Volume: il pesco

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: commercio internazionale

Autori: Roberto Della Casa

Mercato mondiale di pesche e nettarine fresche nel decennio 1995-2005

Negli ultimi dieci anni il comparto peschicolo ha mostrato una buona dinamicità a livello mondiale sul fronte degli scambi, segnata da una crescita media annua dei flussi di prodotto, in entrata e in uscita, tra il primo e l’ultimo anno di riferimento, nell’ordine del 6,8% (da 845.000 a 1.422.000 tonnellate). L’elaborazione dei dati disponibili, realizzata calcolando per ciascuna variabile medie triennali con l’obiettivo di minimizzare la componente congiunturale e la variabilità dei dati, ha evidenziato un’evoluzione nella quantità complessiva di pesche e nettarine annualmente esportata in tutto il mondo, da 912 migliaia del periodo ’95-’97 a 1272 migliaia del triennio ’03-’05, con un incremento di 39,6 punti percentuali. Proporzionale l’aumento a valore, +40,4%, da 893.131 a 1.254.046 migliaia di dollari americani. Fortemente concentrato, il mercato delle esportazioni risulta dominato da cinque player globali (Italia, Spagna, USA, Cile, Grecia), che, nel triennio ’03-’05, si contendevano una quota a volume dell’81,3%; il quadro delineato trova conforto nell’analisi a valore che, a fronte di una quota complessiva ad appannaggio dei primi cinque exporter pari all’85,0%, individua, come unico elemento differenziale, l’uscita della Grecia dal cluster degli operatori leader, e la parallela entrata in esso della Francia. L’esame dell’evoluzione intervenuta nell’ultimo decennio denota, però, una tendenziale perdita di competitività dei principali player sui mercati mondiali, comprovata da una contrazione del coefficiente di concentrazione, calcolato sui primi cinque paesi (gli stessi del triennio ’03-’05), di 6,4 punti percentuali a volume e di 4,5 punti percentuali a valore. Una simile erosione di quota è da imputare essenzialmente alla prepotente avanzata di follower come Turchia e Cina, la cui capacità commerciale si è sostanziata, nell’ultimo decennio, in una crescita dei flussi di pesche e nettarine in uscita rispettivamente pari al 283 e 626,8%. Una cifra ancora irrisoria, se paragonata alle 385 migliaia di tonnellate esportate dal maggiore trader, l’Italia, che però si pone come espressione di un andamento in controtendenza rispetto a quello palesato dal Belpaese (–5,6% l’export a volume di pesche e nettarine nel triennio ’03-’05 rispetto al triennio ’95-’97). Numerosi cambiamenti hanno interessato, nel periodo in esame, il ranking dei primi 10 esportatori a volume e a valore, attraverso entrate, uscite e variazioni di posizione, a dimostrazione, ancora una volta, della fase di sviluppo attualmente registrata dai commerci mondiali di pesche e nettarine. L’analisi condotta a livello mondiale sui flussi di prodotto in entrata denota un minor tasso di concentrazione sul mercato delle importazioni, caratterizzato da una capacità recettiva calcolata sui primi cinque operatori, nel triennio ’03-’05, pari al 47,5% della quantità di pesche e nettarine complessivamente scambiata, in contrazione rispetto al 55,2% registrato in corrispondenza del triennio ’95-’97 (–7,7%). Pressoché invariati, nel corso del decennio, i mercati di destino inclusi nel cluster (Germania, Francia, Regno Unito, USA), con la sola eccezione rappresentata dalla sostituzione, in tempi recenti, del Canada con la Russia. Lo stesso trend emerge calcolando il coefficiente di concentrazione a valore, con la quota ad appannaggio dei cinque principali paesi importatori (Germania, Regno Unito, Francia, USA, Canada nel primo arco temporale di riferimento; Germania, Francia, Regno Unito, Italia, USA nel secondo) andata scemando da un livello del 59,7% a uno del 53,4% (–6,3%). L’esame del saldo normalizzato, calcolato per ciascun Paese come rapporto tra il saldo commerciale (esportazioni – importazioni) e il valore complessivo degli scambi (importazioni + esportazioni) ed espresso in forma percentuale, mostra un significativo miglioramento, nell’ultimo decennio, della performance commerciale dell’Australia, dato da una variazione dell’indice pari a 67,7 punti (31,5 il saldo normalizzato medio riferibile al periodo ’95-’97; 99,2 quello riferibile, invece, al periodo ’03-’05); sotto il profilo delle prestazioni legate all’attività di interscambio, il Paese viene dunque ad accostarsi a Cile, Turchia e Spagna che, con un saldo normalizzato, rispettivamente, pari a 100,0, 98,6 e 96,3, rappresentano attualmente i player a più elevata vocazione esportativa. Il dato trae conferma, sul piano delle quantità, dall’analisi combinata dei volumi di prodotto importati ed esportati dai singoli paesi con la dimensione della produzione interna, da cui emerge, in maniera del tutto evidente, come nel triennio ’03-’05, Cile, Spagna, Turchia e Australia abbiano prevalentemente o esclusivamente introdotto sui mercati mondiali pesche e nettarine di produzione nazionale, a fronte di quantitativi importati costantemente attestatisi su valori nulli o comunque trascurabili. Italia e Spagna, operatori leader dal punto di vista esportativo, nell’ultimo decennio hanno regolarmente destinato ai mercati europei (in riferimento cioè all’Europa a 25) la quasi totalità del prodotto scambiato, con quote variabili fra il primo e il secondo triennio di riferimento dal 91,6% al 90,1% per la prima e dal 96,3% al 100,0% per la seconda. Nello stesso periodo, per contro, solamente una quota marginale di prodotto è stata diretta dagli Stati Uniti d’America (terzo esportatore mondiale per volumi di pesche e nettarine nel triennio ’03-’05 ai Paesi dell’Europa a 25 e, benché abbia mostrato un trend in crescita, a stento ha superato, negli anni più recenti, un valore dell’1,1%. Un’analisi del tutto speculare, condotta sul fronte delle importazioni, rivela il preminente ruolo attribuito dai principali bacini di ricezione ai Paesi europei quali controparti commerciali preferenziali delle attività di interscambio, con Germania e Francia ad assorbire esclusivamente o quasi, in entrambi i trienni oggetto di indagine, il prodotto di provenienza UE. Differente, invece, la situazione nel Regno Unito, segnata da una contrazione, nel tempo, della quota di pesche e nettarine di derivazione europea, passata da valori prossimi al 100,0% nel periodo ’95-’97 a un valore dell’89,8% nel periodo ’03-’05. Dall’analisi incrociata dei dati a valore e a volume, a livello aggregato, emerge una stabile quotazione, nel periodo in esame, del valore unitario del prodotto scambiato (0,98 dollari/kg nel triennio ’95-’97; 0,99 dollari/kg nel triennio ’03-’05), espressione di un costante apprezzamento sui mercati mondiali per pesche e nettarine. Disarticolando il risultato per Paese di provenienza, si individuano però trend opposti: mentre Italia e Spagna hanno conosciuto nell’ultimo decennio una generalizzata svalutazione del prodotto distribuito all’estero (–3,5% la prima, da 0,87 a 0,84 dollari/kg; –8,3% la seconda, da 1,33 a 1,22 dollari/kg), crescenti livelli di consenso hanno registrato pesche e nettarine di origine cilena e statunitense, con aumenti di prezzo, fra il primo e il secondo triennio di riferimento, rispettivamente pari a 6,9 e 5,3 punti percentuali (da 0,72 a 0,77 dollari/kg e da 0,95 a 1,0 dollari/kg).

