Volume: il melo

Sezione: mondo e mercatp

Capitolo: melo nel mondo

Autori: Alessandro Dalpiaz

Introduzione

L’importanza della mela nel mondo è certamente nota, ma è difficile anche per gli esperti del settore avere una conoscenza immediata del “posizionamento” nel ranking internazionale. La coltivazione del melo e l’importanza del frutto possono essere valutate innanzitutto in rapporto ad altri prodotti di larga coltivazione e diffusione. La posizione della mela nel complesso del settore ortofrutticolo si colloca al 7° posto tra i prodotti di più larga produzione; nel caso della sola frutta invece la troviamo al 4° posto, dietro banane, uva da tavola e arance, quartetto che distacca considerevolmente le banane “da cottura” e, a seguire, gli altri prodotti.

Inquadramento nel mondo: produzione e superficie coltivata

Per entrare più in profondità e cercare di percepire ancora meglio il mondo della mela, si riportano i dati riferiti ai paesi maggiormente rappresentativi in termini di produzione. La produzione in Cina è letteralmente decollata a partire dagli anni ’90 ed è aumentata di circa 5 volte, superando nel 2000 quota 20 milioni di tonnellate. Nel 2006 la produzione ha raggiunto il picco di 26.065.000 di tonnellate, ma nel 2007 le previsioni sono per un assestamento intorno ai livelli del 2000. Nella classifica mondiale dei produttori troviamo anche paesi come l’Iran, la Turchia e l’India, dove le vaste estensioni coltivate compensano una produttività a ettaro piuttosto bassa. Sulla base di tali dati l’Italia si colloca al sesto posto tra i paesi maggiori produttori, con una area investita a melo relativamente bassa (17a posizione nel 2006) ma con una produttività per unità di superficie tra le più elevate. Appare significativo un cenno alla possibile evoluzione dell’assetto varietale mondiale che segnala una leggera ma costante erosione del ruolo della Golden Delicious e particolarmente del gruppo della Red Delicious, a favore di nuove varietà come la Fuji e la Gala, quest’ultima orientata a divenire il secondo gruppo varietale nell’arco di un decennio circa.

Scenario della Comunità Europea: superficie coltivata, produzione e varietà

La Comunità Europea ha avuto una evoluzione “agricola” condizionata, in tutti i sensi, dall’entrata di 12 nuovi Paesi, che ha portato ad una riaggregazione di diversi dati per conformarsi alla nuova dimensione comunitaria. La produzione si assesta normalmente intorno a 10 milioni di tonnellate, pur segnando un trend in costante leggero regresso. La riconversione colturale di diverse aree, ha comportato una naturale contrazione del potenziale produttivo tra il 1998 e il 2006 (–13%) e ciò rappresenta un fattore “strutturale” indubbiamente favorevole per un adeguamento dell’offerta alla domanda di mele. Dall’analisi dell’assetto varietale emerge una sostanziale conferma dell’orientamento a livello mondiale, con un incremento delle varietà di “nuova generazione” rispetto a quelle più tradizionali.

Italia: superficie coltivata, produzione e varietà

La produzione italiana di mele è abbastanza stabilizzata e oscilla tra 2.000.000 e 2.100.000 tonnellate. Significativo è osservare come la superficie investita a melo stia progressivamente decrescendo, sia pur in misura minore rispetto ad altri tradizionali paesi produttori in Europa. Si riportano i dati sia del Gruppo consultivo specializzato della Commissione Europea per le mele, sia i dati ISTAT nazionali, riferiti alla superficie in produzione. In entrambi i casi la diminuzione è del 12% circa nel decennio 1998-2007. Interessante infine una comparazione dell’evoluzione del ventaglio varietale tra il 2000 e il 2007, dal quale si confermano ancora una volta i trend sia mondiale sia europeo, con un decremento della Golden Delicious (−1,28%), anche se meno marcato rispetto al dato comunitario, a conferma della particolare vocazione di alcuni territori nazionali per tale varietà. Importante è la riduzione per la Red Delicious (−15,93%) e per le varietà più storiche, a favore dei gruppi Gala, Braeburn e Fuji.

