Volume: la fragola

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: fragola in Australia

Autori: Lawrence Ullio

Introduzione

L’Australia è stata colonizzata nel 1788 dagli inglesi, che hanno via via importato dall’Europa la maggior parte delle piante commestibili e degli animali domestici. La lunga distanza inizialmente ha reso difficile il trasporto delle piante, particolarmente deperibili. Il primo riferimento sulla coltivazione della fragola risale al 1839, quando un giornale segnalò che in alcuni piccoli giardini intorno a Sydney si coltivavano fragole per il consumo domestico e che le eccedenze venivano vendute nei mercati locali. Nel 1870 i vivai di Sydney e di Melbourne vendevano una vasta gamma di piante da frutto provenienti dall’Europa, incluse le fragole. Tutte le cultivar di fragola disponibili a quell’epoca appartenevano alla specie ottoploide Fragaria × ananassa e a quella diploide F. vesca (fragolina di bosco). Fino a primi anni ’60 le fragole erano considerate da commercianti e consumatori un frutto di secondaria importanza, a causa delle scarse qualità organolettiche, dell’apparenza povera e del breve periodo di conservazione; pertanto, i consumi di questo frutto erano ridotti. Negli anni ’70 l’immissione sul mercato di nuove cultivar, soprattutto dalla California (Torrey, Tioga e Red Gauntlet), seguite poi da altre negli anni ’80 (Pajaro, Chandler, Selva) e ’90 (Camarosa e Seascape) e, più recentemente, l’introduzione della varietà Albion hanno determinato un incremento della produzione fino a cinque volte in 40 anni. Il programma di miglioramento genetico australiano, iniziato a metà degli anni ’80, nell’arco di dieci anni ha portato al licenziamento di varietà idonee agli ambienti di coltivazione australiani. Nel 2010 sono state diffuse commercialmente cinque cultivar adatte alle regioni meridionali (a clima temperato) e tre per quelle settentrionali (a clima sub-tropicale).

Fragolicoltura in Australia

Su scala mondiale, nel 2007, l’Australia è stata al 23º posto fra i Paesi produttori di fragole, mentre ai primi tre posti si trovavano Stati Uniti, Spagna e Turchia. Nel 2008, la resa è stata di 18 t/ha, mentre per i leader mondiali è stata rispettivamente di 52, 31 e 23 t/ha (FAOSTAT, 2010). Contrariamente a questi valori, si stima però che la resa media per ettaro, a livello nazionale, sia il doppio. La fragola è coltivata in tutti gli stati dell’Australia, dal Queensland a nord (latitudine 24° S) alla Tasmania a sud (latitudine 43° S), da circa 540 produttori (2008). La produzione si concentra soprattutto lungo la costa, in due zone: una settentrionale e una meridionale. La zona settentrionale è localizzata nella fascia climatica sub-tropicale, lungo la cosiddetta Sunshine Coast nello stato del Queensland (QLD). La zona meridionale invece comprende una fascia di territori a clima temperato caldo, quali il bacino di Sydney nel Nuovo Galles del Sud (NSW), Yarra Valley a Victoria (VIC), Adelaide Hills nell’Australia meridionale (SA), e la Tasmania (Tas) dove il clima è di tipo temperato freddo. La porzione più a sudovest dell’Australia occidentale (WA), a Wannaroo e Albany, è caratterizzata da un clima mediterraneo. In Australia, il numero dei fragoleti è aumentato determinando l’incremento da 43 milioni di piante, pari a una produzione di 40.000 t, nel 2001-2002, a 72 milioni di piante, corrispondenti a una produzione di 58.000 t, nella stagione 2007-2008. In quest’ultimo periodo la produzione per pianta è stata stimata pari a 0,8 kg e, considerando una densità media di 45.000 piante/ha, la resa è stata di 36 t/ha. Gli stati di Queensland e Victoria sono i maggiori produttori, ricoprendo l’80% della produzione nazionale. La punta di diamante del settore è la Strawberries Australia Inc., un’organizzazione che rappresenta la fragolicoltura a livello nazionale, nella cui commissione figurano membri di tutti gli stati produttori. Ogni stato ha anche una propria organizzazione di produttori, attiva nei finanziamenti alla ricerca locale, che si avvale di funzionari specializzati nello sviluppo del marketing, della formazione e del collegamento con i governi centrale e locali.

