Volume: la fragola

Sezione: paesaggio

Capitolo: fragola nel metapontino

Autori: Carmelo Mennone

Introduzione

La coltivazione della fragola in Basilicata fu introdotta nel Metapontino nel 1955, ma ebbe una certa diffusione solo alla fine degli anni ’60 raggiungendo la superficie di 70 ha. Nel corso degli anni ’70 si verificò un ulteriore incremento tanto da arrivare a circa 900 ha nel 1979, punto di massima superficie. L’espansione della coltivazione della fragola era allora favorita da manodopera a basso costo, dalla disponibilità di nuove aree irrigue, dalla presenza di nuovi imprenditori e da condizioni climatiche favorevoli, soprattutto nel periodo autunnale caratterizzato da temperature miti, anche nei mesi di ottobre e novembre, idonee alla differenziazione delle gemme, condizione indispensabile per un’abbondante fruttificazione in primavera. La coltivazione era effettuata soprattutto nelle piccole aziende a conduzione familiare, in questo modo si riusciva ad abbattere i costi della manodopera. L’aumento dei costi di produzione, determinato dall’incremento del costo della manodopera, provocò a partire dalla metà degli anni ’80 una drastica diminuzione della superficie, con un aumento dei campi coltivati a ristoppio. Inoltre gli anomali andamenti climatici stagionali e l’uso di varietà non molto produttive ridussero la redditività dei fragoleti. Si ebbe un continuo declino delle superfici sino a raggiungere i 350 ha a metà degli anni ’90. Per un certo periodo l’entità delle superfici a fragoleto si è mantenuta costante, segnando però un incremento alla fine degli anni ’90 e il superamento dei 700 ha nei primi anni del 2000. Tale aumento è attribuibile al fatto che grossi gruppi di commercializzazione cooperativistici e privati hanno creato un bacino produttivo nel Metapontino. Le produzioni lucane, di alto pregio, consentivano, a questi gruppi commerciali, di coprire periodi di mercato non soddisfatti dalle produzioni settentrionali. La ripresa e il rilancio sono avvenuti grazie all’introduzione di nuovi genotipi e alle elevate capacità imprenditoriali, che hanno permesso di puntare alla realizzazione di sistemi colturali tesi a massimizzare la qualità delle produzioni. La presenza di organizzazioni di produttori ha consentito agli imprenditori di partecipare attivamente a tutte le fasi della commercializzazione, dal conferimento alla lavorazione, dalla vendita alla liquidazione. A partire dal 2003 si è avuta una contrazione della superficie dei fragoleti, che si è poi stabilizzata intorno ai 400 ha dei nostri giorni.

Evoluzione varietale

Negli anni ’60 si introdussero varietà quali Surprise des Halles, Cambridge, Gorella e Pocahontas, successivamente sostituite da cultivar californiane a basso fabbisogno in freddo: Early Dawn, Sequoia, Sunrise, Aliso, Tioga, Tufts, Douglas. Negli anni ’80, quando la coltivazione in ambiente protetto rappresentava circa la metà di quella in pien’aria, furono introdotte cultivar come Pajaro, che si adattavano meglio in quanto selezionate in areali (California) simili per condizioni ambientali a quelli metapontini. Grazie all’intensa attività di miglioramento genetico, pubblica e privata, italiana e straniera, si è assistito, nel corso degli anni, anche nel Metapontino a un rinnovo del panorama varietale con l’introduzione di nuove varietà: Eris, Miranda, Tudla, Tethis e Paros. All’inizio del terzo millennio è stato introdotto l’impiego di piante fresche e cime radicate, determinando così il cambiamento dello standard varietale, infatti si sono affermate nuove varietà come Candonga®Sabrosa, utilizzata negli impianti con piante fresche, come pure Ventana e Camarosa. Negli impianti con piante frigoconservate, invece, le cultivar più rappresentative sono Tethis, Naiad®CivI35, Siba.

