Volume: la fragola

Sezione: ricerca

Capitolo: miglioramento genetico

Autori: Walther Faedi, Francesco Casalini, Gianluca Baruzzi

Introduzione

La fragola a frutto grosso (Fragaria × ananassa) è oggetto da circa due secoli di un’intensa attività di miglioramento genetico (breeding) finalizzata alla costituzione di nuove varietà. L’elevato livello di ploidia (ottoploide) e l’interazione con l’ambiente particolarmente accentuata consentono un’ampia variabilità fenotipica espressa nelle varietà diffuse, pur partendo da una base genetica piuttosto ristretta. Fragaria × ananassa deriva dall’ibridazione fra le due specie ottoploidi F. chiloensis e F. virginiana e solo poche piante ottenute da questo incrocio sono i progenitori di tutte le attuali varietà, che consentono la coltivazione della fragola in tutti gli ambienti, dai più freddi ai più caldi. Solo all’inizio dell’800 si compresero le reali potenzialità di questa nuova specie e le prime attività di breeding condotte in Europa possono risalire proprio a quel periodo.

Storia del breeding in Europa

Si può affermare che tra i progenitori delle moderne varietà di fragola, Keens’Seedling, diffusa da Michael Keens nel 1821 in Inghilterra, è sicuramente quello più ricorrente. Il frutto venne descritto come “largo, rotondeggiante, di colore scuro e di buon sapore”. Importante è evidenziare che il fiore di questa varietà era ermafrodita (perfetto), aspetto essenziale perché, contrariamente a quanto era accaduto con i fragoleti di F. chiloensis, a fiore pistillifero, consentiva una facile autoimpollinazione e quindi una regolare crescita del frutto, senza l’esigenza di piante impollinatrici. Deriva probabilmente da Keen’s Imperial del 1806, di cui non è noto se fosse una selezione di Fragaria chiloensis oppure già dell’ibrido di Fragaria × ananassa; il frutto era rosso molto scuro, di buon sapore e con acheni sporgenti. Andrew Knight è stato probabilmente il primo vero breeder riconosciuto e all’inizio dell’800 costituì in Inghilterra le prime due importanti varietà di fragola (Downton ed Elton) le cui piante sono state moltiplicate e ampiamente coltivate dai produttori di quell’epoca. Downton, costituita nel 1820, presentava un frutto scuro, di forma ovale e di buon sapore. Elton, selezionata nel 1817, era caratterizzata da un frutto di grosse dimensioni, di forma ovale, di colore rosso leggermente chiaro e sapore acidulo, con acheni gialli e sporgenti. In Francia furono costituite Vicomtesse Héricart de Thury (1849) Docteur Morère (1867), quest’ultima importante varietà ottenuta da Palmire Berger dall’incrocio tra le varietà Duc de Malakoff e Berger. Presentava fiore perfetto, frutto di forma schiacciata, di colore rosso bordeaux, non sempre regolare, buon sapore dolceacidulo, molto particolare. Un’altra varietà storicamente piuttosto importante fu Laxton Noble, ottenuta nel 1887 da un incrocio tra Foreman Excelsior e Sharpless. Il fiore era perfetto; il frutto di forma allungata, di colore rosso intenso e irregolare, presentava un’accentuata cavità interna. Royal Sovereign, varietà inglese ottenuta nel 1898 dall’incrocio fra Laxton Noble e King of Earliest, può essere considerata la prima varietà di rilevante importanza europea. È stata largamente coltivata soprattutto in Francia, Germania, Inghilterra e Olanda all’inizio del ’900. La pianta è di medio vigore con foglie ovaliformi, di colore verde scuro irregolare e con riflessi rossastri; il frutto è rosso aranciato e di buon sapore dolce-acidulo. Royal Sovereign e Docteur Morère sono i parentali dell’incrocio da cui Charles Moutôt selezionò in Francia, nel 1906, la varietà Madame Moutôt con cui ottenne il primo vero significativo miglioramento della pezzatura del frutto. Grazie soprattutto a questo importante carattere, la varietà ebbe un ampio successo nelle coltivazioni di tutta Europa, Italia compresa. La pianta era di medio vigore con foglie ovaliformi, di color verde chiaro pallido. Il frutto era di colore rosso aranciato, di forma un po’ irregolare, con polpa bianca-rosa, poco consistente ma di buone caratteristiche organolettiche. Può essere considerata la prima vera varietà di fragola “industriale”, ed è stata coltivata fino agli anni ’60. Frau Mielze Schindler, Lucida Perfecta, Johannes Muller, Markee, Sieger, Deutsch Evern, Tardiva di Leopoldo, Surprise de Halles, Surprise de Campentras, Ville de Paris, Macherauch Spaternte, D.P Wallbaum, Regina, Cambridge Favorite, Senga Precosana, Souvenir de Charles Machiroux, Senga Sengana, Belrubi e altre sono state diffuse a partire da fine ’800 e rappresentano un patrimonio importante per il germoplasma varietale europeo.

