Volume: il pomodoro

Sezione: coltivazione

Capitolo: gestione delle malerbe

Autori: Pasquale Montemurro, Gabriele Rapparini, Giovanni Campagna

Introduzione

Nelle coltivazioni italiane di pomodoro, destinate nella stragrande maggioranza all’industria agro-alimentare di trasformazione (trascurabili sono le superfici coltivate a pomodoro da orto per il consumo fresco, parte delle quali sono condotte in coltura forzata in serra e sotto tunnel), la flora infestante può risultare costituita da specie di malerbe, sia dicotiledoni sia graminacee, che sono comuni in tutta la penisola, insieme con altre che, invece, si ritrovano quasi esclusivamente in certi areali, in altre parole sono tipiche di certe aree geografiche. Nell’ambito delle malerbe in pratica sempre reperibili in tutti i territori coltivati a pomodoro, vi sono le dicotiledoni erba morella (Solanum nigrum), porcellana comune (Portulaca oleracea), amaranto comune (Amaranthus retroflexus), farinello comune (Chenopodium album), correggiola (Polygonum aviculare), vilucchio comune (Convolvulus arvensis), borsa del pastore (Capsella bursa-pastoris), erba stella (Coronopus squamatus), senape selvatica (Sinapis arvensis) e ravanello selvatico (Raphanus raphanistrum), nonché le graminacee giavone comune (Echinochloa crus-galli) e diverse specie di pabbio (Setaria spp.) e di scagliola (Phalaris spp.). Per quanto concerne la specificità territoriale, questa è dovuta al fatto che per esempio i comprensori pomodoricoli della Puglia, dell’Emilia-Romagna e della Sicilia, le regioni più importanti per quest’ortaggio, differiscono tra loro per l’andamento climatico, le caratteristiche chimico-fisiche del terreno e per le pratiche agronomiche utilizzate. Nell’ambito di queste ultime, una grande importanza è da assegnare sicuramente al diserbo chimico; infatti, i diserbanti utilizzati negli anni passati, inefficaci nei confronti di certe specie non solo nella coltura del pomodoro, hanno contribuito a selezionare la flora infestante, rispetto a quella originaria, che è di conseguenza mutata sotto il profilo quali-quantitativo, al punto da risultare generalmente costituita in certi casi da poche specie di malerbe, ognuna però grandemente diffusa nei campi. Le variazioni subite nel tempo dalle infestazioni di malerbe, rientranti nel cosiddetto fenomeno di compensazione floristica, hanno in pratica dato origine a una nuova flora denominata flora di sostituzione. La specie che più di tutte ha aumentato la sua presenza in tutti i comprensori pomodoricoli italiani è certamente l’erba morella, a causa delle difficoltà di controllo, anche di tipo chimico, che tale specie ha posto e continua a porre. Le specie che, invece, per diversi motivi si sono accumulate per aree geografiche sono il cencio molle grande (Abutilon theophrasti), la fitolacca (Phytolacca americana), il vilucchio bianco maggiore (Calystegia sepium) e l’ibisco vescicoso (Hibiscus trionum) che si rinvengono prevalentemente nel Nord Italia, la fumaria comune (Fumaria officinalis), l’erba stregona (Stachys annua), la camomilla bastarda (Anthemis arvensis), la visnaga maggiore (Ammi majus) e le specie diverse di veronica (Veronica spp.), di romice (Rumex spp.) e di coda di cavallo (Equisetum spp.) nel Centro, mentre il tribolo comune (Tribulus terrestris), il cocomero asinino (Ecballium elaterium), la nappola italiana (Xanthium italicum) e quella spinosa (Xanthium spinosum), il cardo mariano (Silybum marianum), il poligono convolvolo (Fallopia convolvulus) e le diverse specie di zigolo (Cyperus spp.) sono maggiormente ritrovabili nelle aree del Meridione; inoltre, in queste ultime e in modo particolare nei comprensori pugliesi del Foggiano e del Barese, vi è pure la orobanca ramosa o succiamele ramoso (Orobanche ramosa), una specie parassita che è in via di diffusione. In generale, la presenza delle erbe infestanti nelle coltivazioni provoca una competizione per l’acqua, per gli elementi nutritivi e per la luce, fattori fondamentali per la crescita delle piante; tale competizione, in funzione delle specie di malerbe, dell’entità e del periodo dell’inerbimento, determina una dannosità che consiste nel rallentamento della crescita delle piante coltivate che si traduce nel caso specifico in una diminuzione più o meno forte della produzione del pomodoro dal punto di vista sia quantitativo (minore quantità e più basso peso medio delle bacche) sia qualitativo (contenuto inferiore di zuccheri). Riguardo al periodo di inerbimento, ovviamente quanto più lungo sarà il periodo di permanenza delle infestanti nella coltura minore sarà la produttività di quest’ultima. Tra le specie più competitive e dannose vi è l’erba morella che, a causa dell’elevata affinità botanica con il pomodoro, risulta tra le specie di più difficile contenimento ed è tra quelle che sono in grado di deprimere fortemente le produzioni anche a bassa densità di infestazione (una sola pianta per metro lineare di fila di pomodoro trapiantato è in grado di ridurre la produzione fino al 10%). Insieme alle infestanti sopra elencate, alcune specie perenni a foglia larga, quali lo stoppione (Cirsium arvense), e a foglia stretta, come la sorghetta (Sorghum halepense) e la gramigna (Cynodon dactylon), sono in grado di causare ingenti danni, poiché in possesso di un potenziale di competizione molto elevato. La dannosità determinata dalla presenza delle erbe infestanti non si limita a ridurre solo direttamente il potenziale quali-quantitativo della produzione; infatti, molte delle specie di malerbe, che tra l’altro costituiscono anche una fonte alimentare per molti insetti vettori, ritrovabili nei campi di pomodoro e nelle loro prossimità (capezzagne, scoline, muretti a secco ecc.), possono ospitare virus e batteri patogeni della coltura; in particolare, l’erba morella può da sola albergare ben tre virus, quali quelli del mosaico del cetriolo, del mosaico del tabacco e il virus Y della patata e tre batteri patogeni del pomodoro, come quelli del cancro batterico, della maculatura batterica e della macchiettatura batterica. Oltre che deprimere il potenziale quanti-qualitativo delle produzioni di pomodoro, le erbe infestanti possono influire negativamente sul bilancio economico della coltura rendendo più difficoltose le operazioni di raccolta, com’è il caso del vilucchio comune e di quello bianco maggiore.

