Volume: il pero

Sezione: mondo e mercato

Capitolo: commercio internazionale

Autori: Roberto Della Casa

L’ultimo decennio ha conosciuto una profonda crescita del commercio mondiale di pere fresche. L’intensità delle esportazioni ha registrato un aumento a volume, tra il triennio ’94-’96 e il triennio ’02-’04, del 90,6%, passando da 1241 a 2365 migliaia di tonnellate; a ciò ha fatto da contraltare un incremento, o valore, del 44,8%, da 1532 a 2218 milioni di dollari americani. Proporzionale lo sviluppo dell’import, con una variazione in termini quantitativi del +92,8% (da 1230 a 2373 migliaia di tonnellate), accompagnata da una maggiorazione a valore del 46,4% (da 2011 a 2943 milioni di dollari americani). L’analisi del trade denota una spiccata concentrazione degli scambi, sotto il profilo dei player coinvolti, tanto sul versante dell’export quanto su quello dell’import; concentrazione che però nell’ultimo decennio pare essere andata progressivamente contraendosi: se, infatti, nel triennio ’94-’96 i primi cinque Paesi esportatori a volume coprivano il 63,9% dell’export mondiale di pere fresche, nel periodo ’02-’04 tale incidenza è scesa al 59,1% (–4,8%); situazione analoga a valore, con una diminuzione del coefficiente di concentrazione – calcolato sui primi cinque Paesi – fra il primo e il secondo triennio di riferimento, di 3,8 punti percentuali circa (da 53% a 49,2%). Riduzioni di intensità differenti si sono registrate sul lato dell’import. Mentre nell’arco temporale 1994-1996 i cinque maggiori Paesi importatori a volume di pere fresche assorbivano il 45,5% del prodotto complessivamente importato, nel triennio ’02-’04 tale capacità recettiva si è solamente attestata su di un valore del 39,2%, segnando così un decremento di 6,3 punti percentuali. Più contenuta la diminuzione in termini monetari, –2,3%, con un passaggio del tasso di concentrazione dell’import, per i primi cinque Paesi, da un valore del 48,9% a uno del 46,6%. Differente, nei due periodi in esame, è anche l’articolazione dei quattro cluster analizzati (top 10 exporter a volume, top 10 exporter a valore, top 10 importer a volume, top 10 importer a valore), segnata da entrate, uscite e mutamenti di posizione all’interno dei ranking. L’esame della variazione del saldo normalizzato, dato per ciascun Paese dal rapporto tra il saldo commerciale (esportazioni-importazioni) e il valore complessivo degli scambi (importazioni +esportazioni) ed espresso in forma percentuale, mostra un significativo miglioramento nell’ultimo decennio della performance commerciale della Cina (23,1 il saldo normalizzato medio riferibile al triennio ’94-’96, 52 quello riferibile invece al triennio ’02-’04, con un incremento netto del 125,1%). Al contrario, si registra un forte deterioramento delle prestazioni commerciali di Italia e Stati Uniti, il cui saldo normalizzato medio, nei due trienni di riferimento, è passato rispettivamente da 34,7 a 16,2 e da 7,5 a –15, segnando, nell’ordine, –53,2% e –300,9%. Combinando i dati di import ed export in quantità con quelli relativi alla produzione interna, è facile appurare come l’Argentina, nell’ultimo decennio, abbia esportato quasi esclusivamente prodotto nazionale, dato che