Volume: la fragola

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: fragola in california

Autori: Christopher Winterbottom Quinci

Breve storia della fragolicoltura in California

Produzione di frutti
Le specie Fragaria vesca var. Alpine e Fragaria chiloensis sono spontanee in California e da sempre coltivate. Con la febbre dell’oro del 1849 in California giunsero molti pionieri per cercare fortuna con l’estrazione del prezioso metallo, mentre altri cercarono la fortuna in agricoltura, anche coltivando fragole. Inizialmente furono coltivate varietà autoctone o provenienti della costa orientale degli Stati Uniti – tra cui Boston Pine, British Queen, Jucunda, Hovey e Wilson – o varietà selvatiche locali quali Native Californian e Sierra Red Alpine. La fragolicoltura si rivelò assai interessante perché, grazie alle condizioni climatiche californiane e a particolari tecniche colturali, le fragole potevano essere prodotte per un periodo molto più lungo rispetto a quello degli Stati Uniti orientali, fornendo anche un reddito superiore a quello di altre colture. Con il 1870 la fragola si estese nella regione settentrionale dello Stato, quella che oggi è la zona di produzione di Watsonville. La superficie coltivata a fragola passò dai 17 ha del 1881 ai 108,5 ha del 1885, e gran parte della produzione veniva commercializzata nell’area di San Francisco. Nel 1890 la cultivar Malinda – un semenzale ottenuto da un agricoltore di Watsonville e derivato da Cinderella o Dollar – acquisì grande popolarità e la superficie coltivata a fragola aumentò fino a 211,2 ha nel 1895, raggiunse un picco di 340 ha nel 1902, per oscillare poi tra i 271 e i 340 ha nel 1905. Sebbene Malinda sia rimasta una cultivar importante per la zona di Watsonville fino al 1915, il suo prestigio fu insidiato dalle varietà Brandywine, Banner – molto simili a Marshall o più probabilmente un suo semenzale – e Nich Ohmer. Con la standardizzazione degli imballaggi e notevoli migliorie apportate nel confezionamento e nella fase di commercializzazione, queste cultivar ottenute negli Stati Uniti orientali offrirono ai produttori della zona di Watsonville piante e frutti dalle eccellenti caratteristiche consentendo alla fragolicoltura della California settentrionale di espandersi, verso il 1945, fino a occupare migliaia di ettari. Nella California meridionale la produzione di fragole assunse un carattere commerciale già nel 1875. La coltura in un ambiente così arido costituì una sfida formidabile. Tuttavia, com’era avvenuto nell’area di Watsonville, anche qui furono coltivate con successo le cultivar originarie degli Stati Uniti orientali quali Lady Thompson, Laxtons Noble’s, Brandywine, Klondike e, in parte, Banner, che furono commercializzate dal 1875 al 1945. Anche la fragolicoltura nella California meridionale conobbe un periodo di rapida crescita: nel 1905 si produssero circa 2300 t di fragole e, nel 1910, poco più di 4500 t su una superficie di 1012 ha. Benché una parte della produzione fosse spedita con vagoni ferroviari refrigerati nei mercati degli Stati Uniti nord-occidentali e orientali, quasi tutto il prodotto fu commercializzato nella California meridionale o inviato nell’area di San Francisco. Grazie alla frigoconservazione, nei primi anni del decennio successivo, le spedizioni via ferrovia dalla California ai mercati americani più lontani diventarono un fatto normale. Con l’espandersi della fragolicoltura californiana sorsero diverse problematiche di difficile soluzione. A partire dal 1915 gli agricoltori della regione di Watsonville iniziarono a notare piante che presentavano foglie piccole con ingiallimenti a coppa: chiamata dapprima ruggine della fragola e in seguito xantosi, questa malattia si diffuse rapidamente nelle regioni costiere di produzione rendendo antieconomiche le coltivazioni. Entro la metà degli anni ’20 i ricercatori dell’Università di California dimostrarono che la malattia era sistemica e veniva trasmessa dagli afidi; in seguito scoprirono che l’agente causale era un virus. In risposta alla minaccia della xantosi, i fragolicoltori locali chiesero all’Università di California di avviare un programma di miglioramento genetico della fragola. Il programma partì nel 1925 e fu finanziato con speciali fondi statali. Nel 1929, dopo la valutazione di numerose accessioni di germoplasma, la tolleranza alla xantosi fu trovata, ma solo in cloni californiani di F. chiloensis e in alcune cultivar californiane di minore importanza ottenute da F. chiloensis proveniente da Capo Mendicino. Agli inizi degli anni ’30 il programma subì una battuta d’arresto dovuta a nuove patologie: si trattava delle allora sconosciute malattie del marciume bruno e del midollo rosso, che in seguito verranno rinominate, rispettivamente, avvizzimento da Verticillium (causato da Verticillium dahliae) e malattia del midollo rosso (provocata da Phytophthora fragariae). Nella seconda metà degli anni ’30 furono ottenute varietà che, oltre a essere resistenti alla xantosi, erano caratterizzate da un’ottima qualità dei frutti. Nei primi anni ’40 furono condotti test su larga scala con le migliori selezioni e nel 1945 l’Università di California licenziò le cultivar Donner, Lassen, Sierra, Shasta e Tahoe. Dopo un decennio dal loro rilascio, il 95% della superficie destinata a fragola era coltivata con queste cultivar, in particolare Lassen e Shasta: la prima, per lo scarso fabbisogno di freddo invernale, divenne la principale varietà coltivata nel Sud della California, mentre Shasta prevalse nelle zone costiere settentrionali. Il reddito del settore aumentò da circa 2 a 30 milioni di dollari nel primo decennio dalla diffusione di queste varietà ed entro il 1952 la superficie destinata alla fragolicoltura in California passò da 4850 a 6070 ha, rappresentando circa un terzo della produzione di fragole degli Stati Uniti. Nonostante l’avvicendarsi dei breeder – verificatosi dopo il licenziamento delle prime cultivar da parte dell’Università della California, dal 1945 fino agli inizi degli anni ’90 – il programma è continuato senza sosta. A Lassen e Shasta sono seguite le varietà Tioga, Tufts, Aiko, Douglas, Pajaro, Chandler, Selva, Camarosa, Diamante, Ventana, Albion e San Andreas. Le cultivar ottenute da società private svolgono un ruolo sempre più importante nella fragolicoltura californiana. Nel 1944 fu fondato lo Strawberry Institute of California al quale andò parte del germoplasma dell’Università di California. Nel 1966 lo Strawberry Institute of California si fuse con la società Driscoll Strawberry Associates, Inc. e produsse una serie di cultivar che ancora oggi riscuotono grande successo in California. Recentemente altre società private, in particolare Plant Sciences, Inc., hanno costituito varietà migliorate. A partire dalla metà degli anni ’90 le cultivar diffuse da società private hanno decisamente contribuito alla crescita del settore fragolicolo californiano. La ricerca universitaria e le varietà private, unitamente al miglioramento delle tecniche colturali – in particolare la fumigazione del terreno prima della piantagione, l’irrigazione a goccia e la baulatura delle prode – hanno fatto sì che la fragolicoltura raggiungesse dimensioni più che doppie tra il 1950 e oggi. Nel 2009 la superficie coltivata è stata di circa 15.000 ha (68,5% della superficie complessiva) sui quali è stato ottenuto l’88,7% della produzione statunitense e il valore economico della fragolicoltura californiana è salito a circa 1,5 miliardi di dollari USA.