Produzione

L’eterogeneità del clima australiano, l’impiego di diverse cultivar, le epoche di piantagione scaglionate e l’adozione delle migliori tecniche colturali hanno permesso di ottenere una produzione di fragole continua per l’intero anno. Il periodo di maggior produzione va da ottobre a gennaio, cui segue un altro di minore entità da fine marzo a inizio giugno. Nei fragoleti delle aree meridionali si utilizzano piante fresche a radice nuda prive di foglie che vengono messe a dimora tra metà aprile e metà maggio (cultivar unifere) e tra fine maggio e giugno (cultivar rifiorenti). Anche nelle regioni settentrionali, in cui la piantagione va da metà marzo a fine aprile, vengono utilizzate quasi esclusivamente piante fresche a radice nuda prive di foglie. Una metodologia più recente prevede l’impiego di piante con 2-4 foglie, le più giovani, per facilitare una rapida ripresa dopo la piantagione, in particolare con le cultivar precoci. Nelle aree meridionali il 30% delle cultivar rifiorenti viene mantenuto per un secondo anno di coltura, il che consente di avere un anno in più di produzione e contribuisce a ridurre i costi d’impianto. A queste piante viene asportato il fogliame nel tardo autunno per ottenere una seconda produzione in primavera o in estate. Il costo delle piante in Australia, più elevato rispetto ad altri Paesi, dipende dalla cultivar, dalle condizioni stagionali che favoriscono la crescita delle piante, dalla loro disponibilità; il prezzo varia da 360 a 400 dollari australiani (AU$) per 1000 piante. I sistemi di produzione sono simili a quelli adottati in altri Paesi: terreno sistemato in prode ben baulate, coperte con film di pacciamatura in plastica nera o bianca, irrigazione a goccia, fertirrigazione e tunnel di copertura in plastica per anticipare la produzione. La maggior parte delle fragole australiane è coltivata in campo aperto e raccolta a mano. A differenza di altri Paesi, il confezionamento avviene in una struttura centrale, dopodiché il prodotto viene raffreddato e trasportato ai mercati con mezzi refrigerati. La densità di piantagione varia da 35.000 a 70.000 piante /ha in base alla cultivar, al vigore delle piante e al numero di file sulla prode. La disponibilità di manodopera e i costi di raccolta e di confezionamento sono le principali problematiche del settore, considerando che il costo della manodopera si aggira sui 20 AU$ l’ora e la meccanizzazione della raccolta attualmente non è realizzabile. Una metodologia più recente utilizza strutture di protezione della coltura, quali serre chiuse o coperture aperte a campate, in cui le piante vengono coltivate in suolo o in fuori suolo in sacchi di fibra di cocco, lana di roccia o mediante sistemi idroponici NFT (Nutrient Film Technique). Questi sistemi proteggono i fragoleti dalla pioggia, consentono di avere un maggior numero di frutti sani, permettono di regolamentare i picchi di produzione scaglionando le epoche di piantagione e consentono il confezionamento in campo del prodotto. Negli ultimi vent’anni la resa delle piante di fragola è aumentata, grazie alla ricerca a livello mondiale che ha permesso di avere piante sane e cultivar migliorate. Il ricorso alla gestione integrata per la lotta ai parassiti e alle erbe infestanti (IPM, Integrated Pest Management) sta diventando sempre più una pratica di uso comune. Di norma i terreni utilizzati per gli impianti di fragola sono sottoposti a fumigazione e coperti con un film plastico prima della piantagione, per eliminare i parassiti e le erbe infestanti. Fino a pochi anni fa il fumigante universalmente impiegato era il bromuro di metile, ma sull’utilizzo di questo gas, dimostratosi particolarmente dannoso perché responsabile dell’assottigliamento dello strato di ozono atmosferico, sono state poste delle restrizioni internazionali. Una delle sfide per la fragolicoltura consiste nel mantenere i livelli di produzione attuali, utilizzando però fumiganti alternativi in combinazione con tecniche integrate di gestione del suolo e di difesa da malattie, parassiti e infestanti. L’adozione di una gestione integrata (IPM) e di sistemi di gestione ambientale (EMS, Environmental Management Systems) possono procurare potenziali ostacoli al mercato precoce, ma anche nuove opportunità per il mercato della fragola in futuro. Occorre capire meglio come conservare la sanità e la fertilità del suolo, conoscere i problemi causati dal reimpianto e il declino strutturale, nel tempo (in termini di nutrienti), dei fragili suoli australiani. Anche problemi ambientali – come la salinità delle acque e i cambiamenti climatici – possono incidere sulla produzione di fragole nel medio e lungo termine. Le tendenze attuali indicano che esistono aspettative comuni, da parte dei consumatori e dei governanti, affinché in futuro le aziende agricole adottino sistemi di produzione più sostenibili e meno dipendenti dall’agrochimica. Malgrado alcuni progressi tecnologici abbiano ridotto l’impatto della fragolicoltura sull’ambiente, questi vanno ulteriormente migliorati. Una recente innovazione, che ha interessato il settore orticolo australiano negli ultimi dieci anni, è stata l’introduzione dei cosiddetti regimi d’investimento gestiti (MIS, Managed Investment Schemes). Questi sistemi consentono di far convergere il denaro degli investitori in un fondo, poi reinvestito in imprese agricole che producono uva, avocado, fragole e altri frutti. Il modello MIS ha una struttura d’integrazione verticale che investe in grandi opere aziendali con sistemi produttivi, infrastrutture e trasporti all’avanguardia. Le varietà coltivate sono per lo più di grandi aziende private – Driscoll’s per esempio – e i frutti vengono venduti direttamente ai supermercati; gli investitori traggono benefici dai vantaggi fiscali e dai dividendi garantiti dai profitti. La crescita del modello MIS dipenderà dalla situazione economica nazionale e internazionale e dai cambiamenti nelle linee d’investimento operati dal governo australiano.

