Volume: gli agrumi

Sezione: ricerca

Capitolo: mandarino e simili

Autori: Alberto Continella, Giuseppe Russo

Origine e tassonomia

Al pari degli altri agrumi, l’origine dei mandarini non è esattamente definita, sebbene l’area nativa si possa collocare tra l’India nordorientale, la Cina meridionale e la penisola indocinese. I mandarini sono stati coltivati in Cina per diverse migliaia di anni e la prima citazione in letteratura risale al XXI secolo a.C. ne Il tributo di Yu, in cui si narra che i frutti di mandarino, pummelo e arancio amaro venivano portati in dono all’imperatore. La loro introduzione in Occidente avviene in epoca moderna, nel 1805, quando Sir Abraham Hume li porta in Gran Bretagna; da qui nel 1810 arrivano a Malta e in Sicilia. Dal punto di vista tassonomico il gruppo dei mandarini è il più complesso tra gli agrumi. La classificazione formulata da Swingle è estremamente restrittiva, poiché individua una singola specie, Citrus reticulata, in cui include le diverse tipologie di mandarino, ad eccezione del C. tachibana, originario del Giappone, e del C. indica, un mandarino proveniente dall’India. Diversamente Tanaka nella sua classificazione, più rigorosa e rispettosa dei caratteri botanici e morfologici, individua ben 36 specie. In questo testo si fa riferimento alla classificazione effettuata da Hodgson, che distingue i mandarini in:
– Citrus deliciosa Tenore mandarino Mediterraneo – Citrus nobilis Loureiro mandarino King – Citrus reticulata Blanco mandarino Comune – Citrus unshiu Marcowicz satsuma – mandarini a frutto piccolo

A questi mandarini vanno aggiunti i numerosi ibridi interspecifici sia ottenuti in natura sia costituiti per mano dell’uomo, quali i tangor (ibridi di mandarino x arancio) e i tangeli (ibridi di mandarino x pummelo o pompelmo). Il termine “mandarino-simile” include diverse entità genetiche che presentano caratteri comuni quali una buccia facilmente pelabile, la scarsa serbevolezza dei frutti, la buona adattabilità alle diverse condizioni climatiche, ma anche rilevanti diversità nella morfologia della foglia, nel portamento della pianta, nella dimensione dei frutti, nell’epoca di maturazione. Tale raggruppamento è il più eterogeneo tra gli agrumi: esistono genotipi sia monoembrionici che poliembrionici, sia autofertili che autoincompatibili. Un termine oggi utilizzato nei Paesi anglosassoni per indicare i mandarini a buccia color rosso-arancio è “tangerino”, nome originariamente attribuito in Inghilterra ai mandarini importati da Tangeri in Marocco. Spesso i mandarini e mandarinosimili vengono anche definiti “agrumi a frutto piccolo”. La produzione mondiale di mandarini nel ventennio 1990-2010 è passata da 13 a 21,5 milioni di tonnellate registrando una crescita che non ha eguali negli altri agrumi. Due terzi della produzione si collocano in Asia, dove la sola Cina ne produce oltre 8,5 milioni di tonnellate. Nel bacino del Mediterraneo la produzione di mandarini è concentrata in Spagna, con 2 milioni di tonnellate, seguita dall’Italia con circa 800.000 tonnellate. Di seguito vengono descritte le cultivar dei mandarini e mandarino-simili di maggiore rilevanza, passata e/o presente, nell’ambito dell’agrumicoltura italiana.

Mandarino Mediterraneo (C. deliciosa Ten.)

Dalla Cina giunse nel Mediterraneo nei primi anni del XIX secolo e si trattava probabilmente del mandarino di Canton (Szekan o mandarino di settembre). Le numerose denominazioni con cui questo mandarino è conosciuto nel mondo sono fuorvianti in quanto fanno pensare all’esistenza di numerose varietà. In Italia viene considerato “il mandarino” per antonomasia.

