Volume: la fragola

Sezione: coltivazione

Capitolo: difesa integrata

Autori: Sergio Gengotti, Gianni Ceredi, Loredana Antoniacci

Introduzione

Le strategie di difesa della fragola non possono essere considerate a sé stanti, bensì strettamente correlate a tutte le altre pratiche agronomiche adottate nella gestione complessiva della coltura stessa, o meglio, dell’intero avvicendamento colturale. Una razionale impostazione della rotazione deve anzitutto evitare di porre in stretta successione colture sensibili al medesimo parassita, in quanto ciò contribuisce a incrementare le problematiche legate al suolo e in particolare, per quanto riguarda la fragola, il complesso di patogeni agenti del collasso delle piante (Fusarium spp., Phytophthora spp., Pythium spp., Rhizoctonia spp., Verticillium spp.). Anche la gestione del terreno ha un’influenza decisiva sullo sviluppo e sullo stato sanitario delle colture, entrambi strettamente correlati alla fertilità fisica, chimica e biologica del terreno stesso. Terreni compatti, asfittici e mal drenati indeboliscono le piante rendendole suscettibili all’attacco dei patogeni tellurici. In simili casi gli interventi chimici, sebbene effettuati preventivamente o alla manifestazione dei primi sintomi, presentano generalmente un’efficacia limitata. La scelta varietale rappresenta un momento decisionale di estrema importanza al fine del buon esito tecnico-economico delle coltivazioni. Molto interessanti, per la fragola, sono le caratteristiche di tolleranza ai patogeni del terreno, all’oidio, all’antracnosi, all’alternaria e alla vaiolatura. In considerazione della non ampia disponibilità di mezzi di difesa efficaci ammessi sulla coltura, al fine di ottenere una soddisfacente protezione della fragola occorre assolutamente integrare la loro azione con quella di altri metodi di difesa, prime fra tutti la lotta biologica e quella naturale. La lotta biologica consiste nel lancio di organismi utili allevati nelle biofabbriche e trova particolare interesse per il controllo di alcuni parassiti soprattutto in coltura protetta: esempi concreti sono rappresentati dall’impiego della crisopa (Chrysoperla carnea) nei confronti dell’afide verde (Chaetosiphon fragaefolii) e dei fitoseidi (Phytoseiulus persimilis) contro il ragnetto rosso (Tetranychus urticae). Parallelamente all’applicazione dei metodi di lotta biologica classica, sempre più ci si sta rendendo conto anche dell’importanza della lotta naturale, che consiste nello sfruttamento dell’azione di controllo dei parassiti esercitato dagli organismi presenti naturalmente in azienda, quali piccoli mammiferi, uccelli, anfibi, rettili, ragni, insetti, microrganismi ecc. Il ruolo della vegetazione spontanea (siepi, boschetti, filari alberati, fasce di terreno e fossi inerbiti ecc.) è fondamentale al fine di incrementare le potenzialità della lotta naturale. Infatti, la presenza di piante arboree, arbustive o erbacee permette di fornire agli organismi utili cibo (polline, nettare o prede e ospiti alternativi), siti di rifugio, di svernamento o di moltiplicazione e corridoi di spostamento tra differenti aree naturali. Gli organismi utili presenti in azienda devono essere salvaguardati, oltre che attraverso l’incremento e la conservazione della vegetazione spontanea, anche adottando ampi avvicendamenti colturali e pratiche agronomiche a basso impatto ambientale, per esempio razionalizzando l’impiego di mezzi di difesa, comunque a basso impatto, solo ai casi di reale necessità. Un concetto basilare dell’agricoltura integrata è quello della soglia d’intervento. Effettuare trattamenti fitosanitari quando non strettamente necessario risulterebbe controproducente sia dal punto di vista economico sia ambientale e determinerebbe, inoltre, uno squilibrio dell’agroecosistema. Per preservare l’efficacia delle strategie di difesa chimica è fondamentale trattare solo in caso di reale necessità. Comunque è buona norma alternare l’impiego di principi attivi a differente meccanismo d’azione, al fine di evitare lo sviluppo di ceppi patogeni resistenti, e rispettare i tempi di carenza dei prodotti fitosanitari impiegati. Oltre che da efficacia, intervallo di sicurezza e meccanismo d’azione, la scelta degli agrofarmaci da impiegare è motivata anche da fattori quali: durata d’azione, residualità, tossicità, impatto ambientale, costo ed eventuale attività collaterale nei confronti di altri importanti patogeni o parassiti. In un’ottica di difesa integrata della fragola è bene tenere sempre in considerazione il fatto che qualsiasi intervento insetticida o fungicida che si effettui sulla coltura verso una specifica avversità ha spesso un effetto secondario anche su altri patogeni o parassiti e organismi utili che interessano la coltura stessa. Ciò permette da un lato di razionalizzare al massimo l’impiego degli agrofarmaci, riducendo il numero di interventi necessari, dall’altro di evitare il rischio di danni all’entomofauna utile. Di seguito vengono riportate le strategie di difesa dalle principali avversità che interessano la fragola.

