Volume: la fragola

Sezione: coltivazione

Capitolo: concimazione

Autori: Massimo Tagliavini, Carlo Andreotti

Introduzione

Gli apporti di macro- e microelementi al substrato di coltura, che realizziamo mediante le diverse tecniche di concimazione e l’impiego di diversi prodotti (sia di sintesi sia naturali), consentono il raggiungimento di obiettivi colturali, individuabili nel mantenimento del livello di fertilità del terreno, nella crescita equilibrata delle piante e nel raggiungimento di un soddisfacente esito produttivo e qualitativo della coltura. Una gestione razionale e attenta della concimazione rappresenta quindi, anche per la fragola, un aspetto fondamentale della sostenibilità ambientale ed economica della coltura. In questo contesto, appare dunque decisivo considerare in modo completo e integrato le conoscenze relative alle esigenze nutrizionali della coltura, alle dinamiche di assorbimento dei nutrienti nel corso della stagione nonché le tecnologie disponibili per la distribuzione dei fertilizzanti e il monitoraggio delle condizioni di fertilità del substrato.

Esigenze nutrizionali e dinamiche di assorbimento

Conoscere l’ammontare complessivo degli elementi nutritivi assorbiti dalla coltura nel corso del suo ciclo vegeto-riproduttivo rappresenta la base di partenza imprescindibile per la realizzazione di piani di fertilizzazione razionali. Per la fragola, come del resto anche per le altre colture, risulta inoltre assai importante comprendere le dinamiche di assorbimento degli elementi nutritivi più importanti. Solo raggiungendo un equilibrio tra domanda (di elementi nutritivi) e offerta (degli stessi elementi mediante le tecniche di concimazione) è possibile raggiungere l’obiettivo di produzioni soddisfacenti per quantità e qualità delle fragole, con un basso input di nutrienti. La fragola è una pianta perenne che, negli ambienti colturali italiani, è coltivata prevalentemente secondo un ciclo colturale annuale. Gli organi di maggiore accumulo di elementi nutritivi sono i frutti, le foglie e le radici. Nella normale pratica colturale della fragola, i residui vegetativi delle piante sono rimossi dal terreno dopo la raccolta dei frutti. In questo caso, dunque, le asportazioni totali derivanti dall’accumulo dei vari elementi nei diversi organi della pianta possono essere considerate come asportazioni nette, ai fini della reintegrazione dei nutrienti nel terreno mediante la fertilizzazione. L’ammontare totale delle asportazioni per i singoli elementi nutrizionali è inoltre fortemente influenzato da specifici fattori colturali, quali: la fertilità del terreno, la tecnica colturale, il genotipo impiegato.

Caratteristiche e dinamiche dei principali elementi nutritivi
Azoto (N). La sua carenza si manifesta con la comparsa di colorazioni verde chiaro nelle foglie adulte e da una riduzione della crescita vegetativa e della produzione di stoloni. Gli effetti delle concimazioni azotate sui principali parametri vegeto-produttivi sono fortemente influenzati dalle dosi e dalle epoche di somministrazione. Per una coltura di fragola a ciclo annuale, con trapianto a luglio e maturazione dei frutti nella primavera-estate dell’anno successivo, l’assorbimento complessivo di N è quantificabile in circa 90 kg/ha (variabili con la varietà considerata e i livelli produttivi raggiunti). Tra il trapianto e il termine della stagione vegetativa nello stesso anno (periodo agosto-metà ottobre) la fragola assorbe circa 20 kg N/ha. Praticamente nulle sono le richieste di N da parte delle piante di fragola nel periodo di riposo vegetativo, mentre esse aumentano sensibilmente a partire dalla ripresa vegetativa. Nel periodo compreso tra aprile e giugno (fine maturazione), la fragola asporta i rimanenti 70 kg/ha circa, con un picco di fabbisogno individuabile a cavallo tra inizio fioritura e maturazione. Studi condotti sulla composizione minerale dei vari organi della pianta di fragola hanno consentito di evidenziare il ruolo della rimobilizzazione delle riserve interne di N nel soddisfacimento della richiesta di questo elemento da parte degli organi in accrescimento. Una parte maggioritaria (quantificabile in circa il 40%) dell’N impiegato nelle prime fasi della ripresa vegetativa primaverile proviene infatti dalle riserve stoccate durante l’autunno precedente nel colletto e nelle radici della pianta di fragola. La costituzione di queste riserve appare chiaramente dipendente dalla disponibilità di N a livello radicale; a tale proposito, ricerche condotte in Francia consentono di indicare moderate fertilizzazioni azotate come particolarmente utili, soprattutto quando realizzate nella prima parte dell’autunno, in presenza di condizioni ambientali (di temperatura del terreno e di ore di luce) ancora favorevoli all’attività radicale. Occorre infine considerare attentamente gli effetti, diretti e indiretti, delle concimazioni azotate sulla qualità finale della fragola. Apporti eccessivi di N in primavera possono infatti determinare un decadimento qualitativo dei frutti. In particolare, un aumento eccessivo della concentrazione di questo elemento nel frutto di fragola è accompagnato da una corrispondente riduzione della presenza di calcio, con conseguente minore consistenza della polpa e tempi di shelf life ridotti.