Avana. La pianta è di medie dimensioni e habitus globoso con foglie piccole e tipicamente lanceolate (negli Stati Uniti tale specie viene indicata con il nome di Willowleaf). Piuttosto resistente al freddo, è fortemente soggetta ad alternanza di produzione. Il frutto matura tra dicembre e gennaio e si presenta schiacciato ai poli e con un leggero collare alla base percorso da solchi radiali. Caratteristica è la produzione a grappolo. La buccia, facile al distacco, ha un tipico colore giallo aranciato ed è ricca di ghiandole oleifere contenenti un’essenza caratteristica e distintiva. La polpa, tenera e succosa, è di colore arancio chiaro e dal gusto dolce e aromatico, e presenta un elevato numero di semi. Nonostante il successivo ottenimento per mutazione gemmaria dell’Avana apireno, caratterizzata dalla presenza di pochi semi, si è osservato il progressivo declino della coltivazione di questa varietà.

Tardivo di Ciaculli. È una mutazione dell’Avana ottenuta nell’omonima borgata di campagna della Conca d’Oro nei pressi di Palermo. Ha avuto un discreto successo a motivo dell’epoca di raccolta più tardiva, tra febbraio e marzo, in cui non si aveva presenza di altri mandarini, e presenta un sapore più dolce dell’Avana. Oggi è poco presente sui mercati, viste la preferenza del consumatore per i frutti apireni e l’introduzione di varietà di mandarino a maturazione tardiva.

Mandarino King (C. nobilis Lour.) Il piccolo gruppo dei King, originario dell’Indocina, deriva forse da un incrocio naturale tra arancio e mandarino. Per quanto concerne l’aspetto commerciale, assumono una relativa importanza solo le varietà King of Siam, in Cambogia e Vietnam, e Kunembo, in Giappone. Le due cultivar differiscono per pezzatura ed epicarpo, essendo la seconda più piccola e con una buccia leggermente meno rugosa. La pianta di King of Siam è mediamente vigorosa, con foglie verde scuro e ampie. I frutti, grandi come arance, mostrano una buccia particolarmente grossolana di color arancio, spessa e ricca di oli essenziali. La polpa, moderatamente acida e dolce, presenta un gusto poco contrastato e circa 10-15 semi. In virtù della tardiva maturazione, è stata utilizzata come parentale per il conseguimento di varietà di buona diffusione nel mondo, come Kinnow e Wilking.

Mandarino Comune (Citrus reticulata Blanco)

Anch’essi sono originari dei Paesi orientali dove sono diffusi in modo prevalente. La cultivar più importante è il Ponkan, denominata Nagpur Suntara in India e Batangas nelle Filippine. Oggi è probabilmente il mandarino più estensivamente coltivato nel mondo, essendo molto diffuso in Cina, India e Brasile. La pianta, vigorosa, presenta uno sviluppo assurgente, buona produttività e una spiccata alternanza. Il frutto è di grande pezzatura, oblato, con una buccia mediamente spessa di color arancio che tende a staccarsi anche a maturazione incipiente. La polpa è succosa e gustosa con pochi semi. È uno dei mandarini che trova nel clima tropicale l’ambiente più favorevole: qui, infatti, la qualità e la dimensione dei frutti raggiungono i massimi livelli.

Satsuma (C. unshiu Marcow.)