Distribuzione al dettaglio e consumi di pesche e nettarine nei mercati italiano, francese, inglese, tedesco

Negli ultimi sei anni le vendite al dettaglio di pesche e nettarine hanno registrato sul mercato italiano andamenti di senso differente, segnati da una progressiva contrazione, fra il 2002 e il 2005, delle quantità di pesche veicolate al consumo (da 280.403 a 225.016 tonnellate, –19,8%) e da un contestuale incremento dei volumi di nettarine ceduti (da 95.170 a 104.859 tonnellate, +10,2%). Parziale inversione di tendenza nel 2006, a seguito di una crescita nei quantitativi di pesche commercializzate, rispetto all’anno precedente, pari a 10,5 punti percentuali (per un totale di 248.678 tonnellate), che ha accompagnato l’ulteriore aumento del 2,6% conosciuto dalle vendite di nettarine (107.612 tonnellate). A valore, variazioni in entrambi i sensi hanno interessato, nel periodo in esame, sia pesche sia nettarine, generando un incremento del venduto, tra il primo e l’ultimo anno, rispettivamente pari a 16.191 migliaia di euro (+4,4%) e 19.439 migliaia di euro (+14,0%). L’analisi per singolo format denota una significativa crescita, nel quinquennio 2002-2006, delle performance commerciali della Moderna Distribuzione, sostanziatasi in un aumento delle vendite a volume e a valore, per il complesso Iper+Super+Self Service, di 11,6 e 20,8 punti percentuali in relazione al prodotto pesca (86.091 vs. 77.142 tonnellate; 144.662 vs. 119.771 migliaia di euro) e di 37,8 e 30,9 punti percentuali in relazione al prodotto nettarina (52.968 vs. 38.447 tonnellate; 84.219 vs. 64.344 migliaia di euro). Di intensità ancora superiore il trend registrato nello stesso periodo dal format del Discount: +53,3% e +95,3% le vendite di pesche in quantità e a valore (12.245 tonnellate per 17.881 migliaia di euro nel 2006 a fronte di 7990 tonnellate per 9158 migliaia di euro nel 2002); +71,8% e +75,0% quelle di nettarine (6982 tonnellate per 10.422 migliaia di euro nel 2006 contro 4064 tonnellate per 5955 migliaia di euro nel 2002). Variazioni negative a due cifre hanno riguardato invece, tra il 2002 e il 2006, i quantitativi di pesche e nettarine distribuiti dagli Ambulanti, passati, nell’ordine, da 131.872 a 89.437 tonnellate (–32,2%) e da 33.875 a 26.447 tonnellate (–21,9%), a cui hanno fatto da contraltare diminuzioni a valore, rispettivamente, pari a 21.773 e 5995 migliaia di euro (–14,8%). Andamenti di segno opposto sono stati rilevati infine in relazione al cluster Punti di Vendita Tradizionali+Specializzati: un aumento delle quantità cedute di nettarine (+14,4%) e una parallela diminuzione dei volumi venduti di pesche (–4,1%), con un passaggio, nel primo caso, da 16.792 a 19.209 tonnellate e uno, nel secondo caso, da 61.397 a 58.899 tonnellate. Entrambe positive le variazioni a valore, con una crescita, nel 2006, del 4,2% (nettarine) e del 5,0% (pesche) rispetto alle iniziali 25.678 e 86.111 migliaia di euro del 2002. Ancora oggi primo canale in Italia per quantità di pesche veicolate al consumo e secondo per quantità di nettarine, l’ambulantato ha però conosciuto negli anni una progressiva perdita di competitività, tradottasi sul piano commerciale in una contrazione della propria quota di mercato, tra il 2002 e il 2006, da un livello del 47,0% a uno del 36,0% in relazione al prodotto pesca e da uno del 35,6% a uno del 24,6% in relazione al prodotto nettarina. Una simile erosione di quota va essenzialmente imputata al crescente ruolo ricoperto dalla GDO nella distribuzione al dettaglio di ortofrutticoli, con un market share, per le sole pesche e nettarine, cresciuto, dal 2002 al 2006, di 7,1 e 8,8 punti percentuali (34,6% vs. 27,5% e 49,2% vs. 40,4%). In