Volume: la fragola

Sezione: ricerca

Capitolo: innovazione varietale

Autori: Gianluca Baruzzi, Walther Faedi

Introduzione

Tutte le varietà di fragola a frutto grosso oggi coltivate appartengono alla specie binomiale Fragaria × ananassa, ibrido ottoploide ottenuto quasi ormai tre secoli fa dall’incrocio di due specie selvatiche ottoploidi di origine americana: F. chiloensis e F. virginiana. Pur essendo quindi di recenti origini genealogiche, è una specie frutticola ampiamente diffusa e coltivata in tutto il mondo; è caratterizzata da un ampio assortimento varietale in continua e rapida evoluzione. Le diverse varietà consentono a questa specie una notevole adattabilità ai diversi ambienti climatici, come dimostrato dal fatto che in Italia, per esempio, è coltivata a partire dal livello del mare, fino ai 1700 m di altitudine in alcune vallate alpine.

Classificazione delle cultivar

La classificazione delle numerose cultivar tiene conto di alcuni caratteri pomologici e comportamentali della pianta. Uno dei criteri di classificazione delle cultivar, di uso più comune, è quello relativo all’habitus di fruttificazione che è in funzione della capacità di reazione al fotoperiodo. Nella fragola, come per altre specie frutticole, la differenziazione a fiore delle gemme è determinata da un complesso sistema di controllo, regolato principalmente dal fotoperiodo e dalla temperatura. Le diverse cultivar reagiscono al fotoperiodo in modo differenziato e possono quindi essere classificate nel modo seguente.

Cultivar brevidiurne (unifere). In genere fioriscono una sola volta nell’anno, sono quindi unifere e vengono anche chiamate brevidiurne (Short-Day) o Junebearers (JB). Esse richiedono, per l’induzione a fiore, una lunghezza del giorno inferiore alle 14 ore. Nelle cultivar unifere il numero dei fotocicli (giorni) ideali per avviare l’induzione fiorale è variabile da 7 a 14, ma si possono trovare cultivar che richiedono fino a 23 cicli fotoinduttori. La lunghezza del periodo di luce ottimale giornaliera per l’induzione fiorale sembra essere compresa fra le 8 e le 11 ore. La durata del periodo di differenziazione dipende anche dal termoperiodo. Nell’emisfero boreale le cultivar unifere differenziano in genere in autunno, da fine settembre ai primi freddi. In questo periodo la pianta si predispone all’accestimento e reagisce agli stimoli ambientali della luce (fotoperiodo) e della temperatura (termoperiodo). La temperatura ottimale per la differenziazione varia da 14 a 18 °C. Quando la temperatura scende al di sotto di 10 °C o sale sopra i 26 °C la differenziazione si arresta. È molto importante anche il rapporto temperatura giorno-notte: il range ottimale sembra essere compreso tra i rapporti 18-13 °C (giorno-notte) e 21-16 °C. Nei climi temperati, la pianta all’inizio dell’inverno entra in riposo vegetativo e la schiusura primaverile (che porta alla fioritura) delle gemme, differenziate nell’autunno precedente, consente una produzione che matura in un periodo di tempo più o meno lungo a seconda della lunghezza del periodo di differenziazione (25-50 giorni). Quanto più ci si sposta dall’equatore verso i poli, tanto più questo periodo tende a essere breve in quanto il numero di giorni con foto-termoperiodo favorevoli (da fine settembre in poi) è piuttosto limitato. Alcune cultivar unifere, in determinate condizioni ambientali, possono divenire bifere, cioè sono in grado di fornire una seconda fioritura, derivante da un secondo periodo di differenziazione, che si compie in primavera, quando cioè si verificano condizioni di termoperiodo e fotoperiodo favorevoli (prima della fine di marzo). Il fenomeno della bifiorenza è tipico degli ambienti meridionali, mentre avviene saltuariamente negli ambienti settentrionali e più frequentemente solo in coltura protetta. Le infiorescenze provenienti da questa differenziazione primaverile compaiono quando si è verso la fine della raccolta della produzione principale. I fiori sono portati da infiorescenze con assi primari molto lunghi e con assi secondari corti, in numero scarso, comportamento che evidenzia la brevità del periodo di differenziazione.