Esportazione e importazione

Le dinamiche di importazione ed esportazione offrono una visione importante del settore. Nella tabella seguente viene riportata l’evoluzione dell’esportazione mondiale dei principali gruppi di prodotti frutticoli freschi. In ambito comunitario i paesi che giocano un ruolo importante per quanto riguarda l’export sono evidenziati nella tabella sottostante. L’Italia, nell’anno 2007, ha superato sia pur di poco la Francia, diventando per la prima volta il paese leader per l’esportazione complessiva di mele, in ambito sia intra sia extra comunitario. Le principali destinazioni dell’export fuori della Comunità europea evidenziano il ruolo di assoluta importanza della Russia, ma più in generale dell’area dell’ex blocco dell’Unione Sovietica. Nella successiva tabella vengono riportate le statistiche riguardanti i paesi maggiori importatori a livello comunitario e i principali paesi di provenienza delle mele destinate in ambito comunitario. La Germania, pur segnando una considerevole riduzione, resta di gran lunga il paese più importante per l’importazione di mele, seguita dal Regno Unito. Va evidenziato che i dato riferiti a Olanda e Belgio vanno presi con cautela, trattandosi in buona misura di importazione “in transito” verso altre destinazioni, sia intra sia extra comunitarie. L’Italia, in questa particolare classifica si posiziona al 19° posto e conferma di essere un paese praticamente autosufficiente, con un consumatore dotato di un buon grado di “fidelizzazione” verso prodotti e marche nazionali. Il Cile è il paese più rappresentativo i termini di importazione in ambito comunitario, ma anche Nuova Zelanda, Argentina, Sudafrica e Brasile detengono una considerevole fetta del mercato delle mele “controstagione”, orientate prevalentemente al mercato del Nord Europa. A livello italiano l’export di mele segna un buon incremento (+40%) tra le stagioni commerciali 2000-2001 e 2006-2007, con la Germania ancora una volta paese leader, dove viene indirizzato il 42% del totale. Altri Paesi hanno visto un aumento progressivo della loro importanza, tra i quali vanno segnalati la Russia, la Spagna e la Norvegia. Nella tabella successiva viene infine riassunta la dinamica dell’import di mele in ambito nazionale, che, dopo un picco nel 2004, si assesta oggi su livelli praticamente identici al 2001. Le mele di provenienza extra comunitaria hanno avuto un incremento del 30% nel periodo considerato, e tra i paesi di provenienza, va segnalato il Cile, seguito a una certa distanza da Argentina e Brasile. Le mele cinesi, tenuto conto anche del livello complessivo di frutti di provenienza extracomunitaria, per il mercato italiano restano ancora, nel complesso, marginali. La tabella sottostante evidenzia l’andamento del consumo “domestico”, che segna un costante decremento nell’arco di tempo tra il 2001 e il 2006, solo parzialmente compensato da un certo incremento nel consumo “fuori casa”.

Principali Paesi europei

Francia
La Francia ha guidato per molto tempo il gruppo dei paesi produttori di mele comunitari. Dalla fine degli anni ’90 i produttori hanno iniziato a soffrire per un mercato internazionale a competitività crescente ed è iniziato, da un lato, un processo di uscita di diverse aziende dal sistema produttivo, percepibile nelle dinamiche di superficie, dall’altro uno spinto investimento per il rinnovo degli impianti, privilegiando varietà di recente introduzione sul mercato. Il 40% circa delle varietà è ancora oggi rappresentato da Golden Delicious, che ha visto peraltro una erosione della propria rappresentatività del 5% circa rispetto al 2000, seguita dal gruppo Gala con il 18%, dalla Granny Smith con un 11% e dalla Braeburn con il 9%. Le aree di maggiore interesse sono localizzate nelle regioni del Sud, dove viene prodotto circa il 60% del totale, seguite dalla regione della Loira con il 30% circa; la quota restante viene prodotta nel Nord del paese. La Francia resta in ogni caso un sistema paese molto interessante e competitivo, al quale i produttori italiani guardano con alto interesse cooperativo.