espansione, nel medesimo periodo, anche la quota a volume ad appannaggio di Discount e Punti di Vendita Tradizionali+Specializzati. La stessa evoluzione del quadro competitivo si legge analizzando le quote a valore, da cui emerge un solo andamento in controtendenza rispetto a quanto delineato in relazione alle quantità di prodotto cedute: il decremento, cioè, tra il 2002 e il 2006, di 1,6 punti percentuali nella quota di nettarine distribuite dal cluster Punti di Vendita Tradizionali+Specializzati (da 18,5% a 16,9%). La dinamica dei prezzi al consumo di pesche e nettarine ha registrato negli ultimi anni un trend altalenante sul mercato italiano, segnato da una forte crescita nel 2003, a cui ha fatto seguito una doppia variazione al ribasso nel biennio 2004-2005 e un nuovo incremento nel 2006; a fronte, dunque, di un prezzo medio di 1,30 euro/kg per pesche e di 1,46 euro/kg per nettarine praticato nel 2002, e raggiunto il rispettivo massimo storico di 1,87 euro/kg e di 1,90 euro/kg nel 2003, nel 2006 si è assistito a prezzi attestatisi mediamente su di un livello di 1,53 euro/kg per le prime e di 1,47 euro/kg per le seconde (+17,7% e +0,7% vs. 2002). L’analisi puntuale per format rivela andamenti che, pur di intensità differente, appaiono sostanzialmente in linea rispetto a quanto emerso in termini aggregati, con la sola parziale eccezione rappresentata dal complesso Punti di Vendita Tradizionali+Specializzati, in relazione a cui si riscontra un aumento del prezzo medio di vendita per le pesche, nel 2005, di 20,8% punti percentuali (da 1,54 a 1,86 euro/kg), seguito da una contrazione, nell’anno successivo, del 17,2% (ancora una volta a quota 1,54 euro/kg). Nel quinquennio 2002-2006 Ipermercati, Supermercati e Punti di Vendita Self Service hanno pressoché costantemente praticato i più elevati prezzi di vendita al consumo in relazione sia a pesche sia a nettarine, con differenziali, rispetto a quelli applicati dagli Ambulanti (i più bassi registrati sul mercato) andati però riducendosi nel tempo, da livelli del 39,6% e 39,2% nel 2002 a livelli del 20,0% e 21,4% nel 2006. L’indagine condotta sulle famiglie italiane acquirenti denota, nel periodo in esame, una contrazione della quantità media annua di pesche acquistate presso punti di vendita al dettaglio, da 23,9 kg per nucleo familiare nel 2002 a 19,6 kg nel 2006 (–18,0%), e un parallelo, benché meno che proporzionale, aumento della quantità media annua di nettarine che, partendo dai 12,1 kg del primo anno di riferimento, risulta aver toccato quota 12,8 kg nell’ultimo (+5,8%). Tendenza discordante rispetto a quanto rilevato sul totale mercato si legge in corrispondenza del format Discount che, pur oggetto di acquisti di anno in anno variabili per entrambi i prodotti sia al rialzo sia al ribasso, tra il 2002 e il 2006 ha sperimentato una crescita della quantità media di pesche, annualmente acquistata da ogni famiglia, di 13,0 punti percentuali (11,3 vs. 10,0 kg), a fronte di una diminuzione del corrispondente quantitativo di nettarine quantificabile nella misura del 6,8% (da 7,4 a 6,9 kg). In aumento anche la dimensione dell’acquisto medio annuo di pesche per nucleo familiare sostenuto presso Punti di Vendita Tradizionali o Specializzati, passato nello stesso periodo da 13,6 a 14,8 chilogrammi (+8,8%). Durante l’ultimo decennio il mercato italiano si è contraddistinto per la significativa crescita del consumo complessivo di pesche e nettarine: mentre, infatti, nel triennio ’96-’98 la somma delle quantità medie di prodotto annualmente consumate in e fuori casa si era attestata sulle 837.708 tonnellate, nel triennio ’04-’06 aveva toccato quota 1.178.440 tonnellate, facendo registrare un