Storia del breeding in America

In America la fragola era conosciuta fin dai tempi antichi, in cui venivano raccolti frutti da piante selvatiche di F. virginiana, diffusa nel continente settentrionale, e di F. chiloensis, presente lungo la costa pacifica, dalla California al Cile. Nel 1800, negli Stati Uniti, si selezionarono nell’ambito di popolazioni selvatiche alcune accessioni di F. virginiana con frutti di maggiori dimensioni e interessanti in quanto presentavano il vantaggio di essere più precoci di F. chiloensis. Il breeding della fragola nel continente americano è stato avviato principalmente da C.M. Hovey. Nel suo giardino programmò l’incrocio fra varie selezioni di F. virginiana e di F. chiloensis con Keens’ Seedling, la stessa varietà inglese ottenuta da Michael Keens, indicata come progenitore di diverse varietà europee. Hovey era interessato ad allungare il calendario di maturazione dei frutti utilizzando, come parentali, alcuni cloni di F. virginiana per l’epoca precoce di maturazione e di F. chiloensis per l’epoca tardiva. La prima cultivar diffusa nel 1834, denominata Hovey, molto probabilmente originata dall’incrocio tra Methven (clone di F. virginiana) e Keens’ Seedling, era ancora dioica, con frutto di colore rosso scuro e di sapore acidulo. Le prime coltivazioni americane di fragola furono avviate con la cultivar Hovey sulla costa atlantica (area di Boston). Tuttavia sui mercati di New York il frutto non ebbe il successo sperato perché il frutto era ancora troppo piccolo. James Wilson cercò di migliorarla programmando nel 1851 un incrocio con Black Prince, vecchia varietà inglese del 1820. Ottenne la varietà Wilson con frutto più grosso di Hovey, ma di colorazione piuttosto scura e di sapore leggermente acidulo. Questa varietà contribuì all’affermazione della coltura, che inizialmente era concentrata solo sulla costa atlantica. Nel periodo 1850-1860 erano circa 1000 gli ettari coltivati con la varietà Wilson. Successivamente, con l’ottenimento di altre varietà in grado di adattarsi ad areali diversi, la coltivazione si estese anche nella parte ovest degli Stati Uniti e soprattutto in California. Fu Albert Etter il primo breeder che all’inizio del 1900 selezionò nuove varietà [Rose Ettersburgh, Ettersburgh 80-84-89, White Sugar, Ettersburgh 121 (Fr. Chiloensis Cape Mendocino,× F.vesca Alpine), Fantastic, Fendalcino] adatte alla fragolicoltura californiana, le cui condizioni climatiche si differenziavano decisamente da quelle della costa atlantica. Parker Earle (1886), Dunlup e la Klondike (primi del ’900), Howard 17 (1916) sono state le prime varietà americane ampiamente coltivate. Va evidenziato il rilevante successo di Marshall ottenuta da F. Marshall nel 1890 (parentali ignoti), coltivata fino al 1930-1940. Deve il suo successo all’elevata produttività e alla maggiore adattabilità a diversi areali. La pianta è di medio vigore con frutto di forma conica, regolare, di colore rosso piuttosto chiaro. I breeder americani furono i primi a costituire varietà di elevata consistenza della polpa. Blakemore (Howard 17 × Missionary) diffusa nel 1930 ed Earlyglow, diffusa nel 1966 a Belstville nel Maryland dall’incrocio fra due selezioni (MdUS 2359 e MdUS 2713) sono i primi significativi risultati ottenuti.