Fosforo (P). I sintomi della carenza di P sono riconducibili a una crescita limitata della pianta e a una colorazione verde scuro delle foglie (abbinata a volte a malformazioni e presenza di punti necrotici nel lembo fogliare). In cultivar di fragola particolarmente sensibili, la carenza di P può determinare il fenomeno dell’albinismo dei frutti. Anche il P è assorbito in maniera prevalente a partire dalla fase di fioritura e durante il successivo sviluppo dei frutti, seppure i quantitativi siano decisamente inferiori rispetto agli altri macronutrienti (tra i 15 e i 20 kg di P per ettaro di fragoleto in pieno campo a seconda del livello di produzione). In terreni naturalmente ben dotati di P, il fabbisogno della fragola per questo elemento risulta in genere già soddisfatto dalla naturale fertilità del suolo; in tali situazioni, apporti ulteriori di fertilizzanti fosfatici non hanno effetti marcati.

Potassio (K). È un elemento presente sotto forma cationica (K+) che gioca un ruolo importante nella regolazione del potenziale osmotico delle cellule, nelle relazioni idriche della fragola e nel potenziale fotosintetico. La carenza di questo elemento si manifesta con clorosi (seguite nei casi più gravi da necrosi) dei margini delle foglie; a volte sono interessate anche le zone internervali più interne della foglia, in cui può manifestarsi la comparsa di colorazione rossastra. In casi di carenza, le dimensioni delle foglie sono ridotte e anche la capacità di accrescimento degli stoloni è debole. Questo elemento è ripartito soprattutto nei frutti, mentre i primi sintomi di carenza sono evidenziati a livello delle foglie mature. Il fabbisogno di K nella fase di maturazione dei frutti è elevato, con un picco di circa 3 g per pianta al giorno, equivalenti a circa 60 kg/ ha di K nel periodo tra inizio fioritura e inizio maturazione dei frutti. In tale fase le foglie diminuiscono il loro contenuto di K che viene traslocato verso i frutti. L’assorbimento complessivo di K per ettaro varia in funzione del livello di produzione (indicativamente si passa da 90 a 125 kg/ha). Apporti ulteriori di fertilizzanti potassici in terreni sufficientemente dotati di questo elemento non sempre comportano aumenti di assorbimento da parte della pianta, né effetti rilevanti sulla qualità finale delle fragole.

Magnesio (Mg). Questo elemento svolge nella pianta molteplici funzioni. Essendo presente come atomo centrale nella molecola della clorofilla, la sua carenza determina clorosi internervali che possono portare a ingiallimenti diffusi e filloptosi anticipata a carico delle foglie mature. A livello dei frutti un’elevata carenza di questo elemento può provocare colorazioni rosso-chiaro, tendenti all’albinismo. Le quantità totali di Mg asportate dalla coltura della fragola sono comprese tra 20 e 25 kg per anno e per ettaro. L’assorbimento è concentrato soprattutto nel periodo successivo alla ripresa vegetativa e fino allo sviluppo dei frutti mentre, in maniera analoga al Ca, la richiesta cala durante la fase finale di maturazione delle fragole.

