Volume: il pomodoro

Sezione: coltivazione

Capitolo: modello Piana del Sele

Autori: Carlo Schettini

Introduzione

La coltivazione del pomodoro da mensa in coltura protetta iniziò a svilupparsi nella Piana del Sele (Salerno) intorno ai primi anni ’80 del secolo scorso. Le prime conoscenze si acquisirono in seguito al trasferimento di informazioni e lavoratori dal vicino Agro Nocerino-Sarnese area, quest’ultima, da sempre coltivata eminentemente a ortaggi e patria del famoso pomodoro lungo San Marzano. Negli anni ’80 del secolo scorso, quando la coltivazione in serra non era così altamente specializzata, si usava ospitare le coltivazioni in strutture alte al massimo 2 metri e lunghe fino a 60 metri, al fine di recuperare quanto più possibile terreno e lasciare meno tare improduttive. Progressivamente, registrandosi nel tempo un aumento delle temperature medie (soprattutto quelle invernali), le aziende della Piana hanno cominciato ad adottare diverse tipologie di serra. Il cambiamento è stato realizzato anche in vista della necessità di ottenere qualità superiori dei prodotti orticoli e dell’esigenza di ridurre gli input chimici. Venivano, quindi, installate serre più alte al colmo e di minore lunghezza onde facilitare la ventilazione e quindi ridurre l’umidità. In questo modo si riducevano anche i rischi di insorgenza di diverse patologie. Attualmente le serre installate nella zona, prevedono un’altezza in gronda di 2,2 metri e sono lunghe non più di 40 metri. Dispongono di aperture in testata e nei laterali e non presentano sistemi di riscaldamento. Le strutture sono realizzate con telaio in ferro zincato e copertura in plastica e vengono disposte in multi tunnel con ogni singolo elemento largo 7,20 metri e avente una superficie media di 0,5 ettari.

Scelta del materiale di coltivazione

Come per tutti i prodotti orticoli, la scelta del materiale di coltivazione è naturalmente ben ponderata e fatta essenzialmente in funzione della richiesta del mercato. Considerata dunque la buona domanda di pomodoro lungo insalataro da parte di tutti i mercati nazionali, gli orticoltori della Piana del Sele hanno raggiunto un elevato grado di specializzazione nelle pratiche colturali e gestionali. Con l’evoluzione delle tecniche e delle esigenze commerciali e di coltivazione, dalle varietà lunghe tipologia San Marzano si è passati a tipologie tonde insalataro verde e alla limitata presenza di tipologie a grappolo e ciliegino con frutto completamente maturo. Nella Piana del Sele si cerca di evitare lo scontro con gli orticoltori siciliani specialisti nella produzione di cherry e grappolo essendo essi favoriti sia dalle caratteristiche pedoclimatiche sia da una grande esperienza e tradizione. Non dimentichiamo che la coltivazione del pomodoro ciliegino o cherry in coltura protetta nel Sud-Est della Sicilia insiste su una superficie di circa 1500 ha! Da qui nasce la continua ricerca, da parte degli orticoltori campani, di prodotti alternativi, la cui coltivazione sia favorita anche da terreni e acque con bassi valori di conducibilità elettrica. Il pomodoro lungo, raccolto a verde come insalataro, rappresenta invece la tipologia più commercializzata nella Piana del Sele dove viene coltivato oltre il 70% del pomodoro da mensa in Campania. Nell’ambito della tipologia a frutto lungo, una sola varietà (Lancelot) rappresenta circa il 70% del totale coltivato nella Piana del Sele e il 50% della produzione campana. Questa varietà risulta essere anche la più utilizzata nel primo ciclo di coltivazione, dato che risulta essere una cultivar precoce e con eccellenti caratteristiche del frutto come colore e pezzatura (in media 120 grammi), lento viraggio, ottima tenuta a maturazione, regolarità e uniformità di produzione.