incremento del 40,7%. Tenuta in debito conto la parallela crescita della popolazione, nello stesso lasso di tempo, da 56,9 a 58,8 milioni di abitanti, è possibile stimare un aumento del consumo pro capite di pesche e nettarine, tra il primo e il secondo triennio indagato, di 36,7 punti percentuali, da 14,7 a 20,1 kg circa. Di dimensioni, ancora oggi, nettamente inferiori rispetto a quello italiano, il mercato francese al dettaglio di pesche e nettarine ha però mostrato negli ultimi anni un andamento piuttosto dinamico, segnato da uno sviluppo a due cifre delle vendite a volume. Stime derivanti dall’analisi incrociata dei dati di fonte TNS World Panel e INSEE (Institut National de la Statistique et des Études Économiques) suggeriscono, infatti, un aumento delle quantità di prodotto complessivamente acquistate fra i mesi di maggio e settembre, nel periodo 2004-2006, dell’ordine di 17,1 punti percentuali, da 150.886 a 176.725 tonnellate (erano all’incirca 174.585 le tonnellate nel 2005). Trend identico si registra a valore, +17,1%, dalle 331.949 migliaia di euro del 2004 alle 388.795 migliaia di euro del 2006 (passando per le 342.187 migliaia di euro del 2005), in ragione di un prezzo medio di vendita al consumo per pesche e nettarine che, partendo da 2,20 euro/kg nel 2004, è sceso a 1,96 euro/kg nel 2005, per poi risalire nuovamente a 2,20 euro/kg nel 2006. Canale preferenziale per l’acquisto quello rappresentato dal complesso Iper+Super+Superette, che nel 2006 ha distribuito il 57,1% del prodotto destinato ai consumi domestici, a fronte del 59,3% ceduto invece nel 2005; seguono, in ordine di importanza, Ambulanti, Discount e Punti di Vendita Specializzati, con quote rispettivamente pari al 18,5%, 13,5% e 9,0%, in crescita rispetto all’anno precedente (nell’ordine: +0,3%, +0,8, +1,1%). L’80,6% delle famiglie francesi ha comprato pesche o nettarine almeno una volta durante la campagna 2006, quando, conosciuto il minimo dell’80,0% nella campagna 2004, tale percentuale aveva raggiunto nel 2005 un livello prossimo all’82,0%. Cresciuti fra il 2004 e il 2006 gli atti d’acquisto compiuti dalle famiglie acquirenti, passata da 6,8 a 7,1 atti (+4,4%), così come la dimensione media dell’acquisto per singolo atto, da 1,0 a 1,1 kg (+10,0%). Nello stesso periodo, inoltre, anche la spesa media annua sostenuta dalle famiglie acquirenti per l’acquisto di pesche e nettarine ha mostrato una tendenza al rialzo, attestandosi sui 17,60 euro (+12,4% rispetto ai 15,66 euro del 2004). L’indagine condotta in Germania e nel Regno Unito denota scenari diametralmente opposti: un mercato, quello tedesco, dalle dimensioni interessanti, a oggi però interessato da una progressiva contrazione dei consumi di pesche e nettarine, e un altro mercato, quello inglese, che, benché di dimensioni ancora embrionali, sembra per contro mostrare positivi segnali di crescita. Se così in Germania tra il triennio ’94-’96 e il triennio ’02-’04 si è assistito a una flessione della quantità media annua di pesche consumate a livello domestico in misura pari al 13,8% – da 298.000 a 257.000 tonnellate circa –, la tendenza in atto nel Regno Unito sembra invece essersi sostanziata, nello stesso periodo, in una crescita del consumo globale di pesche nettarine – inteso come somma dei consumi in e fuori casa – di 31,8% punti percentuali circa, a raggiungere le 85.617 tonnellate. In entrambi i mercati variazioni di simile intensità sono state riscontrate anche a livello micro: una contrazione del 13,9%, in Germania, nel consumo domestico pro capite di pesche (3,1 vs. 3,6 kg) e un contestuale aumento del 29,3%, nel Regno Unito, del consumo complessivo pro capite di pesche e nettarine (1,4 vs. 1,1 kg).