Difesa dai parassiti animali

Afidi. Per il controllo degli afidi possono essere applicate varie strategie di difesa, differenti in funzione del tipo di coltivazione attuata (pieno campo o coltura protetta), dello stadio di sviluppo della coltura, della specie e della quantità di afidi e di antagonisti naturali presenti. Gli afidi vengono attivamente controllati da numerosi insetti utili quali coccinellidi, sirfidi, crisopidi e imenotteri, particolarmente presenti in aziende ricche di spazi naturali e aree non coltivate (strisce di terreno inerbite, siepi, filari alberati, aree boschive ecc.) che fungono da rifugio e alimentazione a numerosi predatori e parassitoidi. Risulta pertanto fondamentale favorirne l’attività antagonistica preservando e incrementando gli spazi naturali. Inoltre è importante limitare o evitare trattamenti non strettamente necessari sulla coltura e su quelle limitrofe. Il controllo dell’afide verde (Chaetosiphon fragaefolii) in coltura protetta può essere ottenuto facendo ricorso alla lotta biologica diretta effettuando lanci di crisopa (Chrysoperla carnea). In caso di infestazione precoce si consiglia tuttavia di eseguire un trattamento con un insetticida a basso impatto ambientale per ridurre il livello della popolazione del fitofago prima dell’impiego dell’insetto utile. Gli attacchi di Macrosiphum euphorbiae e Aphis gossypii, contro i quali la lotta biologica ha un’efficacia limitata, devono invece essere controllati, se necessario, con uno specifico intervento insetticida il cui impiego, però, deve essere limitato solo ai casi di reale necessità (infestazioni precoci degli afidi, assenza o scarsa presenza di insetti utili) e, comunque, mai dopo l’inizio della fioritura. In pieno campo è spesso possibile evitare di fare ricorso a interventi chimici soprattutto se ci si trova in un’azienda sufficientemente ricca di spazi naturali e, conseguentemente, di insetti utili. Le infestazioni di afidi possono comparire in campo già nella fase di post-impianto. Si consiglia di eseguire un trattamento con le sostanze attive ammesse dai disciplinari di produzione integrata (fosforganici e piretroidi) solo in caso di presenza generalizzata. Alla ripresa vegetativa primaverile le popolazioni di afidi sulla coltura possono essere abbondanti, soprattutto in seguito a un inverno mite, e un’accurata pulizia delle piante, attraverso la rimozione del fogliame vecchio, consente un notevole contenimento delle eventuali infestazioni degli afidi che vi hanno trovato rifugio durante l’inverno. Le popolazioni che si sviluppano in primavera sono spesso limitate e contenute al di sotto della soglia di danno dall’attività di numerosi insetti utili spontaneamente presenti in campo. Solo in situazioni di elevate infestazioni e assenza di organismi utili è opportuno agire, prima dell’inizio della fioritura, con gli insetticidi ammessi. In casi eccezionali, è possibile intervenire a fine fioritura, e prima dell’inizio della raccolta, con sostanze attive di origine naturale, caratterizzate da breve intervallo di sicurezza e da basso impatto ambientale come le piretrine, anche se in ogni caso è bene ricordare che qualsiasi intervento effettuato con insetticidi ad ampio spettro d’azione, di sintesi o di origine naturale, è dannoso nei confronti degli organismi utili.

