Volume: la fragola

Sezione: coltivazione

Capitolo: irrigazione

Autori: Paolo Mannini

Introduzione

Una perfetta gestione delle irrigazioni e una corretta scelta del sistema irriguo assicurano ottimi risultati in tutti gli ambienti di coltivazione europei, e particolarmente in quelli mediterranei nei quali l’irrigazione diventa una pratica colturale assolutamente indispensabile per il fragoleto. Per contro, irrigazioni mal eseguite o eccessive possono determinare un peggioramento del titolo zuccherino e modificazioni dell’acidità, molto negativi per il sapore del frutto. Una cattiva gestione dell’acqua può anche causare stati d’asfissia radicale o marciumi del colletto delle piante, con rilevante perdita di produttività della coltura.

Coltura sensibile allo stress idrico, ma di modesti fabbisogni idrici

La fragola è una coltura particolarmente sensibile anche a brevi periodi di stress da carenza idrica durante tutto il ciclo colturale. La sensibilità è principalmente data dalla limitata profondità e dalla scarsa efficienza dell’apparato radicale che ne limitano fortemente la capacità d’estrazione dell’acqua dal suolo, ma deriva anche dalla tecnica colturale poiché la fragola viene trapiantata durante il periodo estivo e sono perciò necessarie irrigazioni al momento della messa a dimora per evitare la crisi di trapianto e la riduzione del numero di piante, con la conseguente decurtazione della produzione. – La pianta è caratterizzata da radici poco espanse ed efficienti: nelle fasi di massimo sviluppo colonizzano solo un piccolo volume di terreno, compreso tra i 25 cm di diametro e i 20-25 cm di profondità. In tale contesto la quantità d’acqua facilmente utilizzabile per la coltura, pari alla metà di quella disponibile a terreno saturo, è di appena 10 mm nei terreni sabbiosi e giunge alla modesta quantità di 24 mm in quelli di medio impasto-argillosi. Questo ridotto volume d’acqua a disposizione nel suolo porta a repentini stress idrici la coltura, rendendo necessarie irrigazioni frequenti e di piccolo volume. – La modesta profondità delle radici condiziona fortemente la possibilità di rifornimento idrico dalla falda ipodermica. Gli apporti idrici per risalita da falda possono avvenire sui terreni di medio impasto solo se essa raggiunge profondità non superiori al metro. In tal caso le necessità irrigue risulteranno molto ridotte. – La pacciamatura con film plastico annulla quasi del tutto l’efficienza delle piogge nelle colture in pien’aria. Le piogge di piccolo-medio volume (5-20 mm) non riescono a umettare il terreno a contatto con le radici, rendendo necessari maggiori volumi irrigui che dovranno essere erogati con sistemi microirrigui posti sotto pacciamatura. Pur molto sensibile alla carenza idrica, la coltura è però, per molti motivi, caratterizzata da un basso fabbisogno irriguo: – Il ciclo colturale dell’anno produttivo è collocato in primavera, con riserve idriche nel suolo ancora elevate e bassa domanda evapotraspirativa dell’ambiente. – Il periodo intercorrente tra la ripresa vegetativa e la fine delle raccolte è breve e anticipato, quindi con consumi idrici ridotti. – Il consumo idrico è modesto per la bassa superficie fogliare traspirante che, infatti, durante il periodo primaverile di massima espansione, arriva a un LAI, indice di area fogliare, modesto e pari a 1,2-1,4 (1,2-1,4 m2 di area fogliare per ogni m2 di terreno). L’area fogliare traspirante è quindi abbastanza equilibrata rispetto all’apparato radicale. – La coltura è solitamente trapiantata su un film plastico nero, specialmente per evitare il contatto delle fragole col terreno. La pacciamatura riduce considerevolmente la perdita d’acqua per evaporazione dal suolo, riducendo le necessità irrigue del fragoleto del 20-25%. – Nei tunnel-serra, l’elevata umidità e l’assenza di ricambio dell’aria riducono la domanda evapotraspirativa della coltura rispetto a quella che essa avrebbe in pieno campo. Portando come esempio le necessità idriche primaverili di un tunnel-serra nel territorio di Cesena e coperto in gennaio con terreno alla capacità di campo, il volume di irrigazione normalmente necessario risulta di circa 1000 m3/ha, suddivisi in 25-30 interventi irrigui eseguiti a goccia sotto pacciamatura. Tale volume permette di conseguire le migliori produzioni e le più soddisfacenti pezzature dei frutti minimizzando le perdite idriche in profondità e i problemi fitosanitari delle piante.

