Volume: il riso

Sezione: coltivazione

Capitolo: gestione delle malerbe

Autori: Aldo Ferrero, Francesco Vidotto

Introduzione

Le importanti innovazioni tecnologiche introdotte a partire dagli anni ’60, principalmente legate alla meccanizzazione e all’impiego dei prodotti chimici di sintesi per la difesa e la fertilizzazione, hanno determinato profonde modificazioni nelle tecniche gestionali della coltura del riso. Questa condizione, che è stata favorita anche da una costante riduzione della mano d’opera disponibile in agricoltura, ha dato luogo a una sempre maggiore semplificazione delle pratiche colturali e ad una spinta diffusione della monosuccessione colturale. Nel volgere di pochi anni si è assistito, per esempio, all’adozione della semina diretta in luogo del trapianto, del diserbo chimico in sostituzione della monda manuale e ad un crescente impiego di sementi importate da altri Paesi. Questa profonda revisione intervenuta nelle pratiche colturali ha avuto una forte influenza sull’evoluzione del quadro malerbologico delle risaie. In un breve arco di tempo, infestanti giudicate relativamente poco pericolose, come il riso crodo o altre malerbe sconosciute nei nostri ambienti risicoli, come Heteranthera spp., Echinochloa phyllopogon, Rotala spp., Cyperus difformis, Ammania verticillata, Murdannia spp. e Leptochloa spp., hanno raggiunto gradi di diffusione così elevati da richiedere, per alcune di esse, specifici programmi di lotta.

Gestione della vegetazione infestante

Nel riso, ancor più che nelle altre colture agrarie, il successo nella gestione della vegetazione infestante è fortemente dipendente dalle tecniche agronomiche adottate durante la coltivazione. In particolare, sono da considerarsi favorevoli le pratiche che consentono alla coltura di esercitare, in anticipo rispetto alle infestanti, una forte competizione per l’utilizzo delle risorse (luce e nutrienti). È infatti dimostrato che le perdite produttive più consistenti si verificano a seguito della presenza di infestanti in attiva crescita, durante le prime fasi di sviluppo della coltura, mediamente corrispondenti ai primi trenta giorni dopo l’emergenza del riso. Un rapido e uniforme insediamento della coltura favorisce la sua capacità competitiva nei confronti delle malerbe, creando, nel contempo, le condizioni più favorevoli per gli interventi di diserbo chimico. La gestione sostenibile delle malerbe in risaia si fonda, in genere, su una corretta combinazione di mezzi chimici e agronomici, non essendo gli stessi comunemente in grado di fornire un soddisfacente e duraturo contenimento delle infestazioni, se impiegati singolarmente.

Lavorazioni e sistemazione del terreno

Alcune pratiche, come la sistemazione e la preparazione del terreno, la gestione dell’acqua, la modalità di semina e di coltivazione, la rotazione e la scelta varietale possono avere un’importante influenza sull’evoluzione delle popolazioni di piante infestanti e sull’efficienza degli strumenti di lotta impiegati. Le diverse operazioni di preparazione del terreno, quali per esempio l’aratura, il livellamento e l’erpicatura, possono condizionare, in maniera spesso sostanziale, i risultati dei diversi programmi di gestione delle infestanti, per gli importanti effetti che possono avere sia sull’insediamento della coltura, sia sulle dinamiche di sviluppo delle infestanti. In relazione a quest’ultimo aspetto, in particolare, le lavorazioni sono in grado di devitalizzare le piante già emerse e di limitare i flussi germinativi, a seguito dell’induzione della dormienza, nei semi delle malerbe. Anche il grado di amminutamento del terreno può svolgere un ruolo nello sviluppo delle infestazioni. Zolle con dimensioni di 4-7 cm favoriscono l’insediamento della coltura in quanto proteggono i semi dall’azione del moto ondoso causato dal vento, riducendo il rischio di sradicamento delle plantule. Con zolle di maggiori dimensioni aumenta il rischio che una parte del terreno rimanga solo parzialmente coperta dall’acqua di sommersione, creando condizioni favorevoli all’emergenza di infestanti, soprattutto graminacee. L’uniformità delle pendenze all’interno delle camere della risaia, ottenuta mediante dispositivi a controllo laser, consente di regolare il livello delle acque, di contenere lo sviluppo delle malerbe e di assicurare un’emergenza uniforme delle stesse, favorendo l’azione dei diserbanti. La maggiore superficie delle camere, ottenibile grazie a un miglior livellamento del terreno, determina, inoltre, la presenza di un minor numero di argini e di solchi colatori dai quali possono diffondersi molte malerbe.