l’entità delle proprie importazioni di pere fresche si è costantemente attestata su valori pressoché trascurabili; situazione analoga ha caratterizzato le dinamiche commerciali di Cile e Sud Africa. Evidente, per contro, come i Paesi Bassi si siano fatti esportatori tanto di prodotto locale quanto di prodotto importato, visto che singolarmente né la produzione interna, né le importazioni sarebbero state in grado di coprire l’ammontare complessivo delle esportazioni nell’arco temporale di riferimento. Focalizzando l’attenzione sui primi tre exporter a volume di pere fresche (Argentina, Cile e Stati Uniti nel triennio ’94-’96; Cina, Argentina e Paesi Bassi nel triennio ’02-’04) e disarticolandone le esportazioni per Paese di destinazione, si può constatare il costante rilievo attribuito da Argentina e Paesi Bassi ai Paesi Europei, quali partner commerciali privilegiati in grado di recepire quote significative delle proprie esportazioni di pere fresche; se infatti i Paesi dell’odierna Europa a 25 assorbivano nel triennio ’94-’96 il 41,4% dell’export argentino e l’85,8% di quello olandese di pere, nel triennio ’02-’04 continuavano a recepirne rispettivamente il 43,2% e il 78,2%. In forte contrazione, invece, la percentuale dell’export cileno destinata ai mercati europei, passata da un valore del 47,8% nel primo triennio di riferimento a uno del 36,1% nel secondo. Porzioni molto più modeste sono invece quelle indirizzate ai Paesi europei da Stati Uniti e Cina, attestatesi rispettivamente su valori del 6,2% e dello 0,6% nel triennio ’94-’96 e del 4,6% e del 2,7% nel triennio ’02-’04. In maniera del tutto speculare, l’analisi condotta sui tre principali importer a volume (Germania, Regno Unito e Paesi Bassi nel triennio ’94-’96; Russia, Germania e Regno Unito nel triennio ’02-’04) mostra ancora oggi un ruolo considerevole per gli Stati europei quali controparti commerciali delle pere destinate verso questi mercati, benché il dato tendenziale denoti nell’ultimo decennio una progressiva perdita di interesse da parte dei maggiori player mondiali nei confronti del prodotto di provenienza europea; mentre infatti nel triennio ’94-’96 la quasi totalità dell’import tedesco, l’83,4% di quello britannico, il 56,2% di quello olandese e il 59,4% di quello russo derivavano da esportazioni effettuate da Paesi europei, nel triennio ’02-’04 lo era solamente il 77,9% delle importazioni tedesche, il 52,4% di quelle britanniche, il 35,0% di quelle olandesi e il 40,5% di quelle russe. L’analisi incrociata dei dati a volume e a valore, a livello aggregato, rivela, nel periodo in esame, una contrazione a due cifre sia del valore unitario del prodotto esportato sia di quello del prodotto importato, passati rispettivamente da 1234 e 1634 milioni di dollari americani nel triennio ’94-’96 a 988 (–19,9%) e 1346 milioni di dollari americani (–17,6%) nel triennio ’02-’04: ciò è sintomatico di una accresciuta percezione del frutto pera, da parte dei mercati internazionali, come di un prodotto commodity, una materia prima altamente indifferenziata, la cui competitività può quasi unicamente essere giocata sulla leva del prezzo, con un inevitabile e progressivo andamento al ribasso nel corso del tempo.