L’origine del satsuma, al pari di altri mandarini, non è ben definita. Viene spesso riportato che sia di origine giapponese, ma pare derivi invece, nel 1400, dal mandarino Tsao Chieh proveniente dalla città cinese di Wenzhou, o più verosimilmente da una mutazione del mandarino Bendiguanchu, altro mandarino locale di Wenzhou, ben 1000 anni prima. Il termine unshiu è un adattamento giapponese di Wenzhou quale conseguenza della lettura in nipponico dei caratteri cinesi. La parola satsuma, invece, viene attribuita alla moglie di un diplomatico americano in Giappone, il generale Van Valkenberg, che la usò per indicare delle piante che nel 1878 inviò negli Stati Uniti; essa proviene dal precedente nome della attuale Prefettura di Kagoshima, sulla punta meridionale dell’isola di Kyushu, dove pare abbia avuto origine. In Giappone, dove rappresenta circa il 90% della coltura degli agrumi, è conosciuto come mikan, termine usato per indicare gli agrumi in generale o, formalmente, unshiu mikan. Tra gli agrumi commestibili è secondo solo al kumquat per la resistenza al freddo, specialmente se innestato su Poncirus. Si conoscono all’incirca un centinaio di varietà ottenute, soprattutto, da mutazioni dovute alla scarsa stabilità genetica. Sono raggruppati, a seconda dell’epoca di maturazione, in molto precoci (Goko Wase), precoci (Wase), a maturazione media (Nakate) e tardiva (Bansei). Si raccolgono infatti dal mese di agosto a metà dicembre. In Europa tradizionalmente il satsuma inizia la campagna agrumaria tra fine settembre e inizio ottobre quando i frutti, pur essendo idonei per il consumo, presentano ancora un colore verde. Considerato che non si prestano bene alla pratica della deverdizzazione, il consumatore li accetta anche con pigmentazione insufficiente. Le varietà più precoci hanno avuto una buona diffusione in Spagna, dove la superficie ad essi dedicata ha raggiunto 16.000 ettari nel 1986 e sono state selezionate alcune mutazioni. Le cultivar più importanti del gruppo Wase sono la Okitsu, la Miho e la Miyagawa, e tra le tardive la Sugiyama.

Miyagawa. La pianta presenta un portamento espanso e pendulo dei rami e le foglie sono alquanto estese. Il frutto oblato, di medie dimensioni, ha una buccia color arancio che si distacca facilmente dalla polpa. Presenta 10-12 segmenti con pellicola spessa e resistente; i frutti sono privi di semi. La cultivar Miyagawa, oltre a essere quella maggiormente coltivata in Giappone, si è diffusa in Italia negli anni ’80, ma oggi la sua coltivazione è in diminuzione. A seguito di un programma di miglioramento genetico mediante incrocio tra satsuma e altri mandarini, presso l’Università di Catania sono stati ottenuti sei ibridi denominati Primosole, Etna, Simeto, Bellezza, Desiderio e Sirio; i primi tre presentano già una certa diffusione.

Primosole. Il Primosole è un ibrido di satsuma Miho x mandarino Carvalhais rilasciato nel 1993. La pianta è di dimensioni medie e le foglie presentano una tipica conformazione a coppa pur in assenza di stress idrico. I frutti, apireni, maturano a ottobre, sono facili da sbucciare, di buona pezzatura e di sapore gradevole. Questa cultivar ha avuto un buon riscontro a livello commerciale diffondendosi in Italia e all’estero.

Etna. Ibrido di satsuma Okitsu x clementine Comune. La pianta, di media vigoria e ad habitus piuttosto compatto, ha foglie ellittiche di color verde scuro. I frutti sono oblati, di pezzatura medio-elevata, apireni; l’epicarpo, mediamente aderente, è di color arancio intenso; la polpa gustosa ha sapore simile a quello del clementine Comune. Si raccoglie in novembre.

Simeto. Ottenuto dall’incrocio di satsuma Miho e mandarino Avana apireno, presenta un habitus leggermente più assurgente dell’Avana, cui assomiglia per forma delle foglie e dei frutti, oltre che per sapore e pigmentazione. I frutti sono apireni, di pezzatura superiore (160-180 g) e anticipano la maturazione di una decina di giorni, raccogliendosi tra novembre e dicembre. La produttività è soddisfacente, sebbene soffra di alternanza.

Tangor

Questo gruppo di agrumi comprende gli ibridi tra i mandarini e l’arancio dolce o amaro. Il nome tangor deriva da tang di tangerine e or di orange.

Murcott. Questo tangor è stato costituito nei primi anni del XX secolo nell’ambito di un programma di miglioramento genetico in Florida e i genitori sono sconosciuti. Diffusosi nella seconda metà del secolo scorso, è noto anche con i nomi Honey (miele), per la dolcezza della polpa, o Smith, dal cognome di colui che, successivamente al signor Murcott, ha diffuso questo nuovo ibrido. La pianta è moderatamente vigorosa, le foglie piccole e lanceolate. I frutti si trovano sui rami perlopiù in posizione terminale per cui sono soggetti a danni da vento e da sole. Presenta una buccia sottile, lucida, di color arancio; la polpa tenera e succosa ha un gusto prelibato, ma purtroppo contiene numerosi semi. L’epoca di maturazione è compresa tra febbraio e marzo. La pianta è soggetta a una spiccata alternanza che, oltre a incidere sulla pezzatura dei frutti, in casi estremi può portare al collasso la pianta stessa.

