Volume: la fragola

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: fragola in Inghilterra

Autori: David Simpson

Storia

Prime varietà britanniche
La fragola a frutto grosso (Fragaria × ananassa) fu introdotta in Inghilterra intorno al 1760 e inizialmente coltivata in un numero ristretto di giardini. La produzione commerciale vera e propria si sviluppò soltanto quando Michael Keens, un orticoltore che risiedeva appena a nord di Londra, ottenne i primi ibridi a frutto grosso. Nel 1821 la costituzione della varietà Keens’ Seedling segnò un importante progresso: le cronache dell’epoca riportano che questa cultivar fece sensazione per le grandi dimensioni e l’eccellente sapore dei suoi frutti, e che per queste ragioni fu premiata dalla Royal Horticultural Society di Londra con una coppa d’argento. La varietà Keens’ Seedling ebbe un grande successo e una notevole diffusione commerciale tra il XIX secolo e l’inizio del XX secolo. Ben presto altri coltivatori e giardinieri si dedicarono alla fragolicoltura e il XIX secolo vide lo sviluppo di molte altre varietà di successo, tra cui Downton (1820), British Queen (1840) e Sir Joseph Paxton (1862), che divenne la varietà dominante in Inghilterra fino agli anni ’30 del XX secolo. Royal Sovereign (1898), realizzata da Thomas Laxton, è un’altra cultivar molto importante a lungo apprezzata per le sue superbe qualità gustative e che ancora oggi viene coltivata da molti amatori e in alcune aziende agricole “raccogli da te” (Pick-Your-Own, PYO). Nei primi decenni del secolo scorso la popolarità delle fragole presso i consumatori determinò un costante aumento delle aree di produzione, che raggiunsero un picco di 11.900 ettari nel 1924.

Sviluppi nel XX secolo
Molte varietà prodotte nel XIX secolo continuarono a essere ampiamente coltivate finché – a partire dalla fine degli anni ’20 – iniziarono a verificarsi gravi problemi provocati da virus e da una malattia detta del midollo rosso (Phytophthora fragariae). Queste patologie furono causa di forti perdite in termini di piante e di rendimento e, sebbene alcune partite di Royal Sovereign esenti da virus fossero state propagate e distribuite, il settore andò via via perdendo di interesse. Durante la Seconda guerra mondiale le superfici adibite a fragolicoltura si ridussero a 3680 ettari, per recuperare parzialmente nel 1946 raggiungendo i 4250 ettari. I produttori avevano iniziato a concentrare i loro sforzi sul miglioramento genetico della resistenza agli agenti patogeni, e la varietà Auchincruive Climax, ottenuta in Scozia nel 1947, dimostrò una buona resistenza alla malattia del midollo rosso e sostituì rapidamente altre cultivar suscettibili sia in Scozia sia in Inghilterra. Tuttavia, nei primi anni ’50 questa varietà mostrò una sindrome genetica nota come June Yellows, che ne impedì l’ulteriore diffusione su larga scala. In quegli anni l’attività di breeding in Inghilterra era svolta dalla Cambridge Research Station, la cui attività puntava soprattutto a migliorare la tolleranza ai virus e la resistenza alla malattia del midollo rosso delle piante. Dal 1953 furono registrate venti varietà della serie Cambridge, di cui quella di maggior successo fu Cambridge Favourite, che divenne la cultivar dominante fino alla fine degli anni ’70, rappresentando fino al 70% della superficie coltivata a fragola. La ricerca sui virus e sulle malattie fungine aveva notevolmente migliorato la comprensione di questi problemi ed era stata riconosciuta l’importanza della sanità delle piante come modo per migliorare la loro produttività nei fragoleti. I centri di ricerca governativi erano responsabili della propagazione e distribuzione degli stock di piante sane, ma nel 1954 i fragolicoltori e i vivaisti costituirono la Nuclear Stock Association (NSA), producendo materiale di base esente da malattie per tutte le principali varietà. Venne introdotto un sistema di certificazione nazionale, i vivai furono regolarmente esaminati da ispettori governativi, in modo che i coltivatori potessero acquistare piante sane e certificate da vivaisti registrati all’NSA. Queste misure diedero un enorme impulso al settore della fragolicoltura con miglioramenti in termini di rendimento produttivo, qualità dei frutti e durata degli impianti. Se negli anni ’30 la resa media per ettaro era stata di 2,35 t, entro la metà degli anni ’50 era aumentata a 4,2 t. Anche la superficie coltivata aveva subito un incremento, raggiungendo i 6475 ettari nel 1957.