Diserbo

La coltura del pomodoro, come tutte le altre, necessita di essere sottoposta al diserbo, in altre parole a operazioni che consentano l’eliminazione o almeno il contenimento delle erbe infestanti. Le problematiche di diserbo richiedono soluzioni che non sono sempre facili, specialmente sotto il profilo economico.

Metodi di diserbo

Per controllare le erbe infestanti che inerbiscono le coltivazioni di pomodoro sono attualmente effettuabili metodologie di diserbo di tipo sia indiretto sia diretto, la cui gestione può avvenire più razionalmente soltanto se i singoli interventi sono scelti e posti in essere secondo i dettami del diserbo integrato. I metodi di diserbo indiretti sono quelli che servono: a) a limitare la diffusione delle malerbe già presenti; b) a impedire l’ingresso di nuovi semi di infestanti e/o di altri organi di riproduzione di tipo vegetativo (bulbi, rizomi, stoloni ecc.); c) a togliere spazio vitale alle malerbe, riducendone la capacità di estrinsecare la competizione verso le piante di pomodoro. I metodi di diserbo diretti sono quelli eseguiti direttamente contro gli inerbimenti in atto, compresi quelli costituiti da semi di malerbe in fase di germinazione; nell’ambito di tali metodi rientrano il diserbo meccanico e chimico e quello attuato attraverso l’impiego della pacciamatura.

Pacciamatura. La pacciamatura viene praticata esclusivamente nella coltura da consumo fresco; i più utilizzati sono i film plastici neri, al di sotto dei quali in genere è posto, al centro della fila sia semplice sia binata, l’impianto irriguo costituito dall’ala gocciolante o dalla manichetta forata. La pacciamatura con i film plastici neri è sicuramente utile per evitare gli inerbimenti di orobanca, mentre non è consigliabile nel caso siano presenti infestazioni costituite dalle varie specie di zigolo e di equiseto, poiché sono malerbe in grado di perforare il film plastico stesso. Con tale sistema, la coltura può usufruire anche degli altri vantaggi derivanti dalla pacciamatura, come il risparmio d’acqua irrigua, la precocizzazione della produzione ecc.