Calcio (Ca). Lo ione Ca2+ partecipa alla costituzione della parete cellulare e della lamella mediana che si forma nel processo di divisione cellulare. All’interno della pianta il Ca è trasportato unicamente per via xilematica in maniera passiva, seguendo il flusso traspiratorio. Stati di carenza per questo elemento sono evidenziati a livello dei giovani organi in formazione (apici del germoglio, giovani foglie) dove compaiono sintomi di clorosi e necrosi. Il consumo annuale della coltura è stimabile tra gli 80 e i 90 kg/ha. Il Ca è assorbito soprattutto in corrispondenza della fioritura e dell’accrescimento del frutto, quando le asportazioni sono valutabili attorno ai 60-70 kg/ha. Apporti di Ca (per esempio mediante fertirrigazione) sono suggeriti in suoli scarsamente dotati di questo elemento. In genere, per evitare carenze di calcio occorre non eccedere nella fertilizzazione azotata, in quanto dosi eccessive di N si traducono in una maggiore crescita vegetativa e nell’emissione di nuove foglie che, traspirando, richiamano il Ca assorbito rendendolo meno disponibile per i frutti; in tali situazioni, i frutti hanno una polpa meno consistente e una shelf life ridotta.

Microelementi. Il boro (B) riveste un ruolo importante in diversi processi fisiologici delle piante quali il metabolismo glucidico, la risposta ormonale e la germinabilità del polline. L’insufficiente disponibilità di B determina una minore allegagione, un incremento nel numero di fiori abortiti e, conseguentemente, una riduzione nel numero di fragole per pianta e un’elevata presenza di malformazioni nei frutti. Il livello critico di carenza si manifesta, nella maggior parte delle cultivar di fragola, con concentrazioni fogliari inferiori a 20 ppm di B (sulla sostanza secca); i sintomi di carenza sono evidenti inizialmente sulle foglie, che presentano una tipica necrosi dell’apice del lembo. Mentre in condizioni di pieno campo non sono stati condotti appositi studi, esperienze eseguite in coltura idroponica sulla cultivar Elsanta evidenziano che una fertirrigazione con 10-15 μmol di B/l è sufficiente per garantire livelli quali-quantitativi ottimali. Carenze di B sono spesso prevenute o curate grazie ad apporti fogliari, preferibili a quelli al suolo quando esiste il rischio di far innalzare la disponibilità dell’elemento nel terreno dalla soglia di carenza a quella di tossicità. Le carenze di ferro (Fe) sono frequentemente osservate negli impianti di fragola su suoli alcalini o calcarei. Talvolta esse sono anche indotte o accentuate da stati di scarsa aerazione o di basse temperature del suolo, o da irrigazioni con acque ricche in carbonati. In tali condizioni, le radici della fragola, al pari di molte altre specie Fe-inefficienti, hanno difficoltà ad assorbire il ferro, normalmente presente nel terreno nella sua forma ossidata (Fe3+). Le carenze di ferro si manifestano di norma in primavera, attraverso tipici fenomeni di clorosi internervale delle foglie apicali; se non viene curata, essa porta a un aumento dell’incidenza di aborti fiorali e di frutti malformati. La Fe-carenza viene spesso prevenuta o curata mediante applicazione di prodotti a base di Fe-chelato, applicati al suolo (per esempio come Fe-EDDHA e tramite molecole simili) o alle foglie (per esempio Fe-DTPA). Esistono tuttavia mezzi alternativi di cura o prevenzione della clorosi ferrica che prevedono la somministrazione al suolo di ammendanti organici arricchiti con sali di ferro oppure misure atte ad abbassare il pH della rizosfera. In particolari suoli (per esempio calcarei o sabbiosi) o substrati, anche lo zinco (Zn) deve essere considerato tra i gli elementi minerali necessari alla fragola. In condizioni di Zn-carenza (concentrazione fogliare inferiore a 15 ppm) i parametri riproduttivi della fragola (allegagione e dimensione finale dei frutti) appaiono negativamente influenzati. Mentre in condizioni di pieno campo non sono stati condotti appositi studi, esperienze eseguite in coltura idroponica evidenziano che una fertirrigazione con 7,5-10 μmol di Zn/l è da considerarsi adeguata.