Breeding della fragola oggi

Diversi programmi di miglioramento genetico hanno avuto un forte successo e le loro attività hanno consentito l’affermazione di varietà dotate di ampia adattabilità a diversi ambienti e pienamente soddisfacenti per produttori e consumatori di molte parti del mondo. L’Università della California ha diffuso varietà di notevole successo come Tioga (1963), Aliso (1967), Sequoia (1968), Toro (1975), Pajaro (1979), Douglas (1979), Chandler (1983), Camarosa (1992), Ventana (1997), Albion (2004) coltivate in tutte le principali aree fragolicole del mondo a clima temperato. La varietà olandese Elsanta, diffusa dal CPRO-DLO (1981), è ancora largamente coltivata nelle zone del Nord Europa fino al Trentino. Altri numerosi programmi pubblici hanno diffuso varietà con più limitata adattabilità, ma che hanno considerevolmente migliorato e rinnovato gli standard varietali di numerosi Paesi. I programmi privati hanno avuto, negli ultimi venti anni, sempre più successo. Uno dei più importanti è quello di Driscoll Strawberry Associates le cui varietà licenziate sono a esclusivo beneficio dei produttori associati. In Europa, i più importanti programmi privati sono quelli del CIV di Ferrara e New Fruits di Cesena (Italia), di Planasa (Spagna), recentemente riunitosi con il programma francese di Darbonne e di Edward Vinson in Gran Bretagna. La maggiore parte dei programmi di miglioramento genetico si è basata, almeno all’inizio, su schemi di ricombinazione complementare, per sfruttare la variabilità non additiva e la capacità combinatoria specifica dei parentali. La selezione interessa le piante figlie che combinano i migliori caratteri di ciascuno dei due genitori. Nelle generazioni successive, si usano come parentali le migliori selezioni della precedente generazione di incroci, geneticamente distanti per evitare fenomeni di inbreeding. Un’altra strategia, adottata per migliorare caratteri a controllo poligenico additivo, consiste nell’incrocio di parentali “simile × simile”, ossia già dotati di un buon livello del carattere in esame. Il successivo lavoro di selezione sarà rivolto all’individuazione di genotipi superiori per il carattere oggetto di selezione. Anche l’introgressione di alcuni caratteri specifici presenti in specie selvatiche come Fragaria virginiana glauca (rifiorenza), F. moschata e F. vesca è un obiettivo riscontrabile in alcuni programmi. Tutti i programmi di miglioramento genetico hanno in comune obiettivi generali come fiore perfetto, produzione elevata e costante, buon equilibrio vegetoproduttivo e resistenza (o scarsa suscettibilità) a stress biotici e abiotici delle piante. Inoltre, ogni programma ha obiettivi specifici che dipendono dalle condizioni climatiche o da scopi particolari.

