pomodoro ha sempre avuto forti rapporti con la politica agricola comunitaria, sia in termini di definizione delle regole del settore sia in termini di sostegno. Alcune norme sono orizzontali al settore ortofrutticolo e, come tali, riguardano anche il settore del pomodoro, altre sono invece verticali e specifiche del pomodoro da mensa o del pomodoro da industria. Nell’organizzazione comune di mercato dei prodotti ortofrutticoli, sono previsti aiuti cofinanziati per le organizzazioni dei produttori (Op), pari al 9,2% del fatturato dell’Op medesima (4,1% proveniente da fondi comunitari e 4,6% stanziato in autofinanziamento dai produttori), per la realizzazione di interventi (si parla di piani operativi) relativi all’assistenza tecnica, alla commercializzazione, all’innovazione, all’autotrasformazione, ai ritiri dal mercato e altro ancora. Le Op che trattano esclusivamente o parzialmente pomodoro possono quindi usufruire di questi aiuti legati ai piani operativi, in funzione del loro fatturato. Nel caso del pomodoro destinato al mercato del fresco, la Pac disciplina le importazioni e le esportazioni attraverso i meccanismi di regolazione dei mercati e definisce una norma di commercializzazione (vedi capitolo sugli aspetti commerciali del pomodoro da mensa) che ha resistito anche alla recente riforma del 2008. Ancora più complessa è risultata l’influenza delle politiche comunitarie sul sistema del pomodoro da industria, politiche che formano nel complesso l’Ocm degli ortofrutticoli trasformati. Partendo dalla regolamentazione delle importazioni extracomunitarie di concentrato di pomodoro, con la fissazione di un prezzo minimo all’entrata e di un regime di sostegno alle esportazioni, nel corso degli ultimi 30 anni il settore dei derivati industriali ha visto più volte cambiare le regole del gioco, seguendo l’evoluzione della filosofia di base della PAC, fino ad arrivare ai giorni nostri con le decisioni assunte sul disaccoppiamento totale degli aiuti. Sintetizzando possiamo individuare quattro momenti fondamentali: 1) creazione di un regime di aiuto alla trasformazione, con un contributo per l’industria, condizionato a una lista di prodotti rispettosi di standard di qualità, con la fissazione di un prezzo minimo che il trasformatore deve corrispondere ai produttori agricoli per il prodotto consegnato, l’introduzione di una quota di produzione, articolata per Paese e per industria e l’obbligo di un contratto di conferimento fra l’Op e l’industria (periodo tra il 1978 e il 2000); 2) riforma del regime preesistente con l’eliminazione del prezzo minimo garantito ai produttori, che però diventano i beneficiari, al posto dell’industria, di un aiuto alla quantità di prodotto destinato alla trasformazione, rimangono la quota nazionale di produzione in regime di aiuto, non più suddivisa tra le diverse industrie, con penalità applicate sull’aiuto in caso di superamento della stessa, l’elenco e gli standard minimi dei prodotti ottenibili dalla trasformazione in regime di aiuto, l’obbligo del contratto tra l’Op e l’industria (periodo tra il 2001 e il 2007); 3) disaccoppiamento totale degli aiuti del pomodoro (un budget di 183,96 milioni di euro), nell’ottica complessiva della riforma della PAC operata a partire dal 2003, con l’attribuzione di diritti all’aiuto ai produttori storici di pomodoro da industria e con la possibilità per gli stati membri di scegliere di attuare tale riforma attraverso un periodo transitorio di disaccoppiamento parziale degli aiuti. Nello specifico l’Italia ha scelto di optare per un periodo transitorio di tre anni di disaccoppiamento parziale al 50%, possiamo quindi considerare, in effetti, due fasi: 4a) disaccoppiamento parziale (periodo dal 2008 al 2010); 4b) disaccoppiamento totale (periodo dal 2011). La normativa in vigore ha, di volta in volta, modificato i rapporti tra le parti in causa, influenzando non solo la contrattazione, ma anche il livello dei prezzi. In questo momento in Italia siamo al secondo dei tre anni di disaccoppiamento parziale, previsti prima del disaccoppiamento totale degli aiuti che interverrà a decorrere dal 2011. In questa fase i produttori di pomodoro da industria sono suddivisi tra produttori storici e produttori non storici, ovvero coloro che hanno iniziato a produrre solo dopo il 2007 e pertanto non sono titolari di diritti all’aiuto per il pomodoro. I produttori storici sono così definiti perché coltivavano pomodoro negli anni, il triennio 2004-2006, che sono stati presi come riferimento per l’assegnazione dei diritti. Essi percepiscono, durante i tre anni del periodo transitorio, un aiuto disaccoppiato dalla produzione di pomodoro, quindi indipendente dalla coltura realizzata, pari al 50% dell’aiuto storicamente percepito, purché rispettino le cosiddette buone pratiche colturali. Nel caso coltivino pomodoro da industria, a patto di consegnarne alla trasformazione almeno una quantità minima, fissata per