Nadorcott®. La storia di questo mandarino è lunga e tormentata. Fu selezionato nel 1964 nella Stazione sperimentale Afourer dell’INRA in Marocco da una popolazione di semenzali di Murcott. Di recente è stato individuato il genitore maschile: la varietà Mandalina. I frutti di questa selezione si distinguevano da quelli di Murcott per l’epicarpo più facilmente sbucciabile, di un colore tendente al rosso, e per essere apireni se coltivati in aree isolate. Negli anni ’80 fu prima nominato INRA21W e successivamente Afourer, dal nome della Stazione, con cui ancora oggi è in molti Paesi maggiormente conosciuto. In seguito si diffuse negli Stati Uniti, dove è conosciuto con il nome W. Murcott o Delite. Nel 1995 E.B. Nadori brevettò la varietà con il nome Nadorcott. I frutti sono di buona pezzatura e di buon sapore, maturano tra gennaio e fine febbraio e hanno di recente avuto un buon successo nel mercato europeo.

Ortanique. L’origine è sconosciuta e sembrerebbe un ibrido naturale tra il tangerino e l’arancio dolce; è stato individuato in Giamaica nel 1920 da C.P. Jackson. La pianta è moderatamente vigorosa; il portamento è rotondeggiante ed espanso con chioma densa e foglie di misura intermedia tra il mandarino e l’arancio. Il frutto è grosso, con buccia leggermente rugosa che si stacca con difficoltà dalla polpa, senza semi se viene coltivato in assenza di impollinatori. L’epoca di maturazione è tardiva, da febbraio ad aprile. In Italia, dopo una prima diffusione in coltura dovuta soprattutto al pregio della tardività, negli anni ’90 questo agrume è stato progressivamente sostituito perché non più accettato dal mercato, considerato che i frutti presentano un epicarpo coriaceo difficile a sbucciarsi.

Clementine

All’interno dei tangor il gruppo numericamente e commercialmente più importante è costituito dal clementine, tanto che nella classificazione tassonomica alcuni autori lo considerano una specie a sé stante (Citrus clementina Hort. ex Tan.). Il clementine Comune o mandarancio è stato isolato intorno al 1900 da padre Clément Rodier da una semina di mandarini a Misserghin, in Algeria, ed è un ibrido naturale. Secondo Trabut, che lo ha descritto per primo, è derivato probabilmente dall’incrocio del mandarino Avana e di una selezione di arancio amaro chiamato Granito. Studi mediante marcatori molecolari svolti presso l’Università di Catania hanno accertato che i genitori sono stati il mandarino Avana e l’arancio dolce. Nell’ambito della produzione di mandarini e mandarino-simili dei Paesi del Mediterraneo, stimata intorno a 4.325.000 tonnellate (24,7% del totale), il clementine occupa una posizione preminente. In Italia la coltura del clementine Comune si è estremamente specializzata e diffusa in Calabria, Basilicata e Puglia, dove le condizioni pedoclimatiche favoriscono l’ottenimento di soddisfacenti produzioni dotate di buone caratteristiche qualitative. Inoltre, in considerazione della loro autoincompatibilità, le colture specializzate, in assenza di impollinatori, consentono la produzione di frutti apireni, ottenendo risultati lusinghieri nei mercati nazionali ed esteri. Recentemente l’aumento indiscriminato delle superfici investite a questa coltura, sia nelle regioni meridionali italiane, passate da 12.778 ettari nel 1985 a 29.507 nel 2011, sia in Spagna, maggiore Paese esportatore nel bacino del Mediterraneo, ha enormemente inflazionato l’offerta di questo agrume. La diffusione della coltura ha contribuito in un secolo all’isolamento, per mutazioni spontanee, di un notevole numero di selezioni che si sono diversificate dall’originario genotipo per varie caratteristiche quali l’epoca di maturazione, la pezzatura, il colore della buccia, l’habitus vegetativo e altre ancora. La prima di queste mutazioni, riscontrata in Algeria, a Perregaux, nel 1940 e chiamata Monreal, dal nome dell’agricoltore che l’aveva individuata, risultava più produttiva e con frutti più grossi rispetto al clementine Comune ma, a differenza di questo, presentava numerosi semi poiché autofertile. La Monreal ha avuto una discreta diffusione, ma dagli anni ’90 i consumatori europei iniziarono a non gradire i semi decretandone la sostituzione con selezioni apirene più precoci (Caffin, Spinoso, Corsica 2, SRA 89) e più tardive (Hernandina e Tardivo). Ciò ha permesso di estendere il calendario di raccolta da ottobre a febbraio rendendo il mercato meno inflazionato.