Germania
La Germania va citata tra i Paesi produttori, non solo per il ruolo di mercato target per le esportazioni di mela da parte dei partner comunitari, ma anche per una produzione “industriale” interessante in termini quantitativi. Va menzionata anche la produzione dei cosiddetti “orti”, termine con il quale si definiscono i frutteti famigliari, che non hanno un ruolo diretto con il mercato ma, con un quantitativo oscillante di anno in anno tra 500.000 e 900.000 tonnellate annue, possono incidere sulle dinamiche commerciali in apertura di stagione. Le aree di maggiore interesse sono localizzate intorno al Lago di Costanza, nella regione dell’Elba e in Sassonia, nell’ex Germania dell’Est. La Germania assorbe annualmente un quantitativo di mele di circa 1.500.000 tonnellate, delle quali circa la metà di importazione.

Polonia
La Polonia merita una breve illustrazione, in quanto, sia pur con diverse particolarità, rappresenta, con 2.500.000 tonnellate di mele, il paese di maggiore produzione nella Comunità Europea. La superficie coltivata, stabile intorno a 160.000 ettari, rispetto alla produzione complessiva porta subito a individuare un paese con una grande estensione di frutteti “casalinghi”, a bassa produttività e qualità. Rispetto al totale, solo 100.000 ettari sono effettivamente coltivati e, di questi, solo 15.000 possono definirsi moderni. Le varietà coltivate oggi sono, per un 70% circa del totale, Sampion, Golden, Gala, Jonagold e Idared; un 25% è rappresentato dalle varietà Lobo, Cortland, Ligol e Gloster. Questa situazione fa sì che il 60% circa dell’intera produzione venga destinato direttamente all’industria di trasformazione, il che pone il paese al secondo posto al mondo in tale settore. Il melo è molto diffuso in tutta la Polonia, ma le regioni più importanti sono quelle intorno a Varsavia e nel sud-est del Paese, nell’area circostante Lublino.

Asia

Cina
La Cina ettari avuto uno sviluppo molto spinto nel periodo 1990 – 2000, con un incremento di superficie coltivata e produzione molto marcato. In tale periodo la produzione è passata da 4.332.045 a 20.439.57 tonnellate (+472%), mentre la superficie è aumentata da 1.635.520 a 2.254.759 ettari (+ 40%). Nel periodo successivo il trend è rallentato; in termini produttivi l’incremento 2000-2006 è del 28% e in termini di superficie si segnala addirittura un ridimensionamento, con un −36%. La dinamica a cavallo degli anni ’90 aveva portato a giudicare tale paese come una minaccia incombente per i paesi produttori “storici”; i dati più recenti sono invece più tranquillizzanti. Va infatti anche considerato che la Cina è un paese nella necessità di sostenere una crescita delle aree rurali e nel contempo di alimentare una grande massa di popolazione. L’incidenza della popolazione “rurale” era ancora del 75% nel 2002, con una incidenza del PIL agricolo sul totale pari al 16%. La crescita di produzione va quindi messa in relazione a un altrettanto forte incremento nel consumo pro capite di mele, che passa, nell’arco di un decennio, da 3 kg pro capite nel 1991 a 15,6 kg nel 2005. In sostanza, si evince che la massa dei frutti è prevalentemente indirizzata al consumo interno. In termini strutturali, il paese ha una sorprendente parcellizzazione, la superficie media aziendale oscilla da 0,1 a 1 ettaro, con una prevalente gestione familiare. Questa impostazione, ancorché debole dal punto di vista organizzativo, consente però un sufficiente livello di vita alla popolazione rurale. Importante sottolineare ancora una carenza di infrastrutture di lavorazione e conservazione, con una dotazione di capacità di frigoconservazione di circa il 15% nel 2002. La principale varietà coltivata è la Fuji, che ancora nel 2000 rappresenta il 58% del totale, seguita a distanza dalle Delicious rosse (10%), Golden (7%) e Gala (3%). Le regioni più importanti sono lo Shaanxi con 462.000 ettari, lo Shandong con 342.000 ettari, e la provincia di Hebei (260.000 ettari). La tecnica di coltivazione si basa su interventi manuali, consentiti dal basso costo della manodopera, compresa la particolarità dell’insacchettamento delle mele, al fine di prevenire alcune patologie ma anche di favorire una colorazione rossa uniforme sulla superficie del frutto.

