Volume: il melo

Sezione: ricerca

Capitolo: innovazione varietale

Autori: Silvio Pellegrino, Walter Guerra

Paniere varietale

Il quadro varietale della melicoltura italiana è rappresentato da un nucleo di 3 cultivar (Golden Delicious, Gala, Red Delicious) che superano la “soglia” del 10%, e che insieme rappresentano circa il 70% della superficie. Le accompagna un corollario di varietà “minori”. Alcune, con diffusione intorno al 5%, sono sostanzialmente stabili: Granny Smith, Braeburn, Fuji. Altre potrebbero essere definite “di affezione” nel senso che appartengono a una memoria collettiva, come quelle strettamente legate a un territorio (Annurca, Renetta), o sono percepite come varietà storiche o tradizionalmente legate a un uso specifico (Renetta del Canada è considerata per antonomasia mela da cottura). Ci sono poi le varietà “di nicchia”, sia tradizionali quali Stayman, sia nuove quali Pinova. Altre ancora sono in regressione (Morgenduft, Jonagold, Elstar). Infine le start up, le varietà di recente introduzione che ci si aspetta possano divenire protagoniste di un riassetto dell’offerta. La composizione del paniere varietale si differenzia da regione a regione. Se in Trentino Golden Delicious rappresenta oltre il 72%, il paniere varietale del contiguo Sud Tirolo si basa su 6 varietà: 43% Golden Delicious, 16% Gala, 11% Red Delicious, 9% Braeburn, 6% Granny Smith, 5% Fuji. Nell’arco alpino occidentale, il Piemonte ha seguito una sua vocazionalità per mele a buccia rossa: le sole Red Delicious e Gala rappresentano il 62%, mentre Golden Delicious è relegata al 30%. Nella Pianura Padana (Emilia-Romagna e Veneto), l’assortimento varietale poggia quasi equamente su 5 varietà: Fuji, Golden, Gala, Morgenduft, Red Delicious, in un range compreso tra il 10 e il 20%. Tale forte impronta regionale non riflette tanto radicate differenze storiche, quanto percorsi evolutivi diversi dettati dalla vocazionalità ambientale dei territori e da scelte imprenditoriali volte a cogliere opportunità di mercato. Nell’Unione Europea le varietà di riferimento sono oggi Golden Delicious (33%), Jonagold (12%), Gala (13%), Red Delicious (9%), Elstar (6%), Granny Smith (5%), Braeburn (5%). L’evoluzione dell’ultimo decennio ci mostra un riposizionamento di cultivar quali Golden Delicious in calo del 21%, Jonagold, Red Delicious, Cox Orange ed Elstar. Si tratta di cultivar a polpa fondente che lasciano spazio a varietà innovative per consistenza e croccantezza, quali Gala e Pink Lady®. A livello mondiale le varietà di riferimento sono Golden e Red Delicious; queste ultime sono le mele degli Stati Uniti, soprattutto in Washington e in Oregon, Stati dove è concentrata la melicoltura del Nord-America. Seguono Gala, Fuji e Granny Smith. È interessante seguire l’evoluzione dell’ultimo decennio, con proiezioni fino al 2015; in primo luogo il sorpasso di Golden Delicious su Red Delicious, ancora al primo posto nel 1998. Emerge poi che le “grandi” varietà passeranno da due a tre. Gala si posizionerà sopra i 4 milioni di tonnellate. È indice di una crescente affermazione delle varietà a polpa croccante, quali appunto Gala, ma anche le emergenti Fuji, Braeburn e Pink Lady®. Il fenomeno è da mettere in relazione con i nuovi assetti geopomologici, che prevedono un incremento dei flussi di esportazione internazionali, in particolare dai Paesi dell’emisfero australe (Nuova Zelanda, Cile, Sud-Africa, Australia), che, per 6 mesi, riforniscono i mercati dei Paesi “occidentali”. Le varietà a polpa soda, croccante e succosa mantengono livelli qualitativi eccellenti anche dopo i trasporti d’oltremare.

Evoluzione in corso

Dai grafici seguenti si può intuire che la ripartizione varietale sia a livello nazionale sia a livello dei singoli bacini produttivi, è in costante evoluzione: è stata lenta e quasi impercettibile in alcuni periodi, rapida e accelerata in altri. Nel corso dell’ultimo trentennio, il numero complessivo di varietà non è sostanzialmente cambiato. Tra le cultivar di riferimento sono rimaste in comune Golden e Red Delicious, tra le “minori” Granny Smith, Morgenduft, Annurca e Renetta del Canada. In primo luogo si è osservato un generale ridimensionamento di Golden Delicious. In realtà dietro questo dato si osserva una redistribuzione territoriale non solo della cultivar, ma della stessa specie. Golden Delicious esprime infatti le proprie caratteristiche qualitative al massimo livello negli ambienti d’altitudine. Se negli anni ’60 era ampiamente diffusa in pianura, segnatamente nel Ferrarese, nei decenni successivi è migrata negli areali melicoli dell’arco alpino, in particolare in Trentino, Sud Tirolo e Valtellina. Nelle vallate alpine la sfaccettatura rosata-aranciata imprime una sorta di marchio territoriale a un frutto dalla polpa strutturata, croccante e succosa, qualità sostenuta da efficaci azioni promozionali. Anche Red Delicious è stata oggetto di un dislocamento importante dalla Pianura Padana prevalentemente verso l’altipiano piemontese, dove rappresenta il 34% della superficie (Regione Piemonte). Si tratta di un gruppo varietale oggetto di una serrata evoluzione clonale, che ha trasformato l’ancestrale bicolore Delicious, individuata negli USA a fine Ottocento, in mutanti clonali sempre più colorati di rosso intenso. L’ambiente pedemontano ha beneficiato di vantaggi estetici, rappresentati da un colore intenso e luminoso, ma soprattutto di una maggior consistenza della polpa, che ne consente una immissione sul mercato secondo un ampio calendario. Il fenomeno che più ha influito sull’evoluzione dell’offerta varietale non solo italiana, è stata l’introduzione negli ultimi due decenni del secolo scorso di varietà a polpa croccante e succosa; Gala, Fuji e Braeburn sono quelle che si sono diffuse, ampliando in modo sostanziale la gamma dei profili qualitativi e rimettendo in gioco gli ambienti di pianura. Gala in un primo tempo e Fuji successivamente si sono rivelate adatte agli ambienti di pianura. Fuji è diventata in pochi anni la varietà di riferimento (21%) dell’EmiliaRomagna. Il segmento precoce del mercato è appannaggio delle produzioni di pianura, le quali cedono il passo, nei mesi invernali, alla maggior consistenza della polpa ottenibile in altitudine. In definitiva l’evoluzione dell’assetto varietale ha tenuto conto del territorio seguendo la vocazionalità ambientale. Gli anni attuali vedono un fermento evolutivo, se possibile, più intenso rispetto ai fenomeni sopra descritti. La cifra comune alla diffusione di nuove cultivar sta forse nella scelta mirata di varietà per ambienti circoscritti e per obiettivi commerciali condivisi. Le incertezze o le “migrazioni” sopra descritte non sembrano toccare le cultivar che mostrano il maggior potenziale di innovazione. Se Nicoter Kanzi® e Ambrosia sono fin dall’inizio proposte per gli ambienti montani, cultivar quali Modì® CIVG198, Cripps Pink/Rosy, Glow Pink Lady® presentano profili gustativi ed estetici appositamente studiati per sfruttare al meglio le condizioni ambientali tipiche della pianura e più in generale di climi mediterranei.

Patrimonio di biodiversità

L’evoluzione dell’assetto varietale è un processo di “nascita e morte”: si introducono e diffondono nuove cultivar, se ne abbandonano altre; non diversamente da quanto accade per i generi musicali. Il processo non è mai stato lineare: a fasi di espansione del numero di accessioni, sono seguiti momenti di semplificazione degli ordinamenti colturali. Nel Novecento si è in effetti assistito a una fase di contrazione del numero delle varietà di melo in coltura, parte di un fenomeno più complesso che ha interessato tutta l’agricoltura europea. Se nelle indagini varietali degli anni ’70 già si delineava una semplificazione dell’offerta varietale in funzione di produttività, standard qualitativo, idoneità alla conservazione intorno a 4-5 varietà di riferimento, focalizzando sulla voce “altre”, si trovava un elenco di una ventina di varietà in regressione. Tra queste si distinguono quelle note per la produttività ma con modesto profilo qualitativo (Commercio, Abbondanza, Democrat ecc.): il boom economico spostava già l’obiettivo dalla quantità alla qualità dell’alimentazione. Altre eccellenti varietà sotto il profilo gustativo si rivelarono ingestibili per la logistica distributiva del tempo (Calvilla bianca, Stayman, Jonathan, Gravensteiner ecc.). Tra le varietà autoctone o di interesse comunque locale sono andate perse in coltura le varietà della fame, buone per sfamare o prolungare la disponibilità di frutti durante la stagione invernale (conservazione in fruttaio, quando non sotto la neve o in acqua sotto uno strato ghiacciato) ma di scarso profilo organolettico, altre invece veri e propri gioielli del gusto (Runsé, Dominici, Carle, Parmena dorata, Rosmarina Bianca, Renetta Ananas ecc.) sono state sacrificate sull’altare della standardizzazione. Di qui il campanello di allarme per il rischio non solo di eccessiva semplificazione colturale, ma di erosione genetica per la perdita di accessioni preziose vuoi per il gusto, vuoi per caratteri agronomici che avrebbero potuto rivelarsi importanti in futuro. Il lavoro di “messa in sicurezza” della biodiversità del melo è stato svolto con successo a partire dal 1970.

Germoplasma e archeologia pomologica

L’effettiva ampiezza della biodiversità del melo è in fase di studio grazie all’analisi comparata del DNA, che può sgombrare il campo dalle frequenti sinonimie e omonimie. Si otterrà probabilmente una semplificazione degli elenchi, individuando le varietà “autentiche”. Sembra comunque evidente che l’Europa, la quale ha diffuso il proprio patrimonio genetico agli altri continenti, sia nel tempo divenuta un centro secondario di diversificazione della specie M. × domestica, ammesso che l’espressione possa essere utilizzata per una diversificazione di tipo non naturale ma antropico. Facendo i conti con le descrizioni più attendibili in epoca romana, in particolare con le descrizioni e i resoconti di Plinio il Vecchio, le varietà di melo coltivate nel I sec. d.C. erano nell’ordine di alcune decine. È plausibile, anche se non documentato, che ulteriori apporti siano arrivati al seguito delle invasioni barbariche; si tratta di popolazioni stanziate nell’Est europeo in ambienti dove ancor oggi è coltivato il melo. È ragionevole pensare a contributi successivi in epoca rinascimentale, con il ripristino delle comunicazioni con l’Estremo Oriente. In ogni caso, sia che l’attuale patrimonio varietale derivi sostanzialmente dalla piattaforma genetica presente in epoca pre-medievale, sia che sia stato arricchito da apporti successivi, non disponiamo ancora degli strumenti per seguirne l’evoluzione, datare le varietà, attribuire patenti di autoctonia. L’archeologia pomologica è una disciplina non ancora esplorata, mentre rami più classici dell’archeologia, da Schliemann in poi, hanno potuto avvalersi della stratigrafia degli scavi, classificando e datando i reperti. È presumibile che le recenti tecniche di approccio alla filogenesi della specie attraverso l’analisi del DNA offriranno una prospettiva storica dell’evoluzione varietale del melo. In tal modo si potrà far luce su stratificazioni successive a partire da varietà davvero antiche come Annurca (Plinio la cita spiegandone a suo modo l’etimo) e attribuire singole varietà o gruppi varietali a determinate epoche. La scarsa bibliografia pomologica attendibile lascia intuire che il patrimonio di cui si esaltano i pregi si sia in gran parte formato in periodi recenti, segnatamente nel Settecento e Ottocento, grazie all’interesse per la botanica e la pomologia dei secoli illuminati, quando uomini mossi da passione hanno contribuito a creare, descrivere, diffondere gran parte di quello che oggi definiamo germoplasma. L’affermazione che le varietà attualmente diffuse presentino un profilo sensoriale inferiore a quelle di altri tempi apparirebbe infondata e preconcetta, nel senso che eventuali confronti dovrebbero riguardare gli assortimenti varietali di singole epoche. Ogni tempo ha infatti privilegiato tipologie varietali in funzione delle proprie esigenze. Se l’aristocrazia settecentesca faceva a gara nel collezionare nei pomarii frutti dall’estetica rara e insolita, nella stessa epoca, nelle vallate dell’arco alpino si ricercavano varietà che si conservassero fino a primavera. La base biochimica utilizzata per una conservazione in fruttaio, o addirittura in acqua sotto uno strato di ghiaccio, si giocava sulla abbondante presenza di sostanze tanniche. Si trattava di un’esigenza vitale, per garantire ad ampi strati di popolazione l’unico apporto vitaminico durante la stagione invernale. Il profilo gustativo di tali varietà è oggi improponibile. Le proprietà antiossidanti delle stesse tipologie varietali, talora messe a confronto con le varietà attualmente diffuse, sono perlopiù ascrivibili proprio alla presenza di tannini, che in realtà decadono con l’evoluzione biochimica della maturazione. Le considerazioni sopra esposte intendono spostare l’attenzione delle ricerche sul reale interesse del germoplasma del melo. Dopo aver messo in salvo tale patrimonio, occorre ora individuare i caratteri di rusticità, tolleranze e resistenze genetiche alle avversità, profili sensoriali dimenticati ma interessanti per innovare l’attuale assetto varietale.

