Volume: la fragola

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: fragola in giappone

Autori: Yasaburo Oda, Rinppe Inoue

aspetti storici

Poco più di 100 anni fa, alla fine del XIX secolo, in un sobborgo di Tokyo venne coltivata la prima fragola. Si ritiene che la moderna fragola coltivata (Fragaria × ananassa) sia stata introdotta in Giappone dagli olandesi nella prima metà dell’800, attraverso il porto di Nagasaki. A quel tempo l’Olanda era il solo partner commerciale europeo del Paese. In ogni caso, la fragola non ebbe un successo immediato. L’allora nuovo governo Meiji – in carica dal 1869 – s’impegnò attivamente per diffondere nuove colture, e con esse alcune cultivar di fragola furono introdotte dall’Sempreuropa e dagli Stati Uniti. Prima della Seconda guerra mondiale l’importanza della fragolicoltura in Giappone era così irrisoria che un’indagine del Ministero dell’Agricoltura e del Commercio del 1923 registrava soltanto 350 ha coltivati a fragola. Verso il 1952 la fragolicoltura subì un’evoluzione e si sviluppò grazie all’uso di film plastici di copertura, permettendo l’introduzione di serre di grandi dimensioni, nelle quali fosse possibile camminare in posizione eretta e dotate di dispositivi moderni quali i bruciatori per il riscaldamento e i generatori di CO2. Questo cambiamento permise di creare nuove zone di produzione sul versante pacifico dell’isola di Honshu e sull’isola di Kyushu, lontano dalle grandi città e quindi dai mercati di maggior consumo. Nel 1980 la superficie destinata alla coltivazione della fragola nel Paese raggiunse i 12.000 ha e la produzione totale superò le 200.000 t, valori che fecero del Giappone il terzo maggior produttore al mondo. Sebbene nel 2007 la superficie coltivata sia diminuita a 6700 ha, il livello di produzione si è attestato sulle 191.400 t. Le ragioni principali di questo cambiamento vanno ricercate nell’invecchiamento dei produttori, nella mancanza di eredi e nella modifica dei metodi di coltivazione, che oggi contemplano sistemi a raccolta prolungata che garantiscono un maggiore rendimento in termini di rese. Come innovazione epocale nella storia della fragolicoltura giapponese occorre ricordare una tecnica inventata dagli stessi agricoltori nipponici, nota come coltura forzata. Nel 1915 i fragolicoltori di Shizuoka, la regione centrale di Honshu, ¯ piantarono nei fragoleti degli stoloni nel limitato spazio formatosi tra le piccole pietre naturali con le quali essi avevano costruito una sorta di muro rivolto verso il sole. Questo muro di pietre si rivelò un eccellente accumulatore del calore naturale ceduto dai raggi solari. A partire dal 1923 gli agricoltori sostituirono le pietre naturali con blocchi di cemento e coltivarono una nuova varietà a fioritura precoce, le cui piante erano prodotte in vivai situati a elevate altitudini, sul monte Fuji. Le piantine si svilupparono in quelle estreme condizioni climatiche e permisero di iniziare la raccolta a fine ottobre. Oggi le coltivazioni in muri di pietra esistono ancora, ma limitate a una nicchia di produzione legata al PickYour-Own (PYO, “raccogli da te”), destinato unicamente a offrire un piacevole svago ai visitatori delle fattorie. Resta il fatto che la coltivazione nei muri di pietra ha rappresentato il punto di partenza della fragolicoltura forzata in Giappone. Nel 1906 il dr. Fukuba riuscì a costituire da una progenie di General Changy la prima cultivar giapponese, Fukuba. Da allora sono state realizzate molte cultivar, sia dalle stazioni agricole sperimentali sparse sul territorio, sia da diversi ricercatori privati; quelle elencate di seguito sono molto note e popolari in tutto il Paese: Kgyoku (1940), Hokowase (1960), Harunoka (1967), Reiko (1972), Toyonoka (1983), Nyoho (1984). Le spedizioni dei frutti sui mercati cominciano a partire da metà novembre e si prolungano per sette mesi, fino agli inizi di giugno; il periodo da luglio a ottobre è considerato di bassa stagione. Nel Giappone settentrionale la fragola è prodotta in estate e in autunno, utilizzando cultivar rifiorenti ad altitudini elevate. Oggi la fragola è uno dei frutti più popolari, che ormai è possibile acquistare tutto l’anno. Le fragole in Giappone vengono consumate principalmente fresche come dessert. Ichigo-Daifuku è un gradevole dolce tipico giapponese nel quale la fragola è uno degli ingredienti principali. Non bisogna dimenticare anche le speciali visite con degustazione di fragole organizzate da alcune aziende agricole: esse attraggono molti visitatori, che hanno modo di gustare i frutti sul campo. Questo tipo di attività legata al settore orticolo si sta diffondendo in molte località del Paese.