Epoca di maturazione
La precocità di maturazione è un carattere desiderato in molti programmi, soprattutto quelli condotti nelle regioni con inverno mite (come California, Florida, Spagna, Israele, Sud Italia), ricercando i genotipi a basso o nullo fabbisogno in freddo invernale. In alcuni paesi del Nord (per esempio Inghilterra) si persegue la maturazione molto tardiva, in grado di posticipare fioriture e raccolta delle cultivar tradizionali fino a 2-3 settimane. Alcuni programmi hanno come obiettivo l’estensione del periodo di differenziazione delle gemme in primavera, per ottenere una seconda fioritura dopo quella principale, anche nelle regioni settentrionali (carattere bifiorenza). In Valle Padana, incroci programmati tra cultivar unifere (brevidiurne) molto produttive e cultivar rifiorenti neutrodiurne (DN) hanno permesso la costituzione di varietà bifere che si comportano come genotipi uniferi. La prima varietà ottenuta in Italia con questa strategia è Eva, che sta dominando lo standard varietale del Veronese. Il materiale bifiorente in genere ha un’ampia adattabilità a diverse latitudini presentando un buon comportamento produttivo in coltura protetta, con produzioni anche superiori a 1 kg/pianta, raccolto nell’arco di 45-50 giorni. Sicuramente il carattere più ricercato per allungare il calendario di raccolta è quello della rifiorenza. Fino agli anni ’70 erano note solo le cultivar rifiorenti longidiurne, in grado di rifiorire per lunghi periodi, ma solo in condizioni di giorno lungo, cioè con durata superiore a 12 ore di luce. Quando la durata del giorno si riduce, i processi di induzione/differenziazione di queste varietà non avvengono più a fiore. Le piante rifiorenti longidiurne, in genere, emettono pochi stoloni e sono pertanto difficili da moltiplicare. Saint Joseph, diffusa nel 1893, fu probabilmente la prima varietà rifiorente ottenuta in Francia da Thivolet. Successivamente, dall’incrocio tra Saint Joseph e Royal Sovereign venne costituita la varietà Sant’Antonio di Padova che presentava una pianta più vigorosa e produttiva e frutto più uniformemente colorato. In genere, queste cultivar rifiorenti non hanno mai avuto un grande successo, soprattutto in Italia. Bisogna aspettare la seconda metà del secolo scorso, quando i breeder dell’Università della California programmarono combinazioni di incrocio fra selezioni unifere e un clone di F. virginiana glauca spp. in grado di differenziare gemme a fiore indipendentemente dal numero di ore di luce giornaliera. Nell’ambito di questa attività si ottennero i primi genotipi rifiorenti neutrodiurni (carattere DN, Day Neutral) in grado di essere più stoloniferi e produttivi rispetto alle varietà rifiorenti longidiurne. Il carattere DN fu individuato in un clone staminifero di F. virginiana subsp. glauca rinvenuto nel 1955 dal ricercatore californiano R. Bringhurst nelle montagne dello Utah, vicino a Salt Lake City. Oggi questo carattere è presente praticamente in tutte le principali cultivar rifiorenti coltivate nel mondo. Le prime cultivar DN diffuse commercialmente nel 1979 (Aptos, Brighton, Hecker) derivano dalla terza generazione di reincrocio con cultivar unifere di F. × ananassa, in cui un clone di F. virginiana subsp. glauca fu utilizzato come primo parentale impollinante, donatore del carattere DN. Nelle specie selvatiche del genere Fragaria il carattere rifiorente DN è presente anche nella fragolina di bosco (F. vesca ssp. semperflorens) da cui è stata selezionata la varietà Alpine (non stolonifera e quindi propagata per seme). Ma se nella fragolina di bosco (F. vesca, diploide) è noto che il carattere della rifiorenza è controllato da un singolo gene recessivo, non altrettanto chiaro è il controllo genetico del carattere DN in Fragaria × ananassa. Numerosi sono stati gli studi pubblicati sulla fotosensibilità o sull’indifferenza alla quantità di luce giornaliera a conferma del notevole interesse che questo carattere DN ha dal punto di vista commerciale. Spesso i risultati ottenuti nei diversi studi non sono concordanti e di fatto tuttora il controllo genetico del fotoperiodismo nella fragola rimane piuttosto incerto. Alcuni studi hanno dimostrato che la reazione al fotoperiodismo è controllata da un singolo gene e che l’allele della neutralità al fotoperiodismo (carattere rifiorente DN) è dominante sull’allele che determina il comportamento unifero (JB). Tuttavia altri studi mettono in dubbio questo risultato, evidenziando una notevole variabilità sull’espressione del carattere in funzione del genotipo e dei fattori ambientali, in particolare della temperatura. Sicuramente le condizioni ambientali hanno un’influenza fondamentale su induzione, sviluppo e differenziazione delle gemme e, comunque, l’emissione di infiorescenze nel periodo di fine estate-inizio autunno sembra essere l’indice più sicuro per la distinzione del genotipo rifiorente da quello unifero. La maggior parte dei programmi di miglioramento genetico svolgono attività per la costituzione di varietà sia unifere brevidiurne sia rifiorenti neutrodiurne. Ciò ha permesso una costante diffusione di varietà rifiorenti negli ultimi venti anni. I migliori risultati sono stati ottenuti dall’Università della California che ha diffuso, dopo Brighton, Selva (1983), Seascape (1991), Diamante (1997), Albion (2004) e, più recentemente, Monterey, Portola e San Andreas (2008). Attualmente la fragolicoltura californiana è già dominata da alcune cultivar rifiorenti e anche in Europa, la costante attività di breeding, con la costituzione di nuove varietà, suggerisce che i genotipi rifiorenti giocheranno un ruolo importante anche nel futuro della fragolicoltura nordeuropea.