Ragnetto rosso. La prima strategia di difesa della fragola dal ragnetto rosso consiste nel favorire un equilibrato sviluppo della coltura mediante l’adozione di corrette pratiche agronomiche. La lotta biologica, attraverso il lancio dell’acaro fitoseide Phytoseiulus persimilis, rappresenta un mezzo d’intervento di provata efficacia nella lotta al ragnetto rosso, soprattutto in coltura protetta. Per garantire una buona efficacia del controllo biologico sul parassita in serra è però essenziale mantenere l’umidità dell’aria sufficientemente elevata, anche effettuando, se necessario, specifiche nebulizzazioni. Così come per gli afidi, anche nel caso del ragnetto rosso, ambienti colturali ricchi di biodiversità garantiscono un controllo naturale del fitofago, soprattutto in pieno campo. Per favorire l’attività predatoria dei fitoseidi immessi sulla coltura, o naturalmente presenti su di essa, occorre assolutamente evitare di eseguire interventi con prodotti agrochimici ad ampio spettro d’azione (per esempio piretroidi e zolfo) a ridosso dei lanci. L’impiego di acaricidi specifici andrebbe pertanto riservato solo a situazioni di assenza, o scarsa presenza, di antagonisti naturali sulla coltura. Solo in caso di infestazione generalizzata può risultare necessaria l’esecuzione di un trattamento con un acaricida ovo-larvicida o adulticida. Spesso questi prodotti sono impiegati in miscela.

Tripidi. I tripidi adulti, composti prevalentemente da femmine, provengono spesso dalla flora spontanea esterna al fragoleto, nel quale sono attratti soprattutto dai fiori il cui polline costituisce un alimento particolarmente ambito dalla specie. I danni possono riguardare pertanto sia i fiori sia i frutti, con aborto dei primi e rugginosità dei secondi. Le cultivar a ciclo estivo e quelle rifiorenti sono maggiormente soggette al danno da tripidi, in quanto le elevate temperature e la prolungata disponibilità di fiori favoriscono le infestazioni del fitofago. Un’adeguata profilassi contro i tripidi trova nel monitoraggio degli individui, attuabile a mezzo di trappole cromotropiche di colore blu-azzurro disposte nei fragoleti (sia di pieno campo sia in coltura protetta) o attraverso controlli a vista dei fiori, un buon punto di partenza. Alcune auspicabili pratiche preventive consistono nel favorire la presenza di predatori naturali (Orius laevigatus) mantenendo strisce o zone con maggesi fioriti limitrofe ai fragoleti ed evitando di sfalciarli in corrispondenza della fioritura della coltura. La lotta chimica ai tripidi costituisce un’opzione ampiamente seguita ma non priva di complicazioni. L’impiego di piretroidi rappresenta tuttora uno strumento di riferimento in questa profilassi, tuttavia la scarsa persistenza di questi prodotti, unitamente al basso profilo di selettività sull’entomofauna utile, ne impone un impiego tale da non coprire interamente il periodo di massima infestazione della coltura (fioritura). In questo contesto l’avvento delle spinosine, sostanze attive efficaci, persistenti e meno impattanti sui pronubi, ha fornito un contributo importante alla difesa contro questi insetti. La particolare resistenza di Frankliniella occidentalis a numerosi insetticidi e il conseguente massiccio ricorso alla lotta chimica hanno aggravato spesso il quadro della difesa, aprendo un interessante spazio a metodi alternativi di contenimento di questa specie, come quello basato sull’impiego di antagonisti naturali. Gli insetti che hanno dato in questo senso il maggiore contributo sono quelli appartenenti al genere Orius e in particolare la specie O. laevigatus. L’elevata resistenza alle alte temperature e la scarsa sensibilità al fotoperiodo di questo attivo predatore lo hanno reso particolarmente adatto per l’inserimento nelle strategie di lotta ai tripidi sia al Nord sia al Sud, con lanci inoculativi particolarmente efficaci in coltura protetta. Precocità, frequenza e dimensione dei lanci di O. laevigatus vanno valutate in funzione delle diverse situazioni colturali.

