Volume: la fragola

Sezione: paesaggio

Capitolo: fragola in Calabria

Autori: Maurizio Funaro

Introduzione

In Calabria, tra le tante produzioni di punta, da alcuni anni v’è da annoverare anche il gustoso frutto che, nella varietà spontanea, una natura prodiga ha profuso a piene mani nei boschi montani e che la sapiente mano dell’uomo sta coltivando in aree di eccellenza come la Piana di Lamezia Terme (CZ). La produzione di fragola in Calabria riguarda quasi esclusivamente la specie a frutto grosso Fragaria × ananassa ed è concentrata quasi esclusivamente nell’areale citato, dove le condizioni climatiche, pedologiche (terreni sciolti, non calcarei e a pH neutro o subacido) e socioeconomiche (disponibilità di manodopera) sono particolarmente favorevoli per questa coltura, che rispetto alle altre presenti, come agrumi, olivo e ortive, ha assunto un ruolo economico predominante. Superfici limitate si trovano anche sulla fascia ionica catanzarese e reggina, in provincia di Vibo Valentia, nell’alto Ionio Cosentino e, recentemente, anche sull’Altopiano della Sila. In poco più di un decennio la fragolicoltura calabrese ha avuto un notevole sviluppo. Infatti, dalla metà degli anni ’90, quando prevaleva un sistema di coltura in campo aperto con l’ausilio della copertura realizzata in primavera con piccoli tunnel e la superficie complessiva era di circa 50-60 ettari, si è passati agli attuali 250-260 ettari, quasi tutti realizzati in coltura protetta sotto grandi tunnel e la Calabria, per estensione delle superfici, è al 6° posto in Italia. Negli ultimi anni hanno iniziato a svilupparsi anche sistemi di coltivazione tecnologicamente molto avanzati realizzati fuori suolo. L’affermazione della fragolicoltura in ambiente protetto ha consentito di sfruttare meglio le condizioni climatiche al fine di ottenere prodotto in epoca molto precoce e di sfuggire o limitare gli effetti di eventi climatici sfavorevoli sempre più frequenti nelle ultime annate (gelate, grandine). Questo processo ha comportato consistenti investimenti pubblici e privati (estensione delle superfici investite, realizzazione delle strutture di protezione come i tunnel), evidenziando una grande vitalità del comparto e un’elevata capacità imprenditoriale dei produttori calabresi. Infatti la coltivazione della fragola ha un alto rischio d’impresa, perché ha un lungo ciclo produttivo (circa nove mesi) e richiede elevati investimenti. È inoltre una coltura molto esigente per cui la coltivazione richiede alta specializzazione e capacità professionale. I pregi e l’importanza a livello nazionale delle produzioni calabresi di fragola sono essenzialmente dovuti a tre fattori: – le fragole calabresi sono tra le prime ad arrivare sui mercati (gennaio) e per precocità sono seconde solo alle produzioni della Sicilia; – l’elevata qualità dei frutti (sapore, brillantezza e intensità del colore, consistenza della polpa ecc.); – l’omogeneità dell’offerta varietale (attualmente tutta basata sulla varietà Camarosa).

Tecnica colturale

Il progressivo incremento della coltura protetta ha parallelamente prodotto modifiche nella scelta del tipo di piante utilizzate, che si è orientata sull’impiego prevalente di piante fresche (circa il 75%), preferite alle piante frigoconservate per i seguenti motivi: – maggiore precocità di produzione; – possibilità di posticipare la piantagione di circa un mese, con conseguente riduzione dei costi – scalarità di maturazione dei frutti che permette un impiego più efficiente e razionale della manodopera; – migliori caratteristiche qualitative dei frutti, in genere di forma e pezzatura più uniformi e regolari durante l’intero ciclo produttivo, minore incidenza di frutti deformati e maggiore dolcezza.
Il trapianto delle piante fresche viene effettuato durante tutto il mese di ottobre, circa un mese dopo rispetto a quelle frigoconservate. Si adottano prevalentemente tunnel multipli di grandi dimensioni realizzati con archi metallici zincati, coperti con film di polietilene additivato posto in opera prima della messa a dimora delle piantine, dotati di apertura laterale, al fine di consentire una buona aerazione. Si opera su terreno fumigato, sistemato in prode baulate, alte 25 cm e pacciamate con film di polietilene nero, forato, per file binate di 35 cm tra le file e 20 cm fra le piante lungo la fila, per una densità di circa 60.000-70.000 piante/ettaro; l’irrigazione si effettua a pioggia dopo la piantagione, poi con ala gocciolante posta sotto il film pacciamante. La raccolta è eseguita esclusivamente da manodopera femminile e avviene prevalentemente in vaschette da 125 o 250 g, poste in cassette di legno. Essa inizia in dicembre-gennaio, con frequenza settimanale durante la stagione invernale e si riduce a intervalli di 2-3 giorni in primavera. Il frutto destinato al consumo fresco si raccoglie fino alla fine di maggio e il ciclo colturale si conclude in giugno con il conferimento del prodotto residuo all’industria. È da rilevare una certa diffusione di tecniche innovative di produzione integrata, che prevedono la riduzione e la razionalizzazione dell’uso degli antiparassitari e l’ottenimento di un prodotto di alta qualità. Oggi è possibile affermare che gran parte delle produzioni calabresi presenta sufficienti garanzie igienico-sanitarie. Inoltre, una migliore valorizzazione e identificazione del prodotto è stata conseguita con l’istituzione, da parte di un’associazione di produttori, del marchio Fragole di Lamezia, registrato nel 2001, che è regolato da un Disciplinare di Produzione e viene utilizzato in fase di commercializzazione.