Cultivar rifiorenti longidiurne. Le cultivar rifiorenti chiamate everbearing (EB) sono caratterizzate dal differenziamento delle gemme a fiore quando si hanno giornate lunghe (14 o più ore giornaliere), che consentono di fruttificare dalla primavera fino all’autunno. Le cultivar di fragola con questa attitudine florigena evidenziano anche peculiari caratteristiche morfologiche come la scarsissima capacità di produrre stoloni rispetto alle cultivar unifere, al punto da rappresentare un forte ostacolo alla loro moltiplicazione.

Cultivar rifiorenti neutrodiurne. Le cultivar rifiorenti a giorno neutro (carattere rifiorente DN, Day Neutral) sono indifferenti al fotoperiodo e differenziano gemme indipendentemente dal numero di ore di luce giornaliera: il principale fattore limitante l’induzione fiorale è rappresentato dalla temperatura. Il comportamento di queste cultivar DN risulta apparentemente simile a quello delle rifiorenti longidiurne, ma esistono alcuni caratteri distintivi molto marcati: producono fiori e frutti in modo più continuo e presentano una capacità di emettere stoloni anche molto accentuata in alcune varietà; entrano in dormienza più tardi in quanto continuano a fiorire e a portare a maturazione frutti fino all’inizio dell’inverno. Le cultivar rifiorenti DN possono presentare diversi gradi di intensità di fioritura e questa capacità può essere classificata in: debole, intermedia e forte. Il carattere DN è stato rinvenuto nel 1955 in un clone staminifero di F. virginiana glauca (specie spontanea ottoploide), delle montagne dello Utah vicino a Salt Lake City. Le prime cultivar DN, diffuse commercialmente nel 1979 (Aptos, Brighton, Hecker) dall’Università della California, sono derivate dalla terza generazione di reincrocio con cultivar unifere di Fragaria × ananassa. Da questo materiale genetico derivano ormai tutte le varietà oggi commercialmente conosciute come rifiorenti neutrodiurne. Un altro importante criterio di classificazione delle varietà tiene conto del fabbisogno in freddo invernale (esposizione delle gemme a temperature ≤ 7 °C), indispensabile per il superamento della fase di dormienza delle gemme stesse. In base a questa classificazione si distinguono, con gradiente variabile: – varietà ad alto fabbisogno in freddo invernale (almeno 1000 ore di esposizione a temperatura ≤7 °C) adatte agli ambienti settentrionali; necessitano andamenti climatici invernali piuttosto rigidi e quindi non possono essere coltivate con successo negli ambienti meridionali. Infatti, il mancato soddisfacimento di questo fabbisogno comporta un risveglio vegetativo delle piante molto lento, stentato e irregolare; – varietà a basso fabbisogno in freddo in cui si ritrovano le cultivar più adatte agli ambienti meridionali a inverno più mite, la cui esigenza in ore di freddo si riduce fino ad arrivare in molti casi quasi a zero. Al contrario del gruppo precedente, queste varietà possono essere coltivate anche negli ambienti settentrionali, con clima più freddo, ma a volte con il rischio di fioriture troppo anticipate e di danneggiamenti che possono interessare anche le gemme dei germogli. Il soddisfacimento del fabbisogno in freddo invernale condiziona la ripresa vegetativa primaverile delle piante e la loro epoca di fioritura: quanto prima è soddisfatto, tanto più precoce è la fioritura. Ne consegue che le cultivar a basso o nullo fabbisogno, se non esposte a temperature inferiori ai 7 °C, possono non andare in dormienza invernale e produrre per lunghi periodi dell’anno, da dicembre a giugno, soprattutto se si fa ricorso a piante fresche cime radicate o a radice nuda. In base a questa classificazione il paniere varietale italiano si distingue in due grandi categorie: varietà adatte al Sud, a basso fabbisogno in freddo, e quelle adatte al Nord, a medio-elevato fabbisogno in freddo. Poco frequenti sono i casi di varietà adatte al Sud che si sono inserite negli standard varietali del Nord, in particolare nelle colture protette autunnali molto diffuse nel Veronese.