Nottuidi. Anche negli areali meno adatti come quelli settentrionali alcune specie di nottuidi come Spodoptera littoralis stanno divenendo fitofagi temibili, grazie soprattutto alle favorevoli condizioni pedoclimatiche e alla predisponente polifagia di questi insetti. Una corretta profilassi deve partire da un attento monitoraggio della presenza di nottue nei fragoleti, sia attraverso l’impiego di trappole a feromoni sia tramite controlli a vista della vegetazione, sulla quale sono facilmente evidenti sia le ovature dell’insetto sia le rosure prodotte dalle forme larvali. In coltura protetta la lotta può procedere anche attraverso l’approntamento di reti antinsetto, ma normalmente è alla difesa chimica che vengono affidate le maggiori aspettative di successo. In presenza di stadi larvali di prima e seconda età si può intervenire efficacemente con formulati a base di Bacillus thuringiensis (sub. aizawai o kurstaki) le cui tossine risultano particolarmente attive su larve neonate. Esse vivono normalmente in forma gregaria nella pagina inferiore dei lembi fogliari, pertanto sia il volume di bagnatura sia il turno di esecuzione degli interventi (4-5 giorni) deve essere adeguato in relazione alla modesta persistenza di questi insetticidi. La presenza di larve mature, più mobili, voraci e resistenti, riduce il margine di efficacia del Bacillus thuringiensis e ciò implica la necessità di adottare anche insetticidi che agiscano per contatto come i fosforganici e dotati di maggiore persistenza come le spinosine. La possibilità di disporre del feromone di alcune specie di nottuidi ha consentito inoltre di integrare la difesa chimica riducendo significativamente la popolazione di adulti o la loro possibilità di accoppiamento, rispettivamente attraverso forme di cattura massale (tramite trappole) e di confusione sessuale.

Difesa dalle malattie

Collasso delle piante. Per il contenimento dei patogeni responsabili del fenomeno del collasso (Fusarium spp., Phytophthora spp., Pythium spp., Rhizoctonia spp., Verticillium spp.) è anzitutto necessario adottare pratiche agronomiche preventive: si consiglia di attuare ampie rotazioni con graminacee e leguminose, adottare varietà tolleranti e mantenere un buon livello di sostanza organica nel terreno. A questo scopo si può associare all’interramento di piante ad attività biocida appartenenti alla famiglia delle Brassicaceae la copertura con film plastico (polietilene additivato, trasparente e con spessore di 0,05 mm, tenuto in campo per 45-55 giorni) che può fornire, in sinergia con il sovescio, un buon effetto di solarizzazione. Prima della messa a dimora della coltura, oltre a metam sodio e metam potassio, i disciplinari di produzione integrata autorizzano l’impiego del fumigante cloropicrina, ma solo se distribuito da ditte specializzate, in pieno campo e ad anni alterni. Dopo il trapianto, in caso di fallanze o mancato attecchimento di piantine di fragola, imputabili a Phytophthora cactorum, si può intervenire con diversi fungicidi sistemici attivi nei confronti delle fitoftoracee.

Marciume dei frutti. Le malattie che causano il marciume dei frutti sono frequenti soprattutto sulle colture di pieno campo, in caso di abbondanti precipitazioni durante il periodo di fioritura e raccolta. In aggiunta ad alcuni patogeni ben noti, come l’agente della muffa grigia (Botrytis cinerea), per i quali sono disponibili ampie conoscenze circa le migliori strategie di difesa da adottare, nel recente passato sono comparse in maniera diffusa altre malattie fungine come l’antracnosi e la gnomonia, causate rispettivamente da Colletotrichum acutatum e Gnomonia comari. L’acuirsi di tali problematiche sembra imputabile, tra l’altro, alla spiccata suscettibilità di alcune varietà di fragola recentemente introdotte.