Produzione destinata alla trasformazione e al consumo fresco
Oltre a essere dotata di buona resistenza alle malattie, la varietà Cambridge Favourite presentava il vantaggio di essere adatta sia per il consumo fresco sia per la trasformazione industriale. La domanda di frutta da trasformazione era forte, e la maggior parte veniva utilizzata per marmellate o conserve: generalmente i coltivatori riservavano i frutti più grossi e di qualità migliore ai mercati del fresco, mentre il resto veniva inviato alle fabbriche per essere lavorato. La versatilità di Cambridge Favourite, unita all’estrema facilità di coltivazione, fece sì che questa varietà dominasse il mercato per oltre vent’anni. Tuttavia, negli anni ’70 la domanda di frutta da trasformazione diminuì rapidamente poiché la produzione proveniente dall’estero, soprattutto dalla Polonia, era più a buon mercato e ciò portò a sostituire Cambridge Favourite con altre varietà con frutti più adatti al consumo allo stato fresco. I produttori miravano a prolungare la stagione coltivando una gamma di varietà, nessuna delle quali si affermò pienamente fino al 1984, quando fu introdotta Elsanta. Questa varietà ha rappresentato un deciso miglioramento rispetto alle cultivar precedenti, in particolare per quanto riguarda la consistenza dei frutti e la conservazione (shelf life): due caratteristiche importanti, tenuto conto che negli anni ’80 i supermercati inglesi hanno iniziato a svolgere un ruolo importante nella vendita al dettaglio di fragole fresche ed Elsanta è divenuta rapidamente la varietà preferita. Oggi la popolarità di Elsanta – che rimane ancora la principale cultivar del Regno Unito – è ormai in diminuzione, insidiata da una vasta gamma di nuove varietà. Il calo della domanda di fragole per la trasformazione industriale ha comportato una contrazione delle superfici coltivate, passate dai 7774 ha del 1973 ai 3289 ha del 2001. Più recentemente si sta verificando un costante aumento dei fragoleti inglesi, che riflette l’incremento della domanda di frutti freschi da parte dei supermercati: nel 2009 le superfici produttive sono state valutate in 4770 ettari. Si è registrato anche un forte aumento delle rese, che oggi hanno raggiunto le 21,9 t/ha.

Produzione commerciale

Negli ultimi 25 anni il numero dei fragolicoltori è diminuito ma sono diventati più specializzati. In passato spesso i produttori diversificavano ampiamente la loro gamma, tra alberi da frutto e colture di piccoli frutti, ma oggi molti dei più grandi coltivatori producono esclusivamente fragole, affiancandole talvolta a lamponi e more. In genere queste grandi aziende forniscono due o tre supermercati, per una stagione più lunga possibile al fine di garantire continuità di fornitura ai loro clienti.

Mercato al dettaglio
Quasi tutti i grandi coltivatori del Regno Unito sono associati a un’organizzazione di produttori che conferisce i raccolti a società specializzate nella commercializzazione di fragole quali: Angus Soft Fruits Ltd, Berry Gardens, BerryWorld Ltd e Total Berry UK. In prevalenza queste servono direttamente i supermercati, ma forniscono anche i mercati all’ingrosso e la ristorazione. I supermercati rappresentano circa il 90% della quota di mercato per le vendite di fragole, che sono molto popolari presso i consumatori, perché considerate sia un lusso accessibile sia un cibo sano. La penetrazione di mercato è notevole, con il 76% degli acquirenti che comprano fragole al supermercato almeno una volta l’anno, ed è elevata anche la ripetitività d’acquisto. Le famiglie giovani sono i consumatori più propensi ad acquistare fragole, che quindi dovrebbero rimanere popolari in avvenire e presso le future generazioni.

Imballaggio e movimentazione
I supermercati vendono fragole confezionate in cestini dotati di coperchio e realizzati in plastica trasparente, in modo che i frutti siano visibili. In campo, le fragole vengono raccolte e poste direttamente in questi cestini, i cui pesi sono poi verificati nei depositi prima dell’aggiunta del coperchio e della spedizione ai punti vendita. Il rispetto della catena del freddo è essenziale, per garantire che i frutti arrivino in perfette condizioni e abbiano una buona durata, sia in negozio sia dopo l’acquisto. Le specifiche di raffreddamento variano secondo i supermercati, ma il principio è che la temperatura iniziale di campo debba essere abbassata entro un’ora dalla raccolta e che i frutti siano conservati in magazzini a bassa temperatura, prima di essere spediti ai depositi dei supermercati per mezzo di autocarri refrigerati. Una volta che le fragole sono giunte al supermercato di solito vengono esposte a temperatura ambiente, ma alcuni punti vendita utilizzano banchi refrigerati. I contenitori più diffusi sono i cestini da 250, 400 e 454 g; l’etichetta evidenzia il peso, le informazioni nutrizionali, il nome della varietà e l’indicazione “da consumarsi preferibilmente entro il”. In aggiunta, alcuni supermercati forniscono informazioni sul produttore e sull’ubicazione dell’azienda fragolicola.