Opportunità dell’innovazione varietale

L’attuale assetto varietale italiano risente di un importante flusso di innovazione che nel decennio 1985-1995 ha visto l’introduzione e l’ampia diffusione di Gala, Fuji e Braeburn. In pochi anni Gala si è imposta come seconda varietà, dopo Golden, ed è tuttora in crescita. Fuji ha occupato uno spazio importante nella melicoltura di pianura, diventando per esempio la cultivar più diffusa in Emilia-Romagna. Braeburn si è diffusa soprattutto negli ambienti montani. La diffusione non riguarda solo l’Italia, al contrario l’Italia ha seguito una tendenza internazionale. La cifra che accomuna queste tre cultivar è l’eccellenza gustativa, declinata nel sapore dolce di Gala e Fuji, acidulo di Braeburn. L’innovazione varietale è andata incontro alle attese del mercato. Gli anni ’80 del secolo scorso sono stati caratterizzati da un boom economico vissuto all’insegna dell’edonismo: fasce sempre più ampie di consumatori acquistano la frutta per il puro piacere di gustare qualcosa di piacevole, sia come dessert sia come snack. Un’ondata successiva di nuove varietà sta modificando sensibilmente l’offerta e l’interesse per ulteriori sviluppi dell’innovazione di prodotto appare elevato.

Attese del consumo e vincoli della distribuzione
Il livello qualitativo dell’attuale assortimento varietale è considerato elevato, anche in ragione delle favorevoli interazioni genotipo/ ambiente proprie delle diverse regioni melicole. Non mancano gli spunti di innovazione forniti dal miglioramento genetico, che ha assunto dimensioni mai raggiunte nella storia della melicoltura. L’innovazione varietale non è però una mera conseguenza di tale disponibilità, al contrario sono le prospettive di mercato a stimolare l’innovazione varietale e, a cascata, i programmi di miglioramento genetico. Da più parti sono state espresse perplessità in merito ad una segmentazione spinta dell’offerta del melo. La considerazione di fondo è che finora gran parte della distribuzione ha scelto di proporre un numero limitato di tipologie varietali, non più di quattrocinque in un espositore tipo, ben distinguibili fin dall’aspetto: giallo (Golden Delicious), rosso (Red Delicious), bicolore (Gala, Fuji o Braeburn), verde (Granny Smith) e un outsider, che in Italia è rappresentato generalmente dalla semi-rugginosa Renetta del Canada. Tale struttura rigida è motivata non solo da limitazioni spaziali, ma anche da opportunità di affezione: il consumatore deve esser messo in condizione di trovare le tipologie di melo che ben conosce. In questi anni si assiste a un cambiamento delle prospettive della segmentazione. La GDO in generale sta aumentando lo spazio del reparto fresco e, per quanto riguarda le mele, sta progressivamente ampliando il settore espositivo. Si assiste inoltre a dinamiche interne alla distribuzione, accentuate dal fenomeno delle varietà in esclusiva. I gruppi tendono a porsi in concorrenza tra di loro, differenziandosi con una propria offerta varietale originale. Si tratta di una strategia di marketing che fa leva su un’offerta diversificata in esclusiva; il messaggio sotteso può essere grossolanamente espresso in: “da noi trovi una gamma di varietà di melo scelta su misura per te, che non è disponibile presso la catena concorrente dall’altra parte della città: acquista da noi!”.

Percorsi di innovazione varietale
Il processo di innovazione varietale non può derogare da tale passaggio-chiave: la corrispondenza tra aspetto e qualità. Il consumatore non è un pomologo, deve poter identificare con facilità una categoria estetica, cui corrisponda inderogabilmente un preciso profilo sensoriale. L’aspetto non deve necessariamente essere attraente, è piuttosto importante che sia originale e distintivo e che rimandi a una tipologia gustativa di assoluta eccellenza. Questa può essere declinata nelle infinite combinazioni delle polarità: sapore dolce/acidulo, polpa croccante/fondente, aroma intenso/delicato ecc. Se le condizioni per un’efficace innovazione varietale appaiono oggi chiare, lo si deve a un processo di approssimazione per errore. Guardando ai tentativi di diffusione di nuove cultivar negli ultimi decenni è infatti più lunga la lista delle innovazioni abortite rispetto a quelle di successo. Esaminiamo tre successi paradigmatici: Gala, Fuji, Braeburn. Al momento dell’introduzione/diffusione presentavano tutte un aspetto ben individuabile, non necessariamente attraente (si pensi in particolare a Fuji, che ha trasformato l’aspetto “povero” ma riconoscibile in uno dei suoi punti di forza: “brutta ma buona”); profili gustativi notevoli e innovativi rispetto all’esistente (polpa croccante e succosa, le prime due declinate in un gusto dolce, la terza acidulo).

Innovazione varietale e compatibilità agronomica
Se nei processi di innovazione varietale sono oggi determinanti le caratteristiche merceologiche, negli scorsi decenni prevaleva una valutazione agronomica. Una nuova varietà doveva prima di tutto “piacere” al frutticoltore, vale a dire essere costantemente produttiva, sufficientemente “rustica”, non troppo sensibile alle avversità e non eccessivamente esigente in fatto di cure colturali. Le esigenze dei consumatori erano poco influenti, abituati a farsi bastare quel che l’agricoltura produceva. La politica agricola adottata dalla Comunità Europea fino al 1996 rafforzava questa concezione produttivistica, in cui il prezzo era stabilito in base al calcolo dei costi di produzione. Nella situazione attuale il problema dei costi si pone come sostenibilità economica. Il costo è influenzato dalla produttività e, nel caso del melo che è sensibile all’alternanza di produzione, dalla costanza produttiva. Ogni cultivar presenta un suo equilibrio produttivo, definito intorno agli obiettivi di qualità: è il potenziale produttivo in grado di esprimere un’eccellenza qualitativa. In altre specie, segnatamente in viticoltura, qualità e produttività si comportano come fattori inversamente proporzionali. Il fulcro dei disciplinari di produzione viti-vinicoli consiste nello stabilire limiti quantitativi da non superare, pena il decadimento della qualità. Nel melo, tale aspetto è tenuto sotto controllo per evitare o ridurre l’alternanza di produzione. Le indagini più recenti mostrano come per la maggior parte delle cultivar l’equilibrio vegeto-produttivo, ottenuto attraverso un costante diradamento dei frutticini, corrisponda in larga misura con il livello qualitativo. Le potenzialità produttive indicate nelle schede varietali esprimono il punto di equilibrio intorno al quale è possibile comporre al massimo livello qualità gustativa, distribuzione dei frutti nelle categorie merceologiche più elevate, raccolta concentrata e buona induzione a fiore per l’anno successivo. Alcune varietà presentano una sensibilità eccessiva all’alternanza di produzione, tale da non poter essere gestita con il diradamento dei frutticini e da provocare seri decadimenti qualitativi. Elstar, Jonagold ecc. sono in via di abbandono per tale motivo. Per la stessa Fuji si registrano segni di disaffezione, per ora limitati ad ambienti meno vocati. Dove Fuji è in regressione, viene abbandonata non perché l’alternanza ne aumenti i costi, ma perché ne compromette la qualità, sia negli anni di carico eccessivo, sia nelle annate di “scarica”.

Compatibilità socio-economica
L’aspetto più interessante per la valutazione della compatibilità economica di una nuova cultivar è rappresentato dalla semplicità delle operazioni colturali. Ci si riferisce a quelle che non richiedono una manodopera specializzata: interventi di formazione dell’albero, potatura invernale, precauzioni per evitare danneggiamenti dei frutti alla raccolta ecc. Se negli scorsi decenni le dimensioni aziendali e le condizioni socio-economiche consentivano che fosse lo stesso imprenditore agricolo, coadiuvato da manodopera familiare o da un gruppo di lavoro stabile nel tempo, ad effettuare le operazioni colturali con una competenza artigianale, oggi tali interventi sono affidati a manodopera sempre meno qualificata. Ecco dunque che le cultivar facili da gestire (buona ramificazione, angoli di inserzione aperti, fruttificazione ben distribuita, ampia finestra di raccolta ecc.) pongono le condizioni per una sostenibilità socio-economica. Nelle schede di presentazione delle nuove varietà è entrato in uso il termine inglese user friendly, cioè alla portata di tutti gli operatori.

Ecosostenibilità
Il miglioramento genetico ha ottenuto risultati interessanti con le varietà resistenti a ticchiolatura. Mentre prosegue il lavoro per la durevolezza della resistenza, attraverso la piramidizzazione di più geni ad azione complementare, e per la resistenza a più avversità contemporaneamente, sono stati effettuati numerosi tentativi di introduzione di varietà resistenti a ticchiolatura per il gene Vf. Gli insuccessi (Florina Quérina®, Enterprise, Golden Laxa, Golden Mira, Catarina, Delorina Harmonie® ecc.) sono da attribuire a un livello qualitativo inferiore rispetto alle varietà standard. L’atteggiamento della distribuzione è stato quello di assoggettare le nuove varietà resistenti agli stessi rigorosi criteri qualitativi delle varietà standard; la resistenza non è stata considerata come un fattore di marketing ma come una facility alla produzione nel conseguimento degli obiettivi di sicurezza alimentare. In questo contesto hanno acquisito una posizione di nicchia varietà interessanti quali Topaz, GoldRush, Golden Orange ecc. Le ticchiolatura-resistenti più recenti si posizionano, invece, nella stessa fascia di qualità delle normali (Modì® CIVG198, Dalinette Choupette®, Coop 39 Crimson Crisp®, Ariane Les Naturianes® ecc.). A questo punto alcuni editori hanno ritenuto che, venuto meno il gap qualitativo, si possa giocare la resistenza come un fattore di marketing, sia in termini di maggior garanzia in fatto di sicurezza alimentare, sia in termini etici, per la diffusione di varietà ecologiche, la cui coltivazione riduce l’impatto ambientale. Il messaggio in questo caso è “scegliendo questa nuova varietà di melo, mi prendo cura del mio benessere e aiuto l’ambiente”.

Processo di validazione delle nuove cultivar

La valutazione delle nuove cultivar segna il passaggio tra il miglioramento genetico e l’innovazione varietale. Il miglioramento genetico già prevede una fase S2, in cui si saggia il comportamento delle selezioni avanzate negli ambienti più rappresentativi per la melicoltura prima dell’introduzione commerciale e l’eventuale “brevettazione”. L’Italia partecipa con più Aziende sperimentali alla fase conclusiva di vari programmi di miglioramento genetico internazionali, in modo da indirizzare le scelte dei costitutori su materiali interessanti per gli areali pomicoli nazionali. In seguito alla costituzione, un corretto processo di diffusione varietale segue le tappe di una sperimentazione parcellare (5-10 alberi/parcella) per la valutazione di idoneità, una sperimentazione in azienda (nell’ordine di alcune centinaia di alberi, normalmente in un frutteto commerciale), l’inserimento in liste di idoneità. Il processo si conclude con la formulazione di “liste di programmazione” in cui la filiera sceglie tra le cultivar idonee quelle che rispondono ai propri obiettivi commerciali. L’innovazione varietale può rappresentare un efficace strumento competitivo. Per questo è determinante il fattore tempestività: ottenere informazioni corrette e attendibili riferite al proprio territorio e ai propri obiettivi merceologici può rappresentare per un gruppo commerciale uno strumento decisivo per anticipare i concorrenti con un prodotto innovativo. Il fenomeno si è accentuato con la possibilità di costituire gruppi che dispongono in esclusiva di un’innovazione varietale, i cosiddetti club di filiera. Trova piena corrispondenza con lo sviluppo di nuovi prodotti in altri settori agro-alimentari e più in generale industriali. Per un’innovazione tempestiva occorre anticipare l’avvio della sperimentazione: partecipare alla fase S2 del miglioramento genetico, stipulare i contratti di sperimentazione, individuare rapidamente i materiali interessanti per passare alla fase successiva senza frapporre tempi morti. Gli accordi di sperimentazione costituiscono un passaggio delicato, considerati gli interessi in gioco. L’editore (la figura che detiene i diritti di moltiplicazione della cultivar) ha necessità di tutelarsi dai rischi sia di pirateria varietale, che aumentano proporzionalmente al numero di siti sperimentali, sia di diffusione di informazioni non corrette o fuori tempo rispetto alla programmazione del lancio vivaistico. I rapporti tra costitutori/editori e sperimentatori devono dunque essere improntati alla confidenzialità e, considerati gli interessi in gioco, sono codificati da contratti di ricerca con valore giuridico. L’attività di validazione varietale è svolta da centri di ricerca specializzati, che hanno dato vita a gruppi di lavoro per uniformare metodologie di indagine e contratti di sperimentazione.