Mercati

La maggior parte delle fragole fresche viene venduta attraverso i mercati centrali situati nelle grandi città e distribuita alle catene di supermercati, ai fruttivendoli, agli operatori privati del settore ortofrutticolo e della ristorazione. Più recentemente si è diffusa la vendita diretta di fragole ai consumatori, da parte dei produttori, nei mercati locali delle principali città e degli stati. Anche le vendite dirette nelle aziende agricole e il PYO (Pick-Your-Own, “raccogli da te”) hanno permesso ai fragolicoltori di ottenere redditi più elevati. Circa il 75-80% dei prodotti ortofrutticoli freschi – tra cui le fragole – è venduto dalle maggiori catene di distribuzione: questo è un dato che il governo e le aziende agricole interpretano come sintomo di un eccessivo potere d’acquisto, capace di generare un ambiente non competitivo che potrebbe portare a una contrazione dei redditi per i produttori. Tutte le fragole fresche vengono vendute in cestini da 250, 375 o 500 g, chiusi con coperchio o con film plastico, disposti in cassette da 12 o 15 vaschette. Le fragole non possono essere vendute sfuse per motivi igienici e perché si ammaccherebbero in seguito al trasporto e alle manipolazioni da parte della clientela. Le fragole sono spesso usate nei supermercati australiani come attrazione per promuovere i reparti del fresco, e sono seconde soltanto alle banane come frutto venduto nei banchi dei prodotti freschi (Australian Agribusiness Group, 2006). I fragolicoltori percepiscono un prezzo medio di 5-8 AU$ per kg, mentre i consumatori pagano 8-10 AU$ per kg, in base alle condizioni climatiche, alla qualità e alla disponibilità dei frutti. Le fragole fresche destinate all’esportazione provengono per lo più dall’Australia occidentale, privilegiata per la sua vicinanza ai mercati del Sud-Est asiatico (Singapore, Hong Kong e Malesia) e per i ridotti costi di trasporto aereo. Il volume delle esportazioni ha raggiunto un picco a metà degli anni ’90 e, nel 1997, il 14,8% della produzione è stato esportato: da allora, il volume delle esportazioni si è ridotto a meno del 3% della produzione nazionale a causa della crescente presenza di Paesi concorrenti come Cina, Stati Uniti e Sudafrica. Nei periodi di bassa produzione (aprile-maggio), quando i prezzi di mercato sono superiori a 10 AU$ per kg, le importazioni di fragole fresche provengono da Stati Uniti, Cina e Nuova Zelanda. I frutti vengono trasportati refrigerati per via aerea e sottoposti a quarantena prima della vendita. Nel 2007-2008 il totale delle importazioni di fragole fresche è stato di 707 t ; Stati Uniti e Cina sono stati i principali esportatori, rispettivamente con 678 e 22 t (Australian Bureau of Statistics, Canberra, 2010). L’Australia è un Paese importatore di prodotti trasformati a base di fragola, come frutti congelati senza aggiunta di zucchero da usare nelle produzioni lattiero-casearie, nelle marmellate e nei dolci. Il totale delle importazioni di fragole congelate per il 20072008 è stato di 6726 t, di cui 4287 provenienti dalla Cina, 169 dal Marocco e 123 dagli Stati Uniti (Australian Bureau of Statistics, Canberra, 2010).