Panorama varietale

A partire dagli anni ’60, lo standard varietale della fragolicoltura italiana è sempre stato caratterizzato da una continua evoluzione. La prima varietà a essere coltivata su larga scala nelle aree settentrionali di pianura (Emilia-Romagna e Veneto in particolare) è stata Madame Moutot. È curioso osservare che già nel corso del I Convegno Nazionale della Fragola di Verona (1961) si discuteva della limitata qualità del frutto che caratterizzava le nuove varietà (M. Moutot, Souvenir de Charles Machiroux e Nobile) a differenza di quelle vecchie (Louis Gauthier, Dr. Morére e Hansa), in pratica mai coltivate nella fase di espansione della coltura e relegate a un interesse marginale e amatoriale. L’obiettivo di combinare elevata produttività della pianta e qualità del frutto era molto sentito anche in quegli anni. Ma la critica mossa ai costitutori (breeder) di quel tempo era quella di essere troppo concentrati sui problemi legati al miglioramento della produttività della pianta, trascurando le caratteristiche organolettiche e qualitative del frutto (aroma e delicatezza in particolare). A partire dagli anni ’70, con l’estensione della coltura su tutto il territorio nazionale, si è assistito a un progressivo differenziamento dello standard varietale. Attualmente negli ambienti meridionali dominano le varietà di origine californiana e spagnola: nella zona di Marsala, principale area fragolicola siciliana e zona più precoce a livello nazionale, le principali varietà sono la spagnola Candonga®Sabrosa (in forte ascesa) seguita dall’ormai superata Tudla®Milsei, Camarosa (di origine californiana) e Naiad®Civl35 (ottenuta in Italia dal Civ di Ferrara). Nella Piana di Lamezia (CZ), dove si concentra quasi tutta la fragolicoltura calabrese, Camarosa è da molti anni in pratica l’unica varietà coltivata. Anche nel principale bacino di produzione nazionale, la Piana del Sele in Campania, Camarosa è ancora la varietà dominante, pur facendo registrare una considerevole flessione soprattutto a favore di Candonga®Sabrosa. Questa invece domina già ampiamente nel Metapontino (Basilicata), seguita a distanza da Ventana, anch’essa di origine californiana. Al Nord la distribuzione varietale è maggiormente differenziata e dominano le varietà di origine italiana, ottenute sia da programmi pubblici sia privati. Nell’areale veronese, principale bacino di produzione dell’Italia settentrionale, la varietà attualmente più coltivata è Eva, seguita da Roxana e Irma, mentre nell’areale romagnolo (Cesenate) Alba è la varietà leader, seguita a distanza da Roxana. Nelle aree del Cuneese, sono diffuse sia varietà unifere (Alba e Arosa in particolare), sia rifiorenti (Evie 2, inglese, ed Elsinore®CIVRI30, italiana) in grado di fornire un flusso produttivo continuo da luglio fino a ottobre, con piante poste a dimora in aprile. In Trentino, per le produzioni estive, domina Elsanta (olandese), seguita a notevole distanza dalla varietà rifiorente Evie 2. In Alto Adige, oltre a Elsanta, è ancora coltivata Marmolada®Onebor, soprattutto alle quote più alte. Un caso del tutto particolare è quello di Favette, vecchia cultivar di origine francese diffusa nel 1978, ma ancora ampiamente coltivata in provincia di Latina, particolarmente apprezzata per le elevate caratteristiche qualitative del frutto, soprattutto sui mercati di Roma.

Processo di validazione delle nuove cultivar

La fragola è fortemente caratterizzata da una rapida evoluzione varietale, favorita dalla tecnica di coltivazione annuale. Inoltre, questo processo evolutivo è influenzato dall’intensa attività di miglioramento genetico che mette a disposizione dei produttori dei diversi areali di coltivazione numerosissime nuove varietà (più di 1000 nell’ultimo ventennio). Al fine di creare un importante strumento di aggiornamento e di orientamento per i produttori italiani, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MiPAAF), all’inizio degli anni ’90, ha avviato il progetto finalizzato Liste di orientamento varietale dei fruttiferi, tuttora in corso e di grande interesse come dimostrato dal sopraggiunto cofinanziamento di numerose Regioni italiane che negli anni ne hanno apprezzato i risultati. Il Progetto è a valenza nazionale e coinvolge varie istituzioni impegnate, annualmente, a valutare le nuove cultivar diffuse commercialmente dai principali programmi di breeding pubblici e privati condotti in diversi Paesi. Il Progetto pubblica annualmente una Lista di varietà giudicate complessivamente positive per l’area fragolicola di riferimento. Per ogni varietà vengono pubblicati pregi, difetti e soprattutto tutti i dati sperimentali (vegetoproduttivi e qualitativi) a confronto con quelli delle varietà di riferimento. In questo modo gli operatori del settore (produttori, tecnici e vivaisti) possono effettuare le proprie scelte basandosi su dati oggettivi rilevati in tutte le principali aree fragolicole. Le varietà sono valutate per almeno 2 anni, al termine dei quali il gruppo di lavoro decide sulla base dei dati sperimentali se inserire la varietà nella Lista delle varietà “positive” per quella determinata area e tecnica di coltivazione. Oppure la varietà può essere eliminata in quanto di nessun interesse agronomico. In genere le caratteristiche di tutte le varietà valutate vengono riportate in appositi volumi monografici (ne sono già stati pubblicati due con 230 cultivar descritte). I rilievi, le osservazioni e le valutazioni durante l’intero ciclo vegetoproduttivo seguono una comune scheda descrittiva in cui vengono riportate le principali caratteristiche della pianta e del frutto.

