Volume: la fragola

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: fragola in Spagna

Autori: Josè Lopez Aranda, Juan Jesùs Medina Minguez

La Spagna è ancora oggi il terzo produttore mondiale di fragole dopo Stati Uniti e Cina. Più del 90% della produzione e della superficie coltivata è concentrato lungo la costa di Huelva, nella regione dell’Andalusia, e proprio tali produzioni saranno l’oggetto di questo capitolo. Tutte le piante utilizzate per i fragoleti provengono da vivai d’altura concentrati nelle province di Avila e Segovia, nella regione di Castiglia e Leon. Attualmente, esistono circa 1300 ha di vivai di fragola gestiti da 38 vivaisti che seguono obbligatoriamente il Regolamento Tecnico di Controllo e Certificazione di Piante da Frutto da Vivaio (sezione vivai di fragola). Nell’ultimo decennio la produzione di piante commerciali in Spagna è stata di 550 milioni di unità all’anno, prodotte in zone comprese tra gli 800 e i 1000 m s.l.m., con terreno sabbioso e clima di tipo continentale. Il modello generale è la coltivazione annuale in vivaio tra aprile e maggio con estirpazione delle piante fresche in ottobre. Proprio le piante fresche certificate rappresentano la quota maggiore (8586%), mentre la produzione di piante frigoconservate si attesta attorno all’8-9% del totale e la rimanente parte sono piante di categoria CAC (fresche e frigoconservate). La produzione delle piante in vaso (cima radicata) si sta sviluppando lentamente. La coltivazione di fragola in Spagna, e in particolare nella regione di Huelva, ha sofferto un declino costante dalla stagione 2000 e sembra essersi stabilizzata attorno agli attuali 6300-6500 ha investiti, con produzioni annuali dell’ordine di 275.000 t. Le esportazioni in Europa variano tra il 60 e l’80% della produzione totale. Francia e Germania continuano a essere i principali destinatari (60% della produzione esportata), seguite da Italia e Inghilterra. La campagna d’esportazione della fragola nel 2009 si è conclusa con 227.007 t di prodotto fresco esportato rispettivamente in Francia (70.456 t), Germania (570.908 t), Italia (17.884 t) e Inghilterra (16.368 t). In particolare, sempre nel 2009, il prodotto esportato è stato di 85.918 t nel mese di aprile, 58.637 t nel mese di marzo e 49.336 t nel mese di maggio (fonte: Direzione Generale Dogane, rielaborato da FEPEX). A fronte della rilevante quota di produzione destinata all’esportazione, occorre comunque precisare che il consumo nazionale spagnolo è in costante aumento. La produzione di fragola per industria costituisce circa il 15-20% del totale. Nelle aziende mediamente attrezzate e in condizioni standard di produzione (macrotunnel in plastica), le rese si attestano sui 52.000 kg/ha. Esistono circa 2000 fragolicoltori nella zona di Huelva e la superficie media per azienda è di poco inferiore ai 4 ha. Il settore “produttore” ed “esportatore” è associato a FresHuelva (Associazione di Produttori ed Esportatori di Fragole di Huelva), che raccoglie circa il 95% della produzione. Sono 86 le entità partecipanti; il 50% è composto da Cooperative e SAT (Società Agricole di Trasformazione) responsabili del 70% circa della produzione fragolicola dell’area e l’altro 50% è formato da Società Mercantili (Anonime o Limitate), con il 30% della produzione della zona. L’associazione interprofessionale della fragola fu creata nel 2007 (Interfresa), costituita da FresHuelva, sindacati e patronati agrari (ASAJA, COAG e UPA) e gruppi di cooperative (FAECA). La tecnica di coltivazione convenzionale in suolo, utilizzata maggiormente nella zona di Huelva, è di tipo intensivo, a ciclo annuale, con l’impiego di piante fresche di varietà a giorno corto, provenienti dai vivai d’altura, trapiantate a radice nuda in autunno, prevalentemente nel mese di ottobre. La piantagione si effettua su baulature pacciamate con film di polietilene nero opaco, con piante a file binate. La fertirrigazione localizzata avviene tramite ala gocciolante posizionata sotto la pacciamatura. La coltivazione si realizza sotto macrotunnel a copertura plastica (80% della superficie coltivata) o in piccoli tunnel (20% della superficie coltivata). Le varie raccolte si eseguono tra i mesi di gennaio e giugno, anche se esiste una forte tendenza ad anticipare l’epoca di trapianto (fine settembre) per ottenere produzioni e raccolte più precoci. La coltivazione fuori suolo rappresenta solamente il 3% della superficie coltivata (200 ha); l’espansione di tale tecnica sembra essere rallentata negli ultimi anni e non accenna a riprendersi dopo la generale e grave crisi economica iniziata nel 2008. Va specificato che la coltura fuori suolo e l’uso di piantagioni molto precoci (durante il mese di settembre) con piante in vaso (cima radicata e simili), allo scopo di iniziare la raccolta molto precocemente tra ottobre, novembre e dicembre, non hanno avuto il successo sperato e sembra che la loro diffusione stia rallentando. Tutti questi fattori interagiscono con la nuova crisi economica della quale ancora non si conoscono gli effetti a lungo termine sulla coltivazione della fragola. A rendere ancora più instabile il panorama attuale occorre aggiungere il rischio legato all’assenza del bromuro di metile, recentemente eliminato in tutta la UE, cui si somma l’incerto destino di altre molecole fumiganti attualmente in fase di revisione comunitaria. Le varietà di fragola utilizzate a Huelva sono del tipo a giorno corto, di origine californiana, spagnola e della Florida, appartenenti a programmi di miglioramento genetico realizzati per le condizioni ambientali simili a questa zona. Fino all’anno 2000, la situazione era monovarietale: si utilizzava un’unica varietà dominante, affiancata da un’altra in chiaro declino (la dominante in precedenza) e un’altra in chiara ascesa (la dominante successivamente). In questa maniera si spiega il dominio delle varietà dell’Università della California (UC-Eurosemillas): Tioga (1965), Douglas (1983), Chandler (1985), Oso Grande (1992) e Camarosa (1996). A partire dal 2001-2002 iniziò una forte espansione di nuove varietà di diversa origine: Ventana e Camino Real (UC-Eurosemillas) e Plarionfre (Chiflón®)(Inotalis-Planasa). Più avanti apparvero, tra le altre, Candonga®Sabrosa (Inotalis-Planasa), Galante e Gloria (CalGiant), Commitment ed Endurance (Berry Genetics). Nella stagione 2009, questa era la distribuzione varietale per superficie coltivata: 45% Camarosa, 35% Candonga®Sabrosa); 20% di un insieme di varietà: Florida Festival (poco meno del 10%), Ventana, Splendor e Rociera. Inoltre vi sono piccole superfici coltivate con altre varietà come: Aguedilla, Primoris e Amiga. Ciò che risulta più significativo di questa struttura varietale è la forte resistenza di Camarosa a ridurre la sua quota di presenza, la forte ascesa di Candonga®Sabrosa e la quasi scomparsa di Ventana come varietà importante (eccezion fatta per alcune località vicine al comune di Almonte). Questa tendenza continua nel 2010. È molto significativa la rapida sostituzione di Florida Festival con Florida Fortuna. Il programma di selezione varietale dell’Università della California (UC-Eurosemillas, USA) continua a essere il più importante a Huelva: assieme alle varietà Camarosa, Ventana e Albion possiamo citare le sue nuove varietà protette da brevetto come Palomar, Portola, Monterrey e San Andrea. Il programma di Inotalis (Darbonne-Planasa, FRA-ESP) segue da vicino, per importanza, grazie al crescente prestigio di Candonga®Sabrosa e al lancio di nuove varietà come Carmela, Macarena e Cristal, adattabili ai microclimi tipici del Mediterraneo. Altri programmi importanti di ricerca di nuove varietà di fragola per Huelva sono: il programma dell’Università della Florida (USA), con le varietà Florida Festival, Florida Fortuna e Florida Elyana; il programma di Berry Genetics (CA, USA), con le varietà Splendor e Virtue. Inoltre dobbiamo evidenziare gli sforzi intrapresi nella stessa zona di produzione dal programma di Fresas Nuevos Materiales S.A. (FNM, Huelva, ESP), con le varietà Rociera (ex Coral), Primoris e Antilla. Queste varietà cominciano a riscuotere grande consenso per le loro caratteristiche organolettiche. FNM è un’impresa di ricerca creata da un gruppo di produttori di Huelva assieme