Volume: la fragola

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: fragola in Cile

Autori: Marina Gambardella

Introduzione

L’iniziativa e il forte interesse botanico del navigatore francese Amédée-François Frézier gli permisero, nel 1712, durante un viaggio di riconoscimento cartografico vicino alle coste della città di Concepción, di trovare piante di Fragaria chiloensis, una delle due specie americane che hanno dato origine all’ibrido Fragaria × ananassa. Frézier fu attratto da questa pianta che, in quel momento, era coltivata da agricoltori mapuches (etnia originaria del Sud del Cile) i quali usavano semi di araucaria e frutti di Fragaria chiloensis come base della loro alimentazione. I frutti di questa specie sono molto fragranti, con pezzatura da media a grande e normalmente di un colore rosa o bianco che contrasta con gli acheni scuri, conferendogli un aspetto particolare. Attualmente esistono ancora alcune zone (in totale non più di 100 ha) in cui contadini della etnia mapuche coltivano piante di questa specie. Purtroppo però, i cloni utilizzati, che sono stati mantenuti di generazione in generazione sono poco produttivi. Hanno un’unica fioritura durante la primavera e un breve periodo di raccolta (da 20 a 30 giorni) durante il mese di dicembre. Nonostante siano stati realizzati alcuni sforzi tendenti a sviluppare commercialmente questo prodotto, la bassa produttività rende ancora lunga la strada da percorrere per rendere questa coltura più competitiva. La fragola ibrida, Fragaria × ananassa, fu introdotta in Cile da emigranti europei, principalmente tedeschi, italiani, belgi e jugoslavi, nei primi anni del ’900. Bisogna segnalare che furono soprattutto gli emigranti tedeschi ad avere un ruolo importante nell’introduzione dei piccoli frutti nel Sud del Cile, favorendone l’inserimento nella cultura alimentare del Paese. Lo sviluppo nettamente commerciale si è realizzato negli anni ’70, quando i californiani introdussero le loro varietà insieme alle nuove tecniche di coltivazione. In quel periodo un’autorità mondiale del breeding della fragola, il prof. Royce Bringhurst dell’Università di California, si stabilì a Santiago per due anni per coordinare un programma di ricerca presso l’Università del Cile. Il prof. Bringhurst fu consultato dal governo cileno per risolvere un problema di povertà della zona di San Pedro, che si trova nell’area centrale del Cile, 80 km a ovest di Santiago (vicino al mare). Egli trovò che le caratteristiche agroclimatiche erano simili a quelle del Sud della California, e propose di sviluppare la coltivazione della fragola nella zona. Le varietà da lui costituite in California (Tioga, Douglas, Pajaro, Chandler) ebbero, come si prevedeva, una buona risposta produttiva. La fragola è riuscita a cambiare la situazione socioeconomica di San Pedro, che per molti anni è rimasta la principale area di produzione, anche se oggi rappresenta solo il 10% della superficie totale coltivata a fragola in Cile.

Cile paese produttore di frutta

La frutticoltura in Cile si è sviluppata fortemente durante gli anni ’80, cogliendo l’opportunità di rifornire di frutta fuori stagione i principali mercati dell’emisfero nord. Una delle ragioni di questa tradizione frutticola è associata alla geografia del Paese, con una serie di caratteristiche agroecologiche particolarmente favorevoli alle specie da frutto. Il Cile è un paese lungo circa 4000 km e largo in media 250 km. Percorre una lunga fascia della costa occidentale del Sud America, fatto che determina una marcata influenza del mare su tutto il territorio. È circondato da barriere naturali, l’Oceano Pacifico a ovest, le Ande a est, il deserto a nord e una vasta zona di ghiacciai a sud, che limitano l’ingresso di agenti patogeni. Inoltre lo stato applica severe restrizioni per l’introduzione di prodotti agroalimentari, attraverso un sistema di controllo sanitario in tutti i punti di frontiera del Paese. L’influenza dell’anticiclone del Pacifico e le correnti di acque fredde (Humboldt) determinano il succedersi di stagioni ben definite, con diversi tipi di clima che vanno da semiarido nella zona Nord a mediterraneo nel Centro-Sud e temperato umido nel Sud. Su tutto il territorio le piogge si concentrano nei mesi invernali con intensità variabile da 0 mm nel Nord, a più di 1000 mm nel Sud. La catena montuosa delle Ande permette l’accumulo d’acqua che viene utilizzata durante il lungo e siccitoso periodo estivo. Negli ultimi anni la specializzazione frutticola ha interessato anche il settore dei piccoli frutti. Trattandosi di alimenti funzionali, con proprietà antitumorali e antiossidanti, si assiste a una forte espansione del consumo, a livello nazionale e internazionale. La superficie coltivata a piccoli frutti (berries) in Cile è di oltre 27.000 ettari, essendosi triplicata nell’ultimo decennio. Del totale della superficie destinata al gruppo dei berries, il 46% corrisponde ai lamponi, il 39% ai mirtilli e circa un 7% alle fragole. Gli ultimi dati statistici indicano che il Cile ha esportato circa 118.750 tonnellate di berries durante il 2009, equivalenti a 372 milioni di dollari statunitensi (ODEPA, 2010). La fragola in Cile non presenta gli stessi vantaggi riscontrati per altre specie da frutto. Per molto tempo è stata coltivata da piccoli agricoltori che producevano per il mercato interno, soprattutto di Santiago. In questo caso, la differenza di emisfero non rappresenta un vantaggio per l’esportazione fuori stagione, poiché la fragola è disponibile nell’emisfero nord per tutto l’anno. D’altra parte, la deperibilità del frutto permette solo il trasporto aereo, aumentando notevolmente i prezzi. È così che la superficie destinata a fragola in Cile si è mantenuta per molti anni intorno ai 900 ettari. Negli ultimi dieci anni si è sviluppato anche il settore industriale, avendo acquisito grande importanza quello del prodotto congelato. In questo scenario la fragola ha aumentato la superficie da 900 a quasi 2000 ettari nel 2008, con una notevole crescita delle esportazioni di fragola congelata, importante nicchia produttiva per il Cile, con buone prospettive di miglioramento. In effetti, gli esperti segnalano l’apertura di nuovi mercati per la fragola cilena, tanto per il congelato quanto per il frutto fresco. In questo secondo caso, si stanno sondando i mercati dei Paesi vicini come Argentina e Brasile, lasciando intravedere un luminoso futuro per la fragola cilena, che vi arriverebbe in buone condizioni di qualità e con prezzi competitivi. È auspicabile anche un’espansione del mercato interno, considerando l’aumento del consumo pro capite durante gli ultimi anni.