India
L’India si presenta oggi sullo scenario del commercio internazionale di mele come un paese di particolare interesse per le potenzialità di consumo. La produzione di mele in India è stimata pari a circa 1.270.000 tonnellate con una crescita del 25% rispetto al 1990 (World Apple report 2007), con una superficie produttiva stimata in 217.099 ettari al 2006, contro i 175.808 ettari del 1993 (+24%). La coltivazione del melo in India si è sviluppata all’inizio del 1900, ma un contributo decisivo alla situazione attuale è venuto dagli USA, che hanno introdotto tecniche migliorative e, in particolare, varietà del gruppo delle “Red Delicious”. Il quadro delle varietà è ancora oggi dominato da tale cultivar che, coltivata su portinnesti locali si è ben ambientata nelle regioni di montagna dove si localizza la coltivazione di mele. Nonostante le notevoli potenzialità di consumo, le tecniche di coltivazione sono ancora arretrate rispetto ai Paesi più evoluti, e l’evoluzione appare rallentata dalla scarsità di capitale per supportare gli investimenti necessari non solo per il rinnovo dei frutteti ma anche per la costruzione di impianti di lavorazione e condizionamento. Le carenze di logistica in senso generale, compresa la viabilità, rendono difficoltoso e costoso il trasporto verso le grandi città e questo giustifica un trend in crescita delle importazioni, ancorché condizionate da una oscillazione dei dazi che tendono a rendere effettivamente favorevoli le condizioni per l’importazione solo a partire da fine inverno, quando la produzione locale si avvia a esaurimento.

Giappone


Il Giappone è un Paese poco conosciuto sotto il profilo “melicolo”, ma certamente interessante. L’area coltivata a melo è di circa 41.000 ettari, per un produzione complessiva di circa 850.000 tonnellate. La prefettura più importante è quella di Aomori, nel nord del Giappone, dove si produce all’incirca la metà delle mele e, a seguire, le prefetture di Nagano (20%) e Iwate (7%). Il Giappone è la patria della varietà Fuji, che rappresenta ancora oggi circa la metà del totale, seguita dalla varietà Tsugaru con circa il 12%, dalla Jonagold con il 10% e dalla Orina che rappresenta circa l’8% del totale della produzione giapponese di mele.

America

Stati Uniti
La frutticoltura statunitense ha una lunga storia alle spalle, basti ricordare che diverse varietà coltivate hanno avuto origine in tale nazione. La superficie coltivata all’anno 2006 era di 153.320 ettari, con una diminuzione dell’11,5% rispetto al 2000. La produzione al medesimo anno è riportata in 4.568.630 tonnellate, anch’essa in leggero decremento sul 2000 (−2%). La produzione di mele si concentra, per un 60% circa, nello stato di Washington e, a seguire, negli stati di New York, Michigan, Pennsylvania e California. Le problematiche economiche hanno portato alcuni piccoli operatori ad abbandonare il settore, mentre altri si sono raggruppati in organizzazioni più grandi in grado di competere meglio sul mercato. Da alcuni anni i frutticoltori americani hanno iniziato a modificare l’assetto varietale, puntando decisamente su varietà del gruppo Gala, Braeburn, Empire, Cripps Pink, a scapito del gruppo delle Red Delicious e anche della Golden (USA Apple Association). Va infine ricordato che gli USA rappresentano il terzo paese trasformatore al mondo e indirizzano a tale settore circa il 35% della produzione complessiva annuale di mele.