ad alcuni vivaisti e ad alcune banche operanti nel settore della fragola. Infine, l’unico programma spagnolo a carattere pubblico è il Progetto Nazionale di Ottenimento Varietale, finanziato dall’Istituto Nazionale di Ricerca e Tecnologia Agraria e alimentare (INIA) e coordinato dall’Istituto Andaluso di Ricerca e Formazione Agraria e Pesca (IFAPA). Oltre a queste Istituzioni Pubbliche di Ricerca partecipano a tale progetto le seguenti entità private: FNM, l’impresa Nuevas Técnicas en Fresa SL (NTF, ESP) formata da diversi vivaisti spagnoli (Viveros California SL, Viveros Rio Eresma, SL, Viveros Campiñas SL, Viveros Gardisancho SL, Viveros Herol SL, Viveros Navalfresa SL y Planasa) e l’associazione dei vivaisti appartenenti a FresHuelva (Freshuelva Viveristas-FV). Le varietà ottenute da INIA-IFAPA-IVIA (con la copartecipazione di Viveros California) sono: Andana, Carisma, Medina, Marina e Amiga. Il Progetto Nazionale (INIA-IFAPA-IVIA-FNM-NTF-FV) ha ottenuto le varietà Aguedilla, Fuentepina e le nuove selezioni 1806-1, 2340-1 e 2371-6, che saranno presto nuove varietà protette da brevetto. I principali obiettivi perseguiti nella costituzione di nuove varietà nell’ambito del programma di miglioramento genetico pubblico spagnolo sono: ottenere varietà a giorno corto (unifere), per il mercato del prodotto fresco, ben adattate alle condizioni agroclimatiche di Huelva e caratterizzate da alta produttività, maggiore precocità, bassa percentuale di frutti di 2ª categoria commerciale, alta qualità (organolettica e nutraceutica); frutto consistente, buon colore esterno e interno, buona dimensione, forma adeguata, omogeneità, poca cavità interna, alto contenuto in solidi solubili, buona relazione zuccheri/acidi, buon comportamento post-raccolta e alta attività antiossidante, scarsa dipendenza dalla fumigazione del suolo con bromuro di metile e adattabilità a differenti sistemi di coltivazione (convenzionale, biologico e in fuori suolo). Le attività dell’IFAPA includono anche i processi di trasferimento di tecnologia e uno dei principali strumenti operativi è rappresentato dalla RAEA (Rete Andalusa di Sperimentazione Agraria). Una delle attività di RAEA è RAEA-fragole, specializzata negli studi in campo varietale. Il programma RAEA-fragole iniziò nel 1986; ogni 3-4 anni sviluppa un particolare programma di sperimentazione molto specializzato nella valutazione di varietà commerciali di fragole adattabili alle condizioni agroambientali di Huelva. Con un protocollo comune, più di 60 varietà di fragola sono state provate in differenti località dal 1997 al 2010. Il numero di località di sperimentazione all’anno è stato aumentato da 1-2 nel 1997 a 6 nel 2008-2010. La nuova era della coltivazione senza BM è cominciata nell’estate del 2007; anteriormente la riduzione dell’uso di tale fumigante era stata del 50% nel 2005 e del 70% nel 2006. Ciò ha causato grande preoccupazione nel settore della fragola a Huelva e nel settore vivaistico di Castiglia e León dove, in particolare, la prima annata durante la quale sono stati azzerati gli usi critici è stata quella del 2009. La politica ambientale della UE (sviluppo della Direttiva 91/414) potrebbe lasciare l’orticoltura mediterranea senza difese contro i problemi biotici (funghi e nematodi) e abiotici (stress o stanchezza dei terreni) del suolo. La mancanza del BM è stata comunque affrontata in particolare mediante l’adozione di strategie chimiche alternative già a partire dalle annate agrarie 2007-2008 e 2008-2009 (stime non ufficiali): circa il 75% della superficie coltivata a fragola è stata trattata con la miscela 1,3-dicloropropene:cl oropricrina; poco più del 12% con la miscela dazomet:(1,3dicloropropene:cloropicrina); circa l’8% con iniezione di sola cloropicrina. Da ultimo solo il 2-3% adotta sistemi di coltivazione fuori suolo per i quali, naturalmente, non sono previsti trattamenti con prodotti fumiganti. Il Progetto Nazionale INIA relativo allo sviluppo delle alternative al BM (coordinato dall’IFAPA) ha lavorato dal 1997 saggiando più di 30 strategie, chimiche e non. Tra i fumiganti chimici, le molecole sperimentate possono