Volume: gli agrumi

Sezione: ricerca

Capitolo: limone

Autori: Giovanni Continella

Origine e diffusione

Il limone [Citrus limon (L.) Burm. f.], sebbene sia un agrume ben distinto dal punto di vista agronomico e commerciale, non è da considerare una specie vera, ma di origine ibrida, coinvolgendo i genomi di una specie vera, il cedro (Citrus medica L.), e di un’altra specie derivata dal pummelo, probabilmente l’arancio amaro (Citrus aurantium L.). Dal limone vero e proprio derivano, per incrocio naturale con altri agrumi, diversi ibridi:
– i limoni cedrati (Citrus limonimedica Lush.), utilizzati sia per il consumo diretto sia anche come sostituti del cedro in pasticceria (Spadafora, Piretto ecc.); – un “lemonange”, probabile incrocio di limone e arancio, denominato limone Meyer, usato come pianta ornamentale; – i “lemonime” (il più noto, tra questi ibridi con la lima, è il cosiddetto “limone Perrine”); – infine i lemandarin, originari della Cina meridionale dall’incrocio con il mandarino e denominati limonia rossa (hong ning-mong) e limonia bianca (bai ning-mong), utilizzati come portinnesti. Tra i limone-simili devono essere citati tre agrumi utilizzati oggi in tutto il mondo come portinnesti: il limone rugoso, noto internazionalmente come Rough lemon (Citrus jambhiri), il limone Volkameriano (Citrus volkameriana) e l’alemow (Citrus macrophylla), nonché due limoni-simili originari dell’India, galgal e katta, dove quest’ultimo è impiegato come portinnesto. La zona di origine del limone non è ben definita, ma la si riconduce a un areale che comprende il nord-est dell’India, il nord della Birmania (Myanmar) e la provincia cinese dello Yunnan. In questi ambienti si sarebbe differenziato il limone, che non sarebbe stato introdotto nel Mediterraneo fino all’XI secolo, anche se frutti ad esso molto simili sono rappresentati negli affreschi della Casa del Frutteto di Pompei e nei mosaici della Villa del Casale di Piazza Armerina, che però probabilmente raffiguravano limoni cedrati. L’introduzione dei limoni nel Mediterraneo, e segnatamente in Sicilia, risale agli inizi del XII secolo, come testimonia Ugo Falcando che li descrive come lumias, e alcuni anni dopo in Spagna, nell’area di Siviglia, come asserisce Ibn al-Awwam. Il limone fu poi introdotto da Cristoforo Colombo, nel suo secondo viaggio (1493), nell’isola di Hispaniola (Haiti), da cui si diffuse nei diversi Paesi delle Americhe durante il secolo successivo, dagli olandesi in Sud Africa dove lo importarono nel 1654 e, infine, dagli inglesi in Australia dove giunse nel 1788. Oggi il limone ha consolidato la sua presenza, oltre che nei tradizionali paesi del bacino del Mediterraneo (particolarmente la Spagna, l’Italia, la Turchia e la Grecia), anche nell’America settentrionale (in particolare la California) e nell’America meridionale (prima fra tutte l’Argentina). In molti Paesi produttori a clima subtropicale, semitropicale o tropicale, la sua funzione viene svolta dalle lime acide, ovvero dalla lima messicana (Citrus aurantifolia), a frutto piccolo, e dalla lima Bearss (Citrus latifolia) a frutto relativamente grande, coltivate particolarmente in India, Egitto e Messico la prima, negli Stati Uniti (Florida) la seconda.