Gestione dell’acqua

Nel corso degli anni il governo dell’acqua di sommersione ha subito profonde modificazioni, in relazione alle diverse caratteristiche di sviluppo delle nuove varietà, che gradualmente sono state introdotte (differente vigore vegetativo nei primi stadi di sviluppo, taglia alta o bassa delle piante, differente capacità di accestimento ecc.) e alle specifiche esigenze legate alle tecniche di lotta impiegate. I sistemi attualmente più seguiti prevedono il mantenimento di un livello dell’acqua di circa 5-7 cm dalla semina, sino allo stadio di pieno accestimento del riso e di 12-15 cm da questa fase fino a qualche settimana prima della raccolta. L’elevato spessore dello strato d’acqua è in grado di limitare sensibilmente la crescita di alcune infestanti, come per esempio il giavone (Echinochloa crus-galli), mentre ha scarso effetto su altre infestanti, quali per esempio le eterantere (Heteranthera spp.), maggiormente adattate agli ambienti acquatici. Gli effetti sono ovviamente di tipo opposto nel caso dell’asciutta, ovvero della rimozione temporanea dell’acqua di sommersione che viene attuata mediamente 2-3 volte per brevi periodi (alcuni giorni) durante la stagione colturale. Questa tecnica, comunemente adottata per stimolare il radicamento del riso poco dopo la sua emergenza, per favorire l’azione degli erbicidi ad assorbimento fogliare, oltre che per consentire la distribuzione di concimi in copertura e la lotta alle alghe, ha una forte azione di stimolo sulla germinazione dei semi di giavone e di inibizione dello sviluppo delle eterantere. Talvolta, soprattutto nei terreni leggeri, il riso viene seminato interrando il seme su terreno asciutto e sommerso solo a partire da circa 20-30 giorni dopo la semina, al raggiungimento dello stadio di 3-4 foglie. In questo caso, le condizioni di asciutta della prima parte del ciclo determinano una minore o ritardata presenza di alcune specie tipicamente acquatiche, ma comportano lo sviluppo di infestanti caratteristiche delle colture non sommerse, quali per esempio Panicum dichotomiflorum, Digitaria sanguinalis, Polygonum spp. In presenza di autunni particolarmente miti, la sommersione delle camere successiva alla raccolta del riso può stimolare la germinazione di parte dei semi delle infestanti prodotti durante la stagione colturale appena conclusa, contribuendo alla riduzione della banca semi. Le plantule emerse in questo periodo verranno, in seguito, devitalizzate a causa dell’esposizione alle basse temperature dei mesi invernali. Alcune esperienze condotte nelle risaie vercellesi hanno fatto rilevare una forte riduzione del numero di semi di riso crodo presenti in superficie, a seguito della sommersione praticata subito dopo la raccolta e mantenuta in modo continuo sino alla primavera successiva. Tale risultato è, verosimilmente, da porre in relazione a uno stimolo di flussi di emergenze in autunno e ad un aumento della predazione durante il periodo invernale, soprattutto a opera degli uccelli acquatici, per i quali le camere sommerse rappresentano un ambiente particolarmente favorevole per lo svernamento. Sebbene non siano noti studi dettagliati sulla reale consistenza della predazione, si ritiene che questo fenomeno possa, comunque, svolgere un ruolo molto importante sull’evoluzione della banca semi delle infestanti del riso. Va, però, osservato che al riguardo è stata dimostrata l’esistenza di una relazione tra la composizione e la numerosità delle popolazioni di uccelli presenti nell’ambiente di risaia e la gestione dell’acqua (sia durante la stagione colturale sia durante l’inverno), la gestione delle paglie e il numero di anni in cui è stata mantenuta la coltivazione del riso nella stessa camera.

Scelta varietale

In questi ultimi anni si è assistito in Italia a un aumento della coltivazione di varietà di tipo indica e a ciclo breve. Il crescente interesse verso queste ultime varietà è principalmente dovuto alla necessità di evitare di esporre la coltura agli effetti negativi delle basse temperature dei mesi primaverili (aprile) e di fine estate (agosto), ovvero nei momenti in cui la coltura si trova nelle delicate fasi di emergenza e fioritura. Questa esigenza ha favorito la selezione di varietà caratterizzate da buona capacità produttiva, che, seminate nel mese di maggio, raggiungono la fase di fioritura entro il mese di luglio. La disponibilità di varietà a ciclo breve ha reso più facilmente applicabile anche la lotta al riso crodo, effettuata per lo più prima della semina della coltura, utilizzando la tecnica della falsa semina.