La distribuzione al dettaglio e i consumi delle pere nei mercati italiano, francese, inglese e tedesco

Negli ultimi quattro anni il mercato italiano è stato caratterizzato da una certa flessione dei volumi di pere fresche veicolati al consumo mediante la distribuzione al dettaglio. Mentre infatti nel 2002 erano transitate dal canale retail 438.855 t di prodotto, nel 2003 se ne registravano il 5,4% in meno (415.136 t) e, a fronte di una trascurabile variazione al rialzo nel 2004 (+0,3%, per un ammontare di 416.416 t), il 2005 ha conosciuto un’ulteriore contrazione di 6,9 punti percentuali circa nei volumi commercializzati (387.654 t). Sostanzialmente in linea anche il trend a valore, segnato nel 2003 da un decremento del 2,3% (621,7 milioni di euro contro 636,5 milioni di euro per l’anno 2002), a cui hanno fatto seguito, nel biennio 2004-2005, riduzioni dell’ordine di 1,6 e 11,7 punti percentuali (per un valore del prodotto complessivamente distribuito rispettivamente pari a 611,9 e 540,1 milioni di euro). Se ciò è vero in senso assoluto, declinando l’analisi ai diversi format del sistema retail, è facile comprendere come invece la moderna distribuzione mostri un andamento in controtendenza: il complesso Iper+Super+Self Service tra il 2002 e il 2005 ha visto crescere i volumi di pere fresche commercializzati del 10,4%, da 145.845 t a 161.007 t, passando per le 153.439 t del 2003 e le 156.011 t del 2004. Identico l’andamento registrato dai discount: +77,6%, dalle 10.681 t del 2002 alle 18.972 t del 2005 (12.680 t e 18.299 t i volumi transitati invece nel 2003 e nel 2004). Più contenuta si è rivelata la crescita a valore, con un aumento, tra il primo e l’ultimo anno in esame, di 1,8 punti percentuali per Iper+Super+Self Service (da 242,8 a 247,1 milioni di euro) e di 42,7 punti percentuali per i discount (da 16,8 a 24,0 milioni di euro). Se nel 2002 la maggior parte del prodotto veniva distribuito dagli Ambulanti (42,1%), nel corso del tempo si è assistito a una progressiva sostituzione a favore di discount, Ipermercati, Supermercati e punti vendita Self Service, tanto che a oggi il format prevalente è rappresentato dal cluster Iper+Super+Self Service, con una quota a volume, nel 2005, del 41,5% (a fronte di un 33,8% per l’Ambulantato e di un 4,9% per i discount). L’analisi a valore mostra invece, dal 2002 a oggi, una costante supremazia della Grande Distribuzione Organizzata (GDO), che nel corso del tempo è andata rafforzandosi: se infatti nel 2002 il complesso Iper+Super+Self Service commercializzava il 38,2% del prodotto complessivamente distribuito al dettaglio (percentuale che sale al 40,8% computando anche i discount) a fronte di un 36% ad appannaggio dell’Ambulantato, nel 2005 la forbice pare essersi notevolmente allargata, con un 45,8% del prodotto veicolato dalla GDO (50,2% con l’inclusione dei discount) e solamente un 30,2% ceduto da Ambulanti. La dinamica dei prezzi al consumo per il prodotto pera, negli ultimi anni, è stata caratterizzata nel mercato italiano da continue oscillazioni, il cui risultato si è sostanziato nel 2005 in un abbattimento di 3,9 punti percentuali del prezzo medio praticato nel 2002 (1,39 €/kg contro 1,45 €/kg). Approfondendo l’analisi in funzione dei differenti format del sistema retail, si scoprono trend che, fatti salvi i punti vendita tradizionali (dove si assiste a una flessione continua nell’arco temporale di riferimento), paiono fra loro sostanzialmente omogenei: un andamento dei prezzi al rialzo nel 2003, quasi sempre più che compensato dalle contrazioni registrate nel biennio a seguire. Se così nel 2002 i prezzi medi praticati da Iper+Super+Self Service, punti vendita tradizionali e discount si attestavano, nell’ordine, su valori di 1,66 €/kg, 1,52 €/kg e 1,57 €/kg, tre anni dopo erano scesi rispettivamente a 1,53 €/kg (–7,8%), 1,38 €/kg (–9,1%) e 1,27 €/kg (–19,6%). È il complesso Iper+Super+Self Service ad aver costantemente praticato, nel periodo in esame, i più alti prezzi di vendita al consumo con un gap, rispetto a quelli applicati dagli Ambulanti – i più bassi in assoluto sul mercato italiano –, di 34,4 punti percentuali nel 2002 e di 23,2 punti percentuali nel 2005. Focalizzando l’analisi sulle famiglie Italiane acquirenti, è facile constatare, nel periodo individuato, una progressiva diminuzione della quantità media annua di pere, da 28,7 kg per nucleo familiare nel 2002, a 25 kg nel 2005 (–12,9%). L’indagine puntuale condotta a livello del singolo format contraddice però in parte il trend complessivo registrato: l’acquisto familiare medio annuo di pere effettuato presso il cluster Iper+Super+Self Service ha conosciuto infatti, nell’arco temporale di riferimento, una crescita continua di 6,8 punti