Diserbo meccanico. Il diserbo meccanico, consistente nella soppressione delle malerbe realizzata utilizzando idonee attrezzature meccaniche, è attuato eseguendo delle lavorazioni superficiali del terreno, quali le fresature, le erpicature e le sarchiature. Le prime due si effettuano nel caso in cui il terreno debba essere liberato dalle infestanti nate prima dell’impianto della coltura. Le sarchiature, invece, servono per diserbare una coltivazione di pomodoro già impiantata e si possono praticare sia manualmente con l’ausilio di opportuni utensili, tra i quali il sarchiatore (dal latino sarculum), sia con attrezzature mosse da motori; queste ultime, in particolare, riescono a effettuare contemporaneamente l’eliminazione delle erbe infestanti e una lavorazione più o meno superficiale del terreno. Le sarchiature manuali sono eseguite esclusivamente per controllare le erbe infestanti nate sulle file delle piante di pomodoro, mentre quelle meccaniche sono messe in atto nei confronti dell’inerbimento presente tra le file; riguardo a queste ultime, va ricordato come, specialmente nel pomodoro da industria, l’impianto della coltura venga generalmente eseguito a file binate, disponendo cioè le piante su coppie di file distanti alternativamente tra loro 0,3-0,4 m (tra le file della bina) e 1,3-1,5 m (tra le bine). Se praticate razionalmente e cioè abbastanza superficialmente, le sarchiature meccaniche permettono, tra l’altro, anche di conseguire una più rilevante infiltrazione di acqua nel terreno, sia di pioggia sia irrigua, e di ridurre le perdite di acqua per evaporazione dal suolo, fatto, quest’ultimo, molto importante particolarmente nelle coltivazioni meridionali. Le sarchiature interfilari sono più agevoli specialmente nei primi stadi di crescita della coltura, grazie anche al fatto che i trattori possono operare anche a cavallo delle file, sia semplici sia binate. In seguito, l’avanzare dello sviluppo delle piante di pomodoro, invece, rende più problematica l’esecuzione dell’intervento meccanico, in special modo all’interno delle file binate. Il controllo meccanico delle infestanti è molto efficiente nei confronti delle specie annuali, mentre lo è molto meno verso le malerbe biennali e perenni, specialmente quelle che posseggono degli organi riproduttivi come gli stoloni e i rizomi; questi ultimi organi, infatti, non sono quasi mai devitalizzati completamente, ma al contrario, venendo frammentati, tendono a propagarsi maggiormente nei campi, anche perché si possono arrotolare intorno agli organi rotanti delle sarchiatrici. Le sarchiature sulla e tra le file sono, invece, utili per ridurre sia la competizione sia la propagazione dell’orobanca, purché gli interventi vengano eseguiti precocemente e comunque prima della formazione dei semi.

Diserbo chimico. Le erbe infestanti possono essere eliminate, o almeno limitate nella loro crescita, utilizzando gli erbicidi o diserbanti chimici. Questi ultimi si distinguono in selettivi, se non sono fitotossici e cioè se rispettano una o più colture, e non selettivi nel caso contrario. L’applicazione degli erbicidi viene normalmente effettuata mediante l’utilizzo di particolari attrezzature denominate pompe irroratrici, le quali possono funzionare perché trainate da trattori o in quanto semoventi. Il diserbo chimico costituisce anche una valida alternativa al controllo manico delle infestanti, che risulta problematico quando la coltura si è accresciuta, e contemporaneamente può ben integrarsi con la sarchiatura, per esempio per limitare la spesa del personale agricolo da utilizzare per eseguire tale operazione sulle file delle piante. Inoltre, l’utilizzo di diserbanti ad azione totale, come quelli a base diquat, glufosinate ammonio e glifosate, consente nelle zone a rischio virosi e batteriosi di intervenire facilmente sulle malerbe ospiti di tali patogeni presenti sui bordi dei campi coltivati, lungo le scoline ecc.