classificarsi in tre grandi categorie: – molecole caratterizzate da forte potere eradicante, ma considerate più aggressive sull’ambiente: BM, 1,3D (1,3-dicloropropene), CP (cloropicrina), IM (ioduro di metile), EDN (etilendinitrile), ENZ (enzone), ACR (acroleina), da sole o in miscela tra loro; – molecole caratterizzate da non elevato potere eradicante e considerate meno aggressive sull’ambiente: generatori di metil-isotiocinato DAZ (dazomet), MS (metam sodio), MK (metam potassio); – molecole caratterizzate da basso potere eradicante e considerate meno dannose per l’ambiente: CC (calciocianamide); DMDS (dimetildisolfuro), PO (ossido di propilene), SEP (azide sodica), AE (oli essenziali), FUR (furfurale). Le attività svolte dal Progetto INIA (1997-2008) hanno puntato chiaramente verso la ricerca di soluzioni tecnicamente ed economicamente sostenibili nello spirito dell’interpretazione del Protocollo di Montreal: in particolare le applicazioni di 1,3D:CP, CP e DMDS:CP (le prime due autorizzate momentaneamente per la fragola in Spagna, e la terza in attesa della registrazione di DMDS nella UE, prevista entro il 2012) appaiono oggi le strategie dai migliori esiti futuri. Altre soluzioni chimiche come OP:CP, IM:CP, EDN e SEP hanno dato risultati promettenti, anche se è abbastanza remota l’idea di una loro registrazione sul territorio della UE, a eccezione di IM (Midas®) che potrebbe essere registrato nella UE nel 2014. In questa nuova situazione della fragolicoltura a Huelva, le principali incertezze del comparto possono essere riassunte in quattro punti: – diminuzione della produzione del settore negli ultimi anni senza BM; – incremento degli attacchi del nematode Meloidogyne hapla; – comparsa del nuovo patogeno tellurico Macrophomina phaseolina agente del marciume basale e radicale della fragola; – futura disponibilità delle soluzioni chimiche autorizzate per la fumigazione e per la coltivazione della fragola in Spagna e nella UE. Rispetto ai dubbi sulla diminuzione della produzione del settore negli ultimi anni come conseguenza del ritiro del BM, è da segnalare che importanti leader fragolicoli hanno dichiarato, sui mezzi di comunicazione, un calo della produzione di fragole compreso tra il 15 e il 25% nel periodo successivo alla scomparsa del BM. Tuttavia, i dati forniti dal Progetto INIA sulle soluzioni chimiche classificate di potere eradicante forte e intermedio (verso l’ambiente) e in generale le miscele con cloropicrina dimostrano ottime produzioni nella coltivazione sotto serra (macrotunnel) con la varietà Camarosa (950-1050 g/pianta), a seguito di sperimentazioni durate 7 anni. La diminuzione delle rese, imputata all’assenza del BM, può essere altrimenti spiegata con gli effetti dell’andamento climatico registrato nelle ultime campagne fragolicole: periodi autunno-invernali miti hanno reso la coltura mediamente meno produttiva, aumentandone la precocità e livellando i picchi di produzione. Inoltre è da tenere in considerazione che la varietà impiegata nel progetto è stata Camarosa, molto produttiva, che però nelle ultime campagne ha rappresentato non più del 5060% della superficie fragolicola, essendo stata sostituita parzialmente da varietà sensibilmente meno produttive. Rispetto ai dubbi sull’incremento di attacchi del nematode Meloidogyne hapla come conseguenza della proibizione del BM, va detto che la presenza di M. hapla nella coltivazione della fragola è già stata documentata. Questo nematode può compromettere gravemente il rendimento e la qualità della raccolta. La disinfezione dei terreni in fase di pre-impianto con bromuro di metile e cloropicrina sembrava essere sufficiente per il suo controllo senza ricorso a trattamenti nematocidi aggiuntivi. Nel 2007-2008 si è creato allarme per il possibile aumento di questo problema del suolo, attribuito all’effetto dell’assenza del BM. I responsabili del Progetto INIA hanno pensato che attribuire l’incremento di M. hapla all’assenza di BM:CP potesse essere una forzatura, essendo convinti che i problemi evidenziati con i nematodi nel 2007-2008 non fossero in realtà stati così gravi e sempre in relazione