Tecnica colturale

Le prime operazioni colturali iniziano di solito a gennaio con la preparazione del terreno mediante un’aratura a media profondità seguita da un’erpicatura e una fresatura. Dopo questi interventi, viene disposto il telo pacciamante costituito, generalmente, da un film plastico nero che consente di contenere lo sviluppo di erbe infestanti e mantenere umido il terreno. Il trapianto si pratica verso gennaio-febbraio e, fino ad aprilemaggio periodo in cui si svolge la raccolta, si effettuano tutte le operazioni colturali di legatura, scacchiatura, sfogliatura e cimatura. La densità d’impianto solitamente attuata è di 2,5-3 piante/ m2 circa, mentre il sesto di impianto varia a seconda del tipo di serra utilizzata. Con serre larghe 7,20 metri si distribuiscono 6 file distanziate 120 cm l’una dall’altra e le piante sono disposte, sulla fila, a circa 30 cm di distanza. Per le aziende che scelgono di coltivare in fila binata, si posizionano le piante a una distanza di 80 cm sulla bina, con uno spazio di circa 150 cm tra una bina e l’altra. Le piante risultano distanziate sulla fila di 30-35 cm. Per le varietà a sviluppo indeterminato, si usa sostenere le piante con fili di spago assicurati alla gabbia preparata all’interno della serra. La gabbia è costituita da un reticolo di ancoraggio formato da fili di ferro disposti nella parte superiore della serra. Questa operazione si svolge 10-15 giorni dopo il trapianto. Nei casi di varietà a sviluppo determinato, le piante si legano ai classici tutori di bambù. Si interviene con la classica scacchiatura per eliminare i getti laterali e con la cimatura quando le piante sviluppano il 6°-7° palco e hanno raggiunto un’altezza di 2-2,20 metri. Poco prima della raccolta, per limitare le infezioni da muffa grigia, si effettua la pulizia delle foglie basali, operazione questa, che migliora l’arieggiamento. La raccolta inizia a fine aprile e prosegue fino verso la fine di maggio-inizio di giugno quando si realizza la piena raccolta. Le tecniche di coltivazione sono comunque variate negli anni in funzione delle diverse esigenze commerciali, economiche e ambientali. Oltre alla continua attenzione verso le richieste della Grande Distribuzione Organizzata, si mira alla riduzione degli input chimici per la difesa delle piante e nel sempre crescente rispetto dell’entomofauna utile, mentre la diffusione della fertirrigazione dinamica deriva dal crescente interesse, da parte degli operatori, a ridurre l’impatto ambientale nonché le spese richieste per la concimazione. L’utilizzo delle ormonature è praticamente scomparso lasciando spazio all’istallazione di arnie di insetti pronubi (per esempio Bombus terrestris) usati per l’impollinazione dei fiori nelle serre.

Difesa integrata

Gli orticoltori tendono a rispettare standard qualitativi sempre più elevati spinti da una richiesta sempre più esigente in termini di sicurezza alimentare e qualità dei prodotti. Per tale motivo, al fine di mettere a punto una corretta e razionale strategia di difesa, si pone particolare attenzione ai vincoli posti dai disciplinari di produzione per la scelta degli agrofarmaci. Il controllo dei patogeni fungini della parte aerea si effettua con un attento monitoraggio allo scopo di razionalizzare le applicazioni di agrofarmaci e ottimizzare i costi della difesa. Tra le patologie più diffuse e più impegnative ricordiamo l’oidio (Leveillula taurica e Oidium lycopersicum), la peronospora (Phytophthora infestans) e la cladosporiosi (Cladosporium fulvum). Anche nella Piana del Sele nella coltivazione del pomodoro da mensa assume particolare rilievo la lotta al tripide (Frankliniella occidentalis), agente di danno diretto sui frutti e vettore del Tomato Spotted Wilt Virus. Data l’estrema pericolosità dell’insetto, l’intervento, all’occorrenza, è integrato da trattamenti chimici. Tuttavia nella coltivazione del pomodoro si vanno sempre più diffondendo, nella piana del Sele, cultivar tolleranti al TSWV. Grande rilevanza per il pomodoro riveste la lotta agli Aleurodidi come Trialeurodes vaporariorum vettore del Tomato Infectious Chlorosis Virus, il cui controllo è affidato prevalentemente ai neonicotinoidi da soli o in miscela mentre nelle aziende di agricoltura biologica si utilizza il miride predatore Macrolophus caliginosus. Il controllo delle larve di lepidotteri (per esempio Spodoptera spp., Mamestra spp., Heliothis spp.) viene operato con formulati a base di Bacillus thuringiensis assolutamente selettivi e agrofarmaci dotati di totale selettività verso Orius e Bombus. Tra gli acari il più diffuso è il ragnetto rosso (Tetranychus urticae) che, dopo attento monitoraggio, si contrasta con trattamenti localizzati di infezione solitamente con prodotti a base di zolfo e cercando di mantenere un clima in serra non troppo secco. Il nuovo pericolo è rappresentato dal lepidottero gelichide minatore fogliare Tuta absoluta, che se non controllato bene porta alla morte della pianta nell’arco di pochi giorni.

Commercializzazione

I pomodori da mensa prodotti nella Piana del Sele, anche grazie a numerose e importanti associazioni di produttori, trovano collocazione soprattutto sui mercati nazionali o inviati alla GDO italiana mentre l’esportazione trova seri concorrenti nelle produzioni spagnole e siciliane. Purtroppo, il futuro del pomodoro nella Piana non è roseo. L’enorme diffusione delle colture di IV gamma ha soppiantato la coltura del pomodoro da mensa che è relegato ormai ad aziende di medio-grande estensione provviste di macchinari per la lavorazione, la calibrazione e la conservazione del prodotto.


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