Pezzatura e consistenza del frutto
Molti programmi hanno avuto in passato come obiettivo specifico l’aumento della pezzatura del frutto per ottimizzare la produttività per pianta e diminuire i costi di raccolta. In Italia, in particolare, l’aumento costante del costo del lavoro ha fortemente accelerato la ricerca per migliorare questo carattere con lo scopo di contenere i costi di produzione. L’incremento di pezzatura del frutto ha decisamente aumentato la resa oraria di raccolta consentendo un notevole risparmio di manodopera. Già nel 1985, in uno studio condotto dall’Università di Bologna venne evidenziato che l’aumento di 1 g del peso medio dei frutti consentiva di risparmiare 1 milione di lire per ettaro nella raccolta in virtù delle migliori rese orarie, passate dagli 11-13 kg/ora della varietà Gorella ai 18-19 kg/ora della varietà Addie. Uno studio analogo, condotto nel triennio 1996-1998 con la varietà Onda, ha evidenziato un ulteriore aumento della resa di raccolta di circa 4 kg/ora, da 19,6 a 23,4 kg/ ora, grazie all’incremento della pezzatura del frutto (da 19 a 23 g). In termini di manodopera il risparmio sembra quantificabile in circa 230 ore/ha. Questa tendenza verso l’aumento di pezzatura può però comportare in futuro qualche problema nella commercializzazione, particolarmente nel settore del packaging, a causa della pezzatura eccessiva dei frutti primari, che possono raggiungere e superare i 70-80 g. Di conseguenza, un ulteriore incremento del peso medio del frutto può essere ottenuto solo con una forma del frutto più allungata, ma non con l’aumento del diametro.

