Volume: il pomodoro

Sezione: coltivazione

Capitolo: nematodi

Autori: Nicola Vovlas, Martino Basile

Introduzione

I nematodi sono organismi pluricellulari di dimensioni variabili (da 200 micron fino a 6-8 mm di lunghezza), che spesso vengono indicati come vermi o anguillule per il loro aspetto prevalentemente vermiforme e per il modo di muoversi in acqua. Essi sono molto numerosi e presentano peculiarità tassonomiche ben distinte formando appunto il Phylum Nemata. Sono comunemente presenti in vari ambienti acquatici e terrestri. Molte specie di nematodi sono parassiti dell’uomo, degli animali, dei pesci e degli insetti. Il gruppo che riguarda in modo particolare l’agricoltura è quello dei nematodi fitoparassiti, che comprende specie parassiti di piante coltivate o spontanee di interesse agrario. Molti sono i nematodi fitoparassiti, appartenenti a vari gruppi, e riportati come patogeni sul pomodoro: per esempio, Rotylenchulus reniformis soprattutto in ambienti tropicali, Pratylenchus spp. e Nacobbus in ambienti di serra; Globodera spp. (G. pallida e G. rostochiensis.); Xiphinema spp.; Trichodorus e Partrichodorus spp. in ambienti subtropicali. La loro importanza economica, tuttavia, risulta molto modesta, per cui il loro parassitismo non è stato mai studiato in modo dettagliato. A essi però si deve aggiungere il gruppo di nematodi galligeni, appartenenti al genere Meloidogyne, che sono invece largamente diffusi e con elevata e riconosciuta patogenicità, tanto che si stimano annualmente perdite a loro riconducibili superiori al 20% della produzione mondiale. Il nome di nematodi galligeni, assegnato a questi parassiti, deriva dalla loro caratteristica di indurre, sulle radici delle piante infestate, i caratteristici ingrossamenti o noduli, detti appunto galle, che sono il risultato della reazione della pianta all’insediamento dei nematodi. Già a 48 ore dall’invasione dello stadio infettivo (II stadio di sviluppo) del nematode inizia l’espansione della radice al punto di penetrazione del parassita. L’espansione della galla varia da 1 a 8 volte il normale diametro della radice e la localizzazione delle galle può essere sia apicale sia/o lungo l’asse della radice stessa.

Identificazione di Meloidogyne a livello di specie

Delle oltre 80 specie descritte, quelle di riconosciuta patogenicità per il pomodoro sono solo quattro e di seguito vengono elencate in ordine di importanza per diffusione e per i danni di rilevanza economica procurati: Meloidogyne javanica, Meloidogyne arenaria, Meloidogyne incognita, Meloidogyne hapla. La loro identificazione può avvenire attraverso l’esame microscopico di alcuni caratteri morfologici, in modo particolare della regione anteriore e posteriore del corpo della femmina, che variano a seconda della specie. Il loro rilevamento morfo-biometrico conferisce una impronta specifica per ogni specie, mentre il rapporto EP/ST (distanza del poro escretore dall’estremità anteriore diviso la lunghezza dello stiletto) fornisce un valore molto stabile che distingue le varie specie. Nella figura della pagina precedente vengono riportate le caratteristiche rilevanti dell’impronta perineale della femmina utile per un confronto diagnostico per le 4 specie che attaccano il pomodoro. In M. javanica sono caratteristiche le linee trasversali che separano nettamente la regione dorsale e ventrale, mentre in M. incognita tali linee risultano assenti e le pieghe cunicolari della regione dorsale sono continue e più marcate. Meloidogyne arenaria è caratterizzata da un’impronta più o meno rotondeggiante con linee laterali appena marcate, mentre M. hapla si caratterizza per la presenza di una punteggiatura nella parte centrale sovrastata da archi molto ampi. Un esempio invece della differente posizione del poro escretore viene dal confronto di due specie: M. incognita presenta il poro escretore molto anteriore rispetto a quello della M. arenaria.

Ciclo vitale e parassitismo

La larva di secondo stadio che emerge dall’uovo è una forma mobile nel terreno, ha come dimensioni 350-600 micron di lunghezza totale e 13-15 μ di diametro del corpo. Questa forma infettiva va alla ricerca delle radici nel terreno e inizia il suo parassitismo penetrando nei tessuti radicali. Fissandosi nei tessuti vascolari, diventa poi femmina adulta e ovi-deponente alla fine del suo sviluppo vitale. La femmina si accresce quindi all’interno della galla, conducendo vita parassitaria totalmente sedentaria e alimentandosi delle cellule nutrici. In condizioni ottimali il ciclo biologico si completa in 28-35 giorni a una temperatura ambientale di circa 30 °C. Ogni femmina può deporre da 100 a 800 uova.

Danni

I nematodi galligeni possono causare su pomodoro danni sia diretti sia indiretti. La formazione delle cellule giganti e delle galle compromette la funzionalità della radice. In aggiunta gli attacchi dopo il trapianto, in fase di attecchimento delle piantine, possono interrompere l’accrescimento della radice limitando sensibilmente la formazione dell’apparato radicale, alterando così l’assorbimento dell’acqua e degli elementi nutritivi. La manifestazione dei sintomi sulla parte aerea inizia con una crescita stentata e successivamente con ingiallimenti precoci più o meno diffusi, che portano a senescenza prematura l’intera pianta. La produzione quindi subisce riduzioni vistose in qualità e quantità.