Caratteristiche colturali della fragolicoltura giapponese

Il territorio del Giappone si estende, all’estremità del continente asiatico, da 46 a 24° N di latitudine, ed è formato da oltre 3000 isole; le quatto maggiori sono Honshu, Hokkaido, Kyushu e Shikoku, disposte ad arco da nord-est a sud-ovest. La regione settentrionale è interessata dai monsoni di nord-ovest. D’inverno, le temperature scendono e sul versante del Mar del Giappone si registrano forti precipitazioni nevose. Le regioni meridionali sono calde e caratterizzate da notevoli precipitazioni estive portate dai monsoni di sud-est. La fragola viene coltivata in tutto il Paese a eccezione di Okinawa, a sud, tuttavia i principali produttori si trovano sul versante pacifico, tra 39 e 32° N di latitudine. La tabella sottostante mostra la situazione meteorologica della prefettura di Tochigi, zona di maggiore produzione di fragole del Giappone. Il mese più freddo è gennaio, con una temperatura media di 1 °C, mentre la temperatura è massima in agosto, in cui si registra una media di 29 °C. Le precipitazioni totali annue ammontano a 1113 mm, la maggior parte delle quali si verifica tra giugno e ottobre. Per far fronte a tali condizioni meteorologiche sono state sviluppate coltivazioni protette da plastica che hanno reso possibile la produzione in continuo, anche durante l’inverno.

Produzione e cultivar

Oltre il 90% delle fragole giapponesi è coltivato con il sistema di coltura forzata precoce per garantire una raccolta prolungata, in ambiente protetto, ricorrendo a coperture in plastica nella stagione invernale. Nel 2007, la produzione totale ha raggiunto 191.400 t e la superficie coltivata è stata di 6700 ha. Malgrado la fragola sia coltivata in quasi tutto il Giappone, da Hokkaido a Kyushu, il 70% della produzione proviene da dieci prefetture. ˉ ˉ L’avvio della protezione della coltura con film plastico, avvenuto nel 1952, è stato il punto di svolta che ha portato alla produzione commerciale su vasta scala. Partendo da una piccola coltivazione sotto tunnel per una raccolta anticipata, nel corso degli anni il sistema si è via via evoluto in strutture più grandi. Le moderne strutture di protezione consentono di fornire fragole per un lungo periodo, da novembre a giugno, e sono dotate di dispositivi quali ventilatori automatici, sistemi di riscaldamento, impianti d’irrigazione, sistemi d’illuminazione elettrica, sistemi idroponici, generatori di CO2 ecc. Nel contempo la superficie coltivata è aumentata di anno in anno. Come risultato anche i quantitativi di produzione totale hanno avuto un’impennata, passando dalle 20.000 t dei primi anni ’50 alle oltre 200.000 dei primi anni ’80. A partire dal 1963 il Ministero dell’Agricoltura, delle Foreste e della Pesca dispone di statistiche annuali sulla produzione di fragole: un chiaro segnale dell’importanza assunta dalla fragola nell’ambito economico- produttivo dell’agricoltura giapponese. Tuttavia la produzione complessiva di fragole si è stabilizzata nel 1990 e da allora la tendenza è in calo. La superficie coltivata è gradualmente diminuita dai 12.000 ha del 1979 ai 6700 ha del 2007, il che rappresenta un calo del 45%. Ciononostante il volume totale di produzione si è mantenuto quasi costante, grazie a un miglioramento della produttività per unità di superficie ottenuto mediante coltura forzata. Prova del fatto che la coltura forzata in Giappone è ben sviluppata è che ora il Paese vanta numerose cultivar di alta qualità, a fruttificazione precoce, fioritura continua e ben adattate all’ambiente locale. Negli anni ’60 erano molto diffuse varietà come Hokowase, Harunoka e la californiana Donner: si tratta di cultivar che avevano un fabbisogno in freddo invernale medio-basso. Tuttavia, negli anni ’80 tali varietà sono state sostituite dalle cultivar giapponesi Toyonoka, Nyoho e Reiko, le cui esigenze in freddo sono molto inferiori. Negli anni ’90 anche queste cultivar sono state sostituite da Tochiotome e, infine, a partire dal 2000, dalle nuove cultivar Sagahonoka e Benihoppe. In alcune aziende agricole PYO (“raccogli da te”) è assai diffusa la vecchia cultivar Akihime, ottenuta nel 1992, tuttora apprezzata perché rifiorente. Nel triennio 2007-2009 sono stati notevoli gli sforzi nella ricerca di nuove cultivar di fragola, non soltanto tramite istituzioni pubbliche ma anche da parte di breeder privati e, come risultato di tali sforzi, sono state licenziate 11 nuove cultivar. Recentemente si è registrato un aumento della coltivazione di varietà rifiorenti. A titolo indicativo circa 1000 t di fragole vengono prodotte in estate e in autunno da cultivar rifiorenti e rappresentano lo 0,5% del totale.