percentuali, dai 19,2 kg del 2002 ai 20,5 del 2005, passando per i 19,4 kg del 2003 (+1%) e i 19,8 kg del 2004 (+2,1%). A due cifre, poi, l’aumento della quantità media annua di pere comprate dalle famiglie italiane nei discount, da 11,4 kg nel 2002 a 12,7 kg nel 2005, con una variazione, nel periodo considerato, del +11,4%. Di segno opposto, invece, le variazioni riscontrate a livello familiare negli acquisti di pere, sostenuti annualmente presso venditori ambulanti e punti vendita del dettaglio tradizionale: mentre infatti nel 2002, l’acquisto medio da fornitori di queste due categorie si attestava, nell’ordine, sui 24,8 e i 19,7 kg, tre anni più tardi si era rispettivamente ridotto di 21,8 e 20,3 punti percentuali, affermandosi sui 19,4 e i 20,5 kg. Nel corso dell’ultimo decennio il mercato italiano è stato segnato da un affievolimento dei consumi di pere fresche: se nel triennio ’94-’96 il volume complessivo dei consumi domestici ed extradomestici (quelli cioè sostenuti presso strutture appartenenti al canale HO.RE.CA) aveva di fatto toccato una quota media annua di 799.104 t, nel triennio ’02-’04 non superava le 730.212 t, facendo registrare una flessione dell’8,6%. Considerando poi che nel lasso di tempo indagato la popolazione italiana ha subito un incremento dell’1,8% circa, da 56,9 a 57,9 milioni di abitanti, risulta evidente una diminuzione del consumo pro capite di pere del valore di 10,2 punti percentuali (12,6 kg/abitante nel triennio ’02-’04 contro 14,1 kg/abitante nel triennio ’94-’96), traducibile forse in una sorta di disaffezione da parte del consumatore verso il prodotto tal quale. Rapido e significativo è lo sviluppo conosciuto nella commercializzazione delle pere dal sistema retail francese durante i primi anni del nuovo millennio. Nell’arco di un solo anno, dal 2002 al 2003, si è assistito a una impennata nei volumi veicolati al consumo dell’ordine di 18,5 punti percentuali, da 99.409 a 117.800 t. Nella stessa direzione, benché di intensità leggermente inferiore, il trend riscontrato a valore: 217,3 milioni di euro nel 2003 contro i 188,6 milioni di euro del 2002, con una crescita netta del 15,2%. Combinando il dato a valore con quello a volume, si registra una contrazione del prezzo medio di vendita per la pera sul mercato francese, tra il 2002 e il 2003, attestabile su un livello del 2,9%, con il passaggio da 1,90 €/kg a 1,84 €/kg. Sulla base dei dati del Panel Consommateurs Secodip 2003, è emerso un prezzo massimo praticato al dettaglio nel 2003 di 2,12 €/kg e uno minimo di 1,58 €/kg, con un differenziale, fra il primo e il secondo, del 34,2%. Le rilevazioni condotte in Francia sui punti vendita della moderna distribuzione individuano, per il prodotto pera, un numero medio di referenze che, per piccoli ipermercati e grandi supermercati, va dai tre item nei mesi di marzo, settembre, ottobre e novembre a un singolo articolo nei mesi di giugno e luglio. Dall’indagine svolta nel mercato francese sui fruitori del prodotto è emersa negli ultimi dieci anni una lieve flessione del consumo globale di pere fresche, da intendersi ancora una volta come somma di consumi domestici ed extradomestici. A fronte, infatti, di una quantità media annua di prodotto pari a 256.600 t consumata nel triennio ’94-’96, nel periodo ’02-’04 la popolazione francese ha fruito annualmente di circa 251.700 t di pere fresche (–1,9%). Più marcata la contrazione dei consumi pro-capite, passati da 4,3 kg nel primo triennio di riferimento a 4,1 nel secondo (–6,2%). Al ribasso nell’ultimo decennio anche i consumi di pere fresche realizzati dalla popolazione tedesca. Mentre infatti nel periodo ’94-’96 la quantità media annua di prodotto consumato in e fuori casa si attestava su di un volume di 226.556 t circa, nel triennio ’02-’04 era scesa di 11,5 punti percentuali, giungendo a un livello pari a 200.463 t. Se a ciò si aggiunge una crescita demografica in Germania, nel periodo considerato, dell’1,1%, da 81,6 a 82,5 milioni di abitanti, è semplice appurare una diminuzione dei consumi pro-capite all’incirca pari al 12,4%, con il passaggio dai 2,8 kg del triennio ’94-’96 ai 2,4 kg del triennio ’02-’04. In controtendenza l’andamento dei consumi complessivi di pere fresche registrato nel mercato inglese, segnato da un incremento, tra il 1994-1996 e il 2002-2004, di 9,8 punti percentuali: a oggi, infatti, gli abitanti del Regno Unito consumano una quantità media annua di prodotto pari a 147.737 t, quando invece nel primo triennio di riferimento tale quantità non superava le 134.560 t. Trend analogo è riscontrabile anche a livello micro, con una crescita del consumo procapite, nell’arco temporale in esame, del 6,4%, da 2,3 kg nel triennio ’94-’96 a 2,5 kg nel triennio ’02-’04.