Uso delle attrezzature

La maggiore larghezza delle macchine operatrici ha consentito di ridurre il numero di passaggi per unità di superficie, riducendo la presenza di infestazioni tardive, in particolare di riso crodo e giavoni, che possono svilupparsi lungo le carreggiate prodotte dal transito, nelle camere di risaia, di trattrici e macchine trainate, dotate di ruote metalliche dentate. Inoltre, la diffusione di attrezzature per la distribuzione dei diserbanti, sempre più tecnologicamente perfezionate, ha permesso di ridurre i volumi e le pressioni di applicazione di molti erbicidi, migliorando l’efficienza dei trattamenti e riducendo gli errori operativi o il rischio di inquinamento ambientale.

Difesa erbicida

Le modalità di gestione delle malerbe in risaia con mezzi chimici sono fortemente condizionate dal tipo di semina e di gestione della coltura, nonché dalle specie infestanti presenti. In particolare, risulta determinante il grado di infestazione del riso crodo. In funzione del tipo di semina e delle specie infestanti presenti, i programmi operativi sono essenzialmente riconducibili a tre tipologie operative: – semina in acqua, in assenza di riso crodo; – semina in acqua, in presenza di riso crodo; – semina in asciutta e sommersione alla 3a-4a foglia della coltura.

Semina in acqua in assenza di riso crodo
In queste condizioni sono comunemente presenti infestazioni formate da giavoni, ciperacee, alismatacee, butomacee ed Heteranthera spp. Di norma, si rendono necessari due o tre interventi di diserbo. Nel caso di infestazioni ridotte (soprattutto di eterantere e giavoni), presenti, normalmente, solo con l’inserimento del riso in una rotazione, è possibile il ricorso a un unico trattamento, in post-emergenza precoce. Nella maggior parte dei casi, il primo intervento di controllo chimico viene effettuato, principalmente, contro le eterantere, una parte dei giavoni e altre infestanti da seme. Questa strategia operativa prevede l’impiego di oxadiazon, da solo o in miscela con un giavonicida residuale a una dose leggermente ridotta (per es. tiobencarb) per devitalizzare i giavoni in germinazione o al massimo con una foglia; quest’ultima condizione si potrebbe presentare a seguito di un’erpicatura per la preparazione del letto di semina troppo anticipata rispetto alla sommersione, o di una erpicatura non eseguita correttamente. Con questo programma operativo, si rende indispensabile intervenire in post-emergenza, con un unico trattamento erbicida o con due interventi, a distanza di qualche giorno l’uno dall’altro, in relazione al tipo di diserbante utilizzato. Se il trattamento contro le eterantere è risultato efficace, gli interventi di post-emergenza hanno come principale bersaglio giavoni, ciperacee, alismatacee e B. umbellatus. Questi prevedono, generalmente, l’utilizzo di una miscela di due o più erbicidi, che dovranno essere scelti in base alle specie infestanti prevalenti e applicati secondo le esigenze specifiche dei principi attivi utilizzati. Nel caso si intenda effettuare un unico intervento precoce e non vi siano particolari problemi nel mantenere il terreno sommerso per alcuni giorni dopo l’esecuzione del trattamento, è possibile ricorrere a una miscela di molinate o tiobencarb + ALS-inibitori, a prevalente azione contro ciperacee, butomacee e alismatacee alla dose piena raccomandata, 20-30 giorni dopo la semina. Una soluzione in grado di garantire buoni risultati nei confronti dei giavoni e della maggior parte delle altre infestanti del riso è rappresentata dall’applicazione di profoxydim in abbinamento con ALS-inibitori, a prevalente azione contro ciperacee, alismatacee e butomacee. Di particolare interesse sono, in queste condizioni operative, anche gli interventi con i polivalenti erbicidi azimsulfuron, orthosulfamuron, bispyribac-sodium e penoxsulam (questi ultimi due molto efficaci anche contro i giavoni “bianchi”). Le strategie di diserbo che prevedono trattamenti ripetuti sono, comunemente, più impegnative di quelle basate sull’intervento unico. In numerosi casi, tuttavia, forniscono una maggiore flessibilità operativa, in relazione all’epoca di intervento e alle modalità di applicazione. Interventi di diserbo eseguiti con una doppia applicazione, da effettuarsi a distanza di pochi giorni l’una dall’altra, possono essere eseguiti anche utilizzando propanile o cyalofop-butyl in miscela con ALS-inibitori a prevalente azione contro ciperacee, alismatacee e butomacee. Queste possibili soluzioni differiscono tra loro per le condizioni in cui si deve trovare il terreno al momento dell’intevento: per propanile e cyalofop-butyl è necessaria l’asciutta della risaia, mentre per gli ALS-inibitori è preferibile la presenza di terreno bagnato. Cyalofop-butyl è da preferirsi al propanile nel caso in cui si debba intervenire in anticipo con il primo trattamento. Va segnalato, inoltre, che le formulazioni di propanile in granuli idrodispersibili consentono, rispetto a quelle liquide, un leggero anticipo del momento di distribuzione, per la loro migliore selettività verso la coltura. Con elevate infestazioni di H. reniformis è possibile aggiungere triclopir nel primo intervento, mantenendo il livello dell’acqua molto basso per ridurre gli effetti fitotossici del prodotto.