Sistemi di forzatura

Uno dei punti critici riguardo la mancata diffusione della coltivazione della fragola nei suoi primi anni di introduzione fu rappresentato dalle avverse condizioni climatiche alle quali erano esposte le colture di pieno campo. Soprattutto le ampie escursioni termiche e le basse temperature provocavano danni o determinavano l’arresto dell’attività vegetativa. La forzatura nei primi impianti veniva assicurata dalla pacciamatura effettuata con paglia; solo alla fine degli anni ’60 fu introdotta la pacciamatura con film plastici, mentre la paglia veniva utilizzata tra le bine. L’uso delle strutture di forzatura, piccoli tunnel e tunnel-serra, alla fine degli anni ’60, diede inizio alla diffusione reale e significativa della coltura. La coltivazione in coltura protetta, in un primo momento, venne effettuata sotto piccoli tunnel su una singola fila binata. L’uso di tunnel-serra di maggiori dimensioni consentì un miglior effetto serra, con la creazione di un microclima favoverole per la differenziazione a fiore anche nei mesi invernali. L’evoluzione della tecnica colturale della fragola, negli ultimi anni, ha avuto un notevole sviluppo con l’introduzione di materiali innovativi per la forzatura. La gestione dell’apertura dei tunnel, nel periodo primaverile, consente di ottimizzare le condizioni di temperatura e umidità, che svolgono un ruolo fondamentale sia per gli aspetti colturali (impollinazione) sia come fattore sfavorevole per lo sviluppo di patogeni fungini. L’impollinazione è ulteriormente favorita dalla diffusione dell’uso di insetti pronubi (bombi e api) sia indigeni sia di introduzione antropica.

Tipologia di piante coltivate

Nei primi anni di coltivazione si utilizzavano piante frigoconservate, messe a dimora a fine agosto, con raccolta primaverile, anche se iniziavano le prime esperienze di coltivazione per produzioni autunnali e primaverili (doppia produzione facendo ricorso a piante di calibro superiore A+). L’uso di piante frigoconservate dava dei vantaggi, come la buona produttività delle piante concentrata nel mese di aprile. Risultati inferiori si ottenevano per gli aspetti qualitativi. La concentrazione della produzione in tempi ristretti non consentiva un’adeguata commercializzazione del prodotto. Per affrontare tali problematiche nell’ultimo quinquennio la fragolicoltura ha subito un sostanziale cambiamento, con l’introduzione delle piante fresche e delle cime radicate. Dall’impiego quasi esclusivo (95%) di piantine frigoconservate, che permette una maggiore produzione unitaria ma concentrata in poche settimane, si è passati alle piante fresche a radice nuda e/o anche alle cime radicate, che consentono di ampliare il periodo di raccolta dai primi mesi dell’anno a fine maggio. Attualmente l’incidenza di questa tipologia di piantine è del 90%. L’utilizzo delle piante fresche ha permesso di ottenere alcuni vantaggi: – un marcato anticipo della produzione, con diversi benefici, agropomologici e non, con una migliore distribuzione temporale della raccolta; – una migliore gestione della manodopera, aspetto fondamentale per l’intera frutticoltura metapontina, viste le concomitanti esigenze di altre colture; - una diminuzione degli impieghi di manodopera che si ripercuote positivamente sui costi di produzione; – una minore durata del ciclo della pianta, per il trapianto più tardivo; – una migliore qualità dei frutti; – la possibilità di moltiplicare le piante nell’areale (piante fresche e cime radicate), ottenendo piante vegetanti di buona qualità, grazie all’implementazione dell’attività vivaistica presente nel territorio; – un minor numero di interventi antiparassitari.
Va comunque messo in evidenza come l’uso di questa tipologia di pianta non determini solo effetti positivi. Andamenti stagionali poco favorevoli (ritorni di freddo tardivi), associati a un modificato comportamento vegeto-produttivo della pianta (anticipo delle fasi di fioritura e maturazione), possono determinare danni quanti/ qualitativi rilevanti, che spesso hanno influito negativamente sul risultato economico dei fragoleti.

Calendario di produzione

I fragolicoltori hanno ampliato il calendario dell’offerta: infatti si è passati da una produzione concentrata nel mese di aprile a un’offerta di prodotto che parte a novembre per concludersi a maggio, con un picco che va da marzo a maggio. Ampliare il calendario di produzione è stato fondamentale per la fragolicoltura lucana in quanto in questo modo si producono fragole di qualità con caratteristiche organolettiche costanti per un ampio periodo, con parentesi produttive anche nel periodo autunnale, a partire da novembre-dicembre. Certamente, essere presenti sui mercati in periodi in cui il prodotto proviene da altri Paesi (Spagna) o da regioni italiane come Sicilia e Calabria, è un punto di forza per la fragola metapontina. Le quantità prodotte nei primi mesi del calendario non sono elevate come nei periodi di punta, ma consentono la presenza delle nostre organizzazioni commerciali sui mercati stranieri e italiani.