Ambienti meridionali

Camarosa. Di origine californiana è indicata per tutti gli ambienti meridionali. Pregi: buona rusticità ed elevata produttività della pianta; grossa pezzatura dei frutti, forma conico-allungata, molto attraente; buon sapore; elevata consistenza della polpa; lunga shelf life nel postraccolta. Difetti: irregolarità della forma del frutto, dovuta a problemi di allegagione in concomitanza a sbalzi termici e/o scarsa umidità all’interno dei tunnel durante la fioritura delle piante o in caso di eccessivo sviluppo vegetativo delle piante; frutti di colore rosso scuro, non uniforme e poco brillante in caso di innalzamenti termici e soprattutto con squilibrati apporti nutrizionali alle piante.

Candonga®Sabrosa. Di origine spagnola è indicata per tutti gli ambienti meridionali. Pregi: buona rusticità della pianta, habitus assurgente-compatto, facilità di distacco del frutto che facilitano le operazioni di raccolta; frutti di forma perfettamente conico-allungata, molto regolare, di bell’aspetto, di lunga shelf life grazie all’elevata consistenza della polpa, tenuta del frutto e stabilità del colore; elevate caratteristiche organolettiche (elevata dolcezza del frutto e gusto equilibrato in particolare). Difetti: produttività non sempre elevata soprattutto quando l’epoca di piantagione delle piante fresche è tardiva; accestimento medio-scarso; epoca di maturazione piuttosto tardiva; caratteristiche qualitative dei frutti prodotti dalle piante frigoconservate inferiori rispetto a quelli delle piante fresche. È possibile anticipare la precocità, utilizzando piante fresche “cime radicate”, di buona qualità.

Kilo. Di origine italiana è indicata solo per l’area di Lamezia Terme (Calabria), dove esprime il massimo del suo potenziale produttivo nel periodo precoce. Pregi: rusticità della pianta ed elevata produttività, soprattutto nei periodi di raccolta più precoci (gennaio-marzo); il frutto ha una bella forma conica, regolare anche nel periodo invernale, grazie all’ottima fertilità del polline; la colorazione dell’epidermide è rosso-brillante, sia durante l’inverno, sia in concomitanza a innalzamenti termici. Difetti: limitate caratteristiche organolettiche dei frutti, che diventano scarse in concomitanza ai picchi produttivi.

Naiad®-Civl35. Di origine italiana è indicata per l’area di Marsala, in Sicilia, e per la Sardegna. Pregi: elevata produttività delle piante nei periodi più precoci, soprattutto con piante fresche “cime radicate” e negli areali più caldi come quelli siciliani. I frutti hanno una bella forma conica, molto regolare, buon sapore e bella colorazione dell’epidermide nel periodo invernale. Difetti: elevato sviluppo vegetativo delle piante (frigoconservate in particolare); colorazione del frutto non sempre uniforme, che spesso può divenire scura, unita a una non elevata resistenza della superficie in concomitanza degli innalzamenti termici.

Nora. Di origine italiana è l’unica varietà a essere indicata sia al Sud (area di Marsala, Sicilia, e Metapontino, in Basilicata) che al Nord, nel Veronese. Pregi: precocità di maturazione e rusticità della pianta, sia come pianta fresca che frigoconservata sia negli ambienti meridionali che settentrionali; bella forma conico-allungata del frutto, sempre molto regolare, dovuta all’ottima fertilità del polline; buon sapore, grazie all’equilibrato contenuto in zuccheri e acidi. Difetti: sensibile diminuzione della pezzatura nel prosieguo della raccolta; consistenza della polpa che tende a diminuire in concomitanza di innalzamenti termici; fessurazione del calice in annate di limitata carica produttiva e di non equilibrati apporti nutritivi e idrici alle piante.