Varietà

Lo standard varietale calabrese è sempre stato dominato da varietà di origine californiana o spagnola. Negli anni ’80 erano diffuse le varietà californiane Aliso, Sequoia e Douglas, sostituite alla fine di quel periodo da Chandler e in misura minore da Pajaro, anch’esse californiane. In particolare Chandler è stata apprezzata per l’elevata produttività e le ottime qualità organolettiche dei frutti. Successivamente è stata introdotta Tudla®Milsei, di origine spagnola, che si è progressivamente affermata per la rusticità, il vigore vegetativo, la precocità e la produttività nonché per la bella forma allungata del frutto, con dei limiti rappresentati dalla scarsa consistenza e dal colore troppo scuro dei frutti nei periodi più caldi; essa ha dominato il panorama varietale calabrese fino alla fine degli anni ’90, quando ha iniziato a essere affiancata da Camarosa, un’altra varietà californiana. Da circa un decennio Camarosa è la varietà dominante in Calabria, dove ancora oggi rappresenta l’85% dell’insieme varietale. Essa ha trovato nell’ambiente pedoclimatico della Piana di Lamezia Terme (CZ), più che in ogni altro areale del Sud Italia, un adattamento ottimale ed è stata alla base dello sviluppo del comparto fragolicolo della regione, in virtù della precocità di maturazione, dell’elevata produttività e dell’alta qualità dei frutti, la cui buona consistenza della polpa consente di sfruttarne appieno il potenziale produttivo per l’intero arco temporale di raccolta. Da alcuni anni, tuttavia, i produttori calabresi manifestano la necessità di ricercare alternative varietali per differenziare e migliorare lo standard produttivo, anche in relazione ai difetti che la varietà Camarosa sempre più evidenzia nel periodo invernale, a causa di andamenti climatici ogni anno più sfavorevoli. Sono state quindi avviate alcune iniziative pubbliche tendenti a ricercare soluzioni varietali innovative a sostegno del sistema fragola. Tra esse ricordiamo l’attività di sperimentazione nell’ambito di campi varietali in cui, ogni anno, vengono valutate nuove varietà e selezioni diffuse in Italia quale risultato finale dei programmi di miglioramento genetico condotti nelle aree meridionali. Nell’ambito di tale attività, la nuova varietà Kilo, selezionata a Metaponto nel 2001, ha suscitato, da qualche anno, notevole interesse presso i produttori calabresi. Questa varietà si è particolarmente distinta per la precocità di maturazione, l’elevato potenziale produttivo e la regolarità della forma dei frutti, che sono di colorazione rosso brillante piuttosto attraente, e sta trovando spazio nel complesso varietale calabrese. Inoltre, l’importanza assunta dal comparto nell’ultimo decennio ha fatto ritenere strategico per la Calabria l’avvio di un programma di miglioramento genetico, direttamente sul territorio calabrese, finalizzato alla costituzione di nuove varietà pienamente adatte all’ambiente e dotate di elevate caratteristiche qualitative dei frutti. Questa azione viene svolta da organismi pubblici in stretta connessione con i produttori, con cui sono state costituite forme di gestione miste dei programmi.

Vivaismo sull’Altopiano della Sila

I territori d’altura di cui la Calabria è ricca – l’Altopiano silano, le Serre delle diverse province, l’Aspromonte – si prestano benissimo a essere dei vivai naturali e un’ulteriore fonte di reddito per le popolazioni locali, oltre a rappresentare una possibilità di mettere a frutto la terra e perciò di non abbandonarla. È per queste ragioni che da alcuni anni il vivaismo fragolicolo è stato individuato quale prospettiva di sviluppo socioeconomico di un’area svantaggiata di montagna quale l’Altopiano della Sila, dove si è dimostrato che è possibile produrre piante fresche di fragola di alta qualità, evitando tutti gli inconvenienti connessi con l’impiego di piante prodotte in altri ambienti (Spagna e Polonia) che attualmente sono largamente impiegate dai produttori calabresi: maggiori costi, ritardi nei tempi di consegna, difficoltà di ripresa vegetativa delle piante dopo la messa a dimora e alta incidenza di morie, a causa del troppo lungo periodo che intercorre fra l’estirpazione e la messa a dimora in campo e che, in generale, evidenziano scarsa continuità di risultati produttivi. I potenziali sbocchi dell’attività vivaistica silana sono rilevanti: basti pensare che nella sola Calabria attualmente si commercializzano circa 15-16 milioni di piante all’anno, ma essi interessano anche le altre regioni dell’Italia meridionale. Anche in questo caso, il connubio pubblico-privato ha reso possibile l’avvio di un processo innovativo con cui negli ultimi anni sono state conseguite produzioni di piante silane che, immesse sul mercato, sono state apprezzate dai produttori e dagli operatori del settore che le hanno impiegate o valutate, per i vantaggi registrati rispetto alle piante di altra origine vivaistica: un più rapido attecchimento all’impianto e successiva pronta ripresa vegetativa, anticipo di inizio produzione e, in molti casi, anche migliori performance produttive.