Gestione ecosostenibile

L’evoluzione della tecnica colturale del fragoleto ha portato a una gestione ecosostenibile attraverso l’uso di tecniche di coltivazione agronomiche, biologiche e chimiche, secondo i principi dell’IPM (Integrated Pest Management). Tale indirizzo è scaturito dal forte interesse del consumatore riguardo le caratteristiche qualitative dei frutti (colore, sapore ecc.) e la loro salubrità. L’attenzione verso queste nuove problematiche, da parte del fragolicoltore, ha permesso la diffusione di tecniche di produzione integrata e biologica, con risvolti positivi sull’ambiente, sugli operatori agricoli e sui consumatori. Nella fertilizzazione si è diffuso l’impiego della sostanza organica, che consente un arricchimento del terreno in termini microbiologici e nutritivi, migliorandone le condizioni di fertilità chimico-fisica. La nutrizione della fragola, anche per la tipologia di impianto a disposizione (manichette-ali gocciolanti sotto la pacciamatura), viene effettuata con la fertirrigazione. La buona qualità dell’acqua di irrigazione è fondamentale data la sensibilità da parte della coltura alla salinità, che si accentua nelle annate con scarsa piovosità e carenza idrica. Gli apporti e la distribuzione di elementi nutritivi cambiano in base alla varietà, al tipo di impianto, alle condizioni chimico-fisiche del terreno e allo sviluppo vegeto-produttivo della pianta.

Controllo dei parassiti
Nella gestione della tecnica colturale un grande passo in avanti è stato compiuto nella razionale esecuzione degli interventi fitosanitari, grazie anche alla disponibilità di sostanze attive con caratteristiche di bassa tossicità, di minore impatto ambientale e bassa residualità nei frutti. Questi risultati sono stati conseguiti per merito del lavoro svolto dal mondo della produzione (Organizzazioni dei Produttori [OP], Cooperative), della ricerca (Metapontum Agrobios) e della divulgazione (Azienda Pantanello). L’azione complementare e sinergica di tutti gli operatori ha fatto sì che sulla tavola dei consumatori arrivasse un prodotto di qualità nel senso più ampio del termine. In merito alla geodisinfestazione dei terreni, il divieto dell’uso di alcune molecole storiche (bromuro di metile) ha determinato uno spostamento della coltura su nuovi areali con terreni vergini, il che ha limitato l’uso di sostanze fumiganti per i terreni da adibire a fragoleto. La gestione ecosostenibile del fragoleto inizia già dall’impianto con l’adozione di tecniche alternative all’uso dei geodisinfestanti, quali la solarizzazione e l’uso di piante biocide. Per le crittogame in passato i problemi maggiori si sono avuti con il “Complesso del deperimento progressivo”, che è strettamente correlato alla qualità del materiale di propagazione. Altri agenti dannosi sono l’oidio e la muffa grigia, per i quali la tipologia e il numero di interventi variano in base all’andamento climatico, e comunque subiscono un notevole ridimensionamento con l’apertura dei tunnel e con lo spargimento di paglia per evitare che schizzi di acqua possano diffondere l’inoculo. Tra i fitofagi, negli ultimi anni, sta provocando una serie di problemi la Spodoptera littoralis che, dopo l’impianto del fragoleto, si controlla attraverso esche e interventi sugli stadi larvali. A questo proposito è prezioso l’ausilio del tecnico di campo che, attraverso il monitoraggio, consente di meglio posizionare gli interventi. Il contenimento delle infestazioni di acari si consegue con la pulizia e l’allontanamento delle foglie vecchie, dove si localizzano gli acari dannosi. Questo comporta un notevole abbattimento dell’inoculo, evitando di effettuare interventi chimici. Un parassita che desta maggiore preoccupazione in quanto si concentra durante la fase di fioritura e accrescimento dei frutti è il tripide, controllato in maniera integrata.

Mercato della fragola

La qualità della nostra fragola, la vocazionalità dell’area, la differenziazione produttiva, le tecniche introdotte, sono gli elementi che ci permettono di far fronte ai mercati. La fragola metapontina viene commercializzata per la gran parte dalle Organizzazioni dei Produttori (OP) attraverso i mercati generali e le grosse catene distributive italiane ed estere. La fragola metapontina ha conquistato negli ultimi anni importanti fette di mercato, pur dovendo fare i conti con la forte concorrenza della produzione proveniente dalla Spagna e dai Paesi del Maghreb, Marocco in testa. In Europa viene esportata maggiormente in Germania, Austria e Svizzera, dove è presente, soprattutto nei mesi primaverili, anche la produzione spagnola. La formazione del prezzo è determinata soprattutto dalla Grande Distribuzione Organizzata (GDO), che condiziona il mercato della fragola e impone disciplinari di produzione, esige servizi logistici, utilizza la fragola nelle promozioni come prodotto “civetta”. Il passaggio all’utilizzo delle piante fresche ha consentito di fornire il prodotto anche nei mesi di gennaio, febbraio e marzo, periodi coperti da altri Paesi dell’Europa o del Maghreb a prezzi piuttosto convenienti.