Tecnica irrigua per la riduzione degli stress

Sulla fragola ogni stress da carenza idrica determina conseguenze negative per il raggiungimento dei migliori risultati produttivi; sulla coltura non sono praticabili tecniche di stress idrico controllato o di sussidio idrico limitato, pena la riduzione delle rese. Un’adeguata tecnica irrigua è necessaria già durante il momento del trapianto e nella fase di attecchimento. La prima irrigazione va effettuata 3-4 giorni prima del trapianto per inumidire il terreno distribuendo 5-10 mm d’acqua (50-100 m3/ha). La seconda irrigazione va eseguita il prima possibile dopo il trapianto per favorire un perfetto attecchimento, ripetendo gli interventi a giorni alterni per circa due settimane. Nel caso del trapianto di piante fresche vegetanti, l’intervento irriguo dovrà essere effettuato sovrachioma per almeno una settimana allo scopo di climatizzare la coltura evitando il disseccamento fogliare e potrà essere effettuato per aspersione a bassa intensità o mediante microirrigazione con spruzzatori o microjet. In questa fase la sensibilità allo stress idrico, dovuta al fatto che le radici assorbenti sono rade, non abbastanza lunghe e perciò non ancora in grado di compenetrare il terreno circostante, può portare alla cosiddetta crisi di trapianto. Passati i primi trenta giorni dal trapianto e giunti oltre la metà del mese di agosto, l’irrigazione al Nord sarà necessaria solo nelle annate meno piovose, mentre nelle regioni meridionali continuerà sino alle prime piogge o fino al decadimento dell’apparato fogliare. Con una programmazione irrigua secondo lo schema indicato, il terreno viene mantenuto sempre fresco con ridotti apporti idrici, perché la traspirazione delle piante è limitata dal ridotto sviluppo fogliare e l’evaporazione ostacolata dalla pacciamatura. Giunti alla primavera dell’anno successivo, nella coltura protetta è necessario eseguire una prima irrigazione alla ripresa vegetativa, se il terreno non appare sufficientemente umido per mancanza di piogge o per copertura anticipata del tunnel-serra con terreno asciutto. In pratica, negli ambienti romagnoli si eseguono alcune irrigazioni con dosi di 2-3 l/m2 da marzo alla prima raccolta di fine aprile, per poi proseguire con volumi bisettimanali di 5-6 l/m2 sino al termine della produzione. Volumi superiori di 1-1,5 l/m2 possono essere previsti negli ambienti meridionali con clima caldo arido. Nella coltura di pieno campo la ripresa vegetativa e la prima irrigazione sono ritardate e, se la pluviometria primaverile è stata sufficiente, la prima irrigazione può essere necessaria in piena fioritura. In Romagna, ove la raccolta della coltura di pieno campo comincia dalla metà di maggio, si inizierà a irrigare a fine aprile con dosi di 6-8 l/m2 (60-80 m3/ha). Un anticipo di 20-25 giorni è da prevedere per le colture di fragola poste negli ambienti meridionali. Nelle fasi primaverili il ruolo dell’irrigazione, meglio se associata alla fertilizzazione (fertirrigazione), è fondamentale per ottenere un’elevata superficie fogliare fotosintetizzante, in grado di alimentare adeguatamente i frutti. Nelle colture soggette a irrigazioni limitate o con turno troppo lungo l’area fogliare può risultare inferiore anche del 50% rispetto a quella di colture ben gestite. Durante il periodo di raccolta, le irrigazioni dovranno essere molto ravvicinate ma di volume non eccessivo. Irrigazioni insufficienti limitano il peso medio dei frutti, con perdita produttiva e commerciale, e causano un invecchiamento precoce dell’apparato fogliare con inevitabile raccorciamento del periodo produttivo. Irrigazioni eccessive possono invece provocare malattie fungine, con perdita di numerose piante, nonché ridurre il tenore zuccherino e la serbevolezza dei frutti.

