Volume: il pero

Sezione: ricerca

Capitolo: miglioramento varietale

Autori: Elvio Bellini, Laura Natarelli

Moderni obiettivi del miglioramento genetico

Al pari delle altre specie frutticole, il miglioramento genetico del pero necessariamente deve essere orientato alla costituzione di nuove cultivar e portinnesti in grado di rispondere alle differenti e mutevoli esigenze di tutta la filiera (propagazione, produzione, condizionamento, conservazione, trasformazione industriale e commercializzazione del prodotto). Oggi più che mai, per tutti gli ambienti pedoclimatici si tende all’ottenimento di nuove cultivar rustiche e particolarmente resistenti alle avversità, soprattutto per quelle zone nelle quali incombono seri pericoli di sopravvivenza delle cultivar che costituiscono l’attuale assortimento varietale. In questi ultimi anni, infatti, si è sentita sempre più la necessità di sviluppare strategie colturali basate sul concetto di sostenibilità ambientale, volte all’ottenimento di un prodotto di qualità più salubre mediante la riduzione e la razionalizzazione degli interventi chimici (agrofarmaci e fertilizzanti). Le novità dovrebbero, quindi, possedere una spiccata adattabilità pedoclimatica, con maggiore resistenza al freddo, elevata rusticità e tolleranza alle più temibili malattie. I programmi di miglioramento per la resistenza alle malattie differiscono ovviamente nelle diverse zone di coltivazione in base alla endemicità che le avversità manifestano. In Italia, in particolar modo, è emersa l’esigenza di far fronte alle gravi epidemie causate dal colpo di fuoco batterico (Erwinia amylovora), che attacca tutte le pomacee. Obiettivo ampiamente perseguito dai programmi italiani è anche la resistenza alla psilla (Cacopsylla pyri), che rappresenta uno dei fitofagi più dannosi per il pero e costituisce facile veicolo del fitoplasma agente del “pear decline”, che provoca il deperimento e la morte delle giovani piante. Nell’ambito delle micosi, infine, assume molta importanza la resistenza alla ticchiolatura, malattia indotta da Venturia pyrina, le cui conoscenze sono a tutt’oggi piuttosto confuse, poiché il fungo è costituito da numerosi ecotipi, ciascuno dei quali possiede un ristretto areale di distribuzione, tanto che le cultivar che risultano resistenti alla ticchiolatura in una regione possono divenire suscettibili se coltivate in un’altra. Spesso viene confusa la resistenza con la tolleranza e questo non aiuta certamente il miglioratore nella scelta del materiale genetico da utilizzare, senza considerare che i risultati disponibili in letteratura sono spesso in contraddizione tra loro. Altre difficoltà derivano dal fatto che alcuni geni o complessi genici responsabili della resistenza sono posseduti da cultivar e/o specie del genere Pyrus di scarsa o nulla importanza commerciale, nonché dal fatto che i meccanismi di trasmissione ereditaria non sono sempre univocamente identificati, come nel caso del colpo di fuoco batterico. Gli obiettivi del miglioramento genetico sono diversi per ogni soggetto della filiera. Il frutticoltore che si trova a dover fronteggiare le problematiche della messa a dimora di un nuovo pereto darà la preferenza a cultivar con elevato grado di affinità su portinnesti nanizzanti; precoce messa a frutto ed elevate rese unitarie fino dai primi anni di età della pianta; autofertili o provviste di elevata intercompatibilità con le migliori cultivar impollinatrici a epoca di fioritura contemporanea. L’epoca di maturazione delle nuove cultivar dovrebbe essere maggiormente differenziata, con particolare riguardo al periodo precocissimo e precoce, per la produzione di frutti da destinare prevalentemente al consumo fresco e all’esportazione; necessitano altresì nuove cultivar tardive e invernali per rimpiazzare la Passa Crassana, dotate di elevata attitudine alla frigoconservazione. In previsione della raccolta meccanica del prodotto, sia per il consumo fresco ma soprattutto per usi industriali, le nuove cultivar di pero dovrebbero produrre frutti di pezzatura uniforme e a maturazione contemporanea, facilmente distaccabili, con buccia alquanto resistente, idonee all’impiego delle macchine raccoglitrici per scuotimento. Anche la forma dell’albero e la resistenza meccanica del tronco e delle branche assumono particolare importanza a questo riguardo. Il commerciante è interessato soprattutto all’aspetto attraente del frutto che dovrà vendere, nonché alla resistenza alle manipolazioni e al trasporto e all’attitudine alla frigoconservazione. Gioca indubbiamente a sfavore la delicatezza dei frutti, segnatamente nelle cultivar estive, che risultano di difficile gestione durante la fase di trasporto, di conservazione e di commercializzazione. Questo fatto induce il frutticoltore a raccogliere un prodotto ancora acerbo, che giunge al consumatore di aspetto poco attraente e con qualità gustative spesso scadenti. In particolare viene richiesta una pezzatura da media a medio-grossa, che non ecceda i 5-6 frutti per chilogrammo, e una forma tendenzialmente allungata (piriforme), ma non troppo (non sono gradite le forme appiattite e poco quelle arrotondate). A maturità, la buccia dovrebbe essere di colore giallo-dorato e brillante (con o senza arrossamento), ma sono preferite anche colorazioni rosso brillanti (limitatamente ai frutti per il consumo fresco) o rugginose, purché uniformi, stabili, attraenti e senza fondo verde; la buccia deve comunque essere resistente alle manipolazioni, alla conservazione frigorifera e ai trasporti. L’industria di trasformazione utilizza come materia prima quasi esclusivamente la William, cultivar ineguagliabile per le sue caratteristiche pomologiche (forma e pezzatura) e organolettiche (polpa bianca e compatta, tessitura fine, assenza di sclereidi, sapore e aroma particolari). È sentita, pertanto, la mancanza di idonee cultivar William-simili a maturazione più precoce della William e soprattutto a maturazione più tardiva. Il carattere idoneità alla trasformazione industriale coinvolge moltissime componenti che variano in rapporto al diverso uso industriale del frutto (sciroppati, macedonie, succhi, puree, essiccati, sidro ecc.). Il consumatore, infine, manifesta le sue preferenze del prodotto fresco soprattutto nei riguardi della forma, colore della buccia e gusto del frutto. È particolarmente gradita una polpa di colore bianco, con assenza di granulosità (sclereidi) o eventualmente limitata al solo torsolo, che è preferibile sia piccolo; con tessitura butirrosa, priva di fibre, di sapore dolce, con giusto rapporto zuccheri/acidi, aromatico e profumato. Poiché negli ultimi anni il consumatore sembra avere acquisito una maggiore conoscenza sul concetto della “qualità dei frutti”, riferita anche e soprattutto alle sue caratteristiche gustative e nutrizionali, particolare attenzione viene rivolta, nei più recenti programmi di miglioramento genetico, proprio a questo problema, con la ricerca di nuove tipologie varietali basate essenzialmente sulla qualità gustativa.

Ereditarietà dei principali caratteri

Le conoscenze sul comportamento ereditario dei singoli caratteri, rivestono notevole importanza per la programmazione di appropriati programmi di miglioramento genetico, finalizzati al raggiungimento di specifici obiettivi. Chiaramente lo studio sull’ereditarietà dei caratteri deve essere condotto su piante adulte, che abbiano raggiunto la fase produttiva; nel pero questa fase non si raggiunge prima dei 10-15 anni.