Morfologia e biologia

Dal punto di vista morfologico il frutto si distingue dagli altri agrumi per la sua conformazione da ovale a ellittica e per la presenza all’apice di una protuberanza detta umbone, più o meno pronunciata, che lo rende simile al seno di una donna, come viene rappresentato dal pittore spagnolo di Cordova Julio Romero de Torres (1880-1930) nella sua tela Naranjas y Limones. Dal punto di vista biologico, il limone si distingue dagli altri agrumi per la sua maggiore sensibilità alle basse temperature, superata solo da quella delle lime e del cedro. Ciò ha indotto gli agrumicoltori a metterlo in coltura in ambienti particolarmente miti, dove non si registrano gelate, per cui in Italia si trova nelle aree costiere a clima più dolce presenti in Sicilia, con oltre l’85% della limonicoltura nazionale, e in Calabria. In altri areali agrumicoli esso è dislocato in maniera oasistica, talvolta, come è il caso della penisola sorrentina, adeguatamente protetto dai freddi dalle classiche “pagliarelle” o, più di recente, da reti di plastica. Altra peculiarità biologica è costituita dall’attitudine alla rifiorenza che si manifesta in maniera variabile in relazione alla varietà. Nel caso di attitudine elevata e di condizioni ambientali particolarmente favorevoli, eventualmente potenziate dall’intervento agronomico della “forzatura”, si possono registrare le seguenti fruttificazioni, abbastanza distinte anche per alcuni aspetti morfologici:
– i “marzani” provenienti da fioriture precocissime di fine marzo, che danno origine a frutti rotondeggianti con un tipico umbone schiacciato e che maturano nel settembre successivo; – i “limoni invernali” che comprendono i “limoni ammarsanati”, i “primofiore” e i “limoni biancuzzati”, tutti derivati dalla fioritura principale che si manifesta lungo i mesi di aprile, maggio e inizio di giugno e che maturano tra fine settembre e marzo; – i “bianchetti” e “biancuzzi”, caratterizzati da una buccia di colore giallo chiaro, provenienti da fiori in antesi tra fine giugno e luglio e che raggiungono la maturazione commerciale tra marzo e aprile; – la fioritura più fuori stagione di piena estate e che si protrae fino all’inizio dell’autunno; essa può essere esaltata dall’intervento per la “forzatura del limone” conseguente a uno stress idrico denominato in Sicilia “secca”. È quella che comprende fruttificazioni diverse denominate “maiolini”, “verdelli”, “agostari” e “bastardi”, che si raccolgono scalarmente da maggio fino a settembre, provenendo da fioriture avvenute da agosto a ottobre. Un’altra peculiarità del limone deriva dal suo comportamento verso alcune importanti malattie: mentre esso dimostra tolleranza verso la più importante e devastante malattia da virus, la tristeza, per converso è l’agrume più suscettibile al malsecco, malattia fungina che si sviluppa lungo i vasi conduttori portando al disseccamento di parte o dell’intera pianta. Questa gravissima malattia, comparsa in Italia negli anni ’30 del secolo scorso, ha condizionato lo sviluppo della coltura e, una volta accertati gli scarsi risultati della lotta chimica, ha imposto come risoluzione del problema il ricorso alla tolleranza o alla resistenza di tipo genetico.