Le pere italiane tutelate da protezione comunitaria

Con il marchio comunitario di qualità DOP (Denominazione di Origine Protetta), vengono tutelati quei prodotti agroalimentari il cui processo produttivo sia interamente realizzato in un’area delimitata e le cui caratteristiche qualitative siano dovute essenzialmente all’ambiente geografico, comprensivo di fattori naturali e umani. Il marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta), meno stringente del primo, designa invece un prodotto originario di un determinato luogo, avente un elemento attribuibile all’origine geografica e la cui produzione e/o trasformazione e/o elaborazione avvengano nell’area geografica definita. A oggi in Europa sono sei le pere salvaguardate da protezione comunitaria, di cui tre DOP e tre IGP. A livello nazionale annoveriamo la Pera dell’Emilia-Romagna IGP e la Pera Mantovana IGP. Sono 232 le aziende agricole che risultano attualmente interessate alla produzione di pere del primo tipo, mentre le strutture industriali coinvolte sono 21 e 22 le aziende con prodotto certificato negli anni 2004-2005, sono 16 quelle iscritte al consorzio di tutela. All’80% di svolgimento della campagna 2005/2006 sono state 2000 le tonnellate di prodotto raccolte e certificate, interamente destinate al mercato interno: il 70% circa del prodotto viene veicolato al consumo per il tramite della distribuzione moderna, mentre il restante 30% è commercializzato da punti vendita al dettaglio tradizionali. Il prezzo prevalente registrato alla produzione per il prodotto finito franco-partenza dal centro di condizionamento e riferito alla varietà Abate – calibro 70/75, confezione a uno strato 30×50 o 40×60 – è di 1,20 €/kg, per un volume di affari della IGP, alla produzione, attestabile sui 220 milioni di euro. La realtà produttiva della Pera Mantovana IGP è oggigiorno caratterizzata dal’attività di 180 aziende agricole e di 3 strutture industriali. Nel 2005, sono 90 le aziende che risultavano socie del consorzio di tutela, mentre 10 erano le imprese con prodotto certificato, per un volume complessivo di pere a marchio IGP pari a 2000 t (quantità esigua rispetto alle 26.000 t di prodotto potenzialmente certificabili nell’ambito del territorio definito nel disciplinare di produzione). La Pera Mantovana a Indicazione Geografica Protetta è interamente commercializzata nel mercato nazionale attraverso l’intermediazione della Grande Distribuzione Organizzata. Il prezzo prevalente alla produzione, per le casse da 17 kg, è di 0,52 €/kg. Alla stessa stregua, il prezzo modale al consumo praticato presso i punti vendita della distribuzione moderna per il prodotto distribuito in confezioni a 1 strato 30×50 – il formato prevalente – si aggira sugli 1,9 €/kg. A fronte di ciò la Pera Mantovana IGP registra alla produzione un turnover di circa 1,04 milioni di euro, mentre il giro d’affari rilevato al consumo si attesta sui 3,8 milioni di euro.


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