Selezioni di clementine più diffuse in Italia

Clemenrubì®. Si tratta di una mutazione spontanea del clementine Oronules individuata in Spagna, a Loriguilla (Valencia), nel 1996, e brevettata nel 2005. L’albero è poco vigoroso e di lento accrescimento, la chioma compatta; il frutto, di media pezzatura, è tra i più precoci, sebbene la buccia permanga di colore verdastro nella zona apicale. Facile da sbucciare, conviene raccoglierlo appena maturo per evitare fenomeni di spigatura e granulazione. I frutti sono soggetti a danni da spaccatura e da colpo di sole.

Caffin. È stato isolato nel 1968 in Marocco, a Azemmour, da Caffin. La pianta ha un vigore medio-basso e una chioma espansa mediamente assurgente; le foglie sono di colore verde più intenso rispetto agli altri clementine. Il frutto ha forma oblata e buccia di colore arancio intenso; l’epoca di maturazione è precocissima (primi di ottobre).

Spinoso. Il clementine Spinoso è stato isolato nel 1988 in Italia a Metaponto (Matera) presso l’azienda Pantanello da Angelo Starrantino. La pianta ha un vigore medio, chioma espansa mediamente assurgente; le spine sono presenti nei rami più vigorosi e si attenuano nei rametti apicali; fruttifica regolarmente. Il frutto ha forma più schiacciata rispetto al clementine Comune. L’epoca di maturazione è precoce (metà ottobre).

SRA 89. È stato introdotto in Corsica da Folleli (SRA) nel 1965. La pianta ha vigore medio, chioma compatta e internodi ravvicinati; la fruttificazione inizia precocemente. La forma del frutto è oblata, la buccia è di colore arancio. L’epoca di maturazione è precoce (fine ottobre-primi di novembre).

Corsica 2. È stato isolato nel 1962 in Marocco a Saida Rabat. La pianta ha vigore medio, chioma folta e globosa, spine assenti, fruttificazione abbondante e costante. La forma del frutto è oblata, simile al clementine Comune e la buccia è di colore arancio. L’epoca di maturazione è precoce (fine ottobre-primi di novembre).

SRA 63. Il clementine SRA 63, proveniente da Boufarik in Algeria, è stato introdotto in Corsica nel 1963 dall’SRA. La pianta ha vigore medio ed è una selezione del clementine Comune molto diffusa nell’agrumicoltura italiana. La forma del frutto è oblata, l’epoca di maturazione è media (fine novembre-dicembre).

Hernandina. È stato isolato nel 1966 in Spagna a Picassent (Valencia). La pianta ha vigore medio, chioma folta; le foglie sono di dimensioni maggiori rispetto a quelle del clementine Comune; la corteccia del tronco e delle branche è più scura. Entra in produzione precocemente e presenta una certa alternanza. La forma del frutto è oblata; la buccia è di colore arancio; in qualche frutto la parte apicale rimane verde pallido. L’epoca di maturazione è tardiva (gennaio-metà febbraio).

Clementine Tardivo. Il clementine Tardivo deriva da mutazione spontanea di clementine Comune ed è stato individuato nel 1969 a Giarre (Catania). La pianta presenta media vigoria ed è leggermente assurgente. I frutti sono di buona pezzatura e di forma sub-sferica, la buccia a grana fine è di colore arancio intenso. Peculiarità del clementine Tardivo è che il frutto matura a dicembregennaio sebbene la buccia rimanga di colore verde e resista bene sulla pianta fino a febbraio-marzo.