Produzione vivaistica
In California la produzione di frutti di fragola e il settore vivaistico (produzione di piante) sono fortemente interdipendenti e condividono un’origine comune dal punto di vista geografico, tuttavia sono abbastanza divergenti per necessità. Alcune pubblicità risalenti alla fine del 1850 mostravano vivai californiani, nella zona della baia di San Francisco, che proponevano noci e noccioli, altri vari alberi da frutto, palme, piante ornamentali e piccoli frutti, tra cui piante di fragola. Inizialmente venivano vendute varietà di specie selvatiche, presto sostituite – presumibilmente per ragioni di produttività e di mercato – da cultivar provenienti o originate da varietà tipiche degli Stati Uniti orientali. Nessun cambiamento rilevante nella produzione vivaistica si verificò fino agli inizi del ’900, quando due agricoltori della regione di Watsonville si accordarono per produrre fragole di una cultivar particolare (Banner) coltivando piante prodotte circa 450 km a nord della contea di Shasta, in California. Questa distanza geografica tra zona di produzione vivaistica e zona di produzione dei frutti produsse tre effetti considerevoli. In primo luogo si garantiva l’isolamento da patologie virali (molto spesso per i nuovi impianti venivano utilizzati gli stoloni delle piante dei vecchi fragoleti) che all’epoca non erano conosciute e quindi non individuabili come tali. Inoltre le piantine moltiplicate a nord, una volta trapiantate, crescevano meglio rispetto alle piantine ottenute dagli stoloni dei vecchi campi di produzione. Infine, a partire dagli inizi degli anni ’40 il passaggio dalla piantagione estiva a quella invernale, con piante adeguatamente controllate, consentì agli agricoltori di adottare una conveniente densità di piantagione e di avere la produzione di frutti già nella primavera immediatamente successiva. Ciò permise di superare l’esigenza di mettere a dimora le piante prodotte in vivai distanti, evitando così di sprecare un anno nell’attesa che gli stoloni raggiungessero la densità necessaria per la migliore produzione di frutti. Al fine di consentire la produzione di piante opportunamente predisposte per la piantagione invernale e per soddisfare la forte domanda, i vivai furono spostati dalle zone pianeggianti o pedemontane di Sacramento alle zone montuose della California settentrionale, ad altitudini variabili tra 305 e 915 m s.l.m. La produzione dei vivai è passata dai 3-4 milioni di piante negli anni ’20 – raccolte dapprima mediante estirpazione manuale e, dagli anni ’40, meccanizzata – ai circa 250 milioni negli anni ’70 e ha superato il miliardo di piante nel 2009.