Valutazione del fabbisogno idrico

Nonostante la buona esperienza di molti fragolicoltori, le irrigazioni decise sulla base di semplici osservazioni visive della coltura e del terreno portano spesso a uno spreco d’acqua e a danni alle colture per la modesta efficacia di queste valutazioni empiriche. Frequentemente, anche come conseguenza di un basso costo dell’acqua, sono stati verificati casi nei quali i volumi irrigui erogati alla coltura sono risultati tripli rispetto a quelli corretti. Il modo più efficace per apportare la giusta quantità d’acqua in ogni momento del ciclo colturale è, invece, quello di irrigare conoscendo le reali esigenze della fragola, conseguenti all’andamento climatico e in relazione al tipo di terreno. Una precisa valutazione dei volumi d’irrigazione e dell’esatto momento d’intervento irriguo rende l’uso dell’acqua molto efficiente e corretto, minimizzando i volumi necessari per il raggiungimento di elevate produzioni di buona qualità estetica e organolettica. Sulla fragola la ricerca irrigua ha individuato nel calcolo del bilancio idrico della coltura e nell’uso del tensiometro due metodi efficienti per una buona valutazione del fabbisogno d’acqua delle colture, e quindi per l’individuazione del momento di intervento irriguo.

Bilancio idrico

Quando l’umidità del terreno, per effetto del consumo evapotraspirativo, raggiunge livelli insoddisfacenti per la coltura, la pianta inizierà ad attuare dei meccanismi di riduzione delle perdite d’acqua chiudendo gli stomi e, perciò, limitando la fotosintesi, con conseguente riduzione della produttività della coltura. Il metodo del bilancio idrico prevede di mantenere l’umidità del terreno a valori ideali per evitare stress idrici. Dopo aver individuato il valore di umidità ideale, occorre misurare o stimare tutte le perdite e gli apporti d’acqua che interessano la coltura, per intervenire con le irrigazioni quando l’umidità scende a valori non appropriati. Il pilotaggio delle irrigazioni tramite il bilancio idrico della pianta è basato sul continuo conteggio del quantitativo d’acqua presente nello strato di terreno interessato dalla coltura. Il calcolo valuta e misura tutti gli ingressi e tutte le perdite d’acqua nel sistema suolo-pianta-atmosfera. In larga misura il volume irriguo necessario per mantenere la coltura in buone condizioni di umidità può essere individuato dalla differenza tra perdite e ingressi d’acqua nel sistema colturale, essendo le perdite quasi sempre maggiori degli ingressi. Il bilancio idrico è di tipo capacitivo, cioè il terreno viene considerato il serbatoio nel quale può essere accumulata l’acqua di pioggia e di irrigazione. Ogni suolo permette un diverso accumulo d’acqua, cioè ha un diverso valore di acqua disponibile in base alla sua granulometria e alla profondità dell’apparato radicale della pianta. Volumi di pioggia o d’irrigazione superiori alla capacità del serbatoio-terreno sono praticamente persi dal sistema, con spreco della risorsa idrica. Sulla fragola irrigata a goccia, per esempio, si può intervenire quando, per effetto dei consumi per evapotraspirazione, si raggiunge un’umidità corrispondente al 60% del valore di acqua disponibile. Il volume d’irrigazione ideale potrà essere scelto considerando di portare l’umidità del terreno a un valore pari all’80% dell’acqua disponibile. La strategia irrigua adottata evita, quindi, di saturare il terreno sino al 100% dell’acqua disponibile per evitare negativi ristagni e malattie del colletto. Il volume irriguo ottimale sarà di circa 4 mm (4 litri/m2) per i terreni sabbiosi sino a un massimo di 9,6 per quelli a grana più fine. Il bilancio idrico computato al fine di decidere l’irrigazione porterà quindi a un diagramma dell’umidità del terreno come descritto nel grafico sottostante.

Stima della perdita per evapotraspirazione della coltura

Il fattore del bilancio idrico di più complessa individuazione è l’evapotraspirazione della coltura (ETc). La stima dell’ETc della fragola può essere calcolata con l’impiego dei coefficienti colturali (Kc), moltiplicando l’evapotraspirazione di riferimento per il coefficiente colturale Kc.
ETc = ETo × Kc