Tangeli. Sono ibridi tra mandarini e pummelo o pompelmo. Il nome tangelo deriva da tang di tangerine ed elo di pummelo.

Minneola. Il Minneola è stato ottenuto dall’incrocio del pompelmo Duncan x il tangerino Dancy presso la U.S. Department of Agriculture della Florida nel 1931. La pianta è vigorosa, la chioma è poco densa, le foglie sono grandi e simili a quelle dell’arancio. Il frutto, che ha dimensione intermedia tra un’arancia e un mandarino, presenta il lobo pedicellare sviluppato, un colore arancio intenso e si sbuccia con difficoltà. A maturazione avvenuta ha bassa serbevolezza sia sulla pianta sia in post-raccolta, pertanto la sua diffusione è limitata.

Mapo. È stato ottenuto in Italia nel 1950 presso il CRA-ACM di Acireale, derivato dall’incrocio tra il pompelmo Duncan e il mandarino Avana. Essendo i suoi frutti di elevata pezzatura, a maturazione precoce (ottobre) e facilmente sbucciabili, seppur con semi, ha riscontrato un certo interesse e diffusione negli anni ’80. La presenza nello stesso periodo di frutti facili da sbucciare ma apireni (satsuma) ha fatto sì che il mapo venisse sempre meno accettato dal consumatore.

Ibridi triploidi

Presso il CRA-ACM di Acireale la costituzione di ibridi triploidi di agrumi è iniziata nel 1978, utilizzando l’incrocio di genitori femminili 2X monoembrionici e genitori maschili 4X. Il vantaggio di questa strategia è che, utilizzando un genitore femminile monoembrionico diploide, si ottengono esclusivamente ibridi senza l’interferenza degli embrioni nucellari. Il clementine e il mandarino Fortune sono stati usati come genitori femminili, mentre selezioni tetraploidi di arancio Biondo, di Tarocco, di mandarino Avana sono state usate come genitori maschili. I triploidi producono gameti sterili e frutti per via partenocarpica. La costituzione di ibridi innovativi per la pezzatura del frutto, la pigmentazione antocianica, la facile sbucciatura, l’epoca di maturazione, la produttività e la rapida entrata in produzione ha confermato l’interesse per la strategia utilizzata.

Tacle®. Il Tacle è ibrido di clementine Monreal 2X x arancio Tarocco 4X brevettato nel 2001. La pianta ha un elevato sviluppo, habitus vegetativo assurgente ed espanso e spine di medie dimensioni; le foglie hanno forma ellittica e apice appuntito. Il frutto ha una forma oblata e un peso medio di circa 150 g; la buccia ha un colore arancio intenso con pigmentazione antocianica, una consistenza soffice ed è mediamente aderente alla polpa, che è di colore arancio intenso con screziature antocianiche. Il sapore è intermedio tra quello del clementine e del Tarocco. La raccolta inizia a fine dicembre e si prolunga a tutto gennaio, tuttavia la persistenza dei frutti sulla pianta è bassa.

Alkantara®. L’Alkantara è stato ottenuto dall’incrocio del clementine Oroval 2X x arancio Tarocco® 4X e brevettato nel 2004. La pianta ha uno sviluppo contenuto e un portamento espanso. Le spine sono di piccole dimensioni. Le foglie hanno forma ellittica, apice arrotondato. Il frutto ha una forma oblata e un peso medio di circa 200 g; la buccia ha un colore arancio intenso, una consistenza soffice ed è poco aderente alla polpa. Quest’ultima presenta a maturità avanzata una buona pigmentazione antocianica e un sapore particolare e distintivo. La raccolta inizia a fine novembre e si protrae a tutto gennaio; la persistenza dei frutti sulla pianta è buona.

