Volume: la fragola

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: fragola in Francia

Autori: Philippe Chartier

In Francia la fragola vanta una lunga storia, dal momento che veniva consumata già in tempi antichi come fragolina di bosco (Fragaria vesca) che cresceva spontanea nei boschi europei. La prima testimonianza della coltivazione di fragole di bosco risale al XIV secolo: nel 1368, oltre 1200 piante venivano coltivate nei giardini del Louvre a Parigi. Il XVI secolo vide la comparsa di un’altra specie, proveniente dalla Germania: si tratta della Fragaria moschata, più nota in Italia come fragola ananas o moscata e in Francia come fraisier musqué o capronier, il cui frutto è più grande ma meno rosso rispetto a quello della fragolina di bosco ed è caratterizzato da un profumo più intenso. Durante il XVI secolo gli esploratori del Nuovo Mondo, come Jacques Cartier, scoprirono una varietà di fragola dai grandi frutti e portarono dal Canada una specie che fu denominata fragola scarlatta o della Virginia (Fragaria virginiana). La coltivazione di questa varietà – caratterizzata da una maggiore robustezza rispetto a quelle europee – prosperò in Francia fino alla fine del XIX secolo, in particolare nella regione bretone di Brest. Altre specie sono originarie della costa occidentale del continente americano, e la più importante e famosa di esse è associata alla figura di Amédée-François Frézier, un ingegnere militare che il re francese Luigi XIV inviò in Cile e in Perù a sorvegliare i forti spagnoli. Appassionato di botanica, Frézier era interessato alle piante coltivate nella zona di Concépcion e rimase colpito dalle considerevoli dimensioni dei frutti della fragola locale, la Fragaria chiloensis. Nel 1714 Frézier ne riportò in Francia alcune piantine: cinque di esse sopravvissero alla traversata atlantica e vennero distribuite tra Marsiglia, Parigi e Brest ma, essendo tutte pistillifere, cioè prive di stami, non furono in grado di produrre frutti. Grazie a importazioni successive di piante ermafrodite e all’incrocio con altre specie, la coltivazione di F. chiloensis ebbe comunque modo di svilupparsi nella regione di Brest, in particolare nei dintorni di Plougastel che sono stati zona di produzione dal 1750 fino alla fine del XX secolo. Dall’incrocio tra una pianta cilena e una pianta di fragola della Virginia si sviluppò un nuovo ibrido che combinava le grandi dimensioni dei frutti della prima con l’eccellente gusto di quelli della seconda e il cui sapore di ananas diede origine al suo nome botanico: Fragaria × ananassa. Dopo la metà del 1700 a Versailles, il giovane botanico Antoine Nicolas Duchesne ottenne i primi incroci tra le due specie, cui diede il nome di fraisier de Versailles. Le osservazioni di Duchesne – raccolte nel 1766 nella Histoire naturelle des fraisiers (Storia naturale delle piante di fragola) – hanno effettivamente dimostrato un’origine interspecifica dell’attuale varietà coltivata. È interessante notare come le teorie scientifiche sull’evoluzione della specie pubblicate da Duchesne siano state elaborate con notevole anticipo: infatti, soltanto nel 1859 Charles R. Darwin pubblicò il celebre testo On the Origin of Species by Means of Natural Selection, or the Preservation of Favoured Races in the Struggle for Life (Sull’origine delle specie per mezzo della selezione naturale o la preservazione delle razze favorite nella lotta per la vita). Nacque così la fragola moderna. In seguito, molti orticoltori ottennero nuove varietà a partire da giovani piante e producendo i nuovi cloni mediante propagazione per stoloni. In Francia ebbero in questo modo origine le varietà Vicomtesse Héricart de Thury (coltivatore Graindorge, 1849), Docteur Morère (Berger, 1867) e Madame Moutôt (Charles Moutôt, 1906). La prima varietà sempre fruttifera (rifiorente) (ever-bearer = che dà sempre frutti) ottenuta in Francia fu la Saint Joseph (Thivolet, 1893). Dopo la Seconda guerra mondiale sono state coltivate varietà ottenute da stazioni di ricerca, come Cambridge Favourite (Cambridge University, 1947), Sengana (Von Sengbuch, 1954), Redgauntlet (SCRI, 1957), Gorella (IVT, 1960), poi sostituite da Elsanta (IVT, 1984), che è stata utilizzata in quasi metà delle superfici coltivate a fragola, e Gento (Hummel, 1971), molto usata dai giardinieri. Mentre i programmi di selezione varietale in altri Paesi europei e negli Stati Uniti si focalizzano principalmente su caratteristiche come le dimensioni dei frutti, la consistenza e la conservabilità, il programma di ricerca nazionale francese presso l’INRA (Istituto Nazionale di Ricerca Agronomica) ha sempre avuto tra i suoi obiettivi anche la buona qualità del sapore. Questo programma di miglioramento genetico, attivo fin dal 1978, con Georgette Risser come responsabile, ha prodotto nella stazione INRA di AvignonMontfavet le varietà Belrubi, Gariguette e Favette nel 1978. Alcuni selezionatori hanno mantenuto questo orientamento verso le varietà di miglior sapore, tra le quali segnaliamo Mara des bois (G.A. Marionnet, 1991), una rifiorente dall’ottimo sapore e Darselect (Darbonne, 1996) che ha sostituito Elsanta nel Sud della Francia. Sulla base del patrimonio INRA, l’eccellenza del gusto è stata il punto chiave del nuovo programma di selezione Ciref del 1988, finanziato dai produttori di fragole. Già dieci anni dopo il suo avvio, il Ciref ha iniziato a produrre varietà come Ciflorette, Cigaline, Cireine nel 1998 e Candiss nel 2008, e nuove rifiorenti come Cijosée (2000), Cirafine (2002) e Charlotte (2004). La lunga tradizione francese di consumo e di produzione può spiegare come questo frutto sia molto apprezzato nel Paese. Il consumo nazionale annuo è di 127.000 tonnellate, ossia una media di 3,2 kg/pro capite. Il 72% delle famiglie francesi compra fragole con una media di 4,8 acquisti l’anno e per un quantitativo medio di 700 g; il prezzo di vendita medio è di 4,2 euro/kg. La fragola si conferma pertanto come frutto del piacere. Nel 2009 la superficie investita a fragole era di 2950 ettari, per una produzione complessiva di 44.600 tonnellate, tali da collocare il Paese al quinto posto in Europa dopo Spagna, Polonia, Germania e Italia. Questa produzione si è ridotta costantemente dagli anni ’90, quando era prossima alle 80.000 tonnellate. Nel 2009 la Francia ha importato 106.000 tonnellate di fragole principalmente da Spagna e Marocco, e ne ha esportate 23.000. Oggi esistono 450 produttori associati a OP (associazione di produttori), tuttavia raramente la produzione di fragole è l’attività prevalente dell’azienda agricola. Spesso si tratta di una produzione accessoria che affianca l’allevamento del bestiame o grandi coltivazioni. La tradizionale produzione in campo aperto è in calo sia a causa del progressivo abbandono dei coltivatori in età pensionabile senza un adeguato rimpiazzo, sia per le difficoltà nell’ottenere manodopera a basso costo. Gli investimenti nella produzione fuori suolo sono aumentati negli ultimi anni: la superficie destinata a tunnel e serre è incrementata dell’1% nel 2009 e la produzione fuori suolo, con i suoi 465 ettari, ne rappresenta il 50% (pari al 22% della superficie fuori suolo in Europa). Per fronteggiare la concorrenza i produttori francesi hanno organizzato la loro produzione suddividendola in quattro regioni principali. La prima è il Sud-Ovest, che con 20.000 tonnellate rappresenta quasi il 44% della produzione nazionale; seguono poi il Sud-Est con il 21% e la Valle della Loira con il 10%. La Bretagna produce 1500 tonnellate di fragole, pari al 3% della produzione francese, ma questa percentuale è in aumento grazie allo sviluppo della varietà Gariguette.