L’evapotraspirazione di riferimento ETo (valutata in mm/giorno), cioè quella riferita a un prato di graminacee mantenuto sfalciato e in ottimali condizioni di rifornimento idrico, può essere facilmente calcolata giornalmente mediante una formula climatica (per esempio Penman-Monteith o Hargreaves). Il coefficiente colturale è un fattore adimensionale moltiplicativo dell’ETo con il quale si stima il consumo delle altre specie coltivate. Il Kc è diverso per ciascuna di esse e varia durante lo sviluppo della coltura, con consumi che aumentano proporzionalmente all’accrescimento dell’area fogliare. Le ricerche condotte dal Consorzio CER in Emilia-Romagna sono giunte a individuare i seguenti Kc per due gruppi di varietà di differente fogliosità. Le prove pluriennali condotte per individuare i Kc hanno anche fatto riscontrare notevoli miglioramenti rispetto al testimone non irrigato: incremento di resa in fragole commerciabili del 63%, incremento di 5 fragole per pianta, incremento di 4 g del peso medio delle fragole. Purtroppo il contenuto in zuccheri è risultato inferiore di circa 1° Brix. Impiegando i valori di ETo medi probabili durante le fenofasi della fragola e i coefficienti colturali Kc, possono essere individuati i relativi valori delle perdite d’acqua per evapotraspirazione da restituire con le irrigazioni. Questa procedura di statistica agrometeorologica è stata adoperata per la formulazione dello schema di pilotaggio delle irrigazioni della fragola in tunnel in Romagna, come indicato nella tabella della pagina a fianco. Considerata la standardizzazione delle colture di fragola in tunnel, con interasse tra le pacciamature di 1,30 m e piante in fila binata a 0,3 × 0,3 m, per comodità dell’agricoltore la tabella riporta i volumi di irrigazione già convertiti in litri per metro di ala gocciolante presente nel tunnel.

Qualità dell’acqua irrigua

Il problema principale riguardante la qualità dell’acqua irrigua è l’estrema sensibilità della fragola alla salinità. La salinizzazione dell’acqua di irrigazione è in espansione in molte aree irrigue italiane localizzate lungo la costa, specie per il continuo ricorso all’estrazione di acqua dal sottosuolo, che causa l’infiltrazione d’acqua marina in falda. Un’eccessiva presenza di sali disciolti nell’acqua influenza negativamente la crescita delle radici, e conseguentemente quella della pianta, determinando un decremento, talora vistoso, delle rese. Anche la concentrazione di fertilizzanti e la carenza di drenaggio possono determinare un’eccessiva salinità del terreno con problemi alle colture. I sintomi della tossicità salina sono abbastanza evidenti: piante di ridotte dimensioni, foglie verde scuro, margini della foglia a volte disseccati. In presenza d’acqua salina la soluzione circolante nel terreno presenta normalmente valori di conducibilità elettrica di due o tre volte superiori a quelli dell’acqua irrigua. Per tale motivo una delle strategie per contenere i danni dell’acqua imperfetta è quella di sovrairrigare la coltura rispetto alle effettive necessità; in questo modo si evita la concentrazione dei sali nella zona di suolo colonizzata dalle radici, portandoli più in profondità. Anche il metodo irriguo riveste una decisa importanza nella gestione dell’irrigazione con acqua salina. In presenza di suolo con elevati contenuti di sali non dilavati dalle piogge, occorre, prima dell’impianto della coltura, procedere a ripetute irrigazioni per aspersione, con volumi tali da spingere la salinità in profondità (25-35 mm a seconda del tipo di suolo). In presenza della coltura la pratica descritta è però fortemente sconsigliata, perché dopo l’irrigazione l’acqua presente sulle foglie bagnate concentra la salinità che causa elevati valori di causticità per la vegetazione. Il sistema irriguo più adatto all’uso di acque non eccessivamente saline è quello a goccia con ali gocciolanti integrali o manichette forate. Con tali sistemi le irrigazioni dovranno essere molto frequenti, anche sino a due volte al giorno nelle giornate con maggiore evapotraspirazione, e abbastanza abbondanti. In questo modo le radici si troveranno sempre a contatto con acqua di più bassa conducibilità e il fronte di concentrazione salina si porterà in profondità. Nell’impiego di acque moderatamente saline è sconsigliabile l’irrigazione a goccia interrata, cioè con tubazioni disperdenti poste a 5-15 cm di profondità al di sotto del suolo pacciamato. Tale disposizione non è favorevole allo spostamento verso il basso del fronte di salinità concentrata e, anzi, favorisce la sua parziale risalita verso le radici.