Semina in acqua con presenza di riso crodo
La presenza di riso crodo condiziona profondamente i piani di gestione delle infestanti e impone l’applicazione integrata di tecniche colturali combinate con mezzi di lotta chimici. Le tecniche colturali trovano, essenzialmente, applicazione attraverso l’impiego di seme certificato esente da riso crodo e l’inserimento del riso in rotazione con altre colture. L’applicazione dei mezzi chimici prevede il ricorso a interventi da realizzarsi prima della semina del riso, in pre- o postemergenza del riso crodo, oppure dopo la semina della coltura.

Interventi in pre-semina. La lotta al riso crodo effettuata in presemina della coltura presenta, in generale, una buona efficacia nei confronti della malerba, prima che la stessa possa esercitare la sua azione competitiva nei riguardi della coltura. Questo tipo di lotta può essere realizzato in pre-emergenza o post-emergenza dell’infestante. La lotta al riso crodo in pre-emergenza dell’infestante può essere effettuata ricorrendo all’impiego di flufenacet, distribuito su risaia sommersa, circa 30 giorni prima della semina, per favorire il controllo dell’infestante in un più ampio periodo di tempo e garantire una maggiore selettività. Questo intervento determina anche una significativa riduzione delle emergenze di giavoni e altre malerbe a germinazione anticipata. Alcuni giorni (5-6) prima della semina è possibile intervenire con oxadiazon per la lotta contro Heteranthera spp.; in tal caso è consigliabile far precedere il trattamento da un ricambio di acqua. Un’altra possibilità di lotta al riso crodo è rappresentata dagli interventi effettuati dopo la nascita dell’infestante, in combinazione con la tecnica della falsa semina. L’applicazione di questa tecnica prevede la preparazione anticipata del letto di semina seguita da una sommersione temporanea della camera e da una successiva distruzione delle plantule emerse. Questa operazione può essere realizzata con un intervento meccanico (erpicatura), oppure con diserbanti a base di cicloxidim o glifosate. I migliori risultati nel controllo di questa malerba si ottengono solo quando la maggior parte dei suoi semi germinabili nel corso della stagione sono in grado di dare origine a plantule con 2-3 foglie ed essere, quindi, sensibili agli interventi di devitalizzazione applicati. La germinazione e il successivo sviluppo della malerba sono fortemente influenzati dalla gestione dell’acqua durante la falsa semina e dal metodo di lavorazione adottato per la preparazione del letto di semina. Il mantenimento del terreno in condizioni di saturazione idrica, senza sommersione, permette di ottenere uno sviluppo uniforme e contemporaneo delle plantule dell’infestante, creando le condizioni più favorevoli all’intervento di lotta successivo. La minima lavorazione del terreno è, comunemente, in grado di assicurare un numero di emergenze pari ad almeno 3 volte quelle registrate con l’aratura tradizionale. L’applicazione della lotta in post-emergenza della malerba consente difficilmente di procedere alla semina della coltura prima del 10-15 maggio, costringendo, quindi, alla semina di varietà a ciclo breve, caratterizzate, però, ancora da buona produttività, quali per esempio Gladio, Selenio, Loto. Con questa tecnica è possibile intervenire anche contro i giavoni e altre infestanti sviluppatesi prima dell’intervento di lotta con mezzi meccanici o chimici.