Diffusione del diserbo chimico

Allo stato presente, soprattutto a causa del costo eccessivo della manodopera, nonché per la carenza di quest’ultima, il diserbo chimico viene praticato nella stragrande maggioranza delle superfici di pomodoro destinate all’industria, al punto che si stima sia arrivata a essere negli ultimi anni nell’ordine del 90% circa del totale dell’estensione coltivata in Italia. Di molto inferiore è, invece, l’estensione sottoposta a trattamenti diserbanti delle aree di pomodoro da orto per il consumo fresco. Attualmente, l’agrofarmacopea consentita dalla legislazione europea sugli agrofarmaci comprende in totale quindici sostanze attive ad azione erbicida registrate all’impiego nella coltura del pomodoro, delle quali sette posseggono uno spettro d’azione prevalentemente dicotiledonicida o misto (aclonifen, flufenacet, metribuzin, napropamide, oxadiazon, pendimetalin, rimsulfuron), cinque sono graminicidi (ciclossidim, fenoxaprop-p-etile, fluazifop-p-butile, propaquizafop e quizalofop-p-etile) e tre, invece, hanno un’attività di tipo totale (diquat, glufosinate ammonio e glifosate). Gli interventi di diserbo possono essere eseguiti sia prima sia dopo l’impianto che, come già indicato in precedenza, avviene nella coltura industriale quasi esclusivamente mediante il trapianto, mentre la semina viene ancora utilizzata nella coltura da orto. A seconda delle loro capacità intrinseche, gli erbicidi possono essere distribuiti sia in pre sia in post-emergenza delle malerbe, vale a dire sia prima sia dopo la nascita delle stesse.

Gestione del diserbo chimico

Per il diserbo del pomodoro sono impiegabili prima della semina e del trapianto i diserbanti a base di napropamide, solo in pretrapianto quelli contenenti aclonifen, flufenacet, pendimetalin, oxadiazon ed S-metolaclor; ancora i formulati con rimsulfuron, ciclossidim, fenoxaprop-p-etile, fluazifop-p-butile, propaquizafop e quizalofop-p-etile (isomero d) sono applicabili dopo l’emergenza della coltura e a trapianto avvenuto, mentre metribuzin è distribui– bile in qualunque fase della coltura sia seminata sia trapiantata. Per quanto concerne i diserbanti applicabili prima della semina o del trapianto, i trattamenti devono essere eseguiti dopo l’ultima lavorazione preparatoria del terreno, su terreno ben sminuzzato e umido, provvedendo poi all’interramento dell’erbicida mediante un’erpicatura superficiale oppure un intervento irriguo in grado di bagnare uno strato di 10-15 cm.

