Volume: la fragola

Sezione: coltivazione

Capitolo: certificazione delle piante

Autori: Patrizia Turci

Introduzione

La certificazione del materiale di propagazione vegetale è un sistema ufficiale di controllo, basato su norme tecniche ben precise, messo in atto al fine di assicurare ai produttori piante sane dal punto di vista fitosanitario e geneticamente rispondenti alle caratteristiche varietali. In Italia, il processo è volontario e ha come finalità il conseguimento di produzioni vivaistiche altamente qualificate in quanto le piante certificate derivano da materiale ufficialmente controllato nelle diverse fasi della filiera. Dal 1993, il Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste (ora MiPAAF) ha attivato un processo di certificazione volontaria del materiale di propagazione vegetale su scala nazionale, includendo, fra le diverse specie, anche la fragola. Per questa coltura, il sistema di certificazione è risultato subito operativo, in quanto in alcune regioni era già presente un’attività di certificazione regionale. La Regione Emilia-Romagna, che già nel 1984 aveva un proprio sistema di certificazione (R.R. 36/84), nel 1996 ha aderito a quello nazionale (DM 289 del luglio 1991); la Regione Veneto vi ha aderito nel 2002. Il continuo evolversi della tecnica vivaistica, in linea con le richieste di mercato, verso differenti tipologie di piante di fragola ha fatto sì che, nel corso degli anni, la normativa che regola la certificazione genetico-sanitaria di questa specie subisse diverse revisioni per adeguarsi alle nuove esigenze.

Processo certificativo

La produzione di piante certificate è il risultato finale del processo che è ufficialmente controllato da istituzioni pubbliche e private e articolato in 4 fasi successive:
1) Centro di Conservazione per la Premoltiplicazione (CCP): questa fase dà origine a materiale di categoria “prebase” contraddistinto dal cartellino-certificato di colore bianco con banda trasversale viola. In opportuni Centri, pubblici o privati, riconosciuti per l’alta professionalità e per le specifiche competenze in materia, le piante madri “capostipiti” sono coltivate in serre a rete, a prova di insetto, collocate in zone libere da coltivazioni di fragola per un raggio di almeno 100 m, che devono rispondere a determinati requisiti: la pavimentazione deve garantire il completo isolamento tra i contenitori e il terreno; il tetto deve essere rigido e le pareti con una doppia rete antiafide a maglia 20/10 (screen-house); devono essere provviste di vestibolo con pareti a doppia rete e doppia porta; devono disporre di impianti idonei alla disinfezione delle attrezzature utilizzate. Durante il processo produttivo tutte le piante madri sono soggette a due tipi di controlli fitosanitari: visivi e saggi di laboratorio per virus, funghi, fitoplasmi, batteri e nematodi (fogliari e radicali). Tutte le piante madri sono sottoposte a controlli visivi di corrispondenza genetica del fenotipo eseguiti durante tutto il ciclo vegetativo, con particolare attenzione in corrispondenza della fioritura e, in caso di necessità, sono previste indagini con il supporto di tecniche molecolari. 2) Centro di Premoltiplicazione – prima fase (CP1): questa fase dà origine a piante di categoria “base” contraddistinte da cartellino-certificato di colore bianco. In questi Centri, sempre costituiti presso Enti pubblici o privati, riconosciuti idonei dal MiPAAF su proposta del Comitato Nazionale per la Certificazione (CNC) e dai Servizi Fitosanitari Regionali, e in possesso dei requisiti e delle autorizzazioni previsti dalla normativa fitosanitaria vigente, la coltivazione delle piante madri “prebase” provenienti dal CCP avviene in screen-house dotate dei seguenti requisiti: pareti e soffitto di rete con maglia 20/10 e provviste di vestibolo con doppia porta, isolamento dalle acque superficiali e dall’ambiente circostante, protezione dalle acque meteoriche nel periodo autunno-invernale, pavimentazione che garantisce il completo isolamento tra i contenitori e il terreno. Le piante devono essere allevate in contenitori singoli (bin) e devono essere collocate in zone libere da coltivazioni di fragola per un raggio di almeno 100 m. In questa fase i controlli fitosanitari sono visivi su tutte le piante madri, mentre i saggi di laboratorio si effettuano, per virus e fitoplasmi, sul 2% delle piante madri; per i batteri su un campione multiplo proveniente al massimo da 5 piante; per i funghi sul 30% delle piante madri presenti, mentre per i nematodi si effettuano osservazioni visive. Tutte le piante madri sono sottoposte a controlli visivi di corrispondenza genetica del fenotipo eseguiti durante tutto il ciclo vegetativo, con particolare attenzione in corrispondenza della fioritura e, in caso di necessità, sono previste indagini con il supporto di tecniche molecolari. 3) Centro di Premoltiplicazione – seconda fase (CP2): questa fase dà origine a piante di categoria “base” contraddistinte da cartellino-certificato di colore bianco. In questi Centri, costituiti presso Enti pubblici o privati, riconosciuti idonei dal MiPAAF su proposta del CNC e dai Servizi Fitosanitari Regionali, e in possesso dei requisiti e delle autorizzazioni previste dalla normativa fitosanitaria vigente, è consentita la coltivazione delle piante madri “base” (provenienti dal CP1) sia in tunnel-screen sia in pieno campo, in zone libere da coltivazioni di fragole per 500 m, su terreni esenti da nematodi (tale esenzione deve essere documentata), fumigati e sottoposti a una rotazione di almeno 5 anni. Le piante madri sono sottoposte a controlli fitosanitari visivi su ognuna e a saggi di laboratorio per virus e fitoplasmi (0,2%), batteri, funghi e inoltre vengono effettuate osservazioni visive per i nematodi. I controlli del fenotipo sono effettuati sul 2% delle piante madri e, in caso di necessità, sono previste indagini con il supporto di tecniche molecolari. 4) Centro di Moltiplicazione (vivaio): questa fase dà origine a piante di categoria “certificato” contraddistinte dal cartellinocertificato di colore azzurro. La coltivazione delle piante madri provenienti dal CP2 avviene in pieno campo su terreni che non devono aver ospitato la fragola da almeno 4 anni (ridotti a 2 nel caso di disinfestazione con opportuni fumiganti), ed esenti dai principali nematodi. Questi vivai devono essere collocati in zone libere da impianti di fragola da frutto per un raggio di almeno 250 m e separati dagli altri vivai di categoria CAC da una fascia con un bordo di almeno 5 m. Le piante sono sottoposte a controlli visivi sia per gli aspetti fitopatologici sia di corrispondenza varietale. In caso di presenza di materiale sintomatico, o di dubbi sulla corrispondenza fenotipica, vengono effettuati saggi di laboratorio.