Siba. Di origine italiana, indicata solo per le aree fragolicole della Campania. Pregi: elevata rusticità della pianta grazie anche all’elevata vigoria; precocità di maturazione; bell’aspetto del frutto, di forma conicoallungata, molto regolare; elevata consistenza e buon sapore. Difetti: il suo limite principale appare essere legato alla produttività non sempre elevata a causa della diminuzione della pezzatura del frutto che si può registrare nel prosieguo della raccolta.

Tudla®Milsei. Di origine spagnola è indicata solo per l’area di Marsala, in Sicilia. Pregi: elevata precocità di maturazione; elevata produttività delle piante; forma allungata dei frutti. Difetti: forma non sempre regolare, in particolare nei frutti primari; il suo limite principale è la scarsa consistenza della polpa e soprattutto la delicatezza della superficie dei frutti, in particolare nei periodi più caldi; questo difetto può essere attenuato con una attenta gestione delle fertirrigazioni; colore dell’epidermide non sempre uniforme, soprattutto all’apice.

Ventana. Di origine californiana è indicata per il Metapontino e le aree campane. Pregi: spiccata precocità di maturazione unita a grossa pezzatura dei frutti, soprattutto facendo ricorso a piante fresche “cime radicate”; bella forma conica del frutto, molto regolare, con colorazione intensa e molto brillante, anche nei mesi invernali con scarsa luminosità. Difetti: suscettibilità della pianta al “disseccamento del calice” (dry calix) e ai patogeni radicali che spesso possono provocare arresti vegetativi e, nei casi più gravi, il collasso della pianta; colorazione del frutto molto intensa in concomitanza di innalzamenti termici, a cui si associa spesso una perdita di consistenza e limitato sapore soprattutto nei casi di eccessivo vigore delle piante.

Ambienti centro-settentrionali

Adria. Di origine italiana è indicata solo per le Marche. Pregi: il principale pregio di questa varietà a maturazione tardiva è rappresentato dall’elevata rusticità della pianta che la rende particolarmente adatta a terreni non fumigati e di tipo argillosocalcareo come quelli marchigiani dove è stata selezionata; bella colorazione rosso-aranciata e regolarità della forma dei frutti. Difetti: medio sapore; limitata resistenza della superficie dei frutti; suscettibilità della pianta a oidio e vaiolatura fogliare.

Alba. Di origine italiana è indicata per molti ambienti fragolicoli centro-settentrionali. Pregi: precocità di maturazione; grossa pezzatura dei frutti, facilità di distacco alla raccolta; bell’aspetto; bella forma conicoallungata molto regolare; colore dell’epidermide molto brillante. Difetti: produttività della pianta non sempre elevata e costante; frutti con sapore medio-scarso, dovuto al limitato contenuto zuccherino; perdita di consistenza della polpa in concomitanza di temperature elevate; la pianta richiede terreni sani o fumigati; elevato fabbisogno in freddo invernale delle piante in coltura protetta (con inverni miti è consigliabile procedere alla protezione piuttosto tardivamente); con eccessivo vigore vegetativo delle piante si possono verificare significative percentuali di frutti deformati, dovuti a problemi in fase di allegagione.

Anitabis. Di origine italiana è indicata per le aree dell’Emilia-Romagna e Marche. Pregi: la pianta è piuttosto rustica e di elevata produttività, purché si raggiunga un sufficiente accestimento; spiccata precocità di maturazione (anticipa fino a 2-3 giorni Alba nelle colture protette del Cesenate); i frutti sono di bell’aspetto, di forma allungata, molto regolare, consistenti e di buon sapore. Difetti: habitus rado della pianta, che rendono i frutti molto esposti nella coltura di pieno campo; a volte si è registrato un sensibile calo di pezzatura nel prosieguo della raccolta.

