Volume: la fragola

Sezione: paesaggio

Capitolo: fragola nella Val Martello

Autori: Massimo Zago

Introduzione

Il paesaggio del Sudtirolo cambia profondamente il suo aspetto spesso anche nel raggio di brevi distanze: dal fondovalle, caratterizzato da immensi frutteti, in poco tempo si raggiungono ambienti tipicamente alpini. Se infatti si percorre il tragitto che parte dalla Val d’Adige e si risale il fiume omonimo seguendo il suo naturale percorso si attraversano ampie distese di meleti. Nella conca di Bolzano la Valle dell’Adige si stende verso nord-ovest, salendo lentamente dai 224 m s.l.m. di Salorno ai 325 m s.l.m. di Merano. Sempre seguendo il fiume, che da questo luogo punta decisamente verso ovest, si sale prima velocemente, poi gradatamente lungo la Val Venosta, con le sue infinite coltivazioni di mele. Qui il clima diventa via via più secco, perché la catena montuosa che costeggia questa valle spesso accarezza i 3500 m di altitudine. Proprio queste montagne costituiscono un vero e proprio muro naturale che attenua la forza delle perturbazioni, dando così origine al vento secco chiamato Föhn e quindi al clima tipico della Val Venosta, caratterizzato da vento costante e precipitazioni scarse. Risalendo il fiume Adige fino alla sorgente, si giunge al punto più occidentale della Val Venosta, al Lago di Resia (1498 m s.l.m.) che incanta i visitatori con l’inconfondibile campanile che emerge dalle sue acque. Da qui si possono ammirare enormi distese di prati che rivestono i fianchi delle montagne e che sovrastano l’intera vallata. A questa quota, l’immagine appena descritta è molto frequente in moltissime zone dell’Alto Adige.

Val Martello: la valle delle fragole

In una vallata laterale alla valle appena descritta invece, l’uomo, per sopravvivere, ha imparato a sfruttare le diverse caratteristiche del luogo, addomesticandone i pendii impervi e scoscesi, creandosi così un’interessante fonte di reddito. Fu infatti già nel lontano 1959 che qualcuno intuì la potenzialità di quest’ambiente, e mise a dimora le prime piantine di fragole. Fin dall’inizio, questa coltura ha subito una lenta e costante evoluzione, integrandosi a meraviglia in questo paesaggio e diventandone parte integrante. Infatti, la Val Martello è collocata interamente nel Parco nazionale dello Stelvio e quindi anche la fragolicoltura è stata adattata a questa particolare situazione: la coltivazione avviene in pieno campo, possibilmente senza l’utilizzo di film plastici pacciamanti, preferendo la tradizionale paglia tra le file. Non è raro vedere in mezzo ai campi enormi massi di roccia, probabilmente finiti lì in seguito a frane antiche di secoli o addirittura di millenni, con i fragoleti che li avvolgono come la corrente del fiume avvolge il masso che affiora dall’acqua. Caratteristiche sono anche le recinzioni dei campi coltivati per proteggere le colture dalla pericolosa invasione di cervi e caprioli, molto numerosi in tutta la valle. Di grandissimo impatto visivo sono però i fragoleti che si trovano nella parte più alta della valle e cioè a 1700 m s.l.m. Qui l’aria è decisamente più fina e il confine estremo dei boschi che risalgono le montagne è molto più vicino. Anche nei mesi estivi la luce riflessa dalla neve del ghiacciaio Cevedale abbaglia, tanto è vicina e intensa. Grazie al clima fresco le fragole a questa quota maturano da metà agosto a settembre, il che permette di allungare ulteriormente la stagione fragolicola della vallata.

Tecnica colturale

Fino a qualche anno fa i fragoleti venivano prevalentemente effettuati facendo ricorso a piante frigoconservate (A+), il che permette di ottenere una produzione programmata nell’anno del trapianto e un’ulteriore produzione nell’anno successivo. Le esperienze molto positive fatte negli ultimi anni con le cime radicate (stoloni prelevati opportunamente in campo e preparati in modo adeguato in vaso per il trapianto estivo) hanno incrementato l’uso di questo tipo di pianta, grazie a una produzione più elevata e a una minore sensibilità alle gelate invernali. Per sfruttare tutto il potenziale produttivo delle cime è però molto importante metterle a dimora entro la prima settimana di agosto, perché il periodo vegetativo, già ridotto a queste quote, non permetterebbe uno sviluppo completo delle piantine trapiantate oltre tale data. Questo tipo di pianta inoltre permette l’immediata successione di un fragoleto, dopo la coltura del radicchio precoce. Proprio la tecnica della rotazione è un aspetto di importanza fondamentale in Val Martello. Le superfici che si adattano alla coltivazione di fragole in questa piccola valle sono molto ridotte e un utilizzo poco attento dei terreni comprometterebbe irrimediabilmente tutto il sistema. A questo scopo si sono adattati molto bene il radicchio rosso e il cavolfiore, scongiurando così i pericoli della monocoltura e incrementando il reddito grazie al doppio sfruttamento dello stesso terreno senza pause improduttive. Le piante frigoconservate invece vengono messe a dimora da inizio maggio a metà giugno, in relazione all’altitudine e all’esposizione dei pendii, perché anche questi fattori sono determinanti per il loro sviluppo vegetativo. La tecnica di coltivazione adottata nei fragoleti segue quella nordamericana del matted row. Gli stoloni prodotti dalle piantine durante l’estate e l’inizio dell’autunno vengono infatti mantenuti, ricoprendo ben presto gran parte della superficie del terreno disponibile. Essi radicano liberamente formando aiuole molto fitte, entro le quali è sempre piú difficile distinguere le piante madri dalle figlie. Nella primavera successiva si procede alla fresatura degli stoloni in eccesso in quanto le file devono avere una larghezza che non superi i 20-30 cm. Verso la fine della fioritura, nell’interfilare fresato in precedenza, si pone la paglia, per consentire ai frutti in fase di crescita di appoggiarvisi ed evitare loro di sporcarsi. Lo spesso strato di pacciamatura, inoltre, attenua lo sviluppo di erbe infestanti durante la raccolta. Terminate le operazioni di raccolta, gli spazi tra le file vanno nuovamente lavorati con la fresa, interrando così una grande quantità di sostanza organica (3,5 t/ha) che contribuisce a un ulteriore arricchimento di azoto nel terreno.