Caratteristiche colturali

Produzione di frutti
La produzione californiana di fragole è localizzata principalmente nei pressi della costa centrale e meridionale: le circoscrizioni di Watsonville/Salinas, Santa Maria e San Joaquin Valley costituiscono il distretto settentrionale, mentre quelle di Oxnard, Orange County, San Diego County e Coachella Valley formano il distretto meridionale. La preparazione del terreno per l’impianto di un fragoleto viene effettuata tra giugno e settembre: si inizia con la lavorazione del terreno, seguita da una fumigazione pre-impianto, che può interessare l’intera superficie del suolo o solo la prode, alta e ben baulata. Le dimensioni delle prode variano in base alle zone di produzione: nelle zone meridionali sono larghe 163-173 cm, alte 20-36 cm e lunghe 60-90 m, mentre nelle zone settentrionali sono larghe 102-142 cm, alte 20-36 cm e lunghe 60-90 m. Quasi ovunque le prode sono coperte, totalmente o in parte, da un film plastico di pacciamatura sotto il quale sono presenti da una a tre file di tubi per l’irrigazione a goccia. La densità di piantagione per ettaro varia da 37.250 a 46.000 piante nel Nord e da 60.500 a 95.000 piante nel Sud. Nei nuovi impianti vengono per la maggior parte utilizzate piante fresche a radice nuda senza foglie; in qualche caso si utilizzano piantine fresche alle quali vengono lasciate 2 o 3 foglie. Nelle aree meridionali si sta valutando l’utilizzo di strutture di protezione delle colture (tunnel di copertura ad arco, alti al colmo circa 2 metri), comuni in Spagna e in altre nazioni europee, in particolare più come mezzo di protezione dalla pioggia che per altri scopi. Il maggiore valore economico del prodotto ottenuto con strutture di protezione, tuttavia, deve essere ancora dimostrato. Per contro, è stato accertato il miglioramento economico apportato dalla meccanizzazione delle operazioni di raccolta, in termini di riduzione dei costi della manodopera. In California la produzione di fragole è possibile in pratica tutto l’anno, grazie a estati relativamente fresche e a inverni miti lungo la costa. Nel distretto meridionale di solito la produzione inizia a dicembre-gennaio e prosegue fino a maggio-giugno, mentre nel distretto settentrionale comincia generalmente a febbraio-marzo e continua (salvo piogge) fino a novembre.