Qualità organolettica del frutto
La limitata qualità organolettica del frutto che caratterizzava le nuove varietà della metà del secolo scorso (M. Moutot, Souvenir de Charles Machiroux e Nobile) a differenza di quelle vecchie (Louis Gauthier, Dr. Morère e Hansa) era uno dei principali aspetti evidenziati nel corso del primo Convegno Nazionale della Fragola tenutosi a Verona nel 1961. Eravamo all’inizio dello sviluppo economico della coltura in Italia ed era già chiaro che l’obiettivo di combinare elevata produttività della pianta e qualità del frutto era molto ricercato, ma di difficile realizzazione. In molti programmi di breeding, la qualità del frutto è stata a lungo considerata come un obiettivo secondario, preferendo mirare a ottenere frutti di grossa pezzatura per migliorare le rese unitarie. Attualmente i mercati ricercano, e finalmente premiano, i frutti di maggiore qualità, in particolare con dolcezza e aroma più intensi. Questi aspetti, uniti alla consistenza della polpa, consentono una maggiore tenuta del frutto fino al consumo. Va comunque evidenziato che non tutti i programmi hanno perseguito in modo univoco questo obiettivo. Il programma francese del CIREF, per esempio, è da sempre finalizzato alla selezione di nuove varietà, sia brevidiurne sia rifiorenti, mantenendo le ottime caratteristiche del frutto di alcune vecchie, come Gariguette, caratterizzate da qualità organolettiche decisamente superiori. Anche altri programmi francesi privati hanno privilegiato la “linea qualità” diffondendo varietà di successo con alta qualità del frutto come Mara des Bois (rifiorente) o Darselect (unifera), ma di limitata pezzatura e di non sempre elevata produttività. Negli Stati Uniti, la diffusione di varietà con frutti di grande qualità è stata incentivata dalla richiesta, da parte dei consumatori, di varietà da raccogliere direttamente in campo allo stadio di maturazione ottimale (Pick-Your-Own, “raccogli da te”). Diverse varietà americane, particolarmente quelle diffuse per il PYO, sono famose per la notevole qualità dei frutti: Earliglow, Tristar, Allstar, Northeaster, Holiday, Lateglow. La correlazione negativa fra produttività della pianta e contenuto in zuccheri dei frutti è l’ostacolo principale da superare nelle attività di breeding: le accessioni con piante più produttive presentano in genere frutti con basso contenuto in zuccheri. Tuttavia l’incrocio tra genotipi con elevato contenuto zuccherino e altri con elevata produttività ha consentito di selezionare nuovo materiale genetico outlier ricombinante con i due caratteri riuniti. Elevate concentrazioni di acido ascorbico e di composti aromatici e antiossidanti nei frutti (acido ellagico, acido gallico, fitoalessine, flavonoidi ecc.) appaiono i caratteri più innovativi su cui la ricerca si sta orientando in funzione degli effetti benefici di questi composti sulla salute umana.

Resistenza alle malattie
La resistenza alle malattie è un obiettivo molto importante per tutti i principali programmi di breeding. L’abolizione del bromuro di metile nella fumigazione dei terreni ha spinto molte istituzioni a incentivare le proprie ricerche per individuare genotipi più tolleranti alle malattie dell’apparato radicale, in grado di fornire ottime performance anche in terreni non fumigati, ristoppiati e destinati a coltivazioni biologiche. I fumiganti chimici ammessi in commercio in alternativa al bromuro di metile (cloropicrina, 1,3 DD, Vapam ecc.) sembrano non garantire la stessa efficacia. Per questo la resistenza genetica appare l’unica via da percorrere a lungo termine. In Italia da tempo si sono evidenziate interazioni significative tra genotipo e tipo di terreno mostrando che alcuni genotipi non evidenziano differenze produttive tra terreno fumigato e non. Contrariamente al passato, anche nel programma californiano, di recente si sono incentivati gli studi in tal senso, e si sono evidenziati genotipi con rese produttive uguali nei terreni fumigati e non fumigati.