decreto, percepiscono un aiuto accoppiato pari al totale del budget (91,98 milioni di euro), suddiviso per il numero di ettari effettivamente coltivati in Italia. Il produttore non storico percepirà, nei tre anni del periodo transitorio, solamente questa seconda parte accoppiata, a meno che non abbia la disponibilità di diritti all’aiuto derivanti dal disaccoppiamento di altri regimi, per esempio quello del mais, da utilizzare sui terreni coltivati a pomodoro. In questa fase transitoria, che durerà fino al 2010, i produttori devono obbligatoriamente aderire a una Op che deve stipulare un contratto di conferimento con l’industria e rispettare il conferimento di almeno una resa minima fissata regione per regione, fatte salve le cause di forza maggiore. Con la fine del periodo transitorio non vi sarà più l’aiuto accoppiato, i 91,98 milioni di euro relativi saranno assegnati ai produttori storici già titolari dell’altro 50%. Ai produttori non storici, ovvero coloro che non coltivavano pomodoro negli anni di riferimento, non verrà assegnato nulla. Nel regime completamente disaccoppiato i produttori percepiscono gli aiuti su base storica, utilizzando i loro diritti all’aiuto sui terreni in conduzione, a patto che vengano rispettate una serie di norme definite come buona passi agricola, finalizzate essenzialmente a contenere gli impatti ambientali e a perseguire produzioni di qualità. Quale futuro si prospetta per il pomodoro da industria? Se gli orientamenti della commissione non cambieranno, ci sarà probabilmente il passaggio a un regime definito regionalizzato, termine che non necessariamente corrisponde con le regioni amministrative, ma che può anche indicare macroaree omogenee. Questo regime regionalizzato sarebbe totalmente o parzialmente svincolato dai riferimenti storici e l’aiuto al produttore potrebbe essere il risultato di una distribuzione, totale o parziale, delle risorse tra i beneficiari storici e gli altri produttori che non rientrando nei regimi di sostegno negli anni di riferimento non hanno avuto assegnazioni di diritti all’aiuto. Su tutto pesano, ovviamente, anche le decisioni che potranno essere prese a livello di gestione della spesa comunitaria destinata al settore. Dal 2011, con il disaccoppiamento totale, verranno a decadere le norme di qualità minime per il regime dei trasformati e gli obblighi di adesione alle Op, di stipula di un contratto tra Op e trasformatori, di conferimento di rese minime fissate regione per regione. È chiaro che questa nuova situazione richiederà nuovi rapporti, più stretti, tra mondo della produzione e della trasformazione, per meglio programmare le coltivazioni in termini di superfici, di varietà, tempistiche di maturazione e raccolta. Servirà, nella sostanza, la capacità di muoversi e pensare come una filiera unica, forte, innovativa. Parallelamente al regime di sostegno al pomodoro per la trasformazione, nell’Unione europea vi è un sistema di agevolazione dell’industria attraverso il meccanismo del cosiddetto traffico di perfezionamento attivo (Tpa), meccanismo che ha stimolato la crescita delle importazioni di concentrato di pomodoro dalla Cina, arrivate a toccare un massimo di 135.700 tonnellate nel 2004. Si tratta della possibilità di importare concentrato di pomodoro da territori esterni all’Unione, per rilavorarlo e riesportare tutti i prodotti ottenuti fuori dall’Unione europea. La logica di questo sistema sarebbe quella di rendere più competitiva l’industria Ue sui mercati internazionali. Infatti con questo meccanismo, il prodotto importato non paga dazio all’ingresso, ma la condizione fondamentale è che i derivati siano completamente esportati, per evitare distorsioni nel mercato interno, fatto questo che ha, nel corso degli anni, suscitato più di una perplessità. Il sistema del pomodoro da industria è oggetto, in Italia, di una specifica norma nazionale, concordata con Bruxelles, che definisce l’obbligo di etichettatura di origine (origine del pomodoro trasformato) per la passata di pomodoro e la definizione di passata stessa. Questa norma è stata varata proprio per fare chiarezza sul mercato di questo derivato, vista la forte importazione di concentrato cinese e la conseguente scarsa trasparenza venutasi a creare. Da questa norma nazionale è scaturita la volontà di coprire una carenza normativa a livello Ue, carenza che si verrà a dilatare dal 2011 con l’eliminazione delle norme di qualità dei trasformati di pomodoro, come conseguenza della piena entrata in vigore del disaccoppiamento totale. È pertanto in corso una complessa trattativa a livello comunitario, la cui riuscita è ancora tutta da verificare, per la definizione di una norma di commercializzazione europea che fissi degli standard per tutti i più importanti prodotti derivati (dalla passata ai concentrati, dalle polpe ai pelati) e che sancisca per gli stessi l’obbligo di etichettatura di origine del pomodoro trasformato (luogo di coltivazione).