Efficacia erbicida

Riguardo innanzitutto all’erba morella, per ridurre le sue più che problematiche infestazioni risulta indispensabile il ricorso a formulati a base di pendimetalin e oxadiazon in miscela con metribuzin e flufenacet, tra quelli distribuibili in pre-trapianto; in posttrapianto è utile l’impiego di diserbanti contenenti il rimsulfuron, purché la distribuzione avvenga quando l’infestante si trova nella fase delle foglie dicotiledonari o al massimo allo stadio della prima foglia vera. Per quanto concerne le altre specie di malerbe, sono disponibili diverse sostanze attive tra le quali l’aclonifen i cui formulati, impiegati prima del trapianto, esplicano un’azione unicamente dicotiledonicida per contatto diretto sui semi in via di germinazione. Il loro utilizzo è vantaggioso nel caso che si attendano inerbimenti nei quali prevalgano il cencio molle, la camomilla bastarda, il ravanello selvatico, l’amaranto comune, il farinello comune, la senape selvatica e il poligono convolvolo. Degradandosi il prodotto in poco tempo, i terreni trattati con aclonifen non costituiscono alcun problema per le colture in successione. I diserbanti a base di metribuzin, che agiscono per assorbimento radicale e fogliare, rispettivamente sui germinelli e sulle plantule delle malerbe, sono per questo applicabili sia prima sia dopo la semina o il trapianto. Nello spettro d’azione di tale sostanza attiva rientrano l’amaranto comune, il farinello, lo stramonio, il ravanello selvatico nonché graminacee, quali il sanguinello comune, il giavone comune e le differenti specie di pabbio. Dotato di una bassa solubilità, la sua azione residuale nel terreno è tale da non limitare generalmente la scelta delle colture in successione. Dotati di uno spettro d’azione nei confronti di varie dicotiledoni, tra le quali il farinello comune, la porcellana comune, la senape selvatica e le varie specie di veronica, e graminacee più comuni compresa la sorghetta, gli erbicidi includenti napropamide agiscono per assorbimento da parte dei semi in via di germinazione (germinelli) e dalle radici delle piantine nei primi stadi di sviluppo e sono applicabili prima della semina o del trapianto; a causa della prolungata persistenza della molecola nel terreno, devono intercorrere almeno sei mesi prima di procedere alla semina di cereali, mais, sorgo, insalate e barbabietola da zucchero, di erba medica e di altre leguminose a seme sottile. Oxadiazon, dotato di uno spettro d’azione tra i più ampi, è fitotossico per contatto al momento dell’emergenza delle più comuni infestanti a foglia larga, erba morella compresa, come il vilucchio comune, l’erba stregona, lo stramonio comune, il cencio molle, lo stoppione, il vilucchio comune e le varie specie di nappole e di romice, e a foglia stretta, quali il giavone comune, la sorghetta e le differenti specie di pabbio. I formulati con tale sostanza attiva sono utilizzabili soltanto prima del trapianto e su terreno esente da infestanti. In caso di piogge battenti, l’effetto schizzo può causare leggere ustioni alle foglie basali del pomodoro che, però, non provocano perdite produttive. Rimanendo attivi nel terreno per un periodo compreso fra due e cinque mesi, i residui dell’oxadiazon non pongono particolari limitazioni nella scelta delle colture in successione. L’azione erbicida del pendimetalin si estrinseca sui germinelli di molte malerbe sia dicotiledoni (farinello comune, erba morella, erba stregona, erba porcellana, senape selvatica e le varie specie di veronica) sia graminacee (sanguinello comune, giavone comune e pabbio). Un accorgimento molto importante è quello di non eseguire in nessun caso la rincalzatura delle piantine trapiantate prima che siano trascorsi almeno trenta giorni dal trattamento. Considerata la prolungata persistenza di questa sostanza attiva, devono intercorrere almeno sei mesi dal trattamento prima della semina di qualunque specie, mentre per le colture da trapianto non vi sono problemi. S-metolaclor è una sostanza attiva che, agendo da antigerminello e per assorbimento radicale, consente di ottenere un prolungato controllo sia di infestanti graminacee, come la sorghetta, il sanguinello comune e le varie specie di pabbio, sia di alcune dicotiledoni, tra le quali l’amaranto comune, l’erba porcellana, la correggiola e l’erba morella. Non ci sono restrizioni per le colture in rotazione. Dopo l’emergenza del pomodoro o a trapianto avvenuto, sono distribuibili gli erbicidi agenti soltanto per assorbimento fogliare, come quelli a base di rimsulfuron, la cui efficacia si estrinseca su infestazioni miste, composte da erba morella, sensibile soltanto nelle primissime fasi come accennato in precedenza, amaranto comune, nappole, senape selvatica, vilucchio bianco maggiore, cocomero asinino e le più comuni graminacee; ancora sono utilizzabili, sempre dopo l’emergenza o il trapianto del pomodoro, i graminicidi contenenti ciclossidim, fenoxaprop-p-etile, fluazifopp-butile, propaquizafop e quizalofop-p-etile, ogniqualvolta la coltura risulti infestata da una o più specie di malerbe a foglia stretta, come il sanguinello comune, il giavone comune e le differenti specie di pabbio. In particolare, nel caso di graminacee perenni come la sorghetta, le applicazioni di diserbanti a base fluazifop-p-butile sono le più efficaci.