Varietà italiane

Il materiale genetico un tempo in coltura era costituito da diversi tipi di limoni accomunati dalla denominazione di “Femminello comune”, dotato di elevata produttività e di buone caratteristiche agronomiche. Si trattava, dal punto di vista genetico, di una cultivar-popolazione, ovvero di materiale eterogeneo con comportamento abbastanza diversificato anche verso il nuovo temibilissimo parassita fungino. Gli esiti disastrosi dell’epidemia portarono alla decimazione dei limoneti, tanto che in un primo tempo si poté contrastare la malattia solo usando nuove varietà alternative, come Monachello e Interdonato, dotate di buona tolleranza o resistenza al parassita e con caratteri agronomici e merceologici diversi rispetto alla cultivar-popolazione Femminello. Successivamente, anche in virtù della selezione naturale operata dal malsecco, furono individuati nel corso degli anni alcuni cloni di Femminello che associavano alle buone caratteristiche agronomiche della cultivar una media o rilevante tolleranza alla malattia (Femminello Santa Teresa, Femminello Continella, Femminello Fior d’arancio, Femminello Dosaco, Adamo, Cerza ecc.). Oggi in Italia, le principali varietà di limoni in coltura sono autoctone, poiché quelle alloctone (spagnole e statunitensi in primo luogo) hanno dimostrato elevata suscettibilità al malsecco; oltre al Femminello Comune, ancora presente negli impianti anziani e di mezza età, tutte le altre cultivar che vengono diffuse nel nostro Paese sono state risanate dalle malattie da virus quasi esclusivamente con la tecnica del microinnesto. Le principali cultivar sono descritte di seguito.
– Il Femminello Fior d’arancio è denominato anche Femminello Zagara bianca perché è sprovvisto del caratteristico colore violaceo dei petali e dei giovani germogli che si manifesta in tutte le altre cultivar di limone. Gli alberi sono abbastanza vigorosi e assurgenti, con una tipica foglia arrotondata all’apice e sprovvisti di spine; la cultivar, che possiede una media tolleranza al malsecco ed è abbastanza rifiorente, presenta frutti di buone dimensioni e provvisti di pochi semi. – Il Femminello Siracusano, originatosi probabilmente a sud di Siracusa, presenta notevole vigore, portamento espanso, poche spine; i frutti, costituiti in larghissima prevalenza da “limoni invernali”, sono ricchi di semi, di cospicue dimensioni e conseguente buona precocità di maturazione commerciale. La sua modesta tolleranza al malsecco ne costituisce un limite nelle aree dove il fungo è particolarmente virulento. Dal Femminello Siracusano è stata ottenuta nel 1976 una selezione nucellare isolata da un frutto irradiato con raggi gamma, denominata 2KR, che accentua alcune caratteristiche positive della cultivar di provenienza, assieme alla quale costituisce la base genetica dell’IGP “Limone di Siracusa”. La presenza delle seguenti cultivar è ridotta e talora anche concentrata in oasi ben delimitate.
– Il Monachello, rinvenuto nella costa ionica messinese, presenta una serie di caratteristiche morfologiche e biologiche che lo distinguono nettamente: l’albero ha una chioma globosa e pendula, i frutti sono quasi esclusivamente invernali per la sua scarsa attitudine alla rifiorenza e caratterizzati da una buccia liscia ma più o meno spessa, con conseguente minore resa in succo, che presenta un’acidità più bassa. Tra le peculiarità biologiche è negativa la sua scarsa compatibilità d’innesto con l’arancio amaro, che provoca un sovraccrescimento del fusto al di sopra del punto d’innesto e un conseguente progressivo deperimento dell’albero, per cui è necessario ricorrere ad altri portinnesti compatibili o all’interposizione di un intermediario. È invece positiva la sua elevata resistenza al malsecco, la sola ragione per cui è ancora presente, seppure in misura limitata (6-7%), nella limonicoltura italiana. – L’Interdonato è presente in maniera limitata nell’areale della provincia di Messina dove fu rinvenuto e denominato con il cognome dello scopritore. È una pianta di elevato vigore, poco spinescente e con portamento assurgente, che produce frutti (chiamati anche fini o speciali) caratteristici per la forma ellitticocilindrica, l’umbone pronunciato e appuntito, la buccia liscia, le dimensioni medio-grandi che vengono raggiunte rapidamente, prestandosi a essere raccolti molto precocemente a settembreottobre. Coltivato in un’area ristretta della costa ionica messinese, rappresenta meno del 2% della limonicoltura nazionale ed è qualificato dal marchio IGP; è stato da tempo introdotto e largamente coltivato in Turchia. – Il Femminello Continella è caratterizzato da un portamento contenuto, con foglie medio-piccole e brevi, numerose spine, nonché da alta predisposizione alla rifiorenza; i frutti sono apireni, di dimensioni medio-piccole, globosi e dotati di un piccolo umbone e di scorza sottile. Manifesta una soddisfacente tolleranza al malsecco nell’ambiente in cui è stato a suo tempo isolato (falde dell’Etna) e in cui viene limitatamente coltivato. Tra le molte altre tipologie di limone di origine siciliana ormai in via di estinzione (Femminello Incappucciato, Femminello Carrubbaro, Femminello Quattrocchi ecc.), va ricordata un’antica cultivar, denominata Lunario, volendo così indicare che la sua attitudine alla rifiorenza è tanto spiccata da prodursi con un ritmo mensile così come il ciclo lunare. Produce frutti di forma cilindrico-ellittica con una buccia molto liscia, un marcato lobo pedicellare, detto “collo”, e un umbone pronunciato. Oggi è esclusivamente adottata per produrre piante ornamentali. Delle oasi limonicole dell’Italia continentale si citano brevemente poche cultivar autoctone. – Il Femminello sfusato di Favazzina, coltivato nella costa tirrenica della Calabria che ha il suo centro a Scilla (RC), produce frutti ellittici e abbastanza lisci. – Il Femminello ovale di Sorrento. coltivato nella zona compresa tra questa città e Massalubrense (Napoli), produce frutti non dissimili a quelli del Femminello comune. – Lo Sfusato Amalfitano, antica cultivar della costiera amalfitana (Salerno), è caratterizzato dal frutto di forma ellittico-allungata, di grosse dimensioni e con un umbone grande e appuntito. Queste due ultime cultivar godono di un notevole apprezzamento commerciale, alimentato dal turismo che frequenta questo pregevole ambiente e dal marchio IGP.

