Volume: la fragola

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: fragola nel nord-est degli Usa

Autori: John Maas

La coltivazione della fragola, negli Stati Uniti nord-orientali, viene praticata su di una vasta superficie che presenta differenti condizioni climatiche e comprende, procedendo da est, la pianura costiera atlantica (dalla Virginia al Maine), i monti Appalachi, le pianure centrali fino agli Stati dell’Iowa, dell’Indiana, del Wisconsin e del Minnesota. Le zone climatiche sono definite da longitudine (67-96° ovest), latitudine (36,5-45,0° nord) e altitudine (quasi a livello del mare la pianura costiera atlantica, fino a diverse centinaia di metri i monti Appalachi). Le temperature minime invernali generalmente variano da –15 °C a –12 °C lungo la pianura costiera meridionale della Virginia e da –37 °C a –46 °C in Minnesota e in alcune parti del Maine. Il periodo di gelate lungo la pianura costiera e nelle regioni medio-atlantiche (210-270 giorni) è decisamente più lungo di quello del New England e delle aree centrosettentrionali (120-150 giorni). La diversità di climi e suoli, insieme ad altre variabili ambientali che caratterizzano gli Stati Uniti nord-orientali, ha portato allo sviluppo di numerosi adattamenti colturali specifici per la fragola. I vari sistemi colturali e l’adattabilità varietale alle differenti condizioni locali hanno garantito lo sviluppo vegetativo delle piante e la produzione di frutti, nonché permesso di ampliare la stagione produttiva. Nel Sud la produzione segue quella della Florida e comincia diverse settimane prima dell’inizio della raccolta nelle aree del Nord (a fine maggio), anche se in molte regioni più settentrionali la stagione di produzione dei frutti può arrivare fino a luglio. La selezione varietale e il successo delle tecniche di coltivazione dipendono dalle condizioni di crescita tipiche di ogni località e regione. La scelta di varietà a diversa epoca di produzione (precoce, intermedia, tardiva) estende quello che altrimenti sarebbe un breve periodo di raccolta per le varietà unifere. La diffusione della plasticoltura, che prevede la coltivazione in prode rialzate pacciamate con film plastico, sistemi di fertirrigazione su linee poste sotto il film plastico e uso di cultivar rifiorenti o di varietà unifere poco sensibili al fotoperiodo ha fatto sì che nelle regioni settentrionali la stagione produttiva si prolungasse fino all’estate inoltrata e nei mesi autunnali. Dagli anni ’80 nel Nord-Est degli Stati Uniti si sono verificati cambiamenti notevoli negli aspetti economici della fragolicoltura. Fino ad allora la maggior parte dei coltivatori dipendeva dalla clientela per raccogliere i frutti dai campi, spesso di 1,5-7,0 ha, ed essi non eseguivano la raccolta per la vendita all’ingrosso o nella fattoria stessa. Oggi le aziende agricole al dettaglio o PYO (Pick-YourOwn, “raccogli da te”), esistono ancora, ma molte altre hanno trasformato l’attività di raccolta, che viene eseguita dagli stessi produttori per la vendita diretta nella propria azienda. Negli ultimi anni, con i cambiamenti dello stile di vita dei consumatori e dei modelli demografici, la vendita PYO nelle aziende ha subito una drastica riduzione, a tutto vantaggio della vendita di frutti, offerti freschi o sotto forma di prodotti trasformati, in chioschi lungo le strade e nei mercati locali delle città. I cambiamenti economici, come l’incremento, per le famiglie a due redditi del tenore di vita e degli impegni di spesa, insieme alla sovrapproduzione e alla conseguente perdita di redditività delle attività PYO rispetto all’acquisto al dettaglio di frutti provenienti dalla California, hanno provocato mutamenti nella produzione, che è passata da attività PYO ad altre più competitive. Ciò ha favorito la nascita di forme di vendita di frutta in azienda, lo sviluppo di prodotti trasformati, e l’inserimento di attività d’intrattenimento per bambini e adulti in fattoria. Bisogna peraltro considerare che la maggior parte dei fragolicoltori nel Nord-Est degli Stati Uniti produce anche altri frutti e ortaggi, e che la fragola rappresenta per loro l’inizio della stagione di vendita al pubblico (mercato di fattoria), vendita che continuerà per tutta l’estate e l’autunno con altri tipi di frutta, ortaggi e prodotti affini. Alcuni grandi coltivatori nei dintorni delle aree metropolitane vendono anche frutta e altri prodotti nei mercati di cooperative locali e, all’ingrosso, a distributori e negozi di alimentari. I prezzi delle fragole nei mercati agricoli spesso sono superiori a quelli delle fragole importate, ma è elevata anche la