Azioni di breeding in Italia

Le prime attività di miglioramento genetico della fragola in Italia furono condotte in Emilia-Romagna dall’Istituto di Coltivazioni Arboree (ICA) dell’Università di Bologna nella seconda metà degli anni ’60. Il principale obiettivo era quello di ottenere varietà idonee alle aree settentrionali di pianura (Valle Padana) in grado di sostituire quelle estere ( da Francia, Olanda e USA) che fornivano risultati decisamente poco soddisfacenti per i produttori. L’attività portò alla diffusione commerciale di 5 cultivar: Isabella, Precoce di Romagna, Rossella, Tardiva di Romagna e Alessandra, che però non ebbero una larga diffusione presso i fragolicoltori. Anche l’Istituto Sperimentale per la Frutticoltura (ISF) operò in quegli anni effettuando i primi incroci a Roma nel 1966. Nell’ambito di questa attività vennero diffuse, nel 1975, Francesco e Savio, due varietà adatte agli ambienti della Pianura Padana, ma anch’esse con scarso successo. Il programma dell’ISF fu potenziato in seguito alla collaborazione instaurata da P. Rosati con il dr. D.H. Scott, direttore del Fruit Laboratory dell’USDA di Beltsville, Maryland – USA che favorì lo scambio di materiale genetico americano, caratterizzato sia da un’elevata resistenza della pianta agli stress biotici, sia da grossa pezzatura e buona consistenza della polpa dei frutti. Gli incroci programmati fra genotipi americani ed europei consentirono, negli anni successivi, di selezionare, già in prima generazione, nuovo materiale genetico con caratteristiche superiori alle varietà allora coltivate. Nel 1978, venne creato un gruppo di lavoro in cui confluì il materiale genetico in corso di selezione presso l’allora ISF (ora CRA-FRF, Forlì) e presso l’Istituto di Coltivazioni Arboree dell’Università di Bologna (ICA). Del gruppo fece parte fin dall’inizio anche l’Istituto di Patologia Vegetale dell’Università di Bologna, che indirizzò la propria attività verso gli aspetti sanitari e la resistenza alle malattie delle piante. Il gruppo ricevette il supporto finanziario della Regione Emilia-Romagna, tramite l’ERSO (ora CRPV) di Cesena. I risultati non tardarono ad arrivare e già nel 1982 vennero diffuse 4 varietà: Addie, Brio, Cesena e Dana con caratteristiche agronomiche superiori alle due cultivar Gorella e Pocahontas che, in quel momento (fine anni ’70), dominavano nelle coltivazioni ma risultavano poco soddisfacenti per le scarse rese ettariali e l’alta suscettibilità ai funghi radicali (collasso della Gorella). Va evidenziato il ruolo di Addie, che dominò la fragolicoltura cesenate per oltre un decennio. Sull’esempio del programma iniziale per la Valle Padana, negli anni successivi furono avviati altri progetti pubblici. Nel corso degli anni l’attività pubblica di breeding si è sempre più trasformata in pubblico-privata. Infatti attualmente sono operativi numerosi programmi finalizzati a migliorare gli standard varietali delle principali aree fragolicole italiane e vedono in quasi tutti i casi il coinvolgimento di organizzazioni di produttori o strutture private che cofinanziano le attività: – in Emilia-Romagna, l’attività è ancora finanziata dalla Regione Emilia-Romagna, tramite il CRPV di Cesena, e dalle tre Organizzazioni dei Produttori di Cesena: Apo Conerpo, Apofruit Italia e Orogel Fresco (ora riunite in New Plant). Si persegue l’obiettivo di ottenere cultivar adatte alla coltura di pieno campo, essendo quella romagnola l’unica area italiana in cui è ancora dominante questo tipo di coltura. Recentemente è stato aggiunto anche l’obiettivo di costituire cultivar adatte alla coltura biologica, che nel Cesenate rappresenta circa il 15% della superficie totale. I più recenti risultati sono relativi alla diffusione commerciale di 4 nuove varietà, Tecla, Vale, Unica e Zeta (2009); – negli ambienti di montagna del Cuneese il programma è finalizzato a sfruttare le potenzialità produttive e commerciali di queste aree, dove i frutti delle cultivar unifere maturano quando le produzioni delle altre aree di pianura sono terminate. In questi ambienti si è concentrata anche l’azione di breeding per il carattere rifiorente. Nell’ambito di questa attività, in parte cofinanziata dalla Regione Piemonte tramite