Messico
La superficie complessiva coltivata a melo in Messico è di 57.000 ettari circa, per una produzione di 557.958 tonnellate nel 2007, di cui 423.873 (75%) provengono dallo Stato di Chihuahua. Il secondo Stato per importanza è quello di Durango con 47.000 tonnellate circa. Come avviene in molte realtà mondiali, la superficie investita a melo è in leggero ma costante regresso, mentre la produzione nelle aree più vocate incrementa in misura significativa. La produzione messicana era di 338.954 tonnellate nel 2000 e segna quindi un +65% nel periodo 2000-2007 ma, a conferma dell’interesse per tale prodotto, nella regione di Chihuahua e nel medesimo arco di tempo, la produzione è più che raddoppiata. Le varietà principali sono ancora la Golden Delicious e il gruppo delle Red Delicious, con trend in crescita per il gruppo Gala. Il Messico importa circa 200.000 tonnellate di mele all’anno, principalmente da USA e Cile.

Emisfero sud

L’Emisfero Sud rappresenta, nel suo complesso, un’area di produzione importante e impattante sull’economia del mercato internazionale delle mele. Il volume di produzione è abbastanza stabile e si aggira intorno a 4.500.000 tonnellate. Forte è l’indirizzo all’export, che, con 1.565.282 tonnellate nel 2007, rappresenta circa il 35% del totale prodotto. I 5 paesi più rappresentativi sono sicuramente il Cile, il Brasile, l’Argentina, la Nuova Zelanda e il Sudafrica.

Cile
Il Cile rappresenta un sistema produttivo interessante non solo per le mele, ma per una organizzazione complessiva dell’ortofrutta decisamente orientata all’export. Questo paese, ancorché relativamente piccolo, è al quarto posto per capacità complessiva di esportazione di prodotti agricoli, dopo USA, EU e Messico. La superficie coltivata a melo si è estesa dai 35.700 ettari del 2001 a 36.500 ettari nel 2006, con un progressivo incremento della produzione, che è passata da 805.000 a 1.785.000 tonnellate nel 2007, con una incidenza di circa il 50% del volume totale di mele esportate, prevalentemente verso USA, principale mercato target e, a seguire, Messico ed Europa.

Brasile
Il Brasile è un paese in forte evoluzione, dove anche la mela sta crescendo in importanza e in apprezzamento. L’area coltivata a melo, nel 2006, è di 38.533 ha e le regioni più importanti per la produzione brasiliana sono Santa Catarina, con 19.109 ha e Rio Grande do Sul con 17.314 ha. L’assetto varietale è centrato sostanzialmente su Gala, con 23.088 ha e Fuji con 13.485 ha. Importante osservare la dimensione aziendale, che è di circa 16 ettari in media. Il paese indirizza all’export circa 1.200.000 tonnellate/anno.

Argentina
La produzione argentina si estende su circa 40.000 ettari, che si concentrano, per circa il 90%, nelle regioni del Neuquén e del Rio Negro, mentre la restante quota viene prodotta nella regione di Mendoza. La melicoltura, ma un po’ tutta la frutticoltura argentina, è stata influenzata da una difficile situazione economica generale che condiziona ancora oggi la necessità di infrastrutture e ricambio degli impianti. L’indirizzo attuale prevede, in ogni caso, la sostituzione della Red Delicious principalmente con la Gala e suoi cloni migliorativi. Poco meno della metà dei frutti va all’industria di trasformazione, mentre un 20% circa viene destinato all’export, che vede anche il vicino Brasile come mercato di interesse.

