Volume: gli agrumi

Sezione: coltivazione

Capitolo: gestione della flora spontanea

Autori: Vittorio Lo Giudice

Da sempre piante di agrumi e gestione del suolo sono state tra loro collegate per una buona produzione quanti-qualitativa. Nel passato erano impiegati prevalentemente i mezzi meccanici, ma nel 1944 si assisté all’avvento della tecnologia chimica, con l’introduzione dapprima del 2,4-D (acido 2,4-diclorofenossiacetico) e successivamente di altri principi attivi, che conobbero una rapida diffusione per la facilità d’uso e l’economicità. Da allora il modo di controllare la flora spontanea è cambiato fino ad arrivare alla gestione integrata, dove più mezzi per combattere le malerbe vengono impiegati al fine di assicurare una maggiore efficienza degli interventi, un minore rischio per operatori e consumatori, un minore inquinamento dell’ambiente e una maggiore sostenibilità. Nel tempo si è capito che la presenza delle malerbe non ha solamente aspetti negativi. Per questa duplicità di aspetti la loro eliminazione completa non sempre è pratica ed economicamente consigliabile; pertanto, occorre valutare l’aspetto costo-beneficio di caso in caso.

Identificazione della flora spontanea

Presupposto per qualsiasi programma di gestione della flora spontanea è la conoscenza della sua biologia, ecologia e influenza sull’ambiente. Il monitoraggio in primavera, estate e autunno è indispensabile per evidenziare in tempo opportuno l’evoluzione del corteggio floristico, con eventuale insorgenza di una flora di sostituzione o resistente o l’introduzione di specie nuove per l’ambiente. In questo contesto l’identificazione della flora spontanea nella fase d’emergenza aiuta nella gestione. L’incremento dell’uso dei mezzi meccanici, agevolato dallo spostamento da una zona all’altra, il cambiamento dei metodi d’irrigazione e l’impiego di piantine provenienti talora da zone lontane agevolano la dispersione dei propaguli della flora spontanea e, quindi, aumentano la velocità di diffusione con conseguente mutamento del corteggio floristico.

Mezzi di controllo

In un programma di gestione integrata le cose da considerare sono: l’identificazione delle erbe infestanti; il livello della loro interferenza (competizione e antagonismo) sullo sviluppo delle piante e sulle pratiche colturali; l’impatto sulle strategie di lotta contro insetti, acari e malattie; la conoscenza delle opzioni efficaci, economiche e compatibili con l’ambiente. Ogni mezzo di controllo presenta vantaggi e svantaggi, per cui la scelta e l’integrazione dei mezzi dipendono da vari fattori: specie di malerbe, giacitura dell’agrumeto, costituzione del suolo, metodi d’irrigazione, forme di allevamento delle piante, risorse disponibili e risultati attesi. I mezzi di controllo contro le malerbe si dividono in non chimici, che consistono nell’utilizzo di mezzi meccanici (erpicatura, sarchiatura, sfalcio), fisici (pacciamatura e solarizzazione), biologici (impiego di mezzi naturali di controllo), ecologici (colture di copertura), e chimici (impiego di erbicidi).

Mezzi meccanici
Le macchine operatrici per la lavorazione del terreno sono di vario tipo e vengono impiegate a seconda della costituzione del suolo e delle condizioni ambientali. Il loro uso indiscriminato può provocare un’eccessiva polverizzazione del suolo con deposito di polveri sulle piante, formazione di suole di lavorazione, danneggiamenti alle radici, ai rami bassi e ai tronchi delle piante. Il modo migliore di gestire le lavorazioni del suolo dipende dalla biologia ed ecologia della flora spontanea, dai metodi d’irrigazione, dalle macchine operatrici impiegate, dai sesti d’impianto, dai sistemi di allevamento e dalla giacitura del suolo. Il numero delle lavorazioni dipende dalle condizioni climatiche e dalle diverse emergenze delle specie infestanti. Gli interventi devono essere sempre superficiali per non danneggiare le radici. In presenza di specie infestanti perenni le lavorazioni non riescono a eliminarle completamente e stimolano la formazione di tappeti uniformi, mentre continue lavorazioni per contenerle concorrono a danneggiare gli apparati radicali e ad aumentare i costi di gestione. I tagli (falciatura e triturazione) contribuiscono a contenere lo sviluppo del tappeto erboso, ma costringono a intervenire più frequentemente che con le lavorazioni del suolo, per cui si determinano un’alta richiesta di energia e maggiori costi di manutenzione delle macchine operatrici. Il taglio delle erbe infestanti, inoltre, viene eseguito prima della formazione del seme per ridurre le infestazioni.

Mezzi fisici
La pacciamatura, con materiali vari, e la solarizzazione non trovano applicazione in pieno campo. La pacciamatura è stata abbandonata dopo i primi tentativi per problemi di mantenimento, costo, sanità dell’impianto e rischi d’incendio.

Mezzi biologici
I mezzi biologici per contenere lo sviluppo delle specie infestanti consistono nell’impiego di parassiti, predatori, patogeni, virus, fitoplasmi e nematodi. In agrumicoltura uno dei pochi esempi esistenti è l’impiego del micoerbicida De Vine (Phytophthora palmivora) contro Morrenia odorata in Florida.

Mezzi ecologici
Costituiti da colture di copertura per contenere o soffocare lo sviluppo delle malerbe, fanno aumentare le esigenze idrico-nutritive, per cui sono da applicare dove le esigenze idriche possono essere soddisfatte senza fare eccessivo ricorso all’irrigazione artificiale. Pertanto l’inerbimento permanente, naturale o artificiale, non trova applicazione in un’agrumicoltura in cui è necessario effettuare l’irrigazione a completamento delle precipitazioni. Tale tecnica, oltre a richiedere più acqua, comporta un maggiore asporto di sostanze nutritive con aumento dei costi di produzione.

Mezzi chimici
L’uso dei mezzi chimici viene sempre più ridotto, preferendo gli erbicidi ad assorbimento fogliare a quelli residuali, questi ultimi più soggetti a provocare fitotossicità per le piante. Pertanto deve essere più accurata la conoscenza delle loro caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche per individuare le dosi d’applicazione, le epoche e la frequenza d’applicazione ottimali, migliorandone la sicurezza d’uso. Per tali motivi le sostanze attive impiegate in agrumicoltura sono limitate. Oltre ai mezzi di controllo adottati, altri fattori possono influire sullo sviluppo delle malerbe: tipo d’impianto, drenaggio del suolo, metodi d’irrigazione, concimazione, presenza di frangivento, vegetazione sui bordi degli appezzamenti e tecnica di potatura. La presenza della flora spontanea comporta tanto vantaggi quanto svantaggi. La scelta del momento d’intervento è dipendente dagli effetti positivi e negativi legati al periodo dell’anno.

Conclusioni

Grazie all’introduzione di nuovi metodi e mezzi di gestione delle malerbe, che sono serviti a fare evolvere quelli tradizionali, sappiamo che occorre conoscere la biologia, l’ecologia e le funzioni delle malerbe al fine di individuare i periodi in cui contenerle, sfruttare l’efficienza delle macchine operatrici e i coadiuvanti per ridurre le dosi degli erbicidi, miscelare e/o avvicendare gli erbicidi per minimizzare l’insorgenza di flora resistente o di sostituzione, impiegare al meglio la gestione integrata. Le nuove conoscenze dovranno permettere di scegliere mezzi di gestione meno pericolosi per l’ambiente, gli operatori e i consumatori nel rispetto della validità ed economicità, rendendo questa “pratica colturale” una “pratica sostenibile”.

 


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