Volume: gli agrumi

Sezione: storia e arte

Capitolo: incarti

Autori: Piera Genta

Vere forme di arte popolare e autentiche rarità sono gli incarti, fragili quadrotti di carta velina o carta seta nati per proteggere da urti e accidentali lesioni durante il trasporto l’arancia, un frutto un tempo raro e costoso. Oltre ad avere fini funzionali, ben presto diventano un buon veicolo commerciale per destare la curiosità dell’acquirente, consentendogli anche di distinguere un prodotto di alta qualità e pregio. L’idea nasce verso la metà del XIX secolo; all’inizio si tratta di carta da imballo di colore bianco, rosa o blu, impregnata di olio minerale e priva di immagini stampate, ma dalla fine del secolo compaiono le prime decorazioni a tema natalizio su carta dorata o argentata, a confermare il carattere di eccezionalità del consumo del frutto associato all’idea di un dono, tradizione ancora presente in alcune regioni dell’Italia e della Spagna. Gli incarti decorati si diffondono per oltre cent’anni in cinquanta paesi con circa mezzo milione di soggetti, per opera di artisti locali rimasti per lo più sconosciuti. L’unico modo per datare le immagini è collegarle con le influenze artistiche del momento, sebbene i disegni vengano utilizzati per decenni. Dal punto di vista grafico gli incarti presentano in posizione centrale scene appartenenti al mondo rurale, racchiuse da una cornice circolare, in modo tale che, una volta incartato il frutto, l’illustrazione risulti ben visibile. Nessuna data, di rado il nome del produttore, qualche volta l’indicazione della varietà. La metodologia di stampa ha seguito l’evoluzione della tecnologia, dalla tipocromia alle tecniche più recenti della rotocalcografia e della flessografia. I temi dai colori forti e fluorescenti si ispirano a soggetti agricoli, mitologici, patriottici, personaggi storici, animali esotici, slogan come “Insuperabile” e “First selection”, figure femminili, motivi folcloristici oppure immagini simboliche del sole e del mare e ancora soggetti religiosi o messaggi salutistici. Uno studioso ha parlato di un numero di soggetti variabile tra 300.000 e 500.000. I pochi studi pubblicati sull’argomento attestano che i primi incarti stampati sono apparsi simultaneamente in Europa (Spagna e Italia) e in Giappone tra il 1900 e il 1915; nel 1860 William Thackeray li cita nel primo volume della “Cornhill Magazine” e nel 1892 un manifesto prodotto da una tipografia del New Jersey, negli Stati Uniti, rappresenta alcune dozzine di incarti con diverse immagini, predisposti per alcuni spedizionieri della Florida e della California. Negli Stati Uniti questi disegni sono stati realizzati da noti artisti come l’italoamericano Othello Michetti a San Francisco e Archie Vazques a Los Angeles. L’origine degli incarti europei è un po’ più oscura. I primi utilizzi della carta seta risalgono al 1823; Polo de Bernabé è stato il primo esportatore spagnolo ad avvolgere i mandarini e verso il 1878 ad aggiungere la stampa, subito dopo nasce l’idea di decorare anche i fianchi delle cassette. In una cittadina a nord di Valenza è nata la prima tipografia dedicata. Un articolo francese del 1950 data i primi disegni alla vigilia della prima guerra mondiale, dapprima in Spagna e poi in Italia, tuttavia un collezionista d’arte siciliano, Antonino Catara, asserisce che l’azienda Campione di Catania ha iniziato a stamparli nel 1891, in due o tre colori. Il decennio 1920-1930 rappresenta sia in Europa che in America l’era d’oro per gli incarti, che vengono usati anche per i limoni sebbene questi agrumi non necessitino di protezione perché meno delicati delle arance. Un collezionista francese del 1932 stima che i suoi incarti provengano per metà dalla Spagna, il 10% dall’Italia e il rimanente da Jaffa e dall’America. Prima della seconda guerra mondiale vengono utilizzati anche in Giappone, Australia, Sud Africa, Mozambico, Tunisia e Libano. Per quanto riguarda il mondo del collezionismo, se ne parla in uno studio di Jean Selz pubblicato nel 1932 nel numero 28 della rivista “Arts et Métiers graphiques” e celebri personaggi come lo stesso Pablo Picasso sono rimasti affascinati dalla loro fragilità. In un’interessante mostra tenutasi a Palermo nel 2007 dal titolo From Palermo to America è stata messa in evidenza non solo l’iconografia commerciale, rappresentata dai manifesti delle società agrumarie, dai pizzi di carta dai bordi merlettati che guarnivano le cassette di legno di faggio, ma anche i mestieri dimenticati come quello di traforatore di stampini metallici, che insieme alle incartatrici fanno parte del passato. Oggi solamente qualche frutto, in media il 15% di un imballo, viene vestito con gli incarti. Questi ultimi negli Stati Uniti sono praticamente scomparsi e rimangono solo due aziende nello stato di Washington che li stampano; in Italia sono gli agricoltori di piccole e medie dimensioni i guardiani di questa tradizione popolare, soppiantata dai bollini adesivi che hanno dato vita a una nuova forma di collezionismo.

 


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