Resistenza a stress biotici e abiotici
Resistenza al colpo di fuoco batterico. L’ereditarietà della resistenza al colpo di fuoco batterico sembra sia regolata da molteplici geni, a eccezione del P. ussuriensis nel quale secondo alcuni autori il carattere sembra essere di natura monogenica. Secondo alcuni studiosi solo meno del 50% della variabilità fenotipica sensibile al colpo di fuoco sarebbe dovuta a fattori genetici, mentre più del 50% sarebbe determinata dalla componente ambientale, la quale sembra indurre anche sensibili effetti di interazione genotipo × ambiente. La variabilità genotipica viene attribuita per il 50% alla componente genica additiva e per il restante 50% a effetti non additivi, quali dominanza ed epistasia. Le difficoltà incontrate nella determinazione fenotipica di questo carattere sono dovute all’influenza di numerosi fattori, tra cui: età e condizioni fisiologiche della pianta, tipo di tessuto infettato, rapporto tra temperatura e umidità durante il periodo pre e post-infezione, metodologia di inoculazione (purezza e concentrazione dell’inoculo, metodo) e virulenza dei ceppi batterici impiegati. A oggi si ritiene che la resistenza dipenda essenzialmente dalla capacità della pianta di rispondere più o meno rapidamente ed energicamente all’infezione, cioè dalla velocità di reazione della pianta allo sviluppo del patogeno. Considerata l’elevata influenza della componente ambientale, la valutazione di un genitore dovrebbe avvenire non solo sulla base della espressione fenotipica, ma bensì del suo potenziale d’incrocio ricorrendo a un test su più progenie; possibilmente la strategia da adottare dovrebbe favorire il confronto fra numerose combinazioni d’incrocio piuttosto che fra un elevato numero di semenzali per progenie. Infatti, la capacità di combinazione generale per la resistenza al colpo di fuoco di alcune cultivar note (Bella di Giugno, Coscia, Dr. J. Guyot, Rosired Bartlett) è risultata migliore rispetto a quella di alcune cultivar resistenti (Morgan, Prof. Molon, Duchessa d’Angoulême). L’elevato valore d’incrocio mostrato da cultivar di ampia diffusione quali William, Kaiser, Max Red Bartlett, Coscia ecc., di qualità pregiata, ma poco resistenti alla batteriosi, può essere spiegato in base alla loro maggiore componente genetica additiva, che si traduce in una elevata percentuale di semenzali resistenti all’interno della progenie ottenuta. La valutazione della resistenza al colpo di fuoco è piuttosto complessa e la letteratura a volte riporta risultati contraddittori sulla resistenza di alcune specie e dei singoli genotipi. In effetti, è risaputo che esistono differenze di resistenza tra i tessuti del tronco, del germoglio e dei bocci fiorali all’interno di uno stesso individuo. Ciò nonostante, la maggior parte dei genotipi di P. communis e delle altre specie europee (mediterranee o euroasiatiche), sono generalmente suscettibili alla batteriosi, mentre un alto livello di resistenza viene attribuito alle specie orientali, essenzialmente P. calleryana e P. ussuriensis.

Resistenza alla psilla. Il determinismo genetico della resistenza alla psilla, come in generale avviene per gli altri insetti, non segue una regola generale ed è spesso di natura poligenica. Anche quando sono coinvolti solo pochi geni non vi è correlazione fra resistenza e dominanza. I meccanismi di resistenza solo raramente sono “razza specifici”. In effetti la resistenza agli insetti è regolata soprattutto dalle barriere fisiche, mentre quelle chimiche, seppure esistenti, non sono necessariamente indotte da una interazione specifica con l’insetto. La resistenza alla psilla è stata ritrovata nelle specie orientali P. betulaefolia, P. calleryana, P. fauriei, P. ussuriensis, P. bretschneideri, P. pyrifolia, P. pashia e negli ibridi P. ussuriensis × P. communis. La resistenza sarebbe caratterizzata sia dalla non preferenza nei confronti dell’ospite per la ovideposizione sia dalla inibizione della nutrizione, la quale si traduce in uno sviluppo ritardato e in un aumento della mortalità (antibiosi). Tuttavia, la pezzatura piccola dei frutti e l’elevata presenza di sclereidi nella polpa ne limitano il loro impiego per trasferire rapidamente la resistenza in nuove cultivar di tipo europeo con frutti di qualità. Fra le citate specie, maggiore interesse riveste il P. ussuriensis, che sembra trasmettere la resistenza al 60% della progenie senza troppo interferire sulle caratteristiche qualitative dei frutti. La resistenza è stata riportata anche in pochi genotipi di P. nivalis e in Pitoma Slanopadja presumibilmente un ibrido P. communis × P. amydaliformis. All’interno di P. communis, Spina Carpi, cultivar con scarse qualità dei frutti, ha dimostrato di possedere una moderata resistenza alla psilla, sia perchè non viene scelta dagli adulti dell’insetto per l’ovideposizione, sia per il basso rapporto ninfe/uova e per il limitato sviluppo di fumaggine sulla melata. Una certa resistenza è stata attribuita anche alle cultivar Sierra, Honeysweet e Moonglow. Ulteriori fonti di resistenza sono state individuate successivamente, all’interno del germoplasma di Pyrus di origine est-europea al fine di allargare la base genetica per la selezione.

Resistenza alla ticchiolatura. Il controllo ereditario della resistenza alla ticchiolatura non è ancora molto chiaro e vi è una contrapposizione tra la tesi monofattoriale dominante e quella poligenica. Sembra, tuttavia, che esistano delle correlazioni tra la resistenza alla ticchiolatura e alcune caratteristiche della foglia, quali il contenuto in idrochinone e la grandezza delle cellule epidermiche; positiva la prima in considerazione anche dell’elevata tossicità esercitata dal composto sul fungo, negativa la seconda. Opinioni contrastanti si sono succedute sulla resistenza all’interno del genere Pyrus: P. pyrifolia e P. ussuriensis var. ovoidea sarebbero per lo più resistenti, mentre altre varietà di P. ussuriensis sarebbero al contrario suscettibili alla malattia. Altri studiosi considerano suscettibili i cloni o le popolazioni di semenzali di P. caucasica, molto variabili P. pyrifolia e P. nivalis, suscettibile P. communis, e generalmente resistenti tutte le altre specie; in particolare elevata resistenza viene attribuita a P. ussuriensis. Le maggiori difficoltà nella valutazione della resistenza e le differenze spesso riportate per gli stessi genotipi possono essere probabilmente messe in relazione con l’esistenza di differenti razze del fungo, con le diversità ambientali o con le diverse definizioni di “reazione resistente”.

Resistenza al freddo. È un carattere di natura polifattoriale, tuttavia il meccanismo ereditario non è ancora definitivamente accertato. Esso sembra coinvolgere due gruppi di geni, il primo dei quali avrebbe una azione sulla durata del riposo invernale, mentre il secondo determinerebbe la resistenza del citoplasma agli abbassamenti di temperatura. Le resistenze al freddo dello xilema e delle gemme fiorali non sono altamente correlate fra loro. Così, per esempio, la resistenza delle gemme di Passa Crassana, Packham’s Triumph e Butirra Hardy è moderatamente elevata, sebbene quella del tronco sia piuttosto bassa. I danni causati dal freddo possono variare in funzione di una serie di fattori, fra i quali: l’andamento stagionale, le parti della pianta, il livello di nutrizione minerale ecc.; pertanto una pianta che risulta resistente in certe circostanze può non esserlo in altre. Per questi motivi la classificazione dei genotipi in funzione della resistenza al freddo è piuttosto complessa e variabile a seconda dei criteri utilizzati e delle condizioni di osservazione. Lo studio più completo sulla resistenza al freddo, all’interno del genere Pyrus, ha evidenziato una variabilità nella soglia di resistenza da –16 °C in P. pashia a –33 °C in P. caucasica cv Mag-2; ma il P. ussuriensis rappresenta la specie più importante per la resistenza al freddo, grazie alla sua precoce interruzione della crescita in autunno, tanto che è stato ampiamente utilizzato nei programmi d’incrocio interspecifico con cultivar di P. communis. All’interno di P. communis le cultivar Augustparon, Hovsta, Gaspard, Moe e Bessumianka sono ritenute le più resistenti.

Caratteri agronomici e biologici dell’albero
Habitus vegetativo ridotto. Questo carattere deriva dalla esigenza di adattare le piante ai moderni sistemi di allevamento con alte densità di piantagione e di permettere la gestione degli alberi da terra, senza l’ausilio di piattaforme mobili, riducendo i costi della manodopera. Una fonte genetica per il carattere nanismo è stata individuata nella cultivar Nain Vert, nella quale è stato dimostrato che il carattere è sotto controllo monogenico, dominante ed eterozigote. Tale carattere può essere tuttavia considerato associato al controllo poligenico della vigoria che ne regola l’espressione. Il vigore è risultato positivamente correlato con la qualità e la pezzatura del frutto, riducendo così la possibilità di selezionare le piante per taglia ridotta senza perdere i requisiti di qualità del frutto. Allo stesso tempo il vigore è risultato associato anche con la presenza di spine e, a sua volta, la spinescenza è risultata correlata negativamente con la precoce entrata in produzione, la precoce fioritura e la precoce maturazione. Questi risultati, in definitiva, confermano la validità di considerare la spinescenza come un indice di giovanilità.

Precoce entrata in produzione. È un carattere ereditario influenzato da una componente additiva consistente e molto variabile. Anche l’effetto della componente genetica è alquanto maggiore di quella ambientale, così che la combinazione dei genitori esercita un effetto assai maggiore rispetto all’interazione ambientale. In altre parole, nel controllo del periodo giovanile la scelta dei genitori risulta molto più importante di ogni altra pratica agronomica; l’impiego di genitori caratterizzati da un breve periodo giovanile e con buone capacità combinanti, consente di ridurre nelle progenie la durata media di questa fase. La fase improduttiva è tipicamente correlata con la presenza di spine, con il portamento vegetativo aperto e con il margine fogliare irregolare. In generale, le cultivar di P. communis sono piuttosto lente a entrare in piena fruttificazione, mentre quelle di P. pyrifolia sono molto più precoci.