Protezione della proprietà intellettuale
Le vecchie cultivar di melo avevano un nome, a volte banale più spesso suggestivo. Oggi la denominazione varietale è un po’ più complessa, dovendo tener conto di aspetti giuridici relativi alla protezione dei diritti intellettuali e a marchi registrati. In Italia non esiste un registro delle varietà dei fruttiferi, mentre a livello europeo le cultivar possono essere iscritte presso il CPVO (Community Plant Variety Office). Le generalità delle nuove cultivar di melo vengono non solo registrate, ma anche brevettate presso lo stesso CPVO. Il brevetto europeo, concesso dopo adeguata istruttoria, protegge la cultivar con la sua denominazione varietale per 30 anni su tutto il territorio dell’Unione Europea. L’innovazione più significativa apportata dall’istituzione del brevetto europeo (Reg. CE n. 2100/94 del 27 luglio 1994) è stata l’estensione della protezione fino a coprire il frutto. In questo modo l’editore può monitorare la corretta diffusione della cultivar fino alla fase commerciale. Questa impostazione ha posto le condizioni normative per la costituzione di diritti di commercializzazione in esclusiva, i cosiddetti club di filiera varietale. Il riconoscimento del brevetto consente l’imposizione di una royalty, un compenso commisurato al numero di piante o gemme vendute o a superficie impiantata e/o per quantità di frutti commercializzata, che va a ripagare i costi del miglioramento genetico e delle fasi di premoltiplicazione della cultivar (identità varietale, mantenimento dello stato sanitario ecc.). Senza il pagamento delle royalties, le attività di miglioramento genetico e di innovazione varietale si esaurirebbero.

Percorsi di gestione dell’innovazione varietale: i club di filiera

I tempi nei quali il singolo frutticoltore aveva la possibilità di scegliere arbitrariamente, tra le tante proposte, la varietà che riteneva più promettente sono ormai trascorsi. Breeder, vivaisti, produttori e operatori commerciali si associano per coltivare e commercializzare in esclusiva singole cultivar. Per tutti valgono le medesime regole. La riuscita di tali iniziative comporta investimenti onerosi e impegnativi per promuoverne l’immagine e generarne la domanda. Il successo di Pink Lady® ha indotto molti editori a intrapprendere un percorso simile per altre varietà. I conti non torneranno per tutte le cultivar; nel corso del prossimo decennio probabilmente l’uno o l’altro club varietale cadrà nel dimenticatoio. Non tutte le cultivar si addicono alla costituzione di un club. Ad esempio Delblush Tentation®, molto simile a Golden Delicious, incontra difficoltà ad imporsi – perlomeno negli ambienti tradizionali di coltivazione della Golden – dal momento che le differenze estetiche sono poco evidenti. Vanno citate altresì forme di club meno restrittive, in cui la singola Organizzazione di Produttori (OP) è libera di decidere se aderire o meno a una commercializzazione del prodotto sotto un marchio registrato e pubblicizzato. Un esempio è il Kiku Pool, che sotto il marchio Kiku® commercializza frutti di prima qualità dei mutanti di Fuji Brak e Fubrax (www.kiku-apple. com). È invece in fase di scioglimento il club Red Prince® (www. red-prince.com), che si prefiggeva di commercializzare i frutti del mutante di Red Jonaprince®, mutante di Jonagold.

Dalla pomologia alla descrizione funzionale

La descrizione delle varietà dei fruttiferi è nata come pomologia, una branca della botanica sistematica volta a classificare e distinguere le varietà esistenti. Le schede pomologiche sono oggi utilizzate per la presentazione delle nuove cultivar al momento della costituzione. Il CPVO, il citato Organismo europeo che esegue le istruttorie per la concessione dei brevetti vegetali, ha adottato una scheda descrittiva per il melo composta da 57 caratteri. Si prendono in considerazione i caratteri distintivi, dalla disposizione delle cavità carpellari, alla crenatura del margine fogliare, o alla distribuzione delle lenticelle sui germogli. Per la presentazione dei profili varietali che completano il capitolo è stata invece adottata una descrizione funzionale. Si prendono in esame le caratteristiche che interessano i consumatori, i frutticoltori, i tecnici di campo e di magazzino, gli operatori del marketing, insomma i vari attori della filiera.

Profili varietali: il frutto
Si descrive prima l’aspetto badando non tanto al giudizio sulla attrattività, quanto alla distinguibilità. L’approccio del consumatore passa attraverso l’aspetto (forma, colore ecc.) e il marketing gioca buona parte delle proprie carte sull’abbinamento aspetto-profilo gustativo. Si passa poi alle caratteristiche gustative, dalla tessitura della polpa (da fine a grossolana), alla consistenza, croccantezza e succosità, infine all’equilibrio dolce/acidulo. La descrizione per aggettivi è sostenuta dai rilievi analitici al momento della raccolta e da un sensogramma (grafico del profilo sensoriale elaborato da un panel addestrato di degustatori).

Profili varietali: raccolta e presenza sul mercato
Si forniscono le informazioni sul posizionamento e sulla ampiezza della finestra di raccolta, nonché sul calendario di presenza sul mercato. L’epoca di raccolta varia in funzione dell’ambiente e dell’annata: invece di fornire un valore assoluto come la data, si è preferito indicare i giorni di differenza rispetto alla cultivar di riferimento Golden Delicious, valore più costante e affidabile. La presenza sul mercato tiene conto dell’attuale tecnologia di conservazione.

Profili varietali: il percorso qualità
Le caratteristiche dell’albero, le indicazioni per le pratiche agronomiche e per il post-raccolta sono letti alla luce di un “itinerario qualità”, che inizia nel meleto, passa attraverso gli impianti agro-alimentari costituiti dalle sale di lavorazione per il condizionamento dei frutti, per concludersi al punto vendita. Si tratta di informazioni integrate, che consentono di “costruire” la qualità e mantenerla fino al momento del consumo. Per il passaggio in frutteto si evidenziano il punto di equilibrio tra produttività e qualità, la sensibilità alle avversità, la finestra di raccolta ecc.; in magazzino e al punto vendita le attitudini alla conservazione e la vita di scaffale.

Profili varietali

Le cultivar descritte nelle schede seguenti sono da un lato le varietà di riferimento per la melicoltura italiana, dall’altro quelle in fase di diffusione che, al momento della stesura del volume, appaiono come le più promettenti per l’innovazione del paniere varietale.

Ambrosia*

Origine genetica. Semenzale di origine casuale (probabile incrocio naturale Red Delicious × Golden Delicious) individuato da W. Mennell nei pressi di Keremeos, in British Columbia, Canada, 1980.

Editore. PICO - Okanagan Plant Improvement Company, Summerland – B.C., Canada. Varietà club diffusa in Europa dal gruppo Unifrutti-Rivoira. I primi impianti commerciali sono stati realizzati in Piemonte a partire dal 2004.

Frutto. È una varietà bicolore di immediata riconoscibilità. Presenta forma tronco conico oblunga con umboni simili a quelli di Red Delicious. La colorazione rosa aranciata luminosa sul 50-60% della buccia dona un aspetto originale, con effetto attraente. La nota gustativa di rilievo è l’intensa dolcezza (14-15 °Brix), appena contrastata da una modesta acidità, pari a quella di Gala. La polpa è fine, mediamente soda e croccante, succosa.

Raccolta e presenza sul mercato. Si raccoglie 8 giorni dopo Golden Delicious. Può essere commercializzata dalla raccolta per un periodo di 6 mesi.

Percorso qualità. La produttività è medio-elevata e poco alternante. La riuscita dell’impollinazione ha evidenti effetti positivi sulla forma: simmetria e accentuazione dei rapporti diametrici. Fiorisce nell’epoca tra Gala e Golden; gli impollinatori che hanno mostrato compatibilità e copertura costante del periodo di fioritura sono Granny Smith, Braeburn e Gala. L’albero è di medio vigore e fogliazione rada che consente una buona permeabilità alla radiazione luminosa. Gli interventi di potatura richiedono mani esperte per distribuire regolarmente la fruttificazione. Il punto delicato ai fini dell’ottenimento di una qualità durevole è la stretta finestra di raccolta abbinata a una maturazione scalare. Occorre monitorare adeguatamente l’evoluzione della maturazione, secondo i parametri indicati in tabella, per effettuare una raccolta tempestiva in almeno due stacchi. Si segnala la sensibilità ai colpi di sole. La coltivazione deve essere limitata ad ambienti di altitudine, per accentuare l’attrattività del colore e ottenere una buona struttura della polpa. Dai risultati sperimentali si è passati alle prime esperienze commerciali. La conservazione in ULO fornisce buoni risultati per almeno 6 mesi. Il ricorso all’1MCP consente di superare il problema della limitata shelf life, prolungandola agevolmente fino a 18-20 giorni.

Annurca

Origine. Non nota. È forse più facile ricostruirne l’origine storica. È un’antica cultivar campana – Nurcula – descritta nel ‘500 da Gian Battista della Porta nel Suae Villae Pomarium (le mele che si producono a Pozzuoli sono volgarmente dette orcole). Da qui i nomi Anorcola e Annorcola utilizzati successivamente fino a giungere al 1876 quando il nome “Annurca” compare ufficialmente nel Manuale di Arboricoltura di G. A. Pasquale. Potrebbe davvero corrispondere alla Mala Orcula descritta da Plinio il Vecchio, in quanto coltivata intorno al lago Averno (Pozzuoli, NA), le cui acque erano considerate l’ingresso del mondo sotterraneo (Orco, gli Inferi). Frutti di forma simile sono identificabili negli affreschi della “Casa dei Cervi” a Ercolano. È ancor oggi la varietà più diffusa in Campania e presenta interesse per altre regioni meridionali. La cultivar originaria è in parte sostituita dalla mutazione naturale “Annurca Rossa del Sud”, individuata da Francesco Limongelli dall’allora Istituto Sperimentale per la Frutticoltura del MiPAAF – Sezione di Caserta nel 1979, dalla colorazione più estesa e vivace.

Frutto. È di forma rotonda più o meno compressa ai poli. Il sovraccolore è appena accennato alla raccolta, almeno nella varietà originaria, mentre si estende a ricoprire l’intera superficie della buccia al termine dell’affinamento della maturazione in fruttaio. La polpa è soda, croccante ma poco succosa, con elevato contenuto in zuccheri e acidi organici e gusto equilibrato.

Raccolta e presenza sul mercato. La raccolta si effettua da 10 a 20 gg dopo Golden Delicious. La maturazione richiede un affinamento in fruttaio. Un tempo le varietà come Annurca erano definite “da conservazione”, perché la struttura della polpa le rendeva idonee a una conservazione naturale fino alla tarda primavera.

Percorso qualità. Ha un potenziale produttivo elevato, ma è alternante. L’albero è vigoroso; richiede perizia nella potatura, sia per evitare l’alternanza, sia per distribuire la fruttificazione equamente su brindilli e lamburde, evitando l’accecamento delle gemme nella parte basale delle branche. La raccolta va posizionata non a maturazione fisiologica, ma prima della cascola pre-raccolta. La maturazione fisiologica è completata su letti di paglia in melai. Oltre alla diffusione del sovraccolore, considerato come indice di completamento della maturazione, nel post-raccolta si completa la trasformazione dell’amido e la degradazione enzimatica dei tannini. A quel punto l’estetica del frutto corrisponde alla pienezza del gusto. La conservazione può poi proseguire in celle refrigerate a temperature elevate (+4 °C) per prolungarne la disponibilità commerciale. Per quanto riguarda il melo, è l’unico caso di IGP riconosciuta ad una singola cultivar, in ragione del prezioso legame con la storia e il territorio di origine.

Ariane*

Origine genetica. Incrocio complesso tra semenzali del programma di miglioramento genetico INRA.

Costitutore. INRA, Angers, Francia. Un prodotto francese al 100%: Ariane è una promettente cultivar resistente alla ticchiolatura diffusa dal gruppo SARL Novadi che riunisce 16 vivaisti francesi. Viene per ora prodotta e commercializzata soltanto in Francia sotto il marchio Les Naturianes®.

Frutto. Frutto bicolore di un rosso brillante con lenticelle molto marcate che rendono Ariane facilmente distinguibile dalle altre cultivar bicolori. Il calibro è piccolo, non è quindi adatta alle zone di montagna. Le buone qualità organolettiche e la polpa compatta, succosa e croccante sono i suoi punti forti.