Tecniche di concimazione della fragola

Per tradurre le informazioni sulle quantità di nutrienti asportati dalla fragola in piani di concimazione adatti alle diverse situazioni, è necessario conoscere le caratteristiche chimico-fisiche del terreno, la presenza di acqua e il sistema irriguo. Nei fragoleti gestiti attraverso la produzione integrata, con buona approssimazione, si può affermare che prevale la tendenza, a partire dalla ripresa vegetativa, a distribuire i nutrienti in più riprese e attraverso la fertirrigazione. Nei suoli maggiormente fertili e dotati di un discreto livello di sostanza organica e di colloidi di scambio, la naturale disponibilità di nutrienti, soprattutto azoto, che deriva dal loro rilascio nel suolo dovrebbe indurre i tecnici a consigliare una riduzione delle quantità di concime, la cui entità andrebbe commisurata alla fertilità del terreno. Al contrario, nei suoli scarsamente fertili (per esempio sabbiosi) la frequenza degli interventi di fertirrigazione dovrebbe essere elevata, e le dosi eventualmente aumentate per compensare le inevitabili perdite. In ogni caso, risulta importante gestire in modo corretto gli apporti idrici, per non lisciviare dal volume di suolo interessato dalle radici della fragola gli elementi minerali apportati, vanificando i vantaggi della fertirrigazione. La produzione organica di fragola fonda la propria pratica di concimazione sul miglioramento della fertilità del terreno: l’aumento della sostanza organica e il conseguente miglioramento della fertilità biologica del suolo ne costituiscono gli assi portanti. Qui, diversamente da quanto sopra descritto, si mira maggiormente a consentire che la dinamica dei nutrienti nel suolo permetta il rilascio di forme assimilabili per le radici della fragola. La concimazione di fondo, che precede la messa a dimora delle piantine, si presta in maniera particolare ad arricchire il suolo con elementi dotati di scarsa mobilità e ad aumentare il livello di sostanza organica dei terreni, sottoposti in alcune zone a un notevole sfruttamento nel corso dei successivi cicli colturali. La duplice azione positiva svolta dalla sostanza organica (SO) nel terreno (messa a disposizione di elementi nutritivi più o meno prontamente disponibili e miglioramento della struttura fisica del terreno stesso) può essere preservata con apporti di concimi e ammendanti come il letame e il compost. Per un terreno a normale dotazione di S.O. (variabile dallo 0,8 al 2%, passando da terreni sabbiosi a terreni argillosi), gli apporti consigliati nella fase di preparazione del fragoleto sono di circa 10 t di sostanza secca/ha (corrispondenti a circa 40-50 t/ha di letame), che possono essere aumentati o diminuiti in funzione della natura del terreno e della sua dotazione di partenza in sostanza organica.

Fertirrigazione
La fertirrigazione è una tecnica ampiamente impiegata in fragolicoltura, che consente di abbinare il rifornimento idrico alle piante con la somministrazione di elementi nutrivi in copertura. I vantaggi di questa tecnica sono numerosi e riassumibili nella possibilità di frazionare gli apporti in copertura (dopo il trapianto delle fragole) mantenendo la composizione della soluzione circolante nel terreno su livelli ottimali per i vari nutrienti, evitando l’instaurarsi di condizioni di carenza o di consumi di lusso (dannosi alla coltura) e perdite per lisciviazione di elementi mobili, come l’azoto, responsabili di inquinamento delle falde. Le caratteristiche principali della soluzione nutritiva per la fragola sono quelle di un pH su valori subacidi (5,0-6,5) e di una conducibilità elettrica (EC, mS/cm) variabile tra 1,0 e 1,6 mS/cm nel periodo post-trapianto (estivo-autunnale) e tra 1,8 e 2,0 mS/cm nel periodo fioritura-sviluppo e maturazione dei frutti. Per quanto riguarda la composizione della soluzione nutritiva, questa deve essere modellata in funzione delle caratteristiche di partenza del substrato di coltura, della tipologia della concimazione organica realizzata in pre-impianto, nonché sulle specifiche esigenze nutrizionali delle piante durante le varie fasi del ciclo colturale. Per quanto concerne i principali macronutrienti, la componente azotata rappresenta la frazione più importante della soluzione nutritiva con concentrazioni variabili tra 100 e 120 mg/l. La forma nitrica (N-NO3-) è di solito predominante rispetto a quella ammoniacale (N-NH4+). Il K, sotto forma di nitrato (KNO3) o solfato (K2SO4), dovrebbe essere presente in concentrazioni crescenti man mano che si avvicina la maturazione dei frutti, sino a livelli di 250 mg/l. Il P (come fosfato monopotassico o fosfato monoammonico) è presente nella soluzione nutritiva con concentrazioni stabili, attorno ai 45 mg/l. L’erogazione della soluzione nutritiva è eseguita sulla base delle esigenze idriche della coltura, nonché sulle condizioni meteorologiche presenti.