Produttività potenziale. Questo carattere non presenta una chiara ereditarietà, ma sembra esistere una certa correlazione tra la corta fase giovanile e l’entità della fruttificazione. La produttività può essere incrementata sia attraverso le caratteristiche del genotipo (per esempio elevata differenziazione, autofertilità ecc.), sia sfruttando la diversa attitudine alla fruttificazione partenocarpica. Nonostante quest’ultimo carattere sia di natura polifattoriale, esso si trasmette con una certa frequenza nelle progenie, consentendo la selezione di cultivar a fruttificazione prevalentemente partenocarpica. La manifestazione fenotipica di questo carattere, tuttavia, è notevolmente influenzata dall’ambiente. Data l’esistenza di una correlazione positiva tra il numero di semi presenti nel frutto e le caratteristiche commerciali e organolettiche della polpa, sono in genere preferiti i frutti fecondati e con molti semi.

Autofertilità. Oltre a garantire ovvi vantaggi per la coltivazione, l’autofertilità del pero potrebbe consentire di ottenere la segregazione dei caratteri e quindi di conoscere velocemente e con certezza il comportamento ereditario dei diversi caratteri. L’autoincompatibilità è regolata da un meccanismo genetico fattoriale molto complesso di tipo gametofitico, ossia dipendente dall’interazione del genoma aploide del polline con quello diploide del pistillo. Il controllo genetico dipende da un complesso genico o locus “S” poliallelico. Le speranze di poter ottenere nuove forme autocompatibili, vengono riposte nelle moderne tecniche di manipolazione genetica, dopo i fallimenti scaturiti dall’applicazione di trattamenti mutageni sul polline. L’ottenimento di materiale tetraploide (4n) sembra aumentare la possibilità di riconoscimento dei geni e consentirebbe di superare la barriera dell’autoincompatibilità. Sono note pochissime cultivar tetraploidi tra cui: Double William, Fertility e Mirandino Rosso Mutato. Incroci mirati sono stati predisposti dal Dipartimento di Biotecnologie Agrarie e Ambientali dell’Università di Ancona (DIBIAGA-UAN) per trasferire l’autocompatibilità dal P. serotina cv Osa Nijisseiki nel P. communis, sebbene siano previsti tempi piuttosto lunghi per eliminare molti degli aspetti negativi relativi al frutto che si riscontrano negli ibridi interspecifici.

Ampliamento del calendario di maturazione. È un carattere regolato da un sistema genico polifattoriale e di difficile controllo, tuttavia, la media dei genitori non sempre corrisponde alla media della progenie, con una prevalenza spesso orientata verso la precocità. Una correlazione positiva sembra esistere tra la precoce epoca di maturazione e l’ammezzimento del frutto.

Caratteri pomologici e organolettici del frutto
Pezzatura e forma. Questo carattere sembra essere sotto il controllo poligenico, con una dimensione media nella progenie leggermente inferiore a quella dei genitori. Il carattere pezzatura piccola sembra, inoltre, esercitare un’azione dominante su quello di pezzatura grossa. Anche la forma del frutto è un carattere molto complesso e di tipo polifattoriale. Si ritiene che le forme rotonde e obovate siano dominanti su quelle piriformi e turbinate, giacché sono state rilevate con maggiore frequenza nelle progenie.

Colore della buccia. Molti componenti del colore della buccia appaiono sotto il controllo di singoli geni principali. Così i componenti del colore rosso sembrano essere monogenici e dominanti nelle cultivar Piros Wilmos e Max Red Bartlett, mentre in altre cultivar come Starkrimson la mutazione di colore coinvolgerebbe solo l’epidermide e non sarebbe trasmessa alla progenie. Le altre conoscenze fino a oggi acquisite portano a considerare la dominanza dei colori verde e rugginoso nelle cultivar giapponesi e la recessività degli stessi colori nelle cultivar di pero europee; sebbene secondo altri autori il colore rugginoso-bronzato sarebbe regolato da un meccanismo genetico più complesso. Il colore giallo di fondo è con molta probabilità dominante sul verde così come sul rosso.

Colore e sapore della polpa. Le conoscenze sull’ereditarietà del colore della polpa sono piuttosto scarse, sebbene si ritenga che la polpa bianca eserciti un’azione dominante su quella verde e su quella di colore crema, mentre il rosso sembra dominare sul bianco. Il sapore è un carattere assai complesso, ricco di contenuti e alquanto difficoltoso da rilevare. Esso dipende da un delicato bilancio tra sostanze zuccherine, acidi, tannini e componenti aromatiche, a cui si aggiunge anche la succosità. Acidità e dolcezza sembrano essere ereditati indipendentemente, ma entrambi in maniera quantitativa, mentre la succosità è un carattere monofattoriale dominante sulla polpa asciutta. Sembra ormai accertato, tuttavia, che l’insieme dei caratteri che concorrono a determinare il sapore del frutto presenti un bassissimo livello di ereditabilità.

Tessitura della polpa. Tale carattere, infine, raccoglie in sé più attributi (morbidezza, butirrosità, granulosità e croccantezza) ed è tipico delle diverse specie di Pyrus. Così nel P. communis prevale la tessitura morbida e butirrosa, mentre nelle specie orientali prevale quella granulosa e croccante. Alquanto limitate e contrastate sono le conoscenze sull’ereditarietà di questo carattere. Per alcuni autori la presenza di sclereidi (granulosità) sarebbe dominante sulla loro assenza, mentre per altri la dominanza sarebbe manifestata dalla polpa senza sclereidi, sebbene in entrambi i casi sia possibile affermare che il carattere è mediamente ereditabile.