Raccolta e presenza sul mercato. Matura alcuni giorni prima di Golden Delicious. Raccolta a settembre, è presentabile sul mercato fino a maggio.

Percorso qualità. L’epoca di fioritura si colloca 3 giorni dopo Golden Delicious. L’albero è vigoroso con portamento eretto, produttivo e poco propenso all’alternanza. È resistente alla ticchiolatura e moderatamente suscettibile all’oidio. Un punto debole è rappresentato dalle difficoltà che si presentano nell’effettuazione del diradamento. Questo è anche uno dei motivi per cui, seppur resistente alla ticchiolatura, questa cultivar ha trovato finora una limitata diffusione nelle aziende a coltivazione biologica. I frutti si presentano molto omogenei sia per calibro sia per forma e sovraccolore. Sono necessari al massimo due stacchi. Tranne una moderata suscettibilità al riscaldo, non si registrano problemi significativi in conservazione.

Gruppo Braeburn

Origine genetica. Lady Hamilton liberamente impollinata (probabilmente × Cox Orange).

Luogo di costituzione. Waiwhero, Nelson, Nuova Zelanda 1950. Insieme a Gala, è la seconda varietà di origine neozelandese che si è diffusa in tutto il mondo. In Europa i primi alberi sono stati piantati negli anni ’80. La presenza di materiale infetto da virosi, che compromettevano le performance vegetative e qualitative, ha però frenato il primo flusso di impianti. Negli anni ’90, la disponibilità di materiale virus-esente ha rilanciato questa cultivar che è apprezzata soprattutto sui mercati del Centro e Nord Europa.

Frutto. I frutti sono di pezzatura leggermente inferiore a Golden Delicious, hanno un peso specifico molto elevato. La colorazione dei frutti, non sempre sufficiente, varia da 40 a 80% con una tipologia di colore rosso talvolta brunastro su fondo verde-giallo. La polpa è particolarmente compatta con un alto contenuto in zuccheri e acidità.

Raccolta e presenza sul mercato. Matura una settimana prima di Granny Smith ed è una varietà idonea alla lunga conservazione.

Percorso qualità. Mostra una vigoria mediamente debole, un habitus compatto e ben ramificato. La fioritura è medio-precoce, contemporanea a Red Delicious; per questo è utilizzata come buon impollinatore per Red Delicious, Granny Smith, Gala, Golden Delicious e Fuji. L’entrata in produzione è precoce e la produttività è regolare; per raggiungere rese elevate sono necessarie alte densità d’impianto. I frutti sono sensibili alla butteratura amara superficiale, che richiede specifici trattamenti fogliari con sali di calcio. È inoltre piuttosto suscettibile alla ticchiolatura e all’oidio. La filloptosi è molto tardiva, fatto che aumenta il rischio di danni da gelate precoci.

Dalla centrale di condizionamento alla distribuzione
L’atmosfera controllata va attivata solamente 2-3 settimane dopo la raccolta. Per raggiungere le ottimali qualità organolettiche, i frutti di Braeburn devono essere conservati per almeno 2 mesi. La conservabilità è molto buona per un periodo di 7-8 mesi. Occorre evitare che il colore di fondo viri al giallo: frutti troppo maturi perdono consistenza e tendono all’imbrunimento interno e alla farinosità. Se i livelli di CO2 sono elevati, si assiste alla formazione di caverne e imbrunimenti della polpa.

Evoluzione clonale. Il primo clone virus-esente diffuso in Europa è stato Braeburn Schneider. Insieme agli altri cloni standard, deve essere raccolto in 3 o più stacchi; la sua colorazione è insufficiente per le attuali esigenze del mercato. Sono quindi stati introdotti negli ultimi anni mutanti con una migliore colorazione, che nella maggior parte dei casi sono stati scoperti nella terra di origine di questa cultivar. È opportuno citare Hidala Hillwell®, mutazione gemmaria di Braeburn individuata nell’azienda di Mister Hill in Nuova Zelanda. Presenta un sovraccolore rosso intenso, diffuso e striato, esteso su oltre il 75% della superficie. La presenza di chimere indica una suscettibilità a regressioni, che risulta però di entità tollerabile. La polpa è tendenzialmente meno acidula, la finestra di raccolta è più ristretta rispetto al clone standard. Lochbuie Red Braeburn, Braecest Braesun® e Joburn Aurora® colorano tendenzialmente meglio di Hidala; il mutante Joburn è più striato, ma tende ad un rosso brunastro. Il clone Mariri Red Aporo® ha una colorazione nettamente migliore rispetto ai mutanti sopra citati; l’unica riserva permane nel caso di coltivazione in montagna per il colore eccessivamente scuro, atipico per Braeburn. Considerazioni simili valgono per Royal Braeburn, un clone con striature più marcate. Fenwicks Braeburn anticipa la maturazione di 2-3 settimane, ma presenta una colorazione prossima al vecchio standard ed una conservabilità limitata.

Caudle Cameo®/Camela®

Origine genetica. Semenzale casuale, probabilmente Golden Delicious × Red Delicious.

Costitutore. D. Caudle, Washington State, USA, 1980. Caudle si è dapprima diffusa negli Stati Uniti e successivamente in Francia (Francia settentrionale, Valle della Loira, Alta Valle del Rodano e in altitudine come nell’alta valle della Durance), in Inghilterra e in Germania nella regione del lago di Costanza. Simile nell’aspetto a una Red Delicious standard, si distingue per le notevoli qualità organolettiche e l’ottima shelf life. Diffusa e commercializzata sotto forma di club con il marchio Cameo®; in Italia – per ragioni legali – tale marchio è stato sostituito con la denominazione Camela®.

Frutto. È di calibro medio-grosso e forma tronco-conica allungata. In pianura la colorazione è scadente, mentre è più estesa, luminosa e attraente negli ambienti montani, dove il sovraccolore rosso intenso può raggiungere valori superiori al 40%, come richiesto dal club. Su un colore di fondo giallo-verde sono presenti numerose striature molto marcate. La polpa croccante, molto densa e succosa, insieme al tasso zuccherino molto alto, sono i punti forti di Caudle. Presenta elevato contenuto zuccherino (13-14 °Brix), con acidità medio-elevata alla raccolta.

Raccolta e presenza sul mercato. Matura 2 settimane dopo Golden Delicious. Raccolte tardive, obbligate per la stentata colorazione in zone a clima caldo, inducono untuosità dei frutti. Il periodo ottimale di immissione al consumo è invernale e primaverile: croccantezza e succosità della polpa si mantengono inalterate e il rapporto zuccheri/acidità è di ampio gradimento.

Percorso qualità. La fioritura è contemporanea a Gala. L’albero mediamente vigoroso ha un portamento di tipo II-III. L’angolo d’inserzione dei rami è stretto ed è quindi importante aprire i rami legandoli nella fase giovanile. Il vigore è medio-elevato. Il frutto è sensibile a ticchiolatura come Red Delicious, mentre l’albero è poco sensibile all’oidio. La propensione all’alternanza richiede un’attenta regolazione del carico di produzione. I frutti sono sensibili alle scottature da sole. Caudle è adatta per la lunga conservazione, da sottolineare l’ottima shelf life.

Evoluzione clonale. Il primo materiale introdotto in Europa ha mostrato problemi di regressione del colore. Si è pertanto avviata un’intensa ricerca di mutazioni più colorate e stabili. Il mutante inglese Cauflight è già stato ufficialmente integrato nel club, mentre sono ancora in fase di valutazione altri cloni, tra cui Caured.

Dalinette Choupette®

Origine genetica. Selezioni INRA X4598 × X3174.

Costitutore. SNC ELARIS e INRA, Francia, 1984. Varietà resistente a ticchiolatura, di recente diffusione. Può essere commercializzata con la denominazione varietale (Dalinette) da frutticoltori biologici, o su mercati locali. Il marchio registrato Choupette® è riservato nell’ambito del club.

Frutto. I frutti sono tondeggianti, leggermente compressi ai poli. Il sovraccolore è rosso vinoso su oltre l’80% dell’epicarpo. La polpa è soda, fine e succosa. La tipologia gustativa è acidula alla raccolta, anche se il contenuto zuccherino è elevato. Al consumo il gusto è equilibrato, il sapore eccellente e l’aroma intenso.

Raccolta e presenza sul mercato. Matura circa tre settimane dopo Golden Delicious. È disponibile per 8-10 mesi.

Percorso qualità. Ha una produttività elevata e costante. L’albero è di vigore contenuto, con portamento aperto, buona ramificazione. È resistente a ticchiolatura (Vf). Il fabbisogno in interventi tecnici qualificati è davvero limitato. Una certa attenzione dev’essere riservata alla scelta del momento ottimale di raccolta, per evitare problemi di riscaldo in conservazione. Le prime esperienze indicano una buona conservabilità in semplici celle refrigerate (fino a 5-6 mesi), aspetto interessante per filiere corte biologiche o vendita “in cascina”. In AC si conserva 8-10 mesi, con l’avvertenza di non anticipare la raccolta per evitare problemi di riscaldo.

Coop 39 Crimson Crisp®

Origine genetica. PCFW2-134 (selezione del Progetto New Jersey; tra i genitori utilizzati nei backcross figurano Rome Beauty, Melba, Golden Delicious e Edgewood) × PRI 669-205 (tra i genitori: Rome Beauty, Golden Delicious, Cranadall), selezionata come Coop 39 nel 1979.

Costitutore. J. Janick, J.C. Goffreda, S.S. Korban, Progetto PRI, 2006. Cultivar resistente a ticchiolatura ottenuta nell’ambito del Progetto PRI (acronimo delle Università americane Purdue, Rutgers, Illinois). Le notevoli caratteristiche qualitative, di pari livello rispetto alle cultivar standard, hanno indotto a effettuare impianti commerciali pilota in Piemonte e in Francia. I riscontri positivi ne fanno intravvedere una diffusione almeno nell’ambito della melicoltura biologica.

Frutto. L’aspetto si presta a una buona riconoscibilità: la forma è sferica, simmetrica, la buccia liscia con sovraccolore rosso luminoso appariscente. La polpa è fine, soda, croccante e succosa. Il sapore è equilibrato; l’aroma intenso. Il profilo gustativo è nel complesso notevole.

Raccolta e presenza sul mercato. Si raccoglie poco prima (4 giorni) di Golden Delicious. Finora è stata commercializzata con successo dalla raccolta fino a tutto aprile.

Percorso qualità. Ha una produttività medio-elevata, poco soggetta all’alternanza. L’albero è di medio vigore, con habitus produttivo di tipo III, tendente con gli anni al IV. La fruttificazione è ben distribuita. La fogliazione rada favorisce la permeabilità alla luce. È resistente a ticchiolatura (Vf) e poco sensibile all’oidio. Il carattere che desta maggior interesse è l’allegagione di uno – due frutti per corimbo, che consente di ridurre drasticamente il fabbisogno in diradamento dei frutticini. Mettendo insieme l’habitus produttivo, la resistenza a importanti avversità e la facilità dell’allegagione mono-corimbo si ottiene una cultivar di agevole gestione agronomica. Le prime esperienze evidenziano un buon potenziale di conservazione, sia nel mantenimento del livello qualitativo, con particolare riferimento alla consistenza e al gusto, sia nella tolleranza alle principali fisiopatie.

Gruppo Elstar

Origine genetica. Ingrid Marie × Golden Delicious.

Costitutore. CPRO Wageningen, Olanda, 1955. Insieme a Jonagold è tuttora la cultivar principale coltivata in Nord Europa. In altre aree melicole del mondo a clima caldo non si è mai diffusa in modo altrettanto significativo.

Frutto. Presenta un frutto di pezzatura inferiore a Golden Delicious, più appiattito, con colorazione di fondo giallo e sovraccolore rosso vivo su un terzo della superficie. I frutti ombreggiati hanno problemi di colorazione. La polpa non é molto soda. Con temperature molto elevate prima della maturazione, la consistenza lascia a desiderare. Il gusto è ottimo, presenta elevate concentrazioni di zuccheri e acidi; il sapore è tendenzialmente acidulo.

Raccolta e presenza sul mercato. Il frutto matura 7 giorni dopo Gala, la raccolta è da eseguire in più stacchi per la scalarità di maturazione e colorazione.

Percorso qualità. L’albero è vigoroso e ben ramificato, sensibile all’oidio e ai freddi invernali a causa della tardiva maturazione del legno. Le potature estive possono aumentare i danni da scottature solari. L’aspetto critico è l’estrema tendenza all’alternanza, complicata dal fatto che il diradamento chimico dà risultati aleatori. A causa della limitata conservabilità, il periodo di commercializzazione non dovrebbe protrarsi oltre 7 mesi dalla raccolta.