Produzione vivaistica
I vivai hanno il compito di fornire piante sane e geneticamente simili alle piante madri. Anche se in misura diversa, sia i vivai sia i campi di produzione condividono una serie di parassiti e malattie. A norma di legge, per produrre piante certificate, i vivai devono essere ispezionati e campionati periodicamente – al fine di escludere la presenza di parassiti e malattie – da parte di un’apposita istituzione, il California State Department of Food and Agriculture, Pest Exclusion/Nursery, Seed and Cotton Program. Inizialmente le piantine vengono propagate in vivai a bassa quota (LE, Low Elevation) situati nella Central Valley a sud di Sacramento, vicino alle città di Manteca e Ballico, dove il clima prevede spesso estati lunghe e calde e inverni freddi e umidi. La fase finale della produzione delle piantine, invece, avviene in vivai ad alta quota (HE, High Elevation) situati nel nord-est della California e nel sud-est dell’Oregon. In queste regioni, caratterizzate da un’altitudine di circa 1300 m s.l.m., le estati sono brevi e calde e gli inverni freddi. Queste condizioni climatiche in altura sono fondamentali per condizionare le piantine (rallentamento dell’attività vegetativa) prima della loro estirpazione dai vivai e del successivo trapianto nei fragoleti. Generalmente, l’attività vivaistica inizia in estate, con la lavorazione del terreno e la successiva fumigazione prima dell’impianto che di solito avviene da aprile a maggio dell’anno successivo. Si utilizza un impianto d’irrigazione a pioggia, anche se oggi i vivai sono parzialmente irrigati anche a goccia. L’estirpazione delle piante nei vivai ad alta quota inizia in genere a fine settembre e prosegue fino agli inizi di novembre, mentre nei vivai a bassa altitudine comincia ai primi di gennaio dell’anno successivo e continua per circa un mese. Le piante estirpate vengono private del fogliame, pulite, selezionate, poste in apposito imballaggio, conteggiate e spedite entro 24-72 ore. Sebbene l’estirpazione sia quasi totalmente meccanizzata, con macchine quasi sempre progettate e costruite nell’ambito degli stessi vivai, le operazioni di pulitura e cernita delle piante rimangono attività che richiedono molta manodopera.

Aspetti commerciali

Nel 2009 la superficie coltivata a fragole in California è stata di 15.962 ha, così suddivisi: Orange County/San Diego County/ Coachella Valley, 766 ha (5%); Oxnard, 4894 ha (30%); Santa Maria, 3910 ha (24%); Watsonville/Salinas, 6318 ha (40%); San Joaquin Valley, 74 ha (< 1%). Nello stesso anno la produzione complessiva di frutti è stata di circa 485.660 t, con una resa pari a 33,6 t/ha. Ogni anno il 75% circa del raccolto viene commercializzato come prodotto fresco, mentre il 25% è destinato alla trasformazione industriale: congelazione (frutto intero o affettato), produzione di succhi, marmellate ecc. La produzione di fragole in coltura biologica occupa 618 ettari (4%), mentre i rimanenti 15.344 ettari sono coltivati con metodi integrati. Le cultivar ottenute dall’Università della California occupano 10.145 ha (64%) mentre quelle di società private 5817 ha (36%). Tra le cultivar dell’Università, Albion viene coltivata su 5557 ha (35%), Ventana su 1713 ha (11%), Camino Real su 746 ha (5%), Camarosa su 562 ha (4%), San Andreas su 395 ha (2%), e le altre varietà su 1172 ha (7%). Non è disponibile la ripartizione della superficie per le cultivar delle aziende private. Nella fragolicoltura californiana la concorrenza è forte e le cultivar sono in costante evoluzione. Attualmente l’Università di California propone le varietà Albion, Camarosa, Camino Real, Palomar, San Andreas e Ventana, e recentemente ha diffuso due nuove cultivar unifere, Benicia e Mojave. La società privata Driscoll Strawberry Associates, Inc. propone, solo per i propri associati, le varietà San Juan, Lanai, Agoura, El Dorado, Sisquoc e Camarillo; recentemente ha introdotto Anita, Del Rey, Adelaide, Magdalena, Fort Brooke e Monarca. Le cultivar di Plant Sciences, Inc. attualmente includono PS4634, PS-5298, BG-269 (= Commitment), BG-1975 (= Virtue), BG-959 (= Splendor), PS-2880 (= Promise) e PE-1207 (= Valor); la società sta inoltre promuovendo le selezioni in avanzata fase di studio PS-1049, PS-1703, PS-2430 e PS-2933. In termini di ricerca varietale, negli ultimi anni si sono verificati due interessanti miglioramenti. In primo luogo, il sapore del frutto, in aggiunta all’aspetto estetico, ha assunto un ruolo determinante nella qualità delle fragole, come richiesto dal mercato. In secondo luogo è interessante notare che le varietà rifiorenti neutrodiurne (day-neutral) – in grado di fiorire e fruttificare nella California settentrionale entro una certa gamma di valori di temperatura – se messe a dimora in autunno cominciano a essere utilizzate anche nella California meridionale. Si tratta di cultivar che fruttificano all’inizio della stagione, quando il prezzo è elevato, e continuano a produrre frutti fino a primavera inoltrata. Queste varietà possono esercitare una notevole pressione sui cambiamenti dei sistemi d’impianto e sulle varietà unifere selezionate specificamente per fruttificare solo all’inizio della stagione. I vivai che producono piantine di fragola certificate rappresentano una componente fondamentale nel settore della fragolicoltura californiana, in quanto forniscono piante sane e garantite geneticamente. Le maggiori aziende vivaistiche – Cedar Point Nursery, Crown Nursery, Driscoll Strawberry Associates, Hi-Lo Nursery, Lassen Canyon Nursery, NorCal Nursery, Plant Sciences and Sierra-Cascade Nursery – producono e commercializzano circa un miliardo di piantine l’anno. Sebbene la California assorba la maggior parte di questa produzione, milioni di piante vengono spediti in tutto il mondo, sia per la costituzione di vivai sia, soprattutto, per le coltivazioni da frutto. I vivai situati ad alta quota (HE) producono da 425.000 a 1 milione di piante/ha, mentre quelli a bassa quota circa 950.000 piante/ha. I vivai HE un tempo erano dislocati nelle zone montane della California settentrionale e dell’Oregon meridionale: negli ultimi dieci anni si è però assistito a una concentrazione di vivai nella californiana Butte Valley (1295 m s.l.m.), a causa della crescente domanda di piante provenienti da questa zona. Tale concentrazione potrebbe comportare notevoli rischi per i fragoleti californiani qualora i vivai fossero colpiti da condizioni meteorologiche avverse.