Programmi di miglioramento genetico in atto nel mondo e recenti acquisizioni

Assai diversificati sono i programmi di miglioramento genetico del pero attualmente in corso nel mondo, con obiettivi spesso sostanzialmente differenti a seconda delle specifiche esigenze, strettamente legate all’ambiente pedoclimatico e ai gusti dei consumatori. Tra i molteplici obiettivi del miglioramento genetico del pero, perseguiti in Europa e nei paesi extraeuropei, l’adattamento ai fattori ambientali, inclusa la resistenza a malattie e fitofagi (soprattutto colpo di fuoco batterico, psilla, ticchiolatura e oidio), ha destato in questi ultimi anni crescente interesse poiché consente il contenimento sia dei costi di produzione che dell’inquinamento ambientale. I più importanti programmi di miglioramento genetico finalizzati alla resistenza alle malattie, segnatamente al colpo di fuoco batterico, sono iniziati negli anni ’60 nel Nord America, soprattutto in Canada e USA. In Canada il programma, nato nel 1962, è svolto prevalentemente presso l’Harrow Research Centre nell’Ontario; di tipo tradizionale, esso si basa su incroci controllati tra genitori selezionati, avente come obiettivo primario l’introduzione della resistenza al colpo di fuoco in cultivar di elevata qualità per il mercato fresco. Quale fonte di resistenza, sono state utilizzate inizialmente le selezioni P. ussuriensis “76” e P. pyrifolia “NJ-1”, ricorrendo a reincroci con William per migliorare la qualità dei frutti, e le cultivar Seckel, Waite, Maxine, Kieffer, Old Home e Farmingdale. Successivamente sono state coinvolte anche le selezioni ottenute dai precedenti programmi e gli obiettivi si sono ampliati anche con resistenza alla psilla. Le tecniche di screening sviluppate per identificare la resistenza al colpo di fuoco nella progenie prevedono lo scarto di tutti i semenzali che presentano una lesione estesa per oltre il 25% della lunghezza del germoglio, mentre in pieno campo la gravità delle infezioni naturali viene valutata secondo la scala USDA (United States Department of Agriculture); la soglia minima richiesta per il passaggio alla successiva valutazione è di 8 o più. L’orientamento futuro del programma prevede l’utilizzo delle biotecnologie con l’obiettivo di identificare e trasferire geni di resistenza al colpo di fuoco e alla psilla. Dall’attività di miglioramento genetico in Canada sono emerse diverse selezioni e 5 cultivar con buoni livelli di resistenza al colpo di fuoco: Harvest Queen, Harrow Delight, Harrow Sweet, Harrow Gold e Harrow Crisp. L’obiettivo generale del programma di miglioramento genetico del pero, svolto dall’USDA presso l’Appalachian Fruit Research Station a Kearnyesville in West Virginia, è concentrato sull’ottenimento di nuove cultivar che combinino la resistenza alle malattie e ai parassiti animali con frutti di alta qualità, rese elevate e anche precoci. Gli obiettivi specifici primari sono la resistenza al colpo di fuoco e alla psilla, da tempo considerati caratteri essenziali, a cui più recentemente si sono aggiunti la resistenza all’entomosporiosi e alla ticchiolatura. Per sostenere il programma di miglioramento vengono condotti anche studi sui metodi di selezione ed ereditarietà dei maggiori caratteri di interesse bio-agronomico e mercantile. In particolare sono in fase di identificazione marker RAPD associati con la resistenza. Tra le cultivar diffuse si segnalano Elliot, Gourmet, Potomac, Blacke’s Pride e la recentessima Shenandoah, che alla resistenza al colpo di fuoco unisce la buona qualità e la lunga conservabilità dei frutti. Tornando in Europa, uno dei primi programmi di miglioramento genetico per la resistenza alle fitopatie è quello avviato dal 1961 in Germania presso l’Institut für Pflanzengenetik und Kulturpflanzenforschung Gatersleben (IPK) della Genbank Obst Dresden-Pillnitz, tra i cui obiettivi spiccano la resistenza alla ticchiolatura e al colpo di fuoco e che ha portato nel 1998 alla diffusione di svariate cultivar che non risultano suscettibili alla ticchiolatura, ma che presentano un livello variabile di suscettibilità al colpo di fuoco, tra cui: Hermann, Isolda e Tristan, tra quelle estive; Hortensia e Manon, tra quelle autunnali; David, Eckerhard e Uta, tra quelle invernali. In Francia, l’attività di ricerca ha avuto inizio presso l’INRA (Institut National de la Recherche Agronomique) di Angers per valutare la suscettibilità al colpo di fuoco di molte varietà e selezioni già presenti sul territorio in seguito alla comparsa del patogeno nel 1978 e alla decimazione degli impianti di Passa Crassana. Nel 1981 è stato avviato un programma di incroci utilizzando parentali moderatamente suscettibili; lo screening dei semenzali ottenuti prevede il trasferimento in campo per le valutazioni agronomiche dei semenzali, inoculati in serra durante la fase di attiva crescita vegetativa, con lesioni sul germoglio inferiori al 50% della lunghezza totale. Dal 1992 ha preso avvio anche un programma di ingegneria genetica nel tentativo di poter introdurre i geni di resistenza in alcune importanti cultivar europee. Più recentemente gli sforzi si sono concentrati anche verso la resistenza alla ticchiolatura e sono già stati messi a punto test di selezione precoce in serra che precedono le valutazioni in campo. Inoltre è stata avviata una stretta collaborazione tra l’INRA e l’Istituto Nazionale di Orticoltura (INH) di Angers per la messa a punto di test precoci di valutazione alla psilla e per la ricerca di potenziali genitori utilizzabili nel programma di miglioramento varietale. Sono in corso di valutazione con inoculi artificiali di E. amylovora oltre 10.000 semenzali e 60 selezioni tolleranti o resistenti al fuoco batterico. Tra le istituzioni italiane, la Sezione di Forlì del CRA - Istituto Sperimentale per la Frutticoltura di Roma (ISF-FO), opera sin dagli inizi degli anni ‘80 nel settore del miglioramento genetico del pero finalizzato alla resistenza al colpo di fuoco batterico e in minor misura alla psilla, fornendo un grande contributo sulle conoscenze della determinazione fenotipica della resistenza al colpo di fuoco e sulle correlazioni tra i vari caratteri ricercati per la selezione precoce dei semenzali. Gli studi relativi alla capacità di combinazione delle cultivar utilizzate come parentali hanno consentito di determinare una nuova strategia di miglioramento basata su incroci tra cultivar suscettibili, ma con elevata qualità dei frutti come Conference, Dr. J. Guyot, Bella di Giugno e Coscia, e su una selezione ricorrente applicata per più parametri contemporaneamente: resistenza al colpo di fuoco, qualità dei frutti e loro varianze, queste ultime per migliorare anche la stabilità dei due caratteri considerati. Anche se nessun genotipo è risultato totalmente immune alla malattia, l’ISF-FO vanta alcune selezioni molto interessanti grazie alla loro validità agronomica, scarsa suscettibilità a Erwinia amylovora e accettabili qualità organolettiche dei frutti. In particolare per due di queste, ISF. 80-104-72 (Coscia × Dr. Guyot) e ISF. 80-57-83 (Conference × Dr. Guyot), è stata avviata la loro diffusione commerciale, rispettivamente con i nomi di Aida e Bohème. Notevole anche la mole di lavoro per il trasferimento della resistenza alla psilla, che annovera 22 combinazioni d’incrocio con circa 8.200 semenzali e 13 selezioni in fase avanzata di studio. Degna di attenzione è la selezione ISF. 68-14-44-11, che risulta piuttosto tollerante alla psilla, sebbene il frutto non possegga sufficienti caratteristiche organolettiche. Presso il Dipartimento di Colture Arboree dell’Università di Bologna (DCA-UBO), insieme al CMVF, è in corso da oltre un decennio un programma di miglioramento volto all’ottenimento di pere resistenti al colpo di fuoco (incroci intraspecifici 1990-1993) e alla psilla (incroci intraspecifici 1992-1993) utilizzando quali genitori resistenti la selezione americana US 309 e le cultivar e selezioni canadesi Harwest Queen, Harrow Delight, HW 605 e Harrow Sweet per il colpo di fuoco, e la selezione americana Geneva 10353 per la psilla. A partire dal 1998 è stata intrapresa la strada dell’ingegneria genetica, nel tentativo di individuare, per poi clonare e trasferire su varietà commerciali, la regione del DNA implicata nella resistenza. Sono in corso ricerche di mappatura molecolare per identificare marcatori associati alla resistenza al colpo di fuoco e alla psilla. Presso il Dipartimento di Ortoflorofrutticoltura dell’Università di Firenze (DO-UFI) sono stati inizialmente effettuati incroci interspecifici tra P. communis e P. pyrifolia (Kumoi, Hakko, Hayatama, Kikusui, Hosui, Tama, Kosui, Nijisseiki) al fine di trasferire nel pero europeo la resistenza al colpo di fuoco, alla psilla e alla tichiolatura. Più recentemente, nell’ambito del progetto PRIA del MiPAAF sono stati privilegiati gli incroci tra alcune importanti cultivar di pero e selezioni resistenti o tolleranti la psilla, molte delle quali ottenute dall’ISF-FO, al fine di combinare la resistenza alla psilla con la precoce epoca di maturazione (Carmen, Tosca e William), la produttività e la qualità del frutto (Abate Fétel e William), nonché la resistenza al colpo di fuoco batterico (Harrow Crisp e Harrow Gold). Tra i semenzali analizzati, sono state individuate 10 selezioni resistenti in campo a psilla, le quali, pur non presentando ancora caratteri pomologici pienamente soddisfacenti, possono essere impiegate come parentali in ulteriori incroci giacché portatrici di caratteri interessanti. Studi di analisi genetica e molecolare dell’interazione Pyrus-Cacopsylla pyri sono in fase di sviluppo nel tentativo di identificare i geni coinvolti nella risposta del pero all’attacco da parte della psilla. Infine, presso il Dipartimento di Colture Arboree dell’Università di Torino (DCA-UTO), si ricercano nuove cultivar resistenti all’oidio. Di grande portata anche l’attività di miglioramento svolto in Romania presso le istituzioni Fruit Research Station di Voinesti e Cluj, nonché il Research Institute for Fruit Growing di Pitesti-Maracineni, che già da molti anni punta soprattutto alla resistenza al colpo di fuoco, alla psilla e alla ticchiolatura mediante incroci interspecifici tra P. serotina e varietà di P. communis. Tra gli ottenimenti rumeni, spiccano le cultivar Haydeea, Monica, Euras e Getica. Altre selezioni, considerate immuni al fuoco batterico, sono state