Considerazioni conclusive e prospettive future

L’attuale estensione territoriale della fragola (260 ha circa) nella realtà agricola della Calabria non è da trascurare, poiché si tratta di una coltura intensiva e da reddito. Su un ettaro, in cui vengono messe a dimora 60.000-70.000 piante, si possono ottenere produzioni di 400-450 q, che significano una produzione lorda vendibile pari a circa 100.000-120.000 euro/ha. Il fatturato attuale delle produzioni calabresi, secondo questi calcoli, dovrebbe quindi aggirarsi intorno ai 25 milioni di euro. Il sistema fragola in Calabria garantisce redditività ai produttori, occupazione per molta manodopera stagionale, soprattutto quella impiegata nelle operazioni di raccolta (da gennaio a giugno, limitate produzioni si ottengono anche in autunno), e alimenta un importante indotto rappresentato dall’entità dei mezzi tecnici impiegati per la coltivazione e dal considerevole flusso commerciale di esportazione (Nord Italia e, in misura minore, estero) a esso connesso. Per quanto riguarda gli impianti per la produzione del frutto, è improbabile prevedere nei prossimi anni significativi incrementi delle superfici attuali nell’area di eccellenza calabrese quale è la Piana di Lamezia Terme. Tale possibilità è fortemente limitata dalla difficoltà da parte delle aziende di reperire sufficiente manodopera stagionale, soprattutto per le operazioni di raccolta. Si tratta di un lavoro di stretto appannaggio femminile, che in passato ha garantito occupazione a molte donne dei centri abitati che gravitano intorno al territorio della Piana di Lamezia Terme. Da alcuni anni il ricambio generazionale nell’ambito di questa categoria di lavoratori non è più garantito, poiché le nuove generazioni preferiscono cercare impiego presso strutture turistico-alberghiere, supermercati, centri commerciali ecc. piuttosto che nei campi. L’ulteriore espansione della fragolicoltura da frutto in Calabria dipende dalla possibilità che essa riesca a svilupparsi anche in altre aree del territorio calabrese, come il Crotonese, l’alto Ionio Cosentino, nonché l’alta collina e la montagna dove potrebbero essere ottenute produzioni estive, compresa la fragolina di bosco, cioè in un periodo nel quale, attualmente, tranne alcune eccezioni, non esiste prodotto in tutto il Sud Italia. Lo sviluppo della fragolicoltura in queste aree potrebbe, tra l’altro, rappresentare una soluzione parziale della crisi di altri comparti agricoli. Lo sviluppo e l’importanza che la fragolicoltura ha raggiunto negli ultimi anni in Calabria autorizzano a ritenere meritevoli di considerazione ulteriori sforzi a sostegno di un comparto che ha tutti i requisiti per assumere caratteri di autentica eccellenza nel panorama agricolo regionale. L’obiettivo deve essere quello di proseguire l’azione di rinnovamento della fragolicoltura calabrese per renderla sempre più competitiva, nel panorama nazionale e anche rispetto agli altri Paesi del bacino del Mediterraneo. In particolare, è da ritenersi strategico il recente avvio dei programmi di miglioramento genetico direttamente sul territorio calabrese, svolti dagli organismi pubblici in stretta connessione e con il coinvolgimento dei produttori singoli e associati, finalizzato alla costituzione di nuove varietà pienamente adatte all’ambiente e dotate di elevate caratteristiche qualitative dei frutti. L’attività di miglioramento genetico rappresenta il naturale completamento nella filiera del processo innovativo innescato con le iniziative già realizzate negli anni passati – campi sperimentali tecnologici-varietali, vivaismo nelle aree di montagna, istituzione del marchio di qualità – e l’intero sistema, così integrato, porterà indubbi vantaggi di competitività al comparto, soprattutto se, con l’introduzione di opportune strategie di marketing e di metodologie di tracciabilità e rintracciabilità, si punterà a caratterizzare e rendere sempre più riconoscibile sul mercato il prodotto calabrese.

 

 


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