a una non corretta applicazione della miscela 1,3-D:CP col sistema irrigazione a goccia. Inoltre sono stati controllati i dati storici (ultimi 7 anni) dell’Indice di Severità di attacchi delle radici alla fine di ogni campagna di lavoro di M. hapla nella zona delle Malvinas (Palos de la Frontera). Se ne deduce che l’evoluzione e il comportamento delle popolazioni di M. hapla sono molto diversi a seconda del trattamento di disinfestazione dei terreni che si è realizzato. I dati rilevati avvalorano l’idea che non si può affermare che tali popolazioni aumentino necessariamente senza BM:CP, in quanto ciò dipende dalla soluzione che si applica, dalla dose, dalla tecnica utilizzata e dalla sanità del materiale vegetale di partenza. Perciò nel caso di fumiganti utilizzati attraverso il sistema di irrigazione a goccia in fase di pretrapianto, l’attrezzatura dovrà essere pulita al massimo e nel caso di applicazione dei fumiganti via iniezione potrebbe essere necessario (in alcuni casi particolari) il ritorno alla fumigazione totale del suolo (pratica abituale con il BM:CP qualche anno fa). Rispetto ai dubbi sull’emergenza dovuta alle nuove malattie del suolo nella fragola, come conseguenza del ritiro dal mercato del BM, è importante evidenziare che la presenza del fungo Macrophomina phaseolina (agente del marciume basale e radicale della fragola) non era mai stata riscontrata sulla fragola nell’area di coltivazione di Huelva. Tuttavia esso è un fungo tellurico polifago e, anche se per ragioni ancora non note, è stato rilevato di recente ed è sempre più presente nella coltura; è stato segnalato nel 2005 in Florida e in Israele, successivamente a Huelva nel 2008 e recentemente in California. Inoltre è stato osservato in modo molto marginale in Francia, India ed Egitto già nel 1998. L’attacco di questo fungo è più grave e accentuato in piante sofferenti di stress termo-idrico causato da ambienti sfavorevoli (temperature elevate e problemi al sistema d’irrigazione). Queste situazioni negative difficilmente si presentano in maniera continuativa nelle coltivazioni di fragola di Huelva. Perciò la malattia è rimasta praticamente sconosciuta fino al 2004. A Huelva, il Programma INIA ha studiato questa nuova problematica e la sua connessione con il recente ritiro della miscela BM:CP nella pratica della disinfezione dei suoli. Si è potuto constatare che la presenza della malattia nei campioni analizzati a Huelva è crescente e allarmante per diverse varietà e zone di coltivazione, soprattutto in caso di primavere calde e poco piovose. In alcune aziende fragolicole di Huelva si è osservata una maggiore mortalità delle piante principalmente nelle zone di maggiore stress idrico, dove questo era dovuto al non perfetto funzionamento del sistema d’irrigazione, e durante le fasi finali del ciclo di fruttificazione con temperature elevate (maggiogiugno). Le indagini del Progetto INIA sono arrivate alle seguenti conclusioni: non è conosciuto il motivo dell’insorgere di tale malattia emergente; non c’è evidenza che sia correlata all’assenza del BM:CP nella fumigazione dei suoli; si nota una concentrazione dei sintomi della malattia in epoca tardiva (a partire da metà maggio) quando l’attacco non ha più effetto su quantità e qualità della raccolta. La biologia e la persistenza del fungo sono basate sulla produzione di microsclerozi neri così resistenti nel suolo da rendere inefficace il controllo del BM sul patogeno; pertanto è dubbio che la sua apparizione sia da porre in relazione alla non utilizzazione del BM e si è più propensi a credere che sia stata favorita dai cambiamenti climatici. Infine, l’incertezza sulla disponibilità di disinfettanti chimici autorizzati per la coltura della fragola in Spagna e nella UE ha condotto alla sperimentazione di alternative non chimiche al BM, quali l’applicazione di sovesci di essenze ad azione biofumigante in sinergia con la solarizzazione, per la coltivazione della fragola in Spagna, con risultati che mostrano buone prospettive applicative in agricoltura sia biologica sia convenzionale.

 


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