Volume: il grano

Sezione: coltivazione

Capitolo: gestione delle malerbe

Autori: Pasquale Montemurro

Introduzione

Il concetto di malerba o erba infestante è relativo; infatti vi sono definizioni diverse a riguardo. Secondo la European Weed Research Society (Società Europea di Malerbologia), “infestante è qualunque specie di pianta che interferisce con gli obiettivi e le esigenze umane”. Un’altra definizione è la seguente: le piante infestanti sono “piante adattate ad ambienti antropogeni, dove interferiscono con le attività, la salute e i desideri degli uomini”. Un’altra maniera di definire le malerbe è quella secondo la quale sono “piante la cui utilità non è stata ancora scoperta”. Quest’ultimo modo è abbastanza razionale se si pensa che la ricerca di nuove piante alimentari si concentra oggi su specie che si comportano da malerbe in molte parti del mondo e che la stessa specie può essere considerata malerba in una parte del globo e pianta utile in un’altra, come testimoniano gli esempi di Cynodon dactylon (L.) Pers. (malerba, foraggera, pianta tessile) e Avena fatua (malerba, foraggera e un tempo anche pianta alimentare). Infine, una definizione più agronomica è quella di “pianta che nasce dove non dovrebbe” e soprattutto che è “in grado di diminuire il potenziale quali-quantitativo delle colture”. Delle circa 200.000 specie di piante diffuse nel mondo, sono considerate responsabili di azioni negative nei confronti delle colture solo 250; di queste, il 68% circa rientra in 12 famiglie botaniche e in particolare poco meno del 40% sono graminacee e composite.

Danni da malerbe

I danni determinati dalle erbe infestanti sono dovuti essenzialmente alla competizione e, talvolta, all’allelopatia. Riguardo alla competizione, questa è la maniera più classica che le malerbe hanno per provocare un danneggiamento della coltura: in pratica, queste sottraggono uno o più fattori produttivi quali l’acqua, la luce, gli elementi nutritivi e lo spazio vitale al grano; di conseguenza il frumento finisce per vedere appunto diminuita più o meno consistentemente la propria potenzialità produttiva e qualitativa. Relativamente al fattore acqua, le infestanti riducono le riserve di umidità del suolo e aumentano la possibilità di stress da siccità; la Sinapis arvensis (senape selvatica), per esempio, è capace di traspirare, e quindi di sottrarre acqua dal terreno, quattro volte più del grano. La luce, sottratta alla coltura da una cospicua presenza di infestanti, invece, influenza, oltre che il tasso di crescita, anche l’altezza delle piante, che si presentano eziolate e con culmi, di diametro minore, più suscettibili all’allettamento. L’allelopatia, invece, consiste nel fatto che alcune specie di malerbe sono in grado di produrre e diffondere nel terreno delle sostanze denominate appunto allelopatiche, in grado di influenzare negativamente le piante di grano, riducendone l’accrescimento e la produttività. Tra le specie di malerbe capaci di danneggiare il grano mediante l’allelopatia, vi sono l’Agrostemma githago (gittaione comune) e la Portulaca oleracea (porcellana comune). Da segnalare infine che la presenza di malerbe può contribuire direttamente o indirettamente alla formazione di sostanze tossiche, denominate micotossine, prodotte da vari patogeni fungini. L’entità dei danni dipende, oltre che dalle malerbe che invadono i seminati di grano, dall’entità della loro infestazione. Oltre ai danni quantitativi, la presenza di erbe infestanti nel frumento può determinare effetti negativi sulla qualità della produzione, influenzando in maniera più o meno rilevante una o più delle caratteristiche merceologiche della granella. I danni qualitativi più frequenti sono: - la produzione di cariossidi striminzite, che presentano un minore peso ettolitrico e di conseguenza una resa alla macinazione più bassa. In altre parole, alla molitura si ricava un minore quantitativo di semola e di farina, rispettivamente per il grano duro e tenero; - il peggioramento dei prodotti sfarinati, in particolare se l’infestazione è costituita da Picris echioides (aspraggine volgare) e/o da Thlaspi arvensis (erba storna comune). I loro semi potrebbero infatti essere moliti insieme alle cariossidi di frumento, con la conseguenza che sia la farina sia la semola assumerebbero un sapore amaro inaccettabile, rendendo la produzione non commerciabile; - la formazione di sostanze tossiche per la salute umana. Per esempio sui semi di Alopecurus myosuroides, detta coda di volpe, si possono formare gli sclerozi della Claviceps purpurea, che contengono alcaloidi, quali ergotossina, ergotamina ed ergometrina, in grado di provocare gravi disturbi al sistema nervoso e a quello circolatorio. Inoltre, la presenza di erbe infestanti può favorire lo sviluppo di funghi patogeni, quali Aspergillus e Penicillium, in grado di produrre micotossine, come l’ocratossina, contaminanti della granella; - l’inquinamento delle sementi. Alcune specie infestanti possono inquinare la semente di grano, avendo caratteristiche morfologiche e ponderali simili (stessa grandezza e peso dei semi di grano), fino al punto di rendere non più commerciabile la semente stessa.