Tecnica colturale

In seguito al fatto che l’interesse commerciale della fragola in Cile è associato all’industria del congelato, le tecniche di coltivazione utilizzate sono differenti rispetto a quelle di altri Paesi dove il frutto fresco è la principale forma di commercializzazione. Una di queste differenze è la coltura di pieno campo con durata biennale dei fragoleti. Attualmente la fragola si coltiva in un’ampia area del Paese, che comprende quasi tutte le regioni, con una grande diversità di condizioni pedoclimatiche. Tuttavia, le principali zone sono comprese fra il 29º 54´ e il 38º 30´ parallelo latitudine Sud fra le città di La Serena e di Los Angeles, distanti più di 1000 km fra loro. In sintesi si possono individuare due aree produttive. La prima è ubicata nella valle centrale, fra la catena montuosa delle Ande e la catena montuosa costiera (entrambe percorrono il Paese da nord a sud). Si caratterizza per condizioni climatiche estive e invernali marcate, con valori medi di temperature minime e massime compresi fra 4 e 30 ºC. Normalmente la coltura della fragola in questa zona è associata ad aziende di medie e grandi dimensioni (da 8 a 50 o più ettari) legate frequentemente all’industria del congelato. La seconda area è caratterizzata da piccole zone vicino all’oceano, dove la fragola viene coltivata alle pendici della catena montuosa costiera. Tradizionalmente le piante vengono messe a dimora in file binate su prode rialzate e pacciamate con plastica bicolore (grigia e nera). La densità di piantagione varia da 52.000 a 58.000 piante/ettaro. Normalmente si usa bromuro di metile per fumigare il terreno prima del trapianto. È opportuno segnalare che, in conseguenza degli accordi sottoscritti dal governo nell’ambito del Protocollo di Montreal, l’uso di questo prodotto verrà proibito a partire dal 2015. Attualmente in Cile si sta studiando l’efficienza di prodotti alternativi al bromuro di metile e di tecniche colturali che hanno fornito buoni risultati in altri Paesi. Nella prima area produttiva, normalmente si effettua il trapianto estivo (prima quindicina di gennaio) utilizzando piante frigoconservate. Una volta messe a dimora, le piante si sviluppano grazie alle alte temperature dei mesi di gennaio e febbraio. Si ottiene una prima fioritura (indotta in vivaio) e fruttificazione all’inizio dell’autunno. Con la prima fioritura si realizza una produzione equivalente al 5% della resa produttiva finale. Nel passato questa fioritura veniva eliminata per consentire un miglior sviluppo della pianta. Oggi invece contribuisce a recuperare buona parte delle spese sopportate per realizzare l’impianto. Dopo l’autunno le piante entrano in fase di dormienza per risvegliarsi all’inizio della primavera quando comincia il secondo periodo di fioritura, indotta in pieno campo all’inizio del mese di marzo. La raccolta comincia i primi giorni di settembre al Nord e alla fine di ottobre nelle zone di coltivazione più meridionali. Nell’area produttiva della valle centrale normalmente si usano varietà unifere brevidiurne, e quindi la raccolta si concentra nei mesi di ottobre, novembre e dicembre, assommando circa il 60% della produzione annua. La fioritura termina in gennaio e febbraio per effetto delle alte temperature estive. A marzo e aprile si ottiene un secondo raccolto dopo il quale l’impianto viene mantenuto e poi le piante entrano in dormienza invernale. In luglio si pratica una drastica potatura eliminando la quasi totalità delle foglie e il diradamento dei germogli. Durante il secondo anno produttivo si ottengono frutti di minor pezzatura, anche se più omogenei, mantenendo la stessa resa totale dell’anno precedente. Nella valle centrale, gli agricoltori più esperti, e che dispongono di maggior tecnologia, raggiungono una resa di 70-80 t/ha, mentre la media è di circa 45-50 t/ha di frutti. Nella seconda area di produzione, la coltura della fragola è condizionata da una maggiore influenza marittima, pertanto le temperature in inverno e in estate sono moderate. Per questo motivo, è possibile prolungare il raccolto perfino nei mesi di gennaio e febbraio, con frutti di buona qualità che riforniscono il mercato interno. Il sistema di coltivazione è simile a quello già descritto; tuttavia, in questa seconda zona normalmente si usa la piantagione autunnale, con piante fresche che si prelevano dal vivaio in maggio. In questa zona operano aziende più piccole (1-5 ha), anche se negli ultimi anni si è osservata la tendenza ad aumentarne la superficie media. Le rese per ettaro sono molto variabili, dipendendo principalmente dal livello tecnologico raggiunto dai produttori. Nel migliore dei casi si ottengono da 50 a 60 t/ha per anno, mentre la produzione media si aggira intorno alle 30-40 t/ha. Con l’introduzione delle nuove varietà californiane a giorno neutro (Albión, Portolas, Monterrey e Sant’Andrea), si stanno realizzando anche piantagioni primaverili, in ottobre. In questo modo si ottiene un abbondante raccolto durante i mesi autunnali ed è perfino possibile realizzare una produzione continua durante l’intero anno nelle zone più a nord. La coltura protetta con l’ausilio di tunnel non è ancora molto sviluppata, ma esiste un certo interesse, in particolare nelle zone costiere, dove sarebbe possibile anticipare la raccolta e migliorare la qualità dei frutti.