Interventi in post-semina. La lotta al riso crodo in presenza della coltura può essere realizzata intervenendo sulle tradizionali varietà con strumenti non selettivi, applicati con opportuni accorgimenti. L’utilizzo di diserbanti totali (per es. glifosate) è possibile solo in presenza di varietà a taglia ridotta e ricorrendo ad attrezzature dotate di barre lambenti o umettanti, in grado di interessare unicamente la parte apicale (pannocchia) della malerba. Nelle stesse condizioni colturali, è possibile fare ricorso anche allo sfalcio delle pannocchie della malerba con apposite attrezzature montate sulla parte anteriore di una trattrice e accoppiate a un dispositivo frantumatore a rulli; tale tecnica è oggi adottata solo occasionalmente. Ambedue gli interventi vengono eseguiti quando la competizione nei confronti della coltura ha già avuto luogo e pertanto non sono finalizzati al contenimento delle perdite produttive. Essi vanno considerati come interventi preventivi per le successive campagne colturali, in quanto hanno esclusivamente lo scopo di ridurre l’apporto di semi vitali dell’infestante al terreno. Nella lotta al riso crodo è disponibile, a partire dalla campagna agraria 2006, anche una tecnica basata sull’impiego di una varietà di riso (Libero) ottenuta con metodi di selezione convenzionale, in grado di tollerare gli erbicidi imidazolinonici. Per questo specifico impiego è possibile ricorrere all’utilizzo in post-emergenza del diserbante imazamox, dotato di un’elevata efficacia nei confronti del riso crodo e di numerose altre malerbe del riso. Si tratta di una soluzione certamente innovativa, che richiede, però, un'attenta utilizzazione per evitare il rischio di trasmissione della tolleranza al diserbante anche alle piante di riso crodo.

Semina in asciutta e sommersione alla 3a-4a foglia della coltura
I programmi di lotta applicabili in queste condizioni operative sono strettamente legati alle diverse tipologie di infestanti che si possono sviluppare nelle due principali fasi di gestione del riso: la prima su terreno asciutto e la seconda su terreno sommerso (a partire dallo stadio di 3-4 foglie della coltura). Con questo tipo di gestione della coltura è generalmente necessario ricorrere a un intervento di pre-emergenza con pendimetalin, diserbante attivo nei confronti delle graminacee da seme. Questo trattamento è finalizzato soprattutto al contenimento di P. dichotomiflorum, infestante di difficile contenimento in post-emergenza nel riso. A pendimetalin è normalmente consigliabile aggiungere oxadiazon, se si prevedono emergenze successive di Heteranthera spp., o tiobencarb, nel caso in cui si tema una forte infestazione di giavoni e altre graminacee. Il trattamento con pendimetalin deve essere effettuato non oltre 3-4 giorni dopo la semina, per evitare effetti fitotossici sul riso in germinazione. In condizioni di terreno asciutto e in assenza di precipitazioni nei giorni successivi al trattamento è opportuno ricorrere a una leggera irrigazione della risaia, seguita da un rapido deflusso dell’acqua e da uno sgrondo completo del terreno, per favorire l’azione del diserbante e stimolare la germinazione del riso. Va però osservato che la selettività del prodotto è di tipo stratigrafico e che in presenza di piogge intense o abbondanti irrigazioni possono verificarsi temporanei fenomeni di fitotossicità a carico delle giovani piante di riso. La lotta contro malerbe graminacee e non graminacee del riso seminato in asciutta può essere realizzata anche intervenendo in pre-emergenza della coltura con clomazone. Questo diserbante si adatta, inoltre, alla miscela con pendimetalin, al fine di potenziarne l’azione nei confronti di Polygonum lapathifolium e P. persicaria. Per un efficace contenimento delle infestanti, ai trattamenti di pre-emergenza è comunemente necessario far seguire uno o più interventi di post-emergenza. La strategia più adottata prevede, ancora su risaia asciutta, due interventi con propanile distanziati di 6-7 giorni. Per un migliore controllo delle infestanti non graminacee, a propanile può essere aggiunto MCPA o un diserbante ALS-inibitore. In presenza di elevate infestazioni di ciperacee (soprattutto Bolboschoenus maritimus) o di butomacee è comunemente opportuno prevedere un’applicazione di diserbanti ALS-inibitori nel periodo successivo alla sommersione. In questo periodo è possibile, peraltro, utilizzare tutti i programmi di lotta in post-emergenza previsti per la coltura seminata in acqua.