Evoluzione clonale. Anche per questa varietà bicolore sono stati individuati negli anni numerose mutazioni naturali. In generale, la diffusione di cloni a colorazione più intensa comporta il rischio di raccogliere frutti che fisiologicamente non sono ancora maturi. Inoltre alcuni cloni mostrano un colore di tonalità troppo scura, atipica per la varietà, oppure presentano buccia rugosa. Red Elstar è un mutante dal comportamento vegetativo identico a Elstar, colorazione dei frutti più intensa, striature ben marcate ed elevata presenza di frutti chimerici, indice di instabilità genetica. Elshoff è invece un mutante senza striature, colore diffuso uniformemente, un po’ atipico per Elstar. Elanared, individuata in Alto Adige, presenta colorazione rosso viva con striatura appena visibile sul 60-90% della superficie.

Gruppo Fuji

Origine genetica. Ralls’s Janet × Red Delicious.

Costitutore. National Fruit Research Station, Morioka, Giappone 1939. Fino agli anni ’70 è rimasta “dormiente” nello stesso Giappone, quando è stata riscoperta per la rispondenza ai sofisticati gusti dell’Estremo Oriente, dove anche la vitrescenza della polpa è considerata un pregio. Nei micro-frutteti giapponesi, l’applicazione di accurate tecniche artigianali (diradamento manuale, insacchettamento dei singoli frutti) consente di ottenere frutti di aspetto attraente. Le qualità della polpa unite a un elevato potenziale di conservazione hanno in seguito destato interesse a livello mondiale: Brasile, USA, Nuova Zelanda. In Europa si è diffusa a metà degli anni ’90. È diventata una varietà di riferimento per la melicoltura di pianura e per l’epoca di maturazione tardiva.

Frutto. È una cultivar bicolore finora rimasta tale; il sovraccolore rosso chiaro con riflessi violacei può essere striato o sfumato. La forma è cilindrica, più o meno compressa. L’aspetto è nell’insieme “povero”, ma proprio a questo deve la immediata riconoscibilità che la collega alle particolari qualità gustative: croccantezza e succosità, sapore marcatamente dolce (14-16 °Brix), aroma delicato. Il punto critico per la qualità è rappresentato dall’ampia distribuzione dei valori del tenore zuccherino: una percentuale seppur minima di frutti non raggiunge la soglia di gradimento (11 °Brix). Privi di un contenuto zuccherino adeguato questi frutti sono del tutto insapori. Lo sconcerto del consumatore è accentuato dall’impossibilità di riconoscerli. Per questo è urgente l’applicazione in linea di metodi di analisi non distruttivi.

Raccolta e presenza sul mercato. La maturazione è tardiva: 18-22 giorni dopo Golden Delicious; negli ambienti dell’Italia settentrionale la raccolta si posiziona tra la prima e la seconda decade di ottobre. È presente sul mercato dalla raccolta fino all’inizio dell’estate successiva.

Percorso qualità. Ha un elevato potenziale produttivo (55 t/ha). La criticità è rappresentata dall’alternanza di produzione, contenibile a stento anche con l’adozione di specifiche tecniche di diradamento. Il portamento dell’albero (acrotono e vigoroso, fruttificazione mal distribuita su brindilli e lamburde) non ne facilita la gestione. La qualità organolettica ne risente, sia negli anni di eccessivo carico (riduzione del tenore zuccherino), sia negli anni di scarica associati a fisiopatie (butteratura amara, imbrunimenti interni). È soggetta a “colpi di sole” e, particolarmente in altitudine, ad imbrunimenti del colore causati dalla combinazione di irradiazione/temperature elevate. Il test dell’amido non è affidabile per individuare il momento ottimale di raccolta. Occorre piuttosto monitorare la discesa dell’acidità titolabile e della consistenza della polpa. La raccolta va collocata in corrispondenza di una consistenza di 6,5-7,5 kg ed un’acidità di circa 4 meq/100 ml. La maturazione non è concentrata; per raccogliere frutti allo stadio ottimale di qualità occorre effettuare almeno 2 stacchi su alberi adulti. La polpa è sensibile alla vitrescenza, apprezzata in Giappone (la porzione centrale di polpa vitrescente è gustata come una gelatina di frutta particolarmente dolce), mentre è considerata un difetto nel resto del mondo. Con una corretta gestione delle condizioni di conservazione, la vitrescenza si riassorbe quasi del tutto. La polpa mantiene consistenza elevata fino ad 8 mesi, mentre il problema è dato dalla riduzione eccessiva (< 3,5 meq/100 ml) dell’acidità; venendo meno il già modesto contrasto, la polpa assume un sapore caramelloso che compromette il gradimento.

Evoluzione clonale. Dalla cultivar iniziale (è ancora in vita a Morioka l’ormai settantenne semenzale originario!) sono stati selezionati in Giappone decine di cloni per una colorazione più intensa e brillante. Alcuni si differenziano anche per l’anticipo di maturazione (September Wonder Fiero®, Auvil Fuji, Yataka, Heisei Fuji Beni Shogun®). La pur intensa selezione clonale non ha prodotto finora un’evoluzione dell’aspetto pari a quanto accaduto nei casi di Gala, Red Delicious e Braeburn. Nell’ambito della tipologia striata, i cloni di riferimento sono oggi Raku Raku e Fubrax, quest’ultimo commercializzabile attraverso il club Kiku®. Tra i cloni di colorazione uniforme si differenzia nettamente Aztec Zhen® che raggiunge una colorazione relativamente intensa anche in pianura.

Gruppo Gala

Origine genetica. Kidds Orange Red (Cox’s Orange Pippin × Red Delicious) × Golden Delicious.

Costitutore. J.H. Kidds, Nuova Zelanda, 1939. La varietà Gala domina il mercato mondiale all’interno delle varietà estive. L’immissione sul mercato avviene dal momento della raccolta fino ai sei mesi successivi: in definitiva è disponibile sul mercato da agosto a febbraio. L’interesse per il gruppo varietale ha fatto nascere una complementarietà tra i due emisferi, che assicurano una presenza continua al punto vendita.

Frutto. La presentazione è tipica nella forma, tronco-conica; la colorazione è evoluta rispetto alla varietà originale, passando per cloni bicolori, fino ad arrivare ai cloni quasi-monocolore rossi attualmente diffusi. In ogni caso risulta facilmente identificabile agli occhi dei consumatori, che ne associano l’aspetto alle caratteristiche gustative. La polpa è soda, di tessitura fine, croccante e succosa. Il sapore è dolce, delicatamente aromatico.

Raccolta e presenza sul mercato. La raccolta si posiziona 15 -25 giorni prima di Golden Delicious; negli ambienti dell’Italia settentrionale tra la prima decade di agosto e la prima di settembre. La raccolta è scalare: su alberi adulti sono necessari 3 stacchi.

Percorso qualità. Ha un elevato potenziale produttivo (60 t/ha), con scarsa propensione all’alternanza. La qualità dipende in larga misura dal controllo del carico produttivo, attraverso l’efficace diradamento dei frutticini. L’albero ha vigore medio-elevato, portamento aperto di tipo III, buon rivestimento: gli interventi di potatura sono alla portata di una manodopera sufficientemente addestrata. Per i programmi di protezione fitosanitaria, occorre tener conto della sensibilità a ticchiolatura, più elevata di Golden Delicious. È inoltre soggetta ai cancri da nectria e al colpo di fuoco batterico. È sensibile ai colpi di sole che ne danneggiano l’aspetto; le reti antigrandine nere oggi utilizzabili per i cloni più intensamente colorati riducono l’impatto della fisiopatia. L’impiego di 1MCP ha mostrato effetti positivi non tanto sul prolungamento della conservazione, quanto sulla qualità del prodotto in uscita dalle celle (in particolare brillantezza del colore e consistenza della polpa) e sulla shelf life. La programmazione della durata della conservazione va effettuata in ragione della qualità del prodotto in entrata. Un’umidità troppo alta in conservazione può indurre a spaccature.

Evoluzione clonale. La diffusione del gruppo Gala è iniziata con la disponibilità delle mutazioni naturali Tenroy Royal Gala® e Mitchgla Mondial Gala® nella seconda metà degli anni ’80. Si trattava di cloni con sovraccolore striato tipicamente bicolori. Un punto di svolta per la qualità estetica è stata la diffusione di Galaxy e Obrogala Delbard® Gala. Oggi l’assetto clonale è prevalentemente basato su Baigent Brookfield®, che presenta striature ampie e marcate, e Simmons Buckeye® con colorazione prevalentemente uniforme. In entrambi i casi l’estensione del sovraccolore supera il 90% della superficie della buccia, trasformando nei fatti la presentazione di Gala da una bicolore ad una rossa. L’evoluzione è tuttora in corso: presso le aziende sperimentali si stanno valutando nuove mutazioni, sia per una colorazione più luminosa rispetto a quella di Baigent Brookfield®, sia per un’ulteriore estensione del sovraccolore. Le mutazioni naturali finora reperite hanno riguardato il colore, senza incidere in alcun modo sulle caratteristiche qualitative o sul calibro dei frutti. La recente Dalitoga è invece la prima che presenta un anticipo di maturazione di 10-15 giorni; sfortunatamente colorazione e qualità gustativa inferiori ai cloni attualmente diffusi non ne lasciano intravvedere un’ampia diffusione. Il fenomeno dell’instabilità genetica è tendenzialmente più accentuato nei cloni striati.

Gold Pink Gold Chief®

Origine genetica. Starkrimson × Golden Delicious.

Costitutore. S. Sansavini, CMVF – DCA, Università di Bologna, Italia, 1981. È la più interessante varietà recentemente ottenuta dal breeding pubblico italiano. I primi impianti, realizzati a partire dal 2002, hanno destato interesse per la qualità espressa in ambienti montani, in particolare Trentino e Valtellina, dove l’aspetto insieme attraente e innovativo connota una gradevole tipologia gustativa mediterranea: polpa soda e succosa, dal gusto dolce. Forma e colore delle mele sono unici e rendono la varietà facilmente riconoscibile e diversa dalle mele Golden simili.

Frutto. La forma tronco-conica è caratterizzata dall’accentuato rapporto altezza/larghezza, dalla sezione trasversale costoluta e da umboni pronunciati, tipici delle Red Delicious. Il colore è più vicino a Golden Delicious, con fondo verde chiaro, giallo a maturazione. La mela è bicolore con estesa sfaccettatura rosa-arancio sul 20-30% della superficie, esente da rugginosità. In ambienti e annate favorevoli l’arrossamento può superare il 40%. La polpa è compatta e succosa, dal gusto gradevole e sapore dolce-acidulo-aromatico, non inferiore a Golden Delicious.

Raccolta e presenza sul mercato.

La raccolta si posiziona intorno a 12-15 giorni dopo Golden Delicious. Si conserva bene in AC; il periodo ottimale per l’immissione sul mercato è di 6 mesi se di produzione montana (in pianura solo 4 mesi).

 

Percorso qualità. L’albero è di medio vigore, di tipo semi-spur con moderata basitonia e portamento aperto. La fruttificazione è ben distribuita, il fabbisogno in diradamento contenuto. Nel complesso è una cultivar user friendly. La produttività è elevata e soprattutto costante. La rada densità del fogliame rende la chioma permeabile alla luce, a tutto vantaggio della colorazione dei frutti, peraltro non sensibili ai colpi di sole. La lenta evoluzione della maturazione determina un’ampia finestra di raccolta. Possiede un buon potenziale di conservazione nel medio periodo. Non è sensibile a particolari fisiopatie del post-raccolta. Se la conservazione non è protratta oltre il periodo indicato, la shelf life consente di mantenere a lungo buone caratteristiche organolettiche. La mela non raggrinzisce, grazie ad una leggera cerosità della buccia, dopo conservazione.

Coop 38* Gold Rush

Origine genetica. Coop 17 × Golden Delicious.

Costitutore. Programma cooperativo di breeding PRI tra Purdue University, Rutgers University e University of Illinois, USA, 1972. GoldRush è una delle cultivar più interessanti ottenute dallo storico programma di miglioramento genetico iniziato nel lontano 1945 negli Stati Uniti. Tale iniziativa ha perseguito l’obiettivo di combinare la resistenza alla ticchiolatura, derivata da Malus floribunda 821, con le caratteristiche merceologiche di varietà di pregio, per dar vita a nuove cultivar che uniscano resistenza a ticchiolatura ed eccellenza qualitativa. La qualità pomologica è stata raggiunta solo in parte e per poche selezioni; in ogni caso il programma ha avuto il merito di mettere a disposizione i materiali genetici che costituiscono la base di tutti gli attuali programmi di miglioramento genetico.

Frutto. Presenta un aspetto simile a Golden Delicious, con la particolarità delle lenticelle evidenti e rugginose. La forma è regolare, la pezzatura mediamente inferiore a Golden Delicious. La polpa è molto compatta, croccante, succosa, con profilo gustativo prevalentemente acidulo nel periodo invernale, in equilibrio con l’elevato tenore zuccherino nel periodo primaverile, quando il sapore acquista corpo e si arricchisce di aromi.