Varietà straniere

Tra le cultivar non italiane primeggiano quelle dei maggiori produttori, quali Spagna, Stati Uniti, Argentina. In Spagna, nella regione più tradizionalmente ed estesamente limonicola, quella di Murcia, sono state selezionate le due cultivar che si sono ampiamente imposte e su cui oggi si concentra l’intera limonicoltura spagnola, la Fino e la Verna. – La cultivar Fino, originata probabilmente da un semenzale, è la più importante e per la sua modesta rifiorenza naturale produce abbondanti frutti che maturano commercialmente da ottobre a febbraio. Sono di forma ellittica, con un piccolo umbone, polpa succosa e acida e un certo numero di semi, con l’eccezione di qualche clone (Fino 95) che è apireno. Se sottoposto a forzatura, produce verdelli denominati dagli spagnoli “rodrejos”. – La cultivar Verna sviluppa piante di buon vigore e con poche spine. I frutti sono di elevata pezzatura con una forma allungata per la presenza, oltreché di un umbone pronunciato, anche di un “collo” più o meno evidente. In virtù della sua rifiorenza, produce una fruttificazione principale che cresce lentamente e giunge a maturazione in un’epoca relativamente tardiva (marzo-luglio) e successivamente (agosto-ottobre) il prodotto della seconda fioritura. I frutti, che presentano una buccia alquanto spessa, contengono pochi semi e una minore percentuale di succo rispetto al Fino.

Negli Stati Uniti, e particolarmente in California, la coltura del limone è concentrata su due cultivar, l’Eureka e la Lisbon.
– Eureka è il nome che è stato dato in California a metà del XIX secolo a un semenzale derivato da semi originari dalla Sicilia. È divenuta rapidamente la cultivar più diffusa non solo in questo stato, ma anche in altri importanti Paesi limonicoli come l’Australia e il Sud Africa e ha contribuito significativamente alla produzione di limoni in Argentina e in molti altri Paesi. Le piante sono relativamente poco vigorose e con un portamento espanso, i frutti sono di dimensioni medie, con pochi semi, buccia medio-sottile, succosi e con acidità elevata. Il loro accrescimento è lento e in California vengono raccolti da febbraio a giugno. – Lisbon deve il suo nome al fatto che i semi da cui derivò, all’inizio del XIX secolo in Australia, erano stati importati dal Portogallo. Introdotta intorno al 1870 in California, è stata apprezzata soprattutto per la sua maggiore tolleranza al freddo rispetto all’Eureka, che ne ha indotto la diffusione nella Central Valley della California, in Arizona e in molti altri Paesi come l’Australia, l’Uruguay e l’Argentina. Le piante sono vigorose, con un denso fogliame, alquanto spinescenti e altamente produttive. I frutti, dotati di un umbone pronunciato e di pochi semi, sono succosi e maturano precocemente, per cui in California si raccolgono da ottobre a febbraio. Nell’America meridionale la cultivar che ha preso il sopravvento è la Genoa, derivata da semi di frutti di origine italiana (probabilmente spediti – e da ciò il nome – dal porto di Genova) utilizzati in California nella seconda metà del XIX secolo. Le piante sono a portamento contenuto, senza spine, con un denso fogliame e abbastanza tolleranti al freddo. I frutti sono globosi con un piccolo umbone, con pochi semi e molto succo ricco di acidità. È molto diffusa in Cile e in Argentina, dove viene largamente impiegata anche per la trasformazione industriale. Molte altre varietà di limoni sono in coltura negli altri Paesi agrumicoli. Si citano, in particolare, quelle diffuse in Grecia (Maglini, Karistini, Adamopoulos) e in Turchia (Kutdiken, Lamas).

 

 


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