Ogni zona di produzione ha proprie specificità sia per quanto concerne le tecniche produttive sia per la gamma di varietà. La scelta delle varietà è anche determinata dal fatto che il produttore sia indipendente oppure legato da contratto a una cooperativa o a un’organizzazione di produttori (OP). In quest’ultimo caso, infatti, i coltivatori si limitano a curare la produzione in senso stretto, mentre la gestione delle varietà commerciali e della vendita è di competenza dell’OP. I produttori indipendenti, che rappresentano il 63% della produzione nazionale, scelgono e commercializzano le loro varietà in base alla clientela (negozi, mercati). È importante osservare che il 25% dei consumatori acquista ai mercati o dai fruttivendoli, mentre il 10% preferisce i discount e il 61% negozi più grandi. Molte OP aderiscono alla struttura nazionale, l’AOPn Fraise (Associazione nazionale delle organizzazioni di produttori di fragole), i cui obiettivi sono di migliorare la conoscenza della produzione e dei mercati e di contribuire a fornire indicazioni sulla produzione (andamento dei mercati, del gusto e delle preferenze dei consumatori, norme di qualità, coordinamento nella scelta delle varietà). L’AOPn Fraise aiuta i suoi membri anche ad applicare le norme di commercializzazione, a pubblicizzare il prodotto e a determinare e convalidare gli orientamenti della ricerca e della sperimentazione. Pur non riuscendo a competere con gli altri grandi Paesi produttori sul mercato mondiale, i coltivatori francesi possono vantare una conoscenza del prodotto e una gamma di varietà che consentono la segmentazione del mercato per quanto riguarda la qualità dei sapori. Pertanto, nonostante il calo della superficie coltivata in pieno campo, i volumi hanno tenuto grazie all’aumento delle rese e allo sviluppo delle produzioni fuori suolo. Quasi tutte le varietà coltivate in Francia sono state selezionate localmente. Nel Paese esistono tre programmi di breeding: Darbonne e Marionnet, privati, e il Ciref (Création Varietale Fraises Fruits Rouges). Il Ciref è un’organizzazione di coltivatori, che costituisce una sorta di braccio di selezione varietale delle OP. La varietà principale è Gariguette, che è stata rilasciata dall’INRA nel 1976 – poco prima che l’istituto decidesse d’interrompere il programma – e la cui quota di mercato può essere valutata intorno al 50%. Darselect (Darbonne, 1996) è in diminuzione ma ancora importante nella regione del Sud-Ovest, e può essere stimata al 27% della quota di mercato. Mara des Bois (Marionnet, 1991) è una varietà rifiorente utilizzata soprattutto dai produttori indipendenti per reti di distribuzione locali. La diffusione di Charlotte, nuova rifiorente del Ciref, è in aumento, con il 10% della quota di mercato, grazie all’ottima resa abbinata a un eccellente sapore. Elevati parametri gustativi sono caratteristici anche di altre due varietà del Ciref: Cirafine (rifiorente) e Ciflorette (varietà che fruttifica a giugno, usata principalmente in produzioni fuori suolo). In Francia si coltivano, anche se in misura minore, varietà ottenute da programmi stranieri, in particolare Elsanta e Pajaro (in diminuzione, rispettivamente al 3% e all’1%) e Clery. Una stima del numero di piante vendute in Francia è prossima ai 100 milioni, fornite dai vivaisti (con 70 milioni di piante prodotte in 300 ettari) o d’importazione. Questo valore non considera le piante da giardino, che sono destinate a un mercato diverso, in qualche modo trascurabile, sebbene le stime raggiungano comunque i 16 milioni di piante. Benché le piante frigoconservate rappresentino ancora la maggioranza (quasi il 60% del totale venduto), si osserva un incremento delle piante misted tips e tray plant, con quote che si aggirano intorno al 18% per ciascun tipo, dovuto soprattutto all’aumento delle produzioni fuori suolo. È trascorso molto tempo da quando Amédée-François Frézier sbarcò a Marsiglia nel 1714, proveniente dal Cile con le sue cinque piantine di Fragaria chiloensis. La Francia ha una lunga storia in materia di coltivazione della fragola e i suoi produttori sono pronti a continuare a offrire ottime fragole ai consumatori e a vivere della loro produzione. L’organizzazione commerciale e il miglioramento delle tecniche colturali dal punto di vista di una produzione sostenibile, con l’importante contributo dei centri di sperimentazione, rappresentano le sfide dei prossimi anni. Forti connessioni tra ricercatori e coltivatori, come la collaborazione tra l’INRA-UREFV di Bordeaux e il Ciref, sono essenziali per l’ottenimento di varietà più adatte che consentano ai produttori di affrontare gli imminenti cambiamenti climatici e ai consumatori di gustare sempre ottime fragole, come quelle che erano soliti raccogliere nel giardino dei nonni.

 


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