Morfologia e razze biologiche

I nematodi galligeni appartengono alla famiglia Meloidogynidae. Una caratterista principale di questo gruppo è la presenza di uno spiccato dimorfismo sessuale. Il maschio adulto infatti è vermiforme e mobile, mentre la femmina è a forma di fiasco ed è sedentaria. La larva di secondo stadio, che emerge dall’uovo, è anch’essa mobile e rappresenta l’unico stadio infettivo che dà inizio al parassitismo. Le uova sono di forma sub-cilindrica con dimensioni di 85 × 30 micron, e sono contenute in una matrice gelatinosa, in attesa di schiudersi quando le condizioni ambientali diventano favorevoli. Fra le quattro specie parassite del pomodoro è nota anche la presenza di popolazioni che su una serie di ospiti differenziali si comportano in modo diverso. In base alla riproduzione o meno su determinati ospiti appunto tali popolazioni vengono indicate come razze biologiche ben definite. La conoscenza delle razze diventa un fattore importante qualora si voglia fare ricorso all’impiego di avvicendamenti colturali e/o all’utilizzo e selezione di cultivar resistenti ai nematodi galligeni.

Valutazione del grado di infestazione

Molto importante, oltre l’identificazione della specie del nematode galligeno ed eventualmente della sua razza fisiologica, è la determinazione della carica del nematode nel terreno, espressa in numero di larve (stadi giovanili) e/o uova per ml di terreno. Un metodo rapido per avere una buona indicazione del grado di infestazione del terreno consiste nell’analizzare l’apparato radicale delle piante a fine ciclo colturale. L’inoculo è al massimo potenziale per la successiva coltura a causa della conclusione del ciclo e della riproduzione del nematode. La valutazione del grado di infestazione consiste nel confrontare l’apparato radicale delle piante divelte e liberate dal terreno, con una scala suddivisa da 0 a 5.

Difesa da nematodi

I nematodi fitoparassiti possono causare ingenti danni al pomodoro specialmente quando viene coltivato in maniera intensiva e/o in regime di monocoltura. In molte situazioni la somministrazione di un agrofarmaco ad azione nematocida è una pratica indispensabile per mantenere livelli produttivi accettabili soprattutto dal punto di vista qualitativo. Tali interventi però, oltre a essere costosi, possono risultare inutili o rivelarsi addirittura controproducenti se adottati intempestivamente o in maniera impropria. Gli attuali orientamenti fitoiatrici hanno come obiettivo quello di mantenere l’attività parassitaria del nematode entro una soglia di danno economicamente accettabile. Ciò è conseguibile non solo con mezzi di lotta chimica ma anche con interventi alternativi (agronomici, genetici, fisici e biologici). È possibile infatti contenere le popolazioni del parassita liberando il terreno da radici di piante infestate, utilizzando strumenti di lavoro, terriccio, acqua d’irrigazione e piantine esenti da nematodi. Sono importanti anche il drenaggio e le lavorazioni estive del terreno oltre all’apporto di sostanza organica e alla rotazione colturale, anche se quest’ultima tecnica non risulta essere una valida soluzione possibile in serra dove prevalentemente i mercati condizionano i sistemi colturali. Altri mezzi disponibili sono la coltivazione intercalare di piante nematocide (Brassica spp., Tagetes spp., Ruta spp.) che possiedono azione tossica nei confronti di Meloidogyne spp. La tecnica dell’innesto erbaceo (con portinnesto resistente) risulta ampiamente diffusa nella coltivazione del pomodoro, dove le varietà resistenti ai nematodi (mezzo genetico economico e di facile impiego) sono disponibili sia per il pomodoro da mensa sia per quello da industria. Un mezzo di difesa a basso costo e a ridottissimo impatto ambientale è la solarizzazione, che consiste nella copertura del terreno con un film plastico trasparente per circa due mesi nel periodo estivo. Un’altra tecnica che sfrutta l’effetto letale del calore è la sterilizzazione con vapore acqueo, ma è condizionata dagli alti costi. Infine è possibile utilizzare la lotta biologica che sfrutta l’esistenza in natura di numerosi microrganismi antagonisti dei nematodi fitoparassiti. Di essi alcuni sembrano molto interessanti e sono tuttora oggetto di studio per poter essere impiegati nella lotta contro i nematodi. Si tratta di microrganismi che con meccanismi diversi uccidono i nematodi. A volte, come nel caso del batterio Pasteria penetrans dal parassitismo molto spiccato, la produzione in massa è ostacolata dal fatto che si tratta di parassiti obbligati, per cui è necessario anzitutto poter riprodurre massivamente il nematode e su di esso, quindi, l’antagonista. L’integrazione o l’alternanza di questi diversi metodi di lotta permette un controllo più conveniente dei nematodi fitoparassiti contenendo anche la presenza di residui tossici, la contaminazione ambientale e gli effetti a lungo termine sia sulla salute dell’uomo sia sull’ambiente.

Foto R. Angelini


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