Controllo delle malerbe

I metodi che permettono di eliminare o almeno di limitare lo sviluppo delle erbe infestanti nelle colture possono essere distinti in preventivi e diretti. Rientrano tra i metodi preventivi tutti quelli che consentono da un lato di evitare la proliferazione delle malerbe e di diminuirne la possibilità di invadere la coltivazione, e dall’altro di fare in modo che la coltura si sviluppi rapidamente e uniformemente e possa crescere in maniera ottimale. Tali metodi sono praticati ai fini di togliere spazio vitale alle infestanti e di ridurne le capacità di estrinsecare la competizione. Le normali pratiche colturali che si utilizzano nella coltivazione vengono attuate nell’ottica di limitare lo sviluppo delle infestanti e nel contempo porre le piante del grano in condizione di vegetare il meglio possibile. In particolare, devono essere opportunamente gestiti l’avvicendamento colturale (rotazione), le lavorazioni del terreno, la scelta della varietà e la dose di seme da impiegare.

Avvicendamento colturale. La scelta della sequenza delle colture costituisce uno degli accorgimenti principali per evitare l’instaurarsi di un’abbondante infestazione di malerbe nel frumento. L’importanza dell’avvicendamento per il controllo delle infestanti risiede, quindi, nella possibilità di inserire in rotazione altre specie di piante coltivate in differenti periodi o sottoposte a diverse tecniche di diserbo (per es. barbabietola da zucchero e patata) o di tipo “rinettante”, cioè caratterizzate da crescita veloce, taglia elevata e una vegetazione rigogliosa, come per esempio il mais e il sorgo, che ostacolano fortemente la crescita e la disseminazione delle malerbe. Praticando un corretto avvicendamento diminuisce nel terreno la carica di semi o di altri organi riproduttivi delle malerbe, diminuendo in tal modo la carica potenziale d’infestazione o seed bank. Diversi studi dimostrano chiaramente come la carica di semi infestanti diminuisca sensibilmente nel caso sia posta in rotazione al grano la barbabietola rispetto al ristoppio.

Lavorazioni del terreno. La modalità e la profondità di lavorazione del terreno modificano in maniera più o meno rilevante la distribuzione dei semi delle infestanti lungo il profilo del terreno e, pertanto, influenzano il livello di inerbimento che si può ritrovare in un seminato di frumento.

Scelta della varietà. Il livello di inerbimento che può instaurarsi in un campo di frumento è in funzione anche della cultivar seminata; diverse ricerche, infatti, hanno evidenziato come, mediante un’opportuna scelta della varietà, diventi possibile ridurre anche in modo piuttosto sensibile l’infestazione delle malerbe e di riflesso la competizione. Tale azione di contenimento è dovuta in particolare alla capacità che talune varietà hanno di “chiudere” più rapidamente, nonché a un più alto numero di spighe formate (maggiore indice di accestimento) e alla taglia più elevata.