domanda di frutti appena raccolti. La commercializzazione dei frutti anche da parte di piccole realtà produttive fornisce una fonte di reddito sostanziale per queste imprese, molte delle quali sono a conduzione familiare. I due sistemi di coltivazione predominanti nel Nord-Est degli Stati Uniti sono rappresentati da colture pluriennali sui tradizionali filari (matted row) e da colture annuali su terreni sistemati in prode rialzate e coperte con film plastico. In alcune regioni, dove le temperature invernali ed estive lo permettono, si utilizzano varianti di entrambi i sistemi. I sistemi a filari si basano sulla produzione di frutti anche dalle numerose piante figlie, mantenute per ampliare la superficie produttiva, mentre i sistemi a coltura annuale si basano su piante disposte a distanze regolari, e si impedisce lo sviluppo delle piante figlie. Le varietà utilizzate in coltura annuale tendono a crescere vigorosamente, producono numerosi germogli nella corona ma un minor numero di stoloni, e quindi di piante figlie, rispetto alle varietà tipicamente usate per i sistemi a filari. Il vecchio sistema a filari è diffuso nelle regioni con inverni rigidi ed estati calde (con estremi rispettivamente di -40 °C e di 38 °C), con brevi periodi senza gelo (120-140 giorni) e periodi d’induzione a fiore fino a metà agosto. In tarda primavera le piante frigoconservate vengono messe a dimora disposte a 45-90 cm l’una dall’altra, in filari distanti tra loro circa 60-120 cm. In questo modo le piantine figlie si svilupperanno dagli stoloni e radicheranno negli spazi. La spaziatura effettiva intrafilare dipende dal vigore della cultivar e dalla sua capacità di produrre piante figlie. Per le varietà meno vigorose e per quelle che producono pochi stoloni le distanze di piantagione sono minori rispetto a quelle delle varietà più vigorose. In genere, i fiori emessi subito dopo la piantagione vengono asportati per facilitare la crescita vegetativa delle piante e i primi frutti vengono raccolti l’anno successivo. Queste piante possono restare produttive per 4-6 anni. Agli inizi dell’inverno di solito i coltivatori ricoprono le piante con paglia per proteggerle dal freddo, soprattutto quando le precipitazioni nevose sono scarse; in alternativa possono essere usati film di copertura mobili. Entrambi i tipi di protezione vanno rimossi in primavera non appena le piante iniziano la ripresa vegetativa. Nel periodo invernale spesso è necessario proteggere i fiori dal gelo: a questo scopo si ricorre o a un impianto d’irrigazione a pioggia o a coperture mobili, che possono rimanere sul posto per lunghi periodi (in caso di annate particolarmente fredde) oppure essere rimosse durante il giorno e reinstallate per la notte. I sistemi usati, generalmente, per le colture annuali sono simili a quelli in uso in California o in Florida: da due a quattro file di piante per ogni prode vengono disposte a distanze idonee per ospitarne la crescita. Le prode possono raggiungere un’altezza di 30 cm, secondo il numero di file, la coltivazione e le specifiche attrezzature usate per la raccolta. Le date di piantagione dipendono dalle cultivar: Sweet Charlie viene messa a dimora già agli inizi di agosto mentre Chandler verso il 10-20 settembre nelle zone costiere centrali della regione medio-atlantica. Per le prode a due file la distanza è di 1-1,3 m tra una prode e l’altra, mentre quelle a quattro file sono distanziate di 1,5-1,7 m. La distanza interfila è di 30-35 cm e di 20-30 cm tra le singole piante. Di solito l’irrigazione viene effettuata con i tradizionali sistemi a pioggia oppure mediante un sistema a goccia che prevede appositi tubi interrati: la prima modalità è necessaria soprattutto dopo la messa a dimora delle piante. Per gli impianti si utilizzano piante fresche green o piante cime radicate plug: in ogni caso, dopo il trapianto è necessaria la disponibilità di acqua sufficiente per l’attecchimento. Il mantenimento di piante figlie viene scoraggiato eseguendo la piantagione tra fine estate e inizio autunno. Gli stoloni che si sviluppano vengono rimossi a mano, meccanicamente o con sostanze chimiche. Mantenere la coltura per due o tre anni consente di produrre buoni vantaggi in termini di reddito. La produzione di fragole già nel primo anno di fruttificazione raggiunge spesso una media di 9 t/ha, quantità che può contribuire ad ammortizzare i costi di gestione. In alcune zone la resa del secondo anno di fruttificazione può avvicinarsi a 28 t/ha, mentre un raccolto eccezionale nel terzo anno può fornire fino a 20 t/ha. La felice posizione, una buona gestione, malattie e parassiti