Diserbo integrato

Il diserbo integrato consiste in un vero e proprio sistema in cui avvengono la scelta e la messa in atto di ogni possibile modalità di controllo delle malerbe, in un’ottica di razionale integrazione tra loro e di ottimizzazione con le altre pratiche colturali, sulla base delle conoscenze in materia di biologia ed ecologia delle infestanti, di agronomia, di tecnologia del diserbo, il tutto senza trascurare il profilo ambientale ed economico, nonché la salvaguardia, ovviamente, della salute dei consumatori. Pertanto, tra i principi base per gestire in modo integrato le erbe infestanti, vi sono quelli di adottare innanzitutto una serie di azioni preventive che servano per evitare l’introduzione e la diffusione delle malerbe e quindi di selezionare, tra le pratiche colturali da effettuare, quelle che permettano alla specie coltivata di risentire il meno possibile della competizione. Il sistema integrato di contenimento delle malerbe non deve, perciò, trascurare l’utilizzo di sementi pure e selezionate, nel caso si debba attuare la semina del pomodoro, di acque irrigue ben filtrate dalla presenza di semi di infestanti, di macchine e attrezzature pulite ecc. Oltre a ciò, deve tenere conto che le aree incolte situate in prossimità delle coltivazioni debbono essere debitamente ripulite per evitare il diffondersi di virosi e batteriosi, ma anche per non incrementare eccessivamente la banca dei semi delle specie annuali e degli organi di propagazione vegetativa delle specie perenni. Ancora, si deve porre in gran considerazione la tecnica della falsa semina, che prevedendo la preparazione anticipata del letto di semina o di trapianto, avvalendosi all’occorrenza anche di interventi irrigui per favorire la germinazione preventiva delle malerbe, deve essere attuata ormai in ogni moderno impianto per i notevoli benefici che è in grado di sortire sia a livello agronomico sia come ottimizzazione della tecnica di lotta alle malerbe. Inoltre, va opportunamente considerato l’ausilio che può derivare dall’avvicendamento colturale, quindi dalla scelta di oculate colture da porre in rotazione, che consente di ridurre notevolmente le problematiche di malerbe, come l’erba morella e le perenni in genere, di difficile eliminazione nella coltura del pomodoro; il contenimento di tali infestazioni, infatti, avviene in maniera più efficace ed economica in altre colture, come per esempio nel mais, nella barbabietola da zucchero, nella cipolla, nei cavoli ecc. Non va trascurata, oltre tutto, la gestione delle malerbe nei periodi intercolturali durante i quali la tendenza alla riduzione delle lavorazioni nell’intento di ridurre i costi, può comportare un aumento dell’infestazione e quindi della disseminazione e/o della proliferazione degli organi di propagazione vegetativa. Tra le altre scelte agronomiche che permettono alla coltura del pomodoro di risentire il meno possibile della competizione e quindi di ridurre la dannosità delle malerbe, a parte quella già richiamata dell’adozione del trapianto rispetto alla semina, poiché il pomodoro è una pianta a lento sviluppo durante le prime fasi, si possono considerare anche quelle dell’aumento della densità di investimento, dell’esecuzione delle sarchiature non eccessivamente profonde, per non danneggiare l’apparato radicale della coltura e non riportare in superficie semi potenzialmente germinabili, insieme con una leggera rincalzatura, e della fertirrigazione localizzata, per avvalersi dell’effetto diserbante della siccità e della più scarsa fertilità del terreno nello spazio interfilare. Ovviamente, vi possono essere altre scelte colturali che, come quelle già indicate, avvantaggiando lo sviluppo della coltura, comportano benefici di innegabile valore agronomico ai fini di una razionale lotta alle malerbe. Tutto ciò consente, in definitiva, di adottare appunto delle strategie integrate, come per esempio quella di unire l’applicazione localizzata dei diserbanti sulle file con l’effettuazione di ripetute sarchiature negli ampi spazi interfilari, soprattutto durante le prime fasi di sviluppo della coltura. Ancora, tali presupposti permettono di ottimizzare gli interventi sulla coltura e di ridurre le dosi di impiego degli erbicidi. Negli ultimi anni, infatti, in particolare nei terreni torbosi, nei quali gli erbicidi residuali vengono inattivati, si è diffusa inizialmente la pratica delle ripetute applicazioni con dosi frazionate e in seguito quella con le dosi molto ridotte (DMR), metodologia già in uso per la soia e per la barbabietola da zucchero, indispensabile anche per limitare lo sviluppo delle malerbe, tra cui in particolare l’erba morella e lo stramonio. Le applicazioni localizzate, specialmente se eseguite con DMR, compendiano certamente, tra l’altro, le necessità di ridurre i costi di produzione.