Raccolta e presenza sul mercato. La maturazione è molto tardiva, concentrata in un solo stacco, da effettuarsi 30-35 giorni dopo Golden Delicious. Un problema per la determinazione dell’epoca di raccolta è il viraggio del colore dal verde chiaro al giallo oro, che impreziosisce l’aspetto del frutto. Tale viraggio non avviene tutti gli anni di pari passo con l’evoluzione della maturazione della polpa, monitorata con i test dell’amido e della durezza.

Percorso qualità. L’epoca di fioritura è medio-precoce. L’albero è di scarso vigore; la vegetazione è rada e le foglie sono piccole. Presenta comunque un buon rivestimento di rami. La fruttificazione è simile a Golden Delicious, distribuita prevalentemente su brindilli. La produttività è elevata, in alcuni casi si può verificare alternanza di produzione. Non è soggetta a cascola preraccolta. La cultivar è resistente alla ticchiolatura e sensibile all’oidio. Quando si alternano periodi umidi a giornate secche i frutti tendono a screpolarsi nella zona calicina. Mantiene le ottime caratteristiche gustative anche per un periodo di conservazione prolungato.

Golden Delicious

Origine genetica. Semenzale di origine casuale.

Costitutore. H.A. Mullins, West Virginia (USA), 1890. Golden Delicious è l’unica rappresentante di rilievo della tipologia di mele a buccia gialla; a oggi non ci sono in tale segmento cultivar di interesse, né se ne intravedono tra quelle in sperimentazione. Nel primo dopoguerra la nuova varietà americana stentò a diffondersi in Europa per l’elevata rugginosità causata dagli agrofarmaci allora in uso. Grazie alle successive strategie di difesa meno aggressive, ha conosciuto crescente diffusione. La superficie coltivata è in declino da parecchi anni, ma si sta stabilizzando nelle aree più vocate, ovvero quelle collinari e di montagna.

Frutto. Il colore è giallo intenso, con lenticelle pronunciate. Giornate soleggiate e intense escursioni termiche tra giorno e notte prima della raccolta favoriscono lo sviluppo di una sfaccettatura rosa molto apprezzata. È sensibile alla rugginosità e alle ammaccature. La polpa è croccante e succosa, il gusto tendenzialmente dolce.

Raccolta e presenza sul mercato. Negli ambienti pedemontani italiani la raccolta inizia da metà settembre; la naturale serbevolezza ne consente una disponibilità commerciale fino alla tarda estate.

Percorso qualità. I fiori sono abbastanza resistenti alle gelate. Molto suscettibile alla ticchiolatura, si dimostra invece poco sensibile all’oidio. La pianta è di medio vigore, ha un portamento espanso e ben ramificato ed è sensibile alla filloptosi. La resa per unità di superficie la pone ai vertici della classifica delle cultivar più produttive. I frutti sono conservabili fino a 10 mesi. Frutti provenienti da zone calde perdono più rapidamente consistenza.

Evoluzione clonale. La selezione clonale ha perseguito l’obiettivo della riduzione della rugginosità e l’aumento della sfaccettatura. Golden Delicious clone B è meno rugginoso rispetto al clone standard, ha una maggiore vigoria, un colore di fondo giallo, lenticelle marcate; sviluppa la sfaccettatura solo in condizioni favorevoli. Nel fondovalle invece la qualità dei frutti del clone B è compromessa dalla sensibilità alla rugginosità e da una minore consistenza della polpa. La coltivazione di mutanti a buccia non rugginosa aumenta la percentuale di frutti di categoria superiore. Per questo Golden Smoothee e Golden Reinders hanno permesso di ottenere Golden Delicious poco rugginose anche negli ambienti di fondovalle. Golden Reinders® è un clone olandese con caratteristiche agronomiche non dissimili da quelle di clone B, ma è nettamente meno sensibile alla rugginosità e presenta un colore di fondo più verde, maturazione più rapida con rapido calo dei valori penetrometrici e finestra di raccolta più stretta. Golden Delicious Smoothee® è leggermente meno produttiva ma più tollerante alla rugginosità rispetto al B. La francese Golden Leratess Pink Gold® è mediamente soggetta alla rugginosità e tende ad un colore di fondo giallo. Offre il vantaggio di un’alta percentuale di frutti sfaccettati in rosso, che però possono imbrunire in annate sfavorevoli. Considerazioni simili valgono anche per il clone altoatesino 1400 KE Goldrosio®.

Granny Smith

Origine genetica. Semenzale casuale.

Costitutore. M.A. Smith, New South Wales, Australia, 1868. Granny Smith è probabilmente una delle varietà commerciali più distinguibili per la singolare colorazione verde. Il sapore acidulo e il basso contenuto in zuccheri hanno contribuito alla sua immagine di mela dietetica. È coltivata nelle zone calde dell’emisfero meridionale e in Sud Europa.

Frutto. È di grosso calibro, a forma sferoidale con colorazione della buccia verde intensa. L’esposizione al sole può causare scottature, mentre elevate differenze di temperatura tra giorno e notte possono indurre sfaccettature rosate non gradite. La buccia è spessa, la polpa dura, succosa e molto acidula.

Raccolta e presenza sul mercato. Matura circa 3 settimane dopo Golden Delicious. I mercati richiedono frutti verdi con un colore di fondo possibilmente non ingiallito, di conseguenza si rischia di raccogliere troppo precocemente con lo svantaggio di commercializzare frutti fisiologicamente immaturi o di immagazzinare merce più soggetta al riscaldo.

Percorso qualità. L’albero mostra una vigoria da media a forte, con un tipico habitus assurgente. L’entrata in produzione è relativamente lenta, ma negli anni la produzione si assesta su un livello molto elevato e costante. La conservabilità in termini di parametri fisico-chimici è buona, la shelf life ottima. Granny Smith è particolarmente sensibile al riscaldo. Tale fenomeno può essere ridotto con l’impiego di 1MCP o con l’applicazione della DCA (Dynamically Controlled Atmosphere). Il regime di CO2 va tenuto comunque il più basso possibile. Frutti raccolti a un valore di amido superiore a 6 non sono conservabili a lungo termine per un ingiallimento troppo marcato del frutto in cella frigorifera.

Evoluzione clonale. Il clone francese Dalivair Challenger® ha un comportamento molto simile al clone standard. Si differenzia unicamente per le lenticelle più marcate.

Scifresh Jazz®

Origine genetica. Braeburn × Gala Tenroy.

Costitutore. A. White, HortResearch Havelock North, Nuova Zelanda, 1984. Dopo il successo di Gala e Braeburn, la Nuova Zelanda presenta un nuovo prodotto al mondo melicolo: la cultivar Jazz®. A differenza dei suoi parentali, viene gestita sotto forma di un club molto restrittivo, che prevede un unico operatore commerciale, l’ENZA. Finora la strategia di limitare fortemente le superfici coltivate (circa 2000 ha messi a dimora prevalentemente in Nuova Zelanda, USA, Australia e Francia) ha garantito ai produttori un risultato economico molto interessante.

Frutto. Ha un aspetto simile a Braeburn, con forma leggermente allungata. I frutti sono mediamente più piccoli di Gala, uno svantaggio limitato ai mercati che richiedono frutti di pezzatura grossa. Non sono mai stati riscontrati problemi di rugginosità. La polpa è molto compatta, succosa e croccante. Jazz® ha un contenuto di zuccheri e acidi molto elevato ed equilibrato, accompagnato da un’aromaticità molto gradita dal consumatore.

Raccolta e presenza sul mercato. Matura circa 10 giorni dopo Golden Delicious; la colorazione scalare fa sì che siano necessari almeno 3 stacchi in piena produzione, per garantire un prodotto omogeneo con il minimo del 40% di colore di copertura richiesto dalle direttive del club.

Percorso qualità. Non è una cultivar di facile gestione. Si nota una certa tendenza al blind wood e in alcuni casi a necrosi fogliari, le cui cause sono tuttora sconosciute. La produttività è nettamente inferiore a Gala. È indispensabile l’utilizzo di prodotti a base di calcio per prevenire la comparsa della butteratura amara. La compattezza del frutto si mantiene per lunghissimi tempi ed è pertanto presentabile sul mercato per 10 mesi e oltre. Gli stacchi tardivi sono molto suscettibili a danni da freddo (soft scald): si raccomanda di ridurre scalarmente la temperatura in atmosfera controllata.

Gruppo Jonagold

Origine genetica. Golden Delicious × Jonathan.

Costitutore. New York State Agricultural Experiment Station Geneva, USA, 1953. Questa varietà americana ha avuto maggiore successo in Europa e Giappone rispetto al Paese d’origine. Le superfici coltivate sono oggi in declino e si concentrano soprattutto nel Nord Europa.

Frutto. Il frutto è di grosso calibro, addirittura eccessivo in zone climatiche calde, presenta forma globosa, colore di fondo verde giallo con colore di copertura rosso vivo sul 30-60% della superficie. La polpa è morbida, croccante e succosa, dal gusto ben equilibrato e aromatico.

Raccolta e presenza sul mercato. Si raccoglie circa 10 giorni prima di Golden Delicious, può essere conservata anche fino a otto mesi.

Percorso qualità. È una cultivar triploide ad elevata vigoria con forte ramificazione laterale, rapida messa a frutto. La produttività è elevata ma alternante. È molto sensibile a oidio e butteratura amara. La conservabilità è generalmente buona. Frutti ottenuti in ambienti caldi, non vocati alla varietà, sono però suscettibili a imbrunimenti interni e untuosità dell’epicarpo, due ragioni fra le tante per cui Jonagold è stata presa in scarsa considerazione in Italia. I frutti raccolti nella parte ombreggiata della chioma sono sensibili alle ammaccature. In generale i frutti sono caratterizzati da una breve shelf life.

Evoluzione clonale. Anche nel caso di Jonagold sembra più opportuno parlare di un gruppo policlonale, considerato il numero elevato di mutazioni selezionate. Ci si limita a presentare quelle che attualmente rivestono una certa importanza. Novajo, una mutazione gemmaria di Jonagold standard, presenta un’estensione del sovraccolore molto più elevata dello standard (65%), colore chiaro uniforme e lenticelle poco marcate. Jonagored, con una colorazione rosso scura, striata e con lenticelle marcate, ha invece una colorazione che si estende sul 70-100% della superficie. Infine Red Jonaprince Red Prince® dà frutti di un rosso slavato su oltre il 90% della superficie.

Milwa Junami®/Diwa®

Origine genetica. (Idared × Maigold) × Elstar.

Costitutore. Markus Kellerhals, Agroscope Wädenswil, Svizzera, 1982. Milwa è una varietà svizzera che in Olanda viene gestita all’interno del club Junami®. Negli ultimi anni sono state messe a dimora superfici significative. In Nord Europa è considerata una delle cultivar in grado di occupare gli spazi di mercato lasciati liberi dalle crisi di mercato di Jonagold ed Elstar, ritenute da più parti imminenti. In Svizzera il marchio commerciale registrato è invece Diwa®.

Frutto. Il calibro è leggermente inferiore a quello di Gala. La colorazione di copertura, che si manifesta precocemente, è rosso brillante. La colorazione di fondo, verde gialla, determina un contrasto cromatico particolarmente attraente. Le lenticelle sono numerose, chiare e di dimensioni ridotte. La forma del frutto è da arrotondata a mediamente arrotondata. Tipica è la presenza di una rugginosità stellata nella cavità peduncolare e il picciolo particolarmente corto. Il frutto è dolce e molto saporito.

Raccolta e presenza sul mercato. Lo stacco principale si effettua 7-10 giorni prima di Golden Delicious. La finestra di raccolta è superiore a 14 giorni. Alla raccolta la compattezza della polpa risulta superiore a 7,5 kg/cm2, il valore di acidità è di 6 g/l e il grado zuccherino si avvicina ai 13 °Brix.

Percorso qualità. La fioritura ha inizio pochi giorni dopo quella di Golden Delicious. La costruzione e il mantenimento dell’architettura della pianta sui rami leggermente pendenti risultano di facile attuazione, la vigoria è medio-elevata. Il grado di sensibilità nei confronti della ticchiolatura è medio, alta invece la suscettibilità all’oidio. Il diradamento chimico ha un’importanza fondamentale per la varietà, dal momento che il diradamento manuale è reso difficoltoso dal picciolo corto. I frutti sono soggetti a una notevole perdita di compattezza della polpa durante il periodo di conservazione e di shelf life. Nel caso di mele raccolte precocemente e conservate in atmosfera controllata, invece, il mantenimento della consistenza del frutto è risultato ottimale. Nonostante in quel preciso momento il valore rifrattometrico sia basso, il contenuto zuccherino delle mele raccolte precocemente raggiunge, in fase di conservazione, un valore fino a 15 °Brix, che caratterizza la frutta raccolta più tardivamente. Un’ulteriore peculiarità di Milwa è rappresentata da un elevato contenuto in acidità, che facilita, anche in post-conservazione, il mantenimento di un buon rapporto zuccheri/acidi.