il CReSO di Cuneo, è stata recentemente diffusa Argentera (2009), caratterizzata dalla maturazione dei frutti molto tardiva; – nel Veronese il programma, iniziato nel 1995, è finalizzato a selezionare nuovo materiale genetico adatto alla tradizionale coltura autunnale veronese, che prevede un doppio ciclo di raccolta, uno in autunno – subito dopo la piantagione – e l’altro nella primavera successiva. Nell’ambito di questo programma, cofinanziato dalla Provincia di Verona e dalle locali OP, Aposcaligera e Consorzio Ortofrutticolo Zeviano (COZ), nel 2005, sono state diffuse Eva, Dora e Irma (rifiorente), che attualmente dominano lo standard varietale veronese; – negli ambienti meridionali l’attività mira a costituire validi genotipi caratterizzati da basso fabbisogno in freddo invernale, adatto a essere impiegato con piante fresche in tutti i principali areali fragolicoli (Piana del Sele, Metapontino, Lametino e Marsalese). Questi ambienti sono tutti contrassegnati da caratteristiche pedoclimatiche piuttosto differenziate, per cui si è attivata una specifica azione di breeding in ogni area e le varietà recentemente diffuse sono Kilo, Nora e Palatina (2008). L’attività è realizzata a Marsala col cofinanziamento dell’Università degli Studi di Palermo e recentemente nel Lametino col cofinanziamento della Regione Calabria e dalla Coop. Torrevecchia di Lamezia Terme e Metapontino (Az. Piraccini Secondo di Cesena). Nell’ambito di questa attività è stata diffusa nel 2010 la varietà Pircinque, selezionata nel Metapontino.
Vanno infine evidenziate specifiche azioni di breeding, recentemente avviate, fortemente legate al territorio in cui si sono attivate e finalizzate a obiettivi particolari: – costituzione di nuovi genotipi uniferi di fragola per il Trentino, in collaborazione con e supportata da Sant’Orsola, Società Cooperativa Agricola, di Pergine Valsugana, Trento; – costituzione di nuovi genotipi di fragola adatti all’area di Francavilla, in collaborazione con ARSSA-Abruzzo e con il supporto finanziario del comune di Francavilla al Mare; – la fragola di Terracina, finalizzata al miglioramento di Favette, vecchia cultivar ancora coltivata nell’area di Terracina e particolarmente apprezzata per le elevate caratteristiche qualitative. Nel corso degli anni ’80 furono avviate anche attività di breeding private. Le più famose sono quelle condotte dal CIV di Ferrara e da NewFruits di Cesena. L’attività di miglioramento genetico sulla fragola del CIV, Consorzio Italiano Vivaisti di Ferrara, è iniziata nel 1984. Questo programma ha avuto notevole successo con il licenziamento di diverse varietà, sia unifere (per esempio Marmolada®Onebor, Tethis, Eris), sia rifiorenti (Elsinore®CIVRI30), che hanno avuto significativi impatti sulle coltivazioni sia del Nord sia del Sud. La tolleranza alle malattie e l’elevata rusticità della pianta sono i principali obiettivi del programma: i genotipi tolleranti alle malattie radicali e fogliari ben si adattano a essere coltivati in terreni non sottoposti preventivamente a fumigazione, o su ristoppio, e con bassi apporti azotati. New Fruits di Cesena è una società privata che opera nel miglioramento genetico dal 1992. L’obiettivo principale è stato incentrato sulla costituzione di varietà unifere brevidiurne e adatte ai climi continentali e temperati: dal Centro-Nord Italia fino alla Scandinavia. Le varietà di maggiore successo sono: Maya, Roxana e Alba. Maya (a maturazione intermedia) è stata la prima varietà di New Fruits, ed è ormai a fine carriera, anche se in alcune aree fragolicole è ancora insistentemente coltivata. Roxana (mediotardiva) è molto produttiva e rustica. Alba (a maturazione precoce) è attualmente la varietà più importante in quanto è coltivata con successo in tutte le aree del Centro-Nord Italia (è la varietà dominante in Emilia-Romagna), in Germania, nei Paesi Balcanici e dell’Est Europa. Asia, a maturazione intermedia, e Syria, a maturazione medio-tardiva, sono le due nuove varietà recentemente diffuse. Nell’ambito del programma rifiorente, Thelma e Luise sono due nuove varietà a maturazione molto precoce e in grado di fornire una prolungata fruttificazione.

 


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