Antea. Di origine italiana è indicata per le aree fragolicole del Piemonte, Emilia-Romagna e Abruzzo. Pregi: frutti di bell’aspetto, di colorazione rosso-aranciata, brillante, di forma conica o conico-allungata, molto regolare, con polpa consistente e di buon sapore; può presentare una seconda fioritura per un secondo ciclo di fruttificazione a fine primavera, soprattutto nelle colture autunnali veronesi. Difetti: sensibilità della pianta ai patogeni dell’apparto radicale che nei casi più gravi possono portare al loro collasso e per questo richiede terreni sani e fumigati; sensibile calo di pezzatura del frutto nel prosieguo della raccolta.

Argentera. Di origine italiana viene indicata per le coltivazioni cuneesi e del pieno campo del Cesenate finalizzate al periodo di raccolta tardivo. Ha fatto registrare anche un buon comportamento anche in alcune aree del Centro-Nord Europa. Pregi: la pianta è molto rustica e può essere coltivata con buoni risultati anche su terreni non fumigati; bella forma conica, regolare e uniforme del frutto, con buon sapore, colore dell’epidermide rosso-aranciato, molto brillante e stabile anche nel post-raccolta. Difetti: la non sempre elevata pezzatura dei frutti appare il limite più importante di questa varietà; anche la consistenza della polpa non è elevata soprattutto nei casi in cui si fa ricorso a errate gestioni della fertirrigazione.

Arosa. Di origine italiana è indicata solo per il Piemonte. Pregi: bella forma conico-allungata del frutto, molto regolare; elevata consistenza della polpa; buon sapore; colorazione molto brillante anche in concomitanza a innalzamenti termici. Difetti: sensibile diminuzione della pezzatura del frutto nel prosieguo della raccolta; elevata lunghezza dei peduncoli che, nelle condizioni di eccessivo vigore possono arrivare a occupare i sentieri di passaggio tra una bina e l’altra, ostacolando le operazioni di raccolta; suscettibilità delle piante all’oidio; necessita di terreni sani o fumigati.

Asia. Di origine italiana, indicata per Piemonte, Veneto, EmiliaRomagna e Abruzzo. Pregi: elevata produttività della pianta, soprattutto nei terreni più fertili e fumigati; facilità di distacco dei frutti; bella forma conicoallungata del frutto, colorazione rosso intenso, brillante; grado zuccherino elevato; buon sapore. Difetti: limitata consistenza della polpa e scarsa resistenza della superficie sono i limiti di questa varietà che ne impediscono una piena affermazione. Questi difetti si accentuano soprattutto in concomitanza a innalzamenti termici; la pianta è suscettibile ad antracnosi; necessita di terreni sani o fumigati.

Clery. Di origine italiana è indicata per Piemonte ed Emilia-Romagna; è molto diffusa in diversi areali del Centro- e Nord-Europa, soprattutto in “colture programmate”. Pregi: epoca di maturazione precoce; pianta piuttosto rustica; frutto di bella forma conica, molto regolare, con superficie resistente, molto brillante; il principale pregio di questa varietà è l’elevata qualità gustativa, molto apprezzata per il buon livello zuccherino unito all’aroma piuttosto marcato. Difetti: pezzatura media dei frutti che tende a diminuire nel prosieguo della raccolta; la pianta in condizioni di abbondanti bagnature è suscettibile al marciume del colletto.

Darselect. Di origine francese è indicata solo per le colture autunnali veronesi, dove però ha un ruolo marginale mentre è più importante in Trentino e in altre aree europee. Pregi: ottimo sapore dei frutti grazie all’elevata dolcezza e al buon aroma; la forma conico-allungata e l’elevata consistenza sono gli altri pregi che hanno determinato il successo di questa varietà. Difetti: elevata suscettibilità delle piante a oidio e vaiolature fogliari; non sempre elevata e costante produttività nella coltura autunnale veronese; colorazione intensa e poco brillante dei frutti.

Dora. Di origine italiana è indicata solo per il Veronese. Pregi: elevata consistenza della polpa del frutto e resistenza della superficie; buone caratteristiche organolettiche grazie al buon grado zuccherino. Difetti: la pianta è suscettibile ai patogeni dell’apparato radicale e richiede terreni sani e fumigati; la colorazione del frutto può assumere tonalità scure in concomitanza a innalzamenti termici; sensibile calo di pezzatura nel prosieguo della raccolta e fessurazione del frutto alla base del calice a seguito di squilibrati apporti nutritivi.