Nicoter Kanzi®

Origine genetica. Gala Must × Braeburn Hillwell.

Costitutore. J. Nicolai, Belgio, 1992. Varietà club di recente introduzione, i primi impianti commerciali sono stati messi a dimora dal 2002 in poi, soprattutto in Olanda, Regno Unito, Germania, Belgio e Alto Adige.

Frutto. È una varietà bicolore con forma sferico-conica e con buccia liscia. La polpa è soda, ad alto peso specifico, molto croccante e succosa. Il sapore è leggermente acidulo.

Raccolta e presenza sul mercato. Il primo stacco si effettua intorno all’epoca di Golden Delicious. Per i problemi di colorazione questa cultivar non risulta idonea alle zone calde di pianura. La buona conservabilità permette un periodo di commercializzazione fino ai 10 mesi.

Percorso qualità. Ha una produttività elevata e costante, simile a Golden Delicious. L’albero presenta habitus vegetativo aperto con tendenza al procombente, vigore medio e buon rivestimento, anche se si nota una certa tendenza al blind wood. È sensibile alla carenza di magnesio, cui occorre ovviare con un programma mirato di apporti per via fogliare. Nel Nord Europa infezioni di Phytophthora spp. sugli alberi rappresentano un notevole problema. Le prime esperienze mostrano che la varietà possiede un valido potenziale per la conservazione sul lungo periodo. Sembra che soprattutto la compattezza del frutto si mantenga molto bene.

La Flamboyante Mairac®

Origine genetica. Gala × Maigold.

Costitutore. Charly Rapillard, presso il Centre des Fougères, Agroscope Changins, Svizzera, 1986. È stata oggetto di una prima diffusione nel Paese di origine nell’ordine di alcune decine di ettari. Impianti di prova sono presenti dal 2003 nelle più importanti aree melicole europee. Desta interesse la capacità di mantenere a lungo un eccellente profilo gustativo.

Frutto. La presentazione è attraente, anche se non particolarmente distinguibile nell’attuale panorama di bicolori. Il sovraccolore (60%) è rosso aranciato luminoso; la forma è sferica. La polpa è molto soda, croccante e succosa. L’elevata acidità alla raccolta favorisce il mantenimento di un buon equilibrio dolce/acidulo anche dopo conservazione prolungata e shelf life. Il punto critico è la sensibilità a vitrescenza, che in annate sfavorevoli e in zone calde è visibile addirittura dall’esterno.

Raccolta e presenza sul mercato. Matura insieme a Golden Delicious. Richiede un periodo di affinamento: l’immissione in commercio inizia a gennaio e si può protrarre fino alla piena estate.

Percorso qualità. Presenta un buon livello produttivo, anche se inferiore a Gala ed è leggermente soggetta ad alternanza. L’habitus vegetativo è aperto, con buon rivestimento; la fruttificazione è ben distribuita. Nel complesso è di agevole gestione. Tra i punti critici, la sensibilità ai colpi di sole. L’adozione di procedure standard lungo il post-raccolta ha confermato un’eccellente conservabilità per periodi prolungati, seguiti dal mantenimento di eccellente qualità della polpa (compattezza, croccantezza, lenta riduzione dell’acidità) e della colorazione anche in shelf life.

Modì® CIVG198

Origine genetica. Gala × Liberty.

Costitutore. CIV – Consorzio Italiano Vivaisti, Ferrara, Italia. Varietà club di recente introduzione, i primi impianti commerciali sono stati messi a dimora a partire dal 2006, in Emilia-Romagna.

Frutto. È di aspetto attraente e facilmente riconoscibile. Presenta forma tronco-conico, allungata, simmetrica e regolare; sovraccolore rosso intenso, luminoso sulla quasi totalità della superficie della buccia. La polpa è molto consistente, croccante e succosa, con sapore dolce-acidulo equilibrato.

Raccolta e presenza sul mercato. Matura 4-6 giorni prima di Golden Delicious. È dotata di un’eccellente conservabilità e shelf life, tanto da essere commercializzata nell’arco di 10 mesi.

Percorso qualità. Ha una produttività elevata e costante. L’albero è di portamento aperto, buona ramificazione, di vigore contenuto, facile da gestire. È resistente a ticchiolatura (Vf) e poco sensibile all’oidio. La colorazione è estesa anche in ambienti di pianura, dove anzi appare più luminosa e attraente. La maturazione è concentrata; la raccolta può essere effettuata in uno o due stacchi. Ha dimostrato un notevole potenziale di conservazione, mantenendo un’elevata consistenza e un’eccellente struttura della polpa. Notevole la shelf life, anche dopo un periodo prolungato di frigoconservazione.

Morgenduft (Imperatore)

Origine genetica. Mutazione di Rome Beauty.

Costitutore. H.N. Gilet, Ohio (USA), 1816. Questa cultivar molto produttiva ha vissuto i suoi momenti di gloria negli anni ’70 e si è poi ridimensionata a una varietà di nicchia, con ottima attitudine alla trasformazione industriale.

Frutto. Il frutto, con colorazione da rossa non intensa a rosso scura su tutta la superficie, è striato. La forma varia da arrotondata ad appiattita, presenta dimensioni da medie a grandi. Il frutto ha una polpa fondente con aroma dolce-acidulo. Complessivamente le caratteristiche gustative sono mediocri.

Raccolta e presenza sul mercato. La raccolta si colloca 25 giorni dopo Golden Delicious. La stagione di immissione sul mercato arriva fino a giugno.

Percorso qualità. L’albero è mediamente vigoroso con portamento espanso. La produttività è elevata e regolare. È particolarmente sensibile a ticchiolatura. In generale la conservabilità è buona, anche se il frutto tende a sfarinare. Da segnalare una forte sensibilità al riscaldo.

Evoluzione clonale. Morgenduft Dallago è una mutazione con frutti di colorazione rosso scura estesa sull’intera superficie, parzialmente striati e con lenticelle marcate. Questo clone tende alla regressione colorimetrica. È possibile anticipare la raccolta di 5 giorni, la finestra di raccolta è però più ristretta di quella di Morgenduft, i frutti sono meno compatti e la serbevolezza è inferiore.

Cripps Pink/Rosy Glow Pink Lady®

Origine genetica. Lady Williams (Granny Smith × Rokewood) × Golden Delicious.

Costitutore. John E.L. Cripps, Stoneville Department of Agriculture, Western Australia, 1973. È stato il primo caso di club di filiera che ha ottenuto pieno successo. L’Associazione Pink Lady® Europa gestisce la cultivar in esclusiva. Le decisioni sono assunte da tre collegi che rappresentano equamente la filiera: editore-vivaista, frutticoltori, operatori commerciali. In questo modo si controlla l’equilibrio domanda/offerta, si uniformano le tecniche colturali per ottenere un prodotto di qualità costante e si impostano le azioni promozionali. La superficie attuale è di 11.000 ha.

Frutto. Il successo è almeno in parte legato alla presentazione innovativa del frutto: forma cilindrica allungata e colorazione rosa pastello luminosa identificano immediatamente la cultivar agli occhi del consumatore più distratto. La polpa è soda, croccante e succosa; il sapore è intenso, dato da un elevato tenore zuccherino in equilibrio con una notevole componente acidula; l’aroma è delicato e originale.

Raccolta e presenza sul mercato. La finestra di maturazione è compresa tra 30 e 50 giorni dopo Golden Delicious nella Pianura Padana; l’intervallo si riduce a 15 giorni negli ambienti pedemontani. Per uniformare la qualità la raccolta va effettuata in due stacchi. La predisposizione a mantenere un elevato livello qualitativo in conservazione consente di programmare un’immissione sul mercato lungo i mesi invernali fino alla piena estate.

Percorso qualità. Ha un elevato potenziale produttivo (60 tonnellate/ha), con scarsa o nulla propensione all’alternanza. La fruttificazione è ben distribuita su brindilli coronati. Il portamento dell’albero è di tipo III, con buon rivestimento di rami inseriti orizzontalmente. La gestione agronomica è alla portata di una manodopera adeguatamente addestrata. Una delle poche criticità è rappresentata dalla fioritura molto precoce, che impone la scelta di adeguati impollinatori, soprattutto in relazione alla concordanza dell’epoca di fioritura. Sotto il profilo della difesa fitosanitaria, Pink Lady® è sensibile a ticchiolatura, oidio e colpo di fuoco batterico (soprattutto per la lunga durata della fioritura). L’andamento stagionale, con periodi caldi e afosi al momento della formazione del sovraccolore, può determinare la comparsa di colpi di sole che ne danneggiano il bell’aspetto. La cultivar presenta una serbevolezza “naturale”, ereditata probabilmente dal progenitore Rokewood, una antica varietà da conservazione in fruttaio. Le condizioni per la conservazione devono comunque attenersi alle indicazioni riportate in tabella ed aggiornate dal team tecnico del club sulla base di una costante attività di ricerca, per mantenere inalterato il potenziale qualitativo.

Evoluzione clonale. La cultivar originaria Cripps Pink non ha finora mostrato una propensione alle mutazioni naturali comparabile ad altre varietà bicolori. Recentemente è stato lanciato il clone Rosy Glow, che raggiunge la colorazione ottimale con un leggero anticipo, carattere favorevole a gestire con maggior sicurezza la raccolta. In Europa a partire dal 2007 è stato diffuso dal club per sostituire completamente la cultivar originaria.

Pinova*

Origine genetica. Clivia × Golden Delicious.

Costitutore. C. + M. Fischer, J. Schmadlack, H. Murawski, Germania, 1965. Uno degli incroci più interessanti selezionati presso l’Istituto di miglioramento genetico di Dresda. I primi impianti sono stati messi a dimora negli anni ’90; allo stato attuale la varietà è presente in modo significativo in Renania, Val Venosta e negli Stati Uniti.

Frutto. Calibro tendenzialmente più piccolo di Golden Delicious. La forma è tronco-conica. Il colore di copertura rosso arancio varia dal 40 al 75% su fondo giallo verde e rende il frutto molto attraente. È sensibile alla rugginosità come Golden Delicious clone B. La polpa è molto soda e compatta, un po’ grossolana ma succosa. Il sapore è buono e ben equilibrato.

Raccolta e presenza sul mercato. In alcune annate tende a rifiorire, esponendosi al colpo di fuoco batterico. La stessa lunghezza del periodo di fioritura si traduce in una scalarità alla maturazione. Matura alcuni giorni prima di Golden Delicious, con una certa scalarità che rende necessari due o più stacchi alla raccolta.

Percorso qualità. L’albero, mediamente vigoroso, ha una produttività regolare ed elevata, con buona ramificazione tipo Golden Delicious. È poco suscettibile a ticchiolatura, mentre la sensibilità all’oidio è simile a Golden Delicious. La buona conservabilità si combina con un’ottima shelf life. Occorre prestare attenzione alla suscettibilità, al raggrinzimento e alle infezioni da Gloeosporium spp.

Evoluzione clonale. I mutanti brevettati sono RoHo3615 Evelina®, Dalirail* e Dalinip*.

Civni Rubens®

Origine genetica. Gala × Elstar.

Costitutore. CIV – Consorzio Italiano Vivaisti, Ferrara, Italia 1984. Varietà club diffusa a partire dal 2003 soprattutto in Sud Tirolo, Austria, Svizzera, Olanda, Belgio, Germania, Danimarca e Inghilterra. È in corso di diffusione la nuova mutazione a frutto più intensamente colorato di rosso Civnired-S.

Frutto. Aspetto attraente e distinguibile, forma tronco conica. Sovraccolore rosso-aranciato, distribuito a larghe strisce su fondo verde chiaro, giallo a maturazione. Anche le irregolarità della buccia contribuiscono alla tipicità dell’aspetto. Polpa croccante e succosa, con elevati livelli di zuccheri e di acidi, ben equilibrati; qualità gustativa eccellente e un intenso aroma.

Raccolta e presenza sul mercato. Matura circa 8 giorni dopo Gala. La buona conservabilità permette un periodo di commercializzazione fino alla tarda primavera.

Percorso qualità. Produttività elevata e costante, simile a Gala. Varietà rustica, tollerante al gelo primaverile. L’albero ramifica facilmente con portamento aperto e accentuata basitonia. La fruttificazione è regolarmente distribuita. La densità del fogliame consiglia un intervento di potatura verde per illuminare adeguatamente l’intera chioma. Una colorazione e una struttura della polpa adeguata agli standard individuati dal club si ottengono in ambienti pedemontani e montani. La maturazione è scalare, la raccolta dev’essere effettuata in due-tre stacchi. La finestra di raccolta è limitata; occorre effettuare stacchi tempestivi per ottimizzare l’uniformità dei frutti da avviare alla conservazione. Una buona gestione dell’AC consente di distribuire l’immissione lungo un periodo di 6-8 mesi.