Diffusione della certificazione

In Emilia-Romagna e in Veneto, regioni nelle quali è concentrata l’attività vivaistica nazionale delle piante di fragola e dei fruttiferi, le superfici dei vivai di fragola hanno subito una contrazione (–13%), attestandosi nel 2009 sui 299 ha, di cui il 71% certificabile (211 ha). Anche la produzione nazionale di piante sia certificate (122,5 milioni) sia di categoria CAC (Conformità Agricola Comunitaria; 40 milioni) è in linea con la diminuzione delle superfici. L’interesse del mondo vivaistico e produttivo verso nuove tipologie di piante (piante fresche cime radicate e a radice nuda, tray, mini tray 355 e piante da apice di stolone) ha fatto sì che, anche per queste, venisse attivata la certificazione (nel 2008 hanno rappresentato il 24% sul totale delle piante certificate). Queste produzioni sono concentrate principalmente presso due grandi aziende vivaistiche localizzate nel Ferrarese Negli ultimi anni, quasi la totalità delle superfici vivaistiche italiane è risultata certificata.

Certificazione in Europa e negli USA

Dei 27 Paesi che attualmente costituiscono l’Unione Europea, solo 18 hanno un proprio schema di Certificazione che riguarda la fragola. Negli USA, Paese da cui ogni anno si esportano in Europa elevati quantitativi di piante, sia di categoria base sia certificato, la certificazione segue uno schema di moltiplicazione molto simile a quello adottato in diversi Paesi europei. A seconda dei Paesi produttori, il materiale ottenuto nei Centri di conservazione e premoltiplicazione (CCP) viene identificato con denominazioni diverse; nella maggioranza dei Paesi, le piante sono allevate in screen-house, a esclusione di Polonia, Ungheria e USA dove la produzione di materiale prebase può avvenire anche in pieno campo, purché in condizioni di isolamento. La premoltiplicazione, così come avviene in Italia, distinta in CP1 e CP2, si effettua solo in Francia, Olanda, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, mentre negli altri Paesi è previsto un solo livello di premoltiplicazione. Nella maggioranza dei casi, la produzione di piante di base avviene in pieno campo, a eccezione di Bulgaria, Olanda e Slovacchia dove, come in Italia, la prima fase di premoltiplicazione avviene in condizioni di isolamento sotto tunnel-screen. Anche per i vivai certificabili si evidenziano differenze sia nella denominazione adottata per l’individuazione del materiale prodotto, sia nelle distanze richieste per la produzione del materiale certificato. Per quanto riguarda i controlli sanitari, in tutti i Paesi si effettuano controlli visivi nelle diverse fasi del processo certificativo, così come avviene in Italia, mentre i saggi di laboratorio, in Francia e Polonia, vengono eseguiti solo se ritenuti necessari. Anche le percentuali di piante da sottoporre a controllo sono diverse. Per quanto concerne i controlli genetici, lo standard europeo è modulato secondo lo standard italiano che prevede controlli visivi nelle diverse fasi della filiera. A livello europeo si stanno muovendo i primi passi per la costituzione di un Working Group Certification, che ha come finalità quella di definire un protocollo univoco di Certificazione Europea. È senz’altro importante anche l’istituzione di un registro nazionale delle varietà certificate.

 


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