Qualità del pomodoro da industria

In un sistema italiano destinato a confrontarsi sui mercati mondiali con altri grandi produttori, interni ed esterni all’Ue, assume una notevole valenza la capacità di distinguersi a livello qualitativo, per la tradizione, l’originalità e l’innovazione dei derivati. Il tema della qualità del pomodoro da industria e dei suoi derivati, è alla base della ricerca di parametri che possano rappresentare in modo efficace le caratteristiche qualitative e tecnologiche del prodotto coltivato, facendone una materia adatta alla trasformazione nei prodotti a cui sarà destinato, ma anche permettere di premiare, in modo adeguato, la professionalità delle imprese agricole. Frequentemente il concetto di qualità è percepito in modo differente da chi coltiva e da chi trasforma. Chi coltiva punterebbe a varietà dalle ottime caratteristiche agronomiche in termini di attecchimento, resistenza alle malattie, capacità di utilizzare acqua e concimi, resa produttiva in tonnellate prodotte per unità di superficie. Chi lavora il pomodoro vorrebbe un prodotto dall’elevata resa di trasformazione, ovviamente variabile a seconda che si parli di concentrato, pelati, polpe o altro, con un colore adeguato, con trapianti scaglionati in modo da non avere una campagna ristretta a un periodo troppo limitato. Il coniugare esigenze spesso agli antipodi, richiede griglie di pagamento che possano remunerare adeguatamente anche chi trapianta varietà tardive con rese meno elevate ma che consentono all’industria di allungare o gestire meglio la campagna di trasformazione, o meno produttive in termini di quintali, ma con un contenuto zuccherino più elevato o più colore e via discorrendo. Si tratta di un tema delicato che ha sempre rappresentato un punto critico dei rapporti agro-industriali. Critico, in fase di trattativa, per la definizione dei parametri e appunto delle griglie e, in fase di consegna, per la relativa verifica analitica del prodotto (prelievo di un campione attendibile, rappresentativo, metodi di analisi, taratura degli strumenti ecc.). Le tabelle utilizzate normalmente nei contratti prevedono una griglia basata sui gradi Brix, ovvero sul contenuto in zuccheri del pomodoro, con premi o penalità a seconda del dato registrato. Per esempio, se consideriamo la tabella riportata a lato, fatto pari a 100 un valore tra 4,90 e 4,99 gradi Brix, quindi uguale al prezzo pieno, tra 5,00 e 5,09 il prezzo diventa pari al 105% del prezzo pieno, mentre se i gradi Brix sono nell’intervallo 4,80-4,89, il prezzo cala al 95%. Si devono poi verificare i valori relativi alla presenza dei cosiddetti difetti, quali corpi estranei, bacche marce e bacche verdi e la percentuale di elementi dequalificanti il prodotto, quali bacche schiacciate, spaccate, immature, scottate o con lesioni cicatrizzate. Anche in questo caso esistono tolleranze e penalità che possono interessare il peso netto e/o l’indice di prezzo. Ovviamente, oltre una certa tolleranza, il carico può essere respinto. Questa è la situazione normalmente disciplinata, ma il settore ha conosciuto nel corso degli anni lo sviluppo di nuove tipologie di trasformati che si sono affermati presso i consumatori, caratterizzati da nuove particolarità, come le polpe e i cubettati, prodotti più difficili, tecnologicamente parlando, caratterizzati da un grado Brix basso, che necessitano di caratteristiche quali pelabilità, consistenza della polpa, colorazione ottimale. In alcuni casi l’industria ha quindi affiancato al grado Brix altri parametri, quali l’acidità, attraverso la misurazione del pH, la consistenza, valutata in gradi Bostwich, il colore, verificato in gradi Gardner, con premi o penalità a seconda dei valori desiderati e riscontrati. Sono emerse poi, nel corso degli anni, nuove esigenze, quali quelle legate agli aspetti nutraceutici dei prodotti alimentari, ovvero al loro contenuto di sostanze salutistiche, quali antiossidanti, riduttori del colesterolo e altri. Così un prodotto particolarmente ricco di un antiossidante come il licopene, ritenuto prezioso dalla ricerca medica, potrebbe puntare a conquistare nuovi spazi di mercato per i derivati del pomodoro. In questo caso potrebbe essere interessante introdurre una griglia in funzione del contenuto di questa sostanza, o di qualunque altra che dovesse rivelarsi interessante, spendibile. Ovviamente l’eventuale sviluppo di questi parametri è legato all’evoluzione delle tecniche di trasformazione, all’elaborazione di nuovi derivati, alla sensibilità dei consumatori. In questo senso le aspettative legate al licopene sono finora andate deluse, in termini di mercato, anche se proprio nel corso del 2009 è stata pubblicata una decisione della Commissione Ue che autorizza l’utilizzo dell’oleoresina di licopene, estratta dal pomodoro, quale ingrediente nelle preparazioni alimentari.


Coltura & Cultura