utilizzate in reincroci. Sempre in Europa dal 1986, Inghilterra (HRI East Malling) e Svizzera [Federal Research Institute di Wadenswil (FAW) e Research Institute di Changins (Fougeres Centre)] collaborano a un programma di miglioramento genetico per l’ottenimento di varietà di elevata qualità con alta resistenza a malattie, soprattutto alla ticchiolatura e oidio. Altri programmi si sono sviluppati in Scandinavia (Norvegia e Svezia, soprattutto) sulla resistenza alla ticchiolatura e a vari insetti fitofagi; in Bulgaria (Fruit Growing Research Institute di Plovdiv), dove sono stati prodotti interessanti ibridi fra P. ussuriensis e P. communis; in Russia (All-Russian Institute of Fruit Crop Genetics and Breeding, Michurinsk) dove si punta soprattutto sulla resistenza alla ticchiolatura. In Australia è stato avviato, agli inizi degli anni ’90, un programma di miglioramento genetico che coinvolge un consorzio di ricercatori di tutti gli Stati temperati del Paese e l’AAPGA (Australian Apple and Pear Growers Association), il cui obiettivo primario è volto essenzialmente all’ottenimento di cultivar per il mercato di esportazione europeo resistenti alla ticchiolatura con uguali o migliori qualità gustative rispetto alla Packham’s Triumph. Oltre a ciò è prevista la ricerca della resistenza al colpo di fuoco (sebbene non ancora presente in Australia), mediante scambio di polline con miglioratori d’oltreoceano. In Nuova Zelanda la ricerca sul pero, iniziata nel 1983 e condotta presso il Horticulture and Food Research Institute (o più semplicemente HortResearch), con due centri di ricerca, uno a Havelock North e l’altro a Motueka, punta oltre che sulla bassa suscettibilità alla ticchiolatura, anche all’oidio, al colpo di fuoco e al cancro batterico. Il programma, imperniato essenzialmente sulla ibridazione interspecifica tra il P. communis e il P. pyrifolia (e in minor misura il P. bretschneideri), vanta alcune interessanti selezioni in avanzata fase di valutazione e 4 cultivar di cui però non è nota la suscettibilità a E. amylovora. In Giappone gli obiettivi principali dei programmi includono la resistenza a malattie quali principalmente la maculatura batterica e la ticchiolatura, ma anche ad altri patogeni meno importanti quali: Alternaria alternata, Venturia nashicola, Gymnosporangium asiaticum, Rosellinia necatrix, Phomopsis fukushi e virus. In generale, nei Paesi asiatici sono numerosi i centri di ricerca che si occupano del miglioramento genetico del pero volto alla resistenza alle malattie basato prevalentemente su ibridazioni interspecifiche tra il pero europeo e altri Pyrus di origine orientale (P. ussuriensis, P. bretschneideri, P. pyrifolia ecc.). Riguardo all’adattamento del pero ai fattori climatici, alcuni Paesi (Norvegia, Russia, Cina, Canada, Polonia e anche Italia presso il DCA-UTO) hanno puntato da tempo alla costituzione di cultivar resistenti al freddo invernale e pertanto adattabili anche ad areali limite settentrionali per le produzioni frutticole. Tra i risultati più recenti, oltre a numerose cultivar resistenti al freddo di origine russa, vi sono Erika e Delta, di origine ceca; nonché Cinnamon, ottenuta negli Stati Uniti. La Nuova Zelanda, in particolare, è alla ricerca di nuove cultivar di pero giapponese, cinese ed europeo con ampia adattabilità alle condizioni pedoclimatiche del Paese. Della modificazione genetica dell’habitus della pianta verso forme più compatte, si occupano programmi in atto in Italia, Francia, Germania, Canada e Australia. In Italia è da segnalare quello svolto presso l’Istituto di Ecofisiologia delle Piante Arboree da Frutto (ISTEA) del CNR di Bologna, avente come obiettivi primari l’ottenimento mediante mutagenesi di nuove cultivar di pero a portamento compatto e di rapida messa a frutto con livelli elevati di qualità del frutto. Dal lavoro iniziato nel 1984, in collaborazione con l’ERSO (ora CRPV) di Cesena (FC), sono stati ottenuti oltre 7000 mutanti; tra quelli che associano taglia ridotta e buona produzione, rivestono particolare interesse: Abate Light (selezione 2-2-76 da Abate Fétel) e Conference Light (selezione 3-15-46 da Conference), rilasciate nel 1998; nonché le due selezioni 3-25-108 e 3-24-34 ottenute da William. Queste mutazioni mostrano una riduzione dell’altezza rispetto ai genitori tra il 20 e 40%, oltre a branche più corte e internodi raccorciati. La costituzione di nuove cultivar ad habitus vegetativo compatto rappresenta anche uno degli obiettivi primari del programma di miglioramento svolto presso l’ISF-FO. Dagli incroci di Abate Fétel × una selezione nana francese (ottenuta da Decourtie), sono scaturite 4 selezioni a taglia ridotta ancora in fase di sperimentazione. Un importante progetto sulla trasformazione genetica del pero è in atto presso il DCA-UBO al fine di trasferire mediante Agrobacterium tumefaciens geni rol o del fitocromo A per produrre utili modificazioni del metabolismo ormonale e del fotocomportamento e quindi in definitiva dell’habitus vegetativo. In Francia la modificazione dell’architettura dell’albero punterà l’attenzione, nel prossimo futuro, sul portamento, ramificazione, tipo di fruttificazione e dislocazione dei frutti, per una conduzione moderna del pereto, con scarso impiego di manodopera e prodotto di alta qualità. Il controllo della vigoria dell’albero è incluso anche tra gli obiettivi del miglioramento genetico in atto in Germania; in Nord America (USA e Canada), dove si punta sull’ottenimento di peri transgenici (cosiddetti OGM); e in Australia. Altro carattere di importanza sempre maggiore è l’ampliamento del calendario di maturazione, di cui si occupano numerose istituzioni di ricerca sia europee che extraeuropee. Per quanto riguarda l’Italia, ricordiamo il DO-UFI, che da oltre un ventennio svolge un programma di miglioramento per la costituzione di nuove cultivar con caratteristiche qualitative e produttive di pregio a maturazione precoce; l’ISF-FO, anch’esso finalizzato all’ottenimento di nuove cultivar precoci; il DCA-UBO, il cui programma è invece rivolto all’ottenimento di cultivar William-simili a diversa epoca di maturazione o comunque pere di qualità a maturazione media e tardiva; il DCA-UTO, che include l’ampliamento del calendario di maturazione soprattutto verso la tardività. Numerose le cultivar ottenute in quest’ultimo decennio che ampliano il calendario verso l’epoca precoce, alla quale associano spesso pregevoli caratteri pomologici del frutto. Dal DO-UFI arrivano le cultivar Etrusca e Sabina, rispettivamente a maturazione precoce e medio-precoce; dall’ISF-FO le cultivar Tosca, Turandot, Norma e Carmen. In Francia si ricercano in particolar modo nuove cultivar a maturazione tardiva, poiché gli ibridi e le cultivar scaturite dai programmi degli USA e Canada, selezionate per la loro scarsa sensibilità al colpo di fuoco, sono a maturità piuttosto precoce. In particolare il programma è indirizzato verso nuove cultivar a maturazione autunnale, tipo Conference, e a maturazione tardiva, tipo Passa Crassana. Il programma è di tipo tradizionale e in questi ultimi tre anni è stato attuato un piano d’incrocio fattoriale. Numerose le novità tardive francesi, quali per esempio Delbuena, per le ottime qualità di conservazione, Angélys e Bauroutard per la colorazione bronzata dei frutti unita alla buona conservabilità, e Bronstar, per la qualità e l’aroma dei frutti; ma anche quelle tedesche, diverse delle quali mostrano elevata tolleranza alla ticchiolatura e al freddo. Il miglioramento della qualità e della serbevolezza del frutto sono perseguiti spesso con metodologie di miglioramento più avanzate, come per esempio la mutagenesi applicata o meno alle colture in vitro. Della conservabilità e dei danni post-raccolta si occupa con molta attenzione, oltre all’Italia, la ricerca svolta in Germania, Norvegia, Romania, Polonia, Serbia, USA, Nuova Zelanda e Australia. La Nuova Zelanda, in particolare, mira, attraverso una serie di incroci interspecifici, alla costituzione di una gamma di nuove cultivar distintive e uniche (per combinazione di forma e colore della buccia; tessitura, colore e sapore della polpa) al fine di incrementare le esportazioni sui mercati europei. Particolare attenzione merita il gruppo pomologico delle pere rosse, per lo più ottenute da mutazione gemmaria di William, che costituisce uno degli obiettivi primari sia di programmi italiani che autraliani. Purtroppo, i risultati finora ottenuti non sono stati incoraggianti per instabilità del carattere mutato, che può regredire verso forme molto meno attrattive. Nuove speranze vengono poste nelle novità ottenute di recente da incrocio intervarietale, le quali presentano indubbiamente una maggiore stabilità genetica del carattere buccia rossa. In Italia, un programma d’incrocio specifico mirato all’ottenimento di pere rosse di qualità è in corso dal 1990 presso il DCA-UBO e ha utilizzato come genitori principali le cultivar Max Red Bartlett, Rosired, California, Canal Red e Cascade. Successivamente è stato avviato un altro programma di miglioramento varietale rivolto alla creazione di diversità mediante l’ibridazione tra Pyrus communis e P. pyrifolia, con l’obiettivo di ottenere cultivar a buccia rossa, di forma nuova, caratterizzate da produttività elevata, possibilmente autofertili, in ogni caso dotate di minore suscettibilità alle fitopatie. Pure il programma in atto presso l’ISF-FO prevede tra gli obiettivi primari la ricerca del colore rosso della buccia nel tentativo di diversificare la produzione di pere; anche in questo caso la principale fonte genetica è rappresentata dalla cultivar Max Red Bartlett. Tra le pere di questo gruppo si citano le statunitensi Rubia, Red Satin, Red Silk e Zaired; le tedesche Hortensia e Elektra, entrambe di buone caratteristiche qualitative, peraltro resistenti a ticchiolatura e psilla; le cinesi Hongxiangsu e Yanshan Hongxiangsuli, anch’esse resistenti alla ticchiolatura. Numerose sono anche le nuove cultivar di tipo tradizionale che non afferiscono agli specifici programmi fin qui esposti e che complessivamente migliorano il valore qualitativo del frutto. A questo riguardo si ricordano alcuni tra i risultati più interessanti ottenuti: le francesi Delferco, Delsavour, Delwini e Bautomne, l’inglese Concorde e l’italiana Giolù, tutte caratterizzate da buone caratteristiche pomologiche e buona o discreta conservazione frigorifera.