Tecniche colturali

Sistemi di coltivazione tradizionali
Nei suoi primi due secoli di vita, la fragolicoltura nel Regno Unito non ha registrato grandi progressi per quanto riguarda le tecniche colturali. In un sistema poliennale in cui venivano coltivate varietà unifere – con stoloni messi a dimora solitamente a fine estate o in autunno o anche all’inizio della primavera – i fattori critici erano il calore del suolo e un’umidità adeguata. Un sistema di coltura molto diffuso era quello a filari (matted row system) dove, in origine, la distanza tra le file era di 75-90 cm e quella fra le piante lungo la fila di 45-60 cm. Questa tecnica prevedeva che gli stoloni potessero radicare lungo la fila, dando così luogo a un’elevata densità di piante di diversa età. Con l’introduzione di varietà più vigorose, quindi per evitare un’eccessiva fittezza, si rendeva necessario procedere a un opportuno diradamento delle piante. Un altro sistema tradizionale prevedeva l’eliminazione degli stoloni dalle singole piante durante il ciclo vegetativo, in modo da mantenere una certa spaziatura nell’ambito di file uniche, con una distanza di 35-45 cm tra le piante e di 75-90 cm tra ogni fila. Con entrambe queste tecniche colturali veniva posta una pacciamatura di paglia attorno alla base delle piante per mantenere i frutti puliti e liberi da residui terrosi. Il sistema matted row offriva il massimo rendimento per ettaro, ma era anche caratterizzato da una maggiore frequenza di patogeni fungini, in particolare Botrytis cinerea. Le piante distanziate producevano fragole di qualità leggermente migliore, con una maggiore pezzatura media del frutto. Sebbene in quasi tutte le coltivazioni l’irrigazione fosse garantita unicamente dalla pioggia, alcuni produttori utilizzavano irrigatori sopraelevati, in particolare nelle contee orientali dell’Inghilterra, dove le precipitazioni sono in genere minime.

Sistemi moderni
A partire dagli anni ’80 le tecniche colturali hanno iniziato a cambiare: i sistemi tradizionali sono stati gradatamente sostituiti da doppi filari su prode rialzate, pacciamate con film di polietilene opaco, nei quali l’irrigazione era di tipo a goccia, fornita mediante un’ala gocciolante al centro della fila, sotto il film di polietilene. La densità di piantagione era di 30.000-38.000 piante per ettaro, e inizialmente era comune mantenere le piante per tre stagioni. Questo sistema era particolarmente adatto per la varietà Elsanta, in quanto assicurava maggiori rendimenti con una percentuale più elevata di frutti di prima categoria, grazie alle loro maggiori dimensioni e ad un più ridotto numero di frutti colpiti da marciumi. Un altro sviluppo considerevole si è avuto in seguito all’introduzione delle protezioni dei fragoleti con tunnel coperti da film di polietilene: questa innovazione, che ha iniziato a diffondersi a metà degli anni ’90, ha visto un incremento costante della coltura protetta nel corso dei successivi dodici anni. Attualmente nel Regno Unito l’80% delle fragole viene coltivato sotto tunnel. I vantaggi derivano dalla possibilità di prolungare la stagione, sia in primavera sia in autunno, e di mantenere asciutti i frutti, che quindi possono essere raccolti con qualsiasi condizione meteorologica. Questa tecnica ha anche permesso di ridurre l’incidenza di malattie come la muffa grigia (Botrytis cinerea) e l’antracnosi (Colletotrichum acutatum), migliorando anche la previsione delle stime di produzione, necessarie ai coltivatori per mantenere la continuità di approvvigionamento ai supermercati.

Ampliamento del calendario di produzione
L’incremento degli acquisti presso i supermercati, verificatosi a partire dal 1980, ha anche aumentato la domanda di fragole fuori stagione (il periodo tradizionale va da fine maggio a metà luglio). Inizialmente questa domanda è stata soddisfatta da fragole importate, ma i coltivatori inglesi sono corsi rapidamente ai ripari estendendo il calendario di produzione. Nel Sud dell’Inghilterra è stato possibile ottenere una produzione anticipata tramite l’impiego di tunnel, tuttavia l’obiettivo primario era quello di incrementare la produzione di fine estate e autunnale, quando la domanda dei consumatori è notevole. A questo risultato si è giunti in parte coltivando varietà rifiorenti e in parte programmando la produzione di varietà unifere, mediante il cosiddetto “sistema a 60 giorni”. La disponibilità di piante frigoconservate di categoria A+ della cultivar Elsanta ha fatto sì che i coltivatori potessero costituire i loro campi in qualsiasi momento da maggio a luglio, iniziando la raccolta dopo 60 giorni. Sebbene questo sistema garantisca rese produttive relativamente basse, consente ai produttori inglesi di prolungare la stagione e di programmare la produzione per i periodi in cui è possibile spuntare un buon prezzo di mercato. Oggi l’impiego di piante frigoconservate nel sistema di produzione a 60 giorni è diventato il sistema di coltivazione standard per le varietà unifere. I coltivatori mantengono le stesse piante anche per un secondo ciclo di produzione nell’anno successivo, in cui il rendimento produttivo è molto più elevato del primo ed è contemporaneo a quello che si ottiene in maggio-giugno sotto tunnel.

 


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