Elsanta. Di origine olandese è indicata per le colture programmate trentine e quelle di pieno campo in Val Martello. Rappresenta ancora la principale varietà coltivata nel Centro-Nord Europa. Pregi: ottime caratteristiche qualitative del frutto (grado zuccherino e aroma), di forma conico-arrotondata, molto regolare, di bella colorazione e con lunga shelf life dopo la raccolta. Difetti: elevata suscettibilità ai patogeni dell’apparato radicale e all’oidio; sensibile ai danni da freddo invernali che possono provocare perdite anche consistenti di produzione.

Eva. Di origine italiana è indicata solo per la coltura autunnale veronese. Pregi: pianta in grado di fornire un prolungato flusso produttivo sia in autunno che in primavera grazie alla sua capacità di fornire una seconda fioritura dopo quella principale (bifera); forma conica-allungata del frutto, con colorazione rosso-aranciata molto brillante dell’epidermide e polpa consistente (lunga shelf life). Difetti: richiede terreni fumigati per ottimizzare lo sviluppo vegetativo e aumentare l’accestimento della pianta, non sempre elevato; calo di pezzatura del frutto nella seconda parte della raccolta; l’habitus vegetativo rado della pianta la rende non pienamente adatta alla coltura di pieno campo (sensibilità a scottature solari dei frutti).

Irma (rifiorente neutrodiurna). Di origine italiana è indicata per il Veronese, sia come unifera che come rifiorente nelle colture estive. Pregi: elevata produttività; lungo periodo di raccolta grazie all’alta capacità di rifiorire; bel frutto di forma conico-allungata, molto regolare e di colorazione rosso intenso, molto brillante soprattutto nel periodo autunnale; adatta a essere impiegata sia come unifera (colture autunnali) che come rifiorente. Difetti: limitata consistenza della polpa e sapore troppo scarso in primavera, quando la produttività è molto elevata o in concomitanza a innalzanti termici; la pianta è suscettibile ad antracnosi.

Marmolada®Onebor. Di origine italiana, varietà storicamente molto importante per la fragolicoltura italiana ed europea ancora indicata ma solo per le quote più elevate in Alto Adige. Pregi: elevata produttività della pianta, resistente al freddo invernale (è preferita a Elsanta alle altitudini più elevate, dai 13001700 m). Difetti: suscettibilità ai patogeni dell’apparato radicale; colorazione del frutto che tende a divenire un po’ scura in concomitanza di innalzamenti termici; limitate caratteristiche qualitative.

Onda. Di origine italiana è indicata per le colture di pieno campo del Veronese e dell’Emilia-Romagna (anche in coltura biologica). Pregi: buona rusticità della pianta; habitus vegetativo compatto; grossa pezzatura dei frutti, soprattutto nelle prime staccate; ottima e attraente la colorazione anche nelle colture di pieno campo; facilità del distacco dei frutti; questo carattere unito all’habitus compatto della pianta consente di velocizzare le operazioni di raccolta con un sensibile risparmio di manodopera. Difetti: necessita di piantagioni anticipate per garantire elevata produttività; limitato sapore dei frutti.

Patty. Di origine italiana è indicata solo per le colture autunnali veronesi. Pregi: buona adattabilità alla coltura autunnale; elevata produttività della pianta sia in autunno che in primavera; tolleranza all’oidio e ai patogeni dell’apparato radicale; forma regolare e colore molto brillante del frutto. Difetti: scarsa consistenza della polpa; notevoli difficoltà di distacco del frutto nelle raccolte primaverili, facilità di distacco del calice (difetto per il consumo fresco, ma potrebbe essere un pregio per la raccolta di prodotto da destinare all’industria), sapore medio-scarso.

Queen Elisa. Di origine italiana è indicata solo per l’Emilia-Romagna. Pregi: epoca di maturazione precoce; elevata produttività; tolleranza ai patogeni dell’apparato radicale; buon sapore; elevata consistenza e colorazione rosso brillante molto stabile, anche in concomitanza di innalzamenti termici; elevata tenuta del frutto sulla pianta che consente di ridurre il numero delle raccolte. Difetti: sensibile calo di pezzatura del frutto nel prosieguo della raccolta, soprattutto quando la pianta presenta un’eccessiva carica produttiva.