non particolarmente aggressivi, la disponibilità del mercato e condizioni climatiche favorevoli sono tutti fattori che contribuiscono al successo di questo sistema per tre anni di fruttificazione. Un quarto anno di raccolto può non essere remunerativo a causa dell’eccessivo numero di germogli, di erbe infestanti e del deterioramento del film plastico di pacciamatura. Tra le varianti del sistema a filari e del sistema con prode ricordiamo i filari a prode rialzate non coperte da film plastico e i filari stretti (narrow-row) o a nastro (ribbon-row). Nel primo caso le prode sono rialzate di appena 10-12 cm nelle aree con terreni particolarmente argillosi, caratterizzati da un drenaggio lento dopo forti piogge e da una scarsa crescita delle radici, fattori che comportano basse rese. La variante a nastro è stata utilizzata in diverse aree degli Stati Uniti, dagli stati dell’Atlantico meridionale fino a quelli del Nord-Est. Si tratta di una tecnica adattabile a colture annuali o perenni, con o senza pacciamatura in plastica. Nel sistema a nastro si usano letti rialzati molto stretti con un’elevata densità di piante disposte in un solo filare. Le piante figlie vengono eliminate per ridurre al minimo la competizione e massimizzare il rendimento produttivo. La distanza ridotta – 10 cm tra le piante e 90 cm tra i filari – consente una densità fino a 108.000 piante/ha. Talvolta sui letti rialzati a nastro si utilizza plastica o pacciame di altri materiali per impedire la radicazione delle piante figlie e controllare quindi la densità della coltura. Sistemi quali le serre a tunnel o a campana, la coltura forzata in serra e quella idroponica non sono stati sviluppati nella fragolicoltura commerciale nel Nord-Est degli Stati Uniti a differenza di quanto è avvenuto in Europa e in Asia. Negli Stati Uniti orientali la maggior parte delle produzioni fuori stagione è ottenuta impiegando le più recenti varietà rifiorenti. Queste varietà sono coltivate con tecniche, inclusa la pacciamatura con paglia tra i filari, per massimizzare la produzione dei frutti in estate e in autunno. Grazie a una corretta gestione queste varietà possono essere coltivate su base annuale o pluriennale in modo molto proficuo. Inoltre, nelle aree meridionali, schemi annuali a piantagione autunnale, utilizzando piante di varietà unifere (Chandler, per esempio) appena prelevate dai vivai e piantate su letti rialzati, coperte con film plastico nero, hanno consentito un periodo di produzione precoce e prolungato. Tuttavia le piantine appena prelevate a radice nuda e trapiantate nei campi a settembre sono molto deperibili e richiedono un’attenzione particolare nel trasporto e nella movimentazione, trattamenti ad alta intensità di manodopera e frequenti irrigazioni nella prima settimana. Inoltre, se nei vivai le piantine sono affette da antracnosi è possibile che la coltura vada in gran parte perduta, specialmente in presenza di alte temperature e clima umido. In alcune zone si usa coprire i filari con coperture mobili di vario spessore per prolungare nella stagione autunnale la crescita delle piante, al fine di migliorare lo sviluppo della corona, garantire protezione durante l’inverno e all’inizio della primavera contro le temperature fredde e i danni causati dal vento, e in primavera per promuovere un raccolto anticipato. Spesso la combinazione tra uso di filari coperti e irrigazione a pioggia può mitigare notevolmente la temperatura a livello della chioma della pianta, in condizioni meteorologiche nelle quali uno qualsiasi dei due metodi di protezione da solo si rivelerebbe insufficiente. Molti coltivatori si avvalgono di sistemi d’allarme meteo o di servizi Internet che avvertono in caso di probabili situazioni di gelo e permettono così di adottare le precauzioni necessarie per proteggere le piante. L’impiego di varietà rifiorenti è diventato di grande interesse per gli agricoltori delle zone settentrionali, più fresche. Sebbene le coltivazioni a pieno campo siano ancora modeste in rapporto ad altri metodi di produzione della fragola, le rese sono alquanto interessanti. A volte, per prolungare la stagione, vengono usate coperture mobili sui filari, mentre un numero esiguo di produttori impiega tunnel bassi. Le varietà principali utilizzate sono Seascape e Albion, in quantità minori Tribute, Tristar ed Evie 2. In molti casi la superficie aziendale in una fattoria a conduzione familiare impone che i fragoleti siano costituiti nuovamente sui campi già coltivati a fragola precedentemente, dal momento che pochi produttori hanno la possibilità di disporre di nuovi campi mai destinati prima