Mandared®. Il Mandared è un ibrido di clementine di Nules 2X x arancio Tarocco 4X brevettato nel 2004. La pianta ha un elevato sviluppo e un habitus vegetativo assurgente ed espanso. Le spine sono di medie dimensioni e le foglie hanno forma ellittica. Il frutto ha una forma oblata e un peso medio di circa 170 g; la buccia è sottile, di grana fine e di colore arancio intenso, con media aderenza alla polpa. Quest’ultima presenta a maturità una notevole pigmentazione antocianica. L’epoca di raccolta inizia a metà febbraio e si prolunga a tutto marzo; la persistenza dei frutti sulla pianta è media.

Mandalate®. Il Mandalate è stato ottenuto dall’incrocio di Fortune 2X x mandarino Avana 4X e brevettato nel 2004. La pianta ha uno sviluppo medio e un habitus vegetativo espanso. Le spine sono di piccole dimensioni e le foglie hanno forma ellittica. Il frutto ha una forma oblata e un peso medio di circa 100 g; la buccia è sottile, di grana fine e di colore arancio, con scarsa aderenza alla polpa. Il sapore è simile a quello del mandarino Avana. Matura dopo il mandarino Tardivo di Ciaculli, ma, a differenza di quest’ultimo, rimane succoso. L’epoca di raccolta inizia a fine febbraio e si prolunga a tutto aprile; i frutti resistono bene sulla pianta.

Winola®. Triploide spontaneo ottenuto dall’incrocio di mandarino Wilking x Minneola, fu costituito nel 1979 da Vardi e SpiegelRoy al Volcani Center in Israele e brevettato nel 1993. La pianta è mediamente vigorosa con chioma ricadente, la produzione si trova all’interno. I frutti, di media pezzatura e color arancione intenso, si caratterizzano per un’elevata consistenza, un epicarpo coriaceo non facile da sbucciare e un sapore caratteristico, con valori di acidità mediamente elevati. L’epoca di maturazione si colloca nel mese di marzo.

Altri ibridi

Nova. Il Nova è stato ottenuto nel 1942 dall’incrocio di clementine Comune x tangelo Orlando da Gardner e Bellow presso lo U.S. Department of Agriculture di Orlando (Florida) ed è stato descritto e rilasciato nel 1964. La pianta è poco vigorosa e la chioma compatta, le foglie sono simili a quelle del clementine, ma leggermente più grandi. Il frutto matura a fine dicembre e si mantiene in buone condizioni fino a tutto gennaio. Negli ultimi decenni si è molto diffuso nel bacino del Mediterraneo, specialmente in Spagna, dove è stato commercializzato con il nome di Clemenvilla. In presenza di impollinatori, come il clementine e il Primosole, produce frutti con semi.

Fortune. Il Fortune è stato ottenuto nel 1964 dall’incrocio di clementine Comune x Dancy da J.R. Furr presso lo U.S. Department of Agriculture di Indio (California). La pianta è vigorosa; la densa chioma fruttifica all’interno e i frutti sono così protetti dal sole. La maturazione avviene in marzo-aprile. Negli anni passati si è diffuso soprattutto in Spagna dove costituisce la cultivar tardiva più importante; anche in Italia ha avuto una certa diffusione, che in questi ultimi anni si è ridotta per la sensibilità del frutto al fungo Alternaria alternata che lo rende incommerciabile.

Recenti innovazioni varietali

Alcune varietà di recente costituzione appaiono promettenti nei Paesi di origine e potrebbero nel prossimo futuro riscuotere interesse anche in Italia. Tra queste si riportano alcune cultivar ritenute più promettenti. La Tango®, ottenuta in California mediante mutazione indotta per irraggiamento del W. Murcott e brevettata nel 2011, si distingue per l’apirenia del frutto; l’Orri®, mutazione indotta per irraggiamento della cultivar Orah e ottenuta in Israele, in cui si è notevolmente diffusa negli ultimi dieci anni e che matura a febbraio-marzo; la Mor, mutazione indotta del Murcott ottenuta in Israele, i cui frutti sono simili a quelli di Murcott per il sapore ma quasi del tutto apireni. Tre mandarini medio-tardivi di elevata pezzatura sono stati brevettati in California, Tahoe Gold®, Yosemite Gold®, Shasta Gold®; presso l’IVIA in Spagna sono stati costituiti il Safor® e il Garbì®, ibridi triploidi rispettivamente di Fortune x Kara e di Fortune x Murcott, che producono frutti apireni a maturazione tardiva.