Record. Di origine italiana è indicata per l’Emilia-Romagna e l’Alto Adige. È stata recentemente brevettata anche negli Stati Uniti, al pari della vecchia cultivar “Idea” da cui deriva e di cui si pone come un miglioramento. Pregi: epoca di maturazione tardiva, elevata produttività e rusticità della pianta, limitata suscettibilità all’oidio; frutti di grossa pezzatura, di color rosso molto brillante, di bella forma conica, molto regolare; elevata resistenza al freddo invernale; si adatta fino a quote di 1400-1600 m di altitudine. Difetti: polpa non molto consistente; sapore medio-scarso; necessita di piantagioni precoci.

Roxana. Di origine italiana è indicata per molti ambienti fragolicoli settentrionali. Pregi: buona rusticità ed elevatissima produttività della pianta; adatta anche alle colture autunnali; bella forma allungata e grossa pezzatura del frutto. Difetti: scarsa resistenza della superficie e scarsa consistenza della polpa; colorazione troppo scura soprattutto in concomitanza di innalzamenti termici; scarso sapore dei frutti.

Sugar Lia. Di origine italiana è indicata solo per il Piemonte. Pregi: regolarità della forma e facilità del distacco del calice; elevata dolcezza e aromaticità del frutto. Difetti: la pianta è suscettibile ai patogeni dell’apparato radicale e richiede terreni sani e fumigati. Per questo, e anche per il non sempre elevato accestimento, la produttività della pianta è spesso non elevata.

Sveva. Di origine italiana è indicata solo per le Marche dove è stata selezionata. Pregi: epoca di maturazione molto tardiva (posticipa la raccolta di Record di una settimana); elevata rusticità della pianta; medio sapore dei frutti. Difetti: limitata resistenza della superficie dei frutti; colorazione scura e poco brillante, spesso non uniforme all’apice, soprattutto in concomitanza di innalzamenti termici.

Tecla. Di origine italiana è indicata solo per le aree fragolicole dell’Emilia-Romagna. Pregi: notevole rusticità e produttività della pianta; grossa pezzatura e bella forma conica del frutto; colorazione rosso brillante, molto attraente; buon sapore; la pianta si adatta anche su terreni non fumigati e alle coltivazioni biologiche. Difetti: la pianta può manifestare un vigore eccessivo nei terreni più fertili; l’utilizzo di piante fresche “cime radicate” consente di limitare questo difetto.

Unica. Di origine italiana è indicata solo per l’Abruzzo. Pregi: elevata produttività e rusticità della pianta, adattandosi anche a terreni non fumigati; frutti di notevole pezzatura, bella forma conica, molto regolare. Negli ambienti abruzzesi, il frutto a piena maturazione, diviene piuttosto aromatico. Difetti: nei terreni più fertili la pianta presenta un eccessivo vigore; scarse caratteristiche organolettiche (dolcezza in particolare).

Zeta. Di origine italiana è indicata solo per l’Emilia-Romagna. Pregi: epoca di maturazione precoce, elevata rusticità, produttività e adattabilità della pianta a terreni non fumigati e alle coltivazioni biologiche; tolleranza all’oidio; grossa pezzatura del frutto, molto regolare grazie all’ottima fertilità del polline. Difetti: limitate caratteristiche qualitative del frutto, dolcezza in particolare.

Rifiorenti

Albion. Di origine californiana è indicata per gli ambienti di montagna del Cuneese. Pregi: pianta rifiorente, con habitus assurgente che si presta a più elevate densità di piantagione; frutto di grossa pezzatura, consistente e di buon sapore, dolce. Difetti: produttività non elevata (limitata capacità di rifiorire); colorazione intensa dei frutti, che può divenire troppo scura soprattutto nei periodi più caldi.

Elsinore Civri30. Di origine italiana è indicata per gli ambienti di montagna del Cuneese Pregi: elevata produttività della pianta (alta capacità di rifiorire); forma conico-allungata del frutto, di bella colorazione rosso-aranciata, uniforme. Difetti: suscettibilità all’oidio; limitata consistenza della polpa e non elevato sapore; necessita di terreni sani o fumigati.

Evie 2. Di origine inglese è indicata per gli ambienti di montagna del Cuneese e del Trentino. Pregi: elevata produttività soprattutto nel primo periodo dell’estate; bella forma del frutto, conica e sempre molto regolare; tolleranza della pianta all’oidio. Difetti: limitata consistenza della polpa e sapore scarso soprattutto in concomitanza dei picchi produttivi.

 


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