Panorama varietale

L’assortimento varietale del pero è definito da poche e ben distinte cultivar, molto diffuse e coltivate in Italia: Coscia, Santa Maria, William e William Rossa, a maturazione estiva; Conference, Abate Fétel, Decana del Comizio, Kaiser e Passa Crassana, a maturazione autunno-invernale. La pericoltura è concentrata per oltre il 75% nella pianura padano-veneta, in tre regioni particolarmente vocate (Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia), per condizioni pedoclimatiche e per la presenza di strutture e servizi idonei alla conservazione e commercializzazione dei frutti. La regione con la maggiore produzione pericola ha ottenuto un importante riconoscimento europeo (IGP) nel 1998, dall’Unione Europea, che valorizza e tutela la qualità del prodotto locale, contraddistinto dal marchio “Pera IGP dell’Emilia-Romagna”. Il calendario di raccolta del prodotto fresco è abbastanza ristretto e ripartito in 2 mesi per le cultivar estive (da metà giugno-inizio luglio per Coscia, ad agosto per William) e in ulteriori 2 mesi per quelle autunno-invernali (1-10 settembre, per la raccolta di Conference e Abate Fétel, 15-20 settembre per Decana e Kaiser e inizio di ottobre per Passa Crassana). Il periodo di frigo-conservazione, riservato alle sole cultivar autunno-invernali, risulta invece più ampio, articolandosi in 5-6 mesi (da ottobre a marzo-aprile). Pertanto, si attendono risposte efficaci dal miglioramento genetico affinchè le nuove varietà immesse sul mercato siano effettivamente in grado di uguagliare o superare le cultivar classiche, e possano trovare spazio soprattutto nel periodo precoce e tardivo che risulta ancora carente di eccellenti cultivar commerciali.

Liste di Orientamento Varietale in Frutticoltura

Un valido strumento per orientare le scelte dei comparti vivaistico e produttivo viene offerto dal Progetto MiPAAF – Regioni “Liste di Orientamento Varietale in Frutticoltura”, che ha il compito di fornire al frutticoltore dati oggettivi sul comportamento delle principali cultivar di diverse specie da frutto, attraverso la loro valutazione in campi sperimentali dislocati nelle principali aree frutticole italiane. A tale scopo per il pero 9 Unità Operative, distribuite nelle tre grandi aree geografiche (Nord, Centro, Sud e Isole), provvedono alla valutazione delle cultivar più diffuse e di quelle di recente costituzione e introduzione, fornendo dati oggettivi ed esprimendo giudizi comparativi attendibili. Attualmente sono 21 le cultivar di pero consigliate per la coltivazione in Italia, le cui caratteristiche agro-pomologiche vengono riassunte nei profili descrittivi riportati in seguito.

Varietà estive-precoci
Comprendono le pere a maturazione precocissima, destinate in prevalenza agli areali del Sud, assumono uno scarso peso nella pericoltura italiana, perché qualitativamente spesso mediocri, di limitata serbevolezza, talora vanno soggette all’ammezzimento; inoltre alcune sono caratterizzate da basse rese produttive, con maturazione scalare dei frutti. Il calendario di maturazione di questo gruppo si apre da metà giugno-primi di luglio con tre cultivar: Precoce di Fiorano (–38 William), di buon sapore e produttività, di pezzatura medio-piccola, è idonea per le aree meridionali; Turandot (–35), di recente introduzione, che si caratterizza per una buona produttività anche al Nord, il frutto è attraente, buona la tenuta in pianta e la conservabilità, il sapore è mediocre; Etrusca (–34), con produttività elevata e frutti di bell’aspetto, presenta qualità mediocre e va soggetta ad ammezzimento. Dopo circa 10 giorni maturano Norma (–25) con frutti attraenti, di pezzatura medio-grossa e buona qualità gustativa ma di limitata conservabilità; e Tosca (–23), interessante per l’aspetto del frutto e le buone qualità organolettiche, ma la produzione non è sempre soddisfaciente al Nord. Si giunge quindi al periodo della Coscia (–21), che continua a essere la cultivar estiva più coltivata per la sua buona produttività, per il suo sapore caratterizzato da succosità, dolcezza e aromaticità; segue la cultivar Carmen (–20), di recente introduzione, con elevata produttività in tutti gli ambienti, i cui frutti presentano buone caratteristiche organolettiche e di conservabilità. Valida anche Spadona estiva (–16), per sufficiente produttività e qualità dei frutti soprattutto al Sud. Chiude il periodo Santa Maria (–15), che può essere favorevolmente coltivata anche al Nord, presenta produttività elevata e grossa pezzatura dei frutti, ma le loro qualità gustative non sempre risultano apprezzate.

Varietà estive
Il gruppo è rappresentato essenzialmente da William, con frutti di ottima qualità e conservabilità, idonei anche alla trasformazione industriale; nonché dai suoi mutanti rossi Sensation (+9), con frutti di forma e sapore simili a William e Max Red Bartlett (+10), di buona qualità. Entrambi presentano limitata produttività al Sud e talora instabilità e regressione della colorazione rossa dei frutti.

Varietà autunno-invernali
Le pere autunnali e invernali costituiscono la parte più importante della produzione del Nord Italia e quindi nazionale. Le prime del gruppo a maturare sono: Rosada (+11), antica cultivar del germoplasma italiano rivalutata per i suoi frutti di bell’aspetto, sfumati di rosso; Cascade (+16), con ottime qualità organolettiche, ma con produttività incostante al Nord; Highland (+18), di aspetto simile a William, ma con buccia tendente al rugginoso. Seguono le cultivar di gran lunga più diffuse e richieste dai mercati: Conference (+19), con produttività elevata in tutti gli areali e buone qualità organolettiche; Abate Fétel (+24), in genere produttività elevata, con frutti di aspetto e forma attraenti, di ottime qualità gustative e conservabilità; Decana del Comizio (+26), frutti di grossa pezzatura e ottima qualità, presenta produttività alternante e lenta messa a frutto; infine Kaiser (+31), con frutti rugginosi di bell’aspetto, ottimo sapore, buona conservabilità, presenta alternanza produttiva. Non riesce invece ancora ad affermarsi Harrow Sweet (+26), pur essendo tollerante al colpo di fuoco batterico, frutti con discrete qualità organolettiche e buona conservabilità. Infine, chiude il calendario Passa Crassana (+51), ancora presente al Nord, ma in via di ulteriore riduzione a causa della forte sensibilità al fuoco batterico e della difficoltà di conservazione frigorifera; è molto attesa una nuova valida cultivar a maturazione tardiva che la possa rimpiazzare.