Coltura seminata

Qualora si ricorra all’impianto della coltura attraverso la semina diretta, l’esecuzione della falsa semina, pur comportando comunemente un certo ritardo dell’operazione della vera semina, appare indispensabile; per l’eliminazione dell’inerbimento formatosi, si può ricorrere a un’erpicatura superficiale, seguita dalla distribuzione di un diserbante contenente napropamide o metribuzin, oppure da un intervento con uno degli erbicidi ad azione totale al quale si può aggiungere uno a base di napropamide o di metribuzin. Quest’ultimo intervento erbicida si rende necessario, anche senza che sia stata utilizzata la falsa semina, qualora non sia stato possibile intervenire tempestivamente prima dell’emergenza delle infestanti con la sola napropamide o con il metribuzin. Effettuato il diradamento, contemporaneamente al quale per prassi l’infestazione viene eliminata operando una sarchiatura manuale sulla fila e una meccanica tra le file, gli inerbimenti che si insedieranno successivamente potranno essere controllati distribuendo in modo localizzato sulle file prodotti includenti il metribuzin, impiegato da solo o miscelato a rimsulfuron, indispensabile nelle aree nelle quali abbonda l’erba morella, oppure in assenza di quest’ultima a un graminicida qualora risulti necessaria una tale applicazione. Ovviamente, l’infestazione presente negli spazi interfilari sarà controllata con una o più sarchiature.

Coltura trapiantata

Anche nella coltura trapiantata è consigliabile l’esecuzione della falsa semina che comporta, nelle aree nelle quali l’erba morella è prevalente e in quelle con alto rischio di virosi, l’effettuazione di un trattamento con erbicidi totali miscelati a un diserbante scelto tra quelli impiegabili in pre-trapianto, oppure la distribuzione di uno di questi ultimi subito dopo aver praticato un’erpicatura; successivamente, per gli inerbimenti insediatisi dopo il trapianto, è preferibile ricorrere a un unico trattamento eseguito con uno o più dei diserbanti ammessi in post, miscelando in caso di bisogno al dicotiledonicida un graminicida. Riguardo alla strategia delle dosi ripetute, frazionate o molto ridotte, si può operare con due interventi eseguiti sulle file impiegando metribuzin miscelato a rimsulfuron, indispensabilmente quando l’erba morella è allo stadio dicotiledonare, o a un graminicida se ritenuto necessario, integrati con la sarchiatura delle interfile. Nelle aree in cui l’impiego di prodotti residuali non può essere eseguito per la natura eccessivamente torbosa dei terreni, l’inerbimento costituitosi in conseguenza della pratica della falsa semina può essere controllato ricorrendo all’erpicatura o alla distribuzione di erbicidi di post ad azione totale; per le infestazioni successive al trapianto, la strategia più razionale è quella di eseguire solo trattamenti in post come quelli sopra indicati. In conclusione, le attuali possibilità di controllare le erbe infestanti nella coltura del pomodoro e in particolar modo quelle che si rifanno a un diserbo di tipo integrato sono abbastanza valide per la soluzione della maggior parte delle problematiche, in sintonia con la riduzione dei costi e nel pieno rispetto della produttività e dell’ambiente. Per quanto concerne le infestanti che in alcuni areali risultano in fase di espansione, è bene utilizzare repentinamente le efficaci sostanze attive disponibili combinate in opportune miscele. Relativamente all’erba morella, nell’attesa che l’industria chimica metta a disposizione un erbicida distribuibile in post ed efficace anche quando le piante di tale malerba si trovano a stadi fenologici successivi a quelli iniziali, è indispensabile ridurre l’infestazione potenziale presente nei terreni cercando quando è possibile di combattere questa infestante in altre colture in rotazione.


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