Nuova Zelanda
Paese che viene spesso preso come esempio, la Nuova Zelanda ha vissuto alcune ultime stagioni difficili, che hanno portato all’abbandono di diversi piccoli operatori, con la perdita di circa un 9% della superficie coltivata a melo e con un reindirizzo degli impianti, dove prevalgono ancora la Braeburn (40%) e la Gala (37%), verso nuove selezioni più adeguate (Pink Lady, Kanzi, Jazz) governate da specifici club, con una impostazione mercantile fortemente indirizzata all’esportazione. Circa il 70% della produzione totale viene infatti esportato. Le due aree di maggiore interesse per la produzione sono la Hawkes Bay e Nelson che ospitano circa 11.000 ha di meleti.

Sudafrica
La coltivazione del melo in Sudafrica si estende su 20.633 ha al 2006, contro i 22.952 ha del 2001 (–10%) e si concentra prevalentemente nella regione del Western Cape. La Granny Smith è ancora oggi la cultivar più diffusa, con 5259 ha, seguita da Golden Delicious con 4498 ha, dal gruppo delle Red Delicious con 2493 ha e Royal Gala con 2410 ha. Il trend nei rinnovi sembra privilegiare le cosiddette nuove varietà, e in particolare la Fuji. Delle circa 700.000 tonnellate annue prodotte, il 30% va all’industria di trasformazione, un altro 30% al mercato interno e il restante 40% all’esportazione, con il Regno Unito quale mercato privilegiato.

Settore della trasformazione industriale

Nella presentazione dei diversi paesi protagonisti del mercato della mela, si è citata diverse volte la trasformazione industriale. Merita quindi la presentazione un dato riassuntivo di questo importante settore, certamente collegato al mercato della mela da consumo fresco. La produzione complessiva di succo è di circa 1.263.000 tonnellate nell’anno 2005-2006, circa il doppio rispetto al 1998-1999. Nel diagramma seguente si riportano i paesi più rappresentativi al mondo, guidati dalla Cina, dalla Polonia e dagli Stati Uniti, che producono circa il 70% del succo concentrato di mela.

Conclusioni

La mela è un frutto presente sulla tavola dei consumatori in moltissimi paesi. Ciò è dovuto sostanzialmente alla bontà e alle proprietà nutritive, ma anche a un costo sostanzialmente accessibile. La mela è infatti un frutto di facile ambientamento, conservabile per diversi mesi in ambiente condizionato e quindi disponibile praticamente tutto l’anno. L’industria della mela attraversa dei momenti ciclici di relativa difficoltà, l’ultimo a cavallo degli anni 2000. Le condizioni positive o negative investono ormai in maniera trasversale tutti i paesi produttori, per cui, pur con le dovute differenze, il trend positivo o negativo del settore è “internazionale”, riflettendo un quadro ormai globalizzato. L’ultima congiuntura critica ha peraltro marginalizzato le situazioni produttive meno solide e meno competitive, con una tendenziale riduzione della superficie coltivata, diminuita del 12% tra il 2000 e il 2006. La produzione globale è ancora in aumento, in particolare per l’introduzione di migliori tecniche colturali nei Paesi a economia crescente. Tale aumento di produzione è maggiore dell’incremento demografico, per cui si sono formate voci allarmistiche su una futura difficoltà a collocare la produzione mondiale di mele. L’effetto Cina è però in questo caso tranquillizzante perché, tenuto conto di un possibile aumento di consumo pro capite, che va incoraggiato e sostenuto a ampio raggio, le condizioni di mercato potrebbero essere sufficientemente stabili. Va anche considerato che il settore è tutto sommato ben organizzato, specialmente in quei Paesi, come l’Italia, dove la cooperazione nelle regioni di produzione, con l’aiuto della regolamentazione comunitaria, ha favorito lo sviluppo di pochi Consorzi ben strutturati, orientati alla qualità intesa come “bontà” e come “sicurezza” del frutto. Una politica forte di organizzazione e qualità sembra oggi determinante per assicurare competitività e futuro ai produttori di mele. In sostanza, diversi indicatori “confortano” nel giudicare il mondo della mela un settore in grado di competere sul mercato globale.


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