Concimazione fogliare
La concimazione fogliare della fragola è uno strumento che può affiancare l’apporto dei fertilizzanti al suolo o sostituirsi a esso, come nel caso di alcuni microelementi. I vantaggi della concimazione fogliare risiedono nella rapidità della sua azione e nella maggiore efficienza dei fertilizzanti applicati che, se non vengono assorbiti direttamente dalle foglie, giungono poi sul terreno. La concimazione fogliare è vantaggiosa rispetto a quella al suolo nei seguenti casi: – quando la richiesta di nutrienti supera la capacità di assorbimento delle radici; – quando sussistono condizioni disagevoli per la crescita delle radici, dovute a pH, temperatura, umidità e aerazione del terreno sfavorevoli; – per prevenire o curare specifiche carenze dei singoli organi dovute a problematiche di distribuzione dei singoli elementi all’interno della pianta, come per esempio accade per il Ca che è traslocato soprattutto con il flusso traspiratorio verso le foglie, determinando l’insorgenza di disordini da Ca-carenza a livello dei frutti. Un caso particolare è rappresentato dalla concimazione fogliare a base di urea. Studi eseguiti sulla fragola hanno dimostrato che l’urea può essere impiegata nella concimazione fogliare, per incrementare in tempi rapidi il contenuto di N nella fragola, specie nelle fasi di maggiore richiesta di questo elemento.

Valutazione dello stato nutrizionale della fragola

Fondamentale, per una razionale applicazione dei trattamenti fogliari, è la disponibilità di informazioni sempre più precise sui livelli ottimali degli elementi nelle foglie in funzione delle specifiche condizioni colturali (cultivar, tecnica colturale ecc.) e ambientali (andamento climatico stagionale). A titolo di esempio, si riportano nella tabella sottostante gli standard di riferimento per i principali elementi valutati nelle foglie di fragola all’inizio della fioritura.

Concimazione della fragola in coltura biologica

La gestione della fertilizzazione, nella coltura biologica della fragola, rappresenta certamente uno degli aspetti più complessi e articolati della tecnica colturale. Per le piante la disponibilità di N appare critica nelle prime fasi di sviluppo post-trapianto ed è fondamentale per l’esito qualitativo e quantitativo della produzione. A differenza dei concimi azotati di sintesi impiegati con il metodo convenzionale, l’N contenuto nei fertilizzanti organici si rende disponibile alla pianta secondo processi prevedibili con minore precisione, il che può esporre la coltura a periodi di carenza o generare perdite dell’elemento per lisciviazione. Il processo di mineralizzazione, che rende disponibile alla pianta l’N presente in forma organica, è fortemente condizionato da fattori ambientali pedologici, quali la temperatura, la disponibilità idrica, la componente argillosa e il pH. Applicazioni pre-impianto dei concimi organici troppo anticipate o tardive rispetto alla messa a dimora delle piante possono tradursi in discrasie più o meno pericolose. La concimazione pre-impianto della fragola (particolarmente importante per la produzione biologica) può basarsi anche su un precedente sovescio di leguminose (veccia, favino) e graminacee, seminate e poi sfalciate, naturalmente essiccate e interrate nel mese di maggio. Laddove disponibile, la concimazione di fondo trae beneficio dalla somministrazione del letame maturo. La diffusione e il successo delle colture biologiche hanno inoltre reso disponibili sul mercato varie tipologie di compost che possono essere impiegate con successo, a patto che ne sia conosciuto il tenore in elementi nutritivi e il comportamento una volta integrate con il substrato di coltura. Sono inoltre disponibili concimi organici liquidi, ammessi dai disciplinari di produzione biologica. A questi concimi, a base di aminoacidi, acidi umici, farina di sangue ecc., con percentuali variabili di N, si può ricorrere nelle concimazioni autunnali e primaverili della fragola somministrandoli attraverso il sistema di microirrigazione (manichette) sotto pacciamatura plastica, sebbene possano generare problemi di occlusione dei gocciolatori o dei vari filtri meccanici presenti nel sistema di fertirrigazione.

 


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