Confezionamento e distribuzione

Per ragioni finanziarie e di commercializzazione, i piccoli fragolicoltori sono di solito associati a uno spedizioniere, che si configura in genere come una società o una cooperativa agricola. Negli ultimi quindici anni questo settore è stato oggetto di un consolidamento, cosicché oggi un numero relativamente esiguo di aziende spedizionatrici detiene una quota rilevante di mercato: i grandi nomi, come California Giant, Dole, Driscoll, Naturipe e Well-Pict, controllano circa il 70% del mercato del fresco. Di norma le fragole si raccolgono a mano, una o due volte alla settimana, e sono confezionate direttamente nei fragoleti in cestini di plastica trasparente, dotati di un coperchio ribaltabile. Questi imballaggi, che contengono generalmente 450, 900 o 1800 g di fragole, vengono poi disposti in una scatola di cartone ondulato con un peso netto totale di 3,6 kg. Vengono eseguite ispezioni per verificare il contenuto della confezione, la qualità dei frutti e per il controllo del peso dei singoli cestini. Le scatole vengono poi pallettizzate e poste in celle refrigerate mediante aria forzata a 2 ºC, temperatura alla quale le fragole possono rimanere per tutte le successive fasi di stoccaggio, fino alla distribuzione e all’esposizione per la vendita al dettaglio nei negozi.

Aspettative future

Sono numerose le sfide che attendono la fragolicoltura californiana. Si va dagli aspetti burocratici – che sono sempre più presenti in ogni settore della produzione, a livello federale, statale e di contea – a quelli relativi all’urbanizzazione, un problema che ogni anno aumenta, in termini di invasione delle aree agricole da parte della città che avanza e di competizione per l’uso dell’acqua. Il costo del lavoro è una voce considerevole e costante del bilancio aziendale ed è sempre più difficile reperire manodopera esperta e affidabile. Altri problemi riguardano il consolidamento a livello di distribuzione del prodotto fragola al dettaglio e la sovrapproduzione in alcuni periodi dell’arco temporale di raccolta.

 


Coltura & Cultura