Selezione dei frutti e controlli di qualità

La raccolta delle fragole viene effettuata a mano, in quanto la fragola è un frutto molto delicato e, pertanto, deve essere maneggiato con cura. Il momento della raccolta è deciso dal raggiungimento dei requisiti minimi in termini di grado zuccherino, colore e acidità dei frutti; tali controlli sono svolti in laboratori accreditati. Contemporaneamente si eseguono la selezione e il confezionamento dei frutti. La selezione delle fragole viene fatta direttamente in campo. In questa fase si eliminano i frutti che non rispettano gli standard per dimensione, forma, difetti esterni, colore, presenza di marciumi. Solitamente i frutti non commerciali sono quelli che non raggiungono il peso di 20 g. La presenza di frutti deformi si verifica soprattutto nelle prime fasi di raccolta in concomitanza di periodi freddi. Parametro oggetto di selezione è il colore dei frutti, del quale si considerano l’intensità e l’omogeneità secondo gli standard varietali. Nelle prime fasi di raccolta i frutti non presentano una colorazione uniforme, soprattutto in prossimità del picciolo, dove sono evidenti chiazze bianche. Una disformità del colore si verifica anche in corrispondenza di alte temperature, per cui si può manifestare una forte colorazione che classifica il prodotto come sovrammaturo. Bisogna considerare, inoltre, che vengono eliminati i frutti con difetti dovuti a parassiti come muffe e insetti. Un secondo step del controllo di qualità è attuato in magazzino, quando viene effettuata una campionatura dei frutti per verificare eventuali disformità rispetto agli standard commerciali. Da questo controllo scaturisce la valutazione complessiva delle fragole conferite, che determina il prezzo da riconoscere al produttore.

Importanza del packaging e della logistica

L’imballaggio con cui vengono confezionate le fragole può svolgere molteplici funzioni. Tra le principali ricordiamo quella di proteggerle al fine di preservarne le caratteristiche qualitative, quella di fornire informazioni al consumatore sulla composizione nutrizionale del prodotto, quella di ridurre le perdite e gli sprechi sia a livello di distribuzione sia di consumatore finale. Inoltre, l’imballaggio rende il prodotto facilmente riconoscibile nel punto vendita dotandolo di determinate peculiarità che possono anche motivare il consumatore all’acquisto. Quando si punta sulla qualità certamente il packaging assume un ruolo molto importante. Per queste produzioni, ad alto valore aggiunto, diverse sono le tipologie di confezioni utilizzate dai nostri fragolicoltori in virtù del tipo di frutti, del periodo e del mercato di commercializzazione. Solitamente le fragole vengono commercializzate in vaschette (aperte o chiuse con flow pack) di dimensioni variabili, in modo da contenere dai 250 ai 1000 g di prodotto, che vengono sistemate in cassette di diverse dimensioni (1-5 kg) e di materiale come cartone o legno. La logistica assume un ruolo fondamentale in quanto nel giro di 24 ore le fragole passano dal campo al punto vendita e questo assicura un prodotto di qualità.

Flow pack
Il confezionamento in flow pack, effettuato in magazzino, permette di preservare al meglio la qualità e la conservabilità del prodotto aumentandone la shelf life. Permette, inoltre, l’inserimento del codice a barre, in modo da fornire tutte le informazioni dettagliate relative al prodotto, come luogo di provenienza, varietà, lotto di produzione, che consentono di rendere tracciabile il percorso produttivo. Il confezionamento in flow pack risulta semplice, sicuro e pratico, in grado di garantire la stabilità delle caratteristiche organolettiche del frutto per diverso tempo. La confezione in questo caso è generalmente costituita da un unico film plastico flessibile. I materiali usati per il flow pack sono esclusivamente composti da film plastici microporosi o microperforati, in quanto la fragola, così come tutti i tipi di frutta e verdura, è un alimento che continua a respirare anche dopo il confezionamento.

Conclusioni

La fragolicoltura dell’arco jonico-metapontino risulta essere in continua evoluzione e vede, come punto cardine per il suo futuro, lo sviluppo e la diffusione di nuovi genotipi che meglio si adattino alle condizioni ambientali del territorio con il conseguente abbassamento dei rischi e una migliore remuneratività per gli imprenditori. Nonostante sulla fragolicoltura gravino incertezze dovute sia agli onerosi investimenti finanziari sia ai ricavi non sempre certi, la scelta operata dai nostri imprenditori di puntare su un prodotto di qualità consentirà alla coltura un proficuo futuro.

 


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