a questa coltura. In passato, prima di reimpiantare il fragoleto molti coltivatori dovevano procedere alla fumigazione con bromuro di metile (BM, bandito dal Protocollo di Montreal) o cloropicrina ma oggi, in seguito alla graduale scomparsa di questi fumiganti e alla mancanza di prodotti alternativi (o alla loro minore efficacia), le rese dei raccolti sono diminuite e i coltivatori hanno bisogno di efficaci programmi alternativi per il trattamento dei terreni. Le cultivar più recenti sono state, e continuano a essere, coltivate per la loro resistenza a diverse malattie e parassiti tellurici. Tuttavia nessuna è resistente alle erbe infestanti, che continuano a costituire un grave problema e una notevole fonte di spesa per i fragolicoltori nel Nord-Est degli Stati Uniti. L’impiego di piantine da trapianto sane ed esenti da malattie è fondamentale – insieme all’implementazione di una gestione integrata di parassiti e infestanti – per consentire ai coltivatori di evitare focolai di malattia nei loro campi di produzione. La gestione integrata di parassiti e infestanti (IPM, Integrated Pest Management) può essere definita come l’ottenimento del massimo raccolto possibile con il minimo uso di sostanze chimiche, conseguito per mezzo del coordinamento tra le pratiche colturali e le attività di controllo dei parassiti e delle infestanti. Ciò include generalmente la gestione di insetti, acari, malattie ed erbe spontanee e prevede l’identificazione accurata dei parassiti, il monitoraggio sul campo, la definizione di linee guida o soglie per l’intervento, e la messa in pratica di attività di gestione efficaci. Ognuno di questi obiettivi è condizionato dalla varietà, dalla posizione, dalla durata della stagione della raccolta, dalla storia del singolo terreno e dall’ambiente circostante. Bisogna considerare inoltre che gli obiettivi di questa gestione integrata applicata alla coltura pluriennale a filari differiscono sostanzialmente da quelli relativi a un sistema di coltura annuale, come pure da quelli relativi a sistemi di produzione autunnali e invernali. Tra gli obiettivi di una gestione integrata di parassiti e infestanti, infine, vanno segnalati anche la diminuzione della quantità di agrofarmaci immessi nell’ambiente e la riduzione dell’impatto sugli organismi utili. I problemi causati dalle erbe infestanti sono più gravi nei sistemi a filari perenni che nei sistemi annuali o biennali. Il ricorso alla fumigazione del terreno è diminuito in seguito all’incremento dei costi e alla minore disponibilità di miscele di BM, ai maggiori limiti sull’uso di prodotti alternativi al BM, alla normativa sulla presenza di zone di protezione attorno ai campi fumigati e sullo smaltimento dei teli in plastica nonché ad altre restrizioni che hanno reso la fumigazione troppo costosa per le piccole aziende agricole. Sono disponibili alcuni erbicidi approvati per essere usati in fragolicoltura, ma non durante la produzione dei frutti. A prescindere dal sistema colturale utilizzato, è essenziale eliminare le erbe infestanti perenni almeno un anno prima di preparare i campi per la piantagione. Nella coltivazione a filari, una lavorazione superficiale a 1-1,5 cm di profondità deve essere eseguita il più spesso possibile per eliminare le giovani piante spontanee e il diserbo meccanico può essere completato con erbicidi, quando il loro uso è consentito. Gli erbicidi usati agli inizi dell’autunno evitano la presenza di infestanti perenni e annuali invernali. Gli erbicidi possono essere applicati anche ad autunno inoltrato o agli inizi dell’inverno, prima della posa in opera della pacciamatura invernale. In genere, la pacciamatura con film plastico nero permette di tenere sotto controllo molti dei problemi causati dalle erbe infestanti, ma non tutti. Spesso queste si sviluppano attraverso i fori d’impianto, e il Cyperus esculentus cresce direttamente attraverso la plastica. Sebbene per il controllo delle infestanti, delle malattie e dei nematodi sia anche possibile procedere alla fumigazione prima dell’impianto del fragoleto, l’uso ripetuto di questa pratica può portare a un deterioramento delle condizioni del terreno e per questo viene adottata una combinazione di pratiche agronomiche che si traduce in un minore compattamento del suolo grazie anche all’incorporazione di compost organici per rivitalizzare il terreno. Il mantenimento di livelli elevati di materia organica nel suolo migliora la struttura del terreno e contribuisce ad assicurare la presenza di comunità microbiche sane e benefiche, soppressive nei confronti delle popolazioni dei patogeni.

 


Coltura & Cultura