Evoluzione varietale e vivaismo

La produzione di piante in Cile è un settore che merita un’attenzione particolare considerando che esistono caratteristiche particolarmente favorevoli all’attività vivaistica. L’isolamento geografico e un’ampia gamma di condizioni ambientali permettono di soddisfare il fabbisogno di freddo e di fotoperiodo delle piante a seconda della varietà e della destinazione del frutto. Nel caso delle piante frigoconservate, inoltre, esiste il vantaggio dovuto al diverso emisfero rispetto ai principali Paesi produttori (europei e nordamericani). Le piante cilene vengono estirpate in giugno-luglio e, sfruttando la differente stagionalità, possono venire di nuovo piantate, dopo una frigoconservazione di breve durata, nel corso dell’estate nei Paesi dell’emisfero Nord. In questo modo si riducono gli effetti negativi dovuti al lungo periodo di conservazione in frigorifero, permettendo un minore tasso di degradazione delle sostanze di riserva, e una minore incidenza di patogeni e parassiti. In questo contesto, per diversi anni sono state esportate piante della varietà Gariguette in Francia, con ottimi risultati produttivi, particolarmente per le colture fuori suolo altamente specializzate. Nonostante questi vantaggi, l’opportunità di trasformare il Cile nel vivaio del Sud America, non è stata ancora pienamente sfruttata. In pratica esiste attualmente un unico vivaio commerciale, il quale ha la licenza esclusiva di produrre e commercializzare varietà dell’Università della California, ma non dispone delle varietà di altre origini: per questo esiste una limitata offerta varietale. Attualmente più dell’80% della superficie viene coltivata con la varietà Camarosa. Si usa sia per la produzione di frutta fresca sia nelle aziende dove la produzione è orientata principalmente alla trasformazione industriale. È una varietà rustica e in genere presenta un buon comportamento produttivo nei differenti ambienti colturali cileni, ma non è molto adatta agli usi industriali. Una delle sfide dei programmi di ricerca che si stanno realizzando attualmente presso l’Università Cattolica, insieme al settore privato, è rappresentata dall’introduzione dall’estero e dalla valutazione di nuove varietà, ricercando quelle con una maggiore attitudine alla trasformazione industriale. Si è iniziato anche un programma di incroci per ottenere nuove varietà adatte ai diversi ambienti di coltivazione, dando alla fragolicoltura cilena maggior indipendenza dalle varietà ottenute nei Paesi esteri.

Conclusioni

Per il futuro si prevede un’ulteriore espansione della fragolicoltura cilena, con buone possibilità di crescita sulla base dello sviluppo dell’agroindustria e dell’aumento del consumo interno di frutta fresca. Per raggiungere un miglioramento della produzione e della qualità del prodotto, si richiedono maggiori sforzi a livello della ricerca. Allo stesso tempo occorre mettere a disposizione degli agricoltori un maggior numero di varietà adatte ai diversi ambienti e orientamenti produttivi. Lo sviluppo di programmi cileni di miglioramento genetico è necessario per il decollo definitivo anche del settore vivaistico.

 


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