Mandarini a frutto piccolo

Delle 36 specie di mandarino classificate da Tanaka, alcune non sono state incluse in quelle sopra descritte. Vengono di seguito riportate le specie che hanno oggi importanza sotto l’aspetto commerciale per il consumo fresco nei mercati asiatici o per il loro utilizzo come portinnesto o a scopo ornamentale e che, pertanto, verranno trattati estensivamente negli specifici capitoli.

Calamondino (C. madurensis Lour.; C. mitis Blanco)

Probabile ibrido di kumquat e mandarino, il frutto non è edibile per la buccia dal sapore amaro; si differenzia dal kumquat anche per la morfologia delle parti interne del fiore (ovario). La pianta è, nel gruppo degli agrumi ornamentali, tra le più utilizzate per la rifiorenza e l’eleganza delle foglie.

Mandarino Cleopatra (C. reshni Hort. ex Tan.)

Di origine indiana, si è diffuso come portinnesto soprattutto per la tolleranza ai sali. La pianta, attraente per la chioma rotondeggiante e le foglie piccole di color verde scuro, presenta frutti di colore rosso-arancio.

Citrus sunki Hort. ex Tan.

Proveniente dalla Cina, la pianta è di sviluppo medio. I frutti, non edibili per il succo acido, sono piccoli e depressi su entrambi i poli e presentano una buccia molto aderente. In Cina viene oggi utilizzato come portinnesto. È stato di recente impiegato in California come parentale in programmi di miglioramento genetico per il conseguimento di nuovi portinnesti.

Lima di Rangpur (Citrus limonia Osbeck)

Probabile ibrido di mandarino e lima, è molto utilizzato in Brasile come portinnesto. Produce frutti mandarino-simili di color arancio intenso utilizzati per la preparazione di bevande dissetanti.

Citrus amblycarpa (Hassk.) Ochse

Detto anche Nasnaran, è originario dell’Indonesia. Ha frutti gialli, piccoli e acidi. Viene utilizzato come portinnesto.

Citrus depressa Hay.

Originaria dell’isola di Formosa, la pianta si presenta vigorosa con chioma rotondeggiante. I frutti di color arancio sono schiacciati ai poli e con buccia sottile, la polpa è gelatinosa e acida. Conosciuto anche con il nome di Shekwasha, viene impiegato a scopo ornamentale.

 

Citrus oleocarpa Hort. ex Tan.

Noto con il nome di Timkat in Cina e Yuhikitsu in Giappone, si tratta di un mandarino dal frutto piccolo, giallo aranciato e oblato. La polpa, saporita e subacida, presenta un colore più intenso rispetto alla buccia.

Red Tangerine

Si colloca al terzo posto tra i mandarini maggiormente coltivati in Cina per un totale di 500.000 tonnellate l’anno. Il frutto presenta una buccia dal colore rosso intenso, tanto da essere denominato “tangerino scarlatto”. Il nome locale è Hungchieh o Hongju. Viene utilizzato anche come portinnesto.

Citrus succosa Hort. ex Tan.

Noto con il nome di Bendizao, viene coltivato in Cina con una produzione di circa 200.000 tonnellate annue. Il frutto, simile al satsuma, ha una bassa acidità e presenta semi.

Citrus kinokuni Hort. ex Tan.

Antica pianta originaria della Cina, dove è denominata Nanfengmiju, si è diffusa in Giappone ed è conosciuta con il nome di Kishu mikan. Ancora oggi è popolare per il gusto gradevole e la fragranza distintiva. I frutti di color arancio intenso sono piccoli e hanno pochi semi. Si producono circa 100.000 tonnellate l’anno.

Citrus lycopersicaeformis Hort. ex Tan.

Nota con il nome di Kokni o Kodakithuli, proviene dall’India. I frutti sono molto piccoli e di color arancio intenso; presentano una polpa di gusto gradevole in piena maturazione.

 


Coltura & Cultura