Pesche italiane tutelate da protezione comunitaria

A oggi si conta in Europa un numero estremamente esiguo di pesche e nettarine salvaguardate da protezione comunitaria. Assieme alla italianissima Pesca e Nettarina di Romagna IGP, fra i più importanti prodotti peschicoli di qualità certificata ricordiamo la Melocotón de Calanda DOP, di provenienza spagnola, e la Pêssego da Cova da Beira IGP, di origine invece portoghese. Prodotte in una zona estesa a numerosi comuni siti nelle province di Bologna, Forlì-Cesena, Ferrara e Ravenna, la Pesca e la Nettarina di Romagna IGP godono del tipico clima di pianura che, in virtù della quasi totale assenza di gelate primaverili dovuta all’azione mitigatrice del vicino Mar Adriatico, preserva l’integrità e dunque le caratteristiche estetiche e organolettiche dei frutti. Nel 2006 sono state 1500 le imprese agricole interessate alla produzione di tale Indicazione Geografica e 10 le strutture industriali coinvolte; 10, nello stesso anno, anche le aziende con prodotto certificato – tutte aderenti al consorzio di tutela – per un volume complessivo di pesche e nettarine distribuite a marchio IGP pari a 3700 tonnellate circa (+3,5% vs. 2005). Sia nel 2005 sia nel 2006 il prodotto è stato interamente destinato al mercato interno, attraverso strutture della Moderna Distribuzione (66% delle vendite complessive a valore nel primo anno, 61% nel secondo) e Punti Vendita del Dettaglio Tradizionale (34% la quota di mercato nel 2005, 39% nel 2006). Il prezzo prevalente registrato alla produzione in relazione al prodotto finito di calibro AA franco-partenza dal centro di condizionamento ha conosciuto una significativa crescita nel 2006 rispetto al 2005, da 0,95 euro/kg per pesche e 0,90 euro/kg per nettarine a 1,50 euro/kg per entrambe, portando il turnover generato alla produzione a 5.400.000 euro (+62,4%). In aumento anche gli investimenti in comunicazione sostenuti dal consorzio di tutela, passati nello stesso periodo da 120.000 a 150.000 euro (+25,0%). Un’altra nota pesca italiana risulta attualmente in attesa di certificazione come Indicazione Geografica Protetta, la Pesca di Verona, in regime di protezione transitoria dal mese di dicembre 2006; le prime concrete testimonianze documentali relative al prodotto si fanno risalire alla fine del 1500.


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