Gruppo Red Delicious

Origine genetica. Semenzale di origine casuale (la vulgata riferisce di un ricaccio da un portinnesto franco) individuato in Iowa, USA, 1879. Anche se in origine era una bicolore, Red Delicious è da decenni il gruppo di cultivar rosse per antonomasia. Il venir meno dell’interesse per la polpa fondente ne ha ridotto l’importanza a livello mondiale, mentre mantiene una posizione di rilievo negli Stati nord-occidentali degli USA e in alcune regioni d’altitudine in Europa. Parte del suo spazio di mercato è stato insidiato dal gruppo Gala, dolce ma croccante, almeno nel segmento precoce. I mercati d’elezione sono i Paesi mediterranei che ne apprezzano la dolcezza e la peculiarità dell’aroma, oltre al mondo arabo e all’estremo oriente, i quali, oltre che dalla sensazione dolce, sono attratti da un aspetto estetico impeccabile nella forma e nel colore.

Frutto. L’identificazione è immediata per forma e colore. La forma è tronco-conico oblunga, simmetrica e regolare. Il colore è rosso intenso vinoso, che interessa la quasi totalità della buccia sia nei cloni uniformi sia in quelli striati (le striature dei cloni più recenti sono costituite da bande di colore più scuro intervallate da un rosso meno intenso). La polpa è fondente, fine, con rischio di farinosità se non sono rispettate le condizioni dettate per la raccolta e la conservazione. Il sapore è dolce, subacido. Il gusto si differenzia tra i cloni standard e quelli spur. Questi ultimi, seppur più diffusi perché si prestano meglio alla conservazione, sono di qualità gustativa inferiore rispetto a quelli standard, generalmente più dolci e aromatici. Tale differenza si traduce in una diversificazione di mercato: destinazioni oltremare per i primi; mercato interno ed Europa mediterranea per i secondi.

Raccolta e presenza sul mercato. La raccolta si colloca 8-12 giorni prima di Golden Delicious, con un leggero anticipo per le cultivar di tipo standard. La maturazione è concentrata: un unico stacco consente comunque una buona uniformità di maturazione. Le Red Delicious hanno bisogno di un periodo di affinamento per completare i processi di maturazione in cella refrigerata. L’immissione sul mercato può essere programmata da fine ottobre a tutto aprile per i frutti ottenuti in ambienti pedemontani e montani.

Percorso qualità. Il potenziale produttivo è medio: si colloca intorno a 40-45 t/ha. È poco sensibile all’alternanza. Il diradamento dei frutticini ai fini della qualità costituisce uno dei passaggi critici perché le cultivar del gruppo non reagiscono al NAD e all’ANA, che anzi inducono la formazione di frutti nani. Alternative promettenti si intravedono nell’impiego della Benzil-Adenina (BA). Ai fini sia della produttività sia dell’estetica del frutto (simmetria e rapporti diametrici) è fondamentale curare l’impollinazione, con particolare riferimento all’intensificazione e alla disposizione delle cultivar impollinatrici (si è rivelata eccellente la combinazione di Granny Smith e Gala, che insieme ne coprono costantemente l’arco di fioritura). Potatura e scelta del portainnesto divergono in funzione del tipo. Per le cultivar standard la potatura di formazione e di produzione non è dissimile da quella adottata su Gala e si utilizzano portinnesti in grado di contenerne il vigore (M9 clone T337). Per i tipi spur la scelta del portainnesto risente della scarsità di soggetti di vigore medio (l’M106 è sensibile a Phytophthora spp. e in terreni fertili imprime un eccessivo vigore; interessanti i risultati sperimentali con M116 e con Pi80 Supporter4®), mentre la potatura può seguire indirizzi diversi ma dai risultati equivalenti, con il vincolo di preservare la dominanza dell’asse centrale e ampliare gli angoli di inserzione delle branche. Le Red Delicious sono sensibili alla butteratura amara, contenibile solo nell’ambito di un equilibrato carico produttivo. È inoltre più sensibile della media a ticchiolatura e oidio, oltre ai cancri da nectria. L’adozione di regimi di conservazione a ridotto contenuto di ossigeno, tipo ULO, hanno risolto la maggior parte dei problemi di conservabilità delle cultivar del gruppo. L’impiego di 1MCP ha mostrato effetti positivi sulla qualità del prodotto in uscita dalle celle (in particolare brillantezza del colore e consistenza della polpa) e rende più sicura la durata della vita di scaffale.

Evoluzione clonale. Nella storia ultracentenaria di Red Delicious, sono stati individuati e diffusi oltre 200 cloni. La varietà ha accompagnato la storia dei vivai Stark, che hanno dato nome ai più noti cloni storici: Stark Delicious, Starking, Starkrimson ecc. La svolta per i cloni spur è avvenuta con l’introduzione di Camspur Red Chief®, individuata negli USA nel 1967 ma diffusa in Europa solo all’inizio degli anni ’80. Il clone di riferimento per la tipologia spur è oggi Sandidge Superchief®, il quale presenta una distribuzione del sovraccolore striata, ma così estesa e stabile da surclassare anche le più recenti mutazioni solide. Nell’ambito dei tipi standard, Jéromine* (mutazione di Erovan Early Red One®) presenta forse il miglior compromesso tra qualità gustativa, produttività ed estensione del colore (di tipo uniforme, più esteso e luminoso della cultivar madre).

Renetta del Canada

Origine. Le Renette rappresentano una categoria pomologica in cui sono comprese, oltre la Renetta del Canada, le Reines des Reinettes, la Reinette de Champagne ecc. I primi cenni alla Reinette du Canada compaiono nelle pomologie dell’Ottocento, con ampia sinonimia (Renetta d’Inghilterra, Renetta mostruosa del Canada ecc.). I riferimenti territoriali (Inghilterra, Canada, che era a fine settecento colonia sia francese sia inglese) fanno pensare a un’origine d’oltremare, considerate le decine di Renette delle più remote regioni francesi. È diffusa in Italia soprattutto nella tipologia semi-rugginosa in ambienti montani, soprattutto in Trentino e segnatamente in Val di Non. In Val d’Aosta prevale invece il clone rugginoso (Renetta del Canada grigia). È in ogni caso una varietà da ambienti vallivi e montani.

Frutto. È inconfondibile per l’aspetto e la forma: appiattita e costoluto; la buccia è verde chiaro – gialla a maturazione – con una rugginosità diffusa sul 20-40% nel tipo semi-rugginoso, fino a ricoprire l’intera superficie nella tipologia rugginosa. Tra le caratteristiche distintive, il peduncolo corto, che appena fuoriesce dalla cavità peduncolare. La polpa è fondente, poco succosa, di sapore acidulo, intensamente aromatica. La struttura della polpa, densa di fibre e pectine, “tiene” la cottura: tra le varietà oggi diffuse è la più utilizzata per gran parte delle preparazioni gastronomiche.

Raccolta e presenza sul mercato. Si raccoglie una decina di giorni prima di Golden Delicious. La sensibilità alle fisiopatie del post-raccolta ne consigliano una conservazione di 6-8 mesi.

Percorso qualità. La produttività è media, per giunta molto sensibile all’alternanza. L’habitus di fruttificazione è di tipo II; produce prevalentemente su lamburde. Occorre indirizzare la produzione su branche fruttifere aperte, da rinnovare periodicamente. L’albero è vigoroso, poco rivestito. Nel complesso richiede una gestione agronomica di livello, da affidare a manodopera specializzata. La cultivar è triploide: si deve prevedere l’inserimento nell’impianto di due cultivar impollinatrici. È sensibile all’oidio, ma i problemi fitopatologici più impegnativi sono la butteratura amara e la monilia dei frutti. La prima è contenibile solo in un contesto di equilibrio vegetativo, che riduca la competizione per il Ca++ tra frutti e apici vegetativi; la seconda è legata alle screpolature, quando non al cracking nel clone rugginoso, che può essere contenuto con apporti di Boro in un contesto di regolare accrescimento dei frutti. Da ultimo, la cascola pre-raccolta, connessa alla dimensione del peduncolo, richiede una raccolta anticipata rispetto alla maturazione fisiologica. I problemi di fisiopatologia della polpa, che iniziano in campo, si accentuano in fase di conservazione. In particolare la butteratura amara rischia di compromettere la conservabilità in annate sfavorevoli. La trasformazione della struttura della polpa da fondente a farinosa richiede infine una gestione accorta della conservazione e in ogni caso limita la shelf life.

Stayman (Winesap)

Origine genetica. Semenzale di origine casuale.

Costitutore. New Jersey (USA), circa 1800. Un altro buon esempio di una cultivar relativamente importante in passato che si è ridimensionata a un prodotto di nicchia, tuttora apprezzato nelle regioni del Centro Italia. Il sapore particolare viene accettato solo da un segmento ristretto di consumatori.

Frutto. Il frutto è grosso, a forma tronco-conica breve, si presenta con un colore di fondo verde giallastro. Il colore di copertura è un rosso vinoso, spesso accompagnato con rugginosità soprattutto nella cavità peduncolare. La buccia è molto spessa. La polpa è fine, fondente e poco croccante. Il sapore è prevalentemente acidulo, con aroma intenso.

Raccolta e presenza sul mercato. La raccolta avviene circa 20 giorni dopo Golden Delicious.

Percorso qualità. L’epoca di fioritura è medio-tardiva. La cultivar è triploide, quindi non può essere utilizzata come impollinatrice. L’albero è vigoroso, tendenzialmente espanso, ha un habitus di tipo IV con fruttificazione prevalentemente su lamburde. La messa a frutto è rapida, garantisce produzioni elevate anche se è soggetto ad alternanza. Si osserva spesso cascola preraccolta. È molto sensibile alle spaccature dell’epidermide e quindi anche ad attacchi fungini quali per esempio la moniliosi. Si riscontra altresì una certa sensibilità al riscaldo. I frutti non sono sensibili alle manipolazioni.

Evoluzione clonale. Superstayman è una mutazione che presenta una minore sensibilità alle spaccature dell’epidermide. La maturazione è leggermente più tardiva e si registra una scarsa cascola pre-raccolta. Il colore rosso intenso uniforme si estende sul 70-90% della superficie. Il clone Stayman Winesap Lb® 78/1 mostra invece un colore uniforme sull’85% della superficie, con striatura appena accennata.

Topaz*

Origine genetica. Rubin × Vanda.

Costitutore. J. Tupy, Istituto Botanico Praga, Repubblica Ceca, 1984. È tuttora una delle poche cultivar ticchiolatura-resistenti, dotate di aspetto e qualità gustative distinguibili; elementi che avrebbero giustificato una diffusione in esclusiva quale cultivar-filiera riservata eventualmente al circuito biologico. Le zone vocate si trovano in ambienti in quota.

Frutto. L’aspetto è tipicamente rustico e distinguibile: la forma è appiattita, quanto o più di Renetta del Canada; negli ambienti d’altitudine il colore assume tonalità rosso brillanti-aranciate sul 60-80% della superficie, con striature su fondo verde chiaro. In pianura l’estensione e la luminosità del colore stentano a raggiungere livelli soddisfacenti. Il mutante Red Topaz ha più sovraccolore, che però si presenta slavato. Presenta una caratteristica rugginosità dorata disposta a stella intorno alla cavità peduncolare. La polpa è gialla, fine, soda, croccante e succosa alla raccolta. Il sapore è prevalentemente acidulo, con un importante e tipico sviluppo aromatico. Tale peculiarità polarizza i consumatori, ovvero si registra da un lato una forte affezione e in altri casi un rifiuto del gusto molto particolare.

Raccolta e presenza sul mercato. L’epoca di maturazione è scalare, a partire da 5 giorni dopo Golden Delicious. Visti i limiti nella conservazione, l’immissione sul mercato deve essere programmata entro 5 mesi.

Percorso qualità. L’epoca di fioritura è precoce. L’albero è mediamente vigoroso e molto sensibile al marciume del colletto. Tale problema può essere ridotto con innesti intermedi (per esempio Summerred). Presenta basitonia e branche assurgenti. Il portamento è simile a una cultivar di tipo spur, mentre le branche si rivestono di corti brindilli. La produttività è elevata e costante. È resistente alla ticchiolatura (Vf) e moderatamente sensibile all’oidio. La conservabilità limitata rappresenta il punto critico di questa varietà. È sensibile al riscaldo e si osserva una consistente perdita in durezza, fino al disfacimento farinoso della polpa. Le raccolte tardive predispongono all’untuosità dei frutti.

* Denominazione varietale protetta (Brevetto Europeo, giugno 2008). Aggiornamenti: www.cpvo.eu


Coltura & Cultura