Botrite. Non essendo attualmente disponibili varietà di fragola con frutti resistenti a Botrytis cinerea, risulta importante gestire in maniera corretta dal punto di vista agronomico la coltivazione, adottando densità d’impianto non eccessivamente elevate, fertilizzazioni e irrigazioni equilibrate e, per quanto riguarda le colture protette, un accurato arieggiamento delle serre. Attualmente, il miglior metodo per ottenere una buona difesa nei confronti del marciume dei frutti è la protezione della coltura con strutture quali i tunnel romagnoli o i tunnel multipli tipo veronese. In coltura protetta queste misure di carattere preventivo sono spesso in grado di assicurare un’adeguata protezione dei frutti. Al contrario, in pieno campo gli accorgimenti di tipo agronomico, seppure utili, possono non risultare sufficienti a causa delle precipitazioni, rendendo pertanto indispensabile il ricorso preventivo a fungicidi antibotritici per proteggere gli organi suscettibili, principalmente fiori e frutti. La disponibilità di efficaci antibotritici appartenenti a diverse famiglie chimiche (anilinopirimidine, fenilpirroli, idrossianilidi) permette di alternare principi attivi dotati di differente meccanismo d’azione contribuendo a prevenire lo sviluppo di ceppi patogeni resistenti. In considerazione dell’attività esclusivamente preventiva dei fungicidi attualmente disponibili, è ormai consolidata la strategia di trattare la coltura nel periodo della fioritura, prima che si verifichino le condizioni favorenti l’infezione. Una metodologia d’intervento di provata efficacia in pieno campo è basata sull’esecuzione di due trattamenti preventivi di cui il primo a inizio fioritura (20-30% di fiori aperti) e il secondo in piena fioritura, nel rispetto del tempo di carenza del fungicida impiegato. Grazie a previsioni meteorologiche sempre più puntuali e affidabili, è possibile posticipare il primo intervento fino a farlo coincidere con il secondo; in tal modo, in annate particolarmente asciutte, si riesce a ottenere un’ottima protezione della coltura anche con un solo trattamento antibotritico. Al contrario, in caso di condizioni climatiche favorevoli al patogeno, può risultare necessario effettuare tre interventi fungicidi. Per quanto riguarda il posizionamento dell’ultimo trattamento, la migliore protezione dei frutti è ottenibile intervenendo almeno una settimana prima dell’inizio della raccolta. Trattamenti più tardivi o, addirittura, effettuati tra una raccolta e l’altra non consentono un particolare miglioramento del grado di protezione dei frutti. La spiegazione può risiedere nel fatto che le infezioni latenti, che rappresentano una delle principali cause dei danni ai frutti durante la raccolta, si insediano già durante la fioritura nei sepali e nei petali senescenti e, solo nel caso si verifichino condizioni ambientali favorevoli al patogeno durante il periodo della maturazione dei frutti, possono svilupparsi e provocarne il marciume.

Antracnosi. Purtroppo le varietà di fragola più diffuse e commercialmente più apprezzate sono spesso anche le più suscettibili al patogeno. Pertanto, in situazioni di rischio su colture di pieno campo, il ricorso alla lotta chimica con recenti fungicidi attivi nei confronti sia della botrite sia dell’antracnosi rappresenta un metodo di difesa al momento insostituibile. Per quanto riguarda le strategie di applicazione dei fungicidi, anche per l’antracnosi la massima efficacia dei trattamenti si ottiene eseguendo i trattamenti durante il periodo fiorale e, in particolare, verso la fine del periodo di fioritura, in prossimità dell’inizio della raccolta, per proteggere i frutti in fase di maturazione e conservazione.