Cultivar

La fragolicoltura australiana dispone di oltre 20 cultivar, la maggior parte delle quali originaria degli Stati Uniti (University of California e University of Florida) e, più recentemente, della Spagna (Sabrosa e Macarena), oppure di proprietà di società private (Driscoll’s). Queste cultivar rappresentano oltre l’85% della produzione di fragole australiana. Le varietà ottenute dal Programma di breeding australiano, operativo sia nelle regioni del Nord sia in quelle del Sud, sono lievemente aumentate negli ultimi vent’anni, senza tuttavia mai superare il 10-15% degli impianti nazionali. Le cultivar ottenute adatte per il Nord sono unicamente di tipo unifero mentre quelle adatte per il Sud sono sia varietà rifiorenti sia varietà unifere. Le cultivar principali, in ordine di superficie coltivata, sono Festival, Camarosa e Rubygem (varietà australiana) per il Nord, e Albion, Camino Real e Juliette (varietà australiana) per il Sud. A livello nazionale, invece, le principali cultivar in ordine d’importanza sono Albion, Camarosa e Festival. Le piante vengono prodotte in vivai posti in località d’alta quota nelle regioni Toolangi (VIC) e Stanthorpe (QLD), dove il freddo è sufficiente per indurre la fioritura. Il Queensland Strawberry Runner Accreditation Scheme e il Victorian Certified Runner Scheme hanno il compito di garantire che le piante madri siano prive di agenti patogeni e di parassiti e che gli stoloni siano conformi a un determinato standard qualitativo. In Australia la produzione vivaistica della fragola è concentrata in quattro strutture delle quali la Toolangi Strawberry Runners Cooperative di Toolangi, Victoria, è la più grande, dal momento che fornisce l’80% delle piante australiane.

Ricerca e sviluppo

 

Il programma nazionale australiano di ricerca e sviluppo nel settore della fragola [Australian strawberry national research and development (R&D) program] è finanziato con una royalty fissa di 8 AU$ ogni 1000 piante, applicata direttamente sulle vendite delle piante prodotte nei vivai: i contributi vengono raccolti da Horticulture Australia Inc., un’agenzia governativa federale che gestisce questi fondi. L’assegnazione dei finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo viene stabilita da Strawberries Australia Inc., l’organizzazione di punta del settore. Nel 2007-2008 la cifra stanziata per programmi nazionali di ricerca e sviluppo è stata pari a 0,8 milioni di AU$, mentre per il biennio 2012-2013 si prevede un aumento di 0,4 milioni di AU$ (Strawberries Australia Inc. Strategic Plan, 2009-2013). La maggior parte dei fondi destinati ad attività di ricerca e sviluppo viene assegnata ai due programmi di breeding nazionali. Anche i singoli stati possono imporre tasse, legate ai fondi del governo federale, da destinare a programmi di ricerca e sviluppo che offrano vantaggi specifici ai propri produttori, quali l’impiego di un funzionario addetto allo sviluppo del settore, le ricerche di mercato, la valutazione di cultivar in microclimi specifici (per esempio saggiare nuove varietà nel clima mediterraneo dell’Australia occidentale).

 

Prospettive future

Negli ultimi dieci anni la fragolicoltura australiana è stata oggetto di cambiamenti importanti e, nel prossimo decennio, diventerà un settore del tutto diverso. Tra il 1998 e il 2008 la produzione è raddoppiata e nei prossimi quattro anni è previsto un aumento di oltre il 50%. Il numero di produttori a tempo pieno diminuirà del 68%, mentre quelli part-time (che coltivano anche altre colture) aumenteranno del 220%. Di recente vi è stata l’introduzione della commercializzazione attraverso club varietali close-loop: questa formula prevede che ai produttori venga appaltata la coltivazione di fragole di cultivar esclusive, brevettate, poi vendute con un marchio comune. I frutti raccolti vengono consegnati a centri di confezionamento comuni e distribuiti per lo più a supermercati selezionati e a grandi catene di distribuzione. L’importazione di frutti freschi o trasformati rimarrà sporadica, in funzione dell’offerta locale e dei tassi di cambio. La minaccia principale per il settore è il previsto aumento della produzione di fragole da parte della Cina, dovuto alla capacità del Paese di adottare rapidamente nuove tecnologie nei sistemi di produzione, stoccaggio e trasporto. Inoltre, a causa dei bassi costi di produzione, si prevede che una maggiore quantità di fragole cinesi farà la sua comparsa sui tradizionali mercati di esportazione dell’Australia e sui mercati locali. Per assorbire l’aumento della produzione è necessario un incremento del consumo di fragole australiane. Occorre identificare nuovi mercati, sia all’estero sia in Australia, e il consumo locale deve aumentare, migliorando la qualità dei frutti, in modo da soddisfare le aspettative del consumatore, e attuando strategie di promozione e di marketing. Per implementare tali strategie si dovrebbe introdurre una tassa di marketing sulla vendita delle piante, in aggiunta a quella esistente per la ricerca e lo sviluppo. Le catene di supermercati continueranno ad avere grande influenza sulla fragolicoltura australiana per quanto riguarda la produzione, il confezionamento e la commercializzazione dei frutti. I più grandi produttori si coalizzeranno per rifornire direttamente i supermercati e operare al di fuori del sistema dei mercati. I fragolicoltori dovranno adottare sistemi di produzione maggiormente sostenibili che incontrino le aspettative dei consumatori, nel rispetto della legislazione e degli standard di qualità per i mercati locali e internazionali.

 


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