Conservazione e potenzialità del germoplasma

Le specie arboree da frutto, e con esse il pero, non sfuggono alla minacciata riduzione della variabilità genetica, dovuta all’abbandono di ecotipi locali, comunque portatori di caratteri particolari. Questa drastica erosione è favorita dall’uso pressante delle sole cultivar “migliorate”, quasi sempre imparentate tra loro, e quindi utilizzando nella propagazione un ristretto segmento dell’ampia variabilità genetica della specie. È ragionevole pensare che le “vecchie varietà di pero” siano portatrici di caratteri di spiccata resistenza e rusticità, giacchè selezionate molto prima della massiccia espansione dei prodotti chimici (soprattutto antiparassitari), che hanno contribuito nelle nuove cultivar a mascherare l’eventuale presenza di questi importanti caratteri. Fortunatamente, il germoplasma di pero esistente in Italia è ancora molto vasto e comprende oltre 800 tra cultivar ed ecotipi contraddistinti da una molteplicità di caratteristiche agro-bio-pomologiche diverse e peculiari. Il compito di conservare e mantenere il patrimonio genetico in campi-catalogo compete a istituzioni pubbliche, ma contribuiscono a questo scopo anche aziende amatoriali private. Dopo diversi tentativi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di costituire a livello nazionale un centro per la conservazione del germoplasma frutticolo, finalmente il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MiPAAF) è riuscito nell’intento. Nel Parco Verde dell’Appia Antica in Roma il MiPAAF ha acquistato 30 ha di terreno per costituirvi il Centro Nazionale del Germoplasma Frutticolo Italiano, affidando la sua realizzazione al CRA - Istituto Sperimentale per la Frutticoltura di Roma. Allo stato attuale il Centro (inaugurato nell’ottobre 2006) già ospita a dimora circa 5000 accessioni delle principali specie da frutto, di cui 770 di pero, con in programma di completare la raccolta nei prossimi anni, raggiungendo il numero di 14.000 accessioni. Le potenzialità offerte dalle antiche cultivar di pero, sono ricercate dai genetisti per la realizzazione dei programmi di miglioramento genetico volti all’ottenimento di nuove cultivar, e precisamente: a) cultivar con caratteri pomologici innovativi per il consumatore (caratteristiche organolettiche e nutrizionali, genuinità e salubrità); b) cultivar con caratteri agronomici innovativi per il produttore (elevata produttività della pianta, grossa pezzatura dei frutti ed elevata resistenza alle manipolazioni e ai trasporti); c) cultivar tolleranti o resistenti alle avversità (elevata rusticità e resistenza alle avversità biotiche e abiotiche).

Potenzialità di mercato delle vecchie cultivar
In Italia la commercializzazione di cultivar locali non è mai scomparsa: attraverso sagre e feste paesane ancora oggi sopravvivono diverse varietà di fruttiferi come per esempio le pere Broccolina, Volpina, Brutta e Buona, Briaca, Luglia, S. Giovanni, Martin Secco. Le mele Limoncella, Gelata, Annurca, Abbondanza non sono mai state dimenticate, così come le pesche Cotogne, Regina di Londra, Bella di Cesena e tante altre varietà sono presenti ancora oggi in produzioni di nicchia: mercatini locali, boutique ortofrutticole per buongustai, agriturismi, aziende a conduzione biologica che vendono direttamente la loro produzione (fresca e trasformata) nei mercati locali o a una ristretta cerchia di clienti affezionati. Spesso i consumatori, che si avvicinano per la prima volta a questi “frutti dimenticati”, non conoscono le potenzialità organolettiche delle “vecchie varietà”, che possono essere consumate allo stato fresco, oppure cotte (cultivar idonee per la cottura: Bella Angevina, Brutta e Buona, Buon Cristiano d’Inverno, Curato, Lauro, Madernassa, Martinone, Moscatella Rossa, Pera Broccolina, Pera del Sangue, Martin Sec, Pera Volpina), o trasformate in mostarde, composte dal gusto particolare, o per la preparazione di distillati e infusi. Di queste trasformazioni solo in pochi (soprattutto massaie e nonne), conoscono oggi le ricette che un tempo consentivano di conservare i frutti per tutto l’anno. Il crescente aumento di domanda di prodotti biologici degli ultimi anni ha aperto nuovi sbocchi commerciali: oltre ai mercati di nicchia, dove alcune cultivar locali vengono vendute spuntando ottimi prezzi. Una regione particolarmente attiva nella tutela e valorizzazione della frutta antica è l’Emilia-Romagna, che ha sostenuto e incrementato la vendita di vecchie cultivar locali attraverso manifestazioni e marchi di qualità, a garanzia della salubrità e genuinità di questi frutti. Il prodotto fresco, viene altresì distribuito in mense scolastiche e aziendali di alcune regioni italiane; nell’ultimo decennio infine, alcune industrie alimentari hanno immesso sul mercato prodotti trasformati (per esempio frutti cotti, sciroppati, al liquore, marmellate ecc.), secondo le antiche ricette di un tempo, utilizzando le moderne tecnologie di trasformazione, che stanno riscuotendo un discreto successo nelle piccola e media distribuzione.

Profili descrittivi delle cultivar consigliate

Per ciascuna delle varietà consigliate nelle liste di orientamento sono indicati: l’origine, le caratteristiche dell’albero e del frutto, nonché un giudizio complessivo su vari aspetti agronomici, qualitativi e commerciali. L’indicazione (– o +) riportata a fianco di ciascuna varietà si riferisce all’epoca di maturazione in giorni rispetto alla William.

Precoce di Fiorano (–38)*

Origine: Italia (Istituto Sperimentale per la Frutticoltura, Sezione di Forlì). Incrocio Butirra Giffard × Coscia. Diffusa nel 1978. Albero: vigoria elevata e ottima affinità con il cotogno; produttività medio-elevata. Frutto: pezzatura medio-piccola, piriforme; buccia di colore verde-paglierino con lieve arrossamento per insolazione; polpa bianco-crema, di buon sapore. Giudizio complessivo: valida negli areali del Sud per precocità, buone caratteristiche organolettiche e produttività. I frutti sono però soggetti all’ammezzimento e di limitata conservabilità.

Turandot (–35)*

Origine: Italia (Istituto Sperimentale per la Frutticoltura, Sezione di Forlì). Incrocio Dr Guyot × Bella di Giugno. Diffusa nel 2000. Albero: vigoria intermedia e buona affinità con il cotogno; produttività elevata e costante. Frutto: pezzatura media, piriforme allungata; buccia con colore di fondo giallo-verde, sovraccolore rosso brillante sul 10% della superficie; polpa medio-fine, succosa e leggermente aromatica. Giudizio complessivo: interessante per l’epoca di maturazione e produttività; resistente alle manipolazioni e di buona conservabilità. Buona adattabilità anche al Nord.

 

Etrusca (–34)*

Origine: Italia (Dipartimento di Ortoflorofrutticoltura, Università di Firenze). Incrocio Coscia × Gentile. Diffusa nel 1991. Albero: vigoria elevata e ottima affinità con il cotogno; produttività elevata e costante. Frutto: pezzatura media, piriforme-allungata; buccia con colore di fondo verde-giallastro e sovraccolore rosso sul 30% della superficie, rugginosità assente; polpa bianca, fine, succosa e fondente, di buon sapore. Giudizio complessivo: interessante per l’epoca di maturazione precocissima, adatta agli ambienti di coltivazione meridionali dove viene esaltata la precocità; la raccolta deve essere un po’ anticipata per limitare l’ammezzimento

 

Norma (–25)*

Origine: Italia (Istituto Sperimentale per la Frutticoltura, Sezione di Forlì). Incrocio Dr Guyot × Bella di Giugno. Diffusa nel 1999. Albero: vigoria medio-scarsa e mediocre affinità con il cotogno; produttività media. Frutto: pezzatura grossa, piriforme-allungata; buccia di colore giallo-verde con lieve sovraccolore rosato (5-10%); polpa mediofine, succosa, aromatica e di buon sapore; resistente all’ammezzimento. Giudizio complessivo: il frutto è interessante per pezzatura, aspetto e qualità organolettiche, sebbene abbia una limitata tenuta alla conservazione.

Tosca (–23)*

Origine: Italia (Istituto Sperimentale per la Frutticoltura, Roma). Incrocio Coscia × William. Diffusa nel 1994. Albero: vigoria media e buona affinità con il cotogno; produttività elevata. Frutto: pezzatura media, piriforme-troncata; buccia liscia, di colore giallo-verde leggermente arrossata per insolazione; polpa bianca, di tessitura medio-fine, con buone caratteristiche organolettiche. Giudizio complessivo: interessante per precocità, ritenuta migliore di Coscia per pezzatura e conservabilità del frutto; discreta resistenza all’ammezzimento.

Coscia (–21)*

Sinonimi: Coscia di Firenze, S. Cristoforo, S. Domenico, Ercolini in Spagna. Origine: Italia, da genealogia non nota. Diffusa nel 1800. Albero: vigoria elevata e buona affinità con il cotogno; produttività elevata e costante. Frutto: pezzatura media, piriforme; buccia con colore di fondo giallo intenso e lievemente arrossata al sole, rugginosità assente; polpa bianca, fine, succosa, di ottimo sapore. Giudizio complessivo: interessante per produttività e caratteristiche organolettiche, adatta per gli ambienti di coltivazione meridionali.

 

Carmen (–20)*

Origine: Italia (Istituto Sperimentale per la Frutticoltura, Sezione di Forlì). Incrocio Dr Guyot × Bella di Giugno. Diffusa nel 1999. Albero: vigoria elevata e buona affinità con il cotogno; produttività elevata. Frutto: pezzatura grossa, calebassiforme; buccia liscia, di colore giallo-verde con sovraccolore rosso al 20-30%; polpa bianca, di tessitura medio-fine, succosa e aromatica. Giudizio complessivo: interessante per la precoce messa a frutto e l’elevata produttività. I frutti sono molto attraenti e di ottima qualità anche dopo conservazione.