Gnomonia. Alla comparsa di sintomi di G. comari sulle foglie, tra le fasi della ripresa vegetativa e di inizio fioritura, è consigliabile effettuare uno o più interventi con alcuni antioidici dimostratisi efficaci anche contro questa malattia. Ciò al fine di prevenire il deperimento dell’apparato fotosintetizzante ma anche di ridurre i rischi di danni diretti sui frutti. In caso di elevata presenza di sintomi sulle foglie è necessario prevedere anche la protezione diretta dei frutti attraverso specifici interventi da realizzarsi nel periodo della fioritura con formulati che risultino attivi verso la muffa grigia e l’antracnosi. È importante alternare prodotti con diverso meccanismo d’azione. In sintesi, il tipo di strategia di difesa chimica da adottare per proteggere la fragola in pieno campo dai marciumi dei frutti dipende anzitutto dal rischio di presenza di agenti patogeni diversi da B. cinerea. In linea generale, infatti, la difesa viene impostata nei confronti della muffa grigia, che è senza dubbio la malattia più frequente. In tal senso sono numerosi i fungicidi impiegabili con successo. Grazie alla disponibilità di sostanze attive dotate di buona efficacia anche contro l’antracnosi e la gnomonia, in situazioni di rischio di infezione da parte di questi patogeni appare possibile difendere le colture in modo soddisfacente senza intensificare le strategie di difesa antibotritica già ampiamente diffuse, che prevedono l’esecuzione di 1-3 trattamenti, ma semplicemente calibrando il tipo e la tempistica degli interventi.

Marciume bruno. Le pratiche colturali quali un buon drenaggio del suolo, l’irrigazione localizzata, le prode baulate alte e l’impiego della pacciamatura con paglia tra le file, che evita il contatto dei frutti con il terreno e riduce gli schizzi d’acqua, sono spesso sufficienti per contenere efficacemente la malattia. Nelle annate in cui a partire dalla fioritura si verificano frequenti eventi piovosi può essere necessario proteggere i frutti con fungicidi. Premesso che nessun fungicida autorizzato su fragola riporta in etichetta l’impiego specifico per combattere gli attacchi di marciume bruno sugli organi aerei, si segnala che le strobilurine possiedono un buon effetto collaterale verso questo micete.

Oidio. La protezione della vegetazione dalle infezioni oidiche deve iniziare nella fase di post-impianto proseguendo con turni di 7-14 giorni in relazione alla sensibilità varietale e alla presenza della malattia. Dopo la sospensione dei trattamenti nel periodo invernale, a partire dalla ripresa vegetativa, interventi a cadenza settimanale sulle cultivar sensibili coltivate in ambiente protetto assicurano un’adeguata protezione della vegetazione e dei frutti. In pieno campo e in presenza di cultivar meno suscettibili gli interventi possono essere effettuati con turni più ampi. Diverse sono le sostanze attive, oltre allo zolfo, che esplicano un buon contenimento della malattia.

Vaiolatura e maculatura bruna. Per ambedue le malattie le misure di tipo preventivo, quali l’impiego di varietà tolleranti, di materiale di propagazione sano e l’irrigazione localizzata, incidono significativamente sulla gravità delle manifestazioni. Un’attenta asportazione della vecchia vegetazione prima della ripresa vegetativa della coltura, riducendo l’inoculo, contribuisce a mantenere contenuta la presenza della malattia in primavera. Solitamente non si realizza una difesa specifica in quanto i trattamenti con rameici, che vengono eseguiti per avversità più pericolose quali la batteriosi della fragola, esplicano un discreto contenimento anche verso queste malattie. Nei casi in cui si evidenzino attacchi tali da determinare importanti riduzioni della superficie fogliare si possono impiegare fungicidi più specifici.

Alternariosi. Gli attacchi si verificano generalmente a fine estateinizio autunno e le infezioni possono assumere un carattere epidemico con gravi danni soprattutto nei vivai. La difesa chimica non consente di contenere in modo soddisfacente le infezioni di Alternaria spp. La soluzione ottimale è l’utilizzo di varietà non sensibili al patogeno.

 


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