Evoluzione varietale

Da quando furono messe a dimora le prime piantine di fragole in Val Martello si sono susseguite numerose cultivar: dalle prime esperienze con le classiche Senga Sengana, Red Gauntlet, Bogota, Gorella e più tardi Elvira, fino ad arrivare ai giorni nostri con Elsanta, Marmolada, Darselect e Arosa. Di recente introduzione sono le varietà Galia e Record, ma ci vorrà ancora del tempo per comprendere se queste ultime avranno tutte le carte in regola per confermare il loro adattamento a una coltivazione su scala più ampia in quest’ambiente. La continua evoluzione del mercato ha modificato costantemente i parametri qualitativi dei frutti e grazie all’intenso lavoro svolto nel campo del miglioramento genetico è stato possibile raggiungere con le nuove varietà uno standard qualitativo molto elevato. A oggi, Elsanta occupa uno spazio vicino al 60% tra le varietà coltivate in Val Martello, seguita da Marmolada con il 30%. Meno diffuse, ma comunque di grande interesse, sono Darselect e Arosa, per una produzione di qualità molto elevata. Proprio la prima, grazie all’eccellente qualità dei frutti, rappresenta un punto di riferimento importante nel panorama varietale.

Cooperativa MEG

Fino agli anni ’80 gli acquirenti si recavano nei campi per contrattare il prezzo delle fragole con i proprietari stessi. Il crescente interesse per questo frutto fece anche aumentare i fragoleti nella valle. L’offerta del prodotto aumentò a tal punto, che i produttori ebbero grosse difficoltà nella vendita, in quanto la fragola era poco conservabile e il prezzo imposto dall’acquirente sempre più basso. Così nel 1989 nove soci fondatori costituirono una cooperativa denominata MEG (Marteller Erzeuger Genossenschaft). Da allora il numero dei soci è aumentato, così come la superficie coltivata. Grazie a questa struttura, la produzione di ortaggi e piccoli frutti si è espansa anche oltre la Val Martello. I prodotti conferiti infatti provengono anche da Val Venosta, Val d’Ultimo, Alta Val di Non, Val d’Isarco e Val d’Adige. A oggi la MEG conta 66 soci e 25 fornitori indipendenti. Le aziende associate producono piccoli frutti e ortaggi su una superficie totale di circa 90 ettari così suddivisa: 55 fragola, 4 ribes, 6 lampone, 1 rovo, 1 mirtillo, 3,5 ciliegio, 1,5 albicocco, 15 ortaggi. La produzione di fragole ha raggiunto nel 2009 ben 881 t. La cooperativa, oltre alla vendita del prodotto conferito dai soci, garantisce un servizio completo, che va dall’acquisto dei mezzi tecnici agli imballaggi per il conferimento. Un altro servizio fondamentale, offerto dalla cooperativa, è l’assistenza tecnica che ha permesso alle aziende di crescere e di specializzarsi sempre più.

Festa della fragola

La fragola in questa piccola valle rappresenta un’importante fonte di reddito per numerose famiglie di agricoltori. Ma la rilevanza del frutto rosso va ben oltre questo aspetto e la Festa della fragola ne è un esempio lampante. Dal 1999, tutti gli anni, durante l’ultimo fine settimana di giugno, un fiume di persone sempre crescente invade la valle per partecipare a questa festa che ormai ha raggiunto notorietà anche oltre confine. Infatti, il connubio fragola-Val Martello fa da motore trainante anche per il turismo. Il successo di questa manifestazione di carattere folcloristico è sicuramente legato alla tipicità e all’originalità della Fragola della Val Martello. La fragola, grazie alla globalizzazione, ormai è presente dodici mesi all’anno sugli scaffali dei supermercati e forse proprio per questo oggi si apprezzano sempre più quei prodotti che sono legati a un ambiente specifico e a un determinato periodo della stagione. Anche l’elezione della Regina delle fragole durante i due giorni di festa avviene secondo un concetto molto simile: l’aspirante Reginetta, infatti, deve essere originaria della Val Martello. Le candidate, oltre a essere giudicate per l’aspetto fisico, devono dimostrare una certa conoscenza sul tema fragola rispondendo correttamente a diversi quesiti sull’argomento. Solo dopo avere superato queste prove, avviene l’elezione della nuova Regina, la quale potrà portare la corona per due anni consecutivi. Questa valle dal nome così curioso rappresenta per l’Alto Adige un valido esempio di come un ambiente così marginale possa svilupparsi, impiegando proficuamente tutte le potenzialità del proprio territorio, preservandone la bellezza paesaggistica e sfruttando l’immagine che la natura stessa gli ha regalato.

 


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