Problematiche nella gestione delle malerbe

Il successo delle diverse strategie di gestione della vegetazione infestante del riso, come si è osservato in precedenza, è influenzato dall’applicazione di adeguate pratiche colturali, ma è, soprattutto, dipendente dall’utilizzo di idonee molecole erbicide. Questo quadro gestionale, già di per sé complesso, è destinato a complicarsi ulteriormente, a causa dell’uscita dal mercato di alcune valide molecole erbicide di vecchia introduzione, per ragioni legate alle procedure di ri-registrazione, previste a livello comunitario e in conseguenza dell’introduzione di normative sempre più severe sulla protezione delle acque. A seguito dell’applicazione di disposizioni legislative comunitarie (in particolare della direttiva 91/414/CEE), che prevedono una rivalutazione delle caratteristiche tossicologiche, fitoiatriche e ambientali alla luce delle più recenti acquisizioni scientifiche, alcuni prodotti largamente impiegati nel riso non sono stati inclusi nell’elenco delle sostanze utilizzabili (Allegato 1). Tra le molecole attualmente escluse figurano prodotti quali tiocarbazil, pretilaclor, quinclorac, cinosulfuron, diclorprop e dalapon. A questo elenco potrebbe aggiungersi anche il propanile, prodotto che non ha, al momento, superato il processo di revisione. La mancanza di questi diserbanti ha imposto alcuni significativi cambiamenti nei programmi di gestione delle infestanti, come è accaduto, per esempio, a seguito dell’esclusione di pretilaclor (utilizzato come pre-emergenza in pre-semina) e dalapon (usato al termine della falsa semina, prima della semina del riso), entrambi utilizzati per il contenimento del riso crodo. Con la revisione delle autorizzazioni all’impiego si è inoltre ridotto il numero di famiglie chimiche di diserbanti impiegabili, limitando sensibilmente la possibilità di porre in rotazione principi attivi con diverso meccanismo di azione allo scopo di evitare la selezione e la diffusione di popolazioni di infestanti resistenti agli erbicidi. Va inoltre osservato che, per la coltura del riso, la maggior parte delle molecole attualmente disponibili sono caratterizzate da un medesimo meccanismo di azione, basato sull’inibizione dell’attività dell’enzima ALS (aceto-lattato sintetasi). L’impiego ripetuto nel tempo dei diserbanti con tale meccanismo d’azione ha favorito la selezione di popolazioni di Alisma plantago-aquatica, Schoenoplectus mucronatus e Cyperus difformis resistenti a questi prodotti. Secondo uno studio del GIRE (Gruppo Italiano di lavoro sulla Resistenza agli Erbicidi), S. mucronatus è attualmente la specie che ha fatto registrare la maggiore espansione nell’areale risicolo. In questi ultimi tempi è stata altresì segnalata una popolazione di E. crus-galli tollerante al propanile. Si stima che la superficie interessata dalla resistenza interessi, per le diverse specie considerate nell’insieme, oltre 20.000 ha. In aggiunta a questi casi documentati di resistenza, sono sempre più frequenti segnalazioni di scarsa efficacia dei trattamenti erbicidi nei confronti di specie come Ammania coccinea e Butomus umbellatus, tradizionalmente considerate di secondaria importanza, poiché normalmente controllate dai trattamenti effettuati per contrastare altre specie infestanti di maggiore rilevanza. Le principali strategie utilizzate per gestire il fenomeno della resistenza si basano, soprattutto, sul ricorso a interventi di tipo preventivo, come la rotazione di erbicidi a diversa modalità di azione, o il loro impiego in miscela e l’individuazione e la rimozione delle piante sfuggite agli interventi di lotta, prima della loro disseminazione. A queste devono aggiungersi tutte le pratiche colturali in grado di migliorare la capacità competitiva della coltura e anche, dove possibile, la rotazione colturale, considerata, in generale, come la migliore strategia di contenimento della vegetazione infestante. Un ulteriore elemento di complicazione nella gestione delle malerbe è rappresentato dall’introduzione di normative comunitarie in materia di acque (Water Framework Directive, 2000/60/CE). In relazione a questo aspetto, sono prevedibili ulteriori restrizioni sull’impiego degli agrofarmaci (in particolare degli erbicidi), oltre a una possibile riduzione della quantità di acqua destinata alla coltivazione del riso.

 


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