Spadona Estiva (–16)*

Sinonimi: Spadona d’estate, Spadona, Spadona d’Italia, Spada, Espadomie. Origine: Italia, da genealogia non nota. Diffusa nel 1700 Albero: vigoria medio-elevata e buona affinità con il cotogno; produttività elevata. Frutto: pezzatura media, piriforme o ovale-allungata; buccia con colore di fondo verde chiaro sfumato di rosso al sole; sapore discreto. Giudizio complessivo: interessante per la buona produttività e qualità dei frutti, adatta per gli ambienti del Centro-Sud.

Santa Maria (–15)*

Sinonimi: Santa Maria Morettini. Origine: Italia (Alessandro Morettini). Incrocio William × Coscia. Diffusa nel 1951. Albero: vigoria elevata e ottima affinità con il cotogno; produttività molto elevata. Frutto: pezzatura medio-grossa, piriforme o piriforme-troncata; buccia di colore giallo chiaro leggermente arrossata per insolazione; polpa di elevata consistenza e resistenza all’ammezzimento, di sapore discreto. Giudizio complessivo: diffusa in Emilia-Romagna e valida per il Sud, per la buona produttivià, grossa pezzatura dei frutti di bell’aspetto.

William (0)*

Sinonimi: Bartlett, Beurrè William, William Bon-Chrètien, Clara Durieux, David William’s, Delavault, Guillaume, Doyennè Clèment, Poire d’Angleterre ecc. Origine: Inghilterra, da genealogia non nota. Diffusa nel 1765. Albero: vigoria media e scarsa affinità con il cotogno; produttività elevata. Frutto: pezzatura medio-grossa, cidoniforme o piriforme; buccia liscia, di colore giallo, talora arrossata al sole; polpa bianca, fine, molto succosa e fondente, con aroma moscato caratteristico, di ottimo sapore; elevate la consistenza e la resistenza all’ammezzimento Giudizio complessivo: di ottima qualità e buona conservabilità, adatta anche alla trasformazione industriale per la preparazione di sciroppi e succhi.

Sensation (+9)*

Origine: Australia. Mutazione chimerica di William. Diffusa nel 1994. Albero: vigoria medio-scarsa e scarsa affinità con il cotogno; produttività media. Frutto: pezzatura medio-grossa, piriforme; buccia sottile, di colore giallo-verde con sovraccolore rosso brillante sul 40-80% della superficie; polpa bianca, di tessitura fine, mediamente succosa, di buon sapore. Giudizio complessivo: soggetta a possibili regressioni con scomparsa del colore rosso. I frutti sono simili a William per forma e qualità.

Max Red Bartlett (+10)*

Sinonimi: William rossa, Red Bartlett. Origine: USA. Mutazione gemmaria di William. Diffusa nel 1945. Albero: vigoria media e scarsa affinità con il cotogno; produttività medio-elevata. Frutto: pezzatura media, cidoniforme; buccia di colore giallo con sovraccolore rosso mattone sul 50-60% della superficie; polpa bianca, fine, succosa di buone qualità gustative. Giudizio complessivo: soggetta a possibili regressioni con scomparsa del colore rosso. I frutti sono di colore rosso, simili a William, ma meno conservabili.

Rosada (+11)*

Origine: Italia. Clone di Dell’Auzzana. Diffusa nel 1985. Albero: vigoria media e buona affinità con il cotogno; produttività elevata. Frutto: pezzatura medio-grossa, doliforme; buccia di colore verde con sovraccolore rosato esteso sul 30-40% della superficie; polpa fine, fondente, di modeste caratteristiche organolettiche. Giudizio complessivo: frutti di bell’aspetto, sfumati di rosso, valida per produttività e conservabilità del frutto, che mancano però di qualità gustative.

Cascade (+16)*

Origine: USA. Incrocio Max Red Bartlett × Decana del Comizio. Diffusa nel 1986. Albero: vigoria media e buona affinità con il cotogno; produttività media. Frutto: pezzatura grossa, doliforme breve; buccia di colore giallo e sovraccolore rosso cupo sul 70% della superficie; polpa bianca, fine, succosa, di buon sapore. Giudizio complessivo: interessante per le buone caratteristiche organolettiche del frutto unite a una discreta conservabilità. Il colore rosso cupo e la forma del frutto spesso irregolare ne limitano l’interesse mercantile.

Highland (+18)*

Origine: USA. Incrocio William × Decana del Comizio. Diffusa nel 1974. Albero: vigoria media e buona affinità con il cotogno; produttività media. Frutto: pezzatura grossa, piriforme-troncata; buccia di colore giallo-verde con macchie rugginose sul 30-40% della superficie; polpa di media consistenza, sapore discreto. Giudizio complessivo: si è dimostrata adatta soprattutto alle zone insulari (per esempio Sardegna).

Conference (+19)*

Origine: Inghilterra. Libera impollinazione di Lèon Leclerc de Laval. Diffusa nel 1885. Albero: vigoria medio-scarsa e discreta affinità con il cotogno; produttività elevata. Frutto: pezzatura media, piriforme; buccia di colore verde-giallastro, rugginosa; polpa bianco-giallastra, succosa, fondente, dolce e aromatica, di ottimo sapore. Giudizio complessivo: interessante per le sue ottime qualità organolettiche e per l’elevata conservabilità (180-210 giorni). È inoltre abbastanza resistente alla ticchiolatura.

Abate Fétel (+24)*

Origine: Francia, da genealogia non nota. Diffusa nel 1876. Albero: vigoria media e scarsa affinità con il cotogno; produttività elevata. Frutto: pezzatura grossa, calebassiforme; buccia di colore verde-giallastro con zone rugginose; polpa bianca, fondente, molto succosa, zuccherina e aromatica, di ottimo sapore. Giudizio complessivo: è la cultivar più apprezzata non solo in Italia ma anche in Europa per pezzatura, qualità organolettiche e conservabilità del frutto.

Harrow Sweet (+26)*

Origine: Canada. Incrocio di William × Purdue 80-51. Diffusa nel 1991. Albero: vigoria media e buona affinità con il cotogno; produttività medio-elevata. Frutto: pezzatura medio-grossa, piriforme; buccia di colore di fondo verde chiaro, leggermente rugginosa, con sovraccolore rossoaranciato; polpa fine, di medio sapore. Giudizio complessivo: frutto del tipo William-simile, interessante per la grossa pezzatura, di lunga conservabilità; resistente al colpo di fuoco batterico, ma stenta ad affermarsi.

Decana del Comizio (+26)*

Sinonimi: Comice, Fondante du Comice, Beurrè Robert, Vereins Dechantsbirne ecc. Origine: Francia, da genealogia non nota. Diffusa nel 1849. Albero: vigoria molto elevata e discreta affinità con il cotogno; produttività media e alternante. Frutto: pezzatura grossa, turbinata o doliforme; buccia di colore giallo-verdastro leggermente arrossata per insolazione; polpa di media consistenza e ottimo sapore. Giudizio complessivo: valida in tutti gli ambienti italiani, interessante per pezzatura e qualità organolettiche, di lunga conservabilità.

Kaiser (+31)*

Sinonimi: Imperatore Alessandro, Kaiser Alessandro, Beurrè Bosc, Beurrè Rose, Beurrè de Humbold, Cannelle, Carafon de Bosc, Kaiserkrone, Paradise d’Automne, Butirra d’Apremont ecc. Origine: Francia, da genealogia non nota. Diffusa nel 1830. Albero: vigoria elevata e scarsa affinità con il cotogno; produttività elevata, talora alternante. Frutto: pezzatura grossa, calebassiforme e piriforme; buccia di colore bronzeo-rugginosa su fondo giallastro; polpa di media consistenza e di ottimo sapore. Giudizio complessivo: interessante per qualità, aspetto e conservabilità dei frutti. È resistente alla ticchiolatura, molto diffusa nel Nord Italia.

Passa Crassana (+51)*

Sinonimi: Edel Crassane, Passe Crassane Boisbunel. Origine: Francia, genealogia non nota. Diffusa nel 1885. Albero: vigoria medio-elevata e ottima affinità con il cotogno; produttività molto elevata e costante. Frutto: pezzatura grossa, maliforme o doliforme; buccia di colore verde-giallognolo; polpa di consistenza elevata a tessitura granulosa, con buone caratteristiche organolettiche, ma scarsamente conservabile in frigo. Giudizio complessivo: ancora interessante per produttività, pezzatura e qualità gustative, adatta per la trasformazione industriale, coltivata al Nord Italia. Molto sensibile al colpo di fuoco batterico.


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