Tecnologie irrigue

Il sistema irriguo più adatto alla coltura della fragola è sicuramente quello a goccia. L’irrigazione a goccia, o microirrigazione, si presta, infatti, a soddisfare ottimamente tutte le esigenze della specie e ad assecondare le procedure della tecnica colturale impiegata. Solo nella fase di trapianto di fragole fresche vegetanti potrebbe essere utile un’irrigazione sovrachioma climatizzante, eseguibile per aspersione o mediante spruzzatori o microjet. La microirrigazione è dotata di peculiari caratteristiche che la rendono ben utilizzabile sulle colture ortofrutticole: l’acqua è erogata a bassa pressione, con alta frequenza e impiegando piccoli volumi e lunghi orari di adacquamento. Inoltre, l’acqua non bagna tutta la superficie del terreno e viene distribuita vicino alle radici delle piante. Queste caratteristiche rendono l’irrigazione a goccia il metodo d’elezione per la fragola poiché permettono di effettuare interventi di precisione, nei quali i volumi possono essere ben dosati e distribuiti sulla coltura con la massima efficienza che, nei casi migliori, può anche superare il 95%. L’impiego di ali gocciolanti integrali, cioè di tubazioni di polietilene di piccolo diametro con gocciolatori estrusi all’interno del tubo stesso, ovvero di moderne manichette disperdenti di qualità soddisfa la necessità di apportare l’acqua al di sotto della pacciamatura, senza l’impedimento e la perdita di efficienza che si avrebbero impiegando l’irrigazione ad aspersione. La posa della tubazione gocciolante viene fatta contestualmente alla messa in opera della manichetta con apposite attrezzature meccaniche trainate dal trattore. Questa operazione indirizza la scelta del materiale irriguo disperdente verso quello leggero a impiego annuale, che viene perciò smaltito a fine coltura. Solo nelle coltivazioni di fragola rifiorente poliennale la scelta si orienta verso materiali più costosi, con spessore del tubo maggiore, e di più lunga durata. L’irrigazione a goccia della fragola pacciamata richiede ali gocciolanti con erogatori o punti-goccia posti ogni 25-30 cm; in tal modo, al termine di ogni intervento irriguo, si otterrà una striscia di terreno adeguatamente umettato che interesserà tutte le piante sulla bina. In considerazione della limitata profondità degli apparati radicali, e del conseguente turno stretto di irrigazione, la portata ideale dovrebbe essere attorno a 3-4 l/h/m e quindi di 0,7-1 l/h per ogni punto goccia. Per un’irrigazione efficiente occorre però indirizzare la scelta delle ali gocciolanti verso materiali di eccellenti caratteristiche costruttive. In particolare, risulta assolutamente necessario che la portata degli erogatori sia veramente molto omogenea, cioè che ogni gocciolatore posto sulla coltura apporti la medesima quantità d’acqua a ogni pianta. In caso contrario si determineranno eccessi idrici su alcune piante o in alcune zone del campo e carenza d’acqua in altre, con riduzione della resa complessiva del fragoleto. Sulla fragola la disomogeneità delle portate ha effetti ancora peggiori perché causa una gravissima eterogeneità della fertilizzazione in campo, dato che sulla coltura viene comunemente effettuata la fertirrigazione, cioè la distribuzione degli elementi nutritivi sciolti nell’acqua irrigua. Affinché la somministrazione di acqua e nutrienti avvenga senza provocare eccessi o carenze, occorrerà dotarsi di materiali con erogatori caratterizzati da un coefficiente di variazione delle portate (CV) non superiore al 5%. Inoltre, risultano necessari sia il corretto dimensionamento delle tubazioni principali sia l’accurata filtrazione delle acque, in assenza della quale l’intasamento dei gocciolatori porterà all’abbassamento, anche importante, dell’uniformità di distribuzione idrica nel campo. Un’altra condizione da verificare attentamente è quella della lunghezza massima dell’ala gocciolante. Le perdite di carico idraulico lungo la condotta determinano, infatti, un progressivo calo di pressione che potrebbe portare a un’eccessiva differenza della portata tra i gocciolatori alle estremità dell’ala, differenza che, invece, deve essere contenuta attorno al 5%. Nelle colture di fragola a file molto lunghe, per evitare questa eterogeneità, possono essere razionalmente impiegate ali gocciolanti integrali dotate di erogatori autocompensanti che non variano la portata al variare della pressione, garantendo una perfetta distribuzione dell’acqua, e dei fertilizzanti in essa veicolati, sulla coltura.

 


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