Dose di seme. Per quanto attiene la quantità unitaria di seme da utilizzare, questa dovrebbe essere la più elevata possibile, compatibilmente con le esigenze della varietà; in tal modo, infatti, si può contenere in misura abbastanza significativa sia la densità di infestazione sia lo sviluppo delle malerbe. Specifiche ricerche hanno evidenziato che impiegando una dose più alta di seme di frumento, si osservava, al momento della raccolta, una presenza di avena selvatica inferiore. Metodi diretti sono tutti quelli che intervengono direttamente sullo sviluppo della flora infestante: falsa semina, diserbo meccanico e diserbo chimico.

Falsa semina. Consiste nel preparare accuratamente il terreno come se si dovesse seminare, ma in anticipo rispetto all’epoca normale, generalmente 40-50 giorni prima, in modo che nasca una parte delle erbe infestanti che avrebbe dovuto inserirsi nel campo di grano. Successivamente, poco prima di eseguire la semina, le malerbe vengono eliminate meccanicamente, mediante un’erpicatura superficiale, o ricorrendo a un erbicida.

Diserbo meccanico. Il grano viene diserbato meccanicamente mediante l’erpicatura, eseguita utilizzando un erpice, che può essere di tipo a denti e strigliatore. È un’operazione che permette in molti casi un soddisfacente controllo della flora infestante o almeno aiuta a contenerne lo sviluppo. L’erpicatura riesce in particolare a contenere le infestanti annuali, soprattutto ai primi stadi di sviluppo o ancor meglio, di plantula.

Diserbo chimico. Viene realizzato applicando sostanze chimiche diserbanti, o erbicidi. La loro applicazione avviene normalmente mediante barre irroratrici. La scelta del diserbante da usare viene effettuata soprattutto in base: - alla selettività, in quanto vi sono erbicidi che rispettano o no il grano, rispettivamente definiti come “selettivi” e “non selettivi o totali”; - allo spettro d’azione, che deve essere tale da controllare le specie infestanti previste, già emerse o che emergeranno. A tal fine gli erbicidi vengono distinti in “a largo spettro”, efficaci sia su graminacee (a foglia stretta) sia su dicotiledoni (a foglia larga), o “specifici” in grado di controllare una o poche specie infestanti (dicotiledonicidi e graminicidi); - al momento di applicazione, che può essere in pre-semina, in pre-emergenza e in post-emergenza del frumento; - all’azione erbicida, che può essere di tipo “disseccante” (per contatto), “antigerminello” (attiva per assorbimento da parte dei germinelli) o “sistemica”, (traslocabile attraverso la linfa delle piante previo assorbimento radicale o fogliare). Nel caso un solo diserbante non sia in grado di controllare tutte le infestanti, si ricorre a miscele costituite da due o più principi attivi; - ai vincoli dettati dai disciplinari di produzione integrata.

Pre-semina. Viene eseguita prima della semina del grano con prodotti non selettivi (disseccanti o sistemici) i quali, una volta assorbiti dalle foglie, agiscono in un tempo più o meno breve (da 2-3 a una decina di giorni). Si ricorre a questo intervento nel caso sia adottata la tecnica della falsa semina, o si intervenga su sodo. Alla pre-semina si ricorre anche nel caso in cui vi sia un ritardo nella semina, per esempio per piogge abbondanti e ripetute.

Pre-emergenza. Il trattamento avviene dopo la semina del grano e prima della sua nascita. In questo tipo di applicazione vengono di norma utilizzati erbicidi a largo spettro d’azione, di tipo antigerminello o sistemico per assorbimento radicale, in modo da impedire l’emergenza delle malerbe. Questa applicazione sta perdendo importanza per molteplici ragioni.

Post-emergenza. Gli erbicidi sono distribuiti sulla coltura in atto e su infestanti già nate, in un periodo compreso tra l’inizio dell’accestimento e la levata del grano. La scelta di intervenire posticipatamente è quella oggi preferita nel diserbo del frumento, in quanto l’intervento è mirato e giustificato dalla presenza delle infestanti. Per questo tipo di intervento sono impiegati diserbanti sistemici per assorbimento fogliare, utilizzando un erbicida ad ampio spettro, o miscele costituite da un graminicida e un dicotiledonicida.

 


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