Commercializzazione

Le fragole prodotte in Giappone sono utilizzate per lo più per il consumo interno, ma negli ultimi anni una piccola quantità viene esportata in Cina, a Hong Kong e Singapore. Come si è detto, nelle principali coltivazioni di fragole si utilizza la tecnica di coltura forzata, pertanto la raccolta e le spedizioni iniziano a partire da novembre, con picchi nel mese di marzo, e si diradano gradualmente fino a maggio. Le vie commerciali della fragola in Giappone possono essere riassunte come segue: dai mercati all’ingrosso ai dettaglianti; dalle cooperative agricole ai grandi supermercati; vendita diretta dai produttori ai consumatori (negozi); vendita diretta dai produttori ai consumatori (via internet). Nel caso delle due maggiori regioni di produzione, le prefetture di Tochigi e di Fukuoka, seguono prevalentemente la prima delle vie commerciali indicate (90-99% del totale della produzione), attraverso l’attività del Zen-Noh (federazione nazionale delle associazioni di cooperative agricole); nel caso delle prefetture di Shizuoka e di Aichi si stima che solo il 60-70% della produzione sia venduto attraverso lo Zen-Noh. Da luglio a ottobre, la stagione a temperatura elevata, circa 4000 t di fragole fresche vengono mediamente importate dalla California. A queste si aggiungono da 25.000 a 28. 000 t di fragole congelate importate ogni anno, impiegate in prevalenza nella produzione di marmellate. Nel 2007 la Cina è stata il principale fornitore di fragole congelate (70%), seguita da California (21%) e Cile (6%). In Giappone vengono importati anche prodotti trasformati: per la marmellata il principale esportatore è la Cina, seguita da Sempregitto e Francia.

Raccolta e confezionamento

I fragolicoltori giapponesi svolgono autonomamente tutte le attività, inclusi la raccolta e il confezionamento del prodotto. Ciò equivale a circa 1800-2000 ore di lavoro ogni 1000 m2, in caso di coltura forzata: di queste, il 36% è dedicato alla raccolta e il 23% al confezionamento. I frutti sono raccolti a mano al mattino e conservati provvisoriamente in contenitori refrigerati. In seguito le fragole vengono confezionate in piccoli cestini in plastica, da 300 g, disposti in una scatola di cartone, considerata l’unità commerciale per l’invio al centro cooperativo di spedizione.

Dettagli delle tecniche colturali

Nel 1948 l’olandese Van den Muyzenberg prospettò la possibilità di produrre fragole tutto l’anno utilizzando la cultivar Deutsch Semprevern. La sua idea di produzione continua prevedeva una combinazione di pratiche colturali di tipo diverso, come la coltura in campo aperto e la coltura forzata ritardante, tuttavia, a differenza di oggi, questa tecnica non garantì raccolte prolungate. Nel 1972 Fujimoto segnalò un nuovo tipo di forzatura della coltura per estendere il periodo di raccolta. Grazie a questo metodo fu possibile ottenere una raccolta continua da dicembre a maggio dell’anno successivo, utilizzando la varietà Hokowase, una famosa cultivar giapponese con caratteristiche medie in termini di fabbisogno in freddo invernale. Furono introdotte anche tecniche quali la copertura plastica riscaldata, il prolungamento del giorno mediante illuminazione e la (allora) nuovissima tecnologia d’irrorazione GA (acido gibberellico) applicata per favorire la crescita vegetativa e indurre il superamento della dormienza invernale. Negli anni ’70 questa tecnologia divenne standard nella moderna coltura forzata giapponese. In seguito il modello colturale di base proposto da Fujimoto è stato integrato con diverse migliorie durante il periodo in vivaio delle piante, come il raffreddamento notturno, il trattamento a giorno corto, il ricorso a cime radicate in tray su substrati con ridotto apporto di azoto, contribuendo a formare l’odierna tecnica a coltura forzata, caratteristica della produzione nipponica. I motivi per cui la fragolicoltura giapponese si è concentrata nella coltura forzata possono essere così riassunti: offre le maggiori opportunità di ottenere raccolti a elevata resa nella stagione di massima richiesta del mercato; durante l’inverno, lo stoccaggio e il trasporto delle fragole sono più facili e la durata negli scaffali dei negozi (shelf life) è superiore. Inoltre il consumo invernale di fragole è stato accettato dai giapponesi ed è diventato parte del loro stile di vita. Lo schema sottostante riporta come vengono coltivate le sei principali cultivar nelle maggiori regioni di produzione del Paese. La qualità dei frutti di queste varietà è notevole, ma è necessario sviluppare cultivar dotate